Archive for novembre 2006

BETTY WRONG aka ELISABETTA SGARBI

30 novembre 2006

(Elisabetta Sgarbi)

Ieri 29 novembre, alle ore 18.00 al Telecom Future Centre di VENEZIA, ultimo appuntamento del ciclo condotto da Philippe Daverio sui vizi e le virtù. L’incontro era dedicato a "Informazione – Sapere è potere". Insieme a Daverio, partecipavano:
Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della casa editrice Bompiani e regista;
Emilio Giannelli, disegnatore satirico (vignettista del Corriere della Sera);
Sara Cristaldi, caporedattore Mondo&Mercati – Il Sole 24 Ore.
 
Daverio, osservando il gigantesco anello che rosseggiava al dito di Elisabetta Sgarbi, ne ha preso spunto per domandarle se contenesse il veleno da somministrare agli autori colpevoli di non aver venduto almeno 6.000 copie.
Poi le ha chiesto se, nella sua posizione,  si sentiva potente. Elisabetta ha chiarito di essere inserita in una grande struttura in cui non è possibile detenere alcuna forma di potere assoluto, essendo il potere di ciascuno inevitabilmente condizionato da quello degli altri componenti lo staff che manda avanti la macchina editoriale.
Daverio ha evidenziato come i tre interlocutori si rapportassero al tempo in modo diverso. Lunghi tempi di gestazione per i libri, tempi di qualche ora per l’articolo di giornale, tempi più immediati, spesso ridotti all’intuizione di un attimo e alla sua rapida realizzazione, per Giannelli. La Cristaldi si è diffusa sul concetto di "urgenza e tempestività" evocando la sera in cui, alle 20 e 30, con il giornale del giorno dopo ormai impostato, dovettero essere rivoluzionate interamente le prime tre pagine per la caduta del muro di Berlino. Elisabetta ha ricordato, invece, come attualmente sia impegnata nella programmazione delle uscite addirittura del 2008: quello è il suo tipo di "urgenza". Ha comunque sottolineato di mettercela tutta a non lasciarsi "inquadrare", a difendere fin dove possibile il suo diritto alla libertà di pensiero e di scelta, proponendo anche libri a volte guardati con sospetto "in riunione". Ben 60.000 copie, ad esempio, per la versione italiana di "Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile", di Corinne Maier, da lei fortemente voluto:- )  
Daverio ha rivelato come Giannelli, prima di diventare vignettista, fosse un normalissimo e onesto avvocato, responsabile dell’ufficio legale del Monte dei Paschi di Siena.
"Sono nato nel 1936", ha dichiarato Giannelli, "troppo giovane allorché si trattò di prendere parte alla Resistenza, troppo vecchio al tempo in cui c’era da fare il ’68". Di qui, forse, la voglia di contribuire comunque alla battaglia politica… a suon di sberleffi satirici.
Sara Cristaldi ha asserito che dal suo particolare tipo di potere, quello di influenzare le opinioni della gente, trae soddisfazione soprattutto quando le informazioni fornite si rivelano utili ai lettori…
Altre considerazioni, quali "Oggi, spesso, informa più una vignetta satirica che un articolo di giornale" e infine l’aperitivo in una delle corti dello splendido ex-convento.
 
Appunto nel dopo-conferenza ho approcciato brevemente Elisabetta per accennarle all’iniziativa Vibrisselibri (Iannozzi adora che io ne parli tutti i giorni:-) ), ricordandole come il gruppo sia alla ricerca di interlocutori nel cartaceo. Elisabetta è stata gentilissima e mi ha chiesto di salutarle Giulio Mozzi.
Per Elisabetta regista, vedi:
http://www.bettywrong.com/
Immagine da:
http://bompiani.rcslibri.corriere.it/forum/admin/template/17-sgarbi/elisabettasgarbi.jpg
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REGALONE DAI WU MING

29 novembre 2006

Il viandante webbico che si dirigesse verso

http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap5_VIIIa.htm#vibrisselibri

troverebbe il seguente articolo:

EDITORIA E COPYLEFT: EPPUR SI MUOVONO

L'epigrammista Lucio AngeliniBuoni ultimi, ma solo per questioni tecniche, salutiamo il nuovo progetto di editoria anfibia Vibrisselibri. Perché "anfibia"? Perché vive in due ambienti, sopra e sotto il pelo dell’acqua. Saggi e romanzi vengono letti da un comitato di redazione – di cui fanno parte persone che stimiamo, primi inter pares il poeta Rossano Astremo e lo scrittore per ragazzi Lucio Angelini (right on, brother!) – e selezionati per la pubblicazione on line (in copyleft).
La scommessa a breve-medio termine è che editori lungimiranti e non codardi si facciano avanti per pubblicarli anche su carta. La sfida a lungo termine è dimostrare – in un modo diverso da come lo abbiamo dimostrato noi – che download gratuito e acquisto in libreria possono frequentare, da buoni amici, lo stesso circolo virtuoso.
Finora gli editori italiani si sono mostrati riluttanti a pubblicare testi già apparsi in rete, a meno che non si trattasse di antologie ragionate (come la nostra Giap! del 2003) o di blog che diventavano libri (e in quest’ultimo caso, si è trattato quasi sempre di progetti editoriali nati ad hoc, non di case editrici già operanti e affermate).
Basti dire che il nostro amico Lello Voce non è riuscito a far ripubblicare il suo romanzo d’esordio Eroina perché il file era già scaricabile dal suo sito [oggi Eroina è parte del romanzo Il cristo elettrico, una trilogia in un unico volume].
In attesa che
Vibrisselibri apra nuovi sentieri, resta valido quanto affermavamo nell’intervista collettiva inclusa nel libro di Antonella Beccaria Permesso d’autore:
"La stragrande maggioranza degli editori continua a ritenere [il download dei libri] una bizzarria. Capita addirittura che editori, parlando di noi, liquidino sbrigativamente il copyleft definendolo ‘marketing’ o ‘una furbata’. Ma certo che è anche marketing, che discorsi. Noi con le royalties ci campiamo. La contraddizione, infatti, non è questa, bensì il fatto che un editore, il quale in teoria sarebbe un imprenditore, di fronte a un esempio di marketing che non soltanto ha successo ma crea comunità, lo disprezzi con toni ‘puristici’ (!) anziché prendere esempio. Quanto all’essere furbi: ma perché, è meglio essere stupidi? Boh."

