Archive for maggio 2006

LUCIO ANGELINI IN TRANSUMANZA:-)

31 maggio 2006

Rif. Similaun al Giogo Basso  / Similaunhütte

[ Rif. Similaun al Giogo Basso / Similaunhütte – Foto di Amelio Di Doi ]

Giugno, andiamo, è tempo di migrare…

Quest’anno il compleanno (11 giugno) lo passerò così (copio-incollo il programma da una mail del Cai di Mestre):

TRANSUMANZA IN VAL SENALES: CON LE PECORE TRA I GHIACCI
 
9 venerdì, 10 sabato, 11 domenica giugno
 

PROGRAMMA DELL’USCITA
Venerdì
PARTENZA ORE 6.00
arrivo a Vernago (1711 mt) ore 10.00
incontro con i pastori a Giogo Tasca (2.772 mt)
transumanza fino a Maso Corto (2011 mt)
cena e pernottamento
dislivello 1061 mt salita
 761 mt discesa
 
Sabato
partenza da Maso Corto ore 6.00 al seguito delle greggi
arrivo al Giogo Alto (2842 mt), pranzo al sacco
proseguimento lungo la Rofental fino a Vent- Austria (1896 mt)
cena e pernottamento
dislivello 831 mt salita
                    946 mt discesa
Domenica
partenza da Vent lungo l’altra via di transumanza, salita fino al Giogo Basso (3019 mt), con fermata al Rifugio Similaun per il pranzo
discesa a Vernago e ritorno a casa
dislivello 1123 mt salita
 1300 mt discesa
 
– per l’uscita necessita: allenamento, conoscenza ed esperienza di neve e ghiaccio, possesso e capacità d’uso di piccozza e ramponi
– numero massimo 15 persone

– il costo è di 100 euro (mezza pensione, assicurazione e iscrizione).
– il viaggio si fa con mezzi propri ed è a carico dei partecipanti
Il programma potrà subire cambiamenti e variazioni a seconda delle condizioni meteo e dell’innevamento. L’uscita richiede una buona preparazione fisica, abbigliamento adeguato all’alta montagna, scarponi pesanti, ramponi, piccozza."

Insomma, se morite dalla voglia di festeggiare con me, sapete dove trovarmi…

ANCHE I BLOG NASCONO E MUOIONO

30 maggio 2006

Scriveva ieri la Lipperini in Lipperatura:

"Lunedì, con la solita pila cartacea che pencola sempre più pericolosamente davanti a me, apprendo che nel frattempo il blog è morto. Mai distrarsi, lo diceva sempre mia nonna."

Lì per lì ho commentato:

 

"Il mio blog sta per compiere un anno: il 5 giugno prossimo. E mi si dice che la mortalità più alta sia proprio quella infantile (= nel primo anno di vita). Riuscirò a resistere un’altra settimana?"

Poi, però, mi è tornata in mente una mail ricevuta appena qualche giorno fa con l’annuncio:

 

"20 MAGGIO 2006 Nasce Mountain Blog"

"Mountain Blog – la montagna secondo te" nasce per raccontare protagonisti ed eventi della montagna in modo innovativo:
dall’alpinismo alla cultura, all’ambiente, all’arte… il tutto nella forma del blog, coinvolgendo i lettori con commenti, contributi e idee.
Il Club alpino italiano ha scelto Mountain Blog come strumento innovativo per aprirsi a "nuovi bisogni" e "nuove sensibilità"
ed andare incontro ai grandi cambiamenti culturali che si esprimono anche attraverso i nuovi strumenti di comunicazione.

http://www.mountainblog.it/

Intanto in  www.scrittomisto.it si legge:

"Pubblica anche tu con Scrittomisto!

Regolamento | Faq

L’obiettivo di Scrittomisto è quello di promuovere e valorizzare i contenuti delle rete e di creare occasioni di confronto tra lettori e autori sfruttando le potenzialità di Internet.

Naturalmente non possiamo mandare in stampa e in libreria tutto il materiale che ci arriva in redazione: per questo abbiamo pensato di condividerne la selezione con la rete e di dar vita a un Premio Letterario i cui vincitori abbiano la possibilità di pubblicare i loro testi nella collana Scrittomisto.

Per una volta non sarà l’editore a decidere quali autori pubblicare, ma la rete stessa, coadiuvata da un comitato imparziale di illustri giurati che si sono gentilmente prestati al gioco.

Partecipare è facile, bastano due mosse:
1) preparare un testo di minimo 140mila battute (massimo 180 mila) in formato pdf o rtf;
2) inviarlo come allegato all’indirizzo email
gp@scrittomisto.it.

Nell’email occorre indicare:
a) un abstract di 300 battute che riassuma i contenuti dell’opera,
b) l’eventuale nickname e l’indirizzo del blog o del sito dell’autore,
c) nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e indirizzo e-mail (questi dati non vengono pubblicati su
scrittomisto.it)
L’invio dell’email comporta l’iscrizione e quindi l’accettazione del Regolamento (quindi,
leggilo!).

Tutti gli elaborati partecipanti al Premio verranno esposti su Scrittomisto.it a partire dal momento dell’iscrizione sino al 30 novembre. Un sistema certificato di votazione registrerà i voti di tutti coloro che visitando il sito vorranno esprimere una preferenza con un voto da 1 a 5 ad una o più opere in gara.

Le trenta opere che avranno raggiunto la media voto più alta, con almeno 10 voti assegnati, supereranno il turno e passeranno alla fase finale di selezione.

La finale vede l’intervento dei giurati cui verranno sottoposte le trenta opere più votate. Il Comitato è composto da:
Sandrone Dazieri, romanziere;
Loredana Lipperini, giornalista, saggista, blogger, da anni scrive sulle pagine culturali di Repubblica;
Marino Sinibaldi, conduttore della trasmissione radiofonica Fahrenheit e vicedirettore di RadioRai3.

