Archive for settembre 2006

BIBLIOFILIA (E PEDOFILIA) (3)

29 settembre 2006

   

Alice Liddell photographed by the Hon. Rev. Charles Dodgson (Lewis Carroll)

 
P. Bianchi versus Maria Strofa (III ROUND):
>> Va be’: hai inserito elegantemente (con più dovizia di vaselina) ciò che altri pretendevano a freddo. Il personaggio quale sarebbe?
Secondo me, a naso, hai una prosa maschile. Ma non mi interessa saperlo, parlavo in generale: ognuno fa la sua parte e vedi da te che dall’insieme dei messaggi di ciascuno piano piano si ricostruiscono dei "caratteri" (il terragno, la poetessa, il raffinato, la frusta, il frusto  ecc.). A volte i caratteri diventano ingombranti, lo spostamento dell’attenzione dai messaggi ai personaggi porta spesso alla deriva offtopic dei thread e alla famigerata clubbinizzazione. All’inizio diverte perché dà il senso dell’appartenenza, ma alla lunga può risultare limitativo. Questo l’ho notato accadere quasi regolarmente nei forum librari, più che in quelli dedicati ad altri temi, come se il libro fosse, più degli altri media, un pretesto per parlare di noi e instaurare rapporti umani. Il che è bello ma, nella misura in cui "funziona", finisce per mettere in ombra il libro stesso.
> la poetessa: che mi sembra l’unica finzione aggiunta.
Il resto – femmina, puttanona e  calzettonica – è dunque vero? Ohi personaggio "forte" :-). pensa che io avrei detto il contrario: le tue poesie le tocco con mano, sul resto c’è solo la tua parola.
– 
> Secoli di critica e di testimonianze – mi permetterai – magari casualmente più autorevoli della tua, non sono riusciti a convincerti che Seneca era morale (vedi Dante – Seneca morale),
Ma io sono convintissimo che Seneca sia un professionista della morale, gli tributo i più ampi inchini e omaggi, mi rifiuto solo di amarlo.
> Qui siamo in territorio "Alfiuccio": soltanto lui poteva accomunare Seneca a Costanzo. Insomma…
Effettivamente mettendo il nano col gigante l’endiadi non è venuta fuori bene. Ma Costanzo ha il vantaggio di offrire un riferimento noto, ab uno disce omnes: un altro di quelli che sono agganciati dappertutto e poi sul palco tra un cachinno e una smorfia, quando lo spettacolo deriva, piazzano la stoccatina buonista. Ebbene valgano per Costanzo le immortali parole del povero Pazienza: "ma parla per te, piduista di merda" (dovrei trovare su che albo sta, forse Pertini o Sturiellet).
> Certo che tutta la pittura religiosa fatta da puttanieri e assassini, secondo il tuo metro, va a farsi benedire! Anche la musica sacra. Se chi dipinse e compose non era religioso e sacro, è tutta una truffa.
È difficile rispondere perché neanch’io sono molto religioso e non riesco a percepire quei quadri o quelle musiche come atti di fede nati da un eccesso di sensibilità. Li vedo come prodotti artigianali eseguiti su committenza, nell’ambito di normali dinamiche economiche o professionali, in un mondo in cui per secoli e secoli la religione ha spiegato il mondo  e creato un paradigma che nessuno (committenti e commissionari) metteva in discussione. Come tali non mi chiedo se l’artista era devoto, ma solo se era bravo. Poi la regola è sempre stata che gli artisti  erano trasgressivi mentre i  moralisti erano integrati al sistema.
– 
> Ritengo questo un modo abile benché insoddisfacente di svalutare un autore.
Ho scritto tre righe (sincere). Se non le scrivo qui, dove le scrivo? Giudicatemi male, io non ho la pretesa di essere profondo.
> Va bene, ma quando Schopenhauer mi parla del dolore della vita non è che posso contestarlo perché ANCHE LUI era un gaudente.
gaudente, gaudente… si scopava le serve… se era gaudente si scopava le contesse. Già le dirimpettaie le buttava dalle scale, poi gli toccava risarcirle (Obit anus, abit onus, ahahah).
> Il territorio della pagina, della scrittura, NON È IL TERRITORIO DELLA VITA. (scusa le maisucole).
Ok: ma se dietro la pagina non intravedo l’uomo, con la pagina mi ci posso pulire il culo. Mi interessa l’uomo, non la pagina. Ad accozzare frasi +/- riesco anch’io, è una tecnica o un dono che nulla toglie e nulla aggiunge. Sfruttandola bene ci si potrebbe magari anche campare, ma es. io campo già altrimenti, quindi non mi.
– 
> >La questione "autore-persona” è un tuo punto debolissimo che stride molto con la tua prosa scintillante.
Se il pensiero sotto allo stile brillantino è debole, è proprio perché la prosa è solo la glassa sul bignè. Noi siamo abituati a pensare che se uno scrive in modo dialetticamente convincente, debba avere ontologicamente ragione ed essere una mente. Questo perché la cultura è sempre stata umanistica, e parola e verità coincidevano. Non è così. Il periodo in cui il culto della parola e della disputa verbale ha toccato i massimi (la  dialettica medievale, le dispute dei baccelleri, Aberlardo e Occam, ecc.) non a caso è stato un periodo non brillante della ns. civiltà. Oggi sappiamo che la verità non dipende da chi te la vende meglio e costruisce il miglior sistema verbale (per cui Aristotele era + convincente di Democrito ergo aveva + ragione di lui), ma da chi ti mette in piedi l’esperimento meno fallato (flawed). Il fascino della parola, per quel tanto che va a toccare gli stessi centri del godimento musicale, funziona ancora, oggi come ai tempi di Sofocle, che esaltava le folle. Ancor oggi Sgarbi irretisce, la Fallaci aizza, Serra incanta, Baricco ammalia: parole parole parole. Mille opinionisti e pezzullatori di colore ci dovrebbero insegnare invece che (vado col mio refrain) scrivere bene non significa pensare bene, e pensare bene non significa pensare "giusto".
> Non credo che per scrivere romanzi hard-boiled si debba per forza avere lavorato come detective. Hammett lo ha fatto, ma si possono avere conoscenze e fare affermazioni artistiche e teoriche anche se si è stati idraulici a vita – o giocatori di dadi. O inventare personaggi credibili. Mica solo su Usenet, sai?
Certo, è la teoria dell’esplorazione dello spazio interno. Fortunato l’uomo che saprà descrivere le emozioni siderali essendo tornato da Plutone. Più fortunato il poeta che avrà saputo produrre le stesse emozioni spremendole dai meandri del suo domestico cervelletto.
> Tutta la letteratura è invenzione di personaggi. E che cosa mi dirai di Don Chisciotte e delle sue stupende osservazioni morali? Mi verrai a dire che Cervantes era stato accusato di peculato? C’è chi dice sì c’è chi dice no!
Sotto al racconto c’è la vita o c’è la contemplazione di se stesso narrante? Questo è il mio criterio di demarcazione. Prendi quello della collina dei conigli, che non me lo ricordo ma è stato famoso: io non gli richiedo doti di roditore o di veterinario. Apprezzo il libro in quanto sotto la veste conigliesca ha riprodotto bene certe avventure di nuclei umani, ha operato una piccola ma riuscita mitopoiesi. Tanto e non altro chiedo a un libro.
> Eppure parla contro la corruzione dei politici! Nel cesso anche il Don Chisciotte? Finita la credibilità di Cervantes?
No vah a Cervantes lo perdoniamo, non era un mutilato di guerra? È un problema che io non mi pongo, sinceramente. Lewis Carroll era probabilmente "pedofilo". E dunque? Il pedofilo ‘probabile’ (teorico, potenziale, platonico, contemplativo) non frega ad alcuno. Frega se si incula i ragazzini, perché traumatizza e rovina il nostro futuro. È lo stesso motivo per cui nessuno finisce in galera per feticismo, essendosi masturbato su una ciabatta (attività, imho, più innaturale della pedofilia, ma socialmente meno dannosa).
> Non capisco dove porti questo discorso fra biografia e autore. Tu sai bene che questo dibattito è stato codificato nel famoso libro "Proust contro Saint-Beuve". (Edizioni Einaudi) Il secondo sosteneva che autore e biografia devono coincidere (non ti adonterai, vero se ti trovo un progenitore in Saint-Beuve?) e Proust sosteneva ciò che sostengo io: autore e opera possono essere completamente scissi.
Nel maggio del 1999 un signore, dandomi del lei, ha argomentato esattamente come te a proposito di un mio commento su Sven Hassel ("Maledetti da Dio" bello e sincero perché biografico, suo o di altri non importa; i successivi manierati e fittizi perché riciclati in modo macchiettistico). Non si è più collegato e non gli ho potuto rispondere. Eri tu? BTW – Chi ha deciso che codesto saintbeuve aveva perso la disputa e codello prust aveva vinto?
> E di un uomo noioso che scrive libri divertenti che cosa diremo? Che non è credibile?
Io sono un uomo noioso che scrive messaggi divertenti. Che cosa diremo? Diremo: Chissenefrega 🙂 Nella vita mica mi pagano per essere divertente, ma per dare i numeri giusti. Fin che li dò, sto in una botte di ferro.
– 
> Ma se in arte cominciamo a rimetterci i valori "morali" (e tu fai un discorso intelligentemente ma pedissequamente morale) arriviamo al punto di rimettere alla berlina Oscar Wilde.
Ma brutta troia (interiezione!!!), se i discorsi morali li fa Seneca (che poi faceva l’occhietto e ci marciava) va bene, se li faccio io (che sono infimo ma sincero e faccio come dico) non va bene? È un’ingiustizia però. Significa che vige sempre il motto gesuitico: fate-come-dico e non fate-come-faccio. Significa che al mondo la dichiarazione resta più importante del comportamento. Significa che siamo sempre l’eterno paese degli Acchiappa-Citrulli, chi è in buona fede va in galera, i furboni fuori e riveriti…

