Archive for febbraio 2006

4 febbraio 2006

(Arnoldo Mondadori Editore, 1989!!!)

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C’È DEL MARCIO IN DANIMARCA?

Copio-incollo un paio delle "vignette danesi" che tante ire hanno suscitato nel mondo islamico:  

da http://democracyfrontline.org/blog/?p=133

E un paio dei 91 commenti apparsi sul "Jyllands-Posten" a proposito di "Mohammed as a Cartoon Hero":

"The cartoonists certainly captured the essence of the tyranny of Islam. That Mohammad with a bomb in his head is something… and in the fourth one where Mohammad walks ahead of a donkey – are they wine bottles on the donkey? Hope they do heaps more cartoons. Remember Charlie Chaplin and Hitler? Well roll on more cartoons against the death loving suicidal barbaric cult of Islam. "

Comment by Skylark — January 1, 2006 @ 7:02 pm

"Please from all people in our world stop these actions, because may lead to international wars we are islamic people and our messenger not like that. he is good man. he respect all religions. please respect our religion , we will respect yours. mouhammed, issa [Jesus] and mousa [Moses] are came from our god (same origin )—i hope to see peace in all pieces of our world —usa —2006

Comment by Marium — January 19, 2006 @ 10:14 pm

Poi cito un passo di Carlo Brunori da “IL FANATISMO RELIGIOSO DEI ‘MARTIRI DI ALLAH’” dal sito www.nogod.it  

(Atei per la laicità dello stato) http://www.nogod.it/brunori2.htm

“… Ecco il testamento spirituale lasciato da uno dei tanti martiri di Allah, il ragazzo Sa’id Al-Hotari, prima di compiere il suo attentato suicida a Tel-Aviv :"Non esiste al mondo nulla di più grande del martirio per amore di Allah, in terra di Palestina. Urla di gioia, madre mia, distribuite i confetti, padre mio e fratello mio, perché vostro figlio è prossimo alle nozze in paradiso con una donna dagli occhi castani…". Quest’articolo non vuole certamente "demonizzare" la lotta del popolo palestinese e la sua più che legittima aspirazione di indipendenza, né accusare di fanatismo religioso il solo mondo arabo. Infatti, questo fenomeno transculturale ha colpito, in epoche storiche diverse, tutte le religioni monoteistiche. Ripercorrendo la storia delle tre religioni discese da Abramo e cioè l’ebraica, la cristiana e la maomettana osserviamo come tutte sono state percorse da fanatismo e da intolleranze tremende. Ma, se il momento di maggior fanatismo ebraico risale all’epoca biblica (con le stragi di tutti i popoli confinanti) e quello cristiano (che ha invaso il mondo) si può datare dal medio evo fino alle rivoluzioni liberali circa, quello islamico, che sembrava essere andato in ibernazione dopo una prima ondata con le guerre sante e l’invasione di parte dell’Europa, ora purtroppo è tornato, raggiungendo picchi di inaspettata crudeltà. Purtroppo, dopo l’11 settembre l’escalation del terrore non sembra più avere limiti.”

Infine una "ultimissima" da http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200602articoli/2282girata.asp

“Anche l’ambasciata norvegese a Damasco, dopo quella danese, è stata oggi data alle fiamme da una folla di manifestanti inferociti per la pubblicazione in Norvegia e Danimarca delle vignette giudicate anti islamiche, hanno constatato dei testimoni sul posto. La rappresentanza diplomatica norvegese si trova nel quartiere di al Mezeh, a breve distanza da quella danese. Mentre l’edificio è in fiamme, la polizia in assetto antisommossa ha arginato i dimostranti, che continuano a scandire slogan bellicosi, in cui si afferma in particolare che tutte le ambasciate occidentali dovrebbero essere incendiate, perchè rappresentano «Paesi crociati». Tutti i danesi e i norvegesi devono immediatamente lasciare la Siria. È l’appello lanciato dai governi di Copenaghen e Oslo dopo che una folla di manifestanti ha dato alle fiamme le ambasciate dei due Paesi a Damasco per protestare contro la pubblicazione di vignette sull’Islam. «Chiediamo a tutti i danesi di lasciare il Paese» si legge in una nota del ministero degli Esteri di Copenaghen, «per i danesi in Siria la situazione è recentemente precipitata». 