PERCHÉ TU MI DICI: POETA?

28 novembre 2006

Da http://www.filastrocche.it/contempo/angelini/poesie_it.asp

La pelle

lì dove
finiamo noi
e comincia
il resto del mondo…

Il dramma ecologico
Il mare 
era così sporco
che invece
della risacca
c’era
la ricacca

Buoni tutti
"Adesso"
disse la mamma,
"ti leggerò
una fiaba
in cui gli orchi
sono buoni,
le fate
sono buone,
le streghe
sono buone,
il protagonista
è buono,
l’antagonista
è buono… "
Ma il bambino
sbadigliava
di già.

Horror
Datemi tanti viscidi
squamosi trucidi 
verdastri orribili 
(ma riconoscibili!
ma affrontabili!)
bavosi mostriciattoli
perché io possa 
attribuire volti
e assestare colpi
ai fantasmi informi 
che mi porto dentro

Il ragazzo animalato
Aveva il naso rincagnato
il sorriso equino
il labbro leporino
il collo taurino
due occhi di lince
altri di pernice 
(alle dita dei piedi)
un vitino di vespa
l’elefantiasi alle gambe
uno stomaco di struzzo
una fame da lupo
e – non contento –
diceva un sacco di bestialità.

Il ragazzo ortofruttato
Aveva la testa a pera
il naso a patata 

(continua tu)

Il ragazzo oggettato
Aveva le orecchie a sportello
le spalle a imbuto

(continua tu)

Il lupo pignolo
Il lupo pignolo 
perde il pelo 
ma non il vizio 
di cercarlo 
nell’uovo.

Mi sono specchiato
Bene
le orecchie.

Il bravo e il cattivo ragazzo
Il primo era 
un ragazzo posato:
aveva i piedi per terra
la testa sul collo
(senza traccia di grilli)
il sorriso sulle labbra
lo sguardo franco.
Eppoi era 
tutto d’un pezzo.
Diceva pane al pane
e vino al vino.
Sapeva il fatto suo
e soprattutto
sapeva stare 
al suo posto.

Il secondo era 
un ragazzo sospeso.
Aveva i piedi per aria
la testa sotto il collo
(invasa dai grilli)
il sorriso sul naso
lo sguardo giuseppe.
Era diviso in più pezzi.
Diceva pane al cane
e vino al pino.
Sapeva il fatto altrui
e soprattutto
fregava continuamente
il posto agli altri.

Scherzi di natura
C’era una volta 
un brutto cigno. 
Poveretto, 
aveva il collo 
taurino! 
Un giorno 
incontrò un toro 
assai ridicolo: 
poveretto, 
aveva un collo 
da cigno! 
Il cigno 
lo guardò 
con aria arcigna, 
poi prese il toro 
per le corna 
e disse: 
"Madre Natura 
si è divertita 
alle nostre spalle… "
"Mi pare evidente",
convenne il toro, 
con aria scornata.
"Be’", 
disse il cigno. 
"Non prendiamocela. 
Non ne vale la pena. 
In fondo 
siamo solo 
degli innocenti 
scherzi di natura!"

Melena
Pare che
"malinconia"
venga 
da "melena":
emissione
di feci
nere
come la pece.
Io sono 
tanto 
triste
e faccio
la solita
cacca
marrone

La mamma è depressa 
Guarda
in vestaglia
le vettovaglie
sulla tovaglia.

L’orso esibizionista
Si metteva 
continuamente 
a orso nudo.

Cattivo fin dall’inizio?
L’uomo
è cattivo
fin dall’inizio?
Per quel che 
mi riguarda
potrei dire
senz’altro
di no.
Da piccolo 
– anzi –
ero 
talmente buono
da essere 
scambiato 
spesso
per un bambino
coglione.

Solo
Se sono solo
parlo tra me

Se siamo in due
tra me e me

Se siamo in tre
tra me e me e me…

La mucca positiva
"Inutile piangere 
sul latte versato!"
sospirò la mucca 
appena munta.

Una colomba
Una colomba 
titubò 
un bel po’
incerta 
se tubare 
o no. 

Ragazzo con uovo
Un ragazzo 
in canottiera 
mangiava 
un uovo 
in camicia.

