Archive for maggio 2007

UNO PSICHIATRA ALLA MIA TAVOLA

15 maggio 2007
(Guido Gozzano)
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Nemmeno due mesi fa Nedo Vannini entrò nei commenti al mio blog quasi in punta di piedi:
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"… ma se io capito qui per caso e non so neanche di che parlate posso intervenire?

Risposi:
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"Ma prego: hai degli aspirapolvere da promozionare? Sei della Folletto?"
Nedo:
"Veramente faccio lo psichiatra, ma mi occupo anche di trattori d’epoca. Ho una baracca (non proprio un garage) dietro l’ambulatorio. Lì faccio esperimenti con un Landini del 1923."
Lucio Angelini:
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"Ti occupi di trattori d’epoca? Divertente. Me ne presti uno per andare su e giù per Venezia?"
Nedo:
"In realtà mi occupo principalmente di psichiatria. Voglio dire che ho un ambulatorio ben avviato con quei 4 o 5 pazienti che mi danno da vivere (come si sa le cure sono all’incirca eterne). Dietro l’ambulatorio ho una baracca (tra l’altro con un tetto di eternit) che mi serve come sala d’attesa e come laboratorio per gli esperimenti trattoristici. Una parte di questa baracca (che è 300 mq) è adibita a museo. Più che altro colleziono Landini, ma anche Same, Fiat, Hurliman, Agrifull, Massey Ferguson. Diciamo che in sé il trattore non mi interessa nemmeno tanto. È il motore diesel applicato al lavoro di sterramento che mi affascina. Si tratta per così dire di uno scavo psichiatrico motorizzato. Credo sia una mia scoperta. In ogni caso dà buoni frutti, e i miei pazienti sono soddisfattissimi. Dottor Nedo Vannini"

Lucio Angelini
"Sempre più interessante. In che zona abiti? Se vengo a trovarti magari improvvisamente salta fuori una motosega? (Cfr. il tranquillo psichiatra della porta accanto). E a proposito, trovi adatto il mio racconto "Pavor nocturnus" per il Family Day?:- )"
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Nedo:
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"Ogni compressa di Tavor Nocturnus da 1,0 mg contiene :
Lorazepam mg 1,0.
Eccipienti : lattosio; cellulosa microcristallina; polacrilin potassio;
magnesio stearato; idrossipropil metilcellulosa E15; polietilen glicole
6000; titanio biossido; talco.
Il racconto omonimo (anamnesico-reminiscenziale) è molto ipnotico (come tutte le cose ciclicamente perfette cioè pasticchiformi). È ovvio che certe pasticche sono semplici imitazioni delle ruote di un Landini in miniatura. E in effetti, appena ingollata la ruota di un trattore, non riconosco nemmeno i miei 4-5 pazienti. Addirittura l’incertezza sul numero (cioè se sono 4 o 5) diventa lacerante proprio come una motosega."
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Lucio Angelini:
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"Sicuro, almeno, di non essere tu uno dei 4-5?:-) "

Tale Don Lurio:
"ho avuto la sfortuna di "frequentare" il dott. (?) Vannini per qualche mese, e mi sento in dovere di fare qualche precisazione:

1- lo studio non è in campagna come parrebbe: trattasi di uno squallido monolocale senza bagno in cui il dott. vegeta, ricavato dal sottopassaggio della stazione vecchia delle corriere di Viareggio. appena condonato, il Van. si è allargato un paio d’anni fa con una baracca abusiva in cui riceve i pochi clienti. la baracca insomma è il vero e proprio (?) studio.

2- ai tempi, l’innovazione di cui si vantava era aver sostituito il classico lettino con una sedia a sdraio (traballante). quando poi gli prese la mania dei trattori, forzò i pazienti a trasferirsi sul Landini.

3- lì io interruppi il trattamento.

