Archive for novembre 2005

30 novembre 2005

 

"SPETTATRICE" prima NELLA VALLE DI MEGHIDDO poi in GE(E)NNA

De Gregori le ha dedicato una canzone: “Spettatrice guarda i blog e i blog guardano nel sole… ”.  Lei, a dire il vero, non si limita a spectare-lurkare, ma interviene spesso e volentieri nello spazio-commenti, che dissemina di besos. Scriveva, per esempio, il 25 u.s. (in Lipperatura, “Jedi Civil War”):   

“Dopo iniziale perplessità rispetto al teribbbile LA [Lucio Angelini] mi sono incanalata in curiosità, ‘ripugnanza‘ [???] e divertimento 🙂
Solo che Lucio non vuole dar credito alle nostre opinioni e rifugge un impegno mirato (da Bardo) come se la Fatucci [= direttrice editoriale di El/Emme/Einaudi Ragazzi, mia talent scout, poi talent-killer] gli avesse trasmesso un senso di sfiducia permanente e ‘acido’. Se può essere di aiuto, caro Lucio, possiamo mettere in piedi una spedizione e forare le gomme della macchina dell’Arpia 🙂
Meglio sarebbe per te, e per noi, se anziché lamentarti della sua arroganza tu la buttassi in versi o in prosa (non con banali lamenti però) sicché i posteri inorridiscano al solo nomarla.
Besos 
 

Che bisogna forare? Che c’è da ffa? Che bisoggna buca’? 

Spettatrice. È vero. Dopo le mie ormai note disavventure con il FUMER (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi) attendo solo straccamente l’apparizione di un’improbabile nuova editor che, come Beatrice, mi sia scala (antincendio) al paradiso editoriale:- ) Grazia Messora di Mondadori Ragazzi, da poco subentrata alla Forestan, mi ha subito servito un bel "Lucio Angelini? No grazie!". Naturalmente, nei cassetti, ho un mucchio di roba pronta ad uscire postuma…  

Angela, pazientiamo un attimo, verifichiamo prima se le gomme hanno colpa. Come ‘palloni gonfiati’ probabilmente sì, ma forse Bart non è d’accordo sulla foratura. Vabbè per stavolta le si sgonfia e basta come se fossero una bamboletta vudu capace di ritorcere l’operazione anche sulla proprietaria 🙂 

Angelini, mi meraviglio di te. Se continuerai a tenere le tue robbe nel cassetto per i poster(i) inacidirai di rabbia. Perchè fermarsi alla Mondadori? non ci sono altre case editrici?
Non riesci a pubblicare a puntate da qualche parte? a collaborare con qualche fumettaro che ‘disegna’ le storie?
Mettine una parte sul blog, magari invogliano alla pubblicazione e all’acquisto.
Mi fermo qui perché sto andando incontro a idee bizzare e cattive, ma non voglio dare soddisfazione a quegli amici che sostengono che a Natale si diventa cattivi 🙂
Come voi ben sapete io lo sono già…da sempre 🙂
besos

Care Angela e Spettatrice, 6 libri li ho comunque pubblicati (El/Emme/Loescher/Flammarion eccetera). Se è scritto che vinca il Bene, tornerò a pubblicare, se è scritto che trionfi il Male, resterò a bagnomaria e amen. Vediamoci tutti ad Armagheddon (= campo di battaglia descritto nella Bibbia in Apocalisse 16:16, come luogo dell’annunciato scontro finale tra il Bene e il Male):-/  

ehi, Lucio, l’Armagheddon è coperta da copyright teocon americano (e non). Quei signori sperano di realizzare la Grande Israele, convertire (finalmente)gli eterni riluttanti ebrei al cristianesimo (non potranno fare diversamente, visto che non c’è altro dio che non sia il Teocon) et infine , visto che saranno rimasti in pochi (avranno fatto piazza pulita di tutti i non correttamente credenti) loro banchetteranno e pregheranno sulle ceneri del mondo ovverossia l’Arma-gheddon. Beh, preferisco non esserci, thanks.  

ps. perchè non dedichi una puntata del tuo blog ai teocon, magari con qualche accostamento canoro o nazi(o)/popolare 🙂  

Cara Spettatrice, nell’attesa della battaglia finale nella valle di Meghiddo, ti segnalo il sito:
http://www.countdown.org 
 

(Countdown to Armageddon, naturalmente)  

e scelgo dalle Faq questa:
"How do I prepare?": 
 

"The best way to be prepared for the future is to receive Jesus as your Savior, as He has promised to be with His children to protect & provide for them and be their Guide through perilous times. Jesus will give you the strength and courage to bravely face these future troubles and help you survive until the End of this world, after which He will ***reward you beyond your wildest dreams*** in the Heavenly world to come! 

If you don’t yet know Jesus then we’d like to invite you right now to receive his ***free gift*** of everlasting life by praying this simple prayer:  *Dear Jesus, Please come into my heart. Forgive me for my past mistakes & sins and give me your free gift of everlasting life. Help me to love You and help me to share your love & truth with others…Amen.[1]   

Ma attenta alle contraffazioni. Leggo – infatti – su un quotidiano di ieri: "Si trovano per recitare il rosario: Santona scappa con i loro soldi" (… lasciando gli adepti smarriti e confusi).  

