Archive for agosto 2006

LA RIVOLUZIONE A-SESSUALE

31 agosto 2006
 

Livre - La Révolution asexuelle de Jean-Philippe De Tonnac
 
Se i bambini si trovassero sotto i cavoli o li portasse davvero la cicogna e non ci fosse la sessualità (= l’impulso – spesso disordinato e ossessivo – a ficcare un pezzetto del nostro corpo in qualche cavità del corpo di un altro, o a farci ficcare da un altro un pezzetto del suo corpo in qualche cavità del nostro corpo, o, per inglobare anche la masturbazione, a soffregarci autonomamente certe parti del corpo a scopo di ozioso diporto) la vita sarebbe perfettamente vivibile lo stesso. Anzi, forse sarebbe molto meno complicata (si pensi solo all’ampiezza dell’ indotto criminale della faccenda: aggressioni e delitti a sfondo sessuale, racket della prostituzione, tratta delle bianche e delle nere eccetera).
E’ quello che sostengono i seguaci della rivoluzione a-sessuale, di cui riproduco la lettera apparsa nella rubrica di Augias su Repubblica il 5 agosto scorso:
 
"LA SCELTA DI VIVERE SENZA SESSO"
 
"Sono l’amministratrice di Aven Italia, il forum degli Asessuali italiani [cfr. http://www.asexuality.org/it/, n.d.r.]; sono io stessa asessuale. Vorrei attirare l’attenzione sulla condizione dell’asessualità, la condizione vissuta da chi non prova attrazione per il sesso e non sente esigenza di avere rapporti sessuali di alcun tipo. Non è una scelta personale dovuta a motivi ideologici o religiosi (come può essere la castità, la scelta di astenersi); non è un disturbo sessuale, paura o difficoltà di avere rapporti. E’ invece libera espressione della personalità dell’individuo, di cui costituisce l’identità sessuale. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, la mancanza di attrazione per il sesso non viene vista dagli asessuali come un problema da risolvere. Non esiste una vera definizione di asessualità. Si parte, anzi, da una non definizione. Gli asessuali non vedono nel sesso qualcosa di brutto o negativo; semplicemente, sentono che il sesso non è la loro strada, e rivendicano il dritto di non essere giudicati o ridicolizzati per questo, come invece troppo spesso accade in Italia. L’asessualità dovrebbe essere vista come un vero e proprio altro orientamento sessuale, alla stregua dell’omosessualità e della bisessualità. Invece è difficile, in questa società, accettare il fatto che esistano persone completamente disinteressate al sesso, sia dal punto di vista fisico che come mezzo per relazionarsi all’altro. Nella vita di tutti i giorni noi asessuali veniamo scherniti e derisi, tanto che nessuno in Italia si è dichiarato pubblicamente, "mettendoci la faccia". E dai medici e dagli psicologi – spesso troppo sicuri di quale sia "il giusto punto d’arrivo" e la "normalità" – siamo troppo frequentemente, e a torto, considerati "disturbati".
 
Il 24 agosto, sempre su Repubblica, è seguito l’articolo: "E la Francia libertina scopre il piacere dell’astinenza", di Anais Ginori. Eccolo.
 
