Archive for luglio 2006

PERSE IN PARTENZA

30 luglio 2006
Perse in partenza (vedi alla voce battaglie)
 
Qualche settimana fa, per intrattenermi in vaporetto nelle trasferte dalle Fondamente Nove al Lido di Venezia, mi sono procurato alcuni agili volumetti firmati, rispettivamente, da Herzog, Arkangel, Hotel Messico, Marquant, Personalità Confusa, Spad.
 
Questo l’incipit di
             "PERSE IN PARTENZA (vedi alla voce battaglie)",
di Herzog (sì, proprio lui, la blogstar di www.herzog.splinder.com !!!).
 
Posizioni Orizzontali SpA
 
"Avevo invero titoli brillanti: ottimo corso di studi, stage all’estero, conoscenza di tre lingue straniere (la terza, limitata agli improperi). E però, a dirla tutta, per quanto riguarda l’impiego ho dovuto un po’ accontentarmi. Son tempi grami, d’altronde. Lavoro da alcuni anni presso Posizioni Orizzontali Spa. Una ditta di pompe funebri. Esequie chiavi in mano. Forti sconti per chi prenota almeno 6 mesi prima. E’ un’azienda eco-solidale, perché per la costruzione dei feretri utilizza solo alberi morti di vecchiaia o abbattuti da fenomeni naturali. Sotto al coperchio delle nostre bare c’è scritto: ‘Nessun tronco è stato maltrattato per la realizzazione di questo manufatto’. All’inizio lavoravo come necroforo, sapete, quei tizi che portano i feretri a spalla. Avete presente, credo. E se non avete presente al presente, l’avrete di certo in futuro per esperienza diretta, e questo è quanto. Eravamo una squadra di quattro elementi. Tutte brave persone, per carità; solo mal assortite. Oswald, che occupava sempre la posizione anteriore sinistra durante il trasporto a spalla, era zoppo. Aveva una gamba più corta dell’altra di venti centimetri. La coordinazione dei movimenti, quando si trasporta la bara, è fondamentale al fine di evitare pericolosi beccheggiamenti del feretro. Ma con Oswald che guidava il ritmo, la sincronia dei movimenti risultava oltremodo difficile. Quando lui faceva un passo con la gamba corta, dovevamo abbassarci all’unisono anche noialtri tre, per poi rialzarci al passo successivo. Spesso i parenti del corteo funebre accusavano disturbi simili al mal di mare, per via di quest’andatura a onde. A volte, però, uno di noi perdeva il ritmo, e si alzava quando invece avrebbe dovuto abbassarsi, o viceversa, e allora c’erano attimi di vero panico. La cara salma, all’interno della bara, veniva fatta sobbalzare e sbatteva rumorosamente contro le pareti di legno. Una volta una povera vedova fece fermare tutti e ci costrinse ad aprire la cassa, convinta che il fu marito avesse bussato dall’interno… "
 
E ora l’explicit (dal capitolo finale "In corpore insano"):
 
"Gli amanti dello sport urbano sono davvero votati al sacrificio estremo. Dotati di fanatica volontà, nulla li può fermare. Pensate che di recente, in un parco cittadino, ho visto – lo giuro, quasi – un vecchietto, invalido di guerra, in abbigliamento tecnico e sedia a rotelle che si faceva spingere a buona andatura dal badante rumeno. E non era nemmeno tanto sudato. Il vecchietto, dico. Che il rumeno, invece."
 
Come? Volete sapere chi pubblica ‘sti blook (= book tratti da blog)?
 
Una piccola casa editrice dal nome difficile: Unwired Media (pr. an-uàiard midia; come dire media senza frontiere = niente barriere architettoniche fra elettronico, cartaceo eccetera). Questo il sito: www.unwiredmedia.it . Chi lo visita, però, deve ulteriormente scegliere tra

ScrittoMisto | Area51

Ma lit-blogger e web-naviganti avranno sicuramente già familiarizzato con www.scrittomisto.it e il suo famoso concorso:- )
P.S. Dolorosissima la scritta in alto di Area51: "IN MEDIA STAT VIRUS" (con tutti i Trojan che mi sono beccato!)

BOLOGNESI DI BORGOGNA

29 luglio 2006

 

Ciclicamente, in it.cultura.libri, qualcuno posta il quesito:
"Qual è, secondo voi, il miglior romanzo italiano degli ultimi 25 anni?"

E’ accaduto di nuovo il 24 luglio scorso, per iniziativa di tale LDA.

Finora le risposte sono state: "Il  nome della rosa" (peraltro del 1980!), "Seminario sulla gioventù", "Lessico Familiare", "La Grande Sera", "Ti prendo e ti porto via", "Il pendolo di Foucault", "Se una notte d’inverno un viaggiatore" (del 1979!)…

A un certo punto, però, tale Pnin ha osato l’inosabile:

"Fuori dai soliti schemi metterei ‘Quindicimila passi’ di Trevisan, un Tondelli d’annata e al posto del citatissimo ‘Nome della rosa’ di Eco, svecchiamoci ed inseriamo Q’ di Luther Blissett"

Simo ha obiettato:

"Ma è italiano?? non è francese?"?

E Pnin:

"Si come no, della Borgogna più precisamente… Però mi andava di inserirlo comunque."

Camilla ha sospirato:

"gesù… "

E Gesù:

"Sono qui, dimmi."

Simo:

"Anche questo nn credo fosse italiano…o sbaglio??"

Camilla:

"Soprattutto, non ha scritto molto negli ultimi 25 anni."

Simo:

"Già, son sempre i migliori ad andarsene… "

Pnin:

"Io vorrei rimanere, devo proprio andare?"

Be’, se Roberto Bui & Soci si erano illusi di NON essersi fatti un nome* – malgrado le vendite segnalate ieri dalla Lipperini – sappiano che per alcuni lettori sono ormai diventati dei riconoscibilissimi borgognoni 🙂

[* Wu Ming = Senza Nome]

Immagine da: http://ro.altermedia.info/images/wumingforweb.jpg 

GIALLO E NOIR IN CRONACA

28 luglio 2006

DOMANDA posta a Raul Montanari su Nazione Indiana il 25 maggio 2004 dalla redazione di "Origine":

2. Pensate che nel bel mezzo della postmodernità, dove i generi letterari si mescolano, s’incrociano e si sovrappongono nell’ambito dello stesso libro…[cut]…  il genere Noir abbia ancora delle regole definite: e se sì, quali?

RISPOSTA DI RAUL:

Anzitutto deve contenere un’azione criminale, cosa che lo accomuna al giallo. La differenza però è chiara:

GIALLO:

In perfetta simultaneità, Conan Doyle e Freud (entrambi medici!) plasmano la grande utopia positivista, la rivincita del cervello sul cuore e sulle viscere. Giallo e psicanalisi descrivono un iter identico:

– Presupposto: nel mondo esiste un ordine, e la ragione umana è fatta apposta per riconoscerlo e comunicarlo.

– Il caso (poliziesco o clinico): rottura dell’ordine attraverso un trauma (omicidio, furto, infrazione di un tabù sessuale…).

– Gli elementi: ancora una volta testimonianze e indizi (la deposizione di un teste o la cenere della sigaretta per l’investigatore; i racconti del paziente, i suoi sogni, i suoi lapsus per lo psicanalista).

– Procedimento: ragionando su dati apparentemente insignificanti, investigatore e psicanalista ricostruiscono la scena del trauma iniziale, individuano il colpevole, ripristinano l’ordine. L’armonia fra uomo e mondo è salva.

NOIR:

– Presuppone non l’ordine ma il disordine del mondo. Il mondo è caos, incrocio di linguaggi e magma di regole contraddittorie.

