Archive for marzo 2007

VANITÀ DI LIBRITÀ. TUTTO È NOVITÀ

19 marzo 2007

"Ogni giorno in Italia vengono pubblicati 170 nuovi titoli, ma il 35% della tiratura è destinato alla carta straccia, come in una gigantesca discarica di parole e pensieri. E in libreria di loro non resta traccia, non importa se belli o brutti, la legge è ormai questa, fare spazio sugli scaffali per le ‘novità’, così i libri di oggi divorano quelli di ieri, e sempre più frequentamente accade che sperduti tra chilometri di romanzi e saggi, tra migliaia di proposte e offerte, non si riesca a trovare quell’unico volume che stavamo cercando… "

"Migliaia di titoli vengono cannibalizzati da altri titoli, basti pensare che dal 1996 al 2005 sono usciti dalla circolazione 373.787 libri, e che ogni anno finiscono fuori catalogo oltre 40 mila volumi. Uscire fuori catalogo vuol dire scomparire, missing, perché per librai grandi e piccoli ormai il deposito è diventato un costo morto, una voce in perenne passivo"(Giuliano Vigini, esperto di editoria)

"La verità è che c’è un’invasione di novità insostenibili, e che spesso non vendono nemmeno una copia. A volte con una battuta dico che gli UNICI A FARE UN PO’ DI SOLDI IN QUESTA INVASIONE DI LIBRI SONO SOLTANTO GLI AUTOTRASPORTATORI. GUADAGNANO INFATTI CONSEGNANDO I LIBRI, E GUADAGNANO DI NUOVO PORTANDO INDIETRO QUEI TITOLI COME RESA…" (Luca Nicolini, libraio e uno degli organizzatori del Festival della Letteratura di Mantova)

(Tutti e tre i passi sono tratti dall’articolo "Alla ricerca dei libri perduti. Quaranta giorni e sono già da buttare", di Maria Novella De Luca, pubblicato su ‘la Repubblica’ di giovedì 15 marzo scorso)

[Immagine da http://www.sertudine.it/macero.gif ]

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14 PASSI FACILI

17 marzo 2007

 

Dopo altri scambi con Pamela Canali, sono andato a curiosare nel sito

http://www.veganhome.it/index.php

anche per colmare una mia vera e propria laguna, come diciamo noi veneziani. Confesso, infatti, che per me "vegan" era poco più che una parola.

Dal sito sopra citato sono passato a sgrezzarmi qui:

http://www.vegfacile.info/

avanzando per tutti e 14 i "passi facili", e mi si è spalancato un mondo di orrore:

Mostra "Campagne veg"

(Cliccare su ciascuna immagine)

 Non contento, mi sono spinto qui: 

http://www.saicosamangi.info/

e ho scaricato i terribili filmati di

http://www.saicosamangi.info/mostra.html:

 
Filmati

Be’, credo che rifletterò a lungo su quanto visto. Fatelo anche voi. Meditate, gente, meditate…

