MILVA RICANTA BRECHT

Qualcuno mi ha avvisato della tappa padovana, unica regionale, di "Milva canta Brecht" (nuova edizione) alle 18.00 del 4 aprile scorso, mentre dal centro storico di Venezia mi stavo imbarcando per il Lido. Un bel dietro-front, una corsa alla stazione di Santa Lucia, un salto sul primo treno per Padova (appena una mezz’oretta il viaggio) ed eccomi, alle 21.00, pronto a godermi una delle mie artiste preferite, comodamente seduto in poltrona al teatro Pio X.  [Per la cronaca, queste le prossime date: San Marino (15 aprile), Bari (dal 18 al 23 al teatro Piccinini).]

Così il pieghevole:

"Artista amatissima da Giorgio Strehler, grande interprete e ‘ambasciatrice’ dell’opera brechtiana in Italia e nel mondo, Milva torna a ‘cantare Brecht’ in una impaginazione registica che, come afferma Cristina Pezzoli, si pone il problema di un ‘aggiornamento a Brecht rispetto al presente’. Diviso in tre sezioni, le ballate, la guerra, le figure femminili, lo spettacolo intesse parole e musica, e, in un gioco di rimandi iconografici all’oggi, fa ‘reagire’ il pensiero brechtiano con la complessità del mondo contemporaneo, in un processo di ricontestualizzazione capace di metterne in luce attualità e anacronismi. "


In sintesi: spettacolo eccellente, Milva grandissima, voce ancora robusta malgrado i 67 anni [altro che "TRANSENNATA MILVA", come titolava scherzosamente un noto settimanale satirico tempo fa!] forza interpretativa di prim’ordine. Non ci credete? Ve lo faccio confermare da quattro quotidiani:

"MILVA CANTA BRECHT"

"Quando sale sul palco dello Strehler, la chioma fiammeggiante e gli abiti maschili, è subito brivido. Milva, animale da palcoscenico sensuale e fiero, con quella voce che non assomiglia a nessun’altra, roca e vellutata, capace di danzare sulle note e di vibrare là dove meno te lo aspetti, ancora una volta ha incantato il pubblico regalandogli il suo personalissimo Brecht. O meglio, il Brecht suo e di Giorgio Strehler, il primo a capire che per cantare il mondo del drammaturgo tedesco lei era perfetta. Da allora, e per nostra fortuna, Milva non ha più abbandonato Brecht. I suoi compagni di avventura ora sono la regista Cristina Pezzoli, che inserisce immagini della Cecenia, del Kossovo, dell’Iraq a ricordarci che i soprusi, la guerra e il potere contro cui scagliava Brecht non sono oggi poi tanto diversi, e quattro ottimi musicisti (Marco Albonetti, Federico Ulivi, Bruno Paletto e Vicky Schaetzinger). Il nume tutelare resta Strehler (ricordato anche in un video delle prove dell’Opera da tre soldi), ma a dare tutto, a buttarsi senza rete e a tirare fuori l’anima più politica e feroce di Brecht, c’è lei. Con tutto il bagaglio di un’esperienza costruita con ostinazione negli anni e il fascino di una personalità che non cede ai capricci delle mode. Ci sono le ballate come la Canzone dell’agiatezza e la splendida Canzone dei marinai, ma ci sono anche le ninne nanne, struggentissime, e soprattutto le superbe figure femminili brechtiane. La puttana ebrea Maria Sanders perseguitata dai nazisti, che Milva canta nascosta dalla spessa cortina dei suoi capelli rossi, o le indimenticabili donne perdute di Bilbao Song o di Surabaja Johnny. Milva canta Brecht non è solo una straordinaria prova interpretativa. E’un mondo intero che si spalanca." (© La Repubblica )

