Ecco la presentazione di NeroMarche al TG3
(clicca sull’immagine o sulle parole in viola)
Sabato 29 novembre (ore 18) NeroMarche verrà presentato presso la
Libreria Feltrinelli di Ancona.

Questi gli autori della raccolta noir:
Paolo Agaraff Alberto Cola Lucio Angelini Manuela Maggi Raffaello Ferrante Enrico Santori Piero Calibano Biancastella Lodi Alessandro Cartoni Carlo Cannella Roberto Fogliardi Elena Coppari David Miliozzi Marica Petrolani Pelagio D’Afro
La raccolta è a cura di Giuseppe D’Emilio

26 novembre 2008 alle 11:51
Ho passato anni ( si puo’ dire ) nelle Marche e tutto ispira questa terra, tranne il nero.
Sergio
26 novembre 2008 alle 17:49
Ma è quello il bello, Sergio: troppo facile ambientare racconti “neri” a MIlano o a Napoli…
Giuseppe
27 novembre 2008 alle 11:32
Le cose facili non sono piu’ di moda: hai ragione Giuseppe.
Oggi si esporta e si trasloca qualsiasi cosa fuori dal suo ambito piu’ consono: un po’ come quegli scrittori che avendo poco da dire traslocano nella scrittura l’unico senso dello scrivere. E scrivono corbellerie, infatti.
A quando, per finire , si trasloca il nero – che so io – nella Repubblica di San Marino?
Nero San Marino: persino il titolo suonerebbe bene.
Sergio
27 novembre 2008 alle 13:27
Io le Marche le conosco poco. La città in cui sono nato, invece, abbastanza bene. Purtroppo è marchigiana. A lei appartengono:
- il primo pogrom anti-rom italiano;
- una delle curve più politicizzate,
con forti connivenze negli ambienti politici locali;
- una fabbrica di carboni fossili, la cui chiusura richiederà una bonifica del suolo di cui non vogliono occuparsi né inquinati né inquinatori;
- uno sproporzionato e forse consequenziale tasso di morti per tumore;
- una discarica di rifiuti tossici e nocivi che la stessa comunità europea definisce “una bomba a orologeria”;
- un ospedale (pubblico) in cui non si può abortire perché tutti i medici sono obiettori.
Ci sarebbe molto altro, ma penso sia sufficiente per sfatare questo mito del “nero” che non c’entra niente con certi posti, chissà poi perché. Il “nero” è una condizione dell’uomo, non dei luoghi.
27 novembre 2008 alle 20:39
@Sergio. “Il nero è una condizione dell’uomo”, dice Carlo. Aggiungo solo che il titolo della collana (“Le REGIONI del male”, che gioca ovviamente con “ragioni”) raggruppa su base regionale solo gli autori, non il male in sé. E comunque le Marche non sono più quelle di “Tutta Frusaglia” di Fabio Tombari. Sono arrivati anche lì, per dirne una, gli snuff moovies…
28 novembre 2008 alle 09:52
Lo so benissimo che il nero e’ una condizione dell’uomo. In fondo la mia voleva essere solo una battuta: a meta’, pero’.
L’altra meta’ e’ che il nero sta diventando anche una condizione dello scrivere: imperversa sotto ogni forma, sotto ogni angolo, in tutte le penne e su tutti i fogli.
E come ben saprai ( ma non mi riferisco a voi, dato che non vi ho letti) quando tutto, ma proprio tutto si colora di nero, significa solo una cosa: si e’ talmente scrittori depressi e repressi che piuttosto di scrivere ci s’intinge nel colore piu’ svalutato della storia della narrativa, perche’ diciamolo dai, il nero, per uno scrittore, e’ come lo scacco del barbiere per uno scacchista. Quello che t’insegnano quando conosci le prime mosse, quando appena sai cos’e’ una scacchiera , mentre pensi di essere all’improvviso, diventato un Bobby Fischer in persona. Poi , per quasi tutti, arriva il tempo delle illusioni perdute di memoria balzacchiana. Una memoria proprio nera.
Sergio
28 novembre 2008 alle 10:14
@ Sergio. Be’, non mi hai letto, ma ci sei andato vicino: nel mio racconto “DORA SQUARCIALENZUOLA” muore appunto un barbiere:- )
28 novembre 2008 alle 12:35
Mi lascia un po’ sorpreso che si riesca a percepire così tanto nero nei libri di narrativa, oggi. A me sembra tutto il contrario, evidentemente non ho la stessa sensibilità di Sergio. I grandi narratori dell’800 erano quelli sì scrittori del nero, Dostojevsky su tutti. La gran parte della narrativa contemporanea, invece, è rosa, perfino sfiorito. Ciò che imperversa è piuttosto il “lialismo”. Ok, lo dice anche Iannozzi, non sempre spara cazzate.
28 novembre 2008 alle 14:34
No, hai ragione utente anonimo.
Il vero nero , quello serio, sta’ in altre epoche. Poi dipende da che nero s’intende.
Quello forte, quello del malessere , quello esistenziale, sicuramente lo trovi piu’ in Dostoevskji che in cento libri nerissimi di oggi.
Ma proprio qui sta il problema: oltre ad avere svalutato la narrativa o la letteratura in generale, da quel valore di critica sociale, di introspezione psicologica ( dove sono i grandi moralisti francesi? o i grandi psicologi alla Stendhal? dell’800…) o di analisi storica , si e’ arrivati al punto – davvero mirabolante questa parabola – che anche il genere piu’ semplice, il nero noir , non e’ piu’ quello di una volta, ma bensi’ tutto il contrario.
Ovvero un grigio pallidissimo contornato da quattro cliche’ classici, talmente classici, da risultare banali: un omicidio, un commissario, un serial killer, 45/46 morti per libro e voila’, ecco centinaia di migliaia di noir.
Vuoi mettere questo festival neresco con il nero di un Ivan Karamazov?
Si, hai ragione utente anonimo.
Sergio