Lucio, che dire…Tiè 

besos 🙂  

Scritto da: spettatrice | 27/11/05 a 15:05   

Che sia una Banca (no, è femmina)o un Istituto Finanziario?
Una conferma a quest’ultima tesi viene dalle parole di Daniele: does not regard the desire of women
 

besos  

ps. compatitemi, sono nervosa per cosette che non posso spiegarvi e la butto in cazzate. Lolip sorry 

"Gli alfabeti usati nella banca mondiale sono numerati: A=6, B=12, C=18, D=24 ecc. E l’ortografia di computer si converte in 666. Tale, infatti, è la somma del valore delle singole lettere, come di seguito indicato: C=18; 0=90; M=78; P=96; U=126; T=120; E= 30; R= 108. Inutile aggiungere che 666 è il numero della Bestia o Anticristo, con cui Satana intende dominare il mondo. (Ap. 13:16-18). Anche nel bar-code dei chip il primo, il medio e l’ultimo paio di barre senza numero sono 6 (= 666). Che il computer sia il diavolo? Che ai patiti di Internet convenga tenersi d’occhio il piede, caso mai dovesse farsi improvvisamente caprino?:-/ 

Spettatrice. Ecco, ora sei pronta per affrontare "L’anno luce" di Giuseppe Genna:-) 

[1] Traduco la semplice preghiera salvifica per Bart: “Caro Gesù, ti prego di scendere nel mio cuore. Perdonami i miei passati errori e peccati e offrimi il dono gratuito della vita eterna. Aiutami ad amarti e a condividere il tuo amore e la tua verità con gli altri… Amen”)

 

29 novembre 2005

  

(foto da http://www.hollywoodcostumesandparty.com)

RICETTE RELIGIOSE 

 

COME FARSI IRRETIRE

IN UNA SETTA  

“Dio non esiste" dice l’ateo nel suo legittimo convincimento. Eppure anche l’ateo non può negare l’esistenza del ‘bisogno di Dio’, che può spiegare marxianamente come ‘oppio dei popoli’ utile a trasferire nell’ aldilà il compenso all’ingiustizia patita nell’al di qua. O psicoanaliticamente come ‘avvenire di un’illusione’ che la progressiva scoperta delle dinamiche dell’inconscio non tarderà a smascherare. Tutto vero, ma insufficiente a spiegare questa inarrestabile ricerca del sacro come qualcosa che antecede la nascita della ragione e che permane, se non addirittura si potenzia, in presenza del suo trionfo. In questa ricerca c’è il rifiuto di considerare l’uomo come assoluto, il tempo cronologico come esaustivo, il mistero semplicemente come qualcosa che non è stato ancora scoperto, il senso della vita esaurito nel tempo che ci è dato da vivere… [cut]… A differenza dell’animale, l’uomo sa di dover morire. Questa consapevolezza lo obbliga al pensiero dell’ulteriorità che resta tale comunque la si pensi abitata: da Dio o dal Nulla. Ciò fa dell’uomo un ‘animale non stabilizzato’ come diceva Nietzsche, un animale la cui essenza è nell’oltrepassamento della sua situazione. Il futuro è il destino dell’uomo, è la traccia nascosta della sua angoscia segreta. Non ci si angoscia per ‘questo’ o per ‘quello’, ma per il Nulla che ci precede e che ci attende. Ed essendoci il Nulla all’ingresso e all’uscita della nostra vita, insopprimibile sorge la domanda che chiede il senso del nostro esistere. Un esistere per Nulla o per Dio?… [cut] Per questo non bisogna vociare all’interno della religione o fuori dalla religione. Non bisogna far chiasso in nome di Dio o contro Dio. Il rumore del mondo non deve invadere, col grido dell’affermazione o del diniego, l’origine silenziosa da cui sono scaturite tutte le parole. (Umberto Galimberti, “Religione, un bisogno eterno dell’umanità”): (da http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/011222.htm )

 

Chiarito ciò, passo a soffermarmi su due fatti registrati dalla cronaca di ieri. Il primo riguarda la santona Margherita di Gesù, il cui ricco sito vagamente new-age è qui:    http://www.margheritadigesu.it/

completo di tutte le “PAROLE DI CIELO” ricevute dall’alto, ovvero i messaggi di luce donati al mondo attraverso lei. Vediamo, per esempio, la dichiarazione rilasciata da Gesù medesimo alla suddetta santona il 21 luglio 2004:  

DICHIARAZIONE DI GESU’
(21 luglio 2004)

"Io che dalla Trinità parlo a tutti i miei figli
attraverso Margherita di Gesù,
mio strumento di comunicazione tra il Cielo e la terra,

dico che tutti i messaggi contenuti in questi libri
dell’Opera della Triade d’Amore,
sono voluti dal Padre, dalla Madre, dal Figlio e dallo Spirito Santo
e vengono a voi con un preciso scopo:
fare di voi anime che siano consacrate all’Amore Trinitario
e volutamente siano decise a non intraprendere altre strade
che non siano quella della Sacra Scrittura
e siano decise a vivere il Santo Evangelo ogni giorno della loro vita,
mettendo tutto il loro agire nell’adempimento della Divina Volontà in loro.
Annientano ogni giorno di più l’essere "pronti al giudizio e alla calunnia",
ma prestino soccorso a chi si trova in difficoltà,
come fece il "buon samaritano"
(Lc.10,25-37).
Non si preoccupino di ciò che dice "l’altro"
ma sentano di fare tutto per amore del prossimo.
Ogni vostro agire sarà conteggiato e valutato dal Giudice Giusto e Equo.
Vi ringrazio figli e nel vostro cuore donatevi ogni giorno alla Volontà Divina.
Vi benedico. Amen". 
  

Ma vediamo anche che cosa segnalava ieri 28 novembre Il Gazzettino di Venezia: 

 

Il falso miracolo dell’ostia insanguinata 

Un medico ha fatto analizzare la particola della "santona" scomparsa con i soldi degli adepti 

 

Il resto dell’articolo è qui:

http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2684348&Luogo=Treviso&Data=2005-11-28&Pagina=1&Hilights=santona

 

Come non augurarsi che non solo il Giudice Giusto e Equo,  ma anche i sicuramente meno perfetti giudici trevigiani vogliano conteggiare e valutare penalmente l’operato di chi millantava i soliti rapporti privilegiati con la divinità

 

(La santona, che si è resa uccel di bosco, starà nel frattempo conteggiando il bel gruzzolo di offerte consegnatele dai soliti fiduciosi allocchi). 

 

B) Il secondo fatto (copio-incollo dallo stesso giornale) è questo:  

 

 

 

KATMANDU – Continua incessante la processione nel distretto … 

 

KATMANDU – Continua incessante la processione nel distretto di Bara in Nepal per andare a visitare «il piccolo Buddha », un quindicenne che da mesi medita, senza mangiare né bere, restandosene accovacciato in una cavità all’interno di un albero.

