NOI INDOLENTI E LORO CORAGGIOSI

(Rosa Romano)

Fra gli articoli  che più mi hanno colpito di recente ce n’è uno di Massimo Fini  intitolato "LA FOLLA INDECENTE NELLA CASA DEGLI ORRORI", uscito su "Il Gazzettino" del 19 gennaio scorso. Se volete leggerlo integralmente, visitate il sito ufficiale del giornalista (http://www.massimofini.it/ ), cliccate su "articoli" e poi sul titolo appena citato. Ne stralcio un pezzetto:

"… È la stessa folla che appena accade una tragedia, come quella del piccolo Tommaso Onofri, si precipita in massa a portare fiori, bigliettini strappalacrime, si fa intervistare dalle Tv scatenate ("è come se fosse morto mio figlio"), ma che cova in cuore gli stessi oscuri sentimenti degli uomini, delle donne, delle coppie, delle famigliole, dei ragazzi, delle ragazze che facevano ressa nella corte di Erba e che i carabinieri han fatto fatica a disperdere. La folla che si commuove per la propria commozione. Che vuole sentirsi buona, monda, pura, tanto diversa dagli Olindo e dalle Rosa Romano. E invece è uguale. Anzi peggio. Perchè non ha nemmeno quel bestiale coraggio. La sua ferocia è tutta nascosta. Il suo marciume è mascherato. È la folla che porta fiori e bigliettini svenevoli, che invoca la forca per gli assassini, ma che quando una ragazza viene stuprata nel pieno centro di una città gira la testa dall’altra parte e fa finta di nulla. È una folla di voyeurs, morbosi e vigliacchi, che credono di essere perbene e hanno il cuore nero come la pece. Che se appena potessero, se fossero sicuri di non essere scoperti, se ne avessero il coraggio e la forza, farebbero più o meno le stesse cose che han fatto Olindo e Rosa Romano che del resto, prima di palesarsi, erano esattamente come loro, dei bravi, buoni, onesti cittadini italiani. È la gente normale, che usa il cellulare, che guida la macchina, che guarda la Tv, che ha il compact, il Cd, il Dvd, che ‘chatta’ su Internet, che scrive nei blog, che spende lacrimucce per le telenovela e le soap opera. Siamo noi… "

Un altro articolo che mi ha molto colpito è "IL RAZZISMO DECLASSATO" di Umberto Galimberti, in "D", allegato a "La Repubblica" del 20 gennaio scorso. Ecco l’incipit:

"Io penso che il razzismo sia un sintomo che caratterizza le società sviluppate attraversate da processi interni di disgregazione che minacciano l’identità collettiva e le condizioni di benessere che, a causa della disgregazione, della mancanza di iniziativa e della corruzione dei costumi, non si sa come mantenere. E perciò, prima di identificare la propria patologia, accusa lo straniero di essere causa della propria dissolvenza. Per ragioni economiche, dovute al fatto che nessuno da noi fa più i lavori che affidiamo agli stranieri (primo sintomo della disgregazione di una società) accogliamo gli stranieri purché non si integrino (nonostante le chiacchiere che a questo proposito si fanno), perché la loro integrazione cancellerebbe le differenze socialmente percepibili tra Noi (che per difendere la nostra identità ci consideriamo superiori) e Loro (che accogliamo solo se si mantengono a un livello inferiore e subordinato). A ostacolare l’integrazione non sono tanto Loro, quanto Noi che ci sentiamo minacciati di declassamento se anche Loro hanno diritto a una casa, a un’assistenza medica, a una pensione, ai vantaggi di uno stato sociale che Noi, a differenza di Loro, abbiamo conquistato. Lo straniero è ritenuto "inferiore" per il timore che un innalzamento del suo livello di vita comporti per noi un precipitare al suo livello, fino a esserne sommersi, inglobati e risucchiati. L’ostilità verso lo straniero nasce allora dal terrore del nostro declassamento, le cui cause vanno invece ricercate nell’indolenza e nella scarsa capacità di sacrificio tipica delle società opulente… [cut]… il terrore del declassamento e della perdita della nostra superiorità non vale solo per lo straniero, ma anche per l’universo femminile, la cui emancipazione è vissuta dall’universo  maschile come una minaccia… [cut]… alla base del razzismo c’è dunque sempre il timore di perdere i propri privilegi, guadagnati magari anche con grandi sacrifici nel corso della storia, e che oggi si vogliono mantenere senza sacrifici per il semplice diritto che ci deriva dall’essere stati i primi ad averli conquistati…".

Mio commento:

C’è del vero nelle due suggestive analisi riportate sopra, e tuttavia non farei di ogni "Erba" un fascio. Non credo che proprio chiunque, se solo fosse sicuro di non essere scoperto e ne avesse il coraggio e la forza, farebbe più o meno le stesse cose che han fatto Olindo e Rosa Romano (sgozzare bimbi di due anni e via dicendo). Certo, non esistono i Buoni in assoluto e i Cattivi in assoluto, ma tra i due estremi resta pur sempre una vasta gamma di temperamenti e individualità, e tra chi si sforza di dominare la pur comune matrice ferina e chi non lo fa c’è una bella differenza. Lo stesso dicasi per le considerazioni di Galimberti su Noi e Loro. Fermo restando il fatto che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, che tutti gli esseri umani sono dotati di ragione e di coscienza e dovrebbero agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza, non è che tra i Nostri ci siano solo indolenti, corrotti e razzisti e tra Loro solo onesti, energetici e disposti al sacrificio. L’umanità non è fatta di marmellate indistinte. In ogni gruppo e campo ci sono Uomini di Buona Volontà e Uomini di Cattiva volontà, per esempio…

[Immagine da www.adnkronos.com]

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3 Risposte to “NOI INDOLENTI E LORO CORAGGIOSI”

  1. MariaStrofa Says:

    Sono d’accordo con il tuo commento: Massimo Fini vuole spaventare il borghese ma secondo me si spaventa soltanto quando si guarda allo specchio.

    Come se fosse una novità che il grande discrimine che divide il criminale da chi criminale non è è l’atto e non il pensiero. Ed è anche il principio su cui si fonda la religione cattolica. Ma certo che è capitato a tutti desiderare di dare una mazzata in testa al vicino di casa – altrove ho raccontato di una mia esperienza tremenda… (desiderare di ammazzare pure il figlio no!) Ma per favore! Sì, nihil umani a me alienum puto: riconosco tutti gli uomini in me – ma uccidere è un’altra cosa. Occorre superare una barriera che, bene o male, divide l’uomo dalla bestia.

    Grande scoperta dell’acqua calda quella di Fini.

    ciao

  2. Lioa Says:

    Maria, grandissima moralista, dimmi dimmi del tuo vicino di casa…

  3. MariaStrofa Says:

    C’è poco da dire: era la mia padrona di casa che abitava al secondo piano. E per anticipare lo sfratto, nonostante la proroga legale, perché voleva vendere o ristrutturare, che ne so, attendeva me e mio padre sulle scale ogni volta che ci sentiva entrare con una scopa. Oh, non scherzo. Era pure demente e strega.

    Provaci tu ogni volta che entri in casa a superare una che cerca di infilzarti un occhio con una scopa: due volte al giorno…

    E se non desideri almeno una volta di ammazzarla… Poi non la si è ammazzata. Né finché era pronto il nuovo alloggio si poteva andare a dormire per strada… Una roba così.
    ciao

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