4- che io sappia, di pazienti ne ha ancora solo due, miss Sacher e mr. Baghetta. E’ tutto. Don Lurio"

Lucio Angelini:

"Sempre più intrigante. Quasi quasi gli dedico un post… "

Nedo:
"Lo sapevo che Lurio mi avrebbe seguito anche qui. È un omuncolo volgare e intrigante ma balla bene. Lo sa Dio come fa! È questo piroettare incontrollato e quasi autistico che lo fa rotolare dove ci sono io. Lui viene qui, mi guarda con due occhietti da tartufo bigio e comincia a dileggiarmi mentalmente. Sì, non dice un sola parola, ma lo sento che misura lo studio non in metri ma in "piedi danesi". Naturalmente i conti non gli tornano mai (perché lui il danese non lo conosce affatto) e allora gli viene in mente (magari in buona fede) che il mio studio è un bugigattolo e che io sono un mentecatto. E più che altro che i miei 4 – 5 pazienti si restringono in proporzione. Gli viene in mente che il piatto forte del mio pazientado è la Pasticciera Sacher (una donnona oligofrenica che ha ammazzato il marito soffocandolo nel sonno con una siringa per la panna). Gli viene in mente che tra i miei pazienti non c’è la Contessina Bianca da Brodo (che invece c’è dal momento che è un’oca assolutamente ubiqua). L’unica cosa vera è che Lurio è stato per 17 anni mio paziente. Un paziente naturalmente senza speranza. Anzi, nell’ultimo lustro di trattamento la sua bassezza morale aveva raggiunto una profondità così abissale che simulava la vertigine dell’altezza. In effetti ballava sul filo del bucato mostrando il sedere alla Contessina da Brodo che un giorno sì e uno no mi sveniva tra le braccia. Che fare se non praticargli un interruzione coatta del trattamento???
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Nedo Vannini di nuovo:
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Noto con grande dolore che manca una a: "un(a) sola parola".E  manca l’apostrofo: "un(‘) interruzione". La presenza di refusi nei miei discorsi mi rende folle di rabbia. E allora comincio a gridare e a rotolarmi a rotolarmi e a gridare… La colpa comunque è di Lurio che mi esaspera e mi fa sbagliare. Credo che berrò una tanica di gasolio e di me non sentirete più parlare.
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Tale Baghetta
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"il mio incontro col Vannini risale a 17 anni fa: ero in vacanza con la famiglia ai Bagni Angela di Viareggio, e il Vannini prometteva terapie brevi convenzionate coi Bagni stessi. Mi pareva un’idea valida, anche perché veniva lui all’ombrellone (non c’erano ancora i marocchini). La cosa si è rivelata prima un pacco, e poi una palla al piede da cui non riuscivo più a. risultato: da 15 anni a questa parte ho rinunciato alle vacanze in Versilia."

Tale Ocadabrodo

"Il dottor Vannini mi ha detto che era capitato qui per serendipità, e che qui aveva trovato, sempre per serendipità, una ragazza dal profilo un po’ etrusco che si chiama Lioa. Naturalmente sono stata un po’ gelosa. Anche perché, per serendipità, tanti anni fa aveva trovato me… Non che il Vannini sia proprio uno zoofilo, ma insomma… corteggiare mi corteggiava. E un po’ allungava le mani…"

Lucio Angelini:

Blogger: Lioa

"Tranquilla, Ocadabrodo. La ‘ragazza dal profilo un po’ etrusco’ è in realtà il Principe dei Gigli del palazzo di Cnosso, che il signorino Lioa ha scelto come avatar."
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Nedo:
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"Ecco, io salto come una cavalletta da un post(o) all’altro, cercando di capire che cos’è un blog(olo). Ero venuto qui – lo confesso – con animo messianico. Mi pareva di essere atteso… e che insomma… la Trattorizia avesse in sé qualcosa di sublime, o almeno di liturgico. Non che mi senta male accolto (o deriso), questo no, però non mi sento affatto compreso. Forse è meglio che ritorni tra i miei 4 – 5 pazienti che mi amano molto e per farmi piacere mi spolverano anche i trattori con un bellissimo pennacchio di struzzo."

