TEMA: COME HO TRASCORSO IL WEEK-END

Ioealvise

ioealvise

 (Lucio e Alvise in vetta al monte Similaun, 3597 m.)

Sulla carta il programma della Giovane Montagna di Venezia era talmente irresistibile (c’era anche una foto della mummia del Similaun) da far temere di dover prenotare due grossi e costosi pullman. Invece, poi, ci siamo ritrovati in appena un pugno di eroi (11, per l’esattezza) – tutti rigorosamente maschi – ad affrontare l’impegnativo percorso. Niente mezzi ingombranti, quindi,  ma tre sobrie, agili ed economiche auto.
Arrivati a Vernago in val Senales abbiamo confabulato sul da farsi.
“In fondo”, ci siamo detti, “più che di una vera gita sociale… si tratta ormai quasi di un’uscita tra amici… e allora perché non arricchire la prima giornata, che prevede il mero raggiungimento del rifugio Similaun, con qualche sfiziosa variante?”
Sergio B., subito appoggiato dal sottoscritto (che appena due settimane prima aveva già percorso il sentiero 2A con il gruppo Tutela Ambiente Montano: si veda il post del 13 giugno sulla transumanza), ha proposto di trasformare il previsto tragitto “angolare” (Vernago-Rifugio Similaun-Cima Similaun + ritorno per la stessa via) in un più accattivante tragitto ad anello: Maso Corto- funivia per Croda delle Cornacchie (Hotel Grawand) – calata lungo la vedretta del Giogo Alto – attraversamento del ghiacciao fino al Giogo di Tisa con emozionante visita al sito di ritrovamento di Ötzi (chi è? Ma la mummia del Similaun, che diamine!) – calata al rifugio Similaun dall’alto, anziché suo raggiungimento dal basso. Tempo previsto? Due-tre orette…
Alvise F., il capogita (in piedi nella foto), era tentato di seguirci, poi si è ricordato di aver fatto voto di NON PRENDERE GIAMMAI UNA FUNIVA CASCASSE IL MONDO!!! e così ha preferito attenersi al programma, salendo a piedi in solitaria da Vernago, per aspettarci al rifugio. “Saremo noi a dover aspettare te!”, gli abbiamo assicurato, convintissimi di arrivare al Similaun-hutte prima di lui, con l’aiuto della veloce cabinovia… Mai convinzione si sarebbe rivelata più errata. Ma procediamo con ordine. Arrivati in quattro e quattr’otto all’hotel Grawand, abbiamo faticato un po’ a farci indicare la traccia da seguire verso l’Ötzi-Fundstelle, ma, ottenute le preziose informazioni, ci siamo incamminati pimpantissimi lungo la china dell’altro versante, perdendo subito diverse centinaia di metri di quota. L’entusiasmo, vi dicevo, sarebbe andato progressivamente riducendosi con il passar delle ore. Be’, vi risparmio i dettagli dell’avventurosissima traversata. Vi basti sapere che siamo arrivati al rifugio Similaun solo alle 20.00 circa di sera, dopo un INTERMINABILE percorso ricco di ogni possibile specialità alpina: tratti ferrati, tratti da superare in arrampicata libera, zone di neve marcia in cui non si faceva che sprofondare fino alle cosce e, in un caso, addirittura fino al collo… per fortuna sempre debitamente incordati e armati di provvidenziali picozze.  Arrivati, sul far della sera, al sospirato sito di ritrovamento di Otzi, segnalato da un tronco di piramide in pietra sormontato da una lampada stilizzata, nessuno aveva più energie sufficienti per inscenare alcuna forma di commozione.
Alvise, nel frattempo, arrivato al rifugio intorno alle 14.00, anziché stare in pensiero per noi si era abbandonato a una squallida pennichella pomeridiana, peraltro protrattasi fino quasi all’ora di cena.
La fatica della prima giornata era stata tale da dissuadere alcuni dal raddoppiarla il giorno dopo.
Domenica 2 luglio: sveglia alle 5.15, colazione alle 6 e subito in marcia verso l’agognata vetta del Similaun. Cielo azzurro, di nuovo alcuni tratti di ghiacciaio complicati da irritanti sprofondamenti nella neve e finalmente, dopo un ultimo crinale largo mezzo metro tra due strapiombi… lassù, a quota 3597!!! Meraviglia. Splendore. Panorama impagabile. La Palla Bianca. la Punta di Finale, le Cime Nere…
A mezzogiorno eravamo di nuovo al rifugio Similaun. Sosta di approvvigionamento alimentare e ripresa della marcia verso Vernago, per un dislivello totale di circa 2000 m. di discesa:- )
Chi scrive si è divertito pazzamente. Qualcun altro ha trovato la variante del sabato meno sfiziosa del previsto, ma nel complesso… come dimenticare un’escursione tanto remunerativa? Vabbè, sì, a qualcuno alla fine facevano un po’ male le ginocchia, ma che importa? Si sa che la fatica durata in montagna torna generosamente indietro sotto forma di salute, no?

Una Risposta to “TEMA: COME HO TRASCORSO IL WEEK-END”

  1. utente anonimo Says:

    come vedi se vi seguivo sarei stata un mezzo ingombrante!Un bravo ad Alvise ed a tutto il gruppo bye

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