Il Comitato eleggerà i tre vincitori, le cui opere verranno pubblicate nella collana Scrittomisto, in uscita in libreria entro la primavera del 2007.

E in più, crepi l’avarizia, ognuno dei tre riceverà un buono per l’acquisto di 500 euro in libri spendibile su Internet Bookshop.

Il concorso è aperto a tutti i blogger italiani e gli autori di testi online, senza limiti di età.

Tutto chiaro? Semplice, vero? Bene, allora ai posti di partenza, pronti… via!"

[Spero non abbiano letto, nel mio post di ieri, la poesia: "Premio Opera Prima":-) ]

APPUNTI DI ESTETICA

29 maggio 2006
(Un elefante pittore)
*********
Il mondo è grande. Nel mondo, per giunta, ognuno si costruisce un proprio mondo, dall’interno del quale giudica il mondo più grande in cui si è trovato a vivere. Gli artisti sentono in modo particolarmente assillante l’esigenza di comunicare la propria visione del mondo (è la cosiddetta ‘URGENZA ESPRESSIVA’) e non trovano pace finché non l’hanno espressa in una o più opere. Benché essa sia solo la loro ‘particolare’ visione del mondo, in realtà la ritengono significativa o valida anche per altri, ovvero degna di essere comunicata al maggior numero possibile di propri simili. E come procedono? Operando, essenzialmente, una serie di SCELTE (che di volta in volta escludono tutte le possibili altre) e di RINUNCE.
Prendiamo il caso di un pittore: non appena comincia a sentirsi ‘agito’ (com si diceva negli anni Settanta del secolo scorso) dalla suddetta urgenza espressiva egli:
 
1) sceglie uno spazio e lo circoscrive, rinunciando a tutto il rimanente. Ritagliato lo spazio (di solito una tela rettangolare di dimensioni più o meno ragionevoli), lo INCORNICIA (se vuole) e…
 
2) ci ficca dentro delle cose. Quali? Lì viene il bello. La scelta è infinita: nella realtà esterna ci sono miliardi e miliardi di cose, e altrettante nella nostra realtà interiore, per non parlare di quelle immaginabili attraverso la cosiddetta FANTASIA (l’artista ha capacità creativo-combinatorie particolarmente spiccate). Quali SCEGLIERE? A quali altre RINUNCIARE? L’artista restringe drasticamente il campo e si concentra su pochi elementi soltanto, che inserisce (raffigura)  nella tela, ad esclusione di tutti gli altri.
 
3) Proprio perché scelti fra miliardi e miliardi di altri e inseriti nello spazio privilegiato e limitato della tela (separata o meno dal resto del mondo da una cornice), gli elementi rappresentati assumono una fortissima CARICA o VALENZA simbolica. Si incaricano di esprimere, cioè, non solo se stessi (alla lettera) ma l’intero mondo dell’artista & la sua visione del mondo in generale… insieme ad altre sue precedenti e/o future opere, beninteso. Tale visione può essere ottimistica, pessimistica, perplessa, inorridita eccetera…
 
4) L’opera d’arte ha una particolarità: è POLISENSA. Ha, cioè, la capacità di comunicare messaggi diversi a persone diverse o anche alla stessa persona in momenti diversi del tempo. Parla simultaneamente alla mente, al cuore, all’intelletto. I suoi messaggi sono APERTI. Cambiano nel tempo e da persona a persona. Possono essere colti facilmente o con difficoltà. L’arte, come i sogni, non è LOGICA, semmai ANALOGICA (crea nessi tra cose lontane), opera a livello simbolico.. eccetera.
 
5) Sensibilizzarsi all’ARTE e al BELLO non è semplicissimo: occorre affinare i propri strumenti di valutazione, inquadrare le varie opere nel tempo storico in cui sono state prodotte e bla bla bla. La COMPETENZA critica, insomma, non si improvvisa, richiede preparazione e fatica, anche se molti si accontentano di rilasciare istintivi giudizi estemporanei  ("Che bello!"/ "Che brutto!")…
 
Il successo e la fortuna critica di un’opera o di un artista sono legati a fattori complessi. Un artista può piacere poco o molto finché vive, poco o molto dopo morto, non piacere a nessuno MAI né da vivo né da morto eccetera. Nel campo dell’arte, inoltre, ci sono più SANTI che NICCHIE. Tantissimi artisti dotati di talento restano sconosciuti, e solo un numero ristretto – i soliti raccomandati! :- ) – raggiunge un adeguato apprezzamento/riconoscimento. Va da sé che se ciascuno di noi producesse un capolavoro, sarebbe la fine dell’arte, o quantomeno del suo mito…
Ed ecco, adesso, una mia vecchia poesia, che non ha ancora ricevuto un ‘adeguato apprezzamento/riconoscimento’:-)
                     
                      "PREMIO OPERA PRIMA"

                       ************************

Un nuovo premio
Opera Prima
non farebbe
che pompare
vieppiù
il soufflé
della giovane
narrativa
bisognoso
piuttosto
di uno
sfiatatoio
Anche l’amico
più caro
e inoffensivo
(in apparenza)
può ormai
un giorno
farci sobbalzare
mentre magari
stiamo prendendo
un caffè
confessandoci
(proprio adesso
che i libri
sono sempre
più inflazionati
e vivono
– se vivono –
soltanto
lo spazio
di un mattino):
«Sai,
ho
scritto
un libro»,
o (peggio ancora)
«un romanzo.»
Ma che cosa
credono
di fare,
scrivendo?
Un gesto
carico
di segreta
sacralità,
che attesti
la loro presenza
nel mondo?
Credono
– scrivendo un libro –
di esistere di più
o di esistere
veramente?
In realtà
chi scrive libri
– ammonisce
Karl Kraus –
lo fa soltanto
perché
non trova
la forza
di non farlo.
(Immagine da http://www.jpbutler.com/thailand/images/elephant-painting.jpg )

