Due giorni fa, nella pagina facebook di Morgan Palmas (= SUL ROMANZO) mi sono permesso la seguente battuta sul cognome di Rosa Dimichino, editor Einaudi: “Rosa, DIMmi dell’INCHINO al Giglio”. Non l’avessi mai fatto, è uscita fuori di testa, ha minacciato di segnalarmi all’authority, si è sentita offesa fino al midollo, mi ha intimato di porgerle le mie scuse e, vabbè, dopo il mio ulteriore commento “hai il sense of humour di un paracarro”, mi ha revocato l’amicizia e infine ha cancellato tutti gli improperi di cui mi aveva fatto oggetto (ora restano solo le mie contrabattute). Più nevrotica di così? Ma si sa, quelli di Einaudi non camminano, “incedono”. Che vada a zappare la terra, se deve tromboneggiare in questo modo ancora prima di essersi fatta un nome.
Per l’occasione, rispolvero la mia vecchia poesia/cavallo di battaglia “Dicono che posi”, già qui:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/26/a-grande-richiesta-dicono-che-posi/
DICONO CHE POSI
Alcuni
dicono
che posi
solo perché
qualche volta
mi hanno visto
trasfigurare
il volto
imporre
alle narici
travagli
estenuanti
roteare
gli occhi
digrignare
i denti
urlare
e mandare
la voce
fuori registro
aggrapparmi
a cuscini
e tendaggi
scivolare
fremente
lungo
i muri
e
infine
arruffarmi
i capelli
con inorridite
mani…
Etichette: Rosa Dimichino

25 gennaio 2012 alle 10:00
Sembra (ripeto: sembra, quindi non mi si imputino prese di posizione) che la propensione alle crisi di nervi stia aumentando in certi ambienti, che si tratti di editor o di esimii traduttori di testi classici (vedi la recente rasoiata ai commenti di Binaghi su n.i.). Che sia un segno dell’incipiente crisi del settore? Nel senso che coloro che “incedono” cominciano a non sentir più il terreno saldo sotto i piedi (vedi kindle, self-publishing ecc.)?
25 gennaio 2012 alle 10:31
“La Natura è un tempio dove viventi colonne lasciano qualche volta uscir confuse parole; l’uomo vi passa attraverso foreste di simboli che l’osservano con sguardi familiari.” (Baudelaire) *-°