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BIBLIOFILIA (2)

28 settembre 2006
(Caravaggio. ‘La cattura di Cristo’)
Maria Strofa a P. Bianchi (continua da ieri)
 
> Qui mettiamo solo in scena il nostro personaggio telematico, chi dandogli il proprio nome e cognome, chi mascherandosi completamente con un paio di calzerotti rossi. […]
Va be’: hai inserito elegantemente (con più dovizia di vaselina) ciò che altri pretendevano a freddo. Il personaggio quale sarebbe? Il solo personaggio che io metto in scena è quello della poetessa: che mi sembra l’unica finzione aggiunta.
[Inserisco qui, per completezza d’informazione, una poesia di Maria Strofa, la n. 39: "Il poeta"

Sono stata l’amante di un grande poeta
uno di quelli che parlan d’animamore
immortalità e catarsi, mitopoiesi e destini.

Scriveva da me, a volte leggeva
e quando gli mostravo la mia riga
sussurrava: (accostandovi le labbra)
<<Dammi il tuo brodino di figa>>.

Mi diceva ch’ero una poesia
("a te ti fotto, l’Arte la sfotto".)

Rideva del suo darla a bere in Poesiese
lui, che si beveva il consommé
anche quando avevo il marchese.

Di molti suoi versi
che i critici hanno divinato incorporei e spirituali
non c’è scritto da alcuna parte (o antologia)
che lui li compose dopo i brodini di Maria. ]

Per il resto ognuno pensa ciò che crede, ovviamente. Secoli di critica e di testimonianze – mi permetterai – magari casualmente più autorevoli della tua, non sono riusciti a convincerti che Seneca era morale (vedi Dante – Seneca morale), pensa un po’ se mi ci metto io a convincerti che ci ho la passerina invece del pisello e che mi piace darla via dietro congruo compenso (sentimentale). Mi dichiaro sconfitta in partenza, visti i precedenti (tuoi!).
>Ma sui libri non stiamo piu’ giocando. Un libro resta, è aere perennius, è una cosa seria, parla di noi dopo la morte, uno che deliberatamente vive da opportunista e deliberatamente scrive da predicatore (come Seneca, come Costanzo)
Qui siamo in territorio ‘Alfiuccio’ [Alfio Squillaci, N.d.R.]: soltanto lui poteva accomunare Seneca a Costanzo. Insomma…
> Tu mi dicevi "caravaggio", ma caravaggio non era ipocrita, era genio e sregolatezza, io sto biasimando la furberia consapevole, non mi venite a dire che Seneca filosofo era invasato e che in quei momenti non era presente a se stesso.
Non ho parlato di caravaggio, oggi. Certo che tutta la pittura religiosa fatta da puttanieri e assassini, secondo il tuo metro, va a farsi benedire! Anche la musica sacra. Se chi dipinse e compose non era religioso e sacro, è tutta una truffa. Ritengo questo un modo abile benché insoddisfacente di svalutare un autore. Personalmente ho autori che mi sono così antipatici, che il sentimento prevale su tutto. Libero tu, libera io. Ma se – seriamente – accettiamo di porre come valutazione critica la moralità dell’uomo o la coerenza tra vita e opera, va a finire che invece di Diogene (che qualcuno ci rivelerà fra un secolo calmo e posato) leggeremo Andreotti: ‘A pensare male si fa peccato ma ci si azzecca spesso’ (ihihihihihihih – risolino andreottiano).
>Il volgo, che è ignorante ma non fesso, diffida della parola scritta appunto perché può risultare una truffa e finirgli in saccoccia (teorema di Don Milani: chi sa 1000 parole… ecc.)
Va bene, ma quando Schopenhauer mi parla del dolore della vita non è che posso contestarlo perché ANCHE LUI era un gaudente. Il fatto che abbia percepito questo dolore e abbia saputo trasmetterlo come nessuno non ha nulla a che vedere con il minutaggio ‘vitale’. Dobbiamo chiederci quanti minuti soffrì? Soffrì di più? Godette meno? Che cosa mi importa? Ha trovato verità psicologiche importantissime, le ha comunicate.
>In definitiva è tutta una questione non di ben detto o mal detto ma di credibilita’.
Non credo che la verità pronunciata da un ‘moralista’ sull’amore sia meno vera soltanto perché tale ‘moralista’, vinto dal sentimento, è incapace di metterla in pratica. La ‘passerina’, veicolata o meno dal cerebro, gioca brutti scherzi. Può essere sommamente vero che ci si deve comportare così e cosà, ma non si può chiedere la costante applicazione di una verità teorica. Magari andiamo a leggere La Rochefoucauld e troviamo che con le donne e gli uomini (ma è vero, è vero) non era affatto caustico e cinico. È La Rochefoucauld meno importante? Meno credibile? Il territorio della pagina, della scrittura, NON È IL TERRITORIO DELLA VITA. (scusa le maiuscole). Si vive altrimenti e altrove, sulla pagina.
> La questione "autore-persona" mi è stata rimproverata tantissime volte, perché io tendo – per mia natura – a chiedere alla persona una coerenza con le cose affermate dall’autore.
È un tuo punto debolissimo che stride molto con la tua prosa scintillante. Non credo che per scrivere romanzi hard-boiled si debba per forza avere lavorato come detective. Hammett lo ha fatto, ma si possono avere conoscenze e fare affermazioni artistiche e teoriche anche se si è stati idraulici a vita – o giocatori di dadi. O inventare personaggi credibili. Mica solo su Usenet, sai? Tutta la letteratura è invenzione di personaggi. E che cosa mi dirai di Don Chisciotte e delle sue stupende osservazioni morali? Mi verrai a dire che Cervantes era stato accusato di peculato? C’è chi dice sì c’è chi dice no! Eppure parla contro la corruzione dei politici! Nel cesso anche il Don Chisciotte? Finita la credibilità di Cervantes?
 
