PINO PRATI (1902-1927)

Brenta. Il Campanile Basso.
"Se vuoi avere un concetto della grandiosità e forza dell’alta montagna, che sa foggiare meravigliosamente certi suoi gioielli petrosi, allora recati nel Gruppo di Brenta, nella Busa dei Massodì ed ammira il Campanile Basso, che dorato dal sole, si spinge come una fiamma verso l’infinito. È una cima leggendaria, un’audacissima torre, che nella nostra fantasia appare come una colonna piena di luce, un pauroso e fantastico obelisco, uno spettro spaventoso. Ed è terribile e minaccioso, se circondato da grige nubi. Una visione più impressionante non puoi averla mai vista!… [cut]… Dalla Busa dei Massodì, a lungo lo contemplo; pare che dica: ‘La felicità che ti dono è sì grande, che tu tremi di fronte ad essa. Tu sei mio, e sarai mio fino a che vivrai’. Grandiosa è la voce del monte! Sembra il rimbombo di enormi campane oscillanti. Davanti a lui sono ben meschino."
Così annotava PINO PRATI il 22 luglio 1923 sul suo diario. Titolo del paragrafo: "Tentativo al Campanile Basso (2872 m.)". Purtroppo, quattro anni più tardi, il Campanile Basso l’avrebbe davvero fatto suo, appena venticinquenne.
"La tragedia del Campanile Basso dell’agosto 1927, nella quale Pino Prati perse la vita assieme a G. Bianchi, privò l’alpinismo trentino ed italiano d’allora di uno dei suoi ‘uomini nuovi’, quelli che di lì a poco l’avrebbero portato a livelli mai toccati prima. Fu una perdita irreparabile che idealmente segnò, sui nostri monti, la fine dell’alpinismo dell’epoca classica. Appena due anni dopo, nel 1929, Videsott e Rudatis vincono lo spigolo della Busazza e Micheluzzi apre la sua difficilissima via alla Marmolada: il sesto grado è ormai alle porte".
(Da Marino Stenico, "Cento anni di alpinismo trentino: dai pionieri alla Grande Guerra", in Romano Cirolini ed Ezio Mosba (a cura di). "La SAT: cento anni: 1872-1972", Trento: SAT, 1973, pp. 376-448)
"Pino Prati era un ottimo arrampicatore ma non aveva mai avuto né il tempo né la possibilità di diventare un campione. Egli era però la più vera espressione dell’ amore per la montagna ed aveva realmente la fede e l’anima di un apostolo delle montagne. Le Dolomiti di Brenta senza Pino Prati diventavano delle montagne spiritualmente solitarie, così come un bel bosco già risonante dei canti degli uccelli e poi diventato improvvisamente silenzioso".
(Da "Liberazione: avventure e misteri delle montagne incantate" di Domenico Rudatis; Belluno: Nuovi sentieri, 1985, pp. 88-89)
Il diario di Pino Prati è stato pubblicato nel 2006 sotto il titolo "RICORDI ALPINI" dalla Società degli Alpinisti Tridentini, Biblioteca della montagna-SAT, Trento. Scrive il curatore Claudio Ambrosi nell’Introduzione: "Il diario si apre con il 7 settembre 1911 e si conclude con l’annotazione del 16 agosto 1925… Gita dopo gita vi si legge un resoconto, a volte minimo, a volte più esteso, delle escursioni e scalate compiute… Oltre alle descrizioni delle escursioni vi si trovano anche ampi paragrafi con impressioni e considerazioni dell’autore legate al suo modo di vivere ed interpretare il rapporto con la montagna. Non mancano poi alcuni brevi racconti… Erano anni in cui le sole marce di avvicinamento, con lunghissimi tragitti a piedi, dopo aver magari passato molte ore su di un treno o una corriera, erano di per sé ‘eroiche’. Il clima di quest’epoca fortunata dell’alpinismo sociale trentino si respira in tutto il diario… "

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11 Risposte to “PINO PRATI (1902-1927)”

  1. GajaC Says:

    Bella, questa cima. Me la ricordo bene. E mi sono rimasti molto impressi anche lo Sciliar e il Sass Long. Baci.:*

  2. GajaC Says:

    e dimenticavo: complimenti vivissimi a Claudio Ambrosi, vibrisselibraio e redattore (un po’ di orgoglio di categoria ;)) e grazie a Lucio per avercelo segnalato. abbracci a entrambi.

  3. Lioa Says:

    Gaja, non sapevo che avessi scalato il Campanil Basso. O l’hai solo visto? :- )

  4. GajaC Says:

    Lucio, *solo* e *soltanto* visto, che diamine! (non dispero, in futuro, di… ma considerando che soffro di vertigini…)baci:*

  5. Lioa Says:

    Peccato. Ti avrei volentieri indirizzato un ammiratissimo “Me cojjjoni!!!”

  6. GajaC Says:

    😀 vabbè, ma adesso non è che non mi stimi più, eh? (sai, come la Pina con Fantozzi?). faccio altre cose, ecco… non alla tua *altezza*, però… in tutti i sensi!;)

  7. MariaStrofa Says:

    Lucio, porta pazienza: io non scalo nemmeno la/il famigerata/o *cunetta o dosso*.

    http://herzog.splinder.com/post/10854577

    ciao 🙂

  8. MariaStrofa Says:

    Lucio, porta pazienza: io non scalo nemmeno la/il famigerata/o *cunetta o dosso*.

    http://herzog.splinder.com/post/10854577

    ciao 🙂

  9. Lioa Says:

    Maria, come scrive Herzog: “Sursum corda!”: su con le corde:- )

  10. Lioa Says:

    Maria, come scrive Herzog: “Sursum corda!”: su con le corde:- )

  11. kinglear Says:

    Ridammi Gaja, cattivo Lucignolo. 🙂

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