– All’interno di questo caos, il criminale (spesso il vero protagonista della narrazione, che può assumere il suo stesso punto di vista) cerca di imporre un ordine parziale, ossia elabora un piano: uccidere un uomo, compiere una rapina, ecc.

– Di norma, questo piano è destinato al fallimento.

Il collasso finale del criminale diventa metafora della nostra esistenza, del nostro tentativo continuo e frustrato di controllare una realtà sfuggente. La simpatia che proviamo per i grandi vilain dei noir è certamente lo sfogo proiettivo delle nostre pulsioni violente (loro uccidono per conto nostro) o dell’aspirazione a infrangere i limiti in cui sentiamo rinchiusa la nostra vita (la grande rapina alla banca nasce dallo stesso desiderio di un brusco salto di qualità che esprimiamo giocando al Totocalcio), ma sorge anche da una identificazione fra perdenti, dal riconoscimento che il loro scacco è anche il nostro. Personalmente sono convinto che questo sia il motivo per cui sempre più spesso, ultimamente, compaiono narrazioni noir nelle quali il cattivo non viene affatto punito, non fallisce. Il nostro anelito all’evasione da una realtà asfittica trova allora uno sfogo compiuto, coerente fino in fondo, e in particolare il serial killer si propone come l’eroe nero di fine millennio e oltre.

L’autocensura, che provocherebbe in noi un ovvio senso di colpa se fossimo invitati a una identificazione diretta con un brutale assassino, viene elusa intelligentemente nel Silenzio degli innocenti, con uno sdoppiamento della figura del criminale: se l’incolto e sgraziato Buffalo Bill merita di essere castigato – e troveremmo immorale che un simile animale la facesse franca ? il raffinato, enigmatico dottor Lecter, l’antropofago umanista, può trionfare senza che la cosa ci dispiaccia o ci spaventi. Un passo avanti fanno Seven (il cattivo vince, ma a prezzo dell’autodistruzione: troppo facile così! E’ il cattivo come kamikaze, barano al gioco entrambi perché non muovono da quella paura della morte che dovrebbe stare alla base di un agire motivato e autoconservativo) e soprattutto I soliti sospetti (qui il cattivo vince, punto e basta).

Ora copio da ‘Il Gazzettino’ del 25 luglio u.s. l’articolo "Sesso estremo, marito in manette":

"… E’ la storia di una notte di luglio in una casa di Creazzo, di una famiglia, marito di 40 anni, moglie di 31, due figli di 6 e 8 già nelle loro camerette. Lui costringe lei ad un rapporto sessuale estremo, la lega polsi e caviglie a ‘supporti di ferro’. Prende la lama di un bisturi usa e getta. La utilizza per tagliare con folle precisione la schiena di lei: linee che sembrano tirate col righello; taglia anche i seni, l’inguine: altre dolorosissime incisioni. E’ una mente malata che decide di chiudere la serata infilando quella lama di bisturi dentro la vagina di lei e di lasciarla lì. L’incubo reale è quella povera moglie, terrorizzata da un marito violento anche con i bambini (‘sempre spaventati, quei poverini, prendevano sculacciate per niente’) che di notte, quando lui dorme, va da sola al pronto soccorso: geme e gronda sangue. E solo un’ora dopo spiega: ‘E’ stato mio marito. Ho una lama di bisturi nelle parti intime’. Il ginecologo non riusciva a crederci: ‘Aveva il bisturi conficcato da 7 ore’. Lui ha un nome che non verrà svelato, perché c’è quello che resta di una madre da proteggere. Sono sposati da dieci anni. Una vita normale, fino al 2004. In giugno lei chiede aiuto a un centro di ascolto: i rapporti sessuali diventano sempre più violenti. Ma il suo è un messaggio alla segreteria telefonica che non ottiene risposta. Non è più una passione: lui la lega anche se lei non vuole, la picchia se protesta. I due iniziano una terapia di coppia: poche sedute. Lei resta sola col suo persecutore. Quell’estate, quella notte di due anni fa, lui le infila nelle parti intime una lima da falegname. Viene allertata la polizia, ma le lesioni sono lievi, si può procedere solo se lei denuncia. Passano due anni di violenze subite nella speranza che tutto torni normale. Fino al 9 luglio: l’Italia festeggia la Coppa del mondo mentre lei è legata a due sbarre di ferro fissate al divano, mentre i suoi bimbi forse non dormono, tenuti svegli dalle urla della mamma… "

Insomma, un conto sono i generi letterari, un conto la realtà. Certo, il marito della povera signora ora è in manette, ma dire che l’ordine sia stato ristabilito fa semplicemente ridere i polli. Come tenersi insieme, dopo esperienze simili? A me il solo averne letto in un quotidiano ha messo addosso un’angoscia terribile…

[Immagine da http://www.bookcafe.net/teoria/montanari.jpg ]

CHE COSA PUBBLICHERA’ VIBRISSELIBRI?

27 luglio 2006
(Giulio Mozzi impartisce la tradizionale benedizione urbi et orbi alle scuole di scrittura creativa)
 
Come sapete, Giulio Mozzi & His Boys (anche qualche decorativa Girl, a dire il vero, in omaggio alle quote rosa) stanno lavorando al progetto VIBRISSELIBRI s.p.a. (società pensiero & azione), che dovrebbe pubblicare on line (ma con tanto di ufficio stampa, redazione, comitato di lettura,  presentazioni al caffè Pedrocchi, convegni alla Fondazione Cini eccetera, come se fosse una vera casa editrice) opere DEGNE in sé e/o persino degne di passare al cartaceo, caso mai qualche editore volesse in seguito farsi avanti, magneticamente attratto dalla risonanza dell’operazione ("magnetic resonance").
 
E’ stato chiesto a Giulio Mozzi se la linea editoriale di Vibrisselibri possa riassumersi in:
 
a) pubblicare solo ciò che la maggioranza dei lettori iscritti all’iniziativa deciderà sia bello
 
o non piuttosto in:
 
b) pubblicare solo ciò che Giulio Mozzi dirà che è bello, avendo egli dato il via a Vibrisselibri.
 
Giulio Mozzi, il cui grande cuore – si sa – è sepolto a Sironi Knee, ha risposto aprendo uno stupefacente ventaglio di possibilità, che ho deciso di anticiparvi in tutta segretezza, cioè, mi raccomando… sssttt… acqua in bocca… muti come pesci… : trattasi di materia ancora rigorosamente riservata ("strictly confidential"). Copio-incollo dal documento di Giulio: 
 
"Soluzione totalitaria:
In vibrisselibri si pubblica quello che voglio io, e voi siete d’accordo.

Soluzione comunista:
In vibrisselibri si pubblica quello che voglio io, e voi non capite ma vi
adeguate.

Soluzione fiduciosa:
In vibrisselibri si pubblica quello che voglio io, e voi vi fidate.

Soluzione democratica:
In vibrisselibri si pubblica quello che vuole la maggioranza.

Soluzione democratico-liberale:
In vibrisselibri si pubblica quello che vogliono quelli che sono d’accordo con me su che cosa pubblicare.

Soluzione settaria:
In vibrisselibri si pubblica quello che vuole la maggioranza, e io me ne vado da vibrisselibri.

Soluzione burocratica:
In vibrisselibri si pubblica quello che dopo averne discusso così a lungo pare impossibile non pubblicarlo, se non altro per dare senso al tempo speso.

Soluzione volémose bèn:
In vibrisselibri si pubblica quello che non solo piace ai più, ma anche a quelli ai quali dispiace non è che gli dispiaccia poi tanto.

Soluzione democristiana:
Improvvisamente in vibrisselibri si pubblicano dei libri, senza che nessuno ne sapesse niente (io sono in vacanza a Pechino).