Finora oltre 100.000 fedeli, curiosi, ma anche scienziati e religiosi, hanno raggiunto da altre parti del Nepal, ma anche dall’India e da altri Paesi vicini, la località della fitta foresta nel sud est del regno himalayano, a 150 km da Katmandu nei pressi di Lumbini (dove secondo la tradizione sarebbe nato Goutama Siddharta, che sarebbe stato poi il Buddha , l’Illuminato) e che sperano di poter capire il mistero del ragazzo che medita da sei mesi senza né acqua né cibo.

Le autorità nepalesi hanno chiesto in queste ore l’aiuto proprio degli scienziati per svelare l’enigma che sta appassionando il mondo intero. L’opinione pubblica è divisa: tra chi crede che Ram Bahadur Bamjon, il ragazzo, sia in realtà la reincarnazione di Buddha ; e chi invece pensa che il giovane sia solo un impostore. E chi infine, perplesso, non sa darsi una spiegazione e aspetta il parere della scienza.

«Vogliamo chiarire questa vicenda – ha dichiarato Shanta Raj Subedi, amministratore del distretto di Bara, dove si trova il ragazzo – e soprattutto capire come egli abbia fatto a sopravvivere per tanto tempo senza né acqua né cibo». Per svelare il mistero, Subedi ha anche chiesto l’aiuto del Lumbini Development Trust, una commissione di esperti buddista, e all’Accademia Nazionale della Scienza e Tecnologia del Nepal.

Intanto Bamjon, incurante di tutta l’attenzione che si sta creando attorno a lui, continua a rimanere nella medesima posizione, con le gambe incrociate in una cavità alla base di un pipal, un ficus considerato sacro agli indù (sotto il quale secondo la tradizione il Buddha ricevette l’illuminazione) con gli occhi chiusi in meditazione, senza mangiare, senza bere e senza muoversi. Non parla e i visitatori possono osservarlo ad una distanza non inferiore a 50 metri. Di notte, però, si nasconde dalla vista del pubblico dietro ad una tenda calata dai suoi seguaci.

È proprio questo particolare ad aver insospettito i più scettici: qualcuno ha anche avanzato l’ipotesi che il ragazzo approfitti della notte per nutrirsi almeno quel tanto che gli consente di sopravvivere. Le sue condizioni fisiche appaiono buone. I medici giunti sul posto non hanno naturalmente potuto visitarlo ma, osservandolo da lontano, hanno potuto rilevare che il suo respiro è normale anche se il giovane appare debole.

Coloro che hanno visto, sia pure da lontano, il «piccolo Buddha » hanno riferito che egli porta uno scialle indossato nella stessa maniera in cui lo indossa Buddha in tutte le sue raffigurazioni. «All’inizio ero preoccupata per lui – ha raccontato la madre del ragazzo, Maya Devi (che porta lo stesso nome della madre di Buddha ) – ma ora sono felice. Mio figlio è in devozione di Buddha ».

Buddha , fondatore del Buddismo, principe della stirpe Sakyamuni, nacque a Lumbini, piccolo villaggio nepalese, circa 2.600 anni fa. Ottenne l’illuminazione a Bodh Gaya in Bihar, stato indiano ai confini col Nepal.

 Insomma, dall’Ovest all’Est, pare proprio che anche l’ateo, come dice Galimberti, non possa negare l’esistenza del ‘bisogno di Dio’ [o di ‘sacro’]…Che ne dite, è bene che il regista Bertolucci si prepari a girare "Piccolo Buddha 2"? 

28 novembre 2005

(foto tratta da http://www.costumesinc.com/Costumes/images/wo021.jpg)

RICETTE LETTERARIE: 

 

COME CONFEZIONARE UN ROMANZO SPLATTER 

 

Nell’ultimo Almanacco dei Libri (Repubblica del 26 novembre) Marco Lodoli dice, a proposito del romanzo ***, di *** :  

“A me [questo romanzo] pare un’operazone tipica di questi anni: si prendono le figure più squallide e feroci: 

 

1)      uno psicopatico che rimpinza le sue vittime di pile

2)      un pusher filosofo e spietato

3)      un tizio che accoppa le persone per strappargli gli organi e rivenderseli

4)      qualche ragazzino viziato e tossico

5)      un giovane geloso che ha appena massacrato il rivale

6)      una manciata di poliziotti con la mano sul grilletto

 

quindi li si infila tutti in uno SHAKER, si agita forte, si versa piombo e sangue, demenza e follia, e infine si indossa la toga e si tira la

                                                                    

                                                 morale  

 

(= viviamo proprio in un mondo di merda; la gente è cattiva e disperata; se non cambiamo rotta finiremo male…)

 

INSOMMA: prima si usa tutta la spazzatura disponibile, si accoltella, si pippa, si tortura, si mitraglia, si razzola nel sangue, approfittando a man bassa delle emozioni più violente, e poi si chiude condannando SDEGNATI  tanto schifo. C’è qualcosa di ipocrita in questa tecnica. È come sputare dall’alto nel piatto in cui si è grufolato a testa bassa. Non è lecito rifiutare il Grande Porcile in cui viviamo con la bocca piena di prosciutto e salame.”

——————————- 

 

DOMANDA di Lucio Angelini. 

Casualmente la recensione si riferisce a ‘Un’ora e mezza’, di Davide Di Leo (in arte Boosta), tastierista e anima dei Subsonica, Baldini Castoldi Dalai editore, ma a quante altre opere dei nostri anni non potremmo adattarla?

27 novembre 2005

Sh p

 

TELEVISIONE,

CESSO DEGLI OCCHI?

 

Ricordo che una sera, zappingando da un canale all’altro, beccai questo ineffabile frammento di “C’è posta per te”.

 

Mamma disperata alla figlia scappata di casa: 

“Figlia mia, torna in sé, torna in sé!”. 

E la figlia: 

“Mamma, ma io sono in sé, te l’assicuro, sono in sé.”