4 febbraio 2006

(Emanuele Severino)  

"RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE"  

Per il ciclo “I dieci comandamenti” (vedi http://www.chorusvenezia.org/eventi.htm ) ieri 3 febbraio toccava a “RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE”, con Emanuele Severino e Vincenzo Vitiello (in sostituzione di Piero Coda, assente per motivi di salute). Purtroppo mi gocciolava il naso e ho potuto cogliere solo qualche frase qua e là. Severino ha iniziato ricordando che l’Esodo, più che di santificare le feste, parla di santificare il sabato. [“Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te.”] . Shabbat significa cessazione o anche riposo, tra l’altro diversamente motivato da Esodo 20 e Deuteronomio 5; il passaggio «dal giorno di sabato» al «giorno del Signore» è motivato dalla lettura cristologica, ed è stato compiuto dalla Chiesa in fedeltà al Cristo risorto che raduna i suoi discepoli nel giorno domenicale (della risurrezione) per celebrare il dono e confermare l’impegno della vita nuova in Lui. Il termine "sabato", peraltro, richiama le feste babilonesi del plenilunio eccetera. In “festa” c’è la prima sillaba di "felix", come dire “ricordati di essere felice (rispettando l’ordine di Dio)”. Dio crea ciò che ama e ama ciò che crea. Creazione, quindi, è amore. Nel suo amore Dio trae dalla nientità ciò che ancora non esiste e gli dona l’esistenza. La creatura, a sua volta, lo prega affinché la esaudisca e la salvi, ma così facendo pretende di piegare a sé la volontà divina, mentre dovrebbe piuttosto dire con fede: “Sia fatta la Tua volontà”. La volontà di Dio, infatti, non può che mirare al bene delle creature tanto amorosamente create. (Fede è originariamente la mammella, fonte di latte e di nutrimento). La festa non è il momento in cui si opera, ma quello in cui si riflette sul proprio operato. Dio stesso, dopo aver creato il mondo in sei giorni, il settimo si riposò, ovvero rifletté su quanto aveva creato. (Non dovette esserne troppo soddisfatto visto che – a un certo punto – decise di inviare in missione speciale sulla terra Suo figlio a redimere le sue povere creature sbandate.) Se all’inizio della nostra civiltà Dio, il Primo Tecnico, crea il mondo dal nulla e può sospingerlo nel nulla, oggi la Tecnica – ultimo dio – ricrea il mondo e ha la possibilità di annientarlo… 

ehm, forse ho perso per strada qualche passaggio, ma in definitiva mi sono annoiato tantissimo:- ) 

(immagine da http://www.greenaccord.org/portale/insert/news_images/severino.jpg )

3 febbraio 2006

(illustrazione da http://www.clydebuiltpuppet.co.uk/ugly.jpg)

 