NARRATIVA DI ANTICIPAZIONE tra il 1895 e il 1984

27 maggio 2006

"Progetto Italia è lieta di invitarla al ciclo di conversazioni ‘STORIE DAL MONDO NUOVO. 5 libri che hanno immaginato il domani’. Conduce Peppino Ortoleva, docente di storia dei media a Torino. Ogni conversazione sarà preceduta da una lettura di brani a cura di Ivano Marescotti.Telecom Italia Future Centre. San Marco 4826. Venezia." Questo il testo dell’invito. Ed ecco gli appuntamenti:

5 maggio. 2001 Odissea nello spazio, di Arthur Clarke. Con Enrico Ghezzi, critico cinematografico, e Francesco Casetti, studioso di cinema.

11 maggio. La macchina del tempo, di H.G. Wells. Con Massimiliano Bucchi, sociologo della scienza, e Franco Carlini, giornalista.

22 maggio. Neuromante, di William Gibson. Con Paolo Fabbri, docente di semiotica dell’arte allo IUAV Venezia, e Carlo Antonelli, direttore editoriale della rivista musicale "Rolling Stone", Italia.

25 maggio. I Manifesti del Futurismo. Con Paolo Rosa, artista Studio Azzurro, e Angela Vettese, critica d’arte e Presidente Fond. Bevilacqua La Masa, Venezia.

7 giugno. Un mondo nuovo, di Aldous Huxley, con Stefano Rodotà, giurista, e Gian Paolo Prandstraller, sociologo.

Tutti gli incontri alle ore 21.00. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Rubo dalla scheda di presentazione:

"Nel celebre racconto Il continuum di Gernsback di Wlliam Gibson, l’autore di Neuromante, un archeologo percorre la California alla ricerca dei resti e delle reliquie… del futuro. Cerca nelle facciate degli edifici come nei resti di mobilio antico o nelle illustrazioni di giornali quello che è ancora rimasto dei sogni fantascientifici su salti interstellari e comunicazione telepatica, teletrasporto e mondi nuovi. Proprio a Hugo Gernsback (al cui nome è dedicato il più importante premio per la letteratura di fantascienza) si deve il termine scientifiction, da cui science fiction, anche se le origini della narrativa di anticipazione risalgono ad autori precedenti, come Jules Verne e soprattutto H.G. Wells. Nel corso del secolo passato profezie e utopie, sogni e incubi imperniati sull’avvenire, non hanno solo costituito la base di un genere letterario e cinematografico; hanno intessuto di sé i progetti di riforma e gli stili di vita, il gusto e l’azione politica, delle società svluppate. E i prodotti dell’immaginazione novecentesca, con le preoccupazioni e con le speranze che continuano a trasmetterci, si fanno tuttora sentire nei modi in cui il nostro tempo prefigura il suo avvenire. Il tornare su quelle "storie" può aiutarci a cogliere i processi profondi che hanno attraversato un secolo e sono ancora in corso e a verificare l’attuablità di progetti e previsioni che continuano a colpire la nostra fantasia o a destare i nostri timori. In questi incontri ritroveremo cinque testi apparsi tra il 1895 ("La macchina del tempo") e il 1984 ("Neuromante"): cercheremo di riascoltarne la voce e di collocarli nel loro tempo, ma anche di discutere, con studiosi di diverse provenienze, quello che hanno da dirci sul nostro e anche (com’è nella loro intenzione) su quello a venire. Non sono stati scelti tutti i testi che teoricamente potevano essere inclusi: mancano fra i tanti autori come Verne e Zamjatin, Orwell e Sheckley, per fare solo alcuni esempi. Ma l’intento di ‘Storie del Mondo Nuovo’ non è enciclopedico, è piuttosto esplorativo: a questo fine può essere utile accostare classici e testi recenti, progetti artistici e utopie negative, per un discorso che resta aperto e sspeso. Dopo tutto, è del futuro che si tratta."

Ho assistito al terzo incontro, quello su NEUROMANTE. "L’interessante in Neuromancer", ha ricordato Paolo Fabbri, "non è la trama, ma il clima. Gibson è ossessionato dall’incubo giallo (nipponico), dal potere delle grandi imprese multinazionali. Il suo presente-futuro è un mix di elevata tecnologia e finanza corrotta, dominato da una visione degradata, piena di sofferenza, sconfitta e morte… ". Carlo Antonelli ha sottolineato l’importanza di Gibson come ibridatore di generi diversi, dal poliziesco al romanzo sociale, figura di passaggio verso una nuova fantascienza assai distante dall’algida rappresentazione di precursori e maestri come Isac Asimov. La conversazione è stata arricchita da alcuni spezzoni audiovisivi tratti dal film "Matrix" e da un documentario di Godard sui Rolling Stones in sala di registrazione, definita vera e propria "astronave" sonora.