 

Be’, della televisione è stato detto "tutto e il contrario di tutto". Certi radicali si sono definitivamente sbarazzati del chiacchieratissimo elettromestico. Certi altri – con pari esagerazione – hanno contratto la cosiddetta tele-dipendenza (non troppo dissimile, in fondo, dalla blog-dipendenzaJ )

 

Nel blog di Macchianera http://www.macchianera.net 

FILIPPO FACCI ha appena scritto: 

 

Che la televisione stia diventando la grande cassazione della realtà (vedo una cosa in televisione, dunque esiste) o se volete il San Tommaso dei nostri giorni (vedo una cosa, ci credo) è una banalità che in tristezza è superata solo dal fatto che ci siamo abituati. Nella pubblica opinione, ormai, la mera conoscenza è l’inconscio mentre l’immagine è il conscio: l’informazione non supportata da immagini è solo una verità in attesa di giudizio, la registriamo con riserva, resta nell’anticamera della nostra consapevolezza.”

 

Per quanto mi riguarda, sono contento di avere un televisore in casa, anche se ne fruisco solo a piccole dosi. Adoro “Blob” e altri programmi ad alto tasso di comicità involontaria (impagabile la puntata de “L’isola dei famosi” con le emorroidi di Enzo Paolo Turchi). Non dimentichiamo, peraltro, che la parabolica ci consente di seguire persino “Al Jezeera”:- ).  

Ma vediamo qualche definizione presa da  http://www.drzap.it/DrZap_dizionario_T.htm 

  1. Televisione (01) : chewing-gum per gli occhi. (Frank Lloyd Wright)
  1. Televisione (02) : e’ come il matrimonio: va bene in campagna, ma in citta’ fa ridere. (Ennio Flaiano)
  1. Televisione (03) : e’ come la cacca: bisogna farla, ma non guardarla. (Gianfranco Funari)
  1. Televisione (04) : e’ come una spugna: raccoglie tutto ciò che c’è sul pavimento e quando vai a spremerla esce fuori il succo della società. (Pippo Baudo)
  1. Televisione (05) : il cesso degli occhi. (Oliviero Toscani)
  1. Televisione (06) : la figlia del cinema che e’ cresciuta stravangante e con cattive abitudini. (Ramón J. Sender)
  1. Televisione (07) : quell’apparecchio che permette a persone che non hanno niente da fare di guardare gente che non sa fare niente. (Fred Allen)
  1. Televisione (08) : un apparecchio che ha trasformato la cerchia familiare in un semicerchio. (Gigi Proietti)
  1. Televisione (09) : un mezzo perche’ raramente e’ ben fatta. (Fred Allen)
  1. Televisione (10) : una metafora della morte dell’intimita’. (Anthony Burgess)
  1. Televisione (11) : un’invenzione che vi permette di farvi divertire nel vostro soggiorno da gente che non vorreste mai avere in casa. (David Frost)

25.  Tempo (1) : ciò che l’uomo è sempre intento a cercare di ammazzare, ma che alla fine ammazza lui. (Herbert Spencer)

 

 

26 novembre 2005

Sam, world's ugliest dog 

(Sam, il cane più brutto del mondo)

IL BRUTTO CAGNOCCOLO

A volte brutto e bello si equivalgono. Prendersi un bel raffreddore, per esempio, è lo stesso che buscarsi un brutto raffreddore (così come, paradossalmente, il pane più fresco è quello più caldo) ma Sam era proprio brutto, senza possibilità di equivoci. Aveva vinto per tre anni di seguito (nel 2003, nel 2004 e nel 2005), il primo premio al "World’s Ugliest Dog contest" (Concorso per il Cane Più Brutto del Mondo). Ma la sua bruttezza l’aveva reso famoso. Aveva anche una dozzina di siti, tra cui l’ufficiale

http://samugliestdog.com/

A differenza del brutto anatroccolo di Andersen, crescendo era rimasto irrimediabilmente brutto. E tuttavia il destino gli aveva fatto incontrare una padrona tenerissima, Susie Lockheed. Se la bellezza è negli occhi di chi guarda, ebbene per Susie lui era magnifico. Dico "era" perché, proprio ieri, la stampa mondiale ne ha annunciato il decesso. Vediamo l’Associated Press:

SANTA BARBARA, Calif. – Sam, the tiny dog whose hairless body and crooked teeth earned him a reputation as the World’s Ugliest Dog, has died.The pooch died Friday, just short of his 15th birthday, his owner said. “I don’t think there’ll ever be another Sam,” Susie Lockheed said, adding: “Some people would think that’s a good thing.”

o il Gazzettino del 24 novembre: 

Morto il cane più brutto del mondo.

 

(È morto a Santa Barbara, in California, Sam, conosciuto per essere il cane più brutto del mondo, tanto da venir spesso mostrato in tivù. L’animale, quasi quindicenne, era pura razza "Chinese crested": senza peli (eccetto un ciuffetto sulla testa) , aveva anche i denti storti e il muso ricoperto di verruche.)

 

In rete è possibile vederne diversi video, per esempio qui:

http://www.cnn.com/2005/US/11/22/ugly.dog.ap/  

(cliccare sulla frase: Watch Sam’s bizarre gait and hear him howl — 3:04

o qui:

http://msnbc.msn.com/id/10152429/

Mi piace rendergli omaggio copia-incollando un brano (che riguarda un altro brutto cagnoccolo) dal BLOG di SELVAGGIA LUCARELLI: 