GIULIA LEGGE ANDERSEN

“Al’inizio c’era l’idea di questa scelta di favole, o fiabe o apologhi”, scrive Riccardo Held nel foglio di presentazione della serata con Giulia Lazzarini – il 31 gennaio 2006 – ‘La bella che non dorme’, al Telecom Italia Future Centre di Venezia. “Era molto legata al fastidio per l’uso ossessivo che la  nostra cultura fa delle parole FANTASIA, CREATIVITÁ, IMMAGINAZIONE. Te le servono in tutte le salse fino alla nausea, non c’è pubblicità di collants, o di frigorifero, non c’è prodotto (più o meno culturale) di consumo che non finga di inchinarsi a queste facoltà dello spirito. E non c’è mai stata epoca, invece, nella quale quelle doti, che hanno senso solo quando sono puro gesto di libertà e di gratuità, siano state risucchiate dentro i confini dell’interesse e della prestazione. Benissimo, quindi il nostro compito era semplice: creare un’occasione che ci lasciasse ascoltare una fiaba per quello che è, senza risvolti, senza dimostrazioni, senza altro scopo che poter dire: “Ecco, questa è una fiaba!”. In realtà così facile non era. Lo testimonia la lunga gestazione del copione, che soprattutto, grazie al sicuro istinto di GIULIA LAZZARINI, che sembra aggiungere ogni anno un po’ più di fascino, un po’ più di mistero, un po’ più di intensità alle sue già straordinarie capacità di interpretazione, è ora molto diverso dalla proposta iniziale. Fedro, La Fontaine, Grimm, Andersen, Basile e Leonardo ci hanno reso meno sicuri di sapere che cosa sia una favola. Certo, l’elemento fantastico sta nel fondo di tutte, ma poi quanta penetrazione concreta dei vizi umani in Fedro e La Fontaine, che spietata emergenza del magma sociale nella “Gatta Cenerentola” di Basile, che durezza elementare e linguistica nelle splendide corte fiabe di Leonardo. Usciremo da questa serata sapendo che le nostre idee sulle favole dobbiamo verificarle tutte. Sarebbe un buon guadagno.” 

Programma della serata:

Fedro: Lupus et agnus (versione latina e italiana)

Esopo: Il cigno preso per un’oca – La cornacchia e il corvo.

Fedro: I casi degli uomini – Una vecchia ama uno scapolo.

Leonardo da Vinci: La formica e il grano di miglio – Il ragno – Vedendo il castagno – Il carbone e la caldaia – Il granchio.

La Fontaine: Alla corte del leone – La colomba e la formica – La volpe e l’uva – La battaglia dei topi e delle donnole – La cigale et la formi.

Perrault: Cappuccetto Rosso.

Grimm: Cappuccetto Rosso (parte finale).

G.B. Basile: Cenerentola.

ANDERSEN: I vestiti nuovi dell’imperatore – Il brutto anatroccolo. 

Naturalmente, ho preso posto a un metro da Giulia Lazzarini, che è stata grandissima, per meglio spiarne l’adesione ad Andersen:-)

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"Al contrario di Narciso – scrive Marco Longo in "Dal Brutto Ana-Tron al Cyber-Cigno: video-attività, sviluppo del pensiero e dell’identità" [http://www.psychomedia.it/pm/telecomm/telematic/anatron.htm ] il Brutto Anatroccolo arriva ad odiare persino la sua stessa immagine, che vede riflessa nell’acqua dello stagno; un’immagine virtuale divenuta quindi esterna e aliena a lui stesso e non un’immagine corporea interna e ben integrata nella sua mente. Visto che tutti lo isolano o lo rifiutano, il Brutto Anatroccolo, come ogni bambino abbandonato, corre dunque seriamente il rischio di arrivare lui stesso a rifiutare se stesso, vivendo e soffrendo la continua frustrazione narcisistica come un crescente attacco alla propria identità."

E Wikipedia: "Con questa fiaba, Andersen ha creato una potente metafora dell’ adolescenza: l’espressione brutto anatroccolo è rimasta nella lingua italiana ad indicare una persona apparentemente sgraziata, ma dalle potenzialità ancora inespresse." [http://it.wikipedia.org/wiki/Glossario_delle_frasi_fatte]

"La fiaba viene spesso raccontata per rinforzare l’autostima dei bambini e far loro accettare eventuali differenze che li dividono dal "gruppo"; o addirittura, essere fieri di tali differenze, che potrebbero in realtà rivelarsi un dono." [http://it.wikipedia.org/wiki/Il_brutto_anatroccolo ]

2 febbraio 2006

news

"SPETTATRICE" INCAZZATA

Il mio post di ieri ha fatto incazzare colei che si firma "Spettatrice" nei commenti a Lipperatura, il blog di Loredana Lipperini.

