PECCATO CARNALE. SPACCATURE ALL’INTERNO DI VIBRISSELIBRI.NET

 Tonino

 

 

 

 

 

 

(Nella foto, al centro: Tonino Pintacuda)

Tra i Cinquanta Magnifici di www.vibrisselibri.net, capitanati da Giulio Mozzi, non c’è poi tutta quella coesione che si supporrebbe dall’esterno. Vi riporto, per esempio, in tutta segretezza (acqua in bocca, mi raccomando!), un recente scontro avvenuto nel nostro Wiki tra l’efferato Tonino Pintacuda (di www.bombasicilia.it ), attualmente a Montevideo per il giornale "Gente d’Italia", e la soave Pamela Canali, del nostro Comitato di Lettura. Tutto è iniziato quando, il 12 marzo, Tonino ci ha inviato la foto sopra riprodotta allegata a una mail che aveva per oggetto "Peccato carnale":

«Sono un carnivoro. Lo ammetto, adoro la carne. Mi piace tutta: bianca, rossa, a pois, cotta e cruda. Mi piace succulenta e sanguinolenta, rosolata, brasata, condita e speziata, scottata, saltata, steccata e lardellata, panata, marinata e pure bruciata. Mi fermo di fronte alle vetrine dei macellai come fossero gioiellieri (l’analogia del resto non si ferma qui): immagino come servirei quel bel filettone rosso rubino, appena scottato sulla piastra; e quei fegatini!, da far sciogliere in bocca con un dito di cognac, due foglie d’alloro e qualche bacca di ginepro; mi commuovo per la fiorentina, che se non tornerà più in A, tornerà comunque nel mio piatto. Volo con la fantasia al ricordo di quella chianina accanto ad un uomo, vista in foto anni fa: una mucca enorme, gigantesca – l’uomo le arrivava ai garretti – uno smisurato trionfo di ciccia ambulante, un dono del cielo per noi carnivori. Sant’Anselmo deve averla sicuramente considerata fra le prove dell’esistenza di Dio. Poi mi scuoto e torno al presente; riprendo i sensi e vedo il macellaio che mi fissa perplesso mentre appanno la vetrina con l’alito. Un filo di bava traballa pericolosamente dall’angolo delle labbra. Imbarazzante. Ma non ci posso fare niente, mangerei tutto ciò che cammina. Mentre faccio zapping, mi arresto su un documentario del National Geographic. Il solito ghepardo visto mille volte insegue la solita gazzella vista mille volte (credo che in realtà i documentaristi usino sempre lo stesso filmato). Lo scatto, due curve e poi i masseteri si rilasciano in una dilatazione misurata della mandibola (sì, pure quelli del ghepardo). Un bel morso secco e – oplà – la gazzella è servita. Vorrei essere lì anch’io, penso. Poi rifletto che è meglio di no, perché per festeggiare mangerei pure il ghepardo. Verso mezzogiorno, comincio anche un po’ ad esagerare. I miei mi hanno proibito da tempo di vedere "Linea verde". Anche "La prova del cuoco" è assolutamente off limits. In realtà evito pure le trasmissioni di medicina: una volta si parlava di valvole cardiache e mentre scorrevano le immagini mi sono sorpreso a pensare alle frattaglie e ai carciofi con la coratella. Beh, certo, mancano i carciofi. Insomma, addentare una bistecca è un po’ come addentare il gioioso valzer della vita. Siamo onnivori, mi si dice, ma credo che ciò sia vero solo per permetterci di finire il contorno. Dev’essere una di quelle meravigliose strategie della natura, finalizzata a mantenere in ordine l’intestino. I vegetariani dicono che mangiare carne rende aggressivi. Io quando mi lancio sui saltinbocca mi sento piuttosto tranquillo. Il vegano che ho di fronte invece ribadisce il concetto, guardandomi come fossi un perverito e digrignando i denti: "La carne fa mmaleeeeheheeee". A che, non me lo dice, ma sembra piuttosto irritato dal mio pasto. Credo che i nervi stiano venendo a lui e dunque non posso che concludere che i vegetariani debbano avere uno strano problema con l’aggressività (non ho capito se la loro o quella degli altri). Io, dal canto mio, mangio anche il pesce. Certo, prima di finire nel mio piatto e di lì nello stomaco (attraverso un essenziale stazionamento a stretto contatto con le papille gustative), non camminava. Non respirava nemmeno, in senso stretto. Comunque, cribbio, si muoveva, dunque è commestibile. E io me lo mangio. Crudele? Bah, mi viene in mente quel cartone animato in cui il pescetto viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po’ più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po’ più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma un po’ più grande che viene mangiato da un pesce uguale a lui ma decisamente grosso. A quel punto penso che se così deve essere, meglio essere quest’ultimo. E se anche non lo fossi, beh, finché non mi mangiano almeno mi sazio io. Certo, essere mangiati non deve essere una grande esperienza – e se lo fosse poi non lo potresti raccontare, dunque non vale la pena comunque. Però non regge la teoria che non si debba mangiar carne perché l’animale soffre. Insomma, dimostratemi che una zucchina non soffre e forse possiamo discuterne. E poi suvvia, la cucina (della carne) è stato il primo atto culturale dell’uomo, prima ancora del meretricio (che quindi è il secondo mestiere più antico del mondo). Comunque tutto questo parlare mi ha messo fame, vado a cercare il gatto che si deve essere nascosto da qualche parte. micio micio micioooooooo…. [Gaston]»