ACCIDENS, MATAR PARA COMER

16 marzo 2007
Evidenzio il commento n.3 al mio post di ieri. Lo firma Roberto Bui, uno degli uomini più intelligenti dell’Italia centrale, Marche comprese:- )
«Se posso dire la mia: questo problema va affrontato e spiegato da tutt’altro punto di vista, cioè quello dell’impatto ecologico globale del nostro eccessivo, smodato consumo di carne, oltreché dei costi sociali. Se partiamo da questioni di etica individuale, o se ci mettiamo a fare gerarchie su quali esseri viventi soffrano di più, perdiamo di vista il vero pericolo che stiamo correndo.
L’assurda, recentissima pretesa di avere sempre carne (e pesce) a disposizione, e in quantità potenzialmente illimitate, ha allargato a dismisura la nostra impronta ecologica, ci fa bruciare una quantità di risorse inimmaginabile, contribuisce alla devastazione del nostro mondo. Per mantenere all’incirca un miliardo e mezzo di mucche destinate a fornire (a noi Nord del mondo) carni rosse da consumo opulento, noi utilizziamo ogni anno il 48% dei cereali coltivati sul pianeta. Cereali che potrebbero sfamare esseri umani. Tra l’altro, la mucca è un pessimo "convertitore di energia", è dispendiosa, disperde quasi tutte le calorie che incamera. Per ottenere un chilo di carne, ne occorrone nove di cereali. Su 145 milioni di tonnellate di cereali dati da mangiare alle vacche, soltanto 21 tornano a essere disponibili per l’alimentazione umana sotto forma di carne, peraltro destinata a un’élite di consumo. Così, per portare una bistecca sulla tavola di un occidentale, si priva una famiglia del Sud del mondo del potenziale nutrimento di svariati giorni. L’industria zootecnica, poi, è tra i maggiori responsabili della deforestazione sistematica del pianeta: i boschi vengono abbattuti per convertire quei terreni a pascolo. Si calcola che il 24% della superficie del pianeta sia occupato in varia misura dall’industria zootecnica. Inoltre, pochissimi sanno che il 12% del metano (tra i principali responsabili dell’effetto-serra) rilasciato nell’atmosfera – pari a circa 60 milioni di tonnellate all’anno – è prodotto dalle deiezioni di questa colossale iper-mandria bovina a cui stiamo permettendo di consumare il nostro mondo, per mantenere il discutibile diritto di poter mangiare carne quando cazzo ci pare, costi quel che costi. E che dire dell’inquinamento delle falde e dei terreni dovuto ad allevamenti intensivi e mega-porcilaie? Mio fratello, che ha fatto un master su questi temi, mi ha detto che, in presenza di porcilaie, una città di cinquantamila abitanti inquina come una metropoli di un milione di persone. L’industria della pesca intensiva, priva di controlli e regolazioni, sta depopolando i mari: pare che negli ultimi vent’anni sia stato pescato il 50% dei pesci viventi. Io non pretendo che tutti diventino vegetariani come me (lo sono dal 1988), però vorrei che almeno i carnivori si rendessero conto di quanto è stato distrutto per produrre quello che mangiano. Certo, un aumento considerevole dei vegetariani a livello mondiale (tendenza che comunque si sta registrando da almeno trent’anni) è indispensabile per compensare il consumo stellarmente esagerato descritto sopra. Però sarebbe già bello se, con coscienza, chi mangia carne si documentasse su cosa sta accadendo e decidesse di mangiarne meno spesso. Lettura consigliata: Jeremy Rifkin, "Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne", Mondadori 2001. Vado, ché mi gira la testa. Scrivere con l’influenza non è sano, e ho ecceduto i dieci minuti di computer al giorno che a malapena riesco a sopportare, ma il tema mi infervora sempre… WM1»
Prometto, da oggi in poi,  di ridurre il mio consumo di carne, senza conversioni miracolistiche:-)
Aggiungo anche un link alle dichiarazioni di Martinelli e Garcia (l’articolo è pubblicato da Tiziano Scarpa) sull’astice da uccidere in scena a Milano per lo spettacolo "Accidens, matar para comer" . In quel caso condivido la protesta degli animalisti. Niente spettacolarizzazione della morte della bestiola, secondo me. Un astice di plastica sarebbe andato benissimo. Nella mia lontana infanzia inorridivo guardando mia nonna tirare il collo alle galline e appenderle a testa in giù, anche se poi, una volta arrosto, le mangiavo:-/

PECCATO CARNALE. SPACCATURE ALL’INTERNO DI VIBRISSELIBRI.NET

15 marzo 2007

 Tonino

 

 

 

 

 

 

(Nella foto, al centro: Tonino Pintacuda)

Tra i Cinquanta Magnifici di www.vibrisselibri.net, capitanati da Giulio Mozzi, non c’è poi tutta quella coesione che si supporrebbe dall’esterno. Vi riporto, per esempio, in tutta segretezza (acqua in bocca, mi raccomando!), un recente scontro avvenuto nel nostro Wiki tra l’efferato Tonino Pintacuda (di www.bombasicilia.it ), attualmente a Montevideo per il giornale "Gente d’Italia", e la soave Pamela Canali, del nostro Comitato di Lettura. Tutto è iniziato quando, il 12 marzo, Tonino ci ha inviato la foto sopra riprodotta allegata a una mail che aveva per oggetto "Peccato carnale":