Soluzione Sant’Uffizio:
In vibrisselibri si pubblicano dei libri senza che nessuno ci badi troppo, dieci anni dopo coloro che li hanno proposti e sostenuti vengono espulsi da vibrisselibri senza che si capisca bene perché.

Soluzione marketing-oriented:
In vibrisselibri si pubblicano senza ricavarci niente libri che pensiamo possano essere pubblicati con profitto da altri.

Soluzione autogol:
In vibrisselibri si pubblicano dei libri così poveri di qualità da non risultare sgraditi a nessuno.

Soluzione Lucio Angelini:
In vibrisselibri si pubblicano i libri di Lucio Angelini.

Soluzione sette per cento:
In vibrisselibri si pubblicano sette libri scelti a caso ogni cento arrivati o proposti.

Soluzione finale:
In vibrisselibri si discute sette anni e poi non si pubblica niente.

Soluzione I Quindici:
In vibrisselibri si pubblicano libri comunisti di grande successo commerciale.

Soluzione Il primo amore:
In vibrisselibri si pubblicano libri di opposizione netta e dura che riscuotono l’approvazione di tutti.

Soluzione realistica:
Pubblichiamo qualcosa, poi si vedrà.

Soluzione volterriana:
Pubblicate, pubblicate, qualcosa resterà.

Soluzione ottimistica:
Non faremo in tempo a pubblicare niente che già si presenterà Antonio Franchini con la valigetta dei soldi.

Soluzione pessimistica:
In vibrisselibri si pubblicheranno libri meravigliosi che nessuno leggerà.

Soluzione pessimistica-ottimistica:
In vibrisselibri si pubblicheranno libri meravigliosi che nessuno leggerà finché noi saremo in vita, ma dopo…

Soluzione perla di saggezza:
Non potremo nemmeno parlare di vibrisselibri come di un peccato di gioventù, perché ormai non siamo più giovani.

Soluzione giovanilistica:
Quello della soluzione precedente parli per sé.

 
g.* "
[*g. = Giulio Mozzi, N.d.R.)

Per quanto mi riguarda, ho trovato particolarmente stuzzicante la soluzione: "in vibrisselibri si pubblicano i libri di Lucio Angelini". Comincerei, se mi fosse consentito, con il giovanile "Lucio in the sky with diamonds", per poi passare alla filosofica "Sono tanto triste e faccio la solita cacca marrone" (qualche estratto qui: http://www.filastrocche.it/contempo/angelini/poesie_it.asp ) e giù giù fino alle creazioni più recenti. In un elegante web-cofanetto finale si potrebbe poi raccogliere l’Opera Omnia… ma ahimè!, starà a Giulio Mozzi stesso, una volta consultati gli iscritti, decidere quale delle sopraindicate soluzioni adottare nel concreto. Io – come già annunciato qualche giorno fa – di Vibrisselibri non sono che l’ umilissimo decone…
 
[Immagine da: http://www.culturaspettacolovenezia.it/immagini/mozzi.jpg]

IL GIORNO IN CUI VENEZIA MUORE

26 luglio 2006
Da "IL GAZZETTINO DI VENEZIA"  di martedì 18 luglio 2006: 
 
"23 maggio 2038 il giorno in cui Venezia muore"
"Venezia centro storico (tolti i litorali e le isole) perde ancora abitanti: 1918 nell’ultimo anno. Se il trend dovesse confermarsi (e non si vede come potrebbe essere diversamente), un giorno nemmeno tanto lontano Venezia rimarrebbe vuota, una città fantasma come quelle del vecchio West. Così abbiamo voluto fare una prova. Cioè andare a vedere quando potrebbe morire Venezia se ogni anno continuasse a perdere quelle 1918. È chiaro che il conto ha valore solo simbolico perché le dinamiche che governano i movimenti delle popolazioni sono complesse e non c’è alcuna prova che ogni anno il centro storico ‘debba’ perdere quel numero di abitanti. Ma ci abbiamo provato lo stesso e il risultato è questo: 23 maggio 2038 , fra 32 anni. Il 23 maggio 2038 è il giorno in cui Venezia muore."
[Mio commento: le ragioni dell’esodo NON sono affatto misteriose. Con quello che costano gli appartamenti a Venezia, i giovani sono costretti a migrare in terraferma e il comune dovrebbe dare la priorità assoluta a una seria politica della casa, altro che Mose!!!]
 
Già che si parla di morte, copio-incollo una parte del post "Cipressi", griffato Linnio Accorroni, da it.cultura.libri del 30 luglio 2003, citato ieri nell’ultima puntata di ‘Iooooo e Borges’:
 
"Da quel Tesoretto che è ‘ Storie e leggende degli alberi’ di Jacques Brosse apprendo che il cipresso è associato all’idea della morte perché il suo legno, odorifero e incorruttibile, serviva per i feretri delle persone illustri. Tutte le lingue europee hanno conservato la matrice etimologica del cretese cuparissos : in francia cyprès, ciprés in spagnolo, cypress in inglese (una delle più belle canzoni di Van The Man: cypress avenue in "Astral Week"), zypress in tedesco, parola che designa, in senso figurato, il lutto e la morte ( c’est vrai, jurgen ?). Un altro dei motivi per cui questa pianta è associata al lutto e al dolore sta nel mito che Ovidio narra nel X libro de "Le metamorfosi": Ciparisso era un giovane bellissimo , amato da Apollo, che, involontariamente, uccise un cervo addomesticato, che amava sopra ogni altra cosa. Inconsolabile per questa morte, decise di lasciarsi morire di inedia e chiese, come supremo dono agli dei, quello di piangere per sempre: ‘ hoc petit a superis, ut tempore lugeat omni". Apollo, impietositosi, lo trasforma nell’albero eponimo con le parole : "da me sarai pianto;  tu altri piangerai e starai accanto a chi sente dolore".
 
Che morte e cazzo siano più  vicini di quanto si pensa (cfr. l’orgasmo come petit mort) è tautologia che i Romani comprendevano perfettamente, tanto che il cipresso, stante la sua forma , era considerato albero fallico per eccellenza: ecco allora la freccia di Eros e lo scettro di Zeus che erano fatti di legno di cipresso, ecco i Priapi che venivano confezionati con il suo legno e che badavano alle vigne, ai campi, ai giardini… "
 

[Immagine da http://www.aboutgaymovies.info/images/death_in_venice_5.jpg ]

Iooooo e Borges (ultima puntata)

25 luglio 2006
 
("Garufi, sei tu?")

Al tempo in cui la miniserie "Iooooo e Borges" apparve per la prima volta in it.cultura.libri, la compagine critica del newsgroup si scompaginò in due sottogroup: detrattori (rare dozzine), estimatori (un buon paio)…

Lo strizzacervelli Severino, per esempio, (forse ferito dalla mia frase: "la tua cultura si riduce tutta a una semplice infarinata degli uberti🙂 ", decise di  scomodare addirittura HUME, per umiliare il mio talento autoriale:

"it is worthy of observation concerning that envy, which arises from a superiority in others, that it is not the great disproportion betwixt ourself and another, which produces it; but on the contrary, our proximity. a common soldier bears no such envy to his general as to his sergeant or corporal; nor does an eminent writer meet with so great jealousy in common hackney scriblers, as in authors, that more nearly approach him. it may, indeed, be thought, that the greater the disproportion is, the greater must be the uneasiness from the comparison. but we may consider on the other hand, that the great disproportion cuts off the relation, and either keeps us from comparing ourselves with what is remote from us, or diminishes the effects of the comparison. resemblance and proximity always produce a relation of ideas; and where you destroy these ties, however other accidents may bring two ideas together; as they have no bond or connecting quality to join them in the imagination; it is impossible they can remain long united, or have any considerable influence on each other".

così david hume (treatise VIII, 56), dimostra che davvero il soldataccio semplice angelini *non può* essere invidioso dell’ufficiale garufi. sembra assurdo, ma è così."

