Archive for gennaio 2007

NOI INDOLENTI E LORO CORAGGIOSI

22 gennaio 2007

(Rosa Romano)

Fra gli articoli  che più mi hanno colpito di recente ce n’è uno di Massimo Fini  intitolato "LA FOLLA INDECENTE NELLA CASA DEGLI ORRORI", uscito su "Il Gazzettino" del 19 gennaio scorso. Se volete leggerlo integralmente, visitate il sito ufficiale del giornalista (http://www.massimofini.it/ ), cliccate su "articoli" e poi sul titolo appena citato. Ne stralcio un pezzetto:

"… È la stessa folla che appena accade una tragedia, come quella del piccolo Tommaso Onofri, si precipita in massa a portare fiori, bigliettini strappalacrime, si fa intervistare dalle Tv scatenate ("è come se fosse morto mio figlio"), ma che cova in cuore gli stessi oscuri sentimenti degli uomini, delle donne, delle coppie, delle famigliole, dei ragazzi, delle ragazze che facevano ressa nella corte di Erba e che i carabinieri han fatto fatica a disperdere. La folla che si commuove per la propria commozione. Che vuole sentirsi buona, monda, pura, tanto diversa dagli Olindo e dalle Rosa Romano. E invece è uguale. Anzi peggio. Perchè non ha nemmeno quel bestiale coraggio. La sua ferocia è tutta nascosta. Il suo marciume è mascherato. È la folla che porta fiori e bigliettini svenevoli, che invoca la forca per gli assassini, ma che quando una ragazza viene stuprata nel pieno centro di una città gira la testa dall’altra parte e fa finta di nulla. È una folla di voyeurs, morbosi e vigliacchi, che credono di essere perbene e hanno il cuore nero come la pece. Che se appena potessero, se fossero sicuri di non essere scoperti, se ne avessero il coraggio e la forza, farebbero più o meno le stesse cose che han fatto Olindo e Rosa Romano che del resto, prima di palesarsi, erano esattamente come loro, dei bravi, buoni, onesti cittadini italiani. È la gente normale, che usa il cellulare, che guida la macchina, che guarda la Tv, che ha il compact, il Cd, il Dvd, che ‘chatta’ su Internet, che scrive nei blog, che spende lacrimucce per le telenovela e le soap opera. Siamo noi… "

Un altro articolo che mi ha molto colpito è "IL RAZZISMO DECLASSATO" di Umberto Galimberti, in "D", allegato a "La Repubblica" del 20 gennaio scorso. Ecco l’incipit:

"Io penso che il razzismo sia un sintomo che caratterizza le società sviluppate attraversate da processi interni di disgregazione che minacciano l’identità collettiva e le condizioni di benessere che, a causa della disgregazione, della mancanza di iniziativa e della corruzione dei costumi, non si sa come mantenere. E perciò, prima di identificare la propria patologia, accusa lo straniero di essere causa della propria dissolvenza. Per ragioni economiche, dovute al fatto che nessuno da noi fa più i lavori che affidiamo agli stranieri (primo sintomo della disgregazione di una società) accogliamo gli stranieri purché non si integrino (nonostante le chiacchiere che a questo proposito si fanno), perché la loro integrazione cancellerebbe le differenze socialmente percepibili tra Noi (che per difendere la nostra identità ci consideriamo superiori) e Loro (che accogliamo solo se si mantengono a un livello inferiore e subordinato). A ostacolare l’integrazione non sono tanto Loro, quanto Noi che ci sentiamo minacciati di declassamento se anche Loro hanno diritto a una casa, a un’assistenza medica, a una pensione, ai vantaggi di uno stato sociale che Noi, a differenza di Loro, abbiamo conquistato. Lo straniero è ritenuto "inferiore" per il timore che un innalzamento del suo livello di vita comporti per noi un precipitare al suo livello, fino a esserne sommersi, inglobati e risucchiati. L’ostilità verso lo straniero nasce allora dal terrore del nostro declassamento, le cui cause vanno invece ricercate nell’indolenza e nella scarsa capacità di sacrificio tipica delle società opulente… [cut]… il terrore del declassamento e della perdita della nostra superiorità non vale solo per lo straniero, ma anche per l’universo femminile, la cui emancipazione è vissuta dall’universo  maschile come una minaccia… [cut]… alla base del razzismo c’è dunque sempre il timore di perdere i propri privilegi, guadagnati magari anche con grandi sacrifici nel corso della storia, e che oggi si vogliono mantenere senza sacrifici per il semplice diritto che ci deriva dall’essere stati i primi ad averli conquistati…".