"Parigi. L’astinenza sessuale è diventata un segno distintivo. Ma questa volta morale e religione non c’entrano. I nuovi integralisti del non-sesso sono giovani, belli, colti, figli della generazione che aveva liberato il sesso. Non fanno l’amore per mesi, anche per anni. Si scagliano proprio contro il modello dei padri e capovolgono gli slogan del ’68. ‘E’ una reazione difensiva alla dittatura del piacere e al terrorismo dell’orgasmo’, spiega Jean-Philippe de Tonnac, autore de ‘La rivoluzione asessuale’, appena uscito per Albin Michel.
Gli ‘asexual’ nascono negli Usa all’inizio degli anni Duemila, ma a sorpresa sono sbarcati anche nella culla del libertinaggio e della cultura erotica. Secondo una ricerca dell’istituto Ipsos il 25% delle donne e il 15% degli uomini francesi sono ‘sessualmente soli’ e per un quarto di loro ‘è indifferente non fare l’amore anche per diversi mesi’. La novità è che l’astinenza è voluta e non subita’ sostiene il giornalista David Fontaine. Nel suo ‘No sex last year’ (Arte Editions) racconta la vita di quindici trentenni ‘asexual’: donne e uomini che confessano di avere il famoso ‘mal di testa’ al momento di mettersi a letto, e ne sono felici. ‘Un terzo degli adolescenti ha già visto siti o immagini pornografiche. Questa sovrabbondanza di sesso provoca rigetto’ argomenta de Tonnac. Lo psicanalista Juan David Nasio sostiene di avere per la prima volta preso in cura pazienti ancora vergini a 33 anni. ‘Sono uomini sani ma la sola idea di fare l’amore con una donna provoca in loro il panico’. Nella donna, ma ancor più nell’uomo, l’ansia di prestazione e la paura di sfigurare possono bloccare la libido. ‘Le relazioni oggi sono così effimere che il primo rapporto sessuale è diventato una prova del fuoco’, osserva de Tonnac. Per la psicanalista Hélène Vecchiali, autrice di un saggio sulle nuove paure degli uomini ‘Ainsi soient-ils’ ("Così siano") (Calmann-Levy), anche l’aggressività delle donne è una causa: ‘Basta andare su alcuni siti per vedere che oggi sono loro le vere predatrici’, dice Vecchiali.
Il voto di castità dei laici, l’orgoglio ‘asexual’ è rivendicato, ostentato, e questa è la grande novità. Amore senza sesso, il contrario di quello che si professava negli anni Settanta. ‘Il desiderio si spegne da solo. Meno fai l’amore, meno hai voglia di farlo’ racconta una donna che si definisce ‘orgogliosa anoressica del sesso’." 

ZITTI AL CINEMA (2)

30 agosto 2006
 
La mia simpatia per Marquant, l’autore del volumetto "Zitti al cinema" (Ed. Unwired Media), nasce probabilmente dal fatto che ho anch’io all’attivo una discreta serie di litigi al cinema con spettatori del tutto incuranti della presenza in sala di altri esseri umani (oltre loro): individui sgranocchianti, telefonanti, chiacchieranti, russanti, ruttanti, scoreggianti, scaracchianti, schiamazzanti eccetera, né più né meno che se fossero a casa propria davanti alla tivù… 
Eccovi un paio di nuovi assaggi dal blook (= book tratto da un blog) del titolare di www.zittialcinema.splinder.com
 
Dal capitolo "Tipi da cinema": 
l’Entusiasta Molesto… (omissis)
Le Amiche delle Otto… (omissis)
Sua Saccenza, l’annoiato… (omissis)
Il Popcornivoro… (omissis)
"Il cartaio"… sì, vi trascrivo questo:
 
"Andare di sabato pomeriggio a vedere Lost in translation si è rivelata un’esperienza da film dell’orrore. A un certo punto, durante il film, si è diffuso in tutta la sala l’inconfondibile fruscio di una caramella scartata. A giudicare dal rumore, l’involucro doveva essere del tipo sottile sottile, capace di produrre uno sfrigolio elettrico solo a sfiorarla. Inoltre, doveva trattarsi di una caramella molto grossa, visto che il crepitio si è prolungato oltre ogni immaginazione. Era lo Scartatore Pazzo, detto anche ‘il cartaio’. Il mio shhh, secco e isterico, non ha ottenuto risultati. Così pure l’approccio discorsvo di un altro spettatore: ‘Signore, quella caramella… ‘. Dopo il primo minuto di scaramellìo, qualcuno ha gridato all’incendio. Dopo il secondo minuto, ho ipotizzato che fosse in corso la costruzione di un presepe. Altri hanno azzardato l’potesi che il molestatore stesse scartando un uovo di Pasqua. E mentre si cercava il modo di informare l’incauto del singolare anacronismo (si era in dicembre), ecco la tragica, semplice verità. Non è che lo spettatore avesse dei problemi a scartare la caramella più grande del mondo: l’aveva già mangiata, ma stava solo giocando con la carta. Soprattutto, egli non era molesto, ma solo sordo. A quel punto, il risentimento dei meno è confluito nell’ilarità dei più."
 