"Socrate 26-02-1998 / 31-03-2002. Ti ho seppellito ai piedi di un abete alto e fiero con le fronde verdi che salgono disordinate verso il cielo. Sulla terra smossa ho adagiato i sassi levigati dal mare di Punta Aderci e odorose fresie selvatiche. Mi manchi, accidenti quanto mi manchi. Io lo sapevo che saresti morto giovane, la morte ti ha tenuto per la coda fin dalla nascita. E da cane speciale quale eri sei morto senza un lamento, la sera di Pasqua. Chi dice o pensa "era solo un cane" non sa di quale amore assoluto e disinteressato sia capace un cane. Io con Socrate passavo più tempo che con i miei genitori e i miei fratelli e naturalmente io e lui ci eravamo inventati uno scarno e buffo linguaggio per comunicare. E’ ovvio che non si parlasse di massimi sistemi e conflitti d’interessi, ma i nostri stati d’animo sapevamo raccontarceli e condividerli a modo nostro. Quando ho deciso di dargli questo nome importante del grande pensatore dell’antica Grecia che mi fece innamorare della filosofia, mi balenò in testa l’idea che, se è vero che nomina sunt omina, potesse essere un cattivo presagio (vista la triste fine che fece il Socrate-filosofo). E in effetti pochi mesi dopo, quando lo vidi affannarsi al minimo tentativo di corsa e lo portai dal veterinario, scoprii che la sua cicuta si sarebbe chiamata "cuore". Ti diedero un anno di vita al massimo. Il mio amore te ne ha regalati tre in più, ma è stato un rapporto e uno scambio impari, ho ricevuto molto più io da te che tu da me. Bello non eri di sicuro, ma in linea di massima ho sempre scelto cani brutti perchè hanno meno probabilità di intenerire un potenziale padrone. A chi mi chiedeva che razza fossi dicevo che eri "una fantasia di razze" o, come dice la Littizzetto, che eri nato da un’orgia! Orecchie lunghe da cocker, muso allungato da segugio, un accenno di pelo maculato da cane da caccia e quegli occhi neri bellissimi che mi hanno guardata stanchi l’ultima volta che t’ho visto vivo, mentre ti davo un po’ di cioccolato dell’uovo di pasqua. Io non l’avevo capito sai, che sartesti morto poco dopo. I segnali c’erano stati e a posteriori li vedo nitidi ed inequivocabili ma, è triste dirlo, forse ero solo distratta e non sono stata così attenta e premurosa da leggerli. Fino ad oggi la morte non mi era mai entrata dentro casa, dentro la casa in cui vivo, ed ho sentito per la prima volta che la morte ha un rumore preciso, nitido, che non è silenzio e basta, è un’eco sorda, un suono continuo sempre sulla stessa nota e gli oggetti che erano "di Socrate" sembrano immobili in una fotografia, morti anche loro, come se si trovassero al loro posto scagliati lì da una deflagrazione, insulsi, congelati. L’assenza che è invadente più di mille presenze e che stende una patina grigia sui gesti quotidiani e le stanze della casa. Era solo un cane, lo so. Anzi no, non lo so. So che era il mio cane e non se ne abbiano a male quelli che ora leggeranno queste mie parole e penseranno che sono offensive nei confronti di chi ha provato il dolore lancinante della morte di una madre o di un fratello. Non vi offendete perchè amavo Socrate come amo i miei amici e i miei familiari. E tempo fa, quando una mia amica attrice di Occhiobello mi raccontò che aveva perso suo fratello Martino per uno stupido incidente di moto, mi colpirono le sue parole di donna sensibile e pragmatica: "Selvaggia, dopo un dolore del genere non è vero che non si riesce più a vivere o a farsene una ragione. Tu continui a fare le tue cose, solo che il mondo cambia colore.Che ne so, prima lo vedevi blu, ora lo vedi rosso." Sì, Maria, credo che sia proprio così. E per finire, so che molta gente dice o pensa che sia ingiusto tutto questo amore per un cane "quando ci sono tante persone che avrebbero bisogno". Ecco, quelle persone solitamente non aiutano né i cani, né le persone, io tutta questa filantropia in gente che non ama gli animali non l’ho mai vista . E scusate se in questo papiro per il mio cane c’è anche qualche piccola frecciata, ma il dolore per la morte di un cane non lo comprendono tutti e di frasi stonate me ne sono arrivate parecchie all’orecchio in questi giorni. Sono anche un po’ arrabbiata, triste e arrabbiata. Perchè mi manca Socrate e non c’è un posto al mondo in cui possa andare a riprendermelo. E riadattando il finale di "Paula" di Isabelle Allende "Adiòs Socrate – cane. Bienvenido Socrate – espiritu."

http://www.selvaggialucarelli.it/diario/pensiero.php?pensiero=43

25 novembre 2005

(Andrea Barbieri dal suo rocking horse castigat lacrimando mores)

“Ogni cosa è illuminata da Andrea Barbieri”, sostiene il critico GIOVANNI CHOUKADARIAN. E il sapientino di Forlì: “SILENZIO! STANNO LAVORANDO PER ME!”

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Tempo fa consigliai ad Andrea Barbieri di mettersi in proprio e crearsi un blog suo attraverso il quale dimostrare alla blogosfera tutta “come si sta in rete”. Purtroppo non mi dette retta e continuò imperterrito a bighellonare nello spazio-commenti dei blog altrui accusando ora questo, ora quel blogger delle più svariate inadeguatezze. Appena ieri, per esempio, chiedeva alla Lipperini dalla bacheca di Nazione Indiana:

"Quando ti salterà in testa che è inutile portare le scemenze che vengono scritte ogni giorno sulle pagine culturali, in rete, con le stesse modalità da scriccata d’occhio, patinatura, velocità e, inevitabilmente, superficialità?".  

Risposta di Loredana:  

“Beh. Non ha molto senso continuare a discutere con qualcuno che non intende affatto interloquire ma solo, e a più riprese in questa sede, darti dell’imbecille.”

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Un altro vezzo di Barbieri è accusare i blogger di non capire una mazza di fumetti (a differenza di lui). Così annunciava ieri dalla stessa bacheca, dopo anni di indagini e analisi a tappeto: 

“L’ambiente dei disegnatori per ***qualità e civiltà*** è un gradino sopra al popolo dei lit-blog.”

Segnalava, infine, un’intervista a uno dei suoi idoli assoluti, Matteo Galiazzo, di cui riprendo le tre dichiarazioni più pregnanti:  

(http://www.e-dezani.com/e-blog/2005/11/intervista-matteo-galiazzo.html

1) “In sostanza penso che se uno è contento non ci pensa minimamente a mettersi a scrivere, perché la letteratura è fondamentalmente lagnarsi di qualcosa attraverso delle alterazioni simulate del paesaggio esterno.”