Lucio Angelini:

Scusa, ma tu saresti quel bimbetto lì con le orecchie?:- )

Tonino:

Eh già Lucio, che t’aspettavi? Forse – come dice Maria – rimarranno solo le orecchie?

Pamela Canali:

Tonino crede di essere onnivoro, ma non lo è, lo testimoniano la sua dentatura e il suo apparato digerente. Ha un intestino troppo lungo perché possa mangiare carne di altri animali senza spiacevoli effetti collaterali. Egli è un frugivoro, si dovrebbe nutrire di frutta, altri vegetali, germogli, se vuole conservare la salute e vivere a lungo in buone condizioni fisiche. Gli consiglio di visitare qualche sito vegan, ad esempio
http://www.veganhome.it/index.php  ; http://www.viverevegan.org/ ; http://www.scienzavegetariana.it/
Per la questione del pesce piccolo mangiato dal pesce grande, sono sicura che molti pesci riescano a morire di vecchiaia, nel loro letto di alghe. Quanto alle zucchine che soffrono, penso che la sofferenza degli animali non può lasciare indifferenti persone dotate di una sensibilità media. Gli animali che uccidiamo per nutrircene hanno la stessa percezione del dolore che abbiamo noi, soffrono esattamente come soffriamo noi, chiunque abbia un cane, un gatto o un criceto lo può testimoniare e hanno paura come noi. Nell’industria della carne gli animali vengono torturati e mutilati, sottoposti a molti tipi di crudeltà, finché la morte non li libera. Ho letto molte cose terribili, che non riesco a riferire e naturalmente al consumatore vengono nascoste. Sinceramente, la sofferenza della zucchina mi risulta meno coinvolgente. Inoltre la zucchina non è un esempio valido, se non sbaglio è un frutto della pianta, casomai potrebbe essere una pianta sradicata a soffrire (e morire). Forse anche le pietre soffrono, a modo loro e per questo sconsiglio vivamente di cibarsene.

Tonino:

Pameluzza, ho perso in totale 30 chili in due round mangiando vagoni di insalata e tutte le verdure della campagna di Maria, comprese le cucuzze. La carne è sempre la carne, allora non vi racconto del ristorante El italiano sull’Oceano, pesci mai visti, buonissimi per solo 250 pesos uruguayani (10 dollari!) Essere vegetariani in Uruguay è follia: leggerò per voi una milanesa, l’asado, il chivito al pan (che è la prova dell’esistenza di Dio) Hasta luego…

Pamela Canali:

Sono sicura che anche l’Uruguay è pieno di vegetariani e vegan. Si può appagare pienamente il gusto  anche con  cibi vegetali, anzi probabilmente di più, visto che i vegetali sono il nostro  cibo naturale. Ti dirò che dopo un po’ di tempo di vegetarianesimo viene la repulsione per i cibi animali, anche quelli che ti piacevano molto. Non ho bisogno di pensare ai polli che muoiono d’infarto per la paura in grande percentuale sui camion prima di arrivare al macello o  ai bufalini maschi appena nati che vengono lasciati morire d’inedia ai margini delle strade  perché non servono a niente,all’agonia lunghissima dei pesci tirati fuori dall’acqua. Ma anch’io, non sono stata sempre vegan e penso che ognuno abbia i suoi percorsi, anche se l’idea del silenzioso olocausto, di sofferenze inflitte ad animali tra i più miti e indifesi mi getta in depressione. Scusami Tonino, se ho colto l’occasione per dire queste cose, anzi scusatemi tutti, ma penso che persone che scrivono debbano sapere, avere le informazioni, perché scrivere è anche una grande responsabilità. Un abbraccio a tutti. Pamela

Tonino:

Allora non dico nulla sulla milanesa che ha incantato anche Bush…

Lucio Angelini

Io però ho letto un articolo anche sulla sensibilità dei vegetali… sono d’accordo sul fatto di non infliggere sofferenze inutili agli animali (che peraltro si mangiano senza tanti complimenti anche tra di loro), ma mantenendo i piedi per terra…

Tonino:

lucio, anche i vegetali hanno tutto il mio rispetto. Ma davvero qui è un motivo meramente economico: la carne costa l’equivalente di un euro al chilo! Ed è "molto migliore assai" di ogni singola proteina animale ho mangiato nella mia vita… Anche se ordini un insalata dentro c’è qualcosa che prima camminava… L’unico attacco di dissenteria l’ho avuto quando ho mangiato un’insalata SENZA CARNE nel locale più caro di MVD: Don Peperone. LA vendetta della Mano Verde? Basta, che poi il cazzeggio tracima…

Marco Candida

Ah, ma che divertente!

Pamela a Lucio

Mai avuto i piedi per terra, non so se è un difetto o un pregio. Un paio di giorni fa mi sono presa un po’ di parolacce e qualche maledizione perché ho difeso un bambino piccolo che veniva schiaffeggiato dalla madre senza motivo, se mai c’è un motivo per picchiare i bambini. Tutti disapprovavano quella madre, ma nessuno interveniva, nessuno diceva una parola in difesa del bambino. Gli animali e i bambini mi stanno a cuore, le piante meno. Le piante sono il nostro cibo naturale e le mangio senza sentirmi troppo in colpa. Che ci sia una sofferenza nelle piante, non c’è ancora un’evidenza scientifica, ma io propendo a credere che ci sia. Per produrre un’unità di proteina carnea sono necessarie dieci unità di proteine vegetali, quindi la sofferenza inflitta al mondo vegetale è dieci volte minore, con un’alimentazione vegetariana. La sofferenza degli animali, dotati di un sistema nervoso simile al nostro, è invece provata ed è sotto i nostri occhi, se solo ci scomodiamo a guardare. La sofferenza e le torture degli animali esisteranno finché esisteranno le fabbriche della carne, dove si guarda solo al profitto. Io ci vado poco sui siti vegan, se non per le ricette di cucina, perché ogni volta scopro cose terribili. Non credo di essere più sensibile e "buona" degli altri, sono solo più informata. Le informazioni all’inizio mi sono arrivate per caso o per destino, poi me le sono andate a cercare, perché sono accuratamente nascoste dai media. Buona giornata a tutti.

Lucio a Pamela

>  Un paio di giorni fa mi sono presa un po’ di parolacce e qualche maledizione perché ho difeso un bambino piccolo che veniva schiaffeggiato dalla madre senza motivo

Bene. Giusto. Ieri, invece, io avrei volentieri schiaffeggiato dei ragazzi che si divertivano a sputare dai finestrini dell’autobus sulle teste degli ignari ciclisti che passavano sotto.  

