Archive for marzo 2006

31 marzo 2006

(Stanley Kubrick)

OPPORTUNITA’ PER GIOVANI: PUBBLICARE COME KUBRICK:- )

Il 26 marzo ultimo scorso nel niusgruppo it.cultura.libri è apparso il post – esemplare nel suo genere – dell’ennesimo tenerone dilaniato dal dubbio: "Mi butto o non mi butto?".

Eccolo:

"Ciao a tutti,
recentemente, senza mai aver avuto esperienze di scrittura, ho scritto una mia biografia. Molte persone che conosco hanno espresso parere positivo ed una settimana fa una casa editrice mi ha inviato un contratto di pubblicazione. I termini principali dell’accordo sono questi:

– Io devo acquistare 120 copie per una spesa di 960 Euro
– Altre 20 copie mi vengono date in omaggio
– Al libro sarà assegnato un prezzo di 8 Euro
– Io guadagno 64 centesimi per ogni libro "oltre le 500 copie". Non è
affatto chiaro, se, nel momento in cui vendono la 501° copia, mi
corrispondono anche il guadagno per le prime 500 copie oppure no: devo senz’altro chiedere lumi.
– Il libro sarà dotato di codice ISBN.
– Inizialmente saranno inviate ai distributori 200 copie.

Che dite, mi conviene pubblicare o aspetto un contratto migliore?
Probabilmente 140 copie riesco a venderle/distribuirle, e, grazie anche alle copie date in omaggio, dovrei riuscire a coprire in buona parte la spesa di 960 Euro. Quello che mi lascia un po’ perplesso è il guadagno oltre la 500° copia, e inoltre siamo sicuri che la casa editrice non ha la possibilità di falsare il numero delle vendite? Come fa l’autore a verificare il numero di copie effettivamente vendute? Sicuramente si tratterà di gente onesta, ma il dubbio viene.

Si tratta di una biografia che potrebbe attirare l’attenzione della gente, parlo di tutti i problemi che ho avuto a causa di un handicap motorio e di come sono riuscito a superarli, e quindi, insomma, penso che valga la pena di vedere quello che succede e anche di rischiare qualcosina. Però prima di "buttarmi" volevo sentire qualche parere di gente più esperta. Grazie! " 

Firmato: Delfino.

Gli ha risposto tale Lutrin:

"Coloro che chiedono soldi a chi scrive non sono editori, ma stampatori puri e semplici, ti sconsiglio vivamente di aderire alla proposta. prendi piuttosto in considerazione quest’alternativa, se non hai voglia di fare il giro di tutte le case editrici d’Italia:

www.lulu.com/it

è l’editoria on line e on-demand. puoi caricare gratuitamente il tuo libro, decidere il prezzo con l’aiuto di appositi strumenti per calcolarlo sulla base di criteri oggettivi, decidere se renderlo disponibile per il download (a pagamento o in maniera gratuita) o solo per la stampa (chi vorrà il tuo libro, se lo vedrà recapitare direttamente a casa) e rimani interamente padrone del tuo scritto, e sei libero di ritirarlo in ogni momento. il sito è nato da un’idea di un esponente della comunità dell’open source e guadagna con la pubblicità. tutti i servizi che ti ho descritto, sono gratuiti. per una cifra ridicolmente bassa poi (30 euro o poco più) puoi farti attribuire un codice ISBN con il quale puoi vendere il tuo libro anche su amazon o in altri store on-line, aumentando la tua visibilità. visita il sito, ne vale la pena, al limite, puoi sperimentare a costo zero la bontà del tuo scritto. Certo, non ci si può arricchire in questo modo, ma almeno si evita di dar soldi a finti editori. personalmente, poi, ci sono altri motivi che mi spingono a Lulu, tra cui quello di poter avere, come Kubrick per i suoi film, il controllo totale sull’opera. quello cioè, di poter scegliere il tipo di carattere, l’impaginazione, la copertina ecc…"

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30 marzo 2006

OPPORTUNITA’ PER GIOVANI: COME INVENTARE UN CORSO DI CIFREMATICA

Il 23 marzo scorso un’amica bibliotecaria di Mestre mi ha inviato la sg. email:

"Ciao Lucio, forse già lo sai, ma vedendo il manifesto ho pensato a te. Vai sul sito del Candiani e vedi questo corso (di cui non so nulla) la prox settimana. Ciao"

"CORSO DI CIFREMATICA con Arianna Silvestrini. Quali favole per la civiltà? Quale caso è di qualità?"

Mia risposta:

"Ti ringrazio della segnalazione. Mi auguro solo che ‘sta Silvestrini non appartenga al clan Verdiglione/Spirali e soprattutto che non faccia discorsi del tipo: ‘La scienza della parola, la cifrematica, confuta qualunque pretesa epistemologica che favorisca il criterio di riproducibilità degli effetti come economia del fatto’… spaccando le balle all’uditorio:- ). Ciao . Lucio"

Ieri pomeriggio, alle 15, ricevo un invito. "Spiacente", rispondo in tono studiatamente svagato, "più tardi devo andare a un corso di cifrematica". "Cifrematica???", si stupisce il mio interlocutore. "E che roba è?". "Mah, psico-bla-bla-bla… credo", chiarisco gongolante:- )

Alle 18 meno dieci busso trepidante alla porta della Small Conference Room al primo piano del Centro Culturale Polivalente "Candiani", un elefante architettonico costruito nel centro di Mestre prima ancora che qualcuno avesse idea di che uso farne. Nessuna risposta. Alle 18, finalmente, arriva la conduttrice del corso, seguita da un giovanotto reggente uno scatolone fra le braccia. Dentro, ahimè, tanti volumetti delle Spirali Edizioni:- ) e un mazzo di cartoncini verdi con scritto:

Quali favole per la civiltà? Quale caso è di qualità?

Corso di cifrematica tenuto da Arianna Silvestrini

29 marzo, 5 e 12 aprile 2006, ore 18,

Centro Culturale Candiani Piazzale Candiani 7, Mestre

Hänsel e Gretel, o dell’abbandono
La sirenetta, o non c’è principe senza capitano
Il brutto anatroccolo, non c’è più appartenenza.

L’ingresso è libero.

["Ciascuna fiaba" – leggo nel sito http://venezia.cifrematica.com/ – si qualifica quale narrazione di una traversata in direzione dell’inaudito, e dell’inedito. Il caso clinico è il caso che, non sottoposto a stereotipi standard e conformistici, ha la chance di giungere alla qualità e alla riuscita. Non assegnabile ad alcuna statistica, il caso clinico si specifica come caso unico, caso singolarissimo: caso di qualità."]

Alle 18.15 il corso di CIFREMATICA ufficialmente inizia, davanti al sottoscritto e ad altri tre stralunati spettatori.