Mio commento:

C’è del vero nelle due suggestive analisi riportate sopra, e tuttavia non farei di ogni "Erba" un fascio. Non credo che proprio chiunque, se solo fosse sicuro di non essere scoperto e ne avesse il coraggio e la forza, farebbe più o meno le stesse cose che han fatto Olindo e Rosa Romano (sgozzare bimbi di due anni e via dicendo). Certo, non esistono i Buoni in assoluto e i Cattivi in assoluto, ma tra i due estremi resta pur sempre una vasta gamma di temperamenti e individualità, e tra chi si sforza di dominare la pur comune matrice ferina e chi non lo fa c’è una bella differenza. Lo stesso dicasi per le considerazioni di Galimberti su Noi e Loro. Fermo restando il fatto che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, che tutti gli esseri umani sono dotati di ragione e di coscienza e dovrebbero agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza, non è che tra i Nostri ci siano solo indolenti, corrotti e razzisti e tra Loro solo onesti, energetici e disposti al sacrificio. L’umanità non è fatta di marmellate indistinte. In ogni gruppo e campo ci sono Uomini di Buona Volontà e Uomini di Cattiva volontà, per esempio…

[Immagine da www.adnkronos.com]

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OGGI POESIA

20 gennaio 2007

LO SCIMUNITO

Benché l’inverno

fosse finito

girava ancora

munito di sci

(Immagine da http://www.mtolympus.co.nz/Forms/old%20logo%20skier.psd.jpg)

CHE NOIA NASCERE VINCENTI…

19 gennaio 2007

 

Che noia nascere vincenti, ricevere quasi quotidianamente notizia di premi che aspettano solo di essere riscossi (ieri ben 410.000 dollari, vedi sotto)… Però vorrei sapere chi cazzo fornisce a questi qui di Free Lotto International i miei dati… Io voglio restare perdente, capito? Perdente! Essere lasciato così, come una cosa posata in un angolo e dimenticata… Posso???????? 

Sempre dallo spam di ieri, un invito a incontrare dei VERI ultracinquantenni single & ruspanti… per giunta nella mia zona!

Ultracinquantenni a me??? A me che ho uno spirito da adolescente in boccio? Pfff! Figuriamoci!

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Infine un annuncio SERIO:

Silenzio! Fermiamo le motoslitte
Il rumore non conosce confini, così come la 
protesta di chi ama la montagna e i suoi silenzi!

Silenzio! Stop alle motoslitte!

Passo dello Spluga

Mountain Wilderness Italia e Svizzera invitano tutti gli amanti dei monti e del loro silenzio a una manifestazione al Passo dello Spluga che si terrà il giorno 4 Febbraio 2007!!!

Il rumore non conosce confini: per questo stiamo organizzando, insieme a Mountain Wilderness Svizzera, una manifestazione congiunta al Passo Spluga per domenica 4 febbraio 2007.

La quiete e il silenzio, compagni inseparabili per chi cerca un profondo contatto con la natura innevata, sono aggrediti dalla prepotenza delle motoslitte che regolarmente sconfinano dalla Svizzera all’Italia (e viceversa), turbando la tranquillità di scialpinisti ed escursionisti.

Da anni chiediamo una normativa nazionale che consideri questo mezzo un veicolo a tutti gli effetti, con obbligo di targa e di assicurazione, e il rispetto del codice stradale; norme più restrittive sui percorsi riservati ai mezzi motorizzati su terreni innevati e inasprimento delle sanzioni, nonché confisca del mezzo, in caso di infrazioni.

Mountain Wilderness Italia e Svizzera invitano tutti coloro che condividono lo spirito dell’iniziativa a sostenere la manifestazione con la loro presenza: la salita al Passo Spluga con gli sci o con le racchette da neve sarà una piacevole e divertente escursione in compagnia, e, tutti insieme, porteremo il messaggio che più abbiamo a cuore: “in montagna dalla parte della montagna”.