Sentite cosa dice:

".. .i dati sull’analfabetismo di fatto e di ritorno forniti da Lucio sono gravi. Sono tali da ribaltare le frittate di qualsiasi urlo antirestaurativo e di qualsiasi arroccamento cementifero. Quei numeri non pregiudicano solo i dati di qualità e vendita librari, quei dati ci condannano tutti a una società di duchi, conti e valvassori. Esagero, sì, esagero, ma ditemi voi che altre prospettive vedete. I numeri sull’analfabetismo e sullo stato penoso dell’istruzione dovrebbero generare alte grida non solo in chi si trova nel nuovo stato di servo della gleba, ma soprattutto in chi sa quali strumenti di consapevolezza e di autonomia può dare una cultura decente (e non stiamo parlando di semplice capacità di comprensione e lettura). La scuola e i suoi mezzi sono ormai interesse solo dei genitori, nessun intellettuale (pur urlatore in casi di restaurazione) si indigna più di tanto salvo esecrare i risultati ultimi (l’indifferenza verso la sua Opera che in molti non sono neanche in grado di leggere) rinfacciandoli alla ‘massa’.
Sono incazzata, sì, stasera lo sono. Perchè sono tra quelle che se non ci fosse stata una scuola e insegnanti intelligenti e innovativi starebbe a lavorare miseranda e senza voce sotto qualche ‘caporale’.
Sono incazzata perchè non sento alte voci neppure rispetto alla qualità dell’insegnamento (visto che il semplice abecedario non è tutto e in troppi casi l’istruzione è mistificazione) e dovrei spiegarmi meglio, ma per non intasare Lipperatura vi rimando a Neil Postman:

‘Penso che uno dei compiti fondamentali dell’educazione sia quello di insegnare ai giovani a chiedersi il perchè delle cose, a porre interrogativi. Questo aspetto è piuttosto trascurato nella scuola, ma a torto, perché la capacità di formulare domande intelligenti, di individuare i problemi costituisce il requisito essenziale di una buona formazione. Egualmente importante secondo me è dare ai giovani una solida preparazione storica. Contrariamente a quanto pensano alcuni, non occorre essere radicali per sostenere che ogni disciplina – dalla filosofia alla fisica, alla biologia – ha una sua storia, e che i giovani dovrebbero conoscere almeno a grandi linee l’evoluzione del pensiero nei vari ambiti del sapere. Se non altro per acquistare la consapevolezza che in passato esistevano teorie diverse sulle molecole, sulla politica, ecc, e per poter collocare in una prospettiva storica le conoscenze e le idee del proprio tempo. Il terzo elemento essenziale di una buona educazione è infine l’insegnamento della lingua. E qui non mi riferisco tanto alle lingue straniere, sebbene anch’esse siano senza dubbio importanti, quanto piuttosto all’uso del linguaggio: si dovrebbe insegnare il modo in cui il linguaggio distorce quella che pensiamo sia la realtà, la differenza tra fatti, assunti e opinioni. Alcuni chiamano semantica questo campo di studi, ma comunque lo si voglia designare gli va riconosciuta un’importanza di primo piano. Direi quindi che imparare l’arte di porre domande, lo studio della storia e la conoscenza del linguaggio costituiscono i tre pilastri dell’educazione.’[da    http://www.dienneti.it/software/articoli/postman.htm]
besos
p.s. ho stima di molte persone che scrivono qui, sono molto polemica e non mi va di limitarmi (non stasera), spero solo di non avere scritto da cani (non rileggo) e di avere fornito elementi di riflessione." (Spettatrice)

1 febbraio 2006

 

“SE UN GIORNO DI PRIMAVERA

 UN GOVERNANTE…”

 

Tutti pensano che in Italia i lettori forti siano rari solo perché gli italiani preferiscono altre forme di svago. Non è esattamente così. Il contributo di Tullio De Mauro (docente di Linguistica all’Università "La Sapienza" di Roma, ex ministro della Pubblica Istruzione, ideatore dei Libri di base eccetera) alla giornata conclusiva del XXIII seminario di perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri (Fondazione Cini di Venezia, venerdì 27 gennaio 2006), è stato quello di evidenziare alcuni dati “quasi segreti come la formula della Coca Cola”, ma di cui chi governa dovrebbe tenere assolutamente conto.