Lucio Angelini:

"Ti sbagli. Ho apprezzato subito il tuo umorismo. Se fossi Tony Dallara ti direi:

‘Non partir, non partir,
tu sei chiuso nel mio cuor, lo sento,
questo amore è tutto il mio tormento.
Non partir, non partir.

Forse tu, forse tu
vai lontano per cercar l’oblio,
vuoi lasciarmi senza dirmi addio,
forse tu… "
(Eccetera)

(N.B. E’ una canzone d’epoca come i tuoi trattori)"

Nedo:

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"Umorismo? Uno entra qui prima per caso, poi per disperazione. Voi non potete capire che significa essere incerti sul numero (perfino limitato) dei pazienti. Poi non sapete che tormento avere la testa tutta piena di trattori, e trattori di un’altra epoca, e che parlano tutti insieme un altro linguaggio. Insomma, io andavo accolto, qui, come un tarlo celeste, come una ciste destinata a esplodere, ma solo per spalmare chiarezza sulle tenebre del Blogolo. Si perché ormai mi è chiaro che i blogoli sono luoghi tenebrosi, dove i commentatori sono quasi tutti defunti (o in limine). E io non saprei come vivere qui senza nessuno che guarda la mia collezione di trattori e dice "oh meraviglia!".

Lucio Angelini:

"Nedo, è la prima volta che lo dico a un uomo: ti amo!"

Nedo:

"È primavera Lioa, pensa come sarebbe bello andar per albicocche susine e ciliegie. Purtroppo capisci bene che il mio cervello è tutto un rumore di iniettori e di cingoli. E non solo. Enormi pagine di manualistica mi stormiscono nell’encefalo. Basta che dica "albicocca" e mi si apre una finestra sul lobo temporale:

‘I trattori da frutteto e vigneto devono avere dei buoni sistemi idraulici in quanto molte delle attrezzature che utilizzano, richiedono l’uso di uno o più distributori idraulici, per l’innesto o il disinnesto di determinati comandi. E’ il caso dei muletti applicati ai trattori, oppure delle falciatrici, o delle botti azionate idraulicamente, e via dicendo. Si capisce quindi come il sistema idraulico di questi trattori sia un elemento molto importante nella valutazione del trattore.’.

Insomma, parlare d’amore con me è come parlare di benzina verde con un trattore. Gasolio, solo gasolio."

Lucio Angelini:

"OK. Mi arrendo, prostrato dalle fatiche del corteggiamento."

Utente anonimo:

"Favola oscura, nespola dura,
la paglia e il tempo te le matura."

Nedo:

"Incantevole Lioa,
permettetemi intanto di darvi del Voi perché io sono un uomo all’antica. Questa è, credo, l’ultima lettera che vi scrivo (dunque il Voi sottolinea il distacco). Vedete bene che i miei nemici mi hanno raggiunto. Non permettono che trovi un angolino nel quale rasserenarmi. Credo lo facciano per demenza, piuttosto che per invidia. Lurio, se non fosse così malato, sarebbe perfino un piacevole compagno di giochi. Anche lui – ne sono certo – ama i trattori. D’altra parte, signorina Lioa, come potemmo non amare delle creature così infantili, così legate alla crostosa fragilità della terra? Il Landini del 1925, ad esempio, si può dire che è nato in una stalla ed è stato allevato con i vitelli. Insomma, incantevole Lioa, vedete bene che questa mia passione non è insana. Sarà un delirio agreste (come diceva il meccanico Scardanelli). Mah. Non so che dirvi, anche perché l’amore mi ha confuso l’Es, e mi sento, al vostro misterico cospetto, quasi incapace di intendere e di volere. In effetti non voglio nulla. Nemmeno restare in questo Blogolo nel quale, me ne rendo conto, sono un perfetto estraneo, anzi: un Estraneo Imperfetto, dato che qui (anche qui!) mi hanno seguito i miei nemici, e qui, la loro delazione in un certo qual modo mi delimita. Sì, signorina Lioa, voi pensate che Nedo sia uno spazio chiuso tra le brutali rivelazioni di Lurio (che si finge il Baghetta) e le complesse pannosità della Sachertortessa. Ci sono addirittura dei pazzi (probabilmente amici dei miei sparuti pazienti) che mi danno del "lupo solitario"!!! Io che temo perfino i barboncini e che cambio immediatamente marciapiede se intravedo un carlino!!!
Ma ho divagato, Lioa, volevo solo dirvi che il vostro possibile amore mi scalderebbe come una candeletta di preaccensione. E forse, con voi al mio fianco, io potrei aprire qui una modesta (ma dignitosa) succursale del mio ambulatorio. Potrei perfino estendere il mio pazientado. E insomma: nuovi clienti, aria fresca. Sì, la lugubre psicosi di Lurio non dà respiro. A volte me ne sento perfino contagiato; e il mio meccanico Scardanelli mi guarda fisso con due occhietti che sembrano due rivetti zincati e mi dice: "Sei pazzo, Nedo.". Io non so che rispondergli, ma davvero mi sento le ruote artigliate al posto dei piedi, e sono così rigido che avrei voglia di ungermi le giunture con un delicatissimo grasso di litio (che tra l’altro è un’assurdità per un tetragono trattore). Purtroppo continuo a divagare. E questo mi fa capire che il nostro amore è impossibile. Anzi, che tutti gli amori sono impossibili per uno psichiatra di provincia. Allora è bene che sparisca. Certo non so come fare. Ieri ho bevuto una tanica di gasolio (10 litri) e dopo stavo meglio di prima. Potrei stendermi dietro il Landini e dare la soddisfazione a Lurio di ingranare la retromarcia. Ma questo mi pare un po’ immorale. E, come mi fa notare Scardanelli:

Non si abbandonano i pazienti
alla furia perversa
dei loro torbidi destini
Né si abbandonano i Landini
alla perfida leggerezza
dei nani ballerini.

Lucio Angelini:

"Nedo, tesoro, preparati a un duro colpo: non sono una signorina, ma un signorino, per giunta over50. A volte mi firmo Peter Lioa, è vero, ma just for a change. Il mio nome e cognome sono esattamente quelli che precedono l’ indirizzo con splinder.com. Adesso potrai ben dire, con Gozzano: "Non amo che le rose che non colsi". Un bacio."

Nedo:

"Incantevole Lioa,
smettete vi prego di fingervi un maschio, e soprattutto non citate mai più
Guidino. Voi naturalmente non lo sapete, ma ci sono nomi che io non posso udire senza un attacco di bile. È una cosa familiare. Il mio bisnonno Efisio tutte le volte che in casa nominavano Domenico Modugno correva a stendersi sui binari del treno (naturalmente mio nonno Gigino ce lo levava)."

Lucio Angelini:

"Nedo, creatura, il ricordo dei vostri nonno & bisnonno ha risvegliato in me quello di due tenerissime figure: nonna Speranza e l’amica Carlotta, ritratte nei celebri versi di Guidino:

"Le amiche – bambini, fate pian piano! –
le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche:

motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto
di Arcangelo del Leuto e di Alessandro Scarlatti;

innamorati dispersi, gementi il "core" e "l’augello",
languori del Giordanello in dolci bruttissimi versi:

…caro mio ben
credimi almen,
senza di te
languisce il cor!
il tuo fedel
sospira ognor
cessa crudel
tanto rigor!

Carlotta canta, Speranza suona. Dolce e fiorita
si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita."

mr. B

"Penso e ripenso: – che mai pensa l’oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.
Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d’essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l’armi corruscanti della cuoca.
– O papera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s’é pensato.
Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l’essere cucinato non è triste,
triste è il pensare d’esser cucinato.

