Archive for agosto 2005

30 agosto 2005

H.C. Andersen il giorno del suo 200° compleanno

 LA CLASSICA RECENSIONE DEL CAZZO

 

                   Vado su

   http://www.fazieditore.it/catalogo/categorie/recensioni.asp?id=569

  e clicco su "Simone Tempia",

  che su “Drome magazine” ( che roba è?) avrebbe scritto, a proposito de

                        ‘Il violinista’ di H.C. Andersen:

 “Andersen è Andersen. Quindi non c’è trippa per tutti coloro che credono di trovarsi di fronte ad un lavoro che possa stravolgere la concezione che il mondo ha del maestro di favole come "La piccola fiammiferaia" o "La sirenetta". Questo per dire che "Il violinista" è una bella favola, un favolone per la precisione, ed è un testo che dimostra come Andersen riesca a giocare con la fantasia anche sulla lunga distanza. Un romanzo che è destinato ai bambini di tutte le età e che, di sicuro, non deluderà per la sua raffinata semplicità.” 

 La mia sensazione è che di questo tragico e complesso romanzo Simone Tempia non abbia letto nemmeno una riga.

E ‘favolone’ può dirlo tranquillamente a suo nonno:-)

30 agosto 2005


Piergiorgio Paterlini

FINALMENTE SPOSI!

  

A Venezia da sabato 27 agosto è in corso – fino al 4 settembre – la Festa Nazionale della Cultura di Liberazione (Sinistra Europea/Partito di Rifondazione Comunista). Ieri pomeriggio alle 18.30 era in programma il dibattito “Matrimoni e gaie famiglie: coppie dello stesso sesso e genitorialità omosessuale”, con Giovanni Dell’Orto, direttore di Pride, Daniela Danna, autrice di ‘La gaia famiglia’, Asterios, in uscita), Piergiorgio Paterlini (autore di ‘Ragazzi che amano ragazzi’ e del recente ‘Matrimoni’, Einaudi). La deputata PRC Titti De Simone è arrivata solo a tarda sera, per contrattempi di viaggio. Come sempre succede in queste occasioni, dove il pubblico si autoseleziona in partenza, oratori e ascoltatori erano già d’accordo su tutto (perché negare a due persone il diritto di sposarsi e diventare coniugi, una volta che si siano liberamente scelte?). Certo, in Italia il retaggio cattolico è ancora fortissimo, ma anche la Spagna di Zapatero non scherza, se per questo… 

 Fra le cose più interessanti raccontate da Paterlini (nel dibattito e anche nel libro) la storia di Marco Bisceglia, parroco di Lavello in provincia di Potenza. Don Marco aveva deciso di battersi contro l’ingiustizia e schierarsi con decisione nelle lotte bracciantili. Un giorno di primavera del 1975 bussarono alla sua porta due uomini di 27 anni, che gli raccontarono con sofferenza e passione di essere omosessuali & cattolici. Visto che don Marco si era dimostrato così anticonformista e coraggioso, perché non li univa in un “matrimonio di coscienza”, come previsto dal Diritto canonico quando gravi cause esterne impediscano la celebrazione pubblica del rito? (È lo stesso Codice – spiega Paterlini – a cui si appella Renzo nei Promessi Sposi, quando si introduce di soppiatto nella canonica di don Abbondio e gli chiede un matrimonio segreto, ma con piena validità, per sfuggire alle minacce di don Rodrigo). Don Marco, a differenza di don Abbondio, risponde di sì. “Non scappa. Non chiama disperatamente Perpetua.” Fu così che nella cappella della parrocchia del Sacro Cuore di Lavello si celebrò il primo matrimonio religioso fra due omosessuali della storia d’Italia. Purtroppo si trattava di una trappola. I due giovani erano giornalisti in incognito de ‘Il Borghese’, noto settimanale di destra. Si chiamavano Franco Jappelli e Bartolomeo Baldi. Registrarono il tutto (colloqui, cerimonia) e pubblicarono lo scoop. Naturalmente al ‘Borghese’ interessava soprattutto distruggere, attraverso lo scandalo a sfondo sessuale, l’immagine di un parroco sovversivo e comunista, e contrastare in tutti i modi la Chiesa conciliare. Uscito il servizio, il vescovo di Potenza ringraziò Franco Jappelli per averlo aiutato in modo decisivo a togliere dalle scatole quel prete indigesto, che fu ovviamente sospeso a divinis.  