Gli risposi:

"Ricordo che al tempo in cui frequentavo il corso ufficiali alla Scuola di Guerra di Firenze (alle ‘Cascine’, per la precisione), un giorno si presentò all’ingresso il venditore di divani Garufi e chiese di potermi intervistare, adducendo di stare scrivendo una tesi su di me. In seguito avrebbe ripetuto il giochino con Borges e altri minori…:-) "

Poiché Severino insistette con altre cattiverie, aggiunsi:

"A’ Severino, famme un piascère: go hume!"

A dar man forte a Severino scese allora in campo il dottissimo Linnio Accorroni (nickname ‘Gonzpir’), altro mio denigratore storico:

> così david hume (treatise VIII, 56), dimostra che davvero il soldataccio semplice angelini *non può* essere invidioso dell’ufficiale garufi. sembra assurdo, ma è così. 

"In sovrammercato, ci sarebbe la storiella di quel poveraccio, che sta ai crocicchi, brutto, vecchio, nano e orrendo, senza soldi, senza auto e senza donne e grida giulivo ‘A frocio!’ –  perché convinto che il vero disgraziato sia l’altro – al sopraggiungere della macchina del frocio di successo, bello, giovane, pieno di soldi, con l’auto di lusso piena di uomini. linnio."

Obiettai:

"Cioè quest’ultimo sarebbe Sgarufone e io il nano orrendo? Gonzpir, questa sì che è una pirlata da gonzi. Torna sul tuo cipresso, va’, ché fai più bella figura." [Riferimento al post "Cipressi" del 30 luglio 2003, n.d.r., ancora in google/groups] 

In realtà non c’era nessuna malizia nei miei cazzeggi. Semplicemente mi divertivo a impersonare il Mercutio della situazione (sì, Shakespeare, Romeo & Juliet, mica cotiche!: "Give me a case to put my visage in: a visor for a visor. What care I what curious eye doth quote deformities?"). Poi, magari, di tanto in tanto arrivava qualche tracotante Tibaldo e mi trapassava con lo spadino telematico (la rete pullula di moderatori autoeletti, sergenti di ferro e immarcescibili tutori del sacro ordine webbico)

L’8 agosto 2003 un misterioso Jorgeborghese:- ) postò il sg appello:

"Gli intollerabili estratti da ‘Iooooo e Borges’  mi spingono a palesare pubblicamente tutta la mia solidarietà a Sergio Garufi, di cui it.cultura.libri può andare solo fiera. Mi è giunta voce che il nostro Sg nazionale stia covando seri propositi di suicidio: Sergio, dammi retta, lascia perdere. Non ne vale davvero la pena. Angelini è solo una nullità. Solidarietà anche alle spoglie di Jorge Luis Borges, così crudelmente dileggiato nella figura di Orghe Borghes. Propongo l’espulsione immediata di Angelini dal newsgroup. C’è un moderatore da qualche parte?" 

Il 31 luglio 2003 la neofita Elisabetta chiese:

> scusate, chi è questo Sgarufone di cui tanto si parla qui?  

Risposi:

"Un mio personaggio liberamente ispirato a sg (Sergio Garufi), che si è poi inconsciamente fuso con il personaggio stesso°-* "

Alla fine, l’8 agosto 2003, rispondendo a tale Nadia che aveva accennato a una mia traduzione, Sergio Garufi ipse perse ogni appiombo e dette libero sfogo alle cateratte del suo livore anti-angelinesco:
 
> E poi ne aveva già parlato [di Tobias Wolff]

"ti sbagli. non ne ha mai parlato, se non per nominarlo fra le sue traduzioni. basta guardare su googlegroups per notare che, oltre a non aver mai parlato di questo libro, i suoi pochissimi interventi in topic si sono limitati a citare brani o a pubblicizzare le proprie opere, tradotte e non. non credo che lo faccia apposta, semplicemente non è capace di parlare di libri, per cui si limita a raccontare le sue ferrate e a sfottere coloro che parlano di libri. lo fece per mesi con beneforti, poi con maria strofa, ora con me, e più o meno tutti lo ignorarono.
se il fatto di scrivere costantemente spam e offtopic non bastasse, sappi che è noto per essere uno dei troll più perniciosi di usenet [la definizione, in realtà, era di Peltio, ma Garufi non si peritò di plagiarla pedissequamente, N.d.R.], qui e su altri ng (it.cultura.linguistica.inglese, per es.,dove è considerato alla stregua di un demente dissociato), campione di morphing con decine e decine di  nickname diversi, che gli valsero diverse segnalazioni all’abuse, il blacklistaggio del numero di telefono e la segatura dell’account (chi è qui da qualche anno lo ricorda)…[cut]… icl è una risorsa, la possibilità di confrontarsi e scontrarsi sulla medesima passione. dico anche ‘scontrarsi’ perché non trovo disdicevole che ogni tanto si duelli sui propri autori di riferimento. e non sono neppure un fanatico dell’ot, tant’è che i miei interventi in questo senso, nell’arco di 4 anni, si contano sulle dita di una mano. sta di fatto che, in casi eclatanti come il suo, e in assenza di qualcuno che lo faccia presente, trovo sia doveroso intervenire. e non lo faccio solo ora perché sono un suo bersaglio. il mio giudizio negativo sulla sua persona fu espresso subito, cioè in tempi non sospetti…"

Risposi:

"Ma chissenefrega dei tromboni della rete (se non come obiettivi primari della mia satira). Vedi, Garufi, io trovo che tu sia bravo, tutto sommato. Quello che ti rovina è il trombonismo, perfettamente confermato da questo tuo ennesimo, patetico sfogo. La serie ‘Iooooo e Borges’ sta divertendo alcuni, annoia altri. Tutto qui. Ma tu vorresti un ng perfettamente ALLINEATO alle tue aspettative. Ti auguro di imparare a prenderti sempre meno sul serio. Buone vacanze. Un bacino."

E il buon Bart Di Monaco a Garufi:

"Sei ingeneroso con Angelini. E’ vero che la serie di puntate che ti riguarda ‘Iooooo e Borges’ dovrebbe interromperla, visto che, rivolgendosi a te soltanto, non è stata e non è da te gradita.Per il resto, che usi altri nick (sai che m’intendo poco di queste cose) è fatto che qui è di casa e che io ho sempre vituperato. Tu sei uno dei pochi (se non sbaglio) che ha usato il proprio nome per intero o le iniziali sg, riferibilissime. Il fatto che sia solito divertirsi con qualcuno (Dario, Dario de Judicibus, Giu-Pa, Augusto Benemeglio, tutte persone da rispettare, a mio avviso), quando lo fa garbatamente (qualche volta esagera, è vero) non mi pare che sia di disturbo. Ci sono stati (e stanno riducendosi, ormai, se Dio vuole) tanti interventi in passato assai volgari, e dai più tollerati come tocchi d’arte e divini. Io vedo una gran differenza tra gli interventi di Angelini – che è rimasto sempre uguale a se stesso, con rara coerenza qua dentro – e quei tristi interventi, ai quali nessuno si contrapponeva.Trovo divertente (ma ciò è certamente legato al mio modo di vedere le cose) che quando leggo certi post, indovini che il post successivo di risposta è quello di Lucio, in quanto le caratteristiche del primo post lo invitavano a nozze. Quel suo *zucconcello* è ormai proverbiale. Considero Lucio, nel bene e nel male, come maria strofa del resto, una delle voci rappresentative di questo ng, assieme ad altri, naturalmente, di cui non voglio fare il nome in questo momento, ma tra i quali pongo anche te, nonostante la tua pervicace malinconia e l’insondabile pessimismo:-) "