(Guido Ocozzano)"

Immagine da en.wikipedia.org/wiki/Guido_Gozzano

TUTTI A PADOVA!!!

14 maggio 2007

TUTTI A PADOVA VENERDI’ 18 MAGGIO

A INCONTRARE

MONICA VIOLA

AL CAFE’ AU LIVRE,

CON GIULIO MOZZI E GIULIA TANCREDI.

(CE VADO PURE IO).

Nell’attesa, potete ascoltare alcuni audio-clip dal romanzo qui:

http://www.monicaviola.it/audioclip.html

FAMILY PRIDE

12 maggio 2007

<B>Paolo Rossi e Travaglio show<br>"Salviamo la Costituzione e la tv"</B>

(Marco Travaglio)

Gli esseri umani nascono liberi e uguali. Essi sono naturalmente dotati di orifizi e appendici. Tendono, inoltre, a procurarsi episodi di piacere. Tra i loro divertimenti c’è, per esempio, quello di infilare o farsi infilare questa o quell’appendice corporea in questo o quell’orifizio. Benissimo. Affari di ognuno. La legge ha da tempo deciso di rispettare tali peculiarità di comportamento a patto che non vi sia coercizione o coinvolgimento di minori. Alcuni individui preferiscono "fare sesso" (come è curiosamente denominato lo sport) cambiando continuamente partner, altri interagendo con una sola persona per periodi più o meno lunghi (formula: "l’amore è eterno finché dura"), se non addirittura PER TUTTA LA VITA, in modo da averla sempre a portata di mano. Benissimo. Affari di ognuno. Il divertimento, tuttavia, può avere un suo serio risvolto: procurare gravidanze. Benissimo. Se le gravidanze sono desiderate, non c’è problema. Nasceranno dei piccini rispetto ai quali la legge prevede giusti obblighi di cura e di mantenimento da parte dei generanti. Se le gravidanze, invece, non sono desiderate, il discorso si complica notevolmente, ma questo non succederebbe se ciascuno di noi si desse la briga  di imparare, prima di darsi allo sport dell’infilare proprie appendici in altrui orifizi (o di offrire proprie cavità ad altrui convessità), come si faccia non tanto a generare figli, quanto a separare l’attività ludico-ricreativa da quella riproduttiva, in modo da poter decidere in modo consapevole se offrire un contributo personale alla perpetuazione della specie  (e, oggi, al sovraffollamento del pianeta) o rinunciare a farlo. Affari di ognuno.

Veniamo, adesso, alle unioni affettivo-coabitative: esistono forme di convivenza impostate sullo schema uomo+donna+eventuali figli, magari sancito da un particolare rituale religioso, ma anche schemi combinatorii più creativi, magari aborriti da questo o quel credo religioso. Benissimo. Affari di ognuno.

Proprio oggi, in Italia, si è deciso di celebrare il Family Day, col preciso intento di rimarcare la presunta superiorità dello schema uomo+donna+figli+benedizione cattolica rispetto a tutti gli altri tipi di unione: una sorta di (Catholic) Family Pride.  OK. Liberi di presumerlo. Ma non di pretendere l’accaparramento in esclusiva di tutta una serie di diritti da cui escludere chi la pensa diversamente.

