LE NUOVE CONVIVENZE

– 
 
Dato l’infuriare delle polemiche sui diritti delle coppie di fatto, in particolare se omosessuali (vd anche la pioggia di volantini con la scritta "Pastore tedesco lasciaci in pacs" al passaggio del papa davanti alla sede del Manifesto venerdì 9 dicembre) ripropongo il post del 22 giugno scorso, intitolato "Coppie dello stesso sesso". L’avevo tratto da un articolo del giurista FRANCESCO BILOTTA pubblicato sulla rivista giuridica specializzata FAMILIA‘, Giuffrè editore:
 
<<Continuare ad etichettare il matrimonio come un istituto “ontologicamente” eterosessuale avrà probabilmente un senso da un punto di vista sociologico o antropologico, ma sotto il profilo strettamente giuridico non si riesce a cogliere la necessità di una tale caratterizzazione. Se due uomini o due donne si amano, e intendono vivere tutta la vita insieme, lo fanno non per un capriccio, o per un atteggiamento deviante, o peggio eversivo nei confronti del sistema, ma perché sono nati con un orientamento sessuale che li porta a scegliere come partner una persona del proprio sesso. Gli omosessuali questo lo sanno già – tanto da rivendicare attenzione da parte del diritto nei confronti del loro modo di essere – ma il resto della società lo ignora e tramite un riconoscimento del legame di coppia omosessuale se ne accorgerebbe. Superati gli ostacoli ideologici, l’intero corpo sociale imparererebbe a convivere con quella realtà che prima non conosceva e, rassicurato di fronte al nuovo, sarebbe capace di andare oltre, fino a concedere la piena equiparazione sul piano giuridico, data la complessità e significatività degli interessi e dei bisogni umani che stanno alla base dell’esigenza di riconoscimento del rapporto familiare fra persone dello stesso sesso (dalla tutela dell’abitazione alle successioni ereditarie, dalla cura del partner in caso di malattia alle prestazioni sociali, dal trattamento fiscale a quello in materia di immigrazione, ed altri ancora).

Si pensi al caso di un cittadino italiano che contragga matrimonio con un cittadino olandese in Olanda. Se quest’ultimo si trasferisse in Italia e volesse sposarsi non potrebbe farlo, perché in virtù della sua legge nazionale non potrebbe contrarre un nuovo matrimonio, mentre il nostro concittadino – considerando inesistente per il nostro ordinamento quel negozio giuridico – potrebbe tranquillamente convolare a nuove nozze. Il risultato sembra alquanto paradossale soprattutto se si guarda al fenomeno dal punto di vista dell’ordinamento comunitario, dove – tendenzialmente – la comune cittadinanza europea dovrebbe generare un’uniformità di diritti e di doveri a prescindere dalla cittadinanza o dal luogo di residenza. E invece, ci troviamo in una situazione surreale, per cui ciò che viene considerato discriminatorio in Belgio, Germania, Francia e nella quasi totalità dei paesi comunitari, non lo è in Italia. Come è possibile per un giurista continuare a fantasticare un mondo in cui non esistano (o se esistono non si facciano vedere) le coppie di persone dello stesso sesso? L’equiparazione giuridica tra le coppie dello stesso sesso e quelle di sesso diverso soddisfa un’esigenza di giustizia e di rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento (tra i quali, oltre all’eguaglianza, spicca certamente quello del rispetto dei diritti inviolabili della persona, nel cui novero rientra tanto il diritto all’autodeterminazione, tanto il diritto alla realizzazione personale).
Per dirla con le efficaci parole di Stefano Rodotà: «Per continuare a discriminare gli omosessuali, si è obbligati a violare principi generali di eguaglianza, di riconoscimento dell’altro», così in Premessa, in E. Menzione, Manuale dei diritti degli omosessuali”, La libreria di Babilonia, 1996 (nuova edizione Enola, 2000), 6.

Se estendere alle coppie omosessuali il matrimonio tout court appare la strada meno irta di complicazioni, omissioni, dimenticanze, e per questo motivo anche la più semplice dal punto di vista dell’elaborazione normativa, qualche buon argomento a sostegno del PaCS si impone comunque. Una forma di registrazione della coppia omosessuale rende evidente una realtà, la fa emergere dal silenzio, dal buio in cui l’ipocrisia l’aveva costretta. Quando la coppia omosessuale viene riconosciuta formalmente è più facile che cada un tabù, consistente nel disconoscere che agli atti omosessuali – per dirla con Foucault – si accompagna un’identità omosessuale. Certo, una volta istituita la figura della registered partnership o del Pacs, sarebbe necessario assicurarsi che le disposizioni dell’ordinamento che si riferiscono, specie quelle al diritto pubblico, siano modificate in modo da comprendere anche il partner registrato. In caso contrario, ad esempio per quanto concerne la pensione di reversibilità o il ricongiungimento familiare, sarebbe agevole escludere dal beneficio quanti non possano dimostrare di essere coniugati.
Bisogna abbandonare definitivamente la concezione ottocentesca dell’omosessualità come devianza e soprattutto rinunciare alla visione del fenomeno come un insieme di atti erotici tra persone dello stesso sesso. L’omosessualità va piuttosto concepita come una condizione caratterizzante la vita di una persona nella sua interezza e perciò incidente anche sulle sue relazioni affettive. Quando la novità antropologica costituita dalla relazione affettiva, stabile e continuativa tra due persone dello stesso sesso cesserà di essere tale per noi italiani, i giuristi nostrani saranno costretti a prendere posizione sul tema, esprimendosi favorevolmente. Insomma, è solo una questione di tempo… >>

(COLLAGE dall’articolo del giurista FRANCESCO BILOTTA "La famiglia omosessuale e la sua tutela giuridica: riflessioni su ‘Le nuove convivenze tra discipline straniere e diritto interno’ di Matteo Bonini Baraldi").

[Immagine da http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2006/06/17/0J10FN4C–140×180.jpg ]
Annunci

4 Risposte to “LE NUOVE CONVIVENZE”

  1. chocolatchili Says:

    Se la piantassimo di essere tanto bigotti, pieni di recinti e limitazioni miserabili, di pregiudizi atavici e menzogne travestite da bugie e incorniate come tabu`…allora avremmo fatto un passo nella direzione giusta: quella di considerare Uomini e Donne solo ed esclusivamente degli Individui ,,,e liberi magari…di pensare, di vivere come gli aggrada e anche di accoppiarsi come si desidera…Ci riusciremo mai? Forse…Bisogna iniziare da queste piccole cose…e avere coraggio, idee chiare forza di volonta` e determinazione…Un sorriso pieno di speranza, Nutella

  2. kinglear Says:

    Ops, è anche il mio post odierno.

  3. tostoini Says:

    tanto per fare la maestrina dalla penna rossa…
    Continuare ad etichettare il matrimonio come un istituto “ontologicamente” eterosessuale avrà probabilmente un senso da un punto di vista sociologico o antropologico

    come giovincella studiante antropologia posso dire che dal punto di vista antropologico senso non ne ha, visto che in molte culture il contratto matrimoniale può essere contratto anche tra due persone dello stesso sesso… 😉

  4. tostoini Says:

    tanto per fare la maestrina dalla penna rossa…
    Continuare ad etichettare il matrimonio come un istituto “ontologicamente” eterosessuale avrà probabilmente un senso da un punto di vista sociologico o antropologico

    come giovincella studiante antropologia posso dire che dal punto di vista antropologico senso non ne ha, visto che in molte culture il contratto matrimoniale può essere contratto anche tra due persone dello stesso sesso… 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...