Lettera a un pulcino mai nato
La gallina 
decise 
di fondare 
un movimento 
per la vita: 
le faceva 
orrore 
l’idea 
che le strapazzassero 
le uova 
prima ancora 
che ne fosse uscito 
il pulcino. 
Scrisse 
anche un libro 
sull’argomento: 
Lettera 
a un pulcino 
mai nato, 
ma fece 
una gran fatica, 
data la sua 
scrittura 
da gallina. 
Sì, insomma, 
dovette sudare 
le classiche 
sette uova 
in camicia. 
Ma il peggio 
doveva ancora 
arrivare. 
Un giorno 
venne agguantata 
da una massaia 
crudele 
che le tirò 
il collo, 
la spennò, 
la sventrò, 
la farcì 
e la infilò 
in un forno, 
ove, 
insieme a lei, 
inaridì per sempre 
anche il sogno 
di un movimento 
per la vita.

Uno spazzino
Faccio
lo spazzino
nella città
di Raffaello
ovvero 
il nett-Urbino.

Le sorelle Enne
C’erano una volta 
due sorelle, 
le sorelle Enne. 
La più grande 
era maggior Enne, 
la più piccola 
ancora 
minor Enne. 
Inutile dire 
che erano figlie 
di Enne Enne.
Il colore
dei loro capelli,
ovviamente,
non era naturale,
ma ottenuto
con l’Hennè.

                      (Lucio Angelini)

Nell’immagine: Sergio Corazzini:- )

VERSO PASCOLI NUOVI

27 novembre 2006
A pochi giorni dalla chiusura del concorso lanciato da www.scrittomisto.it, mi ritrovo scavalcato da oltre 50 concorrenti. Caduto anch’io, dunque, insieme all’amico Luca Tassinari (che partecipa al concorso con l’opera "Letturalenta"), sotto i colpi del plotone d’esecuzione degli unisti (= cecchini che assegnano 10 a se stessi e 1 ai concorrenti ritenuti più pericolosi, per abbassarne la media, n.d.r.). Il che la dice lunga sull’affidabilità dei concorsi in rete. Chi ha più cugggini, o meglio, chi riesce a mobilitare il maggior numero di cugggini, in genere vince…
(Scherzo, ovviamente. Si sa che i votanti hanno scaricato e valutato attentamente tutte e 106 le opere in concorso e assegnato punteggi commisurati alla qualità letteraria onestamente rinvenuta in ciascuna di esse.)
 
Poiché alla fine verranno salvati solo i primi 30 lavori tra i 106 in lizza, non c’è più speranza che "Un compleanno in transumanza" possa rientrare nel gruppo ristretto da cui la Sacra Trimurti (Dazieri, Lipperini, Sinibaldi) estrarrà le tre opere ritenute "migliori". 
 
Non mi è rimasto che andarmi a consolare, ieri domenica 26 novembre, in Alpago, al raduno degli amici con cui nel giugno scorso condivisi l’esaltante esperienza della transumanza più alta d’Europa, dalla val Senales all’Austria attraverso i ghiacci del Giogo Alto. Ricordo che, mentre salivo a 3000 metri con pecore, agnellini e pastori, SENTIVO che ***quella escursione*** era perfettamente simbolica, alludeva a una mia transizione  esitenziale verso pascoli nuovi e, mi auguravo, più sereni. Così, effettivamente, è stato. Al diavolo Scrittomisto:-)
Immagine da http://www.fiaf-net.it/cirmof/2004_im_2/ga_ma02.jpg

UNA PRECISAZIONE DI MONICA MAZZITELLI

25 novembre 2006

 

«Non sarei mai stato capace di immaginarmi Vibrisselibri – spiega Mozzi – senza l’esperienza dei Wu Ming (e del conseguente I Quindici), senza tutto ciò che è avvenuto nel mondo della musica ecc. Il suo brodo di cultura è Internet, luogo che grazie a blog, siti letterari, forum ha portato alla luce un’esigenza nuova di scrittura e di fruizione letteraria. Questa “anfibia” nasce dall’esigenza di trovare un nuovo spazio nel mondo dei libri, collocandosi in un’area intermedia tra l’editoria “industriale” e gli editori medio-piccoli; di dar voce a testi di valore continuando a credere che, comunque, i libri veri restino cartacei…». Ergo: AAA, Mondadori o Manni, Feltrinelli o Marcos y Marcos, se ci siete battete un colpo.

(Fonte: Tuttolibri-La Stampa, in edicola sabato 25 novembre 2006)