Un vero scherzo da prete”, dice Paterlini, “che don Bisceglia restituirà, e con gli interessi – pur senza calcolo, senza averlo nemmeno sospettato all’epoca, di lì a pochissimo tempo. Don Marco, infatti, non è solo un parroco attivo nelle lotte sociali, è davvero omosessuale, anche se – per usare alla lettera la sua stessa definizione – incerto, spaventato, ‘represso’. Fino a quel momento si è mantenuto casto, secondo i voti presi, come racconterà in un’intervista a ‘Panorama’ del 1° aprile 1990. Addirittura ha lottato contro il proprio orientamento sessuale cercando di modificarlo. Poi, come molti altri in quegli anni, prende coscienza di sé, inizia un cammino di accettazione e arriva al suo, come si direbbe oggi, coming out. Dichiara pubblicamente di essere ciò che è a Rimini nel 1976, davanti a cinquecento persone intente a tutt’altro, nel corso di un’assemblea di quelli che allora si chiamavano ‘cattolici del dissenso’. 

 P.S. La storia di Don Bisceglia non sarebbe finita lì, perché – dopo un periodo di travaglio e meditazione – sarebbe ricomparso a Roma e, alla bella età di 65 anni, avrebbe fondato l’Arcigay nazionale:-)

29 agosto 2005


Sentiero Dino Buzzati, il punto chiave:-)

        SENTIERO ATTREZZATO DINO BUZZZATI

Siamo sinceri, chi non ha letto da giovane “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati (e visto l’omonimo film di Zurlini) sul mitico tema dell’aspettare QUALCOSA CHE NON ARRIVA MAI? E chi non ha percorso almeno una volta il sentiero Dino Buzzati verso la cima Stanga delle Pale di San Martino?

Non certo io, che ieri l’ho risalito per la terza o quarta volta, credo. Ma andiamo con disordine:-) Lo stesso Giulio Mozzi, un paio d’anni fa, dedicò tre domeniche alla scrittura buzzatiana organizzando, in collaborazione con la biblioteca civica di Belluno e l’associazione Verba Volant, tre incontri di 6 ore ciascuno. Mi pare che furono analizzati tre racconti di Buzzati con le solite successive esercitazioni pratiche (altrimenti sai che palle?) intese a riprodurre le tecniche narrative e stilistiche dell’alpinista scrittore… ehm ehm. 

Ci fu poi, sempre un paio d’anni fa a Belluno, la rassegna Oltre le vette con la mostra bibliografica “Sono pietre o sono nuvole?”. L’iniziativa, in collaborazione con il Centro Studi Buzzati, raccoglieva i materiali espositivi di due precedenti mostre: Le Dolomiti di Buzzati a cura di M. Fiori (1989) e Le Alpi di Buzzati (1999), realizzata da Riccardo Ricci.

Ma torniamo a bomba: ieri, vi dicevo, ho utilizzato la domenica ripercorrendo il sentiero attrezzato Dino Buzzati (= il sentiero 747 della carta Tabacco 022/Pale di San Martino/scala 1: 25.000). 

Il percorso, decisamente ripido, conduce a un paesaggio irto di pinnacoli e torri tra cui spicca una bella piramide, e sorprende soprattutto quando la fune, all’improvviso, viene inghiottita da una spaccatura nella roccia in cui se si ha uno zaino troppo voluminoso non si passa, tanto è stretta (50 cm). La si risale strusciando attraverso scivolosissime pareti con l’aiuto di un paio di scalette che cambiano direzione e dopo un po’ si arriva alla cresta del Cimerlo (circa 2500 mt) con la visione della Stanga e delle stupende cime della Madonna e del Sass Maor. 

 Il ritorno – con percorso ad anello – avviene discendendo un altro sentiero attrezzato, quello del

Cacciatore (742) che porta in Val Canali e infine al PP (albergo Cant del Gal).

E  voi come avete passato la domenica? 

 

23 agosto 2005

(foto tratta da: http://www.vieferrate.it/ferrataolivieri.htm )

La variante Aglio


Siamo sinceri, chi non ha ancora fatto la variante Aglio della ferrata Gianni Aglio (o "della Tofana di Mezzo")?

… io, per esempio.

Ebbene sì, lo confesso, io quoque. Ed era ormai tempo che l’aggiungessi alla mia collezione, così me la sono programmata per giovedì prossimo di questo agosto del cazzo in cui piove sempre.  Mi scriveva giorni fa un pur coraggiosissimo autore Einaudi:

"Ho le vertigini a salire su una sedia. Memorabili (autoironicamente) le mia vacanze con amici al ginnasio quando stavo tutto il giorno da solo in un paesino a 1.100 mettri pur di non prendere parte nemmeno a passeggiate di mezza giornata lungo comodi sentieri larghi come un’autostrada… (Figuriamoci una ferrata, mi sento male solo all’idea)."