Tutto qui. Anzi no. Aggiungo un documento. La

"Lettera di Marco Travaglio al cardinale Camillo Ruini"

«Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,

…. [cut]… 

come lei sa, hanno aderito all’iniziativa [Family Day, n.d.r.] moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa. Le cito qualche altro esempio da un bell’articolo di Barbara Romano su Libero. Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2 mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l’altra davanti al druido. Poi c’è l’Udc, l’Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati. Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra. Divorziati l’ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D’Onofrio ha avuto l’annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L’on. Enzo Raisi ha detto: "Io vivo un pacs". Altro "pacs" inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e risposato con l’ex assistente. Adolfo Urso è separato. L’unico big in regola è Alemanno: si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, poi ha convissuto a lungo. E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone. L’altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e "diverse convivenze". Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs [Oggi ‘Dico’, n.d.r.]. Risposàti pure Malan, D’Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato. Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l’idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal ‘93 l’assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d’imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l’iniziativa Multifamily Day. Marco Travaglio »

(Da http://www.anarkismo.net/newswire.php?story_id=5583 )

[Immagine da www.repubblica.it/…/stor_4134640_01510.jpg ]

A CIASCUNO IL SUO SESSANTOTTO

11 maggio 2007
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Nel 1998 Alberto Giovanni Biuso pubblicò il volume "CONTRO IL SESSANTOTTO", Guida Editore. Ecco la quarta di copertina:

«Stretto fra nostalgia e oblio, il ’68 rischia di perdere una delle sue caratteristiche decisive: l’aver costituito un’antropologia utopica di enorme fascino e quindi di sicura vittoria. A questa antropologia Contro il Sessantotto rivolge una critica serrata e documentata. Con la vivacità di una indagine storica che non rimane una semplice ricostruzione di avvenimenti, è un libro che intende pensare il ’68. Ma è anche un libro che tenta di cimentarsi con il presente, con i frutti ambigui di quella stagione, nel mondo della scuola. La conclusione è sorprendente: l’erede del ’68 abita dove meno lo si cerca, fra le fila della Destra televisiva»

Contro il "Sessantotto", Guida, Napoli 1998, pagine 108, £ 18.000    (Vincitore del premio Erewhon per la saggistica 1998)
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Quest’anno, invece, il 2007, ALESSANDRO BERTANTE ha pubblicato il volume: "CONTRO IL ’68", Agenzia X editore.
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 copertina
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Ecco la quarta di copertina:
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"Con questo pamphlet amaro e provocatorio Alessandro Bertante, figlio di quella generazione, solleva contro il mito del ’68 i dubbi, le critiche e i rancori di chi si è trovato a fare i conti con una realtà molto distante dalle favole compiaciute che i contestatori di un tempo si ostinano a rievocare.".
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Nel 1999 era comunque uscito:
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"SCOPPI IN ARIA: SCHOPENHAUER E I PINK FLOYD A VENEZIA", di Anonimo Veneziano, Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia. Eccone un passo:.
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«… Tre giorni dopo le prime lapidarie spiegazioni sul Sessantotto, era stato suo padre a riprendere il discorso: "Vedi", gli aveva chiarito, "da sempre i figli, giunti a una certa età, hanno prima messo tra parentisi i genitori, quindi sono entrati in aperta polemica con loro e infine hanno rifiutato il loro mondo. Se ogni generazione accettasse tali e quali i modelli culturali di quella che l’ha preceduta, l’evoluzione culturale sarebbe esasperantemente lenta o non si realizzerebbe affatto. Il conflitto generazionale non è uno strano sbaglio della natura, tutt’altro! Anzi, è uno dei tratti più qualificanti della società umana. Certo, adesso la condizione giovanile si è fatta sconcertante e contraddittoria. Da un lato il bambino, cresciuto in un ambiente ricchissimo di stimoli e di informazioni, si crede presto adulto e comincia a quattordici anni a maneggiare motori, a compiere scelte autonome… ". La voce gli vacillò per un attimo (forse pensava a Guiscardo), ma riprese: “Dall’altro l’ambiente, proprio per la sua complessità, esige da lui una lunghissima, insopportabile preparazione, che nei casi limite può arrivare fino a trenta-trentacinque anni, prima di rilasciargli la patente di membro della società. È una condizione terribile, di cui gli anziani devono rendersi conto prima di condannare ribellioni e intemperanze. Con questo non voglio dire che tutte le forme di protesta siano da accettarsi come proficue, tuttavia… " 
E poi gli aveva raccontato dei Beatles ("We all live in a yellow submarine, yellow sumarine, yellow submarine!"), del Vietnam, di Mao… 
Anche a Costante era venuta una gran voglia di ribellarsi, come ai sessantottini di allora.
"Purtroppo a te", gli aveva ricordato suo padre con un sorriso sornione, "è toccato essere giovane proprio negli anni del RIFLUSSO!"».
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Ieri 9 maggio 2007 Valerio Evangelisti in www.carmillaonline.com ha replicato a Bertante con l’articolo:
 