Informazioni dettagliate si troveranno sul sito da gennaio 2007 oppure si possono richiedere in Segreteria. >>

Da www.mountainwilderness.it

DATE: January 18th, 2007
   
Lucio Angelini Venezia Veneto
Lucio Angelini Venezia Veneto
Lucio Angelini Venezia Veneto

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LIDIOTA ANCH’IO…

18 gennaio 2007

Come sapete, da poche settimane mi sono trasferito da Venezia Centro Storico (Cannaregio, per l’esattezza) al Lido di Venezia, isola stretta e lunga che da un lato guarda il mare aperto (con l’Hotel des Bains di "Morte a Venezia", il turchesco Excelsior eccetera), dall’altro la laguna. Per andare in montagna, la domenica mattina, devo prendere il vaporetto n.52 delle 5.52 che mi porta a piazzale Roma (di dove partono auto e autobus) in poco meno di mezz’ora. Lì trovo, a seconda delle volte, il pullman del Cai o della Giovane Montagna o le auto degli amici con cui – in genere alle 6.30 precise – ci si muove verso le Dolomiti.

Ebbene, la prima volta che mi sono presentato all’imbarcadero di Santa Maria Elisabetta alle 5.52 del mattino, sono stato accolto dagli altri orofili dell’isola (dal greco oros = montagna) al grido di: "Ah, sei diventato LIDIOTA anche tu, adesso, eh?"

(Nel senso di lidense, ovviamente:- ) )

FINDING MY RELIGION (3)

17 gennaio 2007

Confessavo – nei giorni scorsi – di essere soggetto a episodi di trance mistica prevalentemente in montagna, ma non solo… Prendiamo ieri mattina, per esempio: tutto lasciava pensare che il 16 gennaio sarebbe scivolato via come una normalissima giornata laico-feriale, tra dizionari, traduzioni, testi di Vibrisselibri da smaltire e l’editing di "Nenio" ancora in corso, quando all’improvviso mi telefona un amico di passaggio al Lido e mi invita a pranzo a Malamocco (sì, certo, l’antica Metamauco) (1). Ebbene, verso le 13.00 lo raggiungo alla trattoria Ponte di Borgo, in Calle delle Mercerie 27, e di colpo mi ritrovo circondato da piattoni di "canocete" lesse, canestrelli (ormai rarissimi), cappelonghe appena pescate, polipetti, seppioline, baccalà in umido… il tutto annaffiato da uno squisito bianco della casa.

Per farla breve: ho avuto un episodio di trance mistica anche lì:- )

Il locale ha un’atmosfera rustico-popolare. Il pesce è cucinato in maniera divina. Chi capita al Lido, non dovrebbe mancare di andare a sgranchirsi le mascelle in questo luogo paradisiaco, bazzicato da avventori pittoreschi, di cui è piacevolissimo orecchiare la conversazione…

(1)"… E poi c’è Malamocco, l’antico capoluogo rivolto al mare, scorcio solitario di case veneziane del Cinquecento dai colori pastello con le finestre a bifora, affascinante appuntamento con il passato. È rimasta come allora, le barche in rimessaggio, il profumo del mare e le trattorie povere che servono pesci ricchi di sapore. Era il regno di Hugo Pratt che, nella sua casa con vista a perdita d’occhio sulla laguna, disegnava le storie di Corto Maltese e finiva le sue sere inevitabilmente alla trattoria Scarso dove sono esposti ancora suoi disegni. " (da http://www.turismo.veneto.it/mare/articolo-96.html )

FINDING MY RELIGION (2)

16 gennaio 2007

Ieri, dopo aver letto i commenti di Giuseppe Iannozzi al mio post, ho digitato distrattamente le parole "Finding my religion" in Google e, oh meraviglia, è venuto fuori un racconto di Matteo B. Bianchi dallo stesso titolo: 

http://www.matteobb.com/tina/issue000mat01.html

pubblicato nel lontano maggio del ’96 sul numero zero di ‘Tina, la rivistina – appunto – di Matteo B. Bianchi. Ne copio-incollo l’explicit:

"… I genitori della ragazzina, i suoi assistenti, le infermiere e tutte le persone che si trovavano nel corridoio si voltarono contemporaneamente quando Michael uscì dalla stanza.
Lui non li guardò neanche.
Cominciò a camminare verso la rampa di scale e scese velocemente giù in strada. Camminò instancabile per ore, attraversando la città senza mai fermarsi. Quando finalmente si arrese ai suoi passi, si trovava in una zona industriale abbandonata, al limitare della campagna.
Si guardò intorno, senza vedere nulla, e poi chiuse gli occhi.
Solo in quel momento riconobbe che quel formicolio che da settimane sentiva sulle scapole, così simile al dolore, era il segno delle ali che gli stavano spuntando."