Ancora dalla scheda di presentazione:

"Critico della mitologia del futuro propria dela fantascienza ‘classica’, Wlliam Gibson propone un diverso modello di narrativa di anticipazione nella trilogia che gli dà fama tra il 1984 e il 1998: Down Zero, Mona Lisa Overdrive, ma prima di tutto Neuromancer, il negromante dell’era cibernetica, praticante una magia nera basata non sulla "lettura" dei morti, ma sui circuiti mentali, sui "sentieri d’argento" del sistema nervoso umano come sulle reti infinitamente complesse della telematica. Sono tre romanzi diversi ma uniti tra loro da una sorta di mitologia emergente, che Gibson condivide con Bruce Sterling e con altri autori letterari e cinematografici. Da un lato, la ribellione personale del cowboy della consolle, motivato non da un progetto politico ma dal semplice rifiuto dell’oppressione; dall’altro un sistema di potere impersonale e feroce, fatto di tecnologia informatica e di organizzazione criminale, la "matrice" cui nulla sfugge. In mezzo una popolazione di creature intermedie tra l’umanità e la macchina, come le ninfe antiche lo erano tra l’umano e il vegetale, o come le sventurate creature dell’ Isola del dottor Moreau di Wells lo sono tra l’animale e l’uomo. Il cyborg, fatto di silicio e dotato di interfaccia antropomorfica, o residuo di un’umanità "conservata" sotto forma di memoria artificiale, o ancora realtà mista di carne e protesi metalliche, è il segnale di un cambiamento già in corso di cui siamo solo in parte consapevoli. Il futuro che interessa a Gibson non è lontano di decenni o secoli. La sua "rue Jules Verne" (l’ironia del nome è in perfetta continuità con Il continuum di Gernsback) è nostra contemporanea o quasi, dista da noi al massimo due svolte tecnologiche e appartiene al nostro tessuto urbano, di cui costituisce la proiezione estremizzata, più che il "futuro". Con la corrente cyberpunk nasce così l’ultima mitologia fantascientifica del secolo scorso, intreccio di utopia e distopia, di egualitarismo anarchico e di superomismo aristocratico, di miti duraturi e di mode ultra-effimere: coerente con una spaventosa accelerazione dei tempi della tecnica e insieme con una caduta generale dello spirito progettuale."

Volgendoci adesso a un futuro molto prossimo, ovvero a stasera ore 21, aggiungo un altro appuntamento veneziano che mi sta a cuore come appassionato di montagna (sono iscritto a tutte le possibili organizzazioni orofile: Cai, Giovane Montagna, Trekking Italia e via discorrendo). Eccolo:

Giovane Montagna di Venezia
Sezione "Giacinto Mazzoleni"

La Giovane Montagna di Venezia, nell’occasione del 60° anniversario della sua fondazione, è lieta di invitarvi alla presentazione del volume di Germano Basaldella "60 anni a Venezia – Giovane Montagna 1946-2006Storia e identità" che si terrà sabato 27 maggio, ore 20.45, presso la Scuola Grande di S. Rocco.

Durante la serata si esibirà anche il Coro Marmolada (diretto da Lucio Finco) che allieterà l’incontro con l’esecuzione di 12 brani del suo repertorio. L’ingresso è libero.

(Tita Piasentini, presidente della ‘Giovane Montagna’ di Venezia, in una foto di Enea Fiorentini)

http://www.gmvenezia.it/

PROVE D’ESILIO

26 maggio 2006

Siete timidi? Ecco un simpatico esercizio di consolidamento. Chiedete ad alta voce in libreria il nuovo libro di Aldo Busi:

 

 Altro che il pudico "Cazzi e canguri" degli inizi! Ma anche "Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo" è un libro di viaggio, anzi, di vagabondaggi…

Recita la scheda:

"Stanco di raccontare agli italiani le verità su di loro che essi non amano stare ad ascoltare, in questo suo nuovo libro Aldo Busi torna a fare le valigie, stavolta per intraprendere un lungo viaggio attraverso isole, penisole, istmi e altre celebri e ignote realtà geopolitiche sparse nel pianeta. Passando da Capri a Itaca, dall’Irlanda a Salonicco fino a mettere piede sul promontorio di Sant’Elena, Busi compie le sue personalissime "prove d’esilio", percorrendo luoghi che in comune hanno la rassegnazione con cui i loro abitanti vivono isolati gli uni dagli altri e tutti insieme dal resto del mondo, spesso senza neppure esserne coscienti. Lo perseguita un insonne spirito di osservazione che non gli permette di eludere alcuna esperienza: di sesso, di solitudine, di solidarietà."

SUVVIA, SIAMO SINCERI. A CHI NON CAPITA DI PORSI, NEL CORSO DI QUALCHE ESCURSIONE IN LIBRERIA, IL CLASSICO INTERROGATIVO: "CHE CI FACCIO QUI?":-)

COMANDARE LE PAROLE, COMANDARE LE COSE

25 maggio 2006
Roberto Saviano

(Roberto Saviano)

Da "GOMORRA" (seconda parte):

"…  Mio padre adorava Giovanni Paolo II, il fascino di quell’uomo che faceva baciare a tutti la sua mano lo esaltava. Come era riuscito senza palesi ricatti e chiare strategie a raggiungere quel potere immenso d’ascolto, lo intrigava. Tutti i potenti si inginocchiavano davanti a lui. Per mio padre questo bastava per ammirare un uomo… "

***

"Robbe’, cos’è un uomo senza laurea e con la pistola?"

"Uno stronzo con la pistola."

"Bravo. Cos’è un uomo con la laurea senza pistola?"

"Uno stronzo con la laurea…"

"Bravo. Cos’è un uomo con la laurea e con la pistola?"

"Un uomo, papà!"

"Bravo, Robertino!"

***

"Quando andavamo a mangiare fuori, nei ristoranti si sentiva infastidito dal fatto che spesso i camerieri servivano, anche se entravano un’ora dopo di noi, alcuni personaggi della zona. I boss sedevano e dopo pochi minuti ricevevano tutto il pranzo. Mio padre li salutava. Ma tra i denti strideva la voglia di avere il loro medesimo rispetto. Rispetto che consisteva nel generare eguale invidia di potenza, eguale timore, medesima ricchezza. ‘Li vedi quelli. Sono loro che comandano veramente. Sono loro che decidono tutto! C’è chi comanda le parole e chi comanda le cose. Tu devi capire chi comanda le cose, e fingere di credere a chi comanda le parole. Comanda veramente solo chi comanda le cose.’"