La Silvestrini è diligente, ma fin dall’esordio rivela un fascino oratorio prossimo allo zero assoluto. Premette che psicanalisi e cifrematica convengono sul fatto che la vita sia narrazione "sempre, comunque e nonostante tutto". Aggiunge che, tuttavia, occorre trasformare i personaggi in "impersonaggi", protagonisti della propria esperienza, facendoli uscire dagli stereotipi. Detto ciò, attacca a leggere la nota fiaba dei due bambini portati a perdere nel bosco, commentandone situazioni  e sviluppi. Per esempio dice che "ogni volta che si è attraversati dall’idea di abbandonare qualcuno o qualcosa, presto tale paura si trasforma in paura di essere abbandonati". Il bosco è il classico labirinto da cui è difficile uscire; la buona madre dello stereotipo non tarda a rivelarsi madre-matrigna (sua la proposta al marito di uscire dalle difficoltà di alimentazione/nutrimento sbarazzandosi dei figlioletti), ovvero figura che non protegge, ma, anzi, pronuncia le parole dell’abbandono. I sassolini lasciati cadere dai bambini sono il filo d’Arianna grazie al quale uscire dal labirinto, ma le soluzioni non sono mai facili. La competenza, infatti, si articola in quattro fantasmatiche: voler fare, poter fare, saper fare, dover fare. Per tre volte i bimbi vengono ricondotti nel bosco "sempre più addentro", ma ogni volta il rimedio è fonte di nuovi inciampamenti. L’abbandono è intransitivo (sic). Gli uccellini mangiano le briciole che sarebbero dovute servire a ritrovare la strada di casa. Cioè bisogna fare i conti con l’imprevisto, cercare soluzioni "fuori dalla via facile". La solitudine è la condizione da cui tentare cose nuove e iniziare a fare "da sé", perché – ribadisce la Silvestrini – l’abbandono è intransitivo. La strega spinta nel forno è elemento tpicamente germanico: la donna è spesso portatrice di una dissidenza, di una messa in discussione delle cose. I bambini, bruciandola, alludono alla verifica se sia veramente una strega o solo una donna, ovvero se sia capace di resistere al fuoco. Essi tornano a casa con oro e perle: ecco l’elemento del risarcimento. Ma improvvisamente, sul cammino del ritorno, appare un fiume. Gretel non si perde d’animo e chiede a un’anatrina di transitarli sull’altra sponda. Ovvero il personaggio è divenuto impersonaggio, caso di qualità. Gretel non ha più paura della natura, ma la considera sua alleata. Il patto (da "pax") le ha consentito di pervenire alla serenità, all’armonia, non già come dato di partenza, ma come meta, perché nulla va mai dato per scontato. Il mito della famiglia, infatti, va inteso come traccia, come apertura, in cui l’abbandono è intransitivo (aridaje!). Nessuno è predestinato all’armonia, deve conquistarla da sé. Tutto va sempre acquisito. La fiaba è un primo modo di avviare il labirinto, di enunciare qualcosa della propria storia per iniziare la ricerca. La salvezza non si riceve in regalo da figure ideali o idealizzate. Bisogna muovere in direzione di una storia ancora tutta da scrivere, anziché pre-formulata.

Fine della prima puntata del corso di cifrematica.

Mio commento: aridatece Bettelheim!!!

Difficilmente mi rivedranno al secondo e terzo appuntamento:- )

(immagine da http://www.nubox.it/blog_roba/Hansel-e-Gretel.jpg )

29 marzo 2006

 

C’è uno strano odore nell’aria…
 
Il “Diario” di Enrico Deaglio è uscito con un numero dedicato a possibili brogli elettorali dovuti allo scrutinio elettronico che sarà utilizzato per la prima volta in Italia nelle elezioni politiche grazie al decreto legge del 3 gennaio 2006.

Le regioni interessate sono quattro: Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, per un totale di 12.680 sezioni e undici milioni di elettori.
Lo scrutinio elettronico prevede che un operatore inserisca i dati su un computer in ogni sezione, i dati vengano copiati su una chiavetta usb, le chiavi siano inserite in un computer che le invia quindi al Ministero dell’Interno.
Questa operazione, non necessaria e non richiesta da nessuno, costa 34 milioni di euro, è stata assegnata a trattativa privata per motivi di urgenza, “stante il brevissimo lasso di tempo disponibile” secondo il Ministro Stanca, è stata vinta, tra le altre aziende, da Accenture, EDS e Telecom Italia.
Deaglio fa notare che il figlio del ministro dell’Interno Pisanu è partner in Accenture e che EDS è la società coinvolta nei presunti brogli elettorali in Florida nell’elezione di Bush.
Deaglio aggiunge che in caso di contestazioni ci vorrebbero mesi per confrontare il voto cartaceo con quello elettronico.
Mesi di instabilità assoluta e con un Presidente della Repubblica in uscita.
 
L’applicazione informatica usata per lo scrutinio elettronico è inoltre oggetto di contestazione da parte della Ales, un’azienda italiana che ne rivendica la paternità che a suo avviso le sarebbe stata sottratta dalla EDS e di cui pubblico la lettera che il suo amministratore mi ha inviato alcuni giorni fa insieme a un documento e un’intervista.

Gentile Beppe Grillo,
mi chiamo Antonio Puddu, sono l’amministratore di una piccola società informatica con sede in Sardegna, la Ales s.r.l. Nel 2001 abbiamo ideato una soluzione innovativa per lo “scrutinio elettronico”, che nel 2004 è stato sperimentato con la nostra collaborazione in 1500 sezioni elettorali.
Nel 2005 ci è stato “scippato” dalla EDS Italia S.p.A., una multinazionale alla quale avevamo venduto 2500 licenze per la sperimentazione del 2004.
Un mese fa abbiamo citato EDS Italia in giudizio al tribunale di Roma, chiedendo risarcimento per i danni subiti dalla mia società che ammontano a oltre 9 milioni di euro, e abbiamo diffidato il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Innovazione dall’usare nella prossima sperimentazione un numero di licenze che superasse le 2500 da noi vendute. Infatti per la sperimentazione in occasione delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 dovrebbero servirne circa 12.500. Distinti saluti”.

Antonio Puddu

"Non so voi", commenta Beppe Grillo, "ma io sento uno strano odore nell’aria, di cosa sarà?"

28 marzo 2006

POZZI

Da scrittore fondamentalmente stitico quale sono, ho sempre guardato con un misto di incredulità e ammirazione i cosiddetti "fluviali", ovvero coloro che riescono a dipanare la propria materia narrativa per 500 pagine e oltre…

Ho appena acquistato, per esempio, il DIES IRAE di Giuseppe Genna. Be’, qui siamo addirittura oltre le 750 pagine! Cazzarola. "Ad appena qualche mese di distanza dal capolavoro assoluto L’anno luce …  ma come fa???", mi sono chiesto. E ho aggiunto: "Beati coloro che hanno la penna così facile. Io,

quando trovo

in questo mio silenzio

una parola

scavata è nella mia vita

come un abisso:- )

(Spero che Ungaretti non si incazzi e non si rivolti nella tomba).