"Una precisazione: molte persone in questi giorni mi scrivono supponendo che questo progetto [quello di Vibrisselibri, n.d.r.] mi ‘dispiaccia’ e che sia una sorta di ‘concorrenza sleale’ nei confronti de iQuindici, una scopiazzatura e altro ancora… Mi sembra utile usare questa colonna per rispondere un po’ anche a chi mi scriverà in futuro che questo progetto editoriale NON è simile affatto a quello de iQuindici perché il nostro non è decisamente un progetto editoriale ma un progetto di accoglienza di manoscritti inediti basato sull’etica del dono. Le attività che facciamo di promozione e pubblicazione di un testo sono solo la punta estrema di un iceberg di tutt’altra natura. Detto ciò, come molti di voi sanno, nonostante leggiamo moltissimo siamo anni luce indietro con le letture, con circa 500 romanzi e altrettanti racconti ancora da smaltire (ci vorranno almeno due anni..), quindi se ci fosse un altro progetto come il nostro saremmo ben contenti! Del resto la bontà di una cosa è sempre certificata dai suoi tentativi di imitazione, come la Settimana Enigmistica:-). In effetti, la differenza tra noi e un qualsiasi altro progetto editoriale o agenziale è che noi cerchiamo sempre di leggere TUTTO un manoscritto, per quanto malscritto, palloso o con contenuti lontanissimi dalla nostra etica. Se così non fosse, non avremmo tutto questo arretrato. In genere infatti se un manoscritto è da "scartare" -editorialmente parlando – si capisce dalle prime dieci pagine, mentre noi cerchiamo di leggerle tutte e spiegare all’autore cosa non funziona e perché. Oltre a ciò, difficile non rallegrarsi anche che un personaggio importante come Giulio Mozzi si sia convinto della validità del copyleft, della diffusione in rete e della promozione ‘dal basso’. Non dico certo che sia tutto merito di Wu Ming de iQuindici, ma sicuramente il nostro lavoro è stato importante. Quindi noi siamo contanti così!

(Monica Mazzitelli – de "iQuindici" – qui:

http://www.iquindici.org/forum_viewtopic.php?12.37087 )

Approfitto per invitare quanti non l’avessero ancora fatto a visionare il video di Monica Mazzitelli sul copy-left, qui:

 

ALLO SBANDO

24 novembre 2006

(Angelini in doppiopetto)

1) "… I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza." (Da Armando Diaz, "Bollettino della Vittoria"del 4 Novembre 1918, ore 12)

2) [I resti di quello che fu uno dei più gloriosi niusgruppi di usenet (it.cultura.libri)…] "… Basta osservare il comportamento di uno e si capisce subito cosa legge. parlo con cognizione di causa, e di gente che conosco. il beneforti, per dire, non pronuncia la ‘o’. sono maligno? è solo una scelta lessicale? sì, ma poi l’ho sentito presentarsi al vocativo: "piacere, paule", e allora dico che canna proprio la ‘o’, sistematicamente (no, non la ‘e’. se canni la ‘e’ non puoi scassare la uallera con la netiquette. c’è del metodo nella follia). ma prendiamo bart [Bartolomeo Di Monaco, n.d.r.]. a voi sembra una persona normale, ma bart (che è sempre ciucco da far paura) ha già tentato più volte di vendere sua moglie a marinai di passaggio. lo so perché ci ha provato anche con me. damiano [Zerneri, n.d.r.] lo si vede girare per navigli stirato dentro un barchino e come morto, la coperta tirata fino al naso. e il platania [Federico Platania, n.d.r.]? dice che era *scioccamente* al lavoro [in www.letturalenta.net, n.d.r.]. ma quale lavoro! ormai non esce più di casa. se ne sta al buio in un cantuccio, nudo come un verme, tutto annodato stile bondage alla sua sedia a dondolo. sì, lavoro… luca tassinari, non so se si può dire, ecco… la moglie l’ha messo alla porta. capirai, tutto il giorno al bar a giocare a sbaraglino. la notte, poi, che ti ciabatta per la casa in panni curiali, apostrofando questo e quello, amici suoi… ma dai, ma come si fa? non dico altro, ma almeno dormire! e lucio angelini, che si crede una sirenetta? impazza su e giù per la laguna, s’infila sotto le chiglie spaventando i gondolieri. oppure se ne sta appollaiato su una bitta, che sembra di sasso. e sergio garufi, che si è fatto fare un tuttocittà in scala 1:1? pesa due tonnellate. ormai esce solo col rimorchio. e che dire di alfiuccio [Alfio Squillaci, n.d.r.]? ha messo su una farmacia, d’accordo, ma questo è niente. si mormora piuttosto di imbarazzanti commerci con un suo pappagallo amatissimo che si è fatto impagliare e se lo tiene in casa more uxorio. hai capito, il farmacista? quanto a mariù [Maria Strofa, n.d.r.].. non vorrei che la cosa avesse conseguenze penali, ma insomma… se siete delle vecchie carampane, piccolette, un po’ taccagne… ecco, girate al largo!" (Da un commento di EROSTRATOS – aka Dandy Roll – al post "Cervantite" in www.mariastrofa.splinder.com, il 22 novembre 2006)

3) "Mi piace questo Angelini in doppiopetto che viene a darci lezioni dopo che per un anno e passa ha sparso merda sulla colonna dei commenti di Nazione Indiana 1.0…. Angelini, tu sei uno dei tanti esempi di come scassare la minchia al prossimo, in questo paese, paghi. Tu hai scassato la minchia a tutti e ora ti sei fatto il tuo tornaconto… Personalmente non mi sono fatto una buona idea di Vibrisselibri, e questo esula, ovviamente, dal suo possibile successo. E adesso tante belle cose, puoi anche andare." (Franz Krauspenhaar su Nazione Indiana, nei commenti al post  “VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta”, del 20 novembre).

