PROPRIO WU MING 1 DAL NOTO PULPITO…

Mi è stata segnalata la seguente predica del predicatore Wu Ming 1:

“Compagne, il pantano letterario è melmoso e fetido oltre il ripugnante: il quantitativo di personaggi lerci riscontrabile tra autori, editori, recensori e velleitari vari farebbe impallidire pure voi che raccogliete ogni giorno storie di stalking e femminicidio. Il maschilismo che circola, sovente amplificato da chili di bamba pippati senza ritegno, è roba da voltastomaco. I miei colleghi scrittori, con poche lodevoli eccezioni, son pezzi di cacca che per un po’ di visibilità (magari solo per una recensione, benché le recensioni oggi non servano più a un cazzo e la stampa quotidiana sia un medium agonizzante) venderebbero madre e figlia ai produttori di snuff movies. Chi pensa che gli scrittori abbiano animi mediamente più “sensibili” degli altri non sa proprio una sega. Oggi molti scrittori et similia stanno appostati su Facebook tutto il giorno, pronti a fare l’occhiolino alla persona giusta, a lanciarsi nelle querelles dove possano appoggiare quello che poi potrebbe ricambiare il favore etc. etc. etc. Son brutte persone, i “letterati”, oggi, in Italia. Fanno proprio ribrezzo. E’ piuttosto nota, nel milieu, la storia del critico che prende a cazzotti la sua compagna e le fa un occhio nero. Lei pubblica on line le foto in cui è piena di lividi e racconta come sono andate le cose. Non fa il nome, ma chi è dell’ambiente capisce. Subito lui scatena avvocatoni, minaccia di rovinarla se non cancella il post. Alla fine lei abbozza.
Noialtri ci guardiamo bene dal bazzicare quel demi-monde: non viviamo a Milano né a Roma, disertiamo le kermesse, i party delle case editrici, i posti e le occasioni dove per gli stronzi è imperativo farsi vedere. Purtroppo, però, in questo modo ci perdiamo l’occasionale scena di dignità e ribellione, come quando la bella e tostissima ufficio stampa di una piccola casa editrice, avendo un critico lombardo cercato di leccarle la faccia, fece partire un manrovescio che mandò gambe all’aria lo slinguazzante. Ah, esserci stati! Ma purtroppo non c’è nemmeno un video. E pensare che un sacco di gente sgomita per entrarci, in quell’ambiente là. C’è gente che sborsa fior di baiocchi per poter collaborare a rivistine senz’arte né parte ma ben pompate da chi conta. E tutto questo è vanitas vanitatum, nel senso di vuoto spinto, di situazione che si regge sul nulla, perché in realtà, in un paese con pochissimi lettori, a parte pochissimi grandi nomi, non c’è scrittore che conti più di un lembo di pelle di cazzo.”

(Da http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/03/02/di-donne-estorsioni-e-ambienti-letterari/ )

Predica bene? Razzola male? Ruzzola anche peggio? Ai posteri, ma anche ai contemporanei, la facile sentenza… *-°

(Immagine da http://a2.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/180789_114192838657440_106022929474431_100919_6880344_n.jpg )

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30 Risposte to “PROPRIO WU MING 1 DAL NOTO PULPITO…”

  1. diait Says:

    Compagne?
    Proprio lui parla di vanitas vanitatum e rivistine pompate… E “leccare la faccia” è letterale o metaforico? Però se scrivere così, e queste cose, gli fa pagare il mutuo sono sempre favorevole, lo sapete.

  2. Iannozzi Giuseppe Says:

    Che vuoi farci?
    Il fatto è che forse al Nessuno gli butta male, non così bene come lui pensava. Non è che si possano incensare tutti i Nessuno che vengono fuori col disgelo: e in città, come ben si sa, fiori non ce ne stanno, ma solo cacche di cani che per un tempo più o meno lungo la neve ricopre e conserva; ma il disgelo le riporta alla luce del sole, ahinoi, e la sostanza non è cambiata.