Io a Bart:

"Caro Bart, la cosa preoccupante in quelli che dicono – a livello di semplice ng – ‘in assenza di qualcuno che lo faccia presente, trovo sia doveroso intervenire [= impedirgli l’accesso?]’ è che se poi nella vita riescono a procurarsi davvero qualche sorta di potere, non ci mettono molto a spegnere il dissenso. Brutta bestia il nazismo. Speriamo che gli Sgarufoni e i Peltio non diventino mai minimamente POTENTI:-/ Non si capisce, peraltro, perché Sgarufone, con Beneforti e alcuni altri, non fondino un ng moderato tutto per loro, dove nessuno possa disturbarli mentre si parlano addosso…"

Insomma ce ne dicevamo QUATTRO, ci strappavamo le camicie e ci tiravamo per i capelli, ma eravamo ragazzi, capite? Ragazzi… 🙂

Ok. Si è fatto tardi. Veniamo, adesso, all’ULTIMA PUNTATA di "Iooooo e Borges"

               PAZZA IDEA

"Ricordo che un giorno Orghe Borghes era oppresso dal caldo e sonnecchiava su una sedia, mentre io gli passavo delle pezzuole umide sulla fronte per procurargli un po’ di sollievo.
D’un tratto… pensiero stupendo… nacque un poco strisciando…

Timido com’ero, lì per lì non osai dirgli nulla, ma qualche giorno dopo gli telefonai dalla ditta di divani presso cui lavoravo. Ammorbidendo la voce il più possibile, presi a sussurrargli:
"Se immagino che tu/sei qui con me/sto male, lo sai!"
"Garufi, sei tu?", si spaventò lui.
"Tu starai forse a ridere di me/della mia gelosia/che non passa piu’/ormai non passa piu’."
"Garufi, ti ha dato di volta il cervello?"
"Pazza idea di far l’amore con te! Folle folle folle idea di averti qui, mentre chiudo gli occhi e vedo te."
"Garufi, per l’amor di Dio!"
"… se io chiudo gli occhi vedo te."
"Garufi, stai fermo lì. Non muoverti. Dimmi solo dove sei che vedo di mandarti un’ambulanza."
"… pensiero stupendo, è nato un poco strisciando, si potrebbe trattare di bisogno d’amore, meglio non dire…"
Orghe Borghes, esasperato, sbatté giù la cornetta.
Ci rimasi male.
"Vecchio panzone", imprecai mentalmente. "Ma chi si crede di essere, lo specchio del mondo?"
Gli avevo offerto il mio amore e l’aveva disprezzato. Solo perché lui era potente e famoso e io non contavo ancora nulla… ma gliel’avrei fatta vedere io!
Purtroppo, qualche mese dopo, morì a Ginevra… "

[da Sergio Garufi, "
Iooooo e Borges", Edizioni Palladiane]

P.S. Naturalmente, adesso che siamo diventati più grandi, iooooo e Sergio abbiamo fatto pace e non ci stuzzichiamo più. Sono ormai lontani i tempi della miniserie "Iooooo e Borges" e di tutti quegli inutili, biliosissimi qui quo qua:- )

Iooooo e Borges (6)

24 luglio 2006

Il 16 gennaio 2002 Sergio Garufi scrisse su it.cultura.libri:

"Borges, a chi pretendeva da lui giudizi politici assennati (o a chi gli rimproverava scelte politiche sbagliate), replicava divertito che nessuno (o quasi) si aspetterebbe che un politico esprimesse autorevoli valutazioni critiche su un romanzo…"

e più giù nel thread:

"Il caso che citavo di Borges in questo è molto simile. Le sue opinioni politiche, espresse in modo naif, da dilettante, e solo dietro specifica richiesta di qualche giornalista, gli hanno nuociuto non poco (la mancata assegnazione del Nobel, per esempio, dipese in gran parte da questo). Borges ha detto un sacco di fesserie parlando di politica. Non che si ritenesse un esperto di politica, tutt’altro. Era solo un grande scrittore, che, come molti di noi, diceva come la pensava, dichiarava per chi aveva votato. Come scrittore godeva di tutta la mia stima, come politico non l’ho mai considerato un punto di riferimento. L’unica obiezione sensata che mi sento di condividere, a questo proposito, è il fatto che Mennea e Borges, in quanto personaggi pubblici, avrebbero dovuto usare una maggiore cautela nelle loro esternazioni, perché queste hanno un’eco e una capacità di influenzare e condizionare la gente comune maggiori di quelle di una persona qualunque. Comunque, l’errore madornale di attribuire, a chi possiede particolari attitudini (sportive, caratteriali o intellettuali), una speciale competenza in ambiti diversi dal proprio, è, purtroppo, molto più diffuso di quel che si pensi, e la colpa, in ogni caso, ricade maggiormente su chi prende per oro colato le opinioni politiche di un poeta e di un corridore, su chi li eleva a guru, non su chi le esprime. Di solito io preferisco i paradossi alle tautologie, ma in certi casi queste ultime si rendono necessarie, sono meno affascinanti ma ci riportano coi piedi per terra. Uno che corre veloce è uno che corre veloce, un grande poeta è un grande poeta, uno simpatico è uno simpatico; niente di più e niente di meno. Cosa passi per la loro testa è difficile dirlo, forse il vuoto siderale o forse un ingorgo di sinapsi; di certo c’è solo il fatto che quelle specifiche attitudini non garantiscono, di per sé, né l’uno né l’altro… In conclusione, la logica ci insegna che un bravo politico non è necessariamente un critico letterario fidato, un cuoco sopraffino può pure essere un figlio di puttana, un grande scrittore sovente non capisce una mazza di politica, e un simpaticone che parla di letteratura spesso e volentieri spara solo cazzate."

A lui Alfio Squillaci

(della webzine "La Frusta": http://www.homestead.com/lafrusta/)

> Borges ha detto un sacco di fesserie parlando di politica.
> Non che si ritenesse un esperto di politica, tutt’altro…

"Ma caro Sergio non occorre mica essere esperti di politica. Non è una scienza, la politica, non è la meccanica quantistica, bensì l’eplicitazione di una visione del mondo attraverso delle opinioni. Si tratta di rispondere a queste domande: Vuoi dare la terra ai contadini? Vuoi far votare le donne? Come debbono essere i tributi, progressivi rispetto al reddito oppure no? Occorre imporre delle tasse alle importazioni? La giustizia deve essere uguale per tutti? Tolleri la raccomandazione e chi la tollera? ecc ecc A tutte queste domande si risponde in genere con un voto, almeno  in quei paesi in cui ciò è possibile, in altri si esprimono solo delle opinioni. A me interessa sempre sapere quali sono le opinioni politiche di uno scrittore, rispetto alla sua epoca, beninteso. Ne traggo preziose informazioni sulle sue tensioni morali e intellettuali. Ad esempio credi proprio che il cattolicesimo liberale di Manzoni nulla abbia a che fare con la sua estetica democratica e le sue opzioni linguistiche?"