"MI DISPIACE, IL ’68 FU TUTT’ALTRO!"
Questo il link
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http://www.carmillaonline.com/archives/2007/05/002231.html#002231
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Nei commenti al post su Bertante in  Lipperatura dell’8 maggio scorso, tale SESSANTOTTINO DOC aveva ironicamente precisato:
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"Caro Bertante, troppo comodo dare la colpa ai padri. Noi ex sessantottini ci siamo fatti un culo così per fare il ’68. Adesso tocca a voi: fatevi il 2007, o il 2008, se preferite, ma lasciateci godere in santa pace le nostre meritatissime baby-pensioni…  La ricetta di dare la colpa ai padri resta vecchia, ma qualcuno disposto a trovarla comunque originale lo si trova sempre… La realtà è che, da un lato, la rivoluzione deve essere permanente, dall’altro bisognerà pure che chi ha già dato passi il testimone. O si vuole sempre la pappa pronta?"
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[http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/05/contro_il_68_1.html#comments]

UN MORSO DI SERPENTE SUL PREPUZIO

10 maggio 2007

Sono gli stessi Wu Ming, nell’ultimo numero di Giap

http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap11_VIIIa.htm

a segnalare il divertente articolo:

http://noantri.splinder.com/post/12081312,

da cui:

"… la cosa veramente figa dell’essere Wu Ming oggi è che se scrivi un libro che si preannuncia monumentale come "Manituana" (e che io, coglione che sono, non leggerò mai, perché l’argomento mi appassiona come un morso di serpente sul prepuzio) te lo recensisce sull’Espresso niente meno che Roberto Saviano.

Roberto SavianoIl che è il non plus ultra del gggiovanissimo e del frizzante, parliamoci chiaro, Saviano che recensisce i Wu Ming è come sesso sfrenato tra quindicenni: già sei Wu Ming e ci manca poco che Elisabetta Canalis si metta in coda per spompinarti aggratis, in più scrivi un libro, dopo diversi anni dall’ultimo, che si preannuncia un capolavoro, un libro che c’ha tutto un sottotesto che continua su Internet (ora c’è questa grandissima moda che uno scrive un libro che però c’ha tutto un sottotesto che continua su Internet e tu ti puoi collegare a un sito Web che ha il nome del libro e dove ci trovi delle cose fichissime, fantasiosissime, tipo delle musiche, la colonna sonora, il trailer, il TRAILER del libro!, dei bonus track nascosti, oppure il making of dell’opera con foto, sofferenza dell’autore e testi, al punto che il libro non è più soltanto un libro, l’opera letteraria non è più soltanto un’opera letteraria, ma è qualcosa di oltre, una sorta di installazione artistica che fonde diverse aree dello scibile e del creabile, così che tu, miserrimo lettore, quando hai finito di leggere il libro in questione, in realtà, non è che l’hai finito proprio di leggere) e, insomma, fatemi tornare a bomba, dicevo che già sei Wu Ming, già sei fico a tal punto, in più succede che scrivi "Manituana" e, ka-boom!, te lo recensisce il più famoso e bravo scrittore italiano emergente, Roberto Saviano quello-della-prima-puntata-di-Biagi, e dove?, sull’Espresso, l’Espresso, cazzo!, che è di sicuro il miglior settimanale d’inchiesta e approfondimento che ci abbiamo in Italia. Wow, che gran figata!… (eccetera)"

ALESSIO PAŠA, CHI ERA COSTUI?