Il nuovo libro di Genna inizia, come è noto, con il Prequel "Il cuore dell’Italia intera batte per un bambino in un pozzo". Sì, la tragedia di Vermicino… Ma proprio ieri la notizia di un’altra disgrazia nel fondo di un altro pozzo mi ha riempito d’angoscia. Un capogita della sezione veneziana di Trekking Italia, Paolo Di Lena, risultava disperso nella neve da molti giorni. La macchina era stata ritrovata a passo Valles. Poi apro il Gazzettino e leggo:

"Nella tarda mattinata di ieri è stato ritrovato il corpo senza vita di Paolo Di Lena, l’escursionista sessantaseienne che dal 6 marzo era disperso tra Passo Valles e Passo San Pellegrino. Il corpo è stato rinvenuto a quota 2.300 metri, sul versante sud della Cima Iuribrutto, nel Gruppo di Cima Bocche, a circa metà della salita che porta in vetta, nella stessa zona dove si sono concentrate le ricerche condotte, durante tutto il mese, dal Soccorso Alpino Trentino, in collaborazione con quello di Belluno e dai soccorritori della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza.

Era da giorni che i soccorritori attendevano l’innalzamento delle temperature e il conseguente scioglimento della neve che potesse fare affiorare qualche traccia utile alle ricerche. Circostanza che si è verificata proprio ieri quando una comitiva di sette scialpinisti del Cai-Sat di Trento, tra i quali anche l’ex presidente del Soccorso Alpino Paolo Scoz, ha avvistato, lungo la salita della Cima Iuribrutto, delle ciaspole che affioravano dal manto nevoso. Le racchette da neve si trovavano in prossimità di una buca, una postazione della prima guerra mondiale, profonda circa otto metri, al fondo della quale giaceva il corpo del pensionato padovano semisommerso dalla neve. Subito è stato lanciato l’allarme e intorno alle ore 13,30 sono giunti sul posto gli uomini della Stazione di San Martino di Castrozza del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, i Carabinieri e il responsabile del SAGF della Guardia di Finanza di Passo Rolle.

Erano stati gli uomini della forestale di Paneveggio, lo scorso 8 marzo, a preoccuparsi per quella Golf grigia che vedevano parcheggiata da alcuni giorni nel medesimo posto, nei pressi di malga Vallazza. La loro segnalazione aveva fatto scattare le ricerche, alle quali avevano preso parte un centinaio di volontari. Paolo Di Lena, ex funzionario di banca, ex alpino, da diciassette anni iscritto al Cai patavino, era molto esperto di montagna. Era stato persino in Nepal, sull’Annapurna, a oltre seimila metri di altezza e a quindici gradi sottozero. Abitava in città, in via Rovigo 38, a Paltana, con la moglie Daniela e i due figli. Aveva una casa a Cavalese, che utilizzava come «base» per le escursioni con gli sci e con le ciaspole. Ma nonostante la sua grande esperienza, a Natale aveva avuto un incidente. Sempre con le ciaspole, era caduto in una profonda buca. Allora era riuscito a cavarsela alla grande, e da solo.

Proprio venerdì era stato, peraltro, portato a termine nella zona un sopralluogo di quaranta minuti con l’elicottero e per il prossimo 9 aprile era stata già programmato un giorno di ricerca organizzata, concordato con la famiglia.

Da un primo esame sul corpo dell’uomo, pare che la morte non sia stata immediata o dovuta alle ferite riportate nella caduta. L’uomo aveva alcuni graffi sulle mani e sul corpo, quasi avesse tentato più volte ed inutilmente di arrampicarsi sulle pareti dell’anfratto per risalire e portarsi in salvo. Avrebbe lanciato le ciaspole in alto, fin sul bordo del buco, per attirare l’attenzione di qualche passante. Ma la neve caduta nelle ore successive avrebbe cancellato questa fondamentale traccia. Il corpo è stato traslato nella camera mortuaria del cimitero di San Martino di Castrozza."

Ciao, Paolo. Avevi ancora tanta voglia di montagna…

P.S. Il libro di Genna lo attacco un altro giorno.

27 marzo 2006

UNA MODESTA PROPOSTA

DI WU MING 5:- )

[Legenda: Wu Ming1 – Roberto Bui; Wu Ming2 – Giovanni Cattabriga; Wu Ming3 – Luca Di Meo; Wu Ming4 – Federico Guglielmi; Wu Ming5 – Riccardo Pedrini]

"Il punto è, la carne di cane e gatto era economica. La carne di cane e di gatto aveva una caratteristica negativa: tale carne non era grassa. Anche se cani e gatti allevati per essere uccisi e mangiati erano alimentati in modo da venare di grasso i muscoli, la carne tritata rimaneva magra per gli standard ancora imperanti. E niente grasso, niente barbecue: posta sulla griglia, la carne dei migliori amici dell’uomo si sbriciolava. Occorreva legarla con composti a base di grasso, biologico o di sintesi, come si era cercato di fare in un’èra cosmica anteriore con la carne suina… [cut]… Il genio puro assomiglia al bagliore di un fulmine: qualcuno alla Liebig pensò di utilizzare grasso umano, coè riciclare grasso dalle liposuzioni. Aspirare preziosa floridezza da ventri, fianchi, glutei di femmine e maschi della specie: gli obesi, benché in forte calo tendenziale, erano ancora tanti. La neonata rete di assistenza sanitaria nazionale offriva la possibilità di operarsi GRATUITAMENTE. Essere grassi era antisociale. Essere grassi costava denaro alla comunità, denaro di contribuenti impiegato per salvare infartuari obesi, diabetici eccetera. Il grasso portava alla tomba, ma era una ricchezza. Quindi grasso umano a legar carne di cane tritata: scelta da connaisseur. Scelta da gourmet. Più che altro scelta da would-be-rich: gerarchizzava il consumo di carne in maniera simile a prima della Morìa. Gustose polpette di carne canina legata da grasso bio di primissima qualità. Il governo aveva appaltato ad alcune major i diritti sul grasso umano: tre compagnie si contendevano il resto del mercato… il sistema attivava un ciclo eterno. Utilizzare il grasso degli obesi per nutrire di carne grassa il paese: l’autofagia era l’uovo di colombo, il moto perpetuo." (Da "FREE KARMA FOOD", pp. 84-85).