> La sofferenza e le torture degli animali esisteranno finché esisteranno le fabbriche della carne

Certo. Però ogni volta che lavi le lenzuola o i pavimenti uccidi senza pietà migliaia di acari della polvere. Quelli fanno meno compassione perché sono più piccoli? Dunque sono le dimensioni a fare la differenza?:- )

Pamela

Caro Decone, la spinosa questione degli acari mi lascia piuttosto fredda. Sarà perché sono allergica e condivido questa allergia con la mia gatta che, camminando rasoterra, ha molti più problemi di me. Sarà anche perché l’unica causa che ho perso è stata quella contro il mio condominio, il cui avvocato si chiama Vincenzo Acaro. Io mi regolo così: butto tutto il buttabile sul terrazzo, metto in casa essenze che allontanino gli insetti e quindi anche i perniciosi acari, scuoto tutto sui balconi sottostanti, in modo che le case dei vicini più odiati si riempiano di nuovi ospiti. Solo dopo queste operazioni preliminari, mi accingo a pulire. Quindi gli acari non li uccido, ma provvedo a trovare loro nuovi alloggi. Eseguo un procedimento analogo per le lumache che infestano le mie piante: le indirizzo gentilmente, con dei sentieri di erbacce umide e crusca (sono ghiotte di crusca), verso balconi più meritevoli. Forse un giorno, se mi passerà
l’allergia, trasformerò la mia casa in un rifugio per i randagi, respinti da tuttii: acari, piattole, pidocchi, zecche, emulando B.B.. A parte scherzi, faccio il possibile, ma non l’impossibile. Oltre a gechi e pipistrelli, ho salvato mosche, ragni e altri insetti,  ma preferisco non averli dentro casa. Non uso insetticidi, tra l’altro tossici anche per gli umani, ma essenze respingenti. Però il mio cuore è con altri animali, quelli che puoi guardare negli occhi.

 

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6 Risposte to “PECCATO CARNALE. SPACCATURE ALL’INTERNO DI VIBRISSELIBRI.NET”

  1. MariaStrofa Says:

    Ma tutti gli animalisti portano scarpe e borsette di plastica?

  2. Lioa Says:

    The answer, my friend, is blowing in the wind…

  3. utente anonimo Says:

    Se posso dire la mia: questo problema va affrontato e spiegato da tutt’altro punto di vista, cioè quello dell’impatto ecologico globale del nostro eccessivo, smodato consumo di carne, oltreché dei costi sociali. Se partiamo da questioni di etica individuale, o se ci mettiamo a fare gerarchie su quali esseri viventi soffrano di più, perdiamo di vista il vero pericolo che stiamo correndo.

    L’assurda, recentissima pretesa di avere sempre carne (e pesce) a disposizione, e in quantità potenzialmente illimitate, ha allargato a dismisura la nostra impronta ecologica, ci fa bruciare una quantità di risorse inimmaginabile, contribuisce alla devastazione del nostro mondo.

    Per mantenere all’incirca un miliardo e mezzo di mucche destinate a fornire (a noi Nord del mondo) carni rosse da consumo opulento, noi utilizziamo ogni anno il 48% dei cereali coltivati sul pianeta. Cereali che potrebbero sfamare esseri umani. Tra l’altro, la mucca è un pessimo “convertitore di energia”, è dispendiosa, disperde quasi tutte le calorie che incamera. Per ottenere un chilo di carne, ne occorrone nove di cereali. Su 145 milioni di tonnellate di cereali dati da mangiare alle vacche, soltanto 21 tornano a essere disponibili per l’alimentazione umana sotto forma di carne, peraltro destinata a un’élite di consumo. Così, per portare una bistecca sulla tavola di un occidentale, si priva una famiglia del Sud del mondo del potenziale nutrimento di svariati giorni.

    L’industria zootecnica, poi, è tra i maggiori responsabili della deforestazione sistematica del pianeta: i boschi vengono abbattuti per convertire quei terreni a pascolo. Si calcola che il 24% della superficie del pianeta sia occupato in varia misura dall’industria zootecnica.

    Inoltre, pochissimi sanno che il 12% del metano (tra i principali responsabili dell’effetto-serra) rilasciato nell’atmosfera – pari a circa 60 milioni di tonnellate all’anno – è prodotto dalle deiezioni di questa colossale iper-mandria bovina a cui stiamo permettendo di consumare il nostro mondo, per mantenere il discutibile diritto di poter mangiare carne quando cazzo ci pare, costi quel che costi.