> Quando l’autore è morto e non si può più sapere lascio perdere (che altro potrei fare? Montaigne soffriva veramente di calcolosi o millantava? Che famo, riesumiamo? , ma quando è vivo o quando ci sono testimonianze sulla vita del tizio, io chiedo di vedere tutti gli elementi, non di fermarci al testo.
È un problema che io non mi pongo, sinceramente. Lewis Carroll era probabilmente ‘pedofilo’. E dunque? Ha scritto capolavori per bambini. Tendenzialmente lo si dovrebbe depennare dai cataloghi, vista la moderna tendenza sulle tendenze pedofile. Le foto che ritraggono Alice sono SCONVOLGENTI. È il reverendo Carroll per questo meno edificante nella narrativa per ragazzi? Non capisco dove porti questo discorso fra biografia e autore. Tu sai bene che questo dibattito è stato codificato nel famoso libro ‘Proust contro Saint-Beuve’ (Edizioni Einaudi). Il secondo sosteneva che autore e biografia devono coincidere (non ti adonterai, vero, se ti trovo un progenitore in Saint-Beuve?) e Proust sosteneva ciò che sostengo io: autore e opera possono essere completamente scissi. Come vedi, p.bianchi, non stiamo dicendo niente di nuovo. (AVVISO AI NAVIGANTI: fra un po’ salta fuori Alfiuccio!). E di un uomo noioso che scrive libri divertenti che cosa diremo? Che non è credibile? Insomma, mettiamola così (ma non è per tapparti la bocca o non darti diritto di replica, figuriamoci). Sei qui impegnato a desenecare e derasmare da rotterdam il gnusgruppo: acccettiamo il tuo personaggio. A parte la battuta (detta con tono divertito molto): se Seneca non ti piace, non ti piaccia. Hai tutto il diritto di trovare prove contro di lui. Ma se in arte cominciamo a rimetterci i valori "morali" (e tu fai un discorso intelligentemente ma pedissequamente morale) arriviamo al punto di rimettere alla berlina Oscar Wilde. Io ci starei attenta a estendere questo tuo ‘metodo’ come chiave di lettura e valutazione. Va bene per i casi personali, ma in generale è una catastrofe. Qualsiasi scarto fra opera e autore/autrice diventa condannabile. Se poi si arriva a sapere che gli Evangelisti scopavano e bestemmiavano, qui tutto il cristianesimo va a farsi fottere anche lui!
 
> Sì, lo so, infatti siamo fatui. Dialettica contro ontologia, non è una >novita’ 🙂
Grazie, la tua è stata una replica bellissima.
— 
Luca Tassinari a Maria Strofa
> Se poi si arriva a sapere che gli Evangelisti scopavano e bestemmiavano, qui tutto il cristianesimo va a farsi fottere anche lui!
Capisco il paradosso, ma resto ferito ugualmente. Il Vangelo l’ha scritto Gesù, non gli evangelisti. Loro si sono ‘limitati’ a crederci e a riferire. Se scoprissi che il Vangelo l’ha scritto Giuda, mi resterebbe la Croce!
– 
Mouse Trap a Luca
> Capisco il paradosso, ma resto ferito ugualmente. Il Vangelo l’ha scritto Gesù, non gli evangelisti. Loro si sono ‘limitati’ a crederci e a riferire.
Scusa, Luca, ma il Rabbi di Palestina di cui parli ha scritto una sola volta e sulla sabbia. Nessuno sa cosa. Conosceva il male dello scrivere. Forse aveva letto di Socrate in Platone. 😉
> Se scoprissi che il Vangelo l’ha scritto Giuda, mi resterebbe la Croce!
Senza Giuda, niente Tradimento.
Senza Tradimento niente Passione.
Senza Passione niente Croce.
Senza Croce niente Gesù.
Giuda <-> Gesù.
Luca Tassinari:
Vabbè. Diciamo le cose per bene. Non ha preso carta, penna e calamaio. Non si è seduto al tavolino-pensatoio degli eruditi. Non ha vergato una sola sillaba. Ma, secondo te, serve fare queste cose per scrivere? Tanto per onorare il fuori tema, S. Francesco era praticamente analfabeta. Ma la regola francescana chi l’ha scritta? Il fraticello Leone? E il cantico delle creature?
> Senza Giuda, niente Tradimento. > Senza Tradimento niente Passione. > Senza Passione niente Croce. > Senza Croce niente Gesu’. > Giuda <-> Gesù
– 
Non regge. Gesù l’ha scelta, la Croce, non gliel’hanno buttata addosso. La Croce non è il finale di una storia di intrighi e tradimenti. E’ un atto di amore per l’uomo. Non è che mi aspetti di convincerti, sia chiaro. 🙂
 
Mouse Trap:
> La Croce non è il finale di una storia di intrighi e tradimenti.
invece in parte è proprio quello. Gli apostoli pure tradiscono. Uno perfino tre volte prima che il gallo canti. E poi l’ultimo tradimento il più atroce: quello del Padre. ‘Padre mio perché mi hai abbandonato?’. È scritto in tutti i Vangeli, canonici e non. Non è un’opera lettararia, né uno sceneggiato: è una parabola. Gesù l’ha sempre detto: solo così possono capire quelli che mi sentono ma non mi capiscono. E alla fine scelse di diventare lui stesso una parabola. È proprio in questo è l’atto d’amore. E questa è una legittima interpretazione. Ma una delle tante. Se tu per scelta vuoi abbracciare questa, io rispetto la tua scelta. Se ne puo continuare a parlare… ma domani ché ora devo dormire… anche i gufi nel loro piccolo…
> Non è che mi aspetti di convincerti, sia chiaro. 🙂
Reciproco. Bello se venisse fuori qualche idea nuova.  ciao notte. 

BIBLIOFILIA

27 settembre 2006
Séneca
(Lucio Anneo Seneca)
Martedì 8 gennaio 2002, alle ore 01.46 di notte, Luca Tassinari, attuale  vice-decone di Vibrisselibri, avviò su it.cultura.libri il thread "Bibliofilia" con il seguente post:
 
"Anche le spese per gli studi, l’attività più nobile, devono essere fatte con moderazione. A che cosa servono libri a non finire e biblioteche sterminate, se il loro proprietario riuscirà a malapena, in tutta la sua vita, a leggerne i titoli? Un numero esagerato di libri opprime chi li studia, non lo forma, ed è molto meglio affidarsi a pochi autori che passare dall’uno all’altro." [da Lucio Anneo Seneca, Della tranquillità dell’animo.]
Non so. A me fa riflettere. Mi pareva carino condividerlo. (E se non siete d’accordo, incazzatevi con Seneca, ok?)"
La mitica Maria Strofa osservò:
 
"Il bello è che queste affermazioni le fanno lettori onnivori, magari a fine carriera. Tipo dopo un bel pranzo e una bella scopata, dire: ‘Ah… contano i valori spirituali, in fondo’. Il che è vero, ma…"
 