«Sono un carnivoro. Lo ammetto, adoro la carne. Mi piace tutta: bianca, rossa, a pois, cotta e cruda. Mi piace succulenta e sanguinolenta, rosolata, brasata, condita e speziata, scottata, saltata, steccata e lardellata, panata, marinata e pure bruciata. Mi fermo di fronte alle vetrine dei macellai come fossero gioiellieri (l’analogia del resto non si ferma qui): immagino come servirei quel bel filettone rosso rubino, appena scottato sulla piastra; e quei fegatini!, da far sciogliere in bocca con un dito di cognac, due foglie d’alloro e qualche bacca di ginepro; mi commuovo per la fiorentina, che se non tornerà più in A, tornerà comunque nel mio piatto. Volo con la fantasia al ricordo di quella chianina accanto ad un uomo, vista in foto anni fa: una mucca enorme, gigantesca – l’uomo le arrivava ai garretti – uno smisurato trionfo di ciccia ambulante, un dono del cielo per noi carnivori. Sant’Anselmo deve averla sicuramente considerata fra le prove dell’esistenza di Dio. Poi mi scuoto e torno al presente; riprendo i sensi e vedo il macellaio che mi fissa perplesso mentre appanno la vetrina con l’alito. Un filo di bava traballa pericolosamente dall’angolo delle labbra. Imbarazzante. Ma non ci posso fare niente, mangerei tutto ciò che cammina. Mentre faccio zapping, mi arresto su un documentario del National Geographic. Il solito ghepardo visto mille volte insegue la solita gazzella vista mille volte (credo che in realtà i documentaristi usino sempre lo stesso filmato). Lo scatto, due curve e poi i masseteri si rilasciano in una dilatazione misurata della mandibola (sì, pure quelli del ghepardo). Un bel morso secco e – oplà – la gazzella è servita. Vorrei essere lì anch’io, penso. Poi rifletto che è meglio di no, perché per festeggiare mangerei pure il ghepardo. Verso mezzogiorno, comincio anche un po’ ad esagerare. I miei mi hanno proibito da tempo di vedere "Linea verde". Anche "La prova del cuoco" è assolutamente off limits. In realtà evito pure le trasmissioni di medicina: una volta si parlava di valvole cardiache e mentre scorrevano le immagini mi sono sorpreso a pensare alle frattaglie e ai carciofi con la coratella. Beh, certo, mancano i carciofi. Insomma, addentare una bistecca è un po’ come addentare il gioioso valzer della vita. Siamo onnivori, mi si dice, ma credo che ciò sia vero solo per permetterci di finire il contorno. Dev’essere una di quelle meravigliose strategie della natura, finalizzata a mantenere in ordine l’intestino. I vegetariani dicono che mangiare carne rende aggressivi. Io quando mi lancio sui saltinbocca mi sento piuttosto tranquillo. Il vegano che ho di fronte invece ribadisce il concetto, guardandomi come fossi un perverito e digrignando i denti: "La carne fa mmaleeeeheheeee". A che, non me lo dice, ma sembra piuttosto irritato dal mio pasto. Credo che i nervi stiano venendo a lui e dunque non posso che concludere che i vegetariani debbano avere uno strano problema con l’aggressività (non ho capito se la loro o quella degli altri). Io, dal canto mio, mangio anche il pesce. Certo, prima di finire nel mio piatto e di lì nello stomaco (attraverso un essenziale stazionamento a stretto contatto con le papille gustative), non camminava. Non respirava nemmeno, in senso stretto. Comunque, cribbio, si muoveva, dunque è commestibile. E io me lo mangio. Crudele? Bah, mi viene in mente quel cartone animato in cui il pescetto viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po’ più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po’ più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po’ più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma decisamente grosso. A quel punto penso che se così deve essere, meglio essere quest’ultimo. E se anche non lo fossi, beh, finché non mi mangiano almeno mi sazio io. Certo, essere mangiati non deve essere una grande esperienza – e se lo fosse poi non lo potresti raccontare, dunque non vale la pena comunque. Però non regge la teoria che non si debba mangiar carne perché l’animale soffre. Insomma, dimostratemi che una zucchina non soffre e forse possiamo discuterne. E poi suvvia, la cucina (della carne) è stato il primo atto culturale dell’uomo, prima ancora del meretricio (che quindi è il secondo mestiere più antico del mondo). Comunque tutto questo parlare mi ha messo fame, vado a cercare il gatto che si deve essere nascosto da qualche parte. micio micio micioooooooo…. [Gaston]»

Lucio Angelini:

Scusa, ma tu saresti quel bimbetto lì con le orecchie?:- )

Tonino:

Eh già Lucio, che t’aspettavi? Forse – come dice Maria – rimarranno solo le orecchie?

Pamela Canali:

Tonino crede di essere onnivoro, ma non lo è, lo testimoniano la sua dentatura e il suo apparato digerente. Ha un intestino troppo lungo perché possa mangiare carne di altri animali senza spiacevoli effetti collaterali. Egli è un frugivoro, si dovrebbe nutrire di frutta, altri vegetali, germogli, se vuole conservare la salute e vivere a lungo in buone condizioni fisiche. Gli consiglio di visitare qualche sito vegan, ad esempio
http://www.veganhome.it/index.php  ; http://www.viverevegan.org/ ; http://www.scienzavegetariana.it/
Per la questione del pesce piccolo mangiato dal pesce grande, sono sicura che molti pesci riescano a morire di vecchiaia, nel loro letto di alghe. Quanto alle zucchine che soffrono, penso che la sofferenza degli animali non può lasciare indifferenti persone dotate di una sensibilità media. Gli animali che uccidiamo per nutrircene hanno la stessa percezione del dolore che abbiamo noi, soffrono esattamente come soffriamo noi, chiunque abbia un cane, un gatto o un criceto lo può testimoniare e hanno paura come noi. Nell’industria della carne gli animali vengono torturati e mutilati, sottoposti a molti tipi di crudeltà, finché la morte non li libera. Ho letto molte cose terribili, che non riesco a riferire e naturalmente al consumatore vengono nascoste. Sinceramente, la sofferenza della zucchina mi risulta meno coinvolgente. Inoltre la zucchina non è un esempio valido, se non sbaglio è un frutto della pianta, casomai potrebbe essere una pianta sradicata a soffrire (e morire). Forse anche le pietre soffrono, a modo loro e per questo sconsiglio vivamente di cibarsene.