9 maggio 2007

Alessio Paša, Appuntamento con il notaioIl

 

 

 

 

Scarica e leggi il libro

(ultimo nato di

Vibrisselibri)

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Malgrado il cognome di origine dalmata (suo padre si trasferì in Italia negli anni ’30), Alessio Paša (pronuncia “pascia”) è nato e vive a Genova. Dal 1974, anno del diploma di maturità scientifica, ha sempre lavorato in campo commerciale, marketing e acquisti. Dal 1985 al 2003 è stato prima direttore commerciale, poi amministratore di una azienda commerciale di proprietà famigliare. Da alcuni anni svolge l’attività di consulente in proprio e si occupa prevalentemente di formazione collaborando con importanti aziende italiane che operano in vari settori. Possiede un background come alpinista che, con l’età, si è trasformato in attività di specialista in ultramaratone di montagna. E’ sposato con una conosciuta psicopedagogista genovese, dalla quale ha avuto due figli, che adesso hanno 18 e 20 anni. “Appuntamento con il notaio” e “Paura della notte” sono la sua prima pubblicazione.

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LO SCRITTORE CERCA UN EDITORE

8 maggio 2007

Silent, please

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BUONA VISIONE.

OFFICINA ITALIA E IL QUARTO SESSO

7 maggio 2007

Clicca per ingrandire 

(Antonio Scurati)

"Il bravo Antonio Scurati organizza (con Alessandro Bertante) un festival dedicato alla creatività artistica italiana e convoca i migliori scrittori italiani a leggere in anteprima i brani delle opere che stanno creando (da cui il titolo «Officina Italia», dal 3 al 5 maggio alla Palazzina Liberty di Milano). Il bravo Antonio Scurati, divenuto famoso per aver attaccato Bruno Vespa in diretta tv mentre ritirava il Premio Campiello (edizione 2005, vinto con Il sopravvissuto) e che fece parlare di sé per l’invettiva contro Federico Moccia (definito «un nemico della civiltà letteraria»), invita al suo festival molti bei nomi: Roberto Saviano, Alessandro Baricco, Luciano Canfora, Alessandro Piperno, Carlo Lucarelli, Maurizio Maggiani e Gabriele Salvatores (che non è uno scrittore, ma parlerà del ruolo del libro in una civiltà dominata dalla cultura visuale – altra ossessione di Scurati, che ce l’ha a morte con la televisione per poi accorrere ogni volta che lo chiamano…). Bei nomi, niente da eccepire. Ma le donne? Possibile che non ci sia in Italia una donna abbastanza creativa per il bravo Scurati? Ahi ahi, molto politicamente scorretto. Ahi ahi, e adesso chi le sente Hillary e Ségolène? Però il bravo Scurati ha una risposta per tutto. Alla domanda: come mai non c’è una donna al suo festival? sapete cosa ha detto? «Me ne scuso. Il progetto è nato in fretta. Comunque il prossimo anno sarà tutto dedicato alle donne e ai transgender»…"  (Caterina Soffici su Il Giornale, 1° maggio 2007)

(Il resto qui: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=174838

"Gentile Caterina Soffici,
nel suo sferzante corsivo di martedì scorso mi biasima per non aver invitato nessuna donna a «Officina Italia», la manifestazione dedicata alla letteratura e alla creatività culturale italiana che aprirà i battenti domani a Milano. Ci sono alcune inesattezze nel suo articolo. Per esempio, non ho mai annunciato di voler dedicare l’edizione dell’anno venturo alle donne e ai transgender, come lei scrive, ma, eventualmente, «al secondo e al terzo sesso», che mi pare una nozione più inclusiva, interessante e meno provocatoria… " (Scurati su Il Giornale del 3 maggio 2007)