Ed ecco la mia risposta:

 
"La paura del vuoto si vince – appunto – attraverso dosi (inizialmente infinitesimali, poi sempre più consistenti), di esposizione al vuoto. La ferrata è terapeutica al massimo grado. Migliorare il nostro rapporto con il vuoto è fondamentale (per i benefici psicologici ad ampio raggio che se ne ricavano)."

Voi non trovate che ne abbia ricevuto dei fantastici benefici psicologici? :-)


22 agosto 2005

[Ricevo e diffondo]

LA MARMOLADA SFREGIATA
GRAVI DANNI AL GHIACCIAIO PER LA COSTRUZIONE DELLA FUNIVIA


Mountain Wilderness chiede l’intervento della Magistratura
Sconcertante, osceno, offensivo quanto sta accadendo
questa estate in Marmolada.
Come è risaputo la società sciistica di Mario Vascellari
ha ottenuto il via libera alla ricostruzione del devastante terzo tronco
della funivia della Marmolada, fino a Punta Rocca, e quest’esate sono
inziati i lavori che interessano anche la parte trentina del ghiacciaio,
l’area SIC (Siti di Importanza Comunitaria).
Nostri amici alpinisti mentre salivano la via Don Quixote
ci hanno inviato queste sconvolgenti foto su come si sta procedendo, sulla
totale mancanza di rispetto della risorsa glaciale, foto che illustrano
preoccupante assenza di cultura sia da parte delle ditte esecutrice
che del comittente.
I danni provocati, mentre da venti giorni lo zero termico
si è attestato attorno a quota 4.000′, sono irrecuperabili.
Ma il dato più grave va ricercato nella totale inerzia
degli enti pubblici deputati al controllo e rispetto di beni comuni, come è
certamente un ghiacciaio, come è l’ambiente dolomitico. Ci riferiamo al
Comune di Rocca Pietore, alla Regione Veneto, al Comune di Canazei, alla
Provincia Autonoma di Trento.
Le ruspe e le frese, come ben si vede, hanno inciso in profondità lo
zoccolo glaciale, quindi il capitale storico del ghiacciaio ed i lavori
stanno procedendo nella più totale anarchia e violenza.
Davanti ad una simile aggressione paesaggistica diventa
semplicemente ridicolo parlare di aree SIC, è offesa rivolta agli
abitanti delle Dolomiti parlare di Dolomiti patrimonio dell’umanità, perde
qualunque valore il lavoro della Provincia di Trento indirizzato ad
incentivare linee di sviluppo sostenibile nel gruppo della Marmolada.
Mountain Wilderness chiede l’immediato intervento della magistratua veneta
e trentina perchè i lavori in quota vengano bloccati:
Chiediamo l’intervento urgente della Povincia di Trento e
della Regione Veneto affinche i danni arrecati al ghiacciaio vengano
ripristinati (per quanto possibile);
Chiediamo a tutti gli appassionati della montagna di
riflettere davanti alla forza di queste immagini: siamo proprio convinti
che il futuro della nostra montagna debba seguire queste pesanti tracce che
interessi privati (Mario Vascellari e pochi albergatori) stanno imponendo?
Davanti a queste immagini c’è ancora qualcuno che osi o abbia l’indecenza
solo di proporre il collegamento Pian dei Fiacconi con Punta Rocca?

Approfondimenti ed evoluzioni su http://www.mountwild.it/
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Mountain Wilderness Italia
http://www.mountainwilderness.it
via Unione Sovietica,2
41012 Carpi – MO –
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18 agosto 2005

 

LA FETTA DI TORTA DI PIERSANDRO PALLAVICINI

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Ricordo che nell’emblematico anno 2000, quando ancora giocavo all’editore, inviai al premio Mastronardi il volume "Scoppi in aria: Schopenhauer e i Pink Floyd a Venezia", di Anonimo Veneziano, edizioni Libri Molto Speciali (vedi la relativa scheda cliccando su archivio/giugno/articolo ‘Libri sperimentali. Scoppi Schopenhauer!”  di questo blog).  Naturalmente il volume, benché impegnato e innovativo al massimo, non venne cagato da nessuno dei membri della giuria a cui fu individualmente inviato come da bando. Casualmente me ne lamentai su it.cultura.libri, (dove, col mio solito linguaggio colorito, accennai alla "sporca dozzina di vecchi babbioni livorosi che gestisce quasi tutta Premiopoli italiana”).