***

"… La dittatura di un uomo nei clan è sempre a breve termine, se il potere di un boss durasse a lungo farebbe levitare i prezzi, inizierebbe a monopolizzare i mercati irrigidendoli, investirebbe sempre negli stessi spazi di mercato non esplorandone di nuovi. Invece che divenire un valore aggiunto all’economia criminale diverrebbe ostacolo agli affari. E allora appena un boss raggiunge il potere, dopo poco emergeranno nuove figure pronte a prenderne il posto con la volontà di espandersi e camminare sulle spalle dei giganti che loro stessi hanno contribuito a creare… In questo senso ogni arresto, ogni maxiprocesso, sembra piuttosto un modo per avvicendare capi, per interrompere fasi, piuttosto che un’azione capace di distruggere un sistema di cose."

***

"Andai sulla tomba di Pasolini non per un omaggio, neanche per una celebrazione. Pier Paolo Pasolini. Il nome uno e trino, come diceva Caproni, non è il mio santino laico, né un Cristo letterario. Mi andava di trovare un posto. Un posto dove fosse ancora possibile riflettere senza vergogna sulla possibilità della parola. La possibilità di scrivere dei meccanismi del potere, al di là delle storie, oltre i dettagli. Riflettere se era ancora possibile fare i nomi, a uno a uno, indicare i visi, spogliare i corpi dei reati e renderli elementi dell’ architettura dell’autorità. Se era ancora possibile inseguire come porci da tartufo le dinamiche del reale, l’affermazione dei poteri, senza metafore, senza mediazioni, con la sola lama della scrittura… [cut] mi avvicinai a questo quadrato con al centro due lastre di marmo bianco, piccole, e vidi la tomba. ‘Pier Paolo Pasolini (1922-1975)’. Al fianco, poco più in là, quella della madre. Mi sembrò di essere meno solo, e lì iniziai a biascicare la mia rabbia, con i pugni stretti sino a far entrare le unghie nella carne del palmo. Iniziai a articolare il mio io so, l’io so del mio tempo. Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore. L’odore dell’affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti. Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesi di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabli perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra: ‘E’ falso’ all’orecchio di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verità è parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità."

——————————

Il 18 maggio ultimo scorso, tra i commenti al pezzo "DAI BLOG AL BOOK. E CHE BOOK!!!" ("Roberto Saviano a Gomorra"), trovai il seguente, laconico:

18 Maggio 2006 – 09:10

grazie Lucio, per le belle parole.
rs

Risposi:

18 Maggio 2006 – 12:07

Grazie a te per quello che fai! Tutta la mia ammirazione. Un abbraccio.

In margine a “IL CODICE DA VINCI”

24 maggio 2006

  

NULLA COME IL ROGO

Scriveva Umberto Eco su "L’INDICE dei libri del mese" del gennaio 1992, recensendo "I Templari" di Peter Partner, Einaudi, Torino 1991 (trad. dall’inglese di Lucio Angelini):

"Fate nascere un ordine monastico-cavalleresco, fatelo diventare straordinariamente potente sia sul piano militare che su quello economico. Trovate un re che voglia sbarazzarsi di quello che è ormai diventato uno stato nello stato. Individuate gli inquisitori adatti, che sappiano raccogliere voci sparse, alcune  vere e altre false, e comporle in un mosaico terribile: un complotto, crimini immondi, innominabili eresie, corruzioni e – dato che a quei tempi la pratica era tanto ampiamente diffusa quanto ferocemente demonizzata – una buona dose di omosessualità. Arrestate e torturate i sospetti. Fate sapere che chi ammette e si pente avrà salva la vita, e chi si dichiara innocente finirà sul patibolo, e i primi a legittimare la vostra corruzione inquisitoriale saranno le vittime, specie se innocenti. Incamerate i beni dell’ordine e poi, se possibile, fate fuori anche gli inquisitori. Questo fondamentalmente ci insegna il processo intentato ai cavalieri del Tempio da Filippo il Bello, e se poi vi chiederete se questa storia si sia svolta una sola volta nella Storia, o non si riproduca a intervalli regolari, non sarete dei paranoici… [cut]… Immaginate che molti siano rimasti scossi da questo processo e, oltre ad avvertirne l’ingiustizia, come accadde a Dante e a Jean Bodin, siano rimasti affascinati dalle dottrine segrete attribuite ai Templari e colpiti dal fatto che la maggior parte dei cavalieri non sia perita sul rogo e allo scioglimento dell’ordine si sia come dissolta. All’interpretazione scettica (con la paura che si erano presi, hanno cercato di rifarsi una vita altrove, in silenzio) si può opporre l’interpretazione occultistica e romanzesca: sono entrati in clandestinità, ci sono attivamente restati per sette secoli, sono ancora tra noi. Ed ecco che nasce il MITO TEMPLARE… [cut] Per chi volesse seguire il destino del mito nella foresta inestricable dell’occultismo contemporaneo, tra sette gnostiche, confraternite sataniche, spiritisti, ordini pitagorici, rosacrociani, illuminati massoni e cacciatori di dischi volanti, consiglieremo le cinquecento fitte pagine di Massimo Introvigne, Il cappello del mago, SugarCo, Milano 1990… [cut] L’ordine templare esisteva in quanto riconosciuto dalla Chiesa e dai vari stati europei, e come tale viene formalmente disciolto e fisicamente smembrato in Francia e in altri stati all’inizio del XIV secolo. Là dove non si osa mandare a spasso o in galera tanti bravi monaci-cavalieri, come in Portogallo, viene costituito un nuovo ordine, l’Ordine dei Cavalieri di Cristo. Da questo momento, visto che l’Ordine del Tempio non esiste più come istituzione coperta da copy-right, ciascuno ha il diritto di rifondarlo, nel senso in cui chiunque può dichiararsi sommo sacerdote di Iside e Osiride e al governo egiziano la cosa non fa né caldo né freddo. Naturalmente tutti coloro che si sono dichiarati discendenti del Templari hanno asserito e asseriscono che esiste una precisa e ininterrotta linea di discendenza dell’ordine entrato in clandestinità nel XIV secolo. Ma è duro provare la legittimità di una successione clandestina, e tutti gli argomenti proposti sono storiograficamente risibili perché non si basano su documenti bensì su presunte voci tradizionali; quando poi un ordine afferma di avere documenti inoppugnabli, si affretta a chiarire che non può esibirli, perché deve garantirne la segretezza. Come si vede tra la successione templare, l’elitropia di Buffalmacco e l’Araba Fenice non vi è alcuna differenza epistemologica, e quindi per ogni storico serio l’argomento, in difetto di altre prove, è chiuso… [cut] Partner distingue chiaramente la storia dal mito… mette in evidenza come il mito templare abbia potuto ispirare contemporaneamente la massoneria, i gesuiti antimassonici, l’anticlericalismo radicale, la nascita dell’antisemitismo e lo sviluppo di varie correnti di estrema destra, specie in Germania e in Francia… curiosa vicenda di un ordine che non è mai stato tanto presente quanto dopo la sua scomparsa. Segno che – come già si sapeva – nulla come il rogo consacra alla memoria collettiva coloro che si vogliono distruggere."