Il 20 marzo 2004 Sergio Garufi tornò sull’argomento:

"eh, ricordo un thread in cui affermavo che le opinioni politiche degli scrittori vanno prese con le pinze (lo sosteneva borges), né più né meno di quelle letterarie pronunciate dai politici; anche per evitare di considerarli dei guru; e homais [= Alfio Squillaci] mi rispose che la politica la possono fare tutti, basta rispondere a quesiti tipo "volete dare il voto alle donne?", o "siete d’accordo nel concedere le terre ai contadini?" 🙂

E Alfio:

"caro Sergio, non ricordo esattamente il contesto, ma se posso interpretarmi, ribadisco che la politica non è misteriosofia. Puoi fare lo screening di chiunque a seconda delle risposte che ti dà sulla proprietà, sulle guerre, sulle paci e sulla necessità o meno della tassa sui cani… Altre cose sono le ideologie, ossia quelle rappresentazioni mentali, anche dei più sofisticati intellettuali che li portano a vedere fischi per fiaschi…L’ideologia di buona parte del proletariato italiano, attualmente, è quella di un miliardario…"  

Ma veniamo alla nuova puntata di "Iooooo e Borges"

            UNO SCHERZO MAL RIUSCITO

"Ricordo che un giorno decisi di fare a Borghes uno scherzo. Lo raggiunsi da dietro in punta di piedi e gli coprii gli occhi con le mani.
"Cucù, chi sono?"
"Togli quelle manacce, ché tanto sono cieco", sbuffò Orghe infastidito.
"Ooops, perdona la gaffe. Ma indovina chi sono?"
"Sei Garufi."
"Acqua."
"Ma sì che sei Garufi."
"Invece no. Sono Adolfo."
"Adolfo chi?"
"Adolfo Bioy Casares."
"Ma fammi un piacere. Sei quella piattola di Garufi."
Insistetti ancora un po’, ma non ci fu verso di inculcargli il sospetto che potessi essere davvero Adolfo Bioy Casares.
E pensare che, per risultare il più convincente possibile, avevo mandato a
memoria tutti i titoli delle opere che i due avevano scritto insieme ("Sei
problemi per don Isidro" e tutti gli altri).
Quando vidi che il mio scherzo l’aveva solo – imprevedibilmente – intristito, per fargli tornare il sorriso sulle labbra presi a canticchiargli in un orecchio ‘Don’t cry for me, Argentino’.
Ma Orghe si arrabbiò ancora di più. Corse a chiudersi in bagno e per diverse ore non volle più saperne di uscire…"

(da Sergio Garufi, "Iooooo e Borges", Edizioni Palladiane)

Immagine da http://www.limbos.org/traverses/pics/borges02.jpg 

Iooooo e Borges (5)

22 luglio 2006

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COLAZIONE DA BORGES

C’erano giorni in cui Jorge Luis Borges pareva stranamente assente.
"Ciao, Orghelluigi!", lo salutai una mattina.
Non mi rispose.
"Mi piaci quando taci/perché sei come assente", incalzai.
Silenzio.
"E mi ascolti da lungi/e la mia voce non ti tocca…"
"Sarai mica quel rompi ‘oglioni di Garufi", sbottò all’improvviso. "Oh, no!", gemette.
"Sei di cattivo umore, Orghelluigi?"
"No, ma Neruda di primo mattino mi va per traverso. Che sei venuto a fare?"
"Sono qui per quell’intervista… sai bene che sto scrivendo una tesi su di te."
"Un’altra ancora? Ma se sono tre mesi che mi devasti le palle con codesta scusa. Davvero ho esaurito gli argomenti. Non ho altro da dirti, credimi. Lasciami in pace. Sparisci."
"Vorrei almeno aiutarti a fare colazione…"
"Non serve. Mi aiuto da me."
Capii che aveva bisogno di riflettere e mi ritirai con discrezione.

"Se solo mi avesse dato un’altra chance", sgarufai tra me e me, "avrei potuto citargli in spagnolo – chessò io? – Los Marcellos Ferial… "

Ridiscesi mestamente le scale, borbottando: "Cuando calienta el sol aquí en la playa, siento tu cuerpo vibrar, cerca de mí… " 

(da "Iooooo e Borges", di Sergio Garufi, Edizioni Palladiane)

Immagine da http://www.geocities.com/Athens/Olympus/3272/jorgepresentazione.html – 6k –


"Il narratore non è comunque autore?" [chiesero un giorno a Wu Ming 1]

"Certamente sì, [rispose] ma il punto è che non è (non dovrebbe concepirsi in quanto) Autore. In quella maiuscola reverenziale (che c’è e pesa anche se non la si scrive e non la si può pronunciare) risiede il problema. E’ la stessa maiuscola che stabilisce d’arbitrio la differenza tra le arti e l’Arte, tra l’artista e l’artigiano. Sostanzialmente, gli autori dovrebbero tirarsela di meno, e capire che non sono affatto esseri fuori del comune, anzi, sono ‘dentro il comune’, nel regno di ciò che è condiviso da una società. Come ha scritto Stewart Home: ‘Si comincia con l’Autore, e si finisce con l’Autorità’. Noi pensiamo che partendo dagli autori (al plurale e senza la maiuscola) si arrivi tutt’al più all’autorevolezza, quel punto in cui esiste sì un ‘valore aggiunto’ (quello di un lavoro fatto bene) ma non c’è alcun tipo di imposizione né di coercizione."

(DA http://win.girodivite.it/antenati/xxisec/wuming/wuming_intervista.htm )

E un altro giorno:

"Di ‘biopic’ sui Grandi e Grandissimi Artisti, la loro Ispirazione, la loro Superiore Sensibilità, il Titanismo, l’Ego che si espande fino a invadere ogni spazio, il loro essere maudits /incompresi/ribelli/irregolari/martiri della creazione, vissi d’arte vissi d’amore, live fast die young ecc. ce ne sono già fin troppi. Si potrebbe scrivere un romanzo in cui la Musa , stanca di essere tirata per la giacchetta di questo mondo, manda l’eroico Autore a fare in culo." 

Iooooo e Borges (4)

21 luglio 2006
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"Nazione Indiana è il blog che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato a scrivere. Qui ho appreso la passione per la letteratura… ": inizia così un recente intervento – deliziosamente parodistico – di Sergio Garufi nello spazio-commenti del post "Statistiche primaverili" (Nazione Indiana, 18 luglio 2006). Questa la conclusione: "La storia di NI è a una svolta. Da critico e da lettore che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una cultura di chiacchiere incomprensibili e di stupide baruffe. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di una NI più giusta, più prospera, più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo indiano."

La Lipperini ha osservato:

  • La Lipperini Says:

    "Sergio, mi aspetto adesso un contratto con gli e-lettori in pochi e concisi punti, da firmare in diretta."

  • — 

    Alla misteriosa "Spettatrice", che spesso firma acuti commenti anti-autoriali in Lipperatura, ho chiesto:

    "Spettatrice, stai seguendo la miniserie ‘Iooooo e Borges’ sul mio blog? Barbieri ne è estasiato:- )"

    "Lucio… sì, sto seguendo i tuoi divertimenti su cazzeggiletterari. Sei sulla strada di… Munari, ma ancora con un pizzico di individualismo. Quanto sano non so, magari è il caso di chiederlo a quell’altro individualista di Garufi. Però, confermo, queste continue contaminazioni su web ci stanno rendendo un po’ meno individualisti e più empatici a dispetto dell’età, visto che neanche il buon Munari si illudeva che noi adulti fossimo in grado di uscire dal bieco individualismo acquisito. Per i bambini invece c’è speranza, soprattutto se non leggono certe diatribe moooolto individualiste sui blog 🙂 Chiaro che sto scherzando (ultimamente un sacco di gente mi prende troppo sul serio, voi no, per fortuna) e che il mio è un momento di bassa ironia, se stiamo qui a parlarci da limitati individualisti è vero che esponiamo i limiti, ma anche l’umano bisogno di comunicare e di essere, appunto, in qualche modo (e a dispetto di tante ambiguità o incazzature), collettività. Peccato che questo fatto di non essere bambini, pronti a prendere la piega collettiva, ci guasti la festa 🙂 besos"

    "Spettatrice. Garufi ha scritto un pezzo IRRESISTIBILE nei commenti al post ‘Statistiche primaverili’ in Nazione Indiana. L’ha scritto lui come INDIVIDUO. L’ha messo a nostra disposizione gratuitamente. Poi, magari, a livello personale se la tira un po’ perché in gioventù ha avuto un contatto ravvicinato del Terzo Tipo con l’Autore (Jorge Borges), ma a noi che ‘cce frega? L’importante è che il suo pezzo ci diverta e ci intrattenga, no?"