    Il fatto è che non mi fanno piu’ ridere ne’ incazzare ne’ altro questi Nessuno. Non mi solleticano neanche piu’… che dire? E’ la solita tirata del solito Nessuno. Che du’ palle, che noia.

  3. diait Says:

    sì, ma c’è sempre anche un po’ di noi, in questi Nessuno. Se non riconosciamo questo, stiamo messi tali e quali.
    Una volta Saviano disse alla radio – quando ancora non era famoso – che a lui, come a Michael Herr di “Dispacci”, interessava capire cosa abbiamo in comune con quello che ci punta una pistola in bocca. Se ci chiamiamosubito fuori, non lo sapremo mai.

  4. Luan Says:

    Be’, sì, ogni scrittore ha le proprie pecche. Poi ci sono ambizioni smisurate e ambizioni misurate… anzi no, “commisurate” (ai propri meriti). Ti trovo saggia, Diait.

  5. riccardo ferrazzi Says:

    Non sono un wumingologo, ma non ricordo di aver mai letto suoi interventi così pieni di parolacce. Vorrà dire qualcosa?

  6. diait Says:

    macché, la parola “caz” nei suoi scritti ricorre come nel monologo iniziale di Tom Cruise in “Magnolia”. E SPERO CHE TUTTI ABBIATE VISTO MAGNOLIA.

  7. paolo f Says:

    Bel pezzo, tutto sommato, perché scritto di getto: sembra sincero, ma contiene i soliti vizi di fondo. Ma ora il problema è concreto.
    Deluso e irritato per il clamoroso flop dell’operazione “Stephen-King-tradotto-da-scrittore-con-menzione-in-copertina” (su cui si dice che contasse molto per i suoi introiti, visto che i risultati della produzione narrativa sono molto, ma molto aleatori), dicono che il Waso Ming abbia anche rivelato i suoi limiti di “pezzo non autentico” in una collezione a cui ambiva ad appartenere. L’antiquario, vista l’aria che tira, facendo fare una perizia avrebbe scoperto che è un’imitazione, così dovrà disfarsene; e per farlo potrebbe cercare di appiopparlo a qualcuno facendolo passare per autentico. Ma sono voci di corridoio di cui non posso verificare la veridicità.

    In questo commento, comunque, il Waso Ming ha fatalmente ceduto alle sue inclinazioni, facendo proprio ciò che stigmatizza negli altri (definiti pezzi di cacca): ha “leccato la faccia” alle femministe di turno, cercando di allargare il suo raggio d’azione, che notoriamente ha come epicentro il blog di Loredana Lipperini (che anch’ella pare essere sull’orlo di una crisi di nervi, a giudicare dalle ultime performance). Una curiosa strategia questa, che secondo me non porterà frutti, perché le cose stanno cambiando sul serio. Dagli Anni Duemila — in cui costoro si son dati molto da fare — siamo passati agli Anni Dieci del nuovo secolo, e la loro belle époque sembra alla fine. Il piccolo ambiente da cui si nutrono sta girando loro contro, e si sa che quando cambia il vento si dovrebbe cambiare strategia per sopravvivere: una regola valida per qualsiasi impresa, letteraria o commerciale che sia. Dunque, per stare a galla o per rinascere si dovrebbe avere il fegato di “riformarsi” seriamente, e non tutti ne sono capaci.

  8. paolo f Says:

    Naturalmente, ho visto Magnolia ;-)

  9. diait Says:

    sì il mondo è cambiato, dovranno riciclarsi anche loro, in qualche modo, come tutti noi. Rassegnamoci a entrare almeno nel novecento, se non proprio nel duemila

  10. Luan Says:

    Io verrò presto riciclato nel gran tutto di madre natura, data l’età. non c’è bisogno che mi ricicli da solo:-)

  11. paolo f Says:

    Lucio: se mai accadrà (chissà, l’Altissimo potrebbe decidere di tenerti come campione), più che un riciclo nel “gran tutto” sarebbe un Gran Lutto.