Tonino:

Pameluzza, ho perso in totale 30 chili in due round mangiando vagoni di insalata e tutte le verdure della campagna di Maria, comprese le cucuzze. La carne è sempre la carne, allora non vi racconto del ristorante El italiano sull’Oceano, pesci mai visti, buonissimi per solo 250 pesos uruguayani (10 dollari!) Essere vegetariani in Uruguay è follia: leggerò per voi una milanesa, l’asado, il chivito al pan (che è la prova dell’esistenza di Dio) Hasta luego…

Pamela Canali:

Sono sicura che anche l’Uruguay è pieno di vegetariani e vegan. Si può appagare pienamente il gusto  anche con  cibi vegetali, anzi probabilmente di più, visto che i vegetali sono il nostro  cibo naturale. Ti dirò che dopo un po’ di tempo di vegetarianesimo viene la repulsione per i cibi animali, anche quelli che ti piacevano molto. Non ho bisogno di pensare ai polli che muoiono d’infarto per la paura in grande percentuale sui camion prima di arrivare al macello o  ai bufalini maschi appena nati che vengono lasciati morire d’inedia ai margini delle strade  perché non servono a niente,all’agonia lunghissima dei pesci tirati fuori dall’acqua. Ma anch’io, non sono stata sempre vegan e penso che ognuno abbia i suoi percorsi, anche se l’idea del silenzioso olocausto, di sofferenze inflitte ad animali tra i più miti e indifesi mi getta in depressione. Scusami Tonino, se ho colto l’occasione per dire queste cose, anzi scusatemi tutti, ma penso che persone che scrivono debbano sapere, avere le informazioni, perché scrivere è anche una grande responsabilità. Un abbraccio a tutti. Pamela

Tonino:

Allora non dico nulla sulla milanesa che ha incantato anche Bush…

Lucio Angelini

Io però ho letto un articolo anche sulla sensibilità dei vegetali… sono d’accordo sul fatto di non infliggere sofferenze inutili agli animali (che peraltro si mangiano senza tanti complimenti anche tra di loro), ma mantenendo i piedi per terra…

Tonino:

lucio, anche i vegetali hanno tutto il mio rispetto. Ma davvero qui è un motivo meramente economico: la carne costa l’equivalente di un euro al chilo! Ed è "molto migliore assai" di ogni singola proteina animale ho mangiato nella mia vita… Anche se ordini un insalata dentro c’è qualcosa che prima camminava… L’unico attacco di dissenteria l’ho avuto quando ho mangiato un’insalata SENZA CARNE nel locale più caro di MVD: Don Peperone. LA vendetta della Mano Verde? Basta, che poi il cazzeggio tracima…

Marco Candida

Ah, ma che divertente!

Pamela a Lucio

Mai avuto i piedi per terra, non so se è un difetto o un pregio. Un paio di giorni fa mi sono presa un po’ di parolacce e qualche maledizione perché ho difeso un bambino piccolo che veniva schiaffeggiato dalla madre senza motivo, se mai c’è un motivo per picchiare i bambini. Tutti disapprovavano quella madre, ma nessuno interveniva, nessuno diceva una parola in difesa del bambino. Gli animali e i bambini mi stanno a cuore, le piante meno. Le piante sono il nostro cibo naturale e le mangio senza sentirmi troppo in colpa. Che ci sia una sofferenza nelle piante, non c’è ancora un’evidenza scientifica, ma io propendo a credere che ci sia. Per produrre un’unità di proteina carnea sono necessarie dieci unità di proteine vegetali, quindi la sofferenza inflitta al mondo vegetale è dieci volte minore, con un’alimentazione vegetariana. La sofferenza degli animali, dotati di un sistema nervoso simile al nostro, è invece provata ed è sotto i nostri occhi, se solo ci scomodiamo a guardare. La sofferenza e le torture degli animali esisteranno finché esisteranno le fabbriche della carne, dove si guarda solo al profitto. Io ci vado poco sui siti vegan, se non per le ricette di cucina, perché ogni volta scopro cose terribili. Non credo di essere più sensibile e "buona" degli altri, sono solo più informata. Le informazioni all’inizio mi sono arrivate per caso o per destino, poi me le sono andate a cercare, perché sono accuratamente nascoste dai media. Buona giornata a tutti.

Lucio a Pamela

>  Un paio di giorni fa mi sono presa un po’ di parolacce e qualche maledizione perché ho difeso un bambino piccolo che veniva schiaffeggiato dalla madre senza motivo

Bene. Giusto. Ieri, invece, io avrei volentieri schiaffeggiato dei ragazzi che si divertivano a sputare dai finestrini dell’autobus sulle teste degli ignari ciclisti che passavano sotto.  

> La sofferenza e le torture degli animali esisteranno finché esisteranno le fabbriche della carne

Certo. Però ogni volta che lavi le lenzuola o i pavimenti uccidi senza pietà migliaia di acari della polvere. Quelli fanno meno compassione perché sono più piccoli? Dunque sono le dimensioni a fare la differenza?:- )