    E che dire dell’inquinamento delle falde e dei terreni dovuto ad allevamenti intensivi e mega-porcilaie? Mio fratello, che ha fatto un master su questi temi, mi ha detto che, in presenza di porcilaie, una città di cinquantamila abitanti inquina come una metropoli di un milione di persone.

    L’industria della pesca intensiva, priva di controlli e regolazioni, sta depopolando i mari: pare che negli ultimi vent’anni sia stato pescato il 50% dei pesci viventi.

    Io non pretendo che tutti diventino vegetariani come me (lo sono dal 1988), però vorrei che almeno i carnivori si rendessero conto di quanto è stato distrutto per produrre quello che mangiano. Certo, un aumento considerevole dei vegetariani a livello mondiale (tendenza che comunque si sta registrando da almeno trent’anni) è indispensabile per compensare il consumo stellarmente esagerato descritto sopra. Però sarebbe già bello se, con coscienza, chi mangia carne si documentasse su cosa sta accadendo e decidesse di mangiarne meno spesso.

    Lettura consigliata: Jeremy Rifkin, “Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne”, Mondadori 2001

    Vado, ché mi gira la testa. Scrivere con l’influenza non è sano, e ho ecceduto i dieci minuti di computer al giorno che a malapena riesco a sopportare, ma il tema mi infervora sempre…

    WM1

  4. bombasicilia Says:

    @ Wu Ming 1

    E non dimentichiamoci che in Uruguay il tasso di colesterolo è a livelli record.
    Le donne – bellissime – sfioriscono presto mangiando hot dog e chivitos, una campagna sui rischi della carne non ha prodotto nulla.
    Credimi, qui anche se chiedi un’insalata ti ci mettono pezzi di pollo, uova, prosciutto.
    E l’uovo fritto lo adagiano su tutto, ma proprio tutto, pure sulla pizza.
    Ma basta rileggere The Purple Land di Hudson per capire che il rito del mate e dell’asado fa parte del DNA degli Orientales, come le stigghiola e le panelle e crocche’ nella mia nativa isola triangolare…
    Nei Sud del mondo si mangia pesante e male, per capirci: qualunque pasta ordini – orribile perche’ fatta col grano morbido – te la portano col “tuco”, che sarebbe il ragu’ alla bolognese.

    Tonino

  5. Lioa Says:

    Aiuto, mi fate sentire orribilmente in colpa. Proprio l’altro ieri sono tornato in quella specie di trattoria-bacaro di Malamocco per una scorpacciata di ‘canocete’ e ‘canestrei’… divini, inutile nasconderlo, indiscutibilmente divini. Però adesso mi dispiace:- (((

  6. utente anonimo Says:

    caro MariaStrofa, ci sono molti materiali alternativi alla pelle, che hanno le stesse caratteristiche e spesso sono anche più morbidi. Non è necessario ricorrere alla pelle, che è un importante sottoprodotto dell’industria della carne.

    Le domande sulla sofferenza della lattuga e sul pesce grande che mangia il pesce piccolo sono le più frequenti, almeno questa è la mia esperienza. Le motivazioni per abbracciare una dieta vegetariana o vegan sono molte, ognuno di noi ci è arrivato con un percorso diverso. Tra i motivi ecologici c’è anche il risparmio di acqua: si consuma settanta volte più acqua in un allevamento intensivo di bestiame che nella coltivazione di alimenti vegetali in pari quantità. La quantità di acqua che è necessaria per il consumo umano è irrisoria rispetto a quella impiegata negli allevamenti di animali.
    Mi è sembrato che l’argomento più convincente, almeno tra la gente comune, sia quello salutista. Quando dico che il consumo di latte innesca un meccanismo che porta via il calcio dalle ossa, so che la persona con cui sto parlando ridurrà o eliminerà al più presto il consumo di latte. Porto anche la mia esperienza: quando bevevo latte, mi è stata diagnosticata l’osteoporosi precoce. Dopo qualche anno di alimentazione vegan, l’osteoporosi è scomparsa.

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