GRAZIE, PATRICK

Patrick Berhault (IT)

Qualche tempo fa, a un mercatino di beneficenza del Lido di Venezia, ho acquistato una vecchia videocassetta di free climbing intitolata "METAMORFOSI", sul retro della quale era scritto:

"Un vero e proprio balletto sulla roccia, interpretato in modo spettacolare da PATRICK BERHAULT e ambientato nel suggestivo paesaggio della Costa Azzurra e di Finale Ligure. Le evoluzioni di questo grande free climber contengono eccezionali difficoltà tecniche, che possono essere ammirate anche per il valore estetico della sua gestualità".

Tutto vero alla lettera. Niente pubblicità ingannevole. Non semplice arrampicata, ma ARRAMPICATA ARTISTICA, cazzo!

Guardando Patrick spostarsi come un acrobata su pareti di roccia a tetto con la levità di un ragno e l’eleganza di un ballerino classico, mi sono detto: "Questa è poesia pura, una performance di livello talmente alto che mi sento traboccare di gratitudine per avervi potuto assistere anche solo in differita, grazie alla videoregistrazione che ne è stata effettuata."

Spento il videoregistratore, ho poi acceso il pc e mi sono precipitato a cercare notizie su Patrick.

Ho trovato uno dei suoi libri:

pubblicato da CDA & Vivalda, Torino, 2002.

e un articoletto su http://www.intraisass.it/rec26.htm :
"Questo Berhault è un vero e proprio spiritello, quasi un troll od un coboldo che si aggira tra le Alpi [cut]… peculiare è infine la metamorfosi di Berhault. Non a caso si parla di ‘metamorfosi’, titolo di un suo video degli anni Ottanta in cui l’anfibio arrampicatore migrava dalle rocce sottomarine, trasformandosi man mano in un arrampicatore terrestre. Il francese ha modificato negli anni il suo approccio al mondo della montagna: da free climber alfanumerico (settea, ottobi etc.), ad alpinista a tutto tondo su roccia, ghiaccio e misto; da scanzonato iconoclasta delle difficoltà e dei relativi gradi a rispettoso osservante dello stile alpino più puro e più vero. Senza scomodare le ‘ardue sentenze’ dei posteri e del poeta, a noi sembra che il cambiamento abbia fatto bene a lui e all’alpinismo."
Poi un altro link:

http://www.8000.it/jumpNews.asp?idLang=IT&idChannel=348&idUser=0&idNews=9680

"Alpinismo
Ciao Patrick
Con un volo di 600 metri si chiude un capitolo dell’alpinismo moderno, il capitolo intitolato Patrick Berhault. Oltre che nei ricordi di ogni appassionato di montagna il suo nome rimarrà impresso sui monti più alti della terra grazie a Simone Moro.
Mercoledì, 12 Maggio 2004
Michaela Gornati
La fine di aprile ha chiuso un capitolo dell’alpinismo moderno: Patrick Berhault, 47 anni, una vita "alpinistica" alle spalle, è caduto sul Taschhorn (4491m), in Svizzera.
Il 28 aprile Patrick e Philippe Magnin sono partiti dal campo di Mischabeljosh, a quota 3851m, per scalare quatto cime di 4000 metri, parte di un loro particolare progetto che li avrebbe portati a salire 82 "4000" in 82 giorni. Un cornicione di neve a quota 4400 è franato trascinando nella sua corsa l’alpinista francese, non assicurato al compagno vista la scarsa difficoltà dell’itinerario. Il giorno successivo il corpo di Patrick è stato rinvenuto 600 metri più in basso, ormai privo di vita."

Allora mi sono ricordato dell’incidente, di cui avevo ben letto sui giornali nel 2004 e che, chissà perché, avevo nel frattempo dimenticato. "Povero Patrick", mi sono detto. "Morire così banalmente dopo aver spinto le possibilità performative dell’uomo a un simile livello di sublimità e spettacolarità."

Ho spento il pc e riacceso il videoregistratore, per seguire di nuovo con aumentata commozione i suoi delicati volteggi sulla roccia. E alla fine mi sono sfuggite le parole: "Grazie, Patrick", ma anche un verso di T.S. Eliot: "Aprile è il mese più crudele…"

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2 Risposte to “GRAZIE, PATRICK”

  1. MariaStrofa Says:

    Non resta che continuare a prendere atto del tuo innamoramento alpinista.

    Ieri (rima) ho preso “il violinista” e alla persona che era con me (che legge i blog) ho mostrato il libro, aperto alla pagina opportuna, dicendo “vedi?” 🙂

  2. Shelidon Says:

    Il mio professore di latino faceva free-climbing. Ricordo che durante una gita in Provenza di punto in bianco si tolse camicia e scarpe, mostrando una muscolatura “nervosa” da mozzare il fiato a noi studentesse – fino a quel momento ignare che sotto l’aria da intellettuale amante degli spazi chiusi si celasse tutto quel ben di dio – per poi lanciarsi in nell’agile arrampicata di una roccia per ammirare il panorama dall’alto. Disciplina decisamente affascinante *__^

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