Pamela

Caro Decone, la spinosa questione degli acari mi lascia piuttosto fredda. Sarà perché sono allergica e condivido questa allergia con la mia gatta che, camminando rasoterra, ha molti più problemi di me. Sarà anche perché l’unica causa che ho perso è stata quella contro il mio condominio, il cui avvocato si chiama Vincenzo Acaro. Io mi regolo così: butto tutto il buttabile sul terrazzo, metto in casa essenze che allontanino gli insetti e quindi anche i perniciosi acari, scuoto tutto sui balconi sottostanti, in modo che le case dei vicini più odiati si riempiano di nuovi ospiti. Solo dopo queste operazioni preliminari, mi accingo a pulire. Quindi gli acari non li uccido, ma provvedo a trovare loro nuovi alloggi. Eseguo un procedimento analogo per le lumache che infestano le mie piante: le indirizzo gentilmente, con dei sentieri di erbacce umide e crusca (sono ghiotte di crusca), verso balconi più meritevoli. Forse un giorno, se mi passerà
l’allergia, trasformerò la mia casa in un rifugio per i randagi, respinti da tuttii: acari, piattole, pidocchi, zecche, emulando B.B.. A parte scherzi, faccio il possibile, ma non l’impossibile. Oltre a gechi e pipistrelli, ho salvato mosche, ragni e altri insetti,  ma preferisco non averli dentro casa. Non uso insetticidi, tra l’altro tossici anche per gli umani, ma essenze respingenti. Però il mio cuore è con altri animali, quelli che puoi guardare negli occhi.

 

PULSATILLA A VENEZIA

14 marzo 2007

Lunedì 12 marzo alle 17.00 al Centro Culturale Candiani di Mestre ho assistito al secondo incontro della serie "Sessualità, amore, gioia e libertà: la liberazione sessuale attraverso i racconti delle donne".

Sono stati proposti due libri:
1) "Come cucinarsi il marito all’africana" di Calixthe Beyala ("un libro", ha detto la presentatrice Annalisa Bruni, "interessante per la scrittura, ma inquietante per il contenuto: una donna africana le studia tutte (le ricette) per ‘prendere l’uomo per la gola’, come dicevano le nostre nonne, e farsi impalmare da un classico porco maschio sciovinista, donnaiolo e sbruffone.")

2) "La ballata delle prugne secche" di Pulsatilla, presente all’evento.

Pulsatilla [Valeria Di Napoli, n.d.r.] ha raccontato per l’ennesima volta la storia del suo nickname (stava seguendo una terapia omeopatica a base di pulsatilla quando decise di sceglierlo), quella del blog www.pulsatilla.splinder.com (tuttora aperto) che nell’arco di tre anni raggiunse una tale visibilità da indurre l’editore Castelvecchi a metterla sotto contratto per un libro ancora tutto da scrivere (quello che poi, all’età di appena 25 anni, le avrebbe conferito il successo). ["Cazzo!", mi sono detto a quel punto, "ma allora c’è speranza anche per me, benché sia solo al secondo anno di blogariato!"]

"La ballata delle prugne secche", ha dichiarato l’autrice, "è una sorta di biografia non romanzata, anzi molto sincera, con digressioni su sesso, corpo, genitori, emigrazione, pubblicità, anoressia… ["e tante interessanti schede come nel Kamikaze d’Occidente di Scarpa", ha aggiunto la Bruni].

L’intervistatrice ha fatto notare a Pulsatilla come la sala fosse piena di femministe storiche (= ex sessantottine, ex settantasettine… ) ma vuota di giovani delle generazioni più recenti. La scrittrice ha ammesso che sì, le giovani d’oggi tendono a tamponare il proprio disagio con distrazioni e soddisfazioni prettamente medioborghesi (la discoteca, la palestra, la moda…). Purtroppo, ha precisato, i modelli di donna attualmente più in voga sono due: quella mascolinizzata, o "donna con le palle", – secondo un’espressione abusata e da lei aborrita – tutta protesa verso la carriera e gli obiettivi mutuati pari pari dai rivali maschi; e quella smutandata, assorbita dall’adeguamento ai dettami della moda: il tatuaggio, il piercing, la pancia in bella vista eccetera. "Bisognerebbe contemperare i due stereotipi", ha osservato Pulsatilla. "Battersi per l’emancipazione, ma conservando la propria femminilità."

Come contributo al problema della solidarietà femminile, la scrittrice ha dichiarato di essersi imposta di non avere più storie con uomini già impegnati perché "Se tutte facessimo così non ci sarebbero più donne cornute, tradite, umiliate".

L’intervistatrice le ha chiesto se il passaggio alla carta stampata abbia modificato il suo modo di rapportarsi al blog. Pulsatilla ha ammesso di essere diventata, dopo il successo letterario, molto meno disinvolta e più prudente o reticente di un tempo, conscia del fatto che la sua mail-box è presa puntualmente d’assalto ad ogni dichiarazione incauta, spesso usata contro di lei. E sicuramente, adesso che ha abbandonato la professione di pubblicitaria per dedicarsi alla scrittura, si è fatta molto meno assidua come blogger.

Barbara Tasca e Laura Tagliabue hanno concluso l’incontro con stimolanti letture dai due libri, accomunati da una "rappresentazione dell’universo maschile" non proprio esaltante…

P.S. Dimenticavo: Valeria parla con una divertente cantilena, ha un aspetto da ragazzina impertinente e un bel sorriso.