"Milva dei miracoli. Con la sua voce e la sua energia ha soffiato nuova vita nel superbo repertorio brechtiano. Ieri in prima allo Strehler, per il recital Milva canta Brecht ha scaricato colate di suono caldo nel freddo, rigido ritmo della musica di Weill e Eisler. Ma che musica! Sono sembrate, così, potenti e sarcastiche le ballate morali di Brecht (di cui ricorre il cinquantenario della morte il prossimo anno) anche grazie alla fresca regia di Cristina Pezzoli che ha vestito e svestito più volte “la rossa”: dal doppiopetto grigio con cui la cantante berlsuconeggia tra lanci di euro, ai pantaloni rincalzati dell’assassino lattante Apfelböck, alla bucolica camicia con gilet per cantare il ricordi di un amore sotto una nuvola bianca. Ogni brano è un vero pezzo di teatro, senza risparmio di mezzi: anche l’autoironia, la camminata buffa, la bellezza del viso camuffata da occhialini e fazzoletti alla Mutter Courage. Efficaci, ma forse un po’ ingenui e soprattutto già visti, i video delle guerre di ieri e di oggi, con le parole di Brecht a sfregiarle tutte con la poesia e i songs, settant’anni prima, per la loro violenza stupida. “Chi ha occhi per vedere ha già capito che cosa accadrà”, canta la Ballata di Maria Sanders. Dieci con lode all’interpretazione di una Mila scarmigliata e in camicia da notte. La seconda parte, quella che si concentra sul “Brecht delle puttane sante”, è iniziata con una sorpresa: un filmato girato negli anni Cinquanta con Giorgio Strehler, che alle prove, canta la “Moritat di Mackie Messer”, dall’Opera da tre soldi messa in scena dal regista triestino alla presenza dell’autore: irresistibile per fascino. E’ in questa parte del recital che, accompagnata da quattro musicisti (Vicky Schaetzinger al piano, Poletto alla fisarmonica, Ulivi al banjo, Albonetti ai sax) sfidati con mosse “panteresche” salendo in piedi sul pianoforte o mimando una danza con il sassofonista, Milva ha definitivamente sedotto il pubblico, In giacca da smoking, poi tolta con mossa da strip, abito di tulle nero e lamé anni Venti/Trenta, calze velate sulle lunghissime gambe, si è buttata a capofitto nella “Ballata del magnaccia” o in “Bilbao Song”, tutte Brecht-Weill, scatenando applausi e urla di brava, fino a sciogliersi d’amore e rabbia in “Surabaya Johnny”. (© Corriere della Sera )

"Eccola. Milva la rossa è tornata e con lei è tornata la donna e la diva, la sua generosità e la sua bravura ancora una volta impegnate nella circumnavigazione del “continente Brecht”. Alle soglie del inquantenario della morte del grande autore tedesco, lei guarda al maestro di sempre perché un artista ha bistogno di confrontarsi con se stesso, con il suo cammino e Brecht sicuramente rappresenta per lei un momento irrinunciabile, un’iniezione di energia pura, un modo di guardare alla realtà sempre dubitando, senza certezze assolute. Eccola, dunque, con tutta la sua passione civile, con il suo cuore progressista. E’ Milva e non potrebbe essere diversamente: già nell’entrata in scena, nella lunga falcata con cui percorre il grande palcoscenico del Teatro Strehler di Milano, c’è l’unghiata della pantera, tutta la sua storia. E’ Milva uguale ma diversa, inaspettata per certi aspetti, guidata dall’intelligente regia di Cristina Pezzoli che accentua questo risvolto, questa novità mostrandocene altri percorsi possibili anche se la sua voce, la sua strepitosa bravura nel recitarcantando, fanno parte del nostro Dna e anche di quello dei moltissimi spettatori che affollano il teatro dove sarà in scena con Milva canta Brecht fino a domenica.  Arriva vestita da ragazzo, i capelli raccolti, giacca e cravatta e scarpe piatte: è la Milva “politica” che canta la mortificazione della povertà e l’arroganza così “berlusconiana” di chi ha denaro e lo sbatte in faccia a tutti in La ballata dell’agiatezza. Che, attraverso le parole e la musica di BB, ma soprattutto di Kurt Weill e di Hans Eisler, getta uno sguardo sugli orrori di un sonno della ragione che genera mostri e che si mescola inaspettatamente alla poesia della memoria, al ricordi di un bacio, al passaggio di una nuvola nel cielo. La seconda Milva è una madre in lungo e casto camicione che, mentre scorrono su di uno schermo-sipario le immagini terribili della strage di Beslan, canta ninne nanne cercando di tenere accesa a tutti i costi la luce dell’amore della sua semplice candela. Ma è anche Maria Sanders prostituta per ebrei con i lunghi, mitici capelli rossi sciolti sulle spalle, un fiume di calore che scende in platea e riscalda i cuori. E’ la Milva pacifista contro tutte le guerre e tutti gli abusi di potere che canta l’egoismo colpevole di chi se ne frega degli altri  e non vede la violenza attorno a sé. Intanto passano sullo schermo alcuni fotogrammi delle prove dell’Opera da tre soldi messa in scena da Giorgio Strehler nel 1973 di cui è stata protagonista, che ci rimandano un’immagine di provocatoria energia: non un’operazione nostalgia, semmai un ricordo di chi ha guidato l’artista al suo incontro con Brecht; un punto di partenza irrinunciabile, ma per andare avanti. Accompagnata da Vicky Schaetzinger (piano), Bruno Paletto (fisarmonica), Federico Ulivi (chitarra), accarezzata e provocata del sax soprano di Marco Albonetti, Milva ci presenta tre volti di una stessa donna. Così nell’abito da sera, dà vita a una galleria di donne protagoniste di tanti songs indimenticabili: la Jenny dell’Opera da tre soldi; la ragazza da balera di Bilbao Song; la straordinaria canzone della giovane puttana di Eisler; Mandelay e i suoi bordelli; la donna da marciapiede di Surabaja Johnny… Scattano gli applausi, i bis, i fiori, i sorrisi,i ringraziamenti, mentre un fan di Francoforte le consegna un suo regalo. Milva è anche una donna che si batte perché le cose cambino. Chissà forse le piacerebbe, fra qualche mese, cantare per le strade quel suo antico, magnifico Ça ira. Anche noi lo speriamo. (© L’Unità )