La cosa più stupefacente è che il racconto – a detta dello stesso Matteo B. Bianchi – era stato ispirato dalla figura di quel Michael Stipe dei R.E.M che solo molti anni dopo avrebbe scritto la canzone "Losing my religion": la stessa di cui ieri ho linkato il video!

Ora, non si vorrà negare che dietro tutte queste prefigurazioni e coincidenze non può che celarsi un disegno divino, ma teso a che scopo? Che cosa può avere in mente il Grande Tessitore dei Destini Umani nel legare fra loro quattro personaggi eterogenei come Giuseppe Iannozzi, Matteo B. Bianchi, Michael Stipe e Lucio Angelini? E spunteranno le ali anche a me – già Angelini di cognome – come al personaggio di Matteo B. Bianchi?

Mah. Bah. Chissà.

Una sola cosa è certa: il mio post di ieri era solo apparentemente dettato dalle emozioni di una giornata trascorsa sulla neve del Pelmo… :- )

FINDING MY RELIGION

15 gennaio 2007

Prendera 027

Ahimè, non sono un laico tutto d’un pezzo. Mi spiego. In genere, durante la settimana, sono abbastanza laico, ma quando, nei week-end, salgo in montagna (le Dolomiti sono a un tiro di schioppo da Venezia) e magari – come ieri – mi trovo in alto sulla neve, sotto un cielo blu, al centro di una corona di vette di imponente bellezza, provo un fortissimo senso di "gratitudine" ("Grazie, Signore, per tutto questo") e di felicità. Mentre sono lì che godo e palpito, spesso mi viene in mente la canzone dei R.E.M "Losing my religion",  ma il titolo mi si riformula automaticamente così :"Finding my religion". Se un Dio c’è, voglio dire, a me parla attraverso la bellezza delle montagne. Ovviamente può anche trattarsi di mere farneticazioni, ma tant’è: i miei momenti "religiosi", se mai ne ho, coincidono appunto con queste sensazioni che sono, ripeto, da un lato di gratitudine, dall’altro di timore reverenziale per tanta bellezza…


if (navigator.appName.indexOf(‘Microsoft’) != -1) {
document.write(‘

‘);
}
else {
document.write(‘

‘);
}

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(Clicca sul video per ascoltare "Losing my religion")

La foto mi è stata scattata ieri da Daniele Querini, vicepresidente della Giovane Montagna di Venezia. Sullo sfondo, l’Antelao.

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DELL’ANDAR PER TOMBE…

13 gennaio 2007

Silone2

 

 

 

 

 

 

 

(Lucio Angelini sulla tomba di Ignazio Silone… tanti anni fa)

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66666

12 gennaio 2007

 

Probabilmente, oggi, le visite a questo blog toccheranno quota 66.666… sì… l’apocalittico numero della "Bestia"! Sono proprio curioso di vedere chi sarà il mio sessanteseimilaseicentosessanteseiesimo visitatore… anzi, lo invito ufficialmente a segnalarsi nei commenti al suo passaggio:- )

Per l’approfondimento: 

Apocalisse 13,16-18

16 Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. 17 Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.
18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei.

