8 MARZO, GIORNATA MONDIALE DEL RENE

Come tutti sanno, la Federazione Internazionale delle Fondazioni del Rene (IFKF) e la Società Internazionale di Nefrologia (ISN) hanno lanciato l’8 marzo 2007 come Giornata Mondiale del Rene.

Queste le motivazioni per scalzare l’altra festa:- ) legata alla stessa data:

«"Nel mondo una persona su dieci ha un danno renale. Stanno bene i tuoi reni?". Questo lo slogan che l’8 marzo accompagnerà la Giornata mondiale del rene, ma questo anche il pesante bilancio delle malattie renali. Si calcola che, nella popolazione generale, tra il 7% e il 10% delle persone abbia un danno renale, molto spesso misconosciuto. Il rischio di un’evoluzione verso l’insufficienza renale è elevato ed è ancora maggiore quello di sviluppare, in concomitanza di un danno renale anche moderato, una malattia cardiovascolare invalidante o mortale.» (Da http://www.ilbisturi.it/story_3634.html )

Per non dimenticare del tutto le donne [poarete!!!], tuttavia,  voglio scegliere dalle sessanta schede contenute nel libro di Giacon-Scarpa "AMAMI", Mondadori editore, quella dedicata a Barbara Fossa, alle pgg. 42-43:

«Le violenze sulle donne sono fatte in casa. Sono i famigliari – il marito, il compagno, l’amore della propria vita – i nemici più pericolosi di una donna. Spesso le vittime subiscono in silenzio, perché si vergognano. È un disonore ammettere di essersi sbagliate nella scelta cruciale, non aver capito chi era veramente la persona con cui ci si è chiuse sotto lo stesso tetto. BARBARA FOSSA fa l’assistente sociale, di questi casi ne ha visti tanti. Lei sta per sposarsi con un uomo affettuoso e gentile. Si rende conto della fortuna che ha avuto, ce la mette tutta per dare una mano alle altre, usa la sua perspicacia professionale per scovare le situazioni scabrose dietro l’apparenza della normalità. Recentemente cercava di far confessare una sua assistita, aveva intuito che il marito la picchiava. Offeso dalle insinuazioni dell’assistente sociale, in un accesso d’ira l’uomo l’ha gonfiata di botte. Al suo futuro sposo, Barbara ha detto di essere scivolata per le scale. Cerca un consulente matrimoniale che la aiuti a dirgli la verità.»

[L’illustrazione di Giacon mostra un grosso uomo che, al grido di ‘Amami’, molla una tale sberla alla poverina da farle schizzare via un dente dalla chiostra, N.d.R.]

Su schede come questa il sempre polemico Iannozzi si è così pronunciato:

«Più che di vere e proprie short stories, io direi che sono delle vere e proprie puttanate, per giunta al limite, anzi oltre il limite della decenza: non sono né pornografia né trash, sono una schifezza e basta.» (Dai commenti al post ‘Amami’ apparso su vibrissebollettino.net il 23 febbraio scorso).

Invece Girolamo De Michele ha preferito parlare di jazz bianco:

«Il limite è il linguaggio: ben scritto, pulitino, ironico il giusto, con un sostanzialmente riuscito tentativo di ironica presa di distanza dal suo oggetto: ma descrittivo, enumerativo, mòno-tono (non ho detto monòtono). E, come nota Dell’Anna, con una (involontaria?) propensione all’enciclopedismo. Con una battuta: scrittura erotica maschile. Che è come dire, con un ossimoro di pari valore (salvo rare eccezioni): jazz bianco (NB: io sono un fan di Chet Baker, ma è una delle eccezioni, appunto). Il linguaggio della letteratura erotica non riesce quasi mai ad uscire dai limiti del suo fondatore e affossatore, Sade: analitico, descrittivo, ordinante e razionalizzante. E, alla fine, noioso: la descrizione dei corpi e degli atti esclude l’imprevisto (niente di nuovo, fin qui: il Foucault de "Le parole e le cose").»

Non l’avesse mai fatto! Tiziano, presto materializzatosi negli stessi commenti, ha subito cercato di rimetterlo in riga:

«E chi l’ha detto che Amami è letteratura erotica? È partendo da questo presupposto, del tutto forzato, che Girolamo De Michele ricava le sue valutazioni su questo libro (e lo porta a divagare su letteratura erotica maschile e femminile, dando per scontata una distinzione incredibilmente semplicistica). I testi di Amami sono brevissimi racconti-ritratti, incrociano il genere ‘scheda clinica’ con il genere ‘annuncio matrimoniale’: non hanno nulla a che fare con la letteratura erotica, non c’entrano niente con Sade e Melissa P. e Almudena Grandes e Histoire d’O e tutte quelle scritture che si propongono di costruire climax retorico-sessuali e mettono in scena la progressiva eccitazione del linguaggio, e lo fanno schiumare (“Si eccitò, e il suo linguaggio salì di un tono”, scrive Pierre Louys nel romanzo erotico “Figlie di tanta madre”). È come assistere a una partita di pallacanestro e giudicarla un incontro di rugby giocato male. Il limite culturale, il conservatorismo estetico professorale di De Michele, sta nell’auspicare una (pseudo)adeguatezza, una (pseudo)consonanza non “traditrice” fra testi e immagini (e lasciamo stare, poi, che giudichi lo stile di Massimo Giacon “anni 70” e “crumbiano”, sbagliando completamente). Se avessi scritto una raccolta di testi “dispersivi” e “rizomatici”, come vorrebbe De Michele, avrei ridotto il mio contributo a semplice divertissement. La compostezza stilistica dei miei testi è un chiaro indice retorico che quelle immagini sono state prese molto sul serio, che non sono state trattate come pornografia (mi spiace per il simpatico Iannozzi), e che le buffe iperboli oscene di Giacon, inquietantemente innocenti (perché non sono mai disegnate con un tratto realisticamente truce, ma fortemente stilizzato) a me comunicano dolore esistenziale. Nei disegni di Giacon ho sentito la sofferenza dei rapporti amorosi, lo sgomento per come è congegnata la vita, la disperazione relazionale, il grido di bisogno e di sopraffazione affettiva. De Michele non ha tenuto in debito conto che di questi personaggi Giacon ha disegnato non solo i volti e le azioni, depravate o disarmanti, ma anche le parole che dicono, anzi, LA parola fondamentale che pronunciano tutti: ha disegnato anche e soprattutto il loro ritornello: “amami”, mettendolo dentro una nuvoletta fumettistica in ciascuno di questi sessanta disegni.»

Vabbè, mentre i maschietti Giuseppe, Girolamo e Tiziano litigano e se le danno letterariamente di santa ragione, lasciatemi avanzare una proposta illuminata: quella di dedicare l’8 marzo 2008, anziché allo sciocco RENE, alla COSTOLA… sì, la costola! (1)

(1) Quella da cui fu tratta la donna, ovviamente:- )

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13 Risposte to “8 MARZO, GIORNATA MONDIALE DEL RENE”

  1. MariaStrofa Says:

    Ciao Lucio, eccomi, mi associo alla giornata della costola; anche se c’è stato da ridire pure per questo. Ma se vai tu ti seguo.

    Interessante la polemicona che proponi. Vedo che Scarpa è molto amato almeno nella campionatura che proponi.

    ciao 🙂

  2. kinglear Says:

    Lucio, senti, in futuro, evita di citarmi nei tuoi post. Non mi fa affatto piacere. Se vuoi seminare zizzania, fallo da altre parti, prima che m’incazzi sul serio. Spero d’esser stato sufficientemente chiaro.

  3. Lioa Says:

    Non sognarti di censurarmi, piccoletto. Io faccio come mi pare.
    La zizzania, o meglio, i tuoi pareri li semini tu. Se poi te ne vergogni, cazzi tuoi. Io ho ogni diritto a riportarli.

  4. kinglear Says:

    Tu hai un diritto a un bel cazzo, essendo che quello che hai riportato è parte di un mio post. Verifica. Il tag è quello delle recensioni. Non hai indicato la fonte. Uno. Non ti ho autorizzato in nessun modo a tradurre sul tuo blog quanto è sul mio blog: il disclaimer parla chiare.

    Questo per dire: le tanto vantate common license valgono un perfetto niente, soprattutto quando davanti ci si ritrova tipi come te che delle regole se strasbattono credendosi chissà chi. Se non t’è chiaro ancora il concetto, sturati gli orecchi: ne hai fortemente bisogno, al pari di tanti altri.

  5. Lioa Says:

    Sei proprio obnubilato e in malafede. La fonte è citata eccome! Copio-incollo: “«Più che di vere e proprie short stories, io direi che sono delle vere e proprie puttanate, per giunta al limite, anzi oltre il limite della decenza: non sono né pornografia né trash, sono una schifezza e basta.» (***Dai commenti al post ‘Amami’ apparso su vibrissebollettino.net il 23 febbraio scorso)***.

    RIPETO: dai commenti al post ‘Amami’ apparso su vibrissebollettino.net il 23 febbraio scorso.

    Da lì ho tratto il passo. Lì ancora si trova, sbruffoncello:- /.

  6. Lioa Says:

    Ma c’è di più: nel commento numero 4 al MIO post del 13 febbraio “Lacrime e sangue di Gallo” così ti esprimesti in questo stesso blog: “E’ bello vedere come Tiziano Scarpa si lamenta della letteratura, delle Melisse P., per poi finire molto ma moltissimo peggio, meno d’una Liala, meno di chiunque, meno di Cesare Battisti, meno di chiunque oggi scriva: che è “Amami”? Non è scurrile, non è provocazione: è solo volgarità fine a sé stessa, scevra di qualsivoglia contenuto, tranne nel caso si voglia considerare l’inutilità esasperata in maniera avvilente un contenuto. Una galleria di personaggi avvilenti, imbarazzanti tanto sono fuori del mondo, fintamente ballardiani e/o sadiani: non sono né carne né pesce, non sono una mostra delle atrocità, non sono indicazioni per una precoce apocalittica fine del mondo. Ma c’è chi, con una fantasia esasperata, riesce a spacciare questa roba per… per cosa? Braccia rubate all’agricoltura, all’industria, alle catene di montaggio.