E ora il decalogo di p. 24 intitolato "Peccato originale" (promemoria strettamente autobiografico):
 
1. Se il film è doppiato, lamentati per la scarsa resa dei dialoghi e per le sfumature perse nella traduzione.
2. Se il film è in lingua originale, lamentati perché non ci sono i sottotitoli.
3. Se ci sono i sottotitoli, lamentati perché tutte quelle scritte lì in basso distolgono l’attenzione dalle immagini.
4. Se capisci le battute, fallo sapere a tutto il cinema: ridi, ridi sguaiatamente, un po’ per farla pesare a chi non ha capito, un po’ per sfogare la tensione accumulata nello sforzo di capire.
5. Se non capisci i dialoghi, prenditela con la dizione degli attori americani, le patate in bocca e banalità dicendo.
6. Se gli attori sono inglesi, limitati a osservare che parlano davvero in fretta.
7. Se il film è in francese con sottotitoli in inglese, prima leggiti almeno la trama.
8. Se il film è in una qualsiasi lingua non occidentale, ricordati che sei lì per ammirare la fotografia.
9. Se guardi prima l’edizione italiana, ripromettiti di rivederlo in orginale.
10. Se guardi prima la versione originale, mostrati desideroso di rivederlo in italiano ("Ma giusto per curiosità, eh").
 
[Immagine da: users.cs.cf.ac.uk]

POVERO TENCO!

29 agosto 2006
 
 
Uno dei volumetti più mordaci e convincenti pubblicati di recente dalla Unwired Media/Scrittomisto è "Zitti al cinema" di Marquant. Secondo me un piccolo capolavoro.
L’irriverenza dell’incipit, tuttavia, sfiora la crudeltà. Sentite:
 
"Penso che l’umanità non dovrebbe mai smettere di ringraziarmi. Ad esempio, per non aver dato seguito alle mezze ispirazioni che sarebbero potute sfociare in tentativi di carriera artistica.
Certo, il pericolo è stato sfiorato più volte. Quando avevo sei anni i miei genitori, su mia richiesta, mi iscrissero a una rassegna canora locale. Partecipai a una diasastrosa prova in cui, con somma sorpresa e dspiacere, mi resi conto di non avere la più vaga idea della melodia e del testo della canzone che avrei dovuto presentare, un brano dello Zecchino d’Oro che ero così sicuro di conoscere alla perfezione. Feci una figura pessima, i cui strascichi psicologici mi impedirono di prendere parte alla seconda prova, nonostante l’insistenza di papà, mamma e della Mariele Ventre locale. Tutti e tre cercarono di convincermi del fatto che con un po’ di pazienza e di buona volontà avrei imparato il pezzo e degnamente figurato nella gara. Ma io puntai i piedi e dissi ‘No!’. A ripensarci un po’ rimpiango quell’occasione sprecata. Ma penso anche che, se avessi continuato con le prove e partecipato alla rassegna, sicuramente non avrei vinto. E che quindi mi sarebbe toccato suicidarmi lasciando un biglietto dalla calligrafia incerta (dopo tutto, facevo la prima elementare): "Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro), ma come atto di protesta contro un pubblico che manda in finale una canzone come ‘Cocco e Drilli’ e una commissione che seleziona ‘Ciribiricoccola‘. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao."(1)
 