Ed ecco, oh miracolo!, sempre su it.cultura.libri ebbi l’onore di una risposta proprio da uno dei membri della giuria del Mastronardi: Piersandro Pallavicini, che a quei tempi guardava alla Feltrinelli come a una suprema meta cui arrivare anche nudo, in caso gli avessero impedito di presentarsi in principe di Galles (per lui è il massimo della raffinatezza):

  

Ecco la risposta di Piersandruccio:

«Dunque, nella giuria "tecnica" che sceglie i libri da far poi votare ai 40-50 lettori quest’anno c’erano:
Piersandro Pallavicini (moi, insomma)

Bianca Garavelli

Fulvio Panzeri

Sergio Pent

Giovanni Tesio

"Mi prendo le mie responsabilità: il libro di cui parli l’ho ricevuto, e non mi è nemmeno passato per la testa di proporlo in quel piccolo gruppo di testi che ciascuno di noi cinque ha suggerito per la discussione – che ci ha poi portati a nominare i tre finalisti. Lo stesso vale per gli altri 4 giurati tecnici (voglio dire: nessuno di loro lo ha suggerito come possibile finalista). Per parte mia, che l’editore ce l’abbia a morte con chichessia non me ne frega proprio nulla. Credo di poter dire lo stesso anche degli altri quattro. Anzi, aggiungo: proprio non mi è passato per la testa che l’editore di "Libri molto Speciali" potesse avercela con qualcuno. Anzi, vorrei aggiungere anche, e lo faccio con una strizzatina d’occhio elettronica ;0) (quella roba li’ a sinistra): ma chi lo conosce questo editore della "Librimoltospeciali" ?!? Tutto questo mi porta all’inserimento di diritto nella categoria dei Babbioni Livorosi di Premiopoli? E se "Premiopoli" significa  bustarelle e favori come tangentopoli, allora, maledizione, dov’e’ finita la mia fetta di torta????
Ciao, PierCyber-Sandro»

 

Il premio, naturalmente, fu assegnato a un libro tediosissimo ‘Angela prende il volo’ di Palandri, edito da FELTRINELLI. E fu così che, di lì a qualche mese, il sogno segreto di Piersandro (pubblicare per Feltrinelli) magicamente si avverò. Ma accidenti, dov’era finita la sua fetta di torta?

 

P.S. Nello pseudoblog di Piersandro, tra i commenti all’articolo “L’avanguardia  alternativa non fa sconti comitiva” (su “Atomico Dandy”) mi sono permesso di ricordare: “Ti è curiosamente  sfuggita la mia rece in tre puntate. L’ho riproposta su:

 

www.lucioangel***.***.com [asterischi a cura di Piersandro]

 

RISPOSTA DI PIERSANDRO:


No caro Lucio, non mi è sfuggito, ho deliberatamente evitato di segnalarlo, e così faccio anche in questa occasione, omettendo l’indirizzo completo del tuo blog (cui, peraltro, qualunque vero e insano curioso potrà arrivare grazie a Google). Giacché questo non è esattamente un blog tradizionale e i commenti li posso filtrare, decido di farne un Angelini-Free-Area. Almeno qui, nella rete, un’oasi non infestata! ;o) Un abbraccio, caro Lucio


È seguito lo scambio di un altro paio di messaggi in privato, con il mio commento finale:

 “Eh, no, caro Sandro, tu non sei un dandy, ma solo un drittone con la puzza sotto il naso”.


P.P.S. Naturalmente ho scherzato. Piersandro Pallavicini scrive molto bene e appena gli verrà un po’ di ispirazione sincera partorirà il capolavoro che tutti attendiamoJ


6 agosto 2005

 

 

BARZELLETTA VECCHIA, MA SEMPRE BUONA

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Un uomo voleva sposarsi, ma aveva difficoltà a decidersi fra tre candidate. Dona a ciascuna di esse 5000 dollari e aspetta di vedere che uso ne faranno. La prima si trasforma completamente. Va in un fantastico salone di bellezza, si fa acconciare i capelli in modo accattivante, rinnova il trucco e compra un corredo nuovo. Gli si presenta splendidamente agghindata e gli dice che ha fatto tutto questo solo per apparirgli più attraente, perché l’ama da morire.L’uomo resta colpito.  

La seconda va per negozi e spende l’intera somma in regali per l’uomo. Gli dona un nuovo set di mazze da golf, dei nuovi gizmos per il suo computer e vari abiti costosi. Gli dice che ha speso tutto il denaro per lui perché l’ama da morire.

L’uomo resta di nuovo colpito. 

La terza investe il denaro in borsa. Guadagna parecchie volte i 5000 dollari investiti, restituisce all’uomo i 5000 dollari iniziali e deposita il resto in un conto congiunto. Gli dice che vuole risparmiare per il loro futuro perché l’ama da morire.

Ovviamente, l’uomo resta colpito anche in questo caso, medita a lungo sui diversi modi in cui le tre candidate hanno usato il denaro ricevuto e infine sposa quella con le tette più grosseJ

 

 


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