     2)  “La letteratura mi è servita a bekkare delle tipe? Mah, mi sarebbe servita se io fossi uno predisposto a beccare delle tipe, allora uno sfrutta la cosa, ma se fossi stato uno predisposto avrei beccato le tipe anche senza letteratura. Ma se uno è predisposto di solito non si mette a scrivere, perché tra i vari motivi che spingono uno a cominciare a scrivere il più tipico è che le ragazze non ti si filano manco di sbieco."

       3) "Se uno pensa di essere felice scrivendo benvenuto. È meglio che sappia in anticipo però che la cosa non gli darà mai da vivere. Se pensa di vivere di quello che scrive è meglio che si dedichi al superenalotto, perché ci sono molte più probabilità di sistemarsi."

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Galiazzo a parte, ho recuperato uno spassionato giudizio del critico Giovanni Choukadarian sulle “esternazioni” di Andrea Barbieri, e precisamente qui:  

http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/07/percha_no.html

“In un tempo in cui si riscoprono le ubbie moderniste sulla perdita di senso e di coerenza logica del mondo, non che della sua irrappresentabilità, è bello scoprire ogni giorno che qualcosa invece resta, ferma e incrollabile siccome la roccia. È Andrea Barbieri, luce per noi scettici e dubbiosi permanenti. Grazie di esistere, davvero.”

Posted by: giovanni at 21.07.05 14:51   

“Quando Giovanni ingrana il suo lessico finto ricercato mi fa impazzire. Lui non lo immagina ma quando trovo un suo post gongolo. È la stessa felicità che provo incontrando i personaggi di Matteo Galiazzo, che lui modellava sulla realtà. Insomma, con Giovanni sono arrivato alla fonte.”

Posted by: andrea barbieri at 21.07.05 15:37  

“Barbieri, je vous adore. E leggi Galiazzo, Parente, Moresco: essi lavorano per te."

Posted by: giovanni at 21.07.05 15:51   

“Bravo Giovanni, volevi sfottermi ma hai detto una grande verità: "lavorano per me", per fare bene alla mia vita, è esattamente il motivo della mia gratitudine per chi si fa il mazzo a scrivere libri belli. Lavorano per me Voltolini, Mozzi, Moresco, Scarpa e tanti altri. Non ci fa il mondo migliore – per esempio – la voce attenta, intelligentissima, garbata di Dario Voltolini? Parente no, non credo che leggerò "La macinatrice", ne ho avuto abbastanza in libreria. E poi, Giovanni, quando inserisci parole francesi sei straordinario, se ti sentisse Gomez Addams… Ma ogni tanto intercala anche con qualche "hélas" che non lo usi mai.”

Posted by: andrea barbieri at 21.07.05 17:26  

“Barbieri, sai che diventi presto noioso? A me, si capisce – per gli altri che citi, e il mondo intero, no, e questo mi rende felice. Buona notte, gute nacht and fare thee well.” 

Posted by: giovanni at 21.07.05 20:45 

 

Ma vediamo una breve scheda su Andrea Barbieri presa da Internet: 

http://www.jaysonsutcliffe.com/athlete_12_andreabarbieri.htm 

 

Andrea Barbieri needs no introduction. He burst on to the world scene in 2001 in spectacular fashion and went straight to the top. Again in 2002 with his partner Matteo Galiazzo for pairs skating, he won another Gold along with the silver medal in the Junior Mens Freestyle event. Barbieri this year broke all the rules and went straight in to the No.2 ranking in the Senior Men’s event performing a triple axel jump and no less than 7 seven jumps in his long program. Off skates, he looks like he has just come off the catwalks of Forlì’s top fashion houses and on rocking horse his costuming was outstanding in 2003 with some really unique and individual designs worn. What does the future hold for this bright star… well – you are about to find out but I think there plenty more in store and its not the last you’ll be hearing of this guy…  Andrea Barbieri is our ‘Athlete of the Month’.. Salute!!   

24 novembre 2005

 

LA MADELEINE DI MICHELE MARI 

 «II y avait déjà bien des années que, de Combray, tout ce qui n’était pas le théâtre et le drame de mon coucher, n’existait plus pour moi, quand un jour d’hiver, comme je rentrais à la maison, ma mère, voyant que j’avais froid, me proposa de me faire prendre, contre mon habitude, un peu de thé. Je refusai d’abord et, je ne sais pourquoi, me ravisai. Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblent avoir été moulés dans la valve rainurée d’une coquille de Saint-Jacques. Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d’un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j’avais laissé s’amollir un morceau de madeleine. Mais à l’instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d’extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m’avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause. II m’avait aussitôt rendu les vicissitudes de la vie indifférentes, ses désastres inoffensifs, sa brièveté illusoire, de la même façon qu’opère l’amour, en me remplissant d’une essence précieuse : ou plutôt cette essence n’était pas en moi, elle était moi. J’avais cessé de me sentir médiocre, contingent, mortel. D’où avait pu me venir cette puissante joie ? Je sentais qu’elle était liée au goût du thé et du gâteau, mais qu’elle le dépassait infiniment, ne devait pas être de même nature. D’où venait-elle ? Que signifiait-elle ? Où l’appréhender?… »

 (Marcel Proust, À la recherche du temps perdu. Du côté de chez Swann, 1913.)

 "Da piccolo credevo che le albicocche secche fossero orecchie, e mi domandavo a quali infelici fossero state tagliate. Quando fui costretto ad assaggiarne una, prelevandola da una composizione natalizia di datteri e frutta candita, mi dissi: ‘Di questo dunque sanno le orecchie’ "  

 (Michele Mari, "Tu, sanguinosa infanzia", Mondadori)

23 novembre 2005

LA FIABA DELL’IO, DELL’ES E DEL SUPER IO 

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Freud creò dei simboli per aspetti isolati della personalità che chiamò Es, Io e Super-io: astrazioni non diverse dalle personificazioni della fiaba. L’irragionevole Es travolge il debole Io che esegue gli ordini del Super-io: per tutta risposta, l’Io oppone l’Es e il Super-io e li induce a combattere tra loro, per neutralizzarne le energie contrarie e ottenere un controllo razionale sulle loro spinte irrazionali.
Naturalmente si tratta di esteriorizzazioni fittizie, utili soltanto per l’individuazione e la  comprensione dei processi con cui diamo ordine al caos delle esperienze interiori.