4) Addio Alle Arti Says:

"Il Mozzi doveva andarsene prima da NI: quando per NI ha iniziato a non far più un beato nulla (ossia al momento della prima scissione e della nascita di NI 2.0, mi pare), non quando ha avviato il “suo” VL. Si va via quando non si ha più nulla da dare. Quando non ci si riconosce più in quel che si fa o con chi lo si fa (che porta a re/stare non facendo, come nel caso di Mozzi), non quando (con tempismo perfetto) si ha certezza di dare/avere/iniziare da un’altra parte…"

(Dai commenti al post  “VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta”, del 20 novembre).

5) Il magnifico (e)rettore Says:

"… Ho tante cose che mi danno sui nevvi, anzi, alcune mi stanno pvopvio sui coglioni, vappvesentano quanto di più pvofondamente abovvo. Le faccio un solo esempio, spevando che incvontvi anche la sua di vepulsione: alludo a qvella selva di scudievi e valvassovi che sempve civconda un ‘pvincipe’, a qualunqve livello il di costui poteve si manifesti; a qvel nugolo di mezze seghe e qvacqvavaccà sempve pvonto a covveve in aiuto del ‘signove’, anche quando nessuno lo minaccia; a qvella miviade di leccaculo senza vitegno sempve pvonta a gvidave al pvofumo di violetta non appena il ‘nobile’ evompe in una piccola scoveggia. Ecco, come vede, il peso che incombe sulla nostva fvagilità ha tante e ben divevse cause."

(Sempre dai commenti al post  “VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta”, in Nazione Indiana)

Immagine da http://www.teatrostabiletorino.it 

UN RIASSUNTO D’AUTORE

23 novembre 2006

violinista

Qualche giorno fa Dario Borso, il traduttore di "Dalle carte di uno ancora in vita (edite contro il suo volere da Søren Kierkegaard)" e, udite udite!, l’autore de "Il giovane Cacciari!" (Millelire Stampa Alternativa edizioni, 1994) è venuto a trovarmi nei commenti al post "Il sole cossigava calmo e placido al passaggio" del 18 novembre. Era stato, peraltro, appena cacciato dallo spazio commenti di Nazione Indiana, dove non sempre la cortesia regna sovrana (ieri, ad esempio, lo scontroso Franz Krauspenhaar, al termine di un’amabilissima discussione, mi ha congedato con queste parole: "Personalmente non mi sono fatto una buona idea di Vibrisselibri, e questo esula, ovviamente, dal suo possibile successo. E adesso tante belle cose, puoi anche andare") (" ‘Puoi anche andare’ dillo a tua sorella!", avrei voluto rispondere, ma poi la mia innata squisitezza mi ha fatto optare per la solita carineria:-) )

Ma torniamo al nostro Dario Borso, splinderista anche lui (vd http://ubicue.splinder.com/ ).

La sua visita mi ha fatto molto piacere perché, ai tempi in cui traducevo "Il violinista" di Andersen per Fazi editore, fra i molti testi che andavo consultando c’era anche quello kierkegaardiano citato sopra, edito da Morcelliana nel 1999. Ebbene, in esso, nella nota 75 di pag. 129, così Dario Borso sintetizza "Il violinista" di Hans Christian Andersen:

"Qui forse è il momento di dare un riassunto di ‘ NIENT’ALTRO CHE UN SUONATORE AMBULANTE’ [questa la traduzione corretta del titolo originale "Kun en Spillemand", ma la scelta del titolo italiano – si sa -compete all’editore, n.d.r.] (impresa ardua, al limite impossibile, con tutte le peripezie, gli svelamenti continui… ). Christian è bambino poverissimo che segue una sua vocazione musicale in situazioni quantomai avverse: il padre parte soldato, vien dato per morto mentre in effetti si fa frate; la madre si risposa e poi in un incendio muore il patrigno; il padrino si rivela un serial-killer, padre naturale di Naomi, la fanciulla ebrea compagna di giochi, che però deve partire dopo l’incendio della casa sua… Quando si ritrovano adolescenti, lei fa già l’emancipata, e gli organizza una fuga per il vasto mondo: ma Christian recede all’ultimo, e Naomi intanto, di cui è segretamente ed eternamente innamorato, s’incapriccia di un cavallerizzo zingaro, Ladislaus, e fugge sul serio. A Christian restano solo un’amicizia fiacca con Luzie, una ragazza del villaggio, e il violino. Ma più in là di diventar maestro privato non va, mentre per un processo lento di declino fisico e morale, divien malato cronico e pietista. Naomi, invece, fa la bella vita, rocambolescamente gira per l’Europa, sino a diventare marchesa parigina, con un marito libertino che, però, la tradisce e umilia. Finché i due decidono di fare un giro per la Danimarca, dove giungono al villaggio di Christian, nell’istante esatto in cui viene tumulato."

Subito dopo Dario Borso precisa:

 "Nella parte che riguarda infanzia e adolescenza almeno, il romanzo ha parecchi risvolti dichiaratamente autobiografici. La versione tedesca, dell’inizio 1838 (a cura di G.F. Jenssen), recava in appendice una diffusa biografia di Andersen che il Kjøbenhavns Morgenblad riprende nei numeri 22-29 luglio 1838, sicché i lettori stessi, danesi o tedeschi che fossero, potevano procedere ai riscontri. Nell’autobiografia Andersen lo dirà ‘scaturito interamente dalle sofferenze che affrontai nella dura battaglia tra la mia natura di scrittore e l’ambiente troppo ostile. Avevo pur compiuto un passo avanti, comprendevo meglio me stesso e il mondo, ma stavo per abbandonare ogni speranza che in patria apprezzassero in qualche modo ciò che Dio mi aveva dato: doveva emergere in un altro mondo, e con quel mondo dovevo cercare di consolarmi’."