[Domani ve ne scelgo un altro pezzettino:-)]
(1) Il riferimento, ovviamente, è al suicidio sanremese – nel 1967 – di Luigi Tenco, che lasciò scritto: "Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda ‘Io tu e le rose’ [di Orietta Berti] in finale e una commissione che seleziona ‘La rivoluzione’. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi"

PULSATILLA. GITA AL FALLO

28 agosto 2006
 
Non è chi non veda la crescente attenzione con cui gli editori cartacei seguono i moti di rotazione e di rivoluzione della blog-sfera e le celesti armonie qualche volta prodotte – non si sa bene se accidentalmente o consapevolmente – dal blog-cazzeggio, soprattutto dopo il successo di Pulsatilla (Valeria Di Napoli), splinderista come me. La sua "La ballata delle prugne secche" (Castelvecchi editore) è stata ampiamente lodata da Natalia Aspesi nelle pagine centrali di Repubblica il giorno di ferragosto ("Pulsatilla, ragazza cattiva"). Nulla di paragonabile, naturalmente, al successo che potrebbe riportare il mio "Un compleanno in transumanza" (= best off dal presente blog) se solo riuscisse a sbaragliare gli insidiosi avversari selezionati per il concorso di Scrittomisto.it (per l’elenco dettagliato, si veda il sito), non fosse che in genere, nelle votazioni on line, finisce quasi sempre per prevalere chi riesce a mobilitare il maggior numero di amici e parenti:- )
 
Ma torniamo alla ballata di Pulsatilla e assaggiamone un paio di brani scelti a cazzo… ehm, a caso:
 
1) "La mia lunga gavetta di chat mi aveva insegnato che Internet è una piazza che si bazzica anche, se non principalmente, con finalità di copula, o nella più ingenua delle ipotesi è un teatro dove tutti si imbellettano per sembrare un po’ meglio. Il delfino venticinquenne di Milano è spesso un vecchietto di Caronno Pertusella, e l’ammaliante monsieur del sesso di Ventimiglia è facilmente un invalido di Trapani. Come questi baldi giovani siano alfine riusciti a trascinarmi nelle coltri del loro letto, rimane un mistero: l’ipotesi più accreditata sostiene che abbiano fatto leva su dei punti molli del mio narcisismo e che io abbia, naturalmente, abboccato. Il luogo comune secondo il quale i blogger sono narcisisti è infatti assolutamente fondato: oltre ad essere io stessa un esempio da manuale di narcisismo globale, il tasso di narcisisti in cui sono incappata è di fatto pari al numero di blogger incontrati. Le persone che amano solo se stesse sono spesso non pienamente ricambiate – da se stesse, ovviamente – a causa della loro residua intelligenza, che gli fa capire che trascorrere la vita in libidinosa contemplazione del proprio ombelico è cosa contraria al giusto diritto delle genti. Ergo, sono dannate a piacersi e detestarsi, piacersi e detestarsi, piacersi e detestarsi, in loop. Gli esiti possibili sono sostanzialmente due: quello monastico, nel quale prevale il senso critico, per cui la punizione e la mortificazione della carne diventano l’ultima frontiera del narcisismo; o quello edonistico, in cui si ottunde l’intelligenza a forza di sostanze chimiche, o di concentrazione sul reality del momento, o di speculazioni flosofiche assolutamente infondate, e ci si masturba fino alla consunzione. Inutile che vi sto a dire che ho incontrato solo soggetti del secondo tipo. Segaioli persi." (pp. 147-48)
 
2) Dal capitolo "Gita al fallo":
 