Quanto a "Il Codice Da Vinci", con il suo furbesco mix di Templari, Maria Maddalena, Linea della Rosa e via discorrendo, segnalo un bell’articolo di Enzo Bianchi:

http://www.aclibergamo.it/articolo.php?id=420

"Se i cristiani sapessero restare solidamente attaccati al nucleo centrale della buona notizia non si lascerebbero dettare tempi e modalità della loro riflessione da romanzi e film di cassetta, non sarebbero turbati né dal sadismo sanguinario di chi si sofferma sulla passione di Gesù come atrocità disumana, né dalle scempiaggini di codici inventati che proiettano sul passato deformazioni tipiche di chi è abituato a confondere la realtà con la finzione…"

Considero del tutto inutile, invece, l’appello dello "STAFF FEDE E CULTURA" che circola in rete:

"Visitate il sito www.fedeecultura.it . Il documento ‘Falsità e Imbrogli del Codice Da Vinci’ offre un’informazione completa su tutti i punti menzogneri di questo romanzo di fanta-religione."

Sul sito, addirittura, la proposta di una:

GRANDE MANIFESTAZIONE
DI PREGHIERA

per pregare il S. ROSARIO
in riparazione delle offese arrecate a Gesù
dal film blasfemo
"Il Codice Da Vinci".

(Immagine da http://www.effedieffe.com/libri/templari.jpg )

MESSAGGIO SCRITTO SULLA CARNE

23 maggio 2006

gomorra 

 

 

 

 

Del potere di persuasione della ferocia.

(da "GOMORRA", di Roberto Saviano)

"… Tutto quello che esiste passa di qui. Qui dal porto di Napoli. Non v’è manufatto, stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, martello, scarpa, cacciavite, bullone, videogioco, giacca, pantalone, trapano, orologio che non passi per il porto. Il porto di Napoli è una ferita. Larga. Punto finale dei viaggi interminabili delle merci. Le navi arrivano, si immettono nel golfo avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle, solo che loro non devono succhiare, ma al contrario essere munte. Il porto di Napoli è l buco nel mappamondo da dove esce quello che si produce in Cina, Estremo Oriente come ancora i cronisti si divertono a definirlo. Estremo. Lontanissimo… [cut] Tutto quello che si produce in Cina viene sversato qui… [cut] I container che devono scomparire prima di essere ispezionati si trovano nelle prime file. Ogni container è regolarmente numerato, ma ce ne sono molti con la stessa identica numerazione. Così un container ispezionato battezza tutti i suoi omonimi illegali… [cut] Il porto è staccato dalla città. Un’appendice infetta mai degenerata in peritonite, sempre conservata nell’addome della costa… [cut] Camorra è una parola inesistente, da sbirro. Usata dai magistrati e dai giornalisti, dagli sceneggiatori. E’ una parola che fa sorridere gli affiliati, è un’indicazione generica, un termine da studiosi, relegato alla dimensione storica. Il termine con cui si definiscono gli appartenenti a un clan è Sistema: "Appartengo al Sistema di Secondigliano". Un termine eloquente, un meccanismo piuttosto che una struttura. L’organizzazione criminale coincide direttamente con l’economia, la dialettica commerciale è l’ossatura del clan…[cut] Per numero di affiliati la camorra è l’organizzazione criminale più corposa d’Europa. Per ogni affiliato siciliano ce ne sono cinque campani, per ogni ‘ndranghetista addirittura otto. Il triplo, il quadruplo delle altre organizzazioni…[cut] A Napoli la ferocia è la prassi più complicata e conveniente per cercare di diventare imprenditore vincente, l’aria da città in guerra che si assorbe da ogni poro ha l’odore rancido del sudore, come se le strade fossero delle palestre a cielo aperto dove esercitare la possibilità di saccheggiare, rubare, rapinare, provare la ginnastica del potere, lo spinning della crescita economica… [cut] Tremilaseicento morti da quando sono nato. La camorra ha ucciso più della mafia siciliana, più della ‘ndrangheta, più della mafia russa, più delle famiglie albanesi, più della somma dei morti fatti dall’Eta in Spagna e dall’Ira in Irlanda, più delle Brigate rosse, dei Nar e più di tutte le stragi di Stato avvenute in Italia. La camorra ha ucciso più di tutti… [cut]… Il fagotto era un corpo. Un corpo martoriato, torturato, sfigurato in modo talmente atroce che sembrava impossibile si potesse conciare così un corpo. Una mina fatta inghiottire a qualcuno e poi esplosa nello stomaco avrebbe fatto meno scempio. Il corpo era di Edoardo La Monica, ma non si distinguevano più i lineamenti. La faccia aveva soltanto le labbra, il resto era tutto sfondato. Il corpo pieno zeppo di buchi era comunque incrostato di sangue. L’avevano legato e poi con una mazza chiodata seviziato lentamente, per ore. Ogni botta sul corpo era un foro, botte che non rompevano solo le ossa ma foravano la carne, chiodi che entravano e uscivano. Gli avevano tagliato le orecchie, mozzato la lingua, spaccato i polsi, cavato gli occhi con un cacciavite, da vivo, da sveglio, da cosciente. E poi per ucciderlo gli avevano sfondato la faccia con un martello e con un coltello inciso una croce sulle labbra. Il corpo doveva finire nella spazzatura per farlo ritrovare marcio, tra la monnezza in una discarica. Il messaggio scritto sulla scarne viene da tutti decifrato con chiarezza, anche se non vi sono altre prove che quella tortura. Tagliate le orecchie con cui hai sentito dove il boss era nascosto, spezzati i polsi con cui hai mosso le mani per ricevere i soldi, cavati gli occhi con cui hai visto, tagliata la lingua con la quale hai parlato. La faccia sfondata che hai perso dinanzi al Sistema facendo quello che hai fatto. Sigillate le labbra con la croce: chiuse per sempre dalla fede che hai tradito… " [continua]