Già che ci sono, segnalo anche l’articolo redatto dal glorioso Bartolomeo Di Monaco e ancora consultabile qui:

http://www.marcovalerio.org/index.php/Il_violinista

I più volonterosi, infine, possono recuperare l’unico articolo che Nazione Indiana mi abbia mai pubblicato, tra asperrime perplessità, in un momento di (loro) debolezza:

http://www.nazioneindiana.com/2005/04/20/nascere-da-un-uovo-di-cigno/ 

C’ ERAVAMO TANTO ARMATI…

22 novembre 2006
(Filippo La Porta)
"Mi sono chiesto spesso come mai la nostra narrativa non abbia saputo raccontare in modo adeguato la stagione del terrorismo. Certo, esistono innumerevoli romanzi, saggi, reportage, inchieste, autobiografie, testimonianze, biografie, ecc., ma è come se la verità più profonda venisse sistematicamente elusa. Ad esempio, nella nostra letteratura non si incontra un personaggio della intensità straziante di Merry, la figlia disadattata e terrorista di Seymour Levov, lo ‘svedese’, bello, atletico, vincente, in Pastorale americana di Philip Roth. Il terrorismo americano legato alla contestazione del periodo e alla guerra nel Vietnam ha avuto in quel paese un impatto traumatico, sanguinoso (i Weathermen), ma è rimasto un fatto abbastanza isolato, non si è intrecciato come da noi alla storia della società e della cultura, a stili di vita e ideologie diffuse. Eppure Roth ha saputo raccontare – dal punto di vista del suo alter ego Zuckerman, amico dello ‘svedese’, e attraverso Merry, ragazza balbuziente e obesa, ribelle e fragilissima, prima terrorista (con un attentato ammazza due persone) poi marginale e barbona, allo sbando, seguace di sette esoteriche – il cupo stravolgimento del sogno americano. Non ci saranno conciliazioni. I figli non torneranno più a casa e i padri resteranno soli. In Italia invece il racconto degli anni di piombo non è mai riuscito ad andare oltre una superficie rassicurante e piuttosto autoconsolatoria. Perché? Una spiegazione ce la dà questo bel libro di Demetrio Paolin, Una tragedia negata, disponibile in rete (su http://www.vibrisselibri.net), ampia e meditata ricognizione su almeno una ventina di libri che hanno trattato quell’argomento: i romanzi di Baliani, Culicchia, Doninelli, De Luca, Lambiase, Moresco, Villalta, ecc., i racconti in prima persona degli ex terroristi (Braghetti, Morucci, Peci), le inchieste di Stajano…
Una tragedia negata
La tesi di Paolin, svolta con ammirevole coerenza dentro ogni pagina, si riassume in ciò: in questa vasta letteratura si incontrano anche pagine straordinarie però c’è una decisiva rimozione e negazione della tragedia. Per riprendere le sue parole, tale negazione si esprime «proibendo alcune voci, trasformando gli scenari tragici in interni di casa borghese, anestetizzando la violenza agìta ed eclissando la figura del nemico ». Su un tema del genere naturalmente si potrebbe anche sviluppare una riflessione più ampia – letteraria e filosofica –, che riguarda la modernità stessa, con i suoi processi di secolarizzazione e demitizzazione. Ad esempio, George Steiner ha dedicato pagine memorabili, in anni lontani, al deperimento del genere tragico proprio in quell’Occidente che lo aveva inventato (La morte della tragedia, 1961). Si potrebbe anche dire che l’intera modernità, avendo eliminato l’idea di Dio e del destino, si fonda proprio sulla cancellazione del tragico, su una fiducia nella capacità umana di plasmare l’esistenza, di dominare il caso, di rendere ogni esperienza comodamente reversibile. E sappiamo quanto micidiale sia stata una illusione del genere. Cadute le magnifiche sorti e le dialettiche ascendenti (non a caso le pagine di Paolin sono aperte da una citazione di Leopardi) ci ritroviamo invece con il senso doloroso dei limiti e della nostra impotenza… " (Filippo La Porta, Prefazione a "Una tragedia negata", di Demetrio Paolin, Vibrisselibri). Gratuitamente scaricabile qui:
http://www.vibrisselibri.net/testi/tragedia.pdf
Una domanda a Paolin:
Lucio: "Posso chiederti come mai nel tuo saggio hai accuratamente evitato di citare ‘Formidabili quegli anni’ di Mario Capanna?"
Demetrio: "Nel saggio non sono previsti, se non di sfuggita, libri di ‘memorie’, ma soltanto opere d’invenzione. È una scelta come è stata una scelta, discutibile forse, ma ponderata, escludere i testi di Cesare Battisti." 
PER UNA VISIONE D’INSIEME DEL PERIODO, SUGGERISCO UNA VISITA QUI:
http://www.tifonet.it/empoli/rangers/1968.html
da cui:

"Brigate Rosse

Organizzazione terroristica clandestina di estrema sinistra, attiva in Italia negli anni Settanta e Ottanta. I brigatisti si proponevano, tra l’altro, di inasprire le lotte sociali, separare il Partito comunista, giudicato imborghesito, dalla sua base e ostacolare la politica di alleanza tra PCI e DC (il "compromesso storico"). Esordirono con una serie di spettacolari sequestri ai danni di magistrati e personalità del mondo imprenditoriale e sindacale, per poi passare a ferimenti "dimostrativi" e infine a una lunga catena di omicidi di giudici, politici, giornalisti, esponenti delle forze dell’ordine. Il fondatore, Renato Curcio, venne arrestato nel settembre del 1974. Evaso l’anno seguente grazie a un raid compiuto dai suoi compagni nella prigione in cui era detenuto, fu nuovamente catturato dopo pochi mesi. Tra le azioni più clamorose messe a segno dall’organizzazione vi furono il rapimento e l’uccisione del segretario della Democrazia cristiana Aldo Moro (1978) e il rapimento del generale statunitense Dozier (1981), di stanza alla base NATO di Verona, che fu però liberato. Moro, invece, fu assassinato. Con questa uccisione cominciò il declino delle Brigate Rosse, di lì a poco falcidiate (1979-1981) da una lunga catena di arresti, favoriti dalle rivelazioni dei "pentiti", imputati spinti a collaborare con la giustizia in cambio di forti riduzioni di pena."

LA PAURA DEL PLAGIO

21 novembre 2006

(La redazione di Vibrisselibri)

Era un venerdì 17. L’ultimo scorso, per la precisione. Maria Strofa, appena riemersa dalle nebbie telematiche in cui sileva (latinismo da ‘silēre‘) occultata da diverso tempo (adora apparire e sparire, è una patita del gioco del cucù🙂 ) intitolava il terzo post del suo blog nuovo di zecca:

"INVETTIVA CONTRO GLI ASPIRANTI SCRITTORI MANOSCRITTARI",

corredandolo di una suggestiva immagine astrale, a sua volta intitolata "Nuova via lattea formata dalle bave manoscrittare".

Cito i passi salienti:

"Tra le cose più grottesche della psicologia giovanile letteraria (italiana di certo, europea o mondiale non so) c’è proprio questa preoccupazione dell’aspirante scrittore.

Che va da un notaio a registrare il manoscritto.

O chiede lumi per iscriversi alla SIAE.

Alla SIAE!

Oppure, come ha sentito raccomandare da certi filosofi arguti, il manoscrittaro spedisce il manoscritto a casa sua, a sé stesso, con raccomandata A.R.
E non deve più aprire la busta, mi raccomando. Deve lasciarla chiusa a vita!

Ma è una roba…

Per dimostrare che cosa? A chi? Quando? Dove? Come?

Nella storia letteraria hanno plagiato duro solo Cervantes, che si sappia, ma Cervantes aveva già pubblicato!

Ammesso che un manoscritto sia prima letto e infine preso in considerazione, l’editore sarà ben contento di pubblicarlo e di investire sull’aspirante geniale scrittore: che, se ne ha scritto uno, ne scriverà di certo un secondo.

Ma supponiamo pure che un editore, in improbabile fregola di plagio, pubblichi il manoscritto trovando un prestanome… [cut]… che cosa c’è di più desiderabile, per un aspirante scrittore, che fare causa all’incauto plagiante, dimostrando che il vero autore è stato defraudato?

Evviva. Arrivano i nostri!

Fatta la denuncia, non resterà che incatenarsi davanti alla casa editrice con tanto di cartello, amorosamente circondato da amici e famigliari che portano la merenda, le bevande, e agitano il manoscritto in segno di solidarietà.

Studio Aperto vorrà subito fare un’intervista.

E se si è fortunati arriverà perfino il Gabibbo.

Un colpo da Iperenalotto! Che sogno…

Ma è ora di svegliarsi: nessuno ruberà né plagerà alcun manoscritto.

Mai.

Ma proprio mai!

Aspiranti scrittori, manoscrittari forsennati: spedite, intasate, allegate, create un’altra via lattea con le vostre bave manoscrittare: ma evitate il notaio, l’idea di iscrivervi alla SIAE, di spedire a voi stessi, con atto di supremo onanismo, il vostro manoscritto." 

A un commentatore Maria Strofa chiarì:

"Cioran sosteneva che il destino delle società opulente e declinanti (parlava della Francia di anni fa, figurati ora in Italia) lo si registra quando tutti i cittadini vogliono diventare scrittori. Io credevo fosse una mia scelta, poi ho capito (troppo tardi) che è una malattia sociale. Quello che dici tu è vero: se tutti gli scrittori leggessero almeno un libro, non ci sarebbe crisi dell’editoria."

Sempre nei commenti, Alfio Squillaci de "La Frusta" incalzò:

"… Quanto alla tua ironia sulla paura dei plagi è come al solito succulenta. I miei manoscritti viaggiavano nel marasma delle Poste senza dispositivi di sicurezza. Sellerio mi rimandò un volumetto di racconti dopo 4 anni. Non lo riconobbi più: stupito, mi chiesi chi fosse questo autore sconosciuto. E mi misi a… rileggermi. Unico lettore di me stesso. Poi abbandonai tutto alla critica roditrice dei topi… e non ci pensai più… "

Ebbene, dopo l’annuncio della nascita del collettivo editoriale

www.vibrisselibri.net 

sono subito cominciate a piovere all’indirizzo della redazione decine e decine di proposte in allegato file, tanto che Giulio Mozzi in www.vibrissebollettino.net si è sentito in dovere di dedicare al fenomeno il post "Alla cieca".

