(Amanda Hocking)
Si leggeva su “The Guardian” il 12 gennaio scorso:
AMANDA HOCKING, THE WRITER WHO MADE MILLIONS BY SELF-PUBLISHING ON LINE [Amanda Hocking, la scrittrice divenuta milionaria con il self-publishing on line]
A couple of years ago, Amanda Hocking needed to raise a few hundred dollars so, in desperation, made her unpublished novel available on the Kindle. She has since sold over 1.5m books and, in the process, changed publishing forever… [Un paio d'anni fa, Amanda Hocking aveva bisogno di procurarsi qualche centinaio di dollari e così, nella sua disperazione, rese disponibile su Kindle il suo romanzo inedito. Da allora ha venduto più di un milione e mezzo di copie così cambiando per sempre l'editoria... ]
Il resto qui:
http://www.guardian.co.uk/books/2012/jan/12/amanda-hocking-self-publishing?fb=optOut
Proprio qualche giorno prima, anche se per “giuoco” e non “in desperation”, avevo pubblicato anch’io un testo in inglese su KINDLE AMAZON, eccitato dal mio dono natalizio (vedi il mio post del 26 dicembre scorso).
Vuoi mai che una botta di culo pur’a mmme???:-)
Etichette: A tale by Calvino at Calvino prize, Amanda Hopking

16 gennaio 2012 alle 09:14
Te lo auguro ti tutto cuore: così, poi, ti ricorderai degli amici…:-)
16 gennaio 2012 alle 09:20
Forse ne venderò over 1,5 (senza m), cioè due (la virgola in Italia ha il significato opposto che negli States). Una l’ho già scaricata io sul Kindle (per verficare se mi verseranno le royalties sul conto bancario). L’altra forse la scaricherà Albertin (così ha detto in Vibrissebollettino).
16 gennaio 2012 alle 10:27
Comunque, l’esperienza di Amanda può essere un precedente interessante, che forse inaugurerà una nuova era. Lo sfacelo che vediamo nella nostra editoria — frutto d’una deriva polidecennale, ben descritta dalle fonti interne — ricorda quello della politica e si sposa col clima da “fine dell’Impero” che stiamo vivendo. La tecnologia e la globalizzazione vinceranno, pensionando molti boiardi e ridisegnando tutto. Va da sé che l’industria cartaria e quella tipografica ne soffriranno…
16 gennaio 2012 alle 10:33
Fra 1 milione di anni forse, a questo ritmo, venderai tantissimo.
Più che una botta di culo io ho l’impressione, o meglio il sospetto che la cosa sia stata un po’ pilotata, così adesso ci si getta a pesce morto su kindle. In fondo per lanciarlo kindle quale migliore pubblicità di questa?
Così hai abbandonato ilmiolibro.
Ti capisco, Lucio. Ti capisco.
Ma cercarti un editore serio invece di continuare a sognare? Non mi dire che la Fattucci o come diavolo si chiama ti ha gambizzato così tanto da non riuscire più neanche a muovere un passo perché non ci credo.
16 gennaio 2012 alle 10:41
@giuseppe. ovvio che scherzo. la mia prima risposta (venderò 1,5 copie attraverso kindle) è sincera. nessuno è più disincantato di me. però le difficoltà degli editori derivano davvero dal problema della distrubuzione e dai costi cartaceo-tipografici, per non parlare del problema dei depositi e delle rese (intere montagne). Sicuramente l’editoria elettronica li abbatte tutti in un sol colpo e devo confessarti che, in fondo, leggere un testo su Kindle è abbastanza piacevole. Puoi ingrandire i caratteri come vuoi, annotare quello che vuoi, fare ricerca di parole o passi eccetera. Il libro di carta è un’altra cosa, lo so, ma di necessità si può sempre fare virtù, se i vantaggi sono reali e verificabili.
16 gennaio 2012 alle 10:43
Ma poi, mi domando, queste Fatucci e Forestan quanti anni avevano all’epoca dei fatti? Non è che siano prossime alla pensione? Il mondo cambia, e magari anche le fattucchiere e i fattucchieri.
16 gennaio 2012 alle 10:44
P.S. Come sai, gli oscurantisti de ilmiolibro.it espunsero la mia raccolta (che però era cartacea, non elettronica) dal catalogo per incredibili ragioni di CENSURA.