  12. Luan Says:

    Io rinascerò, cervo a primavera…:-)

  13. riccardo ferrazzi Says:

    e io ti seguirò, gabbiano da scogliera…

  14. M. Pia Says:

    Che mediocre pezzullo ruffiano, infarcito di luoghi comuni questo di Wu Ming 1! @.@
    Un pezzullo che razzola in una trita retorica di bassa lega, con cui si cerca di imbonire, arruffianarsi e aizzare gli animi forcaioli degli utenti a cui è diretto, con picchi di ridicolo nella consueta divisione wuminghiana del mondo in noi-buoni-puri-e-duri e resto-del-mondo-brutto-cattivo-e-corrotto;
    un pezzullo che ruzzola nello stesso sproloquiare del suo autore, la cui vena vaticinante pulsa di rinnovato vigore in questi ultimi tempi. :-(

  15. L. Says:

    Mentre leggevo il “pezzullo” di wu ming 1 ho pensato che inconsciamente ha descritto se stesso… quanto livore nelle sue parole.

  16. diait Says:

    ogni singola magagna che appioppa agli altri è anche sua, al quadrato.E quando arriva a quel “noialtri invece” l’effetto è comico-grottesco. Per un po’ di visibilità
    - se non sei stato “visto” e “ascoltato” veramente, preso sul serio veramente, quando avrebbe fatto la differenza – siamo tutti disposti a tutto. Anche a leccare la faccia alle Compagne, che ti linkeranno sui loro blog.

  17. diait Says:

    come scrivi bene, m.pia , sei una scrittrice anche tu?

  18. Luan Says:

    Ha sapientemente raccolto i tre cardini del discorso (predica/razzola/ruzzola), in effetti :-)

  19. m. pia Says:

    diait, grazie ^//^
    no, non scrivo :)

  20. fabio painnet blade Says:

    Il vento sta ‘cambiando’?
    Forse il vento non ha nessuna inenzione di cambiare (da quando è nato il mondo quello del profitto tira sempre verso i quadranti occidentali) e coloro che negli anni novanta hanno puntato su nuove forme di rinnovamento del settore cominciano finalmente a rendersi conto di aver preso una cantonata; per questo si incazzano. Chi però può dirsi veramente disincantato sotto quest’aspetto?
    Anche oggi il clima di fiduciosa attesa sulle nuove tecnologie e sulle scontate logiche commerciali dell’editoria sembra dar luogo a una nuova stagione di promesse ad una nuova tornata di speranze vanagloriose.

  21. Luan Says:

    @fabio. non fare il moralista. quello di vivere del proprio lavoro, soprattutto se è un lavoro che piace (scrivere, editare, esprimersi) è il legittimo sogno di ogni artista. anche a me sarebbe piaciuto moltissimo vivere di scrittura, purtroppo non ci sono riuscito e mi è toccato fare i mestieri più umili: l’insegnante di lettere, il traduttore a un tot a cartella… :-)

    Altro paio di maniche, invece, è inseguire il profitto per il profitto, rinunciando alla qualità, se occorre…

  22. diait Says:

    ma che avete, tutti, contro il profitto e il mercimonio (cit. fabio)? Ognuno vende parti di sé corporee e incorporee per trarne un profitto (corporeo e incorporeo). So what?

  23. Maria Pia Says:

    mi è toccato fare i mestieri più umili: l’insegnante di lettere

    Eeeeeeeh? Lucio, permettimi ma fare l’insegnante NON dovrebbe essere considerato un lavoro umile, non da chi l’ha fatto, almeno: sicuramente è poco gratificante, come fare il traduttore, sottopagato, ma credo che isegnare, se si hanno le capacità per farlo, E’ il mestiere più importante che esiste: si pongono le basi per quelle che saranno le persone del futuro, e non è retorica. Altro discorso è che la Scuola in Italia è sempre stata vista come uno stipendificio, che l’insegnante in Italia non gode di prestigio socoale, che molti hanno optato l’insegnamento perché non erano in grado di fare altro (vedi laureati in legge che insegnano storia e filosofia), che l’insegnamento (di lettere, soprattutto) è sempre stato considerato un lavoro femminile (il leit motiv era: fai la professoressa, insegni quelle tot ore al giorno e poi hai tutto il tempo per dedicarti alla famiglia… @.@)