E Luca:
"Appunto. Il buon Lucio (sempre Seneca, intendo), in quel dialogo cita copiosamente a destra e a manca, segno di bibliofilia acuta e incurabile. Non contento di citazioni ‘banali’ come Socrate, Cicerone, Platone o Aristotele, arriva a questo: ‘Non mi vergognerò mai di citare una buona massima, anche se è di un autore mediocre. Publilio…’ (come diceva Aglaja su questo NG: ho finito i classici. E adesso?). Se un lettore onnivoro come questo mi consiglia di leggere con parsimonia, un motivo ci sarà, no? Avrà capito qualcosa sull’eccesso di lettura che a me sfugge ancora. Vabbè. Adesso mi prendo il Levotuss e cerco di dormire."
Isabella Z.:
"Ma prima vogliamo mangiare e scopare anche noi a sazietà, e poi ne parliamo :-)"
Federico Platania:
"Nella mia piccola carriera di lettore ho imparato che anche nel libro più dimenticabile dell’autore più misero *potrebbe* nascondersi una frase in grado di arricchirti. Per questo leggiamo leggiamo leggiamo leggiamo leggiamo leggiamo (ad libitum). Federico"
Eusebia P.:
"Spendo in maniera dissennata quando si tratta di libri. Non conosco la moderazione. Nella maggior parte dei casi li prendo e li metto nella libreria (a proposito, ci ho costruito la casa intorno. Nel senso che ho costruito e arredato la mia casa partendo dal punto di collocazione, dalla forma e dalle dimensioni delle librerie. Tutto il resto ci è cresciuto intorno come un’appendice…) Dicevo che spesso non li leggo subito. Li metto lì, quelli se ne stanno buoni buoni, cerco di trovare loro buoni vicini, poi vivono di vita propria e poi un giorno capita che uno mi viene a cercare. Magari ci passo davanti per la centesima volta della giornata e l’occhio cade proprio su quello, oppure per tutta una serie di associazioni strane e inaspettate, ecco che mi viene voglia di leggere proprio quel libro lì, che che magari avevo comprato fiduciosa qualche anno fa… Mi capita spessissimo che siano loro a cercarmi. Capita anche che costruisca dei percorsi di lettura razionali, del tipo che l’uno tira l’altro, ma mi stupisco di quanto spesso il libro giusto si presenta da solo al mio cospetto al momento giusto, senza che ne avessi il minimo sentore qualche ora prima… E allora per questo, mio buono e caro Seneca, io compro senza ritegno, senza pudore, e stipo tutto nelle mie librerie. Per facilitare ai miei libri il percorso, quando decidono di venirmi a cercare… ciao eusebia"
Rama:
"La prima cosa che mi viene in mente è quanti fossero allora nella condizione descritta da Lucignolo Seneca, almeno potenzialmente: qlc decina, qlc centinaio? più dei partecipanti stabili di questo ng?
la seconda che il discorso oggi si può allargare alla musica e al cinema;
la terza mi sfugge."
 
P. Bianchi:
"Seneca è sempre stato un grandissimo stronzo che mi ha sempre fatto profondamente cagare, ipocrita e lecchino. Predicava la saggezza e faceva lo speculatore edilizio. Leggeva libri e diceva untuosamente agli altri di non leggerne. Enfatizzava il mondo interiore, ma intanto teneva per mano l’uomo piu’ potente del mondo esteriore. Lo dico in latino: paraculum. Ciao"
Maria Strofa a P. Bianchi:
>Lo dico in latino: paraculum.
"Così per leggere te con interesse, come tutti qui facciamo, bisognerà sapere se sei simpatico, se sei un marito fedele, un bravo papà e cognato, se non hai mai fatto la cresta sulla spesa, se sei politically correct? Sei dunque buono e leggibile? Personalmente ti leggerei anche se tu fossi un "relitto umano". A chi scrive chiedo bella, buona e divertente scrittura. Seneca è (qui si parla di libri) una delle letture più ALTE che l’umanità ci abbia regalato. Fu eccelso nell’arte di scrivere. La sua miseria umana non ci tange (biograficamente, Grimal la conferma, Reale la attenua di molto). Siamo qui per farci leggere, non per prendere voti di buona condotta umana e morale. Scrittori e postatori che siamo. E, tuttavia, se a uno non piace Seneca, è giusto che continui a non piacergli Seneca. (maria strofa seneca – Lettere a Lucilio Angelini)."
 
P. Bianchi:
"Qui forse no, qui nel nostro piccolo, come non manca di ripetere il beneforti, mettiamo solo in scena il nostro personaggio telematico, chi dandogli il proprio nome e cognome, chi mascherandosi completamente con una paio di calzerotti rossi. E il giudizio che diamo sull’interlocutore e l’interesse con cui lo seguiamo dipendono innanzitutto dalla coerenza interna della rappresentazione messa in scena, e non dalla congruenza fra personaggio-persona vera. Come mai qui si puo’ transigere? perché internet (parlo dell’internet conversazionale: chat, newsgroup, siti web  personali) è un passatempo scarsamente impegnativo, che costa poco e conta poco. Allora si può anche accettare che uno metta in scena e sostenga una finzione – sperando almeno che il personaggio abbia una sua gradevolezza. E dunque non occorre necessariamente che Angelini sia padre esemplare e marito integerrimo, per apprezzare l’Angelini personaggio. Anche se un ruolo è più facile da sostenere coerentemente nel tempo se il personaggio è vicino alle corde dell’attore, e cioè se c’è una sincerità di fondo. Ma sui libri non stiamo più giocando. Un libro resta, è aere perennius, è una cosa seria, parla di noi dopo la morte, uno che deliberatamente vive da opportunista e deliberatamente scrive da predicatore (come Seneca, come Costanzo) è l’apoteosi della truffa, dell’ipocrisia. Tu mi dicevi "caravaggio" [riferimento a una precedente affermazione di Maria: "Non credo che freghi a nessuno, quando vanno a estasiarsi di fronte alle opere del Caravaggio, dei dolori patiti dai famigliari della persona che Caravaggio uccise in una rissa", N.d.R.], ma caravaggio non era ipocrita, era genio e sregolatezza, io sto biasimando la furberia consapevole, non mi venite a dire che Seneca filosofo era invasato e che in quei momenti non era presente a se stesso. Era un filosofo professionista, l’aio del putto. Il volgo, che è ignorante ma non fesso, diffida della parola scritta appunto perché può risultare una truffa e finirgli in saccoccia (teorema di Don Milani: chi sa 1000 parole… ecc.) In definitiva è tutta una questione non di ben detto o mal detto ma di credibilità. La questione ‘autore-persona’ mi è stata rimproverata tantissime volte, perché io tendo – per mia natura – a chiedere alla persona una coerenza con le cose affermate dall’autore. Quando l’autore è morto e non si può più sapere lascio perdere (che altro potrei fare? Montaigne soffriva veramente di calcolosi o millantava? Che famo, riesumiamo?), ma quando è vivo o quando ci sono testimonianze sulla vita del tizio, io chiedo di vedere tutti gli elementi, non di fermarci al testo.
> Seneca è (qui si parla di libri) una delle letture più ALTE che l’umanità ci abbia regalato.
Come dicevo, era un vero professionista.
> Fu eccelso nell’arte di scrivere. La sua miseria umana non ci tange (biograficamente, Grimal la conferma, Reale la attenua di molto)
Per l’amor del cielo: bisognerebbe essere stati là a vedere. Si va a simpatia, a risonanze, diciamo pure a pregiudizi. In ogni caso: in cameretta mia ho il poster di Spinoza, non di Seneca.
> Siamo qui per farci leggere, non per prendere voti di buona condotta umana e morale. Scrittori e postatori che siamo.
Sì lo so, infatti siamo fatui. Dialettica contro ontologia, non è una novita’ 🙂
> maria strofa seneca – Lettere a Lucilio Angelini.
🙂
(continua)

VI ASPETTO DA CARMILLA

26 settembre 2006

ULTIM’ORA. VI ASPETTO PER UNO SPRITZ QUI:

http://www.carmillaonline.com/archives/2006/09/001946.html

 

ATTENTA ALL’UOMO CHE…

26 settembre 2006

(Erica Jong)

Si parlava, giorni fa, di Erica Jong e del suo nuovo libro "Sedurre il demonio" ed ecco che, nel pomeriggio del 23 settembre, la scrittrice si è subito materializzata in Friuli (cfr. "Quando si nomina il diavolo…") in piazza del Portello per la settima edizione di Pordenonelegge (www.pordenonelegge.it ). Pare sia stata molto applaudita, soprattutto da un misterioso signore (Giuseppe Iannozzi?) che, in prima fila, si spellava letteralmente le mani.