16 gennaio 2012 alle 10:46
@paolo. Fatucci, Forestan, Lipperini, Wu Ming 1… sono solo personaggi del mio teatrino elettronico, come ho chiarito più volte.
16 gennaio 2012 alle 10:49
Sì, naturalmente. Ma le loro figure ben rappresentano il modo in cui funzionano le cose in quegli ambienti, e allora ci si interroga anche su quello — a prescindere dal caso di specie.
16 gennaio 2012 alle 10:57
Non ho mai usato il disclaimer “i personaggi e le vicende raccontati sono frutto della fantasia dell’autore”, infatti. anzi, vivi e reali!!!, solo lievemene deformati dalla satira:-)
16 gennaio 2012 alle 11:15
Dalle nostre parti magari un piccolo-medio editore ‘cartaceo’ lo trovi ma non saprai mai con certezza se vendi una o diecimila copie.
16 gennaio 2012 alle 11:28
@felice. ai tempi in cui ci tenevo molto, trovai Einaudi Ragazzi, Loescher editore, Flammarion ecc. Poi scattò la fatwa. Ormai me la sono messa via. Amen. Se deve succedere ancora qualcosa, che succeda, se no pazienza. Ho già lasciato ai posteri l’immarcescibile “Grande, Grosso e Giuggiolone”:-)
16 gennaio 2012 alle 12:28
Lucio, io a video leggo solamente la manualistica, perché è usa e getta, ovvero dopo 6 mesi non serve più a niente. Ma un romanzo non ce la faccio a leggerlo sullo schermo: mi perdo, perdo proprio la concentrazione, oltre a stancarmi enormemente, a livello fisico intendo. Mentre questo non accade con un libro che può essere anche Guerra e pace: ci rimango incollato. Prova a farmi leggere lo stesso libro a video e dopo mezza pagina mi sentirai bestemmiare.
Il problema c’è per l’editoria, innegabile: la distribuzione è il tallone d’Achille. Ma ce n’è anche un altro: si pubblicano tante emerite schifezze, troppe troppe troppe. E le schifezze le pubblicano sia i grandi che i piccoli che i medi editori.
Non so se beccherai mai dei diritti di traduzione, ma ti ho comprato… i racconti di Virginia Woolf nelle edizioni Newton & Compton. Voglio proprio leggere come li hai tradotti, tanto mi sei costato poco, 4,90 €, anzi di meno, perché poi c’ero lo sconto soci e lo sconto sul prezzo di copertina applicato da BIP.
Newton & Compton stanno tirando fuori un pacco di libri, anche belli, per la veste grafica a un prezzo più che ragionevole, 9,90 €. Ad esempio a me ha molto divertito Il libro segreto di Dante. Il codice nascosto della Divina Commedia di Francesco Fioretti.
Proponiti come autore e non come traduttore ai tipi Newton & C., sempre che tu non abbia guastato i rapporti con loro.
16 gennaio 2012 alle 13:47
@giuseppe. il traduttore è pagato una volta sola, un tot a cartella. Nessuna royalty sulle vendite, quindi da te non riceverò un cent*-°
16 gennaio 2012 alle 13:50
P.S. Se ti racconto i retroscena del mio rapporto con N&C ti fai quattro risate. Forse ricorderai un mio vecchio post… era il tempo dei panettoni avvelenati…
16 gennaio 2012 alle 19:55
Non ricordo quel post sui retroscene con N&C,,, ma se ti va di farmi fare quattro risate sono tutt’orecchi.
Purtroppo lo sapevo che ti vendevi per un tot a cartella.
Tu pensa che mi ha stupito il solo fatto che in copertina compare il tuo nome: coi tempi che corrono mi sa che è già qualcosa da non sottovalutare. Avrebbero potuto non indicarti neanche. Li mortacci, semo messi proprio male.
16 gennaio 2012 alle 22:56
Ti do il link. Pensa che c’è pure un TUO commento:
http://lucioangelini.wordpress.com/2006/05/06/tempi-duri-per-i-traduttori/
24 gennaio 2012 alle 06:41
[...] http://lucioangelini.wordpress.com/2012/01/16/amanda-dolce-amanda/ [...]