    A Scarpa, credetemi, mille volte meglio la scrittura di Melissa P. o di Federico Moccia: perlomeno loro un contenuto, contestabile, ce l’hanno.

    Poi ci si lamenta che la Letteratura è morta: è finita così, nel finto sadismo ballardiano d’un kamikaze. E il problema è che di roba così a iosa in libreria. No, non proprio, ho parzialmente mentito: questa roba ha superato il concetto stesso di trash, si è andati ben oltre Ed Wood, si è andati oltre “tutto”… Sembrano quegli impossibili graffiti che qualche teppistello – me compreso – disegnava nei cessi, a scuola durante il cambio d’insegnante, quando ancora tutti i brufoli da spremere; eppure noi tutti noi maschietti, come del resto pure tutte le compagne di brufoli e punti neri, ci ostinavamo a schiacciare nonostante non fossero ancora con la punta bella gialla di pus.”

    RIPETO: IN QUESTO STESSO BLOG!!!

  7. kinglear Says:

    http://www.biogiannozzi.splinder.com/1172251917#11098389

    venerdì, febbraio 23, 2007 – h. 18:31

    La fonte non è citata.
    Il discorso finisce qui. Sai perché? Perché le CCL valgono un emerito BIP. Come ho da sempre sostenuto.
    E poi non venitemi a dire che no, le CCL una bella cosa, la più grande scoperta del Web. La più grande cagata del Web.

    Ma sai cos’è che mi fa inalberare di più? Te lo dico io che cos’è: è che non è che la cosa accada solo per il perseguitato iannozzi – perché degli scimmiotti mi danno pure del perseguitato -, ma invece accade per tanti e tanti blog, alcuni completamente saccheggiati. Ed allora non faccio passare nemmeno quella che potrei considerare un’inezia: per non far allargare a macchia d’olio la stupidità e il bullismo in Rete.

    Statti bene.

  8. Lioa Says:

    Manco sapevo che il commento apparso in Vibrissebollettino riproduceva un post del ***tuo*** blog. Non sono onnisciente come te. Il tuo blog lo visito solo negli anni bisestili. Quanto al tuo disclaimer: “Nessuna parte di questo… può essere rprodotta” vuol dire che nemmeno l’articolo “il” può essere più usato da nessuno?
    Iannozzi, la lingua è di tutti. E tu sei proprio fuori di testa, almeno oggi pomeriggio.

  9. kinglear Says:

    Allora:

    1. visto che non mi leggi, non vedo perché la necessità di citarmi e di portarmi sul tuo cazzo di blog con roba mia, che mi appartiene; t’è chiaro il concetto? No. Colpa tua;

    2. puoi usare tutti gli articoli e le parole che cazzo ti pare; non i miei pensieri se prima non me ne chiedi espresso consenso per iscritto, che come ben sai non ti ho dato né mai ti darò;

    3. se rubi, sei un ladro, questo mi hanno insegnato. A te no, evidentemente;

    4. ma chi me la fa fare di stare a parlare con uno che si chiama Lucio Angelini? nessuno.

    P.S.: Non è per il link. E perché simili comportamenti si ripetono. Tu che partecipi pure a progetti in rete, come vibrisselibri, dovresti essere il primo ad indignarti. Invece fai le orecchie da mercante. Ciò ti qualifica molto bene.

  10. Lioa Says:

    Riassumo: ho citato una scheda dal testo di Scarpa-Giacon; ho riportato tre pareri attribuendoli ai rispettivi autori: Iannozzi, De Michele, Scarpa stesso. Ho indicato la fonte a cui ho attinto i tre pareri, per lo meno le fonti a cui ho attinto io.
    Non ho rubato nulla a nessuno. Sei in malafede marcia. Sei sicuro di stare bene? Iannozzi, riguardati.

  11. utente anonimo Says:

    accidenti, non so esattamente da quale costola sia discesa io, ma sono felicissima di esserne discesa, non se ne poteva più di tutto quel chiacchiericcio inutile, e poi c’è chi si ostina a dire che noi femminucce siamo oche da cortile, giù le penne (notare il sottile doppiosenso) galli da combattimento!

  12. utente anonimo Says:

    Il passaggio “incriminato” è comparso prima nei commenti di Vibrisse, e dopo è diventato un post sul blog di Iannozzi. Quindi, in pratica, Iannozzi ha preso un pezzo di Vibrisse e ci ha messo sopra un copyright esclusivo con divieto totale di riproduzione. Cosa sommamente scorretta, dal momento che Iannozzi non può accampare alcun diritto di proprietà esclusiva su quanto appare su Vibrisse, nemmeno se in calce reca la sua firma. Dal momento in cui si lascia un commento sul blog di terzi, si è già esplicitamente rinunciato a un’esclusiva su quel testo da far valere sul proprio blog.

    Avv. Spaziali

  13. utente anonimo Says:

    Boh ?????

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