GENNA-LULU: LA VENDETTA

13 marzo 2007

vendetta

 

Un paio di giorni fa scrissi su questo blog, rispondendo a Wu Ming 1:

“Penso di saper distinguere un fatto rivoluzionario da un fatto inane: se per una volta Giuseppe Genna rinuncia alle proprie royalties senza alcun reale vantaggio per l’acquirente (che paga il libro al solito prezzo tra gli 11 e i 16 euro), anzi con il fastidio aggiuntivo di doverlo ordinare all’estero (arriverà davvero? quando? e se non sei in casa al momento dell’arrivo può essere che torni indietro?) a me sembra un’operazione degna dell’Ufficio Complicazioni Affari Semplici.”

Ed ecco che ieri, puntuale, anziché il libro, è arrivata via mail la VENDETTA di Lulu.com, per aver io dubitato della sua efficienza postale:

“We regret to inform you that there has been a problem fulfilling your order. You will receive a full or partial refund of your order, depending on how much of the order we can fulfill. If you have any questions, please go to your Order History and click the Need Help? link next to the order number. Regards, Lulu Support.”

E subito dopo una nuova mail in italiano:

“Dear Lucio, 

C’è stato un problema con l’ordine, sei stato rimborsato e l’autore è stato avvertito. Ci scusiamo per l’inconveniente. Regards, Lulu Support “

“Cosaaaa????”, ho esclamato tra me e me. “L’autore Giuseppe Genna è stato avvertito della mancata PRINT ON DEMAND e non si è precipitato a mandarmi nemmeno un semplice mazzo di salumi per scusarsi? Questa me la paga!!! Vendetta, tremenda vendetta!!!!!”

(“… a meno che… a meno che… “, ho poi ragionato di lì a qualche secondo, “non sia stato proprio lui – permaloso com’è – a suggerire a Lulu di escludermi dalla lista dei beneficiari del suo impagabile… ehm… pagabile DONO!”)

E pensare che mi ero dimostrato disposto a sborsare più di 15 euro per averlo!

Okay. Pazienza. Come disse la mucca appena munta: “Inutile piangere sul latte versato!”. Non mi resta che accontentarmi della versione telematica di “Medium“, manco fosse uno di quegli sfigatissimi sans papier attualmente accuditi dall’organizzazione culturale senza scopo di lucro “Vibrisselibri.net“:- )

L’ABBRACCIO FUORI MERCATO TRA AUTORE E LETTORE

12 marzo 2007

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Trovo questa immagine in www.mariastrofa.splinder.com

Pare che Maria Strofa, a sua volta, l’abbia ricevuta da Lostangel di http://l0stangel.splinder.com/

Ritengo, in ogni caso, che possa suggellare in maniera molto simpatica le recenti polemiche sull’abbraccio autore-lettore avvenute qui e in Lipperatura (commenti al post "Strade" del 7 marzo).

Autori, lettori… volemose bene!

BASTA, ANGELINI!

10 marzo 2007

Della LULULATA di Genna ha parlato entusiasta la Lipperini nel post "STRADE" del 7.3.07:

Il suo progetto di “abbraccio fuori mercato fra autore e lettore” è bellissimo. Qui.

Mio commento:

Purtroppo l’iniziativa di Giugenna, lodevole in sé, è vanificata dalle spese di spedizione di Lulu, come ho evidenziato nel mio blog (mi riferisco al cartaceo, ovviamente). Meglio una sana edizione economica in libreria, a ‘sto punto. Solo un esordiente assoluto potrebbe trovare conveniente rivolgersi a Lulu, che, priva di filtri com’è, pubblica [abbraccia!] cani e porci.

[Mi torna in mente il commento di EI-FU già riportato nel post ‘Il cinico Angelini’ del 6.3.07: "Ma quanto manca al giorno in cui ciascuno scriverà, pubblicherà, leggerà e rileggerà soltanto il proprio libro?"]

Commento di SECCATO:

E naturalmente Vibrisselibri è meglio. Basta, Angelini.

Okay, okay. Ho esagerato. Il tentativo di una rivoluzione da scrittore a lettore senza mediazioni è perfettamente riuscito. Lo scrittore Genna è uguale a ogni lettore [non fosse che ha un buon posto alla Mondadori e che, dopo questa estemporanea lululata, potrà tornare a scegliere – giustamente, dato il suo indiscusso talento -, l’editore che crede]. E 15 euro per un libro sono definitivamente un abbraccio fuori mercato.

P.S. "Lulu [di Franz Wedekind] è una giovane fioraia che si serve del suo fascino demoniaco come mezzo di ascesa sociale, conducendo alla perdizione e alla morte gli uomini che si innamorano di lei":- ). 