    Ma veniamo alla nuova puntata di "Iooooo e Borges":

                   NESPOLE O SORBOLE?

    "Col tempo e con la paglia maturano le nespole" continuai a ripetermi per giorni e giorni (Orghe Borghes mi aveva convinto dell’affidabilità di certi proverbi, autentiche perle di saggezza popolare.)
    Riordinando gli appunti presi fino a quel momento, tuttavia, mi accorsi con raccapriccio di aver tralasciato la spinosa domanda se preferisse le nespole o le sorbole. Non c’era tempo da perdere, dovevo tornare alla carica. Telefonai alla sua segretaria Maria Kodama per chiedere un nuovo appuntamento e non osando confessare di essere ancora  Sergio Garufi, mi spacciai per il duo Mozzi & Caliceti di Stile Libero.
    "Guarda, Sergio, che il maestro ti ha già perdonato!" mi assicurò lei, mangiando la foglia.
    Dalla commozione dovetti distendermi per un intero quarto d’ora sul primo divano palladiano che mi si parò a tiro.
    Orghe Borghes mi ricevette in pigiama. Aveva i capelli arruffati e la  voce flebile.
    "Che cosa pensi di Pinochet?", gli domandai a bruciapelo, prima di passare al quesito che più mi stava a cuore.
    "Una grande creazione di Collodi, indubbiamente", ammise senza riserve.
    "E di Dolores Ibarruri?"
    "Dolores chi, scusa?"
    "Ibarruri, la pasionaria."
    "Mai sentita nominare, francamente. Chi sarebbe, una nuova scrittrice? Non posso conoscere tutti, benché da più parti mi si soglia paragonare a uno
    specchio del mondo."
    Mi feci subito firmare una nuova copia di ‘Finzioni‘.
    Poco dopo mi chiese di accompagnarlo a fare due passi. Girammo intorno al tavolo per una buona mezz’ora. Orghe Borghes si teneva al mio braccio, mi chiamava per nome, riconosceva la mia voce e si rivolgeva a me con un tono quasi paterno, lamentando che leggessi solo lui a discapito di tanti altri autori ben più importanti.
    Gli confessai che sognavo di diventare io stesso uno scrittore, ma che fin allora i miei timidi esercizi letterari non erano stati altro che dei maldestri tentativi di imitare il suo stile.
    "Se vuoi un consiglio", sbadigliò Orghe Borghes, "è meglio che tu ti occupi di Piero della Francesca. Anche lui diventò cieco, verso la fine della sua vita. Dovrebbe piacerti."
    "Sì, certo, ma che ne faccio del mio ‘daimon’, come Hillman chiama la vocazione segreta – presente in ognuno di noi – che spinge per realizzarsi?"
    "Ignoralo. Mettiti a vendere divani. Segui piuttosto il saggio monito de ‘L’Imitazione di Cristo’: ‘ama nesciri’, cioè compiaciti di essere ignorato."
    "E’ una parola! Ma almeno qualche sboronata su it.cultura.libri posso postarla?"
    "Fa’ un po’ te."
    "C’è una cosa, Orghe, che l’altro giorno mi sono dimenticato di chiederti."
    "Quale, esattamente?"
    "Se tu dovessi essere messo proprio alle strette e scegliere fra nespole e sorbole…"
    "Alludi per caso alle insinuazioni di Rodriguez Monegal?"
    "Quali insiuazioni?"
    "Che io sia impotente."
    "Che c’entra questo?"
    "Monegal sostiene che il trauma risalirebbe al mio soggiorno ginevrino, quando ero diciottenne. Mio padre, vedendomi poco socievole e sempre chino sui libri, decise di portarmi con lui in un postribolo della città, dove mi spinse ad avere un rapporto con la medesima prostituta che si era poco prima congiunta con lui. Di qui il terribile complesso edipico, di qui le frustrazioni che, a detta di Monegal, mi avrebbero portato a cercar rifugio nel piacere della lettura, misero surrogato di una felicità che la vita mi aveva negato."
    "Ma no, che dici. Io volevo semplicemente sapere se preferisci le sorbole o le nespole."
    "Lascia che – per tutta risposta – ti citi il testo di una bella canzone di Niccolò Fabi," mi interruppe ilmaestro. " ‘Non è la vittoria / l’applauso del mondo / di ciò che succede /il senso profondo’.  La fama, dai retta a me, è solo una forma di incomprensione. Ma ti spiace se riprendiamo il discorso in un’altra occasione? Mi è venuta una botta di tedio."
    Si era fermato davanti allo specchio, enigmatico e terrifico. Era come se perdesse la sua identità, invece di acquistarla; introiettava l’universo e lo rifletteva perché impossibile da contenere, come l’Aleph.
    "Credo di sapere già tutto", sparai un attimo prima di congedarmi. "Los espejos y la paternidad son abominables porque lo multiplican y lo divulgan".
    Borghes prese a girarsi lentamente da ogni lato per fare  il sole e gli astri celesti, la terra e poi se stesso e gli altri esseri viventi, i mobili, le piante e tutti gli altri oggetti che ciascuno può immaginare… 

    (CONTINUA)

  • [Da Sergio Garufi, "Iooooo e Borges", Edizioni Palladiane]

  •  
    Immagine da http://www.todayinliterature.com/assets/photos/b/jorge-luis-borges-200×289.jpg

    Iooooo e Borges (3)

    20 luglio 2006

    Vabbè, diciamola tutta. Adesso tra me e Garufi pare sia iniziata una sorta di disgelo, ma al tempo di it.cultura.libri ci stavamo innegabilmente sulle palle a vicenda. Io lo trovavo certamente bravo, ma spocchioso: il classico intellettualino con la puzza sotto il naso. Lui negava ogni mio merito e quando, nel 2001, un gruppo di miei denigratori si rivolse in massa all’abuseman di Infostrada affinché mi segasse l’account e mi blacklistasse:-), impedendomi di frequentare ulteriormente il niusgruppo, ebbe parole abbastanza malevole nei miei confronti.

    Raffaele Mangano era appena apparso nel ng, e, leggendo vari commenti sull’Angelini, un giorno domandò:

    "Rispondete a me che  ignoro: Angelini chi era costui?"

    Il 9 novembre 2001 Matteo Signorini gli rispose:

    "Una persona che usava l’ironia per dire cose che altri non hanno saputo dire. Dalla sottigliezza che hanno confuso con arroganza. Ode all’Angelini,  che era venuto per salutarmi alla Fiera del Libro di Torino, lo scorso anno, e ho saputo che era lui solo quando sono tornato a casa. Nelle poche mail che gli ho mandato privatamente è sempre stato una bella persona. Non ha ostentato i suoi lavori con i grandi editori, e provocava chi sapeva avrebbe risposto senza capire il senso del gioco. Ode all’Angelini, chissà che ad una conferenza o l’altra ci incontreremo, perchè sono sicuro che stai leggendo, e verrai a dirmi sono l’Angelini, ed io ti stringerò la mano, e andremo a berci un caffè o una birra con la schiuma sul tavolo. Mattia."