 

Si consegue l’integrazione della personalità imparando a comprendere e a dominare il proprio Es (le pressioni violente, aggressive), a dare ascolto al Super-io (le aspirazioni e gli ideali superiori) senza esserne completamente dominati. Il rosso caos delle emozioni incontrollate (l’Es) e la bianca purezza delle nostre coscienze, cioè il Super-io, devono integrarsi e convivere armoniosamente per il raggiungimento della maturità.

Ma sentiamo una canzone di Giovanni SCIALPI :- )

 

SCIALPI

 

 

L’IOE L’ES

E’ LA PRIMA VOLTA CHE
VENGO NELLA TUA CITTA’
MA CHE STRANO EFFETTO FA
QUESTA PIAZZA QUESTA VIA
IO LE HO CONOSCIUTE GIA’
MA NON IN QUESTA VITA MIA
MISTERO CHE NON POTRO’
SPIEGARE MAI
L’IO E L’ES VIVO FUORI
E DENTRO ME
IL COLTELLO DI UN MARINE
MI SORPRESE PROPRIO LI’
SULLA PORTA DI QUEL BAR
C’ERI ANCHE TU
E CON LUI BALLAVI UN BLUES
DICE CHE SI RIPETE COME UN FILM
O VITA
MA QUANTE FACCE HAI
STANNO SUONANDO UN BLUES
NON C’E’ NESSUNO E BALLI CON ME
SENTO ANCORA QUEL BLUES
MA QUANTE VOLTE TU
PUOI FINGERE L’AMORE
MA QUANTE FACCE HAI
TUTTO COME IN UN FILM
LA STESSA SCENA LA RIVIVRAI
TUTTO COME IN UN FILM
UN FILM CHE NON
POTRA’ FINIRE MAI
CHE VESTITO BIANCO HAI
NONOSTANTE IL SANGUE CHE
HO VERSATO SU DI TE
MISTERO CHE NON POTRO’
SPIEGARE MAI
L’IO E L’ES HANNO UN GIOCO SU DI ME
O VITA
MA QUANTE FACCE HAI
SENTO ANCORA QUEL BLUES
E LE TUE BRACCIA STRINGONO ME
SENTO ANCORA QUEL BLUES
MA QUANTE VOLTE TU
PUOI FINGERE L’AMORE
MA QUANTE FACCE HAI
TUTTO COME IN UN FILM
LA STESSA SCENA LA RIVIVRAI
TUTTO COME IN UN FILM
UN FILM CHE NON POTRA’
FINIRE MAI.

22 novembre 2005

Ricordate il vecchio LP di Claudio Lolli 

"Ho visto anche degli zingari felici"?

Mi è tornato in mente leggendo la seguente notizia (Gazzettino, 15 novembre 2005):

"Non hanno commesso alcun reato, ma sono stati abili a sfruttare i pregiudizi che esistono nei loro confronti. Così alcuni zingari sono riusciti a guadagnare qualche migliaio di euro. Una coppia elegante si presentava nelle agenzie immobiliari per acquistare o prendere in affitto un appartamento e versava una caparra. Poi, al secondo appuntamento si presentavano con decine di zingari e le agenzie preferivano strappare il contratto pagando la penale di legge."

Arrivavano su Mercedes come felici sposini. Educati e ben vestiti conquistavano subito i venditori bloccando con una caparra la casa che volevano acquistare o l’appartamento che intendevano affittare. La sorpresa arrivava per i proprietari degli immobili pochi giorni dopo, quando i due dovevano presentarsi per la rituale visita della casa e per le «misurazioni per i mobili» come la coppia regolarmente chiedeva. Non si presentavano, infatti, solo gli sposini, ma un’orda di nomadi, con tanto di roulotte se si trattava di case singole e in 7-8 se erano appartamenti. A quel punto scattava il raggiro: naturalmente i proprietari si rifiutavano di continuare l’affare, ma i due sposini erano irremovibili. "Vi abbiamo dato la caparra, o ci date la casa o ci ridate i soldi. Raddoppiati però, come prevede la legge".

Già, perché i due nomadi, senza fissa dimora, trevigiani, che hanno assestato i colpi un po’ in tutto il Veneto, il codice civile lo conoscono bene. Tanto che un agente immobiliare di Treviso che li aveva denunciati si è visto archiviare la denuncia dal Tribunale.

"Quello che possiamo fare – ha detto ieri il comandante dei Carabinieri di Peschiera, Antonio Sergi, cui s’è rivolto un agente immobiliare del Garda – è di avvertire proprietari di immobili, agenzie, imprenditori edili dell’esistenza di questa gente che, assieme ad altri nomadi, usano questo stratagemma per spillare soldi ai malcapitati. Tra l’altro, utilizzando in modo perfetto la legge. Il problema è che loro versano al venditore regolare caparra. Mille-duemila euro per l’affitto e anche 20 mila per l’acquisto, chiedendo poi il doppio per la rinunciare al diritto" così acquisito di affittare o acquistare l’immobile".

Il problema per gli inquirenti, infatti, è che nessun reato, a quanto risulta, è stato commesso da parte del gruppo di zingari: piuttosto, quello messo in opera è stato un espediente che ha saputo abilmente sfruttare i pregiudizi generali su di loro. La paura dei venditori, infatti, era di vedere deprezzata la proprietà per la presenza dei nomadi. Così, ai sensi degli articoli 1385 e 1386 del codice civile, che prevedono che chi recede dall’accordo debba restituire il doppio, gli immobiliaristi si sono trovati a dover ridare indietro 30 mila euro se la caparra era di 15mila, 100mila se era di 50mila.