(da http://www.girodivite.it/antenati/xx1sec/_wedekin.htm )

[Immagine da http://www.tell-online.de/i-k-n-lulu.jpg ]

GIUSEPPE GENNA E LE SPESE POSTALI

9 marzo 2007

Bella iniziativa di Giuseppe Genna che, senza guadagnarci un centesimo, mette il suo libro MEDIUM su www.lulu.com dove, sostiene, lo si può ordinare – print on demand – per appena 6,97 euro ("i puri costi di stampa", dichiara). Peccato, però, che, ordinandolo, vengano aggiunti 8,10 euro di spese di spedizione, che portano il costo complessivo del volumetto a euro 15,07 (l’ho sperimentato personalmente, chiedendone una copia). Tanto valeva, a quel punto, comprarlo in libreria, dove forse il prezzo sarebbe stato più basso:-)
 
Giuseppe, che ‘cce voi fa? Le nostre migliori intenzioni sono sempre vanificate da questi enti esosi e pachidermici, dalle prestazioni sconfortanti: le Poste, le Ferrovie… 
 
.
"Il libro sarà acquistabile in forma cartacea, avendo io deciso di rivolgermi a un servizio di qualità di print on demand, che stampa il libro, lo copertina in quadricromia come un normalissimo libro, e lo spedisce a casa di chi lo ha ordinato, alla cifra di 6,97 euro, che sono i puri costi di stampa, poiché io non ci guadagno un centesimo.
L’obbiettivo di vendita dichiarato è che il libro cartaceo, acquistabile a un prezzo tanto irrisorio, raggiunga trecento lettori entro dicembre 2007 e i mille entro dicembre 2008. Questi mille lettori avranno fisicamente in mano un libro che non vedrà mai la luce editoriale in Italia, presso qualunque editore, a meno di svolte karmiche impreviste. I mille eventuali lettori (che, vi garantisco, per l’esperienza che ho, sono tantissimi, è una cifra che probabilmente non sarà raggiunta mai, sarà tanto se in due anni si arriverà a un terzo…), assommati a coloro che leggeranno
MEDIUM in Rete o scaricandoselo e stampandoselo in ufficio o dovunque possano, condivideranno il mio processo di elaborazione del lutto e la mia privata dialettica d’amore con l’altro: che è il mondo, e quindi anche il lettore, la comunità dei lettori, per quanto limitata nei numeri essa sia (fuori dal mercato, che ci frega dei numeri? E tanto più dei grandi numeri? Essi saranno grandi soltanto nel futuro, eventualmente, se l’opera risulterà una variabile impazzita e valida, che intercetta ampiamente i tempi…). Non esisterà la benché minima differenza tra scrittore e lettore, quanto all’esperienza compiuta nel leggere il libro: ciò che deve essere spiegato, sarà spiegato, e il resto è un’àmbito esistenziale che è al tempo stesso personalissimo e universale.
Non ho notizia di autori che, pluripubblicati da grandi case editrici e tradotti all’estero, espongano in questo modo un libro inedito e denso, a cui tanto tengono. Ciò non significa nulla, non si cercano primati nella prospettiva qui assunta. Significa invece che la letteratura ha molti modi per potere deviare dai sentieri tracciati dall’attuale industria culturale. Significa che l’abbraccio è possibile, che una comunità, foss’anche di trecento persone, esiste."
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Il vero regalo resta il fatto che il romanzo possa essere letto gratuitamente on-line, capitolo dopo capitolo, qui:
(ma se Giugenna l’avesse affidato a noi di www.vibrisselibri.net gliel’avremmo impaginato meglio:-) )

8 MARZO, GIORNATA MONDIALE DEL RENE

8 marzo 2007

Come tutti sanno, la Federazione Internazionale delle Fondazioni del Rene (IFKF) e la Società Internazionale di Nefrologia (ISN) hanno lanciato l’8 marzo 2007 come Giornata Mondiale del Rene.

Queste le motivazioni per scalzare l’altra festa:- ) legata alla stessa data:

«"Nel mondo una persona su dieci ha un danno renale. Stanno bene i tuoi reni?". Questo lo slogan che l’8 marzo accompagnerà la Giornata mondiale del rene, ma questo anche il pesante bilancio delle malattie renali. Si calcola che, nella popolazione generale, tra il 7% e il 10% delle persone abbia un danno renale, molto spesso misconosciuto. Il rischio di un’evoluzione verso l’insufficienza renale è elevato ed è ancora maggiore quello di sviluppare, in concomitanza di un danno renale anche moderato, una malattia cardiovascolare invalidante o mortale.» (Da http://www.ilbisturi.it/story_3634.html )

Per non dimenticare del tutto le donne [poarete!!!], tuttavia,  voglio scegliere dalle sessanta schede contenute nel libro di Giacon-Scarpa "AMAMI", Mondadori editore, quella dedicata a Barbara Fossa, alle pgg. 42-43:

«Le violenze sulle donne sono fatte in casa. Sono i famigliari – il marito, il compagno, l’amore della propria vita – i nemici più pericolosi di una donna. Spesso le vittime subiscono in silenzio, perché si vergognano. È un disonore ammettere di essersi sbagliate nella scelta cruciale, non aver capito chi era veramente la persona con cui ci si è chiuse sotto lo stesso tetto. BARBARA FOSSA fa l’assistente sociale, di questi casi ne ha visti tanti. Lei sta per sposarsi con un uomo affettuoso e gentile. Si rende conto della fortuna che ha avuto, ce la mette tutta per dare una mano alle altre, usa la sua perspicacia professionale per scovare le situazioni scabrose dietro l’apparenza della normalità. Recentemente cercava di far confessare una sua assistita, aveva intuito che il marito la picchiava. Offeso dalle insinuazioni dell’assistente sociale, in un accesso d’ira l’uomo l’ha gonfiata di botte. Al suo futuro sposo, Barbara ha detto di essere scivolata per le scale. Cerca un consulente matrimoniale che la aiuti a dirgli la verità.»