    SGARUFONE (così chiamavo scherzosamente Garufi per farlo incazzare un po’) obiettò:  

    "Al di là dello spam e degli ot in quantità industriale, al di là dei mille nick cambiati di continuo che lo rendevano infiltrabile, al di là del quoting sporco e dell’usare nomi e indirizzi e-mail altrui (che gli valsero la famosa prima segnalazione di bianchi), al di là delle patologiche manie di persecuzione e delle personalità multiple che dialogavano fra loro, al di là del fatto che parlava di sé in terza persona, al di là del fatto che anche quando si è trasferito in un ng più consono, per discutere dei cazzi suoi con infostrada dandoci giusto qualche ora di respiro, non ha trovato un cane che gli abbia dato ragione; al di là di tutto questo, dicevo, che molti di noi hanno sopportato con buddistica rassegnazione, la cosa che m’infastidiva di più e che nessuno – che io ricordi – gli ha mai fatto notare, era che quando litigava con qualcuno usava l’arma più volgare e becera che esista: gli storpiava il nome al femminile. Peltio diventava così Peltia, Ron Ronalda etc. Sai, Mattia, chi è l’unico che ancora fa di ‘ste cose, cioè che ancora usa la storpiatura del nome come un modo per denigrare l’avversario? Emilio Fede. Già, proprio lui. Come quando Casarin lo chiama Casareccio, con tutte le varianti denigratorie possibili e immaginabili di quel nome. Eppure perfino lui, il principe del trash involontario, adopera con parsimonia la storpiatura al femminile, che implica la subdola volontà di dare dell’omosessuale all’interlocutore, facendo anche capire, in questo modo, quale considerazione si abbia dell’universo femminile. Vengo ora a sapere da Bonardi che su it.cultura.linguistica.inglese, che io non frequento, Angelini era solito dare della puttana alle donne con cui litigava e dell’omosessuale agli uomini. E questa c’è ancora qualcuno che la chiama sottile ironia. Mattia, tu sei un bravo ragazzo. Io e Nicole, che ti abbiamo incontrato a Torino, abbiamo avuto la stessa impressione positiva. Ma di persone e di libri, mi spiace, non capisci proprio niente."
    Contestai:
    > usare nomi e indirizzi e-mail altrui (che gli valsero la famosa prima segnalazione di bianchi)

    Falso. Falsissimo. Fui semmai io a protestare perché qualcuno inviò un
    messaggio a mio nome. Nel mio pseudo-morphing (= di tipo parodistico) avevo sempre cura di deformare in qualche maniera il nick del parodiato (Es: kiko Ciatto in Kiko Sciatto)  e di rendere evidente che si trattava di un mio scherzo.

    > in un ng più consono, per discutere dei cazzi suoi con infostrada dandoci giusto qualche ora di respiro, non ha trovato un cane che gli abbia dato ragione

    Anche qui non hai capito una mazza: mi sono cacciato di proposito nella
    bocca del leone (= il ng frequentato dai collaboratori dei provider, che NON potrebbero in NESSUN CASO darmi ragione, – visto che nessuno sputa nel piatto in cui mangia), per ragioni ben diverse. E ho ottenuto anche degli imprevisti risultati, che non anticiperò certo a te

    > nessuno – che io ricordi – gli ha mai fatto notare, che quando litigava con qualcuno usava l’arma più volgare e becera che esista: gli storpiava il nome al femminile

    Ne ho spiegato io stesso, più volte, la ragione. Pongo al femminile i nomi di coloro che si atteggiano a PRIMADONNA, per gioco e non certo per sprezzo dell’altra metà del cielo. Come fai a essere così perennemente in malafede?

    > Eppure perfino lui, il principe del trash involontario, adopera con  parsimonia la storpiatura al femminile, che implica la subdola volontà di dare dell’omosessuale all’interlocutore

    Se è questo quello che hai capito (un paio dei miei migliori amici sono omosessuali dichiarati) non mi resta che scuotere la testa. Ahimè, Sgarufone, che livello!

    > Vengo ora a sapere da Bonardi che su it.cultura.linguistica.inglese, che io non frequento, Angelini era solito dare della puttana alle donne con cui litigava e dell’omosessuale agli uomini

    L’importante, per te,  è prendere per oro colato qualunque cosa venga affermata dai miei denigratori.

    > Mattia, tu sei un bravo ragazzo. Ma di persone e di libri, mi spiace, non capisci proprio niente.
     

    Al tuo confronto ne capisce fin troppo. (Eccetera).
    Insomma tra me e Garufi non correva certo buon sangue. Da un lato, è vero, il più delle volte io andavo in it.cultura.libri solo per sgranchirmi le gambe tra una traduzione e l’altra e CAZZEGGIARE un po’ (mica come qui su "CAZZEGGI LETTERARI"!):-), dall’altro Garufi era in preda a un livore antiangelinesco davvero esagerato. Vabbè, acqua passata… Veniamo, piuttosto, alla nuova puntata di "Ioooo e Borges"…
    IL PRIMO LITIGIO (PROVERBI)

    "Quel giorno avevo messo a dura prova la pazienza di Orghe Borghes, sottoponendolo a un’interminabile serie di questionari a risposta multipla suggerita: se preferisse la carne o il pesce, il dolce o il salato, l’antico o il nuovo testamento, la birra chiara o la birra scura, eccetera… e nel caso di quanto (di gran lunga, di molto, di poco)… Ero intenzionato a cogliere ogni sfaccettatura della sua affascinante personalità, comprese le meno risapute.
    Lui fu dolce con me e fece del suo meglio per nascondere gli sbadigli e i colpi di sonno che questo tipo di indagine a tappeto inevitabilmente comporta.
    Solo verso mezzanotte – esausto – protestò che forse era il caso di aggiornarci all’indomani.
    "Potrei… potrei chiedere ospitalità per la notte?", azzardai arrossendo.
    "Mi spiace, non saprei dove sistemarti. Non ho brande di scorta…"
    "Nessun problema", lo rassicurai. "Ho qui in cartella un divanetto palladiano gonfiabile e telescopico. Sarà pronto in un attimo."
    La prima notte fu bellissima: ricordo che ero così emozionato che non riuscii a chiudere occhio. Coglievo nel buio i suoi sospiri, le mezze parole ciancicate nel sonno, i peti a volte terribilmente stentorei che fuoriuscivano dalle sue coltri… ma amavo tutto di lui.
    Il terzo giorno, a metà mattina, Orghe Borghes si lasciò sfuggire un distratto: "L’ospite è come il pesce/dopo tre dì rincresce…"
    "Non mi piacciono i proverbi", chiarii subito. "Vengono spacciati per perle di saggezza popolare, mentre il più delle volte sono solo banalità sentenziose che girano intorno a temi ricorrenti: la misoginia feroce, il qualunquismo più becero, la rassegnazione e il fatalismo. Poi, a ben vedere, il contenuto spesso è irrilevante, perché contemplano ogni tipo di contraddizione, facendosi guidare ***più dalla rima che dalla lingua*** [esempio: pesce/rincresce]."
    "Altrettanto spesso, tuttavia", obiettò Orghe Borghes, "contengono un fondo di verità."
    Non ricordo bene come accadde, ma di lì a poco io e il mio divanetto palladiano ruzzolavamo sgangheratamente giù per le scale.
    Mi vennero in mente certi post di Maria Strofa sulla terribilità del genio visto da vicino, ma – adesso che grazie ai miei astuti quiz avevo colto pressoché ogni sfaccettatura della sua proteiforme personalità – sapevo bene che cosa fare per continuare a gustare i frutti (in ogni senso, anche metaforico) del mio ben architettato approccio all’Argentino: "Dare tempo al tempo", perché "Solo con il tempo e con la paglia maturano le nespole" (tempo e nespole, peraltro, non facevano nemmeno rima)…  
    (continua)

    [da Sergio Garufi, "Iooooo e Borges", Edizioni Palladiane.]

    Immagine da: www.somebits.com/funes/