Ha scritto Sergio Frigo sul Gazzettino del giorno dopo:

<<… Una matura, simpatica, sboccata signora americana, che loda Oriana Fallaci per il coraggio, ma poi dice che l’attacco del fondamentalismo islamico all’Occidente è un’invenzione di Bush ("Ci sono delle cellule terroristiche: ok, sbarazziamoci di quelle, ma lasciamo stare l’Irak") e rilancia un po’ fuori tempo massimo lo slogan "fate l’amore e non la guerra". … [cut]… Poi quando qualcuno  le fa rilevare che è contraddittorio esaltare la Fallaci e criticare la guerra di Bush, ammette che sì, qualche contraddizione c’è. "Ma sapete – confessa – io sono incoerente". E scoppia in una bella risata.>>

Ieri sera, mentre frugavo in Google/Groups alla ricerca di un vecchio dibattito tra pb e ms apparso in it.cultura.libri, mi è venuto casualmente sotto il naso un post di Isabella Zani (dell’8 gennaio 2002, per la precisione), con la sua traduzione di "Seventeen Warnings in Search of a Feminist Poem", (= "Diciassette Avvisi in Cerca d’una Poesia Femminista"), sempre della Jong. Li copio-incollo volentieri in omaggio a Iannozzi, per ringraziarlo del bannerino di qualche giorno fa: – )

1      
Attenta all’uomo che parla male dell’ambizione;
sotto i guanti gli prudono le dita.

2      
Attenta all’uomo che parla male della guerra
digrignando i denti.

3      
Attenta all’uomo che parla male delle scrittrici;
ha il pene piccolo & non sa l’ortografia.

4
Attenta all’uomo che vuole proteggerti;
ti proteggerà da tutto salvo che da se stesso.

5
Attenta all’uomo che ama cucinare;
ti riempirà la cucina di pentole unte.

6
Attenta all’uomo che ama la tua anima;
dice cazzate.

7
Attenta all’uomo che parla male di sua madre;
è un figlio di troia.

8
Attenta all’uomo che scrive figlioditroia tutto attaccato;
è uno scribacchino.

9
Attenta all’uomo cui piace troppo la morte;
si sta facendo un’assicurazione.

10
Attenta all’uomo cui piace troppo la vita;
è uno stolto.

11
Attenta all’uomo che parla male degli psichiatri;
ha paura.

12
Attenta all’uomo che ha fiducia negli psichiatri;
è indebitato.

13
Attenta all’uomo che ti sceglie i vestiti;
vuol metterseli lui.

14
Attenta all’uomo che credi innocuo;
ti sorprenderà.

15
Attenta all’uomo cui non importa di nulla tranne i libri;
si consumerà come un rivolo d’inchiostro.

16
Attenta all’uomo che scrive fiorite lettere d’amore;
si sta preparando per anni di silenzio.

17
Attenta all’uomo che loda le donne liberate;
sta pensando di licenziarsi.

(Erica Jong, "Seventeen Warnings in Search of a Feminist Poem", Becoming Light – Poems New and Selected, Harper Perennial, New York 1991 – Traduzione, ehm, mia) (1)

[Mia = di Isabella Zani, N.d.R.]

Foto da www.pordenonelegge.it

QUEL GRAN COPIONE DI CLIVE CUSSLER!!!

25 settembre 2006

Qui al Cai di V****** c’è uno spilungone che ogni tanto, mentre magari si sale verso qualche vetta, se ne esce con notizie più o meno sorprendenti.

Una delle ultime è stata: "Da un mio libro, ovviamente pubblicato sotto falso nome, è stato tratto il film ‘Sahara’ con Penelope Cruz."

Incredulità. Sconcerto (dato il tipo), ma anche riflessioni quali: "Vuoi vedere che,  zitto zitto, questo ragazzo un po’ particolare, con la fissa delle catastrofi, è davvero in contatto con le grandi produzioni hollywoodiane? Chi può dirlo? Se fosse vero, tanto di cappello."

Da parte mia, tacita sospensione del giudizio fino a prova contraria.

Cerco "Sahara" in Google e leggo:

Sahara (2005) Valutazione dei dizionari: 3 stelle su cinque

Un film di Breck Eisner. Con Matthew McConaughey, Penelope Cruz, Steve Zahn, Lambert Wilson, Glynn Turman, Delroy Lindo, William H. Macy, Jude Akuwidike, Mark Aspinall, Rakie Ayola. Genere Avventura, colore, 124 minuti. Produzione USA 2005.

L’avventura è l’avventura, una locuzione che sembra non voler dire nulla, in realtà l’avventura caratterizza il cammino dell’uomo e soprattutto esalta le capacità dell’individuo. Con la scomparsa dell’individualismo positivo e l’affermarsi dell’espressione di massa, l’avventura è stata accantonata per fare largo a crisi esistenziali, al terrore, alla politica, al fantasy, alla depressione. L’avventura è terapeutica, insegna a superare gli ostacoli, rafforza la fiducia in se stessi e la solidarietà. Tutte belle cose di cui si parla molto ma che non vengono attuate. Ma Hollywood sembra essersi accorta che qualcosa non funzionava e l’ultimo paladino dell’avventura è stato Indiana Jones, mentre James Bond prosegue la sua corsa che dura da 40 anni, il resto sono malinconiche visioni di una società minimalista, che detesta l’avventura, specie i giovani, perchè una delle componenti essenziali è proprio la solitudine che è uno dei caratteri distintivi dell’eroe.
Diamo allora il benvenuto a Sahara, che non è un capolavoro, ma che nelle sue due ore circa diverte e rassicura.
Il protagonista Dirk Pitt (Matthew McConaughey), è al centro di numerose avventure raccontate dallo scrittore
Clive Cussler, che ha un largo seguito di estimatori non necessariamente giovani…"

(da http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=35645 )

Mi fermo lì. Dunque lo pseudonimo del tizio è Clive Cussler.

Clive Cussler? Mai sentito nominare, ma bell’indizio. 

Nuova spasmodica ricerca su Google e da Wikipedia salta fuori:

Clive Cussler (15 luglio 1931 – vivente) è uno scrittore statunitense di romanzi d’avventura. Il suo più famoso personaggio è l’ingegnere navale Dirk Pitt e l’inseparabile compagno d’avventura Al Giordino. Benché la NUMA, la National Underwater & Marine Agency, sia stata inventata per la finzione letteraria, Cussler è riuscito tuttavia a creare un’istituzione molto simile a quella descritta nei suoi libri. Come ente privato, si occupa di ricerche archeologiche, soprattutto subacquee, e portato a termine alcuni recuperi descritti anche in un libro. Lo stesso Dirk Pitt è stato pensato come alter ego dell’autore, soprattutto nella sua passione per il mare, la storia e le automobili antiche di cui è un collezionista. Nel 2005 dal libro Sahara è stato tratto il film omonimo."

Cerco anche delle foto di Cussler in rete, ma nessuna corrisponde minimamente alle caratteristiche del nostro escursionista.