INSEGNARE OGGI

22 maggio 2006
 
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NOTE DISCIPLINARI
TRATTE DA REGISTRI SCOLASTICI.
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1) L’alunno S.C. lascia l’aula prima dell’orario di uscita dopo aver fotografato la lavagna con il cellulare sostenendo che avrebbe riesaminato la lezione a casa sua.
 
2) L’alunno A., assente dall’aula dalle ore 12.03, rientra in classe alle ore 12.57 con un nuovo taglio di capelli.
 
3) Gli alunni M.P. e D.A., dopo aver rubato diversi gessetti dalla lavagna di classe, simulano durante la lezione l’uso di sostanze stupefacenti tramite banconote arrotolate, tentando inoltre di vendere le sopraccitate finte sostanze ai propri compagni. A mia insistente richiesta di smetterla mi incitano a provarle io stesso senza pregiudizi.
 
4) La classe non mostra rispetto per l’illustre filosofo Pomponazzi e ne altera il nome in modo osceno.
 
5) L’alunno M, dopo la consegna del pagellino da far firmare ai genitori, riconsegna il pagellino firmato due minuti dopo. Sospetto che la firma non sia autentica.
 
6) L’alunno A., durante l’intervallo, intrattiene dalla finestra dell’aula gli alunni dell’istituto imitando Benito Mussolini, munito di fez e camicia nera, quindi presenta una dichiarazione di guerra all’istituto che sta dall’altra parte della strada.
 
7) L’alunno L.P., durante l’ora di educazione fisica, insegue le compagne di classe agitando in aria lo scopino del water.
 
8) La classe, nonostante i richiami del professore, continua imperterrita a emanare flatulenze senza che i colpevoli si dichiarano. L’aria è ormai resa irrespirabile da tali esalazioni. Si prega di fare nota ai genitori di tale maleducazione.
 
9) L’alunno B.P. giustifica l’assenza del giorno precedente scrivendo "credevo fosse domenica".
 
10) Gli alunni B. e N. simulano un omicidio in classe, il primo steso a terra, il secondo disegnando la sagoma.
 
11) (Ora di religione). Si segnala la mancanza del Crocefisso, occultato dalla classe. Al suo posto un cartello recante le parole "Torno subito".
 
(Eccetera.)
(da http://www.notadisciplinare.it/)