(Massimo Rossignati)

21 novembre 2005

Lilli Gruber

Sabato 19 novembre alle 9 del mattino ero già all’auditorium Santa Margherita di Venezia per la tavola rotonda conclusiva del convegno sui diritti umani. Il prof. Enzo Pace dell’università di Padova, uno dei massimi conoscitori del mondo musulmano, ha relazionato sui fermenti in atto in tale mondo e in particolare sulla volontà di contrapporre al commento tradizionale del Corano  un approccio ermeneutico riformista, teso a lasciar cadere le incrostazioni storiche più discutibili e ad essenzializzare il nucleo del messaggio. Il relatore ha ricordato il contrasto tra la “lettera” del Corano (“NON C’È COSTRIZIONE NELLA RELIGIONE” = spetta solo a Dio il giudizio e l’erogazione dei castighi per i violatori dei principi dell’Islam) e le sue distorte applicazioni giuridiche. Purtroppo la legge coranica è stata storicamente assunta come fonte assoluta del diritto, destinata quindi a prevalere su qualunque possibile carta dei diritti umani. Succede così che l’apostata, anziché vedersela solo con Allah, debba vedersela in prima battuta con la tradizione giuridica islamica , che considera l’apostasia un reato punibile anche con la pena di morte.

Secondo l’Islam – ha ricordato il prof. Pace – non esiste peccato originale; gli uomini nascono già buoni e infusi di Dio. Uscire dall’Islam significa rifiutare la propria natura, violare il patto di coesione con i membri della comunità islamica. Il Corano, in sé, prevederebbe una condanna puramente morale, il  diritto, invece, anche penale. Il prof. Pace ha imputato la discrepanza alla seconda fonte del diritto islamico, costituita da testi quali “I Detti e Fatti del Profeta”, di più incerta trasmissione rispetto al Corano, e al cosiddetto “consenso della comunità dei dotti” (= la giurisprudenza consolidata nel tempo), terza fonte del diritto. Ma l’Islam, in ogni caso, non va considerato un monolite. Al suo interno, ha ribadito il prof. Pace, esistono movimenti che si battono per restituire la prevalenza al messaggio teologico su certe “perversità” dell’applicazione giuridica (lapidazione delle adultere e via dicendo). 

Il professor GIUSEPPE GOISIS ha spostato l’attenzione sul contesto africano. Ha sottolineato l’opportunità di parlare, anziché di una sola Africa, di diverse e differenziate Afriche. Si è soffermato sulla necessità di rendere più incisivi gli interventi in favore dell’attuazione delle 4 libertà, con particolare riferimento a quelle dal bisogno e dalla paura (la paura creata intenzionalmente dall’uomo). Ha citato il rapporto di Amnesty International per il 2005 (120 milioni di DONNE sottoposte a escissione o mutilazioni profonde). Ha accennato alle “vite sospese” (bambini e bambine soldato), ai soprusi e alle prepotenze poliziesche (“il potere desidera atterrire e atterrare le coscienze”), alle colpe di certi stati definibili “predatori compassionevoli”, all’incoraggiamento del fanatismo (“Se io ho ragione, tu sei morto”), alla repressione politica, all’esercito dei disillusi, alla “petrolizzazione” dell’acqua potabile (i signori dell’acqua sono anche i signori della guerra) eccetera. Un quadro davvero sconfortante. Ma la dignità, ha detto il prof. Goisis, è il fondamento della libertà. Malgrado lo sfruttamento coloniale, l’Africa resta un paese ricco, in cui sopravvivono grandi risorse e la possibilità di arrivare a uno sviluppo endogeno (capacità di trarre da sé le risorse). Ha raccomandato un migliore monitoraggio delle istituzioni politiche, una diminuzione/cancellazione del debito, un aumento degli aiuti, la lotta alla corruzione politica e al commercio delle armi, per favorire una ricollocazione economica e politica del continente. 

“Il mondo”, ha ricordato il prof. Goisis, “sarà più SICURO solo se riuscirà a diventare PIÚ FRATERNO”. La GOVERNANCE va intesa come un bene maggiore di tutta la famiglia umana.  

Il prof. RENZO GUOLO è tornato a evidenziare le contraddizioni dell’area islamica, la divaricazione tra società civile,  regime politico e religione. “Nelle società islamiche – ha detto – non è importante che il potere sia giusto, quanto che la religione resti il potere regolatore.” Ma non ha alcun senso tentare di attivare processi di nation-building dall’alto e con la forza, senza preoccuparsi del ben più importante processo di society-building.

GIOVANNI BENSI ha relazionato sugli abusi di diritti umani in Russia, dove la situazione appare comunque meno spaventosa che nel resto delle ex repubbliche socialiste sovietiche. 

Nel pomeriggio ero a Padova, dove ho scoperto che in una sala di Palazzo Moroni (Municipo) alle ore 17.00 Lilli Gruber avrebbe presentato il libro “CHADOR. NEL CUORE DIVISO DELL’IRAN”. 

Come resistere alla tentazione di vederla e ascoltarla da vicino?  

Il nuovo libro della giornalista è dedicato, come si sa, all’IRAN, paese “al primo posto nella lista di George W. Bush delle ‘tirannie’ da abbattere, stretto fra l’Iraq e l’Afghanistan nella regione strategica più calda della terra. L’Iran teme di essere anch’esso oggetto di un attacco americano, e il suo programma nucleare potrebbe diventare il pretesto per una guerra preventiva. Al suo interno, le profonde tensioni fra la teocrazia dei mullah e l’ansia di riforme che anima donne, studenti e intellettuali saranno evidenti nelle decisive elezioni presidenziali di giugno” (così la scheda editoriale).

 

Volete sapere come ho trovato Lilli Gruber? Magrissima, carina da morire, ma soprattutto preparata e brava. È stato un vero piacere ascoltarla e guardarla dominare (affabilmente) l’uditorio, in piedi davanti al tavolo e col microfono in mano. Naturalmente ha sottolineato a sua volta l’insensatezza del voler esportare la democrazia “sulle ali dei cacciabombardieri”. Caldi applausi, prima che l’euro-parlamentare si involasse verso la libreria Feltrinelli, dove era attesa per le 19.00:- ).