Lo aspetto al varco e gli faccio:
"Ma cosa diavolo hai raccontato? Il film ‘Sahara‘ è tratto da un libro di Clive Cussler!"
 
"Lo so benissimo", risponde tranquillo l’amico. "Ho chiesto espressamente di non essere nominato. Clive Cussler ha basato il suo libro su un mio testo. Soggetto e trama sono miei. Lui ormai vive di rendita e si limita a rielaborare materiali altrui."
 
Sconcerto. Perplessità. "Figuriamoci – borbotto tra me e me – se uno scrittore di fama e di successo come Clive Cussler ha bisogno di farsi mandare la materia prima per i suoi libri da un oscuro impiegato della provincia di V******. !"
 
Insisto:
 
"Scusa, e perché avresti chiesto di non essere nominato?"
 
"Per non avere rogne qui in Italia, dove sono inviso a molti."
 
Mah. Bah. Che dire?
Per carità, tutto è possibile, ma questa proprio mi puzza:-)

<!– –>

DICONO CHE POSI

23 settembre 2006

Lucio Angelini

 

 

 

 

 

 

Alcuni
dicono
che posi
solo perché
qualche volta
mi hanno visto
trasfigurare
il volto
imporre
alle narici
travagli
estenuanti
roteare
gli occhi
digrignare
i denti
urlare
e mandare
la voce
fuori registro
aggrapparmi
a cuscini
e tendaggi
scivolare
fremente
lungo
i muri
e
infine
arruffarmi
i capelli
con inorridite
mani…

(Lucio Angelini)

P.S. Dedicata a tutte le would-be primadonna che, con le loro bizze e la loro smania di protagonismo, a volte ce la mettono proprio tutta a sabotare il "lavoro di squadra" degli altri. 

GALATEO DEL POMPINO

22 settembre 2006

Sedurre il demonio

L’altro giorno la Lipperini, nel suo blog, ha riflettuto "su quanto le donne possano, a volte, essere le peggiori nemiche di se stesse". L’ha fatto "leggendo – fra l’altro – Sedurre il demonio, ovvero l’autobiografia di Erica Jong", e una presa di posizione di Maria Laura Rodotà che, nel recensirlo sul Corriere della Sera, ha consigliato apertamente i lettori di "saltare le parti sulla letteratura e a cercare piuttosto resoconti di fellatio e nomi di copulanti famosi."

A tutto ciò vale forse la pena aggiungere, per arricchire il dibattito, un altro testo reperibile in rete: "Umorismo & Sesso: Galateo del Pompino", di cui noi maschietti dovremmo far tesoro:-)

"Da: donna A: Uomo ingasato

Caro essere maschile, anche se i film porno sembrano dimostrare scientificamente tutt’altra cosa, volevo solo ricordarle alcune regole fondamentali del rapporto orale detto anche fellatio (io sono fine, non lo chiamo pompino):
  1. Primo: non sono obbligata a farlo.
  2. Se te ne faccio uno, sii riconoscente.
  3. Corollario: se te ne faccio uno non significa che diventerà una abitudine
  4. Non mi importa di quello che vedi nei film porno, venire sulla faccia di qualcuno non e’ una pratica standard.
  5. Corollario: Non sono obbligata ad ingoiare.
  6. Le mie orecchie non sono maniglie.
  7. Estensione della regola n.6 – non spingermi sulla testa, non mi piace sentirlo in gola. E poi non vorrai che ti ci vomiti sopra!
  8. Non me ne frega di quanto ti rilassi, scoreggiare non mi pare una cosa fine.
  9. Quando ho le mie cose, non significa che e’ la settimana dei saldi. Io mi sento di merda e non sono obbligata a succhiartelo solo perche’ non possiamo scopare.
  10. Se io devo fare una pausa per togliere dei peli dalla gola, non dirmi che ho rovinato tutto.
  11. Lasciarmi a letto dopo che sei venuto ed andare immediatamente a giocare ai video games e’ estremamente sconsigliabile se vuoi che lo faccia di nuovo in futuro.
  12. Se ti piace come lo faccio, probabilmente e’ meglio non indagare sulle origini del mio talento. Goditi il momento e sii felice che mi riesce cosi’ bene. Vedi anche regola n.2 sulla gratitudine.
  13. Il tuo "seme" non ha un gusto particolarmente piacevole. E non cercare di convincermi del suo alto contenuto proteico.
  14. Non lo faro’ mai mentre guardi la Tivu’.
  15. Solo perche’ e’ diritto quando ti svegli non vuole dire io devo dargli il "bacio del buongiorno".
  16. Il rapporto orale è reciproco, se vuoi convincermi a leccartelo, prima tu la devi leccare a me.
  17. Poi non lamentarti se quando mi baci senti l’odore del tuo sperma.
  18. Se mi entra tutto in bocca non è perchè è grande la mia bocca ma piuttosto…

[da http://www.magnaromagna.it/umorismo/guerradeisessi/galateo.php ]

QUEL BRUTTOCATTIVO DI PAPA’ CACCIARI!

21 settembre 2006

Ripropongo anche qui il mio vecchio racconto "Quel bruttocattivo di papà Cacciari!", già uscito in www.carmillaonline.com il 9 settembre scorso.

MassimoCacciari.jpg
Della sua infanzia fanese Luchino ricordava solo qualche frammento: un treno che partiva, la testa del suo babbo che sporgeva da un finestrino e rimpiccioliva sempre più in lontananza, e soprattutto una filastrocca: ‘Staccia minaccia’. Gliela cantava sempre sua nonna Celerina, scuotendolo avanti e indietro, dopo averlo preso a cavalluccio sulle ginocchia.

"Staccia minaccia
il babbo è andato a caccia
"

("Ah, ecco dove è andato con quel treno maledetto!", esclamava Luchino nella sua testa. "Ma a caccia di che cosa?", si domandava subito dopo. La filastrocca, purtroppo, non lo chiariva. Il concetto di caccia, anzi, era bruscamente sostituito da quello di acquisto: che la caccia fosse stata infruttuosa?)

“… a comprare l’uva e i fichi
da dare agli amici
”.

("Bel padre!", ragionava Luchino, "invece di pensare a me, che sono il suo figliolino, si preoccupa solo dei suoi amici! Perché non è più tornato a casa? E chi sono mai questi misteriosi "amici"?)
La spiegazione tenuta in serbo e presto dispensata dalla filastrocca era tutt’altro che convincente:

"gli amici del convento
che pesano cinquecento
".

("Cinquecento che cosa? Cinquecento chili? Sono dunque dei giganti gli amici del babbo? Degli energumeni?")
Inutile sperare di ottenere maggiore soddisfazione dai versi successivi:

Cento cinquanta
la gallina canta:
canta, gallina,
risponde Serafina
.”

("Perché confondermi le idee in questo modo?", protestava Luchino mentalmente. "Che c’entra la gallina? E chi è mai questa Serafina che si mette a chiacchierare con le galline? Da dove salta fuori?")

"Serafina sta in finestra
con tre cavalli in testa
"

proseguiva, implacabile, la filastrocca.
("Possibile mai che una donna stia in finestra con tre cavalli in testa?", cominciava a ridacchiare Luchino. "Possibile mai che a noi bambini si debbano raccontare delle baggianate del genere?")
Esaurita la propria breve rinfilata di demenzialità, la filastrocca accelerava adesso verso il finale:

"Testa testòn
farìn el pulentòn
."

(Il brusco passaggio dall’italiano al dialetto fanese gli suonava piuttosto arbitrario:)

"Farìn la crescia dura
da sbatta su le mura;
le mura e le porte
le chiavi dell’orte
."