Per quanto mi riguarda, a un timoroso che precisava: 

"Prima di procedere all’invio di un mio romanzo avrei da porre il seguente quesito: ‘In caso della non selezione dell’opera inviata, in quale modo codesta Redazione  intende garantire lo scrittore sui diritti di autore sull’opera inviata?’ " non ho resistito alla tentazione di rispondere:
 
"Ti consiglio di consultare il post di venerdì 17 novembre in
www.mariastrofa.splinder.com ".
Davvero poco professionale, da parte mia, lo so. E infatti l’uomo si è offeso da morire.
Se potessi tornare indietro, non lo rifarei, ma ahimè, ormai è successo. Come rimediare?
Prometto di sforzarmi di diventare – da oggi in poi – il più diplomatico e asettico possibile dei vibrisselibrai in forza alla VIBRISSELIBRI.
[Immagine da http://www.simagsrl.it/images/pareti_ufficio.jpg 🙂 ]

FLO SANDON’S E IL NEGRO ZUMBON

20 novembre 2006

Scriveva nel 2004 Moni Ovadia su L’UNITÀ del 4 settembre:

"Francamente mi pare che non valga lo sforzo leggere le alte parole di certi autorevoli opinionisti per capire dove vogliano andare a parare sempre e comunque, basta ricordarsi una vecchia canzonetta di quando eravamo bambini che se non ricordo male ci diceva che di ogni sbaglio o abbaglio, ha colpa il ballo del bajon [in Veneto si continua tuttora a dire "Tuta colpa del bajon", n.d.r.]. A me piace la parte del bajon, molto meglio del leccato minuetto di corte. Per questo ho scelto di fare l’imbrattacarte ‘radicale’ di questo giornale che me lo ha chiesto. Di sostenere con il mio modestissimo contributo le sue idee pervertitrici, sono sempre più fiero ogni giorno che passa."

Al bajon ho ripensato l’altro giorno leggendo:

Roma, 17 nov . – (Adnkronos) – La cantante Flo Sandon’s, nome d’arte di Mammola Sandon, è morta a Roma all’età di 82 anni. Vinse il festival di Sanremo con ”Viale d’Autunno” nel 1953.

Nella mia testa, tuttavia, la sua voce restava collegata a qualcosa che aveva a che fare col bajon e con i "negri", benché di sapore fortunatamente non razzista.

Una rapida ricerca in rete mi ha segnalato:

I singoli più venduti del 1953


  1. Eternamente (Arlecchinata) (Limelight) – Nilla Pizzi [1953/54]
  2. El Negro Zumbon (Anna) – Flo Sandon’s [1952/53]

Ah, ecco!!! Tra i grandi misteri della mia infanzia c’era, appunto, quello della figura de "il negro Zumbon", vagamente demenziale, certo, ma che attenuava la mia paura dell’ uomo nero, collegata a minacce del tipo: "Attento, ché se fai i capricci poi viene l’uomo nero e ti porta via!". Il negro Zumbòn, poveretto, arrivava anche lui, sì, ma solo per ballare allegramente il bajon, senza rapire nessun bambino.

"ARRIVA IL NEGRO ZUMBON
CHE BALLA ALLEGRO IL BAJON
LA NUOVA DANZA
CHE FA FURORE"
NEL BRASIL"

Ricordo che un giorno, più grandicello, mi chiesi se i bambini neri non provassero paure opposte, derivate da minacce del tipo: "Attento, ché se fai i capricci poi viene l’uomo bianco e ti porta via!", in quel caso ancestralmente più fondate, data la portata storica di orrori quali la tratta degli schiavi

Comunque sia, ecco il testo originale di "El negro Zumbon". Va proprio a Mammola Sandon il merito di averlo reso familiare in Italia.
Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
"¿Chica, dónde vas?"
"¡Me voy a bailar, el baión!"

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
"¿Chica, dónde vas?"
"¡Me voy a bailar, el baión!"

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
"¿Chica, dónde vas?"
"¡Me voy a bailar, el baión!"

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
"¿Chica, dónde vas?"
"¡Me voy a bailar, el baión!"

P.S. Le ricerche in internet sul baion hanno fatto affiorare un altro testo non meno demenziale del precedente: quello di "Romanina del bajon",  un successo di Claudio Villa.
 
Lo dedico a Gaja Cenciarelli, appena conosciuta a Roma al caffè Fandango:- )
"Come sei bella Nina
Trasteverina
tu che sei nata all’ombra
del Cupolon
sembri una muchacita
dell’Argentina
quando con tutta la passion
balli l’ultimo
bajon
col fuoco nelle vene
e la febbre in cuore
danzi pur coi rintocchi
del Campanon
sei nata per ballare
e per far l’amore
Romanina del bajon
Romanina del bajon
Lasciatela passar
fisarmoniche e chitarre
innamorate
lasciatela passar
è la bella Romanina del Bajon"