    Anche tradurre è importante e sottopagato e sottovalutato: se non ci fossero i traduttori…

  24. diait Says:

    per chi non pensa che lo sfascio della scuola/istruzione sia tutta colpa della Gelmini, questa infographics di Robinson è istruttiva…
    L’ottocento è alle spalle, ma i paradgmi sono rimasti gli stessi.

    http://www.youtube.com/watch?v=xNDuCGZoc5M

  25. diait Says:

    la mia flebile speranza, per il 2012 è di non sentire più parlare di illuminismo, maschilismo, femminismo, capitalismo…..
    cioè strumenti linguistici (e filosofici, antropologici, ideologici ecc.) assolutamente inadattti a maneggiare la realtà (oggi)

  26. Luan Says:

    @m.pia. avendo messo l’emoticon, pensavo fosse evidente la celia (un calco sulle biografie di attori e scrittori famosi che raccontano di essersi adattati, prima del successo artistico, a lavori occasionali e faticosi: scaricatore di porto, camionista dalla schiena pelosa e via discorrendo). Ovvio che fare l’insegnante è un’attività nobilissima. Ce l’ho messa tutta, anzi, per essere all’altezza del compito… e per fortuna non c’è mio ex alunno che, incontrandomi, non mi saluti con simpatia (buon segnale).

  27. diait Says:

    hai letto Ehi, prof! di Frank Mccourt, lucio? Molto bello.

  28. paolo f Says:

    Scrivendo: «quando cambia il vento» non mi riferivo certo a un cambiamento epocale, ma alla specifica vicenda personal-editoriale e di wannabe-agitatore politico del Waso Ming. Il quale si sta rivelando di coccio, in mezzo a pezzi più pregiati.
    Per capirci: dieci anni fa, in Rete, un intervento del genere avrebbe fatto colpo. Oggi non più, anzi: risulta patetico. Perché usa formule logore e non più efficaci. Perché gli “attrezzi del mestiere”, non funzionano più, perché la platea di riferimento e l’ambiente sono mutati. Tutto qui. Dunque, se si è capaci di “reinventarsi” si può ricominciare un percorso, altrimenti ci si estingue, seppur lentamente.

    Esempio: lo vedete ancora in giro Bertinotti? E’ sparito. Nel 1997/98 era in grano di mettere fieramente sulla graticola un governo, pronunciando la storica frase: “Solo Dio può salvarlo!”; mentre nel 2008 (badate bene: dieci anni dopo) non è stato ammesso in parlamento e, scioccato dal fallimento, s’è ritirato a vita privata.

  29. m. pia Says:

    @Lucio, scusami, mea culpa: non avevo collegato l’emoticon all’aggettivo umile e non vi avevo attribuito il tono celioso che ti contraddistingue. ;-)

    Concordo con paolo e aggiungo che, a mio avviso, in questi anni un gruppetto di (pseudo)intellettuali rampanti hanno visto nella rete una facile terra di conquista, e tendono a considerarlo ancora oggi, come posso dire? “cosa nostra”. Credono di poter dettare la loro legge, che i lettori, gli altri, siano una massa di decerebrati da imbonire con pezzulli cazzuti… quando, invece, non è così, non per tutti.Oltre al post di “Wu” mi ha fatto inorridire il post precedente di una “compagna” che ne invocava l’aiuto @.@

  30. BOCL N. 40 (LA BUFALA DEL NEW ITALIAN EPIC 3.) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    [...] PROPRIO WU MING 1 DAL NOTO PULPITO… [...]

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