("Oh, inestricabile groviglio!", fremeva Luchino, pregustando il momento tanto atteso: la vertigine della caduta e la gioia del tempestivo salvamento.)

"La chiave del giardìn…
butta giù ma chel fiulìn
!”

La nonna, guardandolo dritto negli occhi, allentava la presa e fingeva di lasciarlo scivolare all’indietro, poi, di colpo, appena in tempo per impedirgli di sbattere violentemente la testa contro il pavimento, lo ritirava su e l’abbracciava stretto stretto. Era un momento di assoluta esaltazione, di divertimento sfrenato e puro, di incontenibile gioia per lo scampato pericolo.

* * *

Erano passate decine d’anni, ormai. Suo padre non aveva più fatto ritorno dal suo stupido viaggio verso l’ignoto. Qualche mese dopo la sua partenza, anzi, era giunta la notizia della sua morte: si era schiantato al suolo con un piccolo aereo da lui stesso pilotato, mentre spargeva pesticidi su certe piantagioni peruviane. La salma non era stata nemmeno rimpatriata e a sua madre erano rimaste montagne di debiti.

* * *

La fanciullezza e l’adolescenza erano state faticosissime. Sua madre ce l’aveva messa tutta a fargli anche da padre, ma lui aveva sentito ugualmente la mancanza di un punto di riferimento maschile. Spesso, segretamente, aveva continuato a sperare che suo padre potesse ricomparire all’improvviso, carico di uva e fichi per lui, questa volta, a risarcimento di tante sofferenze… No, non poteva essere morto davvero! E tuttavia, tra un’illusione e l’altra, non gli era rimasto che continuare a crescere, crescere, crescere. Aveva conosciuto i sette anni, i dieci anni, i quindici anni, i vent’anni… Si era fatto grande, si era trasferito da Fano – città della Fortuna – nell’Italia del Nord. Si era sposato a sua volta e aveva anche messo al mondo dei figli: due, per l’esattezza. A ciascuno di essi, negli anni giusti, aveva ricantato l’antica filastrocca della nonna, prendendoli a cavalluccio sulle ginocchia:

"Staccia minaccia,
il babbo è andato a caccia
".

E alla fine, puntualmente, giù a ridere anche loro, eccitati dal brivido della finta caduta al suolo. Solo una volta, per una specie di distrazione, il signor Luchino aveva farfugliato un po’ confuso:

"Staccia minaccia
il babbo torna dalla caccia
ti prende tra le braccia
e non ti lascia più
."

"Papà, ma che significa ‘Staccia minaccia’?"
"Non lo so. Stacciare, di per sé, vuol dire passare allo staccio…. "
"E che cos’è questo staccio?"
"Una sorta di arnese rotondo con cui si separa la farina dalla crusca: un telaio di legno a cui è fissato un reticolato. Lo si muove avanti e indietro, o meglio, lo muovevano avanti e indietro le nostre bisnonne, al tempo in cui erano costrette a fare il pane in casa… "
"È lo stesso movimento che ci fai fare tu, allora, quando giochiamo a ‘Staccia minaccia’!"
"Hai ragione, vi faccio dondolare avanti e indietro, minacciandovi ogni volta di farvi cadere, ma poi, per vostra fortuna, vi risollevo in tempo."
"Chi ti ha insegnato questo gioco, papà?"
"La mia povera nonna Celerina."
"Non il tuo babbo?"
"No, il mio babbo era emigrato in America per lavoro. Non ebbe mai modo di giocare con me."
"È quello che morì cadendo con l’aereo?"
"Sì, lui."
"E non ti ha mai preso in braccio?"
"Be’, sì… Ricordo, anzi, che spesso mi issava sulle spalle, quando ero piccolo piccolo, e mi scorrazzava in giro per la casa facendomi dominare il mondo dall’alto. Era bellissimo stare lassù, così vicino ai soffitti! Mi sentivo il re del mondo."

* * *

Per i suoi figli, tutto sommato, l’infanzia era stata facile. Non li aveva abbandonati un solo giorno, non era mai salito su alcun treno verso l’ignoto, non era mai andato a caccia a comprare l’uva e i fichi per alcun amico. Aveva fatto sentire costantemente loro la propria vicinanza affettuosa e rassicurante. Il suo babbo, invece, non era tornato più, l’aveva piantato in asso per sempre.

* * *

Da una ventina d’anni, ormai, viveva a Venezia. In quel periodo era sindaco della città il filosofo Massimo Cacciari, dalla folta barba nera e dagli occhi duri e dolci a un tempo, vero prototipo di "padre" (benché non avesse figli).
Un pomeriggio d’agosto, mentre sedeva davanti al computer oppresso dall’afa, il signor Luchino prese a digitare per scherzo la seguente lettera:

"Caro sindaco Cacciari,
ascolti la mia storia e veda se può soddisfare un mio segreto (e mai sopito) desiderio: rimasi orfano di padre all’età di cinque anni, conobbi le durezze del collegio eccetera ma, malgrado tutto, riuscii a trovare un mio equilibrio e a diventare grande. Purtroppo, nei recessi della mia psiche, il desiderio inconscio di un papà ha continuato a lacerarmi, affiorando di tanto in tanto. Benché mi sia sposato e abbia messo al mondo due figli, vorrei – per una volta – realizzare un sogno inconfessato: poter di nuovo chiamare qualcuno ‘papà’ ed essere issato a cavalluccio sulle sue spalle (peso solo 85 chili). Visto che Lei è così buono, potrebbe prestarsi alla bisogna? Suvvia, mi inviti a Ca’ Farsetti e mi scorrazzi in giro per le sale consigliari mentre grido felice: ‘Arri, arri, papà Cacciari!’. Gliene sarei grato per sempre. Ardo dal desiderio di gettarLe le braccine… ehm, le braccione!… al collo e di farmi tirare su. É vero che ho compiuto da poco cinquantuno anni e che, anagraficamente, Lei NON potrebbe essere mio padre (ha solo tre o quattro anni più di me), ma con quella Sua barba austera, quei Suoi occhi duri e dolci a un tempo, incarna alla perfezione il mio ideale paterno e io sarei solo FIERO di avere un papà così giovane.
Confidando in una Sua sollecita risposta, Le porgo i miei più distinti saluti
"

Luchino A***

Divertito dall’assurdità della lettera (non meno scombinata della filastrocca "Staccia Minaccia"), aggiunse un ironico post-scriptum:

Se proprio non vuole incontrarmi, mi ADOTTI almeno A DISTANZA!”

Non ancora appagato, spinse il proprio insensato gioco estivo alle estreme conseguenze: inserì la missiva nel Fax e la trasmise al Gabinetto del Sindaco (trovò il numero sull’elenco telefonico).