19 maggio 2006

QUEL TESTONE DI ORONZO

di Lucio Angelini

Difficilmente si nasce perfetti. Ognuno di noi ha, in genere, qualcosa di troppo grande o di troppo piccolo…
  C’era una volta un bambino che aveva una testa leggermente più grande e rotonda del normale. Naturalmente tutti lo prendevano in giro e gli gridavano: "Ci presti la testa per giocare a palla? Dai, non fare l’egoista, prestacela per un po’!"
  Oronzo (così si chiamava il bambino) rispondeva:
  "Solo se mi regalate le patate fritte che avete dentro le vostre."
  In realtà, anche se reagiva con una certa salacia, la cosa lo faceva soffrire maledettamente. La mattina, prima di andare a scuola, dopo essersi lavato la faccia, restava qualche istante davanti allo specchio a fissarsi, quasi sperando che la sua testa, nel corso della notte, avesse cominciato lentamente a proporzionarsi al resto. Invece niente. I giorni passavano, e anche i mesi. Lui si allungava, si modificava, insomma cresceva come tutti gli altri bambini, e i calzoni dell’anno prima non gli andavano più bene per la stagione nuova, ma il rapporto testa-corpo si manteneva costante, leggermente squilibrato e, nel complesso, piuttosto ridicolo.
  "Con tanti bambini che ci sono", gemeva fra sé il povero Oronzo, "proprio a me doveva capitare una testa del genere?"
  Guardava suo padre per capire se avesse preso da lui, ma la testa di suo padre era del tutto normale. Guardava sua madre, ma nemmeno la testa di lei pareva distinguersi in modo particolare per le dimensioni. Non pareva esserci, insomma, niente di ereditario nella sua disarmonia. Semplicemente la natura, stanca di confezionare i bambini secondo le solite noiose proporzioni, doveva aver scelto lui per divertirsi a fare uno strappo alla regola. "Ma tu guarda che sfortuna!", aggiungeva Oronzo. "Fra tante cose, proprio la testa doveva farmi più grande del normale? Non potevo nascere con un alluce più grosso, o – che so io? – con un’intelligenza superiore alla media? L’alluce sarebbe rimasto nascosto nel calzino e non mi avrebbe dato problemi. Quanto a un’intelligenza superiore, sarebbe stato solo un piacere esibirla! Così, invece, sembro uno di quei personaggi dei fumetti che non si sa bene se facciano più pena o tenerezza, accidentaccio!"
  Per fortuna, nel corso della giornata, la consapevolezza della sua peculiarità si attutiva un po’. Oronzo doveva seguire le spiegazioni della maestra, fare i compiti, mangiare, guardare la tivù… insomma, per buona parte del tempo, i pensieri che lo distraevano dal suo problema erano talmente tanti che se ne dimenticava, o quantomeno non ne soffriva con l’acutezza di quando il villanzone di turno, all’improvviso, gli diceva: "Ehi, tu, ma è vero che la tua mamma deve ordinarti il cappello su misura, perché in giro non se ne trovano di sufficientemente grandi?". Oppure: "Ma è vero che dal parrucchiere paghi tariffa doppia, con tutta quella superficie in più?". E giù risate.
  "E tu", ribatteva Oronzo, ostentando sicurezza, "è vero che hai appena terminato una cura di Deficientìn, per diventare così scemo?". Ma nel suo intimo provava una rabbia incontenibile. Che colpa ne aveva lui se era nato così? Che cosa ci poteva fare se aveva una maxi-testa? Perché prenderlo in giro per qualcosa di cui non era minimamente responsabile, che non dipendeva né da una sua scelta, né da un suo errore? Avrebbe voluto vedere loro, i suoi compagni normali: chissà come se la sarebbero cavata al posto suo! Lui, se non altro, cercava di tenere duro: certo, soffriva, ma si sforzava di tenere duro! Loro, invece, si sarebbero avviliti al punto da sbatterla contro un muro, la testa, o ne avrebbero fatto una tragedia infinita. Magari si sarebbero anche suicidati!
  Un giorno, a scuola, la maestra spiegò le equazioni. Poi chiamò Oronzo alla lavagna.
  "Scrivi, Oronzo: 1 sta a 5 come 3 sta a X. Vediamo se hai capito come si ricava il valore dell’incognita, cioè della X."
  Oronzo, che non aveva capito bene, rispose:
  "Si fa così: 5 diviso 3 moltiplicato 1!".
  "Ma no. Pensaci bene."
  "Allora così: 5 moltiplicato 1 diviso 3!"
  "Macché! Macché! Insomma, dopo un’intera ora di spiegazioni, vedo che non hai capito assolutamente nulla. Bella consolazione. Sei proprio un testone!" (Disse esattamente così, un testone.)
  "Testone a me?", si ribellò mentalmente il ragazzo. "Testona sarà lei!", avrebbe voluto gridarle. "E testoncini i suoi bambini!"
  Poi, visto che la classe si era abbandonata a una baraonda di risate irrefrenabili (pareva quasi che stesse per venire giù il soffitto!), sulle prime Oronzo si domandò che cosa ci fosse stato di tanto spiritoso nella reazione spazientita della maestra. Poi, improvvisamente, si rese conto di quello che era accaduto, della crudeltà disumana con cui la maestra aveva osato dare del testone a uno che aveva, per l’appunto, la testa grossa. Era stato come dire "Sei proprio uno zoppo!" a uno zoppo, o "Sei proprio un cieco!" a un cieco, o "Sei proprio un Down!" a un bambino Down. Che mancanza di tatto! Possibile che la maestra non fosse riuscita a trattenersi, a trovare un altro tipo di rimprovero, a risparmiargli quel riferimento a una caratteristica di cui non aveva nessuna colpa?
  La classe continuava a strepitare in maniera insopportabile. Nemmeno i colpi secchi della bacchetta della maestra sulla cattedra riuscivano a riportare ordine e silenzio. C’era chi si rotolava per terra tra le file dei banchi, chi si teneva la pancia, chi pareva stesse per soffocare dal gran ridere. Oronzo si sentiva ferito e impotente, odiava tutti e tutto: la maestra, i compagni, il mondo intero, il destino. Desiderò avere dei poteri sovrumani, la capacità di compiere miracoli. Ed ecco, improvvisamente, il miracolo si verificò davvero. Si portò le mani ai lati della testa, agguantò le orecchie come fossero i manici di un pentolone rovesciato e le spinse verso l’alto: qualcosa, incredibilmente, prese a sfilarsi piano piano, come un guanto, come una sorta di calco a forma di testa sovrapposto alla sua testa vera, identica all’altra, ma di proporzioni assolutamente normali. Era dunque vissuto tutti quegli anni con quel rivestimento assurdo, con quella specie di guscio appiccicato sopra una testa perfettamente regolare?
  Nella classe calò il gelo.
  Di colpo ogni risata, urlo, schiamazzo cessò. I suoi compagni rimasero come paralizzati alla vista di quanto era accaduto.
  Oronzo stesso, incredulo, reggeva la falsa testa fra le mani come non sapendo bene che farsene. Poi, con un ghigno beffardo, la calò come un secchio rovesciato su quella della maestra.
  "Brutta testona che non è altro!", gridò.
  E uscì dalla classe sbattendo la porta, impaziente di circolare all’esterno con la più normale, finalmente, delle teste.