In base al censimento Istat del 2001 gli analfabeti (autodichiaratisi tali rispetto alla compilazione del modulo) sono risultati essere 782 mila e rotti, ovvero l’1,45% della popolazione. Accanto a essi, all’anagrafe altri 5 milioni e passa di individui appaiono  privi di ogni titolo di studio, compresa la licenza elementare (9% della popolazione). Dall’indagine Istat il 36,52% dei cittadini ha frequentato solo la scuola elementare, mentre il 30,12% della popolazione ha conseguito la licenza media. Questi ultimi due dati sono particolarmente importanti perché, essendo le licenze media e elementare insufficienti per affacciarsi nel mondo del lavoro oggi, se aggregati insieme a quelli degli analfabeti totali conducono alla impressionante cifra di quasi 36 milioni (il 66% della popolazione) di "ana-alfabeti", e cioè del tutto analfabeti o appena alfabeti. Tra i ragazzi e le ragazze che escono dalla scuola media inferiore un buon 20-25% non sa leggere o scrivere, segno inequivocabile che la scuola dell’obbligo non ha fruttato. Aggredire questa massa significa dare un “contributo straordinario al lavoro ordinario della scuola", ha ricordato Tullio De Mauro.

Accanto alle indagini dell’Istat ci sono poi le Indagini Osservative Internazionali. Nel 2003, il 46% degli adulti sottoposti a cinque questionari di difficoltà crescente, si è fermato al livello del questionario numero 1 (con domande del tipo: “Il gatto ha bevuto il latte” > "Chi ha bevuto il latte?" Risposta: "Il gatto"). Il 35% ulteriore si è fermato al livello del questionario n. 2. L’81% complessivo della popolazione italiana è risultato al di sotto del livello dei cosiddetti alfabeti funzionali (per i quali l’Unesco intende chi non sa leggere e redigere un breve testo sulla vita civile contemporanea, capacità posseduta da meno del 20% della popolazione). È una china da cui si deve assolutamente risalire, benché i risultati non si potranno vedere che nel lungo periodo. Secondo Saverio Avveduto, presidente dell’UNLA (Unione Nazionale Lotta contro l’Analfabetismo) ogni 5 anni si regredisce rispetto al livello massimo raggiunto a scuola. Così è sicuramente accaduto anche ai 13 milioni di individui in possesso di licenza elementare. Il totale porta a un 35/36% della popolazione con difficoltà di lettura. 

La spesa per la scuola gira a vuoto se non si incide su questo deficit, ha affermato De Mauro. Chi governa deve partire da questi dati. Il 6% dei non-lettori di libri, alla domanda: “Perché non legge libri?” ha risposto: “Perché non so leggere”. L’investimento nella scuola ordinaria deve essere al centro dei pensieri di chi governa, anche se rende dopo anni. Più immediato è il ritorno nell’educazione permanente degli adulti, ma anche da questo punto di vista la negligenza del governo è grave.  

Bisogna creare cicli di formazione permanente, incentivare la promozione della lettura (che NON compete ai librai!). In Italia abbiamo meno di 2000 biblioteche territoriali. Più di 3 quarti dei comuni italiani non ne possiede alcuna, mentre la voce “biblioteca” dovrebbe essere inserita tra le spese obbligatorie di ogni bilancio comunale. Rispetto alla formazione permanente siamo fermi al 20% della popolazione coinvolta, mentre altrove in Europa si arriva addirittura al 70%.

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(Immagine da http://www.jesuspaintings.com/birds_paintings/bluebirds-spring-joy.jpg)