
In genere non amo i film troppo violenti, in cui l’umanità è rappresentata al suo peggio, ma dopo l’ospitata di Favino alle Invasioni Barbariche della Bignardi e la puntata di In Mezz’ora di Lucia Annunziata dedicata all’opera di Sollima mi era venuta un po’ di curiosità per il film. Per fortuna l’ho trovato meno violento del previsto e in più abbastanza sconclusionato e contraddittorio. Vi si mostrano da un lato celerini con propri drammi e fragilità familiari, costretti a un lavoro sporco che però alcuni di loro fanno forse un po’ troppo volentieri per dare sfogo alle proprie frustrazioni private, dall’altro stereotipate situazioni adatte a ingenerare nello spettatore generiche e viscerali ”voglie di pulizia” da condividere con i personaggi del film: l’emigrato che spaccia, insozza, stupra, scavalca i diritti dei nativi (per esempio occupando di prepotenza l’appartamento assegnato dal comune di Roma alla madre di un poliziotto e compagnia bella). Epperò non TUTTI i rumeni, non TUTTI i moldavi, non TUTTI gli immigrati eccetera sarebbero così… vecchio discorso. Da un lato i fatti di Genova alla Diaz vengono definiti dai celerini stessi “macelleria messicana” di cui vergognarsi, e l’uccisione a freddo di un tifoso in autostrada ”la cazzata di uno di noi” (cazzata? I beg your pardon…) dall’altro è certo vero che alcune tifoserie organizzate vanno allo stadio con il deliberato proposito di giocare alla guerra, del tutto indifferenti ai diritti di altri tifosi di gustarsi la partita di calcio per la quale hanno pagato regolare biglietto. Insomma, malgrado l’acronimo del titolo, il film tende sì a dimostrare che la realtà delle cose è più complessa di quanto spesso non si abbia voglia di percepire, ma in definitiva non aggiunge nulla a quanto già si sapeva, con particolare riferimento al concetto che spesso le forze dell’ordine vengono sfruttate per “parare il culo” a politici colpevolmente insensibili ai problemi sociali, e che le vittime delle cosiddette “spedizioni punitive” (dell’una e dell’altra parte) hanno quasi sempre il solo torto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Etichette: A.C.A.B. All cops are bastards, Carlo Bonini, Stefano Sollima
30 gennaio 2012 alle 18:08
“in definitiva non aggiunge nulla a quanto già si sapeva, con particolare riferimento al concetto che spesso le forze dell’ordine vengono sfruttate per “parare il culo” a politici colpevolmente insensibili ai problemi sociali, ”
A me pare che, così facendo, si continui a diffondere una visione allucinata della realtà, per cui i problemi sarebbero sempre colpa della “società malata”, del “sistema impazzito” (parole del regista alla presentazione). In definitiva, non è mai colpa di nessuno, tantomeno di quei poveri ragazzi “idealisti” che scendono in piazza. In questa visione, le uniche colpe rintracciabili ce le hanno i “celerini” violenti e i politici indifferenti. Invece non è così. E soprattutto, da quadri del genere non viene fuori la speranza di cambiamenti in positivo. E’ avvilente vedere che anche chi nel 68 e nei 70 non c’era, ha ereditato questa visione delle cose. Ma forse c’è ancora speranza che butti a mare quel passato di “ribellismo” sessantottino che non gli appartiene, e percorra nuove vie.
30 gennaio 2012 alle 18:16
“Le uniche colpe rintracciabili ce le hanno i celerini violenti e i politici indifferenti”: be’, non mi pare poi una diagnosi così peregrina. Se vuoi effonderti sulle “nuove vie” da percorrere… ti ascoltiamo con le orecchie ritte. Purché non puzzino troppo d’antico.
31 gennaio 2012 alle 18:02
Il romanzo non l’ho letto né mai lo faro’ dopo aver visto il film, sempreché così lo si possa definire: una boiata, anche per la violenza a titolo cinematografico. Praticamente mi sono sentito rapinato. La prossima volta opto per un film con Steven Seagal.
7 febbraio 2012 alle 12:32
I hate when I come up with a couple great stanza’s but I feel like they don’t go with the rest of it