E ora un vecchio articolo dal Manifesto che recupera la Modesta Proposta di Jonathan Swift:

Sui pregi del cannibalismo

(da http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Gennaio-2001/0101lm14.01.html )

Si susseguono i rapporti delle istituzioni internazionali, che attirano l’attenzione sulla poco invidiabile sorte dei bambini del terzo mondo. Attualmente, sei neonati su 100 non arrivano al loro primo compleanno, e 8 bambini, su 100 che sopravvivono, muoiono prima dei cinque anni…Da qui al 2025, due miliardi di esseri umani andranno ad aggiungersi alla popolazione mondiale. La quasi totalità di questi (circa il 97%) nascerà nei paesi poveri del Sud e conoscerà un’infanzia miserabile con gravi carenze alimentari, in una condizione di drammatica mancanza di acqua potabile, alloggi, istruzione, assistenza sanitaria. In alcuni paesi dell’ex Urss, il crollo delle vecchie strutture di assistenza sociale ha lasciato abbandonati a se stessi migliaia di bambini. In particolare – come rivelano in queste pagine le fotografie di Alexander Glyadyelov – in Ucraina, paese che, nel 1933, durante l’epoca di Stalin, ha conosciuto una terrificante carestia che ha provocato la morte di quattro milioni di persone e ha spinto alcuni contadini a mangiare i propri figli morti (1)… Come non pensare al corrosivo pamphlet satirico dello scrittore irlandese Jonathan Swift, scritto nel 1729, Modesta proposta per i bambini poveri d’Irlanda, di cui pubblichiamo qui ampi stralci? Per protestare contro la situazione di spaventosa miseria conosciuta allora dall’Irlanda sotto la dominazione inglese, Swift, con tono feroce e disperato, scrive che gli Irlandesi considererebbero «una grande fortuna quella di essere messi in vendita come cibo di qualità all’età di un anno, evitando così tutta una serie di disgrazie come quelle da loro patite per l’oppressione dei padroni». (1) Georges Sokoloff, 1933, l’Année noire. Témoignages sur la famine en Ukraine, Albin Michel, Parigi