* * *

I giorni successivi trascorsero in una ridda di rimorsi, autorimproveri ("Brutto cretino, che figuraccia!", si insultava) e trepidanti speranze. "Magari il sindaco Cacciari troverà spiritosissimo il mio fax e starà al gioco!", si ripeteva di tanto in tanto, per rincuorarsi. "Forse avrà anche lui i suoi cedimenti, i suoi umanissimi chicchi di pazzia, accanto a tutta quella mostruosa intelligenza… "
Finalmente, dopo parecchie settimane di inutile attesa, il signor Luchino capì che avrebbe fatto bene a rassegnarsi: la lettera doveva essere stata senz’altro cestinata. Tutto occupato a fare il Sindaco e a scrivere libri di filosofia, quel bruttocattivo di Cacciari si era guardato bene dal rispondergli. Non doveva, anzi, aver degnato di un solo ghigno, e ancora meno di un sorriso, il suo accorato appello generato dall’afa…

* * *

In compenso, qualche notte dopo, il sindaco Cacciari andò a trovarlo in sogno. Dapprima qualcuno suonò alla porta: il signor Luchino andò ad aprire e un messo comunale gli consegnò un grosso cesto di uva e fichi. Sopra la frutta splendeva un biglietto:

"Caro signor Luchino,"

ho capito il Suo impulso e apprezzato la Sua audacia. L’aspetto oggi pomeriggio a Ca’ Farsetti dopo le cinque. Non Le prometto di scorrazzarLa in giro per le sale consigliari issato sulle mie spalle (come sa, sono piuttosto mingherlino e i Suoi ottantacinque chili mi spaventano un po’). Sono, tuttavia, disposto a prenderLa a cavalluccio sulle ginocchia e a dondolarLa in un inebriante ‘Staccia Minaccia’: conosce il gioco? Mi auguro vivamente, dopo averLa fatta scivolare verso il basso, di riuscire a tirarLa su in tempo.
Il sindaco
Massimo Cacciari

A quel punto il sogno si ingarbugliò, scombinandosi in un vortichio di immagini che poco avevano a che fare con l’amministrazione comunale. C’era un treno che partiva verso l’ignoto, un signore affacciato a un finestrino che gridava "Tornerò, tornerò presto da te, aspettami!", un piccolo aereo che si schiantava al suolo, una giovane signora in lacrime, una vecchietta che stacciava alacre un mucchietto di farina e gli sorrideva in segno di incoraggiamento, un via vai di gondole veneziane traboccanti di uva e fichi… Poi, di colpo, anche quello sfarfallio si dissolse, il sindaco Cacciari ricomparve, lo prese a cavalluccio sulle ginocchia, scandì divertito le parole "Butta giù ma chel fiulìn!" e iniziò a farlo scivolare con un sorriso sornione verso il basso. Il signor Luchino fremeva di gioia, sicurissimo che il sindaco l’avrebbe tirato su perfettamente in tempo prima che potesse sbattere la testa contro il pavimento. Invece, sul più bello, quel brutto scimunito scoppiò in una risata fragorosa e irrefrenabile, mollò la presa e, nel sogno, lo lasciò precipitare rovinosamente a terra, facendogli assaggiare la durezza del pavimento. "Ben Le sta!", gridò infine, appena si fu riavuto dal proprio accesso di ilarità. "Così impara a mandarmi certe lettere cretine! A cinquant’anni suonati non ha ancora capito che bisogna chiudere con il passato, per quanto doloroso o insoddisfacente possa essere stato? Se suo papà morì e le fece mancare uva e fichi, che cosa vuole farci più, ormai? E che cosa pretende che possa farci io, soprattutto? Sono ben altri i problemi di cui devo occuparmi: l’acqua alta, l’escavo dei rii, il moto ondoso, la decongestione dei flussi turistici e via discorrendo. Pensi piuttosto a essere lei un papà decente per i suoi figli, oggi… a non far mai mancare loro uva e fichi!"
La cosa più bizzarra fu che, svegliatosi di soprassalto, il signor Luchino avvertì un inequivocabile dolore al cranio, come dopo una effettiva caduta a testa in giù.
"E lei… e lei, allora?", balbettò sconcertato. "Perché non si è sposato? Perché non ha messo al mondo dei figli, con quella sua perfetta faccia da Barbapapà?"
Non ci fu risposta, naturalmente: il sogno era finito e il sindaco Cacciari si era presto dileguato con esso.

(Da Lucio Angelini, Quel bruttocattivo di papà Cacciari!, Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia)

Pubblicato Settembre 9, 2006 02:56 AM

ORRORE A JESOLO. TIZIANO SCARPA SI LANCIA NEL VUOTO.

20 settembre 2006

Tranquilli. Non si è suicidato. Ha solo voluto provare il bungee-jumping. Benché non sia più di primissimo pelo, bisogna aggiungere. Comunque, dopo aver letto delle sue avventure all’Aqualandia di Jesolo ("Jesolo. Un posto dove il Comune ha intitolato un ‘Lungomare delle Stelle’ ai divi della cultura televisiva e pop, per avere il pretesto di invitarle: Katia Ricciarelli, Mike Bongiorno, Andrea Bocelli, Carla Fracci, Gina Lollobrigida"), mi è venuta una gran voglia di proporgli una ferrata impegnativa (chessò io? la "Rino Pisetta"? la "Costantini"?). Però il suo pezzo – "Nuovo Turismo Italiano" – è proprio forte. Ve ne copio-incollo la parte finale, quella appunto relativa al bungee-jumping , da www.ilprimoamore.com:

 American girl bungee jumping in Australia 

(Photo: Thomas Peters)

<<È il mio turno. Il secondo addetto mi aggancia i due ultimi moschettoni, fissa l’elastico alle caviglie. Chiedo istruzioni.
"Làsciati cadere, oppure fai un saltino."
Faccio un altro passo avanti. Ecco. Sono sull’orlo del precipizio.
"Pronto?"
"Sì".
"Tre, due, uno… Vai!"
Neanche per sogno. Non mi muovo. Guardo l’abisso, sono le dita dei miei piedi quelle che sporgono sul nulla. Sento l’animale dentro di me che si rifiuta, non vuole. Non sono brevettato per buttarmi nel vuoto!
"Vado?", chiedo per guadagnare ancora un attimo.
"Eh sì", dice l’addetto. Mi lascio andare. A braccia aperte, in silenzio. Cado. Sono tranquillo. Se l’elastico si rompe e mi sfracello, sarà così istantaneo che non me ne renderò conto. Spalanco gli occhi, bevo la caduta con lo sguardo.

Il nome più appropriato del bungee jumping è "Cimento di gravità e risucchio", perché quando l’elastico ti tira su, sembra che il cielo geloso ti contenda alla signoria della terra, e ti rivoglia indietro; poi il suolo ti reclama di nuovo in basso: "Appartiene a me!", "No, a me!". La vera caduta è verso l’alto, sprofondo a piedi nudi nell’azzurro.>>

 
[Pubblicato su "L’espresso", settembre 2006.]
 
Aprofondimento:
 
1) Il Bungee Jumping consiste nell’effettuare un salto nel vuoto da una piattaforma. La pratica di questo sport, importata dagli Stati Uniti, è giá largamente diffusa in alcuni paesi europei (primo fra tutte le Francia), sta diffondendosi velocemente anche in Italia, grazie soprettutto all’apertura di alcuni centri specializzati in sport estremi. I "jumper" hanno tra i venti e i trent’anni di etá. In maggioranza maschi ma non manchano anche gli ultracinquantenni e i giovanissimi. Possono saltare tutti e non sono richieste particolari attitudini. Non viene autorizzato chi soffre di problemi cardiaci, ortopedici e neuropatie. I minorenni saltano solo se un genitore firma l’autorizzazione.
 
L’elastico ha l’aspetto di un "cordone" con due anelli all’estremitá. il "cordone" viene ottenuto partendo da una piattina (costituita da una ventina di fili di lattice incollati parallelamente) che viene passata tra un anello e l’altro una cinquantina di volte. La matassa viene compattata da una serie ulteriore di piattine "stese" attorno alla matassa. In teoria l’elastico puó allungarsi fino al 650% della sua lunghezza, ma non si carica mai oltre il 350%. L’elastico è stato sperimentato per 2000 lanci dal Politecnico di Torino, ma per sicurezza lo si getta via e reso inservibile dopo 250 lanci. Su basi statistiche il bungee è uno degli sport meno pericolosi. In 15 anni ci sono stati 5 incidenti mortali. Una percentuale vicina allo 0% sul totale dei salti."
 
(da http://www.geocities.com/Yosemite/Rapids/1583/bungee.html )