[L’illustrazione di Giacon mostra un grosso uomo che, al grido di ‘Amami’, molla una tale sberla alla poverina da farle schizzare via un dente dalla chiostra, N.d.R.]

Su schede come questa il sempre polemico Iannozzi si è così pronunciato:

«Più che di vere e proprie short stories, io direi che sono delle vere e proprie puttanate, per giunta al limite, anzi oltre il limite della decenza: non sono né pornografia né trash, sono una schifezza e basta.» (Dai commenti al post ‘Amami’ apparso su vibrissebollettino.net il 23 febbraio scorso).

Invece Girolamo De Michele ha preferito parlare di jazz bianco:

«Il limite è il linguaggio: ben scritto, pulitino, ironico il giusto, con un sostanzialmente riuscito tentativo di ironica presa di distanza dal suo oggetto: ma descrittivo, enumerativo, mòno-tono (non ho detto monòtono). E, come nota Dell’Anna, con una (involontaria?) propensione all’enciclopedismo. Con una battuta: scrittura erotica maschile. Che è come dire, con un ossimoro di pari valore (salvo rare eccezioni): jazz bianco (NB: io sono un fan di Chet Baker, ma è una delle eccezioni, appunto). Il linguaggio della letteratura erotica non riesce quasi mai ad uscire dai limiti del suo fondatore e affossatore, Sade: analitico, descrittivo, ordinante e razionalizzante. E, alla fine, noioso: la descrizione dei corpi e degli atti esclude l’imprevisto (niente di nuovo, fin qui: il Foucault de "Le parole e le cose").»

Non l’avesse mai fatto! Tiziano, presto materializzatosi negli stessi commenti, ha subito cercato di rimetterlo in riga:

«E chi l’ha detto che Amami è letteratura erotica? È partendo da questo presupposto, del tutto forzato, che Girolamo De Michele ricava le sue valutazioni su questo libro (e lo porta a divagare su letteratura erotica maschile e femminile, dando per scontata una distinzione incredibilmente semplicistica). I testi di Amami sono brevissimi racconti-ritratti, incrociano il genere ‘scheda clinica’ con il genere ‘annuncio matrimoniale’: non hanno nulla a che fare con la letteratura erotica, non c’entrano niente con Sade e Melissa P. e Almudena Grandes e Histoire d’O e tutte quelle scritture che si propongono di costruire climax retorico-sessuali e mettono in scena la progressiva eccitazione del linguaggio, e lo fanno schiumare (“Si eccitò, e il suo linguaggio salì di un tono”, scrive Pierre Louys nel romanzo erotico “Figlie di tanta madre”). È come assistere a una partita di pallacanestro e giudicarla un incontro di rugby giocato male. Il limite culturale, il conservatorismo estetico professorale di De Michele, sta nell’auspicare una (pseudo)adeguatezza, una (pseudo)consonanza non “traditrice” fra testi e immagini (e lasciamo stare, poi, che giudichi lo stile di Massimo Giacon “anni 70” e “crumbiano”, sbagliando completamente). Se avessi scritto una raccolta di testi “dispersivi” e “rizomatici”, come vorrebbe De Michele, avrei ridotto il mio contributo a semplice divertissement. La compostezza stilistica dei miei testi è un chiaro indice retorico che quelle immagini sono state prese molto sul serio, che non sono state trattate come pornografia (mi spiace per il simpatico Iannozzi), e che le buffe iperboli oscene di Giacon, inquietantemente innocenti (perché non sono mai disegnate con un tratto realisticamente truce, ma fortemente stilizzato) a me comunicano dolore esistenziale. Nei disegni di Giacon ho sentito la sofferenza dei rapporti amorosi, lo sgomento per come è congegnata la vita, la disperazione relazionale, il grido di bisogno e di sopraffazione affettiva. De Michele non ha tenuto in debito conto che di questi personaggi Giacon ha disegnato non solo i volti e le azioni, depravate o disarmanti, ma anche le parole che dicono, anzi, LA parola fondamentale che pronunciano tutti: ha disegnato anche e soprattutto il loro ritornello: “amami”, mettendolo dentro una nuvoletta fumettistica in ciascuno di questi sessanta disegni.»

Vabbè, mentre i maschietti Giuseppe, Girolamo e Tiziano litigano e se le danno letterariamente di santa ragione, lasciatemi avanzare una proposta illuminata: quella di dedicare l’8 marzo 2008, anziché allo sciocco RENE, alla COSTOLA… sì, la costola! (1)

(1) Quella da cui fu tratta la donna, ovviamente:- )