"Milva canta Brecht . Nel cinquantenario della morte. Ricordando Strehler. Con la regia, appassionata, di Cristina Pezzol, Accompagnata da un quartetto eccezionale (la Schaetzinger al piano, Albonetti, Ulivi e Paletto), che si discosta dalla timbratura tipica delle musiche di Weill ma attualizzandola. Strehler è in cartellone come traduttore dei song e in video come cantante. Milva? La leggenda vocale intatta, accenti popolari e raffinati, plebee e sognanti, un recitare che abbraccia la musica, la maturità che scolpisce ogni figura: in una parola magnifica. Anche per una sua personale “distanziazione” da Brecht (quello degli astratti furori dell’impegno) che si colora di ironia, ammicca con eleganza all’attualità. Con incursioni, prima, in un repertorio meno noto (“La ballata dell’agiatezza” che chi vuole dedicherà a Berlusconi, o la “Ninna nanna” su immagini della strage degli innocenti di Beslan), e poi con la riproposta dei grandi motivi intorno – trionfo confermato – a “Surabaja Johnny”. Perché Brecht, ancora, l’aveva detto Strehler nell’ultimo recital del ’96: perché seppe vedere molto avanti nella società del benessere; delle guerre ideologiche, del fallimento di molte utopie. E oggi – come mostra la regia della Pezzoli, con immagini metaforiche mai propagandistiche – perché stiamo aspettando la fine della guerra fra sfruttatori e sfruttati. Potete non andare a vedere “Milva canta Brecht”, ma in tal caso starete dalla parte degli indifferenti. (© Il Giorno )"

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4 Risposte to “MILVA RICANTA BRECHT”

  1. kinglear Says:

    Grande Milva.

  2. ramona1 Says:

    Ehm… mi spiace contraddire, ma Milva è stata anche a Belluno, pochi giorni fa con questo spettacolo, che peraltro ho perso, mannaggia… Perciò quella di Padova non è stata la sola tappa veneta. Commenti positivi anche qui, naturalmente. Ciao

  3. utente anonimo Says:

    il tempo e le mode non tolgono nulla alla bravura e al fascino di Milva. Guarda il caso! Arrivata da Venezia quella sera al teatro Pio x c’ero anch’io bye

  4. GajaC Says:

    Approfitto del post sul neverending fascino di milva per farti (sia pure sul filo di lana:)) tanti auguri di una buona Pasqua montana! Sei stato poi sul Col Nudo? Bacioni:*

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