"Come vi sarete accorti, ormai ho accumulato un certo expertise sugli uomini e sulla loro appendice, pertanto posso permettermni una breve digressione in proposito…[cut] In questo capitoletto parliamo di cazzi di varia foggia… [cut] Il mito del cazzo è un mito un po’ del cazzo. Tutti ne fanno una questione di vita o di morte, quando in realtà è un accessorio come un altro, sarebbe come fare continuamente una questione sugli ombrelli. Voglio dire, puoi andare fiero del tuo ombrello il giorno che te lo sei comprato, ma non puoi passare la vita a menartela con l’ombrello. E poi, esattamente come si vive senza ombrello, si vive anche senza cazzo, ma questo nessuno lo dice perché altrimenti crollerebbe il castello di carte su cui si fonda la galassia… [cut] Il catalogo genitale maschile è ampio e diversificato. C’è un sacco di blablà sul come usarlo, ritorna sempre questo come, come, come, ma nessuno mai che entri nel merito della morfologia, del cosa, del chi, del quantum, che a mio modesto avviso è la vera trippa della faccenda. Dunque – come direbbe il Dongiovanni – il catalogo è questo.
Cazzo standard (pisillus vulgaris)… [omissis]
Cazzo circonciso…  [omissis]
Cazzo spilungone…  [omissis]
Cazzo tarchiato…  [omissis]
Cazzo lungo e largo…  [omissis]
Cazzo a sparizione…  [omissis]
Cazzo colorato…  [omissis]
 
E ora, ok, ok.
Parliamo di questi maledetti cazzi piccoli.
Il cazzo piccolo (pisillus humilis) è una specie molto rara di animaletto che si annida dentro ai boxer (raramente anche dentro gli slip: è il caso dell’ humilis masochisticus). Schivo, cagionevole e vegetariano, si nutre di alghe di piccola taglia, che generalmente passano lì per errore. Infatti i pizzi dove cresce il cazzo piccolo sono generalmente gli stessi dove regna il cazzo veramente grande (pisillus sorprendentis), dal momento che entrambe le specie midificano presso uomini di bassa statura. L’ideale sarebbe saperlo con anticipo se il nano in questione possiede un animale del primo o del secondo tipo. Non che l’humilis sia necessariamente da scartare, ma arrivare impreparati è sempre sconveniente. Mentre infatti agli altri cazzi più o meno ci si adatta in fretta, vedersi davanti un cazzo piccolo senza preavviso provoca un piccolo lutto, che va elaborato. Meglio farsi una mappatura preliminare, sebbene spannometrica…  [cut] L’esperienza più eclatante che ho avuto riguarda Manu Chao, così soprannominato perché indossava originali cappellini e andava in giro gobbo con le mani in tasca. Simpatico. Si occupava di fotografia, pittura, un sacco di cose. Tornammo a casa barcollando dopo una serata carina, dove per carina si intende una serata che sin dal primo minuto sai dove sta andando a parare, infatti esci con la borsa piccola. Arrivammo sotto il portone reggendoci l’un l’altra, ridendo: io con la rosa tra i denti, lui con il mento in su, borbottando un tango, salimmo guancia a guancia la rampa che portava dritta al mio appartamento.
Mai avrei sospettato che dietro quel torrido gnomo latino si potesse nascondere un pisillus humilis. Infatti i miei vestiti volarono impeccabili, wooooom, wooom, pezzo a pezzo, sulla sedia, mentre lui si contorceva in pose lascive, occhi rovesci, unghie affondate nel divano, cosce aperte, tutto perfetto, finché si sfilò i boxer e oplà, si rizzò tremando questa specie di mignolo paralitico. mi portai una mano alla fronte e cominciai a ridere, complice l’ubriachezza. Visibilmente piccato, mi chiese cosa c’era che non andava. Niente, niente, e biascicai qualche idiozia sul fatto che andare a letto con un amico è una cattiva idea. Gesticolando verso il suo mignolo eretto, lui mi lasciò intendere che, insomma, non potevo abbandonare la nave proprio adesso. Con affetto fraterno mi chinai su di lui e decisi di mettere la parola fine a quell’incredibile vicenda con un bel pompino. Fallii. Dopo due secondi mi sembrò di avere in bocca un’oliva da cocktail e cominciai a ridere a singhiozzi come una iena. Non li ho più rivisti, né lui né il suo tenero scubidù, ma da qualche parte conservo ancora la rosa." (pgg. 162-67).