I codici a barre

I codici a barre che si trovano praticamente su ogni prodotto hanno tre caratteri di separazione (le barre più lunghe), che sono appunto tre 6. Anche se non si vedono, questi codici sono presenti nelle bande magnetiche di ogni "card", comprese carte di credito e bancomat. Questo è visto da alcuni come il compiersi della profezia secondo cui "nessuno avrebbe più potuto vendere o comprare" se non avesse avuto il Numero della Bestia. Più realisticamente, è probabile che gli ingegneri che hanno inventato il codice a barre si siano spiritosamente ispirati all’Apocalisse quando hanno dovuto decidere quali caratteri usare come separazione. Ciò non toglie che questo realizzi la profezia, ma ciò non deve stupire, perché è perfettamente normale che una profezia si autorealizzi. Ad esempio, la profezia legata alla sorte di Edipo fa sì che egli venga allontanato da piccolo perché avrebbe ucciso il padre. Egli poi ritorna da grande e uccide il padre senza sapere di esserne il figlio. Se non ci fosse stata la profezia, non sarebbe stato allontanato, e non avrebbe ucciso il padre molti anni dopo. Per fare un esempio legato ai giorni nostri, se una voce autorevole dice che le azioni della società XYZ aumenteranno molto di valore in breve tempo, tutti correranno a comprarle, e il loro valore crescerà davvero.

[da http://it.wikipedia.org/wiki/Numero_della_bestia ]

Immagine da http://www.av1611.org/images/danger11.gif

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UNA POESIA GRIFFATA IANNOZZI

11 gennaio 2007

(Il tipico sguardo libidinoso di Giuseppe Iannozzi)

Mi ha divertito leggere nei commenti al post  "GLI AUTORI MONDO", di Christian Raimo, su NAZIONE INDIANA il 10 gennaio u.s., un contributo di tale Iannozzo Giuseppi, che copio-incollo, sperando che il quasi omonimo Giuseppe Iannozzi non ne abbia a male:-)

  • Iannozzo Giuseppi Says:

    <<La poesia di Giuseppe Iannozzi qui riportata non è tra le più rappresentative della sua torrenziale produzione versificatoria. Ripesco e propongo quest’altra, del 2004:

    DERRIDA

    Se sei brutto ti tirano le pietre
    e ogni tua riga è tutto il diario di Anna Frank,
    bastardi!
    Guardali, la loro vita
    è solo incisione di pustole
    per vedere sprigionarsi la sofferenza
    è solo baccano e baccanale
    sarcofagia fottuta,
    essi sono i nuovi FASCISTI
    e mi costringono ad urlare.
    Sì, mi piace la figa,
    ma questo non c’entra, adesso,
    perché sto lottando per vivere
    perché sto piantando le unghie nel muro
    che arrampico indarno.
    Eziandìo, sono vivo! Sono vivo! Sono vivo!
    Non sono morto.
    Il mio grido è fine del mondo
    per questo mi cucio le labbra
    perché per quanto schifoso
    questo mondo è anche te,
    zuzzurellina.
    E io amo e ti amo e li odio,
    e io rido e ti sorrido e li derido,
    loro e i loro filosofi, le loro canzoni:
    “Derrida, Derrida, Derrida,
    tu falla ridere perché
    Derrida, Derrida, Derrida,
    ha pianto troppo insieme a me.”
    E io piango e mi pungo e li compiango,
    e io singhiozzo, Iannozzo,
    singhiozzo
    perché scivola via quel che facemmo
    il 6 marzo 1988
    sotto quel sole violento
    al parco di Villa Pamphili
    in una Roma fino allora solo immaginata.
    Pestai una merda, quel giorno,
    ma non m’importava,
    le svastiche ancora non c’erano,
    benché non fossero che dietro l’angolo.
    Lo psichiatra gentile evitava di guardarmi,
    gli infermieri si davano di gomito
    quando, nei corridoi,
    fornivo loro sorrisi tristi
    di thorazina mai ingollata.
    Quando cambiarono direttore
    e nominarono Gianni Marucci
    lui fece una piccola rivoluzione.
    I nuovi dottori mi consigliarono
    di aprire un blog dopo l’altro.
    Non sarei guarito,
    non sarebbero scomparse le svastiche,
    ma mi sarei tenuto occupato.
    Accadeva non troppo tempo fa
    e ho tenuto fede all’impegno.
    A volte ti sogno, bricconcina,
    sogno di quando me la davi,
    o almeno la promettevi,
    o comunque alludevi.
    Io oggi rido, grido, strido,
    non più mi suicido
    e sono Potenza pura ed eterna
    Sposami, sarai regina
    del mondo.
    Sposami, mignotta!>>

    Immagine da http://newshakespeare.altervista.org/_altervista_ht/iannox_by_Chatterly.jpg

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