"È cosa ben triste, per quanti passano per questa grande città o viaggiano per il nostro Paese, vedere le strade, sia in città, sia fuori, e le porte delle capanne, affollate di donne che domandano l’elemosina seguite da tre, quattro o sei bambini tutti vestiti di stracci, e che importunano così i passanti. Queste madri, invece di avere la possibilità di lavorare e di guadagnarsi onestamente da vivere, sono costrette a passare tutto il loro tempo andando in giro ad elemosinare il pane per i loro infelici bambini, i quali, una volta cresciuti, diventano ladri per mancanza di lavoro, o lasciano il loro amato Paese natio per andarsene a combattere per il pretendente al trono di Spagna, o per offrirsi in vendita ai Barbados.
Penso che tutti i partiti siano d’accordo sul fatto che tutti questi bambini, in quantità enorme, che si vedono in braccio o sulla schiena o alle calcagna della madre e spesso del padre, costituiscano un serio motivo di lamentela, in aggiunta a tanti altri, nelle attuali deplorevoli condizioni di questo Regno; e, quindi, chiunque sapesse trovare un metodo onesto, facile e poco costoso, atto a rendere questi bambini parte sana ed utile della comunità, acquisterebbe tali meriti presso l’intera società, che gli verrebbe innalzato un monumento come salvatore del paese.
Io tuttavia non intendo preoccuparmi soltanto dei bambini dei mendicanti di professione, ma vado ben oltre: voglio prendere in considerazione tutti i bambini di una certa età, i quali siano nati da genitori in realtà altrettanto incapaci di provvedere a loro, di quelli che chiedono l’elemosina per le strade.
Per parte mia, dopo aver riflettuto per molti anni su questo tema importante ed aver considerato attentamente i vari progetti presentati da altri, mi sono reso conto che vi erano in essi grossolani errori di calcolo. È vero, un bambino appena partorito dalla madre può nutrirsi del suo latte per un intero anno solare con l’aggiunta di pochi altri alimenti, per un valore massimo di spesa non eccedente i due scellini, somma sostituibile con l’equivalente in avanzi di cibo, che la madre si può certamente procurare nella sua legittima professione di mendicante; ma è appunto quando hanno l’età di un anno che io propongo di provvedere a loro in modo tale che, anziché essere di peso ai genitori o alla parrocchia, o essere a corto di cibo e di vestiti per il resto della vita, contribuiranno invece alla nutrizione e in parte al vestiario di migliaia di persone.
Un altro grande vantaggio del mio progetto sta nel fatto che esso impedirà gli aborti procurati e l’orribile abitudine, che hanno le donne, di uccidere i loro bambini bastardi; abitudine, ahimè, troppo comune fra di noi; si sacrificano così queste povere creature innocenti, io credo, più per evitare le spese che la vergogna, ed è cosa, questa, che muoverebbe a lacrime di compassione anche il cuore più barbaro ed inumano.
Di solito si calcola che la popolazione di questo Regno sia attorno al milione e mezzo, ed io faccio conto che, su questa cifra, vi possano essere circa duecentomila coppie, nelle quali la moglie sia in grado di mettere al mondo figli; da queste tolgo trentamila, che sono in grado di mantenere i figli, anche se temo che non possano essere tante, nelle attuali condizioni di miseria, ma, pur concedendo questa cifra, restano centosettantamila donne feconde. Ne tolgo ancora cinquantamila, tenendo conto delle donne che non portano a termine la gravidanza o che perdono i bambini per incidenti o malattia entro il primo anno.
Restano, nati ogni anno da genitori poveri, centoventimila bambini.
Ed ecco la domanda: come è possibile allevare questa moltitudine di bambini, e provvedere loro? Come abbiamo già visto, nella situazione attuale questo è assolutamente impossibile, usando tutti i metodi finora proposti. Infatti non possiamo impiegarli né come artigiani, né come agricoltori, perché noi non costruiamo case (intendo dire in campagna), né coltiviamo la terra; ed essi possono ben di rado guadagnarsi da vivere rubando finché non arrivano all’età di sei anni, salvo che non posseggano doti particolari; anche se, lo debbo ammettere, imparano i rudimenti molto prima di quell’età. Ma in questo periodo essi possono essere considerati propriamente solo degli apprendisti, come mi ha spiegato un personaggio eminente della contea di Cavan; il quale appunto mi ha dichiarato che non gli capitò mai di imbattersi in più di uno o due casi al di sotto dell’età di sei anni, pur in una parte del Regno tanto rinomata per la precocità in quest’arte.
I nostri commercianti mi hanno assicurato che i ragazzi e le ragazze al disotto dei dodici anni non costituiscono merce vendibile, e che anche quando arrivano a questa età non rendono più di tre sterline o, al massimo, tre sterline e mezza corona, al mercato; il che non può recar profitto né ai genitori né al Regno, dato che la spesa per nutrirli e vestirli, sia pure di stracci, è stata di almeno quattro volte superiore.
Io quindi presenterò ora, umilmente, le mie proposte che, voglio sperare, non solleveranno la minima obiezione.
Un americano, mia conoscenza di Londra, uomo molto istruito, mi ha assicurato che un infante sano e ben allattato all’età di un anno è il cibo più delizioso, sano e nutriente che si possa trovare, sia in umido, sia arrosto, al forno o lessato; ed io non dubito che possa fare lo stesso ottimo servizio in fricassea o al ragù.
Espongo allora alla considerazione del pubblico che, dei centoventimila bambini già calcolati, ventimila possono essere riservati alla riproduzione della specie, dei quali solo un quarto maschi, il che è più di quanto non si conceda ai montoni, ai buoi ed ai maiali; ed il motivo è che questi bambini sono di rado frutto del matrimonio, particolare questo che i nostri selvaggi non tengono in grande considerazione, e, di conseguenza, un maschio potrà bastare a quattro femmine. I rimanenti centomila, all’età di un anno potranno essere messi in vendita a persone di qualità e di censo in tutto il Regno, avendo cura di avvertire la madre di farli poppare abbondantemente l’ultimo mese, in modo da renderli rotondetti e paffutelli, pronti per una buona tavola.
Un bambino renderà due piatti per un ricevimento di amici; quando la famiglia pranzerà da sola, il quarto anteriore o posteriore sarà un piatto di ragionevoli dimensioni e, stagionato, con un po’ di pepe e sale, sarà ottimo bollito al quarto giorno, specialmente d’inverno.
Ho calcolato che, in media, un bambino appena nato venga a pesare dodici libbre e che in un anno solare, se nutrito passabilmente, arrivi a ventotto.
Ammetto che questo cibo verrà a costare un po’ caro, e sarà quindi adattissimo ai proprietari terrieri, i quali sembra possano vantare il maggior diritto sui bambini, dal momento che hanno già divorato la maggior parte dei genitori.
(…) Ho già calcolato che il costo di allevamento per un infante di mendicanti (nella quale categoria faccio entrare tutti i contadini, i braccianti ed i quattro quinti dei mezzadri) è di circa due scellini l’anno, stracci inclusi; ed io penso che nessun signore si lamenterà di pagare dieci scellini il corpo di un bambino ben grasso che, come ho detto, può fornire quattro piatti di ottima carne nutriente per quando abbia a pranzo qualche amico, da solo o con la famiglia. Il proprietario di campagna imparerà così ad essere un buon padrone ed acquisterà popolarità tra gli affittuari, la madre avrà dieci scellini di profitto netto e sarà in condizione di lavorare finché non genererà un altro bambino.
I più parsimoniosi (ed io confesso che la nostra epoca ne ha bisogno) potrebbero scuoiare il corpo, la cui pelle, trattata artificialmente, dà meravigliosi guanti per signora e stivaletti estivi per signori eleganti.
Per quanto concerne la nostra città di Dublino, nelle parti più acconce, potrebbero apprestarsi mattatoi per codesta bisogna; e possiamo star certi che non mancheranno i macellai; anche se io vorrei raccomandare di comperar vivi i bambini e di prepararli caldi, appena finito di usare il coltello, come si fa per arrostire i maiali. (…) Io ritengo che i vantaggi offerti dalla mia proposta siano molti e più che evidenti, ed anche della massima importanza.
Primo: come ho già osservato, diminuirebbe enormemente il numero dei papisti dai quali siamo infestati annualmente, dato che, nella nazione, sono quelli che fanno più figli, oltre ad essere i nostri nemici più pericolosi; e se restano in Patria, lo fanno di proposito, per consegnare il Regno al Pretendente, sperando di trarre vantaggio dall’assenza di tanti buoni protestanti, che hanno preferito abbandonare il loro Paese piuttosto che starsene a casa a pagare le decime contro coscienza ad un coadiutore del vescovo.
Secondo: i poveri affittuari avranno dei beni di loro proprietà che, per legge, potranno essere resi suscettibili di sequestro ed aiutare a pagare l’affitto al padrone, dal momento che grano e bestiame sono già stati confiscati ed il denaro è cosa del tutto sconosciuta.
Terzo: previsto che il mantenimento di circa centomila bambini dai due anni in su non può essere calcolato di un costo inferiore a dieci scellini l’anno per ogni capo, il patrimonio della nazione aumenterà in questo modo di cinquantamila sterline l’anno, senza tener conto della nuova pietanza introdotta nelle mense di tutti i signori del Regno che siano di gusti raffinati; ed il denaro circolerà fra di noi, essendo l’articolo completamente di nostra produzione e lavorazione.
Quarto: i produttori regolari, oltre al guadagno di otto scellini buoni, ottenuti annualmente con la vendita dei bambini, si libereranno del peso di mantenerli dopo il primo anno di età.
Quinto: questa nuova esperienza porterà anche molti consumatori alle taverne, e gli osti avranno certamente la precauzione di procurarsi le migliori ricette per prepararla alla perfezione; quindi i loro locali saranno frequentati da tutti i signori di rango, che giustamente vengono valutati in base alla conoscenza che hanno della buona cucina; ed un cuoco esperto, che sappia come conquistarsi il favore della clientela, farà in modo di mantenere un prezzo che li saprà soddisfare.
Sesto: si avrebbe un grande incoraggiamento al matrimonio, che tutte le nazioni di buon senso hanno cercato di favorire con premi, o imposto con leggi ed ammende. Aumenterebbe la cura e la tenerezza delle madri per i bambini, quando fossero sicure di una sistemazione certa sin dall’inizio, e procurata in qualche modo dalla comunità a loro annuo profitto, anziché a loro carico; e ben presto avremmo modo di vedere un’onesta emulazione fra le donne sposate nel portare al mercato il bambino più grasso. Gli uomini, durante la gravidanza della moglie, le sarebbero affezionati tanto quanto lo sono ora alla cavalla, alla mucca o la scrofa prossima a figliare, né la minaccerebbero di pugni e di calci (cosa purtroppo frequente nella pratica), per timore di un aborto.
Potrebbero elencarsi molti altri vantaggi. Ad esempio, l’aumento di qualche migliaio di esemplari nella nostra esportazione di manzo in barile, la maggior diffusione della carne di porco, ed un miglioramento nell’arte di fare il buon prosciutto che si trova in quantità tanto scarsa a cagione del grande consumo che facciamo di maialini da latte, una pietanza troppo frequente nelle nostre mense che tuttavia non è neppure alla lontana paragonabile, sia per il sapore sia per la figura che fa, a quella fornita da un bambino di un anno, grasso e ben pasciuto: il quale, arrostito intero, farà una splendida figura alla festa del sindaco della città o a qualsiasi altro ricevimento pubblico. Ma questo ed altro voglio tralasciare, preoccupandomi di esser conciso (…).
Io non prevedo obiezione possibile alla mia proposta, a meno che non si insista nel dire che la popolazione del Regno in questo modo diminuirebbe notevolmente. Lo ammetto ben volentieri, ed è questo, di fatto, uno degli scopi principali della mia proposta. Prego il lettore di osservare che il mio rimedio è destinato soltanto ed unicamente a questo Regno d’Irlanda e a nessun altro che sia mai esistito, che esista o abbia ad esistere nel futuro sulla terra. Che quindi non mi si parli di altri espedienti: di tassare di cinque scellini la sterlina i proprietari che non si curano delle loro terre; di non usare abiti o mobili di casa che non siano di nostra produzione e lavorazione; di respingere tutti i materiali e gli strumenti che favoriscano il lusso straniero; di guarire le nostre donne dalla mania delle spese che fanno per orgoglio, vanità, pigrizia e passione del gioco; di introdurre una vena di parsimonia, prudenza e temperanza; di imparare ad amare il nostro Paese, cosa in cui siamo diversi persino dai Lapponi e dagli abitanti di Topinambu; di abbandonare la nostra animosità e la faziosità, e di non comportarci più come gli Ebrei, che si scannavano l’un l’altro persino nel momento in cui la loro città veniva presa; di stare un po’ più attenti a non vendere il nostro Paese e la nostra coscienza per niente; di insegnare ai proprietari ad avere almeno un po’ di pietà per i loro affittuari. Infine, di far entrare un po’ di onestà, di operosità e di capacità nello spirito dei nostri bottegai i quali, se potesse ora esser presa la decisione di comprare soltanto merce nostra, si unirebbero immediatamente per imbrogliarci e ricattarci sul prezzo, sulla misura e sulla qualità, né si sono mai potuti indurre a fare qualche proposta commerciale onesta e decente, nonostante siano stati spesso e calorosamente invitati.
Pertanto, ripeto, che nessuno venga a parlarmi di questi espedienti o di altri del genere, finché non abbia almeno un barlume di speranza che vi possa essere qualche generoso e sincero tentativo di metterli in pratica.
Quanto a me, stanco com’ero di offrirvi utopie inutili ed oziose, alla fine disperavo ormai del successo: quando per fortuna mi è venuta in mente questa proposta che, essendo interamente nuova, presenta alcunché di solido e di concreto, è di nessuna spesa e di poco disturbo, rientra pienamente nelle nostre possibilità di attuazione, e non fa correre il rischio di recar torto all’Inghilterra. Infatti questo tipo di merce non tollera l’esportazione, perché la carne è di consistenza troppo tenera per consentire una lunga durata nel sale; anche se forse io potrei nominare un Paese che sarebbe ben contento di mangiarsi per intero tutta la nostra nazione anche senza questo condimento.
Dopo tutto, non sono così tenacemente avvinto alla mia idea da rifiutare qualsiasi proposta che venga fatta da persone di buon senso, che sia altrettanto innocente, facile da mettersi in pratica, efficace e di poco costo. Ma prima che qualcosa del genere venga presentato in concorrenza con il mio progetto, offrendo qualcosa di meglio, desidero che l’autore, o gli autori, abbiano la cortesia di ponderare a lungo due punti. Primo: stando le cose come stanno, come potranno trovare cibo e vestiti per centomila bocche e spalle inutili. Secondo: esiste in questo Regno circa un milione di creature in sembianze umane, le quali, pur mettendo insieme tutti i loro mezzi di sussistenza, resterebbero con un debito di due milioni di sterline; mettiamo i mendicanti di professione insieme con la massa di agricoltori, braccianti e giornalieri che, con le loro donne ed i bambini, sono mendicanti di fatto: ed io invito quei politici, ai quali non garba il mio progetto, e che forse avranno il coraggio di azzardare una risposta, ad andare a chiedere prima di tutto ai genitori di questi mortali se non pensino, oggi come oggi, che sarebbe stata una grande fortuna quella di essere andati in vendita come cibo di qualità all’età di un anno, alla maniera da me descritta, evitando così tutta una serie di disgrazie come quelle da loro patite, per l’oppressione dei padroni, l’impossibilità di pagare l’affitto senza aver denaro o commerci di qualche sorta, la mancanza dei mezzi più elementari di sussistenza, di abitazione e di abiti per ripararsi dalle intemperie, con la prospettiva inevitabile di lasciare per sempre in eredità alla loro discendenza questi medesimi triboli, se non peggiori.
Dichiaro con tutta la sincerità del mio cuore che non ho il minimo interesse personale a cercar di promuovere quest’opera necessaria e che non sono mosso da altro motivo che il bene generale del mio Paese, nel miglioramento dei nostri commerci, nell’assistenza ai piccoli e l’aiuto ai bisognosi, e nella possibilità di offrire qualche piacevole passatempo agli abbienti. Io non ho bambini dai quali possa propormi di ricavare qualche soldo: il più piccolo ha nove anni, e mia moglie ha ormai passata l’età di averne ancora." (Brano tratto dall’edizione Rizzoli ‘Una modesta proposta e altre satire’, Bur bilingue, 1997. Traduzione di B. Armellin.)

26 marzo 2006

  Autore: Elido Fazi
Titolo: L’amore della luna
Collana: Le vele
Pagine: 458 pp.
Isbn: 88-8112-654-0
Data di uscita: 3/11/2005

Cosa sta leggendo? "L’amore della luna", di ELIDO FAZI. Per il momento vi copio-incollo l’argomento:- )

"Agosto 1819. Tormentato dai debiti e ferocemente stroncato dai critici letterari delle più influenti riviste dell’epoca, John Keats si trasferisce con il suo migliore amico Charles Brown nell’isola di Wight, e poi a Salisbury, nel tentativo di completare Iperione, il poema che avrebbe dovuto garantirgli la fama e il successo tanto amati e allo stesso tempo disprezzati. Per concentrarsi sul libro cerca di dimenticare il suo folle e totalizzante amore per l’adorata Fanny. Ma nel giro di poche settimane si ritrova a perdere tutto: l’amore per la poesia, il desiderio di fama e la passione. Non prima però di aver scritto, il 19 settembre, "Ode all’Autunno", una delle più importanti poesie della letteratura inglese di tutti i tempi. Ma cos’è che lo porta al crollo di tutte le sue illusioni e perché dopo "all’Autunno" non riuscirà più a scrivere neanche un verso? L’amore della luna ripercorre in modo appassionato e coinvolgente l’ultimo periodo della vita di Keats, raccontando per la prima volta in forma narrativa il mese che cambiò per sempre il destino di uno dei maggiori poeti della storia."

L’AUTORE Elido Fazi di John Keats ha già tradotto per la sua casa editrice il poema epico in versi sciolti La caduta di Iperione.

"Talvolta", scrisse Giuseppe Tomasi di Lampedusa, "appaiono sulla terra degli esseri che riflettono nella loro esistenza una luce più che umana. Ma per appartenere a questa ristrettissima élite il GENIO non basta: né Shakespeare, né Dante, né Michelangelo, né Baudelaire sono degli ‘angeli’. Sono forse degli Dei, angeli non sono. Bisogna, per essere annoverati fra gli angeli, morire molto giovani, o giovanissimi cessare qualunque attività artistica; bisogna, va da sé, che questa attività sia di valore supremo; bisogna insomma che la loro apparizione sia fulgida e brevissima, così da dare a noi grigi mortali la sensazione di un visitatore superumano che durante un istante ci abbia guardato, e sia dopo ritornato ai suoi cieli, lasciandoci doni di qualità divina e anche un amaro rimpianto per la fugacità della sua apparizione. Fra gli ‘ angeli’ io ritrovo Raffaello e Masaccio, Mozart e Hölderlin, Rimbaud e Maurice de Guérin, Shelley, Marlowe e Keats… [cut]… In questa lista, splendente di gioia e, per noi, di lacrime, il posto supremo spetta a John Keats. Di tutti egli è il solo assolutamente puro. So bene che non è colpa loro, ma qualche macchia di fango imbratta le ali di Marlowe e di Shelley; Rimbaud è indubbiamente un angelo, ma, come Marlowe, non si sa bene se venisse da su o da giù; la lussuria di Raffaello, la follia di Hölderlin, l’iracondia di Masaccio, la moglie di Mozart sono delle lievi mende sul candore delle loro vesti. Angelo di prima classe, arcangelo, serafino, cherubino, angelo a tutto tondo, angelo a cento carati, angelo con le ali di prima scelta garantite contro le tarme non vi è che John Keats."

P.S.

1) Forse Roberto Bui & gli altri Wuminghi avrebbero qualcosa da obiettare a Tomasi di Lampedusa…

2) Vabbè, io non sarò un "angelo" in quel senso lì, ma almeno un angelini sì:-

25 marzo 2006

Supplemento culturale del sabato
24 pagine a colori:

Il Grand Tour di Andersen, identikit estetico.
Alias – Il Manifesto,
11/3/2006

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Su Alias, supplemento de Il Manifesto dell’11 marzo u.s., LUCA SCARLINI ha pubblicato una interessantissima recensione intitolata "Il Grand Tour di Andersen, identikit estetico". Ecco incipit ed explicit:
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"Fazi, dopo Il Violinista, torna ad Hans Christian Andersen con O.T. (traduzione di Lucio Angelini, pp. 359, Euro 16,50), peculiare composizione del 1836, che si propone dal titolo come ‘un romanzo danese’. Lo scrittore gioca qui sulla corda dell’instant book, parlando diffusamente delle mode del momento riflesse nelle azioni del protagonista, Otto Thostrup, segnato da un’infanzia difficile e da un tatuaggio inciso a lettere di fuoco come marchio d’infamia… [cut]… L’elemento feuilleton è quindi esplicito, ma alla lettura colpisce meno dell’altro aspetto, decisamente legato alla condivisione o alla critica delle idee correnti, in cui si disegna l’identikit estetico di una generazione. Siamo, quindi, vicini alla febbrile tessitura de L’improvvisatore, titolo capitale del 1835, bizzarramente negletto dall’editoria italiana nell’anno del bicentenario. Al centro della trama scorre un fil rouge evidente: la presenza dell’artista come filtro alla rappresentazione del reale, tra turbamenti di gender e salde dichiarazioni di intenti, dispiegando una precisa capacità di verifica degli stereotipi, come è facile riscontrare a tratti anche nel monumentale Diario, tra epifanie e rivelazioni."
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23 marzo 2006

(Immagine da http://argentina.indymedia.org/uploads/berlusconi20nudo.jpg )

NUDO ALLA FRUTTA

"Silvio Berlusconi è in crisi e la sua caduta, al momento, appare ineluttabile. Non che i nuovi ceti medi che ha saputo rappresentare per alcuni anni siano scomparsi; tutt’altro, la loro egemonia perdura. Solo che, in una fase in cui le possibilità di arricchimento rapido si restringono, manifestano la necessità di qualcosa di più solido di una forma di governo fatta di nulla, priva di programma, di ideologia, di proposte che non siano contingenti, di visioni ampie. Sicuramente quei ceti, all’allievo di Craxi, preferirebbero oggi un nuovo Craxi. In mancanza di meglio, si volgono al centrosinistra… [cut] [Berlusconi] ha eretto un sistema fondato sulla finzione, operazione di sicuro successo nel paese che ha dato i natali alla commedia dell’arte e ha un culto per i Pulcinella. Ha reinventato i comunisti per avere un nemico identificabile, ha simulato basi ideologiche per giustificare il proprio empirismo, ha evocato mete chiaramente irraggiungibili credendo di farle concrete attraverso la reiterazione del rituale evocativo, ha spacciato sogni suoi nel tentativo di renderli collettivi. In simultanea – ed è tratto caratteristico – modificava se stesso attraverso ripetuti interventi di chirurgia plastica, nello sforzo (in parte riuscito) di far dimenticare la propria identità di settantenne. Di Berlusconi e della sua “insurrezione” neoliberale, dopo l’abbandono da parte dei ceti medi, rimarrà una maschera. Ma con lui non sparirà la “nuova destra” italiana. Al contrario. La destra vera deve ancora venire. (Dalla "Relazione pronunciata da VALERIO EVANGELISTI a Siviglia, il 27 ottobre 2005, al convegno Nueva derecha: ideas y medios para la contrarrevolución, organizzato dalla rivista Archipiélago e dalla ‘Università Internazionale dell’Andalusia – Sezione Arteypensamiento.) e pubblicato nel gennaio 26, 2006 04:08 AM su www.carmillaonline.com  con il titolo "Berlusconi ‘socialista’ e la Nuova Destra in Italia")

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"Berlusconi sta studiando il modo di passare davvero alla storia, progettando una maniera inedita, unica e spettacolare di uscire di scena. La caduta di Berlusconi non è e non sarà una caduta qualunque. La psiche decisamente eccedente di questo singolare condottiero riassume, infatti, tutti o quasi gli archetipi della pazzia del potere, almeno quelli fin qui noti: siede su una montagna d’oro, costruisce mausolei, scava cunicoli, vuole farsi seppellire con i suoi schiavi, si è fatto imbalsamare da vivo, suona la cetra, dichiara guerra all’Oriente, nomina senatore il suo cavallo, ride senza motivo, telefona a Mimun. A parte il ratto delle vergini, l’allergia alla kriptonite e la creazione di una Chiesa scismatica, la casistica è completa, e riunisce mirabilmente, in un solo uomo e in un solo secolo, l’antropologia del superpotere monocratico così come è stata classificata dalle scienze sociali e da quelle psichiatriche. Dove sta, dunque, la novità? Rinserrato in una delle sue cento dimore con i suoi più stretti collaboratori, Berlusconi sta studiando il modo di passare davvero alla storia, progettando una maniera inedita, unica e spettacolare di uscire di scena. Secondo l’ipotesi più accreditata, e suffragata dalla cronaca recente, Berlusconi assumerebbe ad interim tutti i ministeri, unificandoli in un solo grande Ministero dei Ministeri, la cui sede è una copia fedele del Machu Pichu già in costruzione in una località segreta. Qui, in piedi sulla pietra più alta del luogo sacro, in costume da sacerdote inca, con un enorme copricapo di penne di pappagallo e un perizoma di anaconda, svelerà di essere giunto sulla Terra 15 mila anni fa da un’altra galassia, e di volervi fare ritorno. Quindi salirà su un’astronave e sparirà nel cosmo, dal quale in ogni modo continuerà a rompere i coglioni facendosi intervistare da ‘Radio anch’io’ ogni lunedì. Tornerà solo per le vacanze in Sardegna con i suoi amici capi di Stato: Gnork, imperatoredel pianeta Kubik, con due nasi entrambi rifatti dal chirurgo; Krudelia, regina della Nebulosa del Male, in viaggio di lavoro in Italia per studiare le riforme istituzionali del professor Panebianco; Pork, re di Ork, che porta in regalo 20 veline alte cento metri, con un ristorante panoramico in mezzo alle tette, e il suo libro di barzellette sui peti e sui rutti; e George Bush, presidente degli Stati Uniti d’America. Un altro scenario prevede che, rinserrato nel suo bunker sardo, nei sotterranei di Villa Spectre, Berlusconi stia progettando un nuovo Nautilus, a bordo del quale intende sparire nel fondo degli oceani per individuare finalmente Atlantide e diventarne l’imperatore. L’operazione, squisitamente politica, ricalcherebbe fedelmente tempi e modi della recente conquista dell’Italia. In primo luogo, milioni di monitor sottomarini diffonderanno le versioni ittiche di ‘Dallas’ e ‘Drive in’, degli editoriali di Roberto Gervaso e dei telegiornali Mediaset, anche se è molto difficile trovare una seppia delle dimensioni di Mario Giordano, e altrettanto inespressiva. In pochi anni, l’intera fauna marina sarà ricondotta allo stato primordiale, quello di molluschi decerebrati. A questo punto Berlusconi annuncerà di voler liberare gli abissi dalla millenaria dittatura comunista, evidenziata dal collettivismo ottuso dei banchi di aringhe e di merluzzi. Introdurrà l’iniziativa privata, con il convinto sostegno dei pescecani, superando le resistenze delle cellule coralline, da sempre zone rosse e legate a un sistema di produzione fortemente centralizzato. Infine farà il suo trionfale ingresso in Atlantide, dove regnerà indisturbato grazie alle branchie ottenute con un efficace lifting e ad alcuni lodi che lo dichiarano proprietario esclusivo delle ostriche perlifere, delle aragoste e degli oleodotti. Avrà qualche difficoltà solo nell’affrontare l’annosa piaga dell’economia sommersa. Riemergerà ogni tanto davanti alle coste sarde, con i figli di terzo letto Piernettuno e Pierpaguro, per vantarsi con i bagnanti dei formidabili successi raggiunti dal suo governo subacqueo. Verrà allontanato dai bagnini, che lo riconosceranno grazie al parrucchino di alghe e alle pinne col rialzo. (Da "Silvio è allergico alla kriptonite", di Michele Serra, in "l’Espressonline" del 22 marzo 2006)

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"Il leader dell’Udc ha ironizzato su Romano Prodi paragonandolo al mago Otelma, reso fra l’altro celebre da apparizioni in trasmissioni tv con sofisticate vesti "parasacerdotali". Indispettito per l’ironia, Marco Amleto Belelli (è il vero nome dell’occultista) ha mandato un fax in cui si definisce «Primo Teurgo della Chiesa dei Viventi e Gran Maestro dell’Ordine Teurgico di Elios» e fa sapere che le sue previsioni sono serissime. «Il signor Casini potrà verificare tale assunto dopo il 10 aprile 2006 quando si verificherà quanto segue: a) vincerà il centrosinistra; b) Casini perderà la poltrona di presidente della Camera; c) Prodi diventerà presidente del Consiglio». Nel suo sito internet, però, Otelma appare più cauto sui destini di Casini: «Resterà a bocca asciutta ma non a tempo indeterminato». (Il Gazzettino del 22 marzo 2006):- / 

22 marzo 2006

AL MIO TRENTAMILLESIMO VISITATORE (se si segnalerà nei commenti o in email qui: lucioangelinichiocciolainfinitopuntoit), INVIERO’ UN LIBRO IN REGALO:- )

22 marzo 2006

Cazzo, ieri era l’equinozio e Riccardo Cocciante sarà sicuramente rinato cervo, sì,

CERVO A PRIMAVERA


Io rinascerò
cervo a primavera

oppure diverrò 

gabbiano da scogliera


una pernice di montagna
che vola eppur non sogna

e mi trasformerò 

in una foglia o una castagna

e io rinascerò
amico caro amico mio
e mi ritroverò
con penne e piume senza io
senza paura di cadere
intento solo a volteggiare
come un eterno migratore…

Altro che volteggiare come un eterno migratore. In Francia, con l’arrivo della primavera, gli hanno appioppato una bella condanna per evasione fiscale:

PARIGI – Condannato per frode fiscale a 30 mesi di prigione, di cui 20 con la condizionale, Riccardo Cocciante – in una nota dell’ufficio stampa – si è detto «molto sereno» sulla sentenza del tribunale di Parigi e annuncia che farà appello. A 60 anni, il cantante franco-italiano compariva in tribunale con la moglie Catherine accusato di essersi «sottratto con frode» nel 2001 «al pagamento dell’imposta sul reddito» del 2000. Secondo la nota resa pubblica, Cocciante – che risiede in Irlanda da 6 anni – «è in grado di certificare che per l’anno in oggetto le tasse sono state regolarmente versate al fisco irlandese». Secondo l’amministrazione francese, Cocciante, che nel 2000 era residente a Monaco, avrebbe dichiarato alle imposte un reddito inferiore a quello che risultava al fisco. Un reddito proveniente soprattutto dal successo della commedia musicale «Notre-Dame de Paris» – versione cantata del romanzo di Victor Hugo – che ha fatto più di 6 milioni di spettatori in Francia e all’estero. Negli ultimi mesii coniugi Cocciante hanno più volte dichiarato la loro «buona fede». Entro i prossimi 10 giorni il cantante presenterà il ricorso in appello che congela la pena fino alla data del prossimo processo. (da http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=893329 )

E’ proprio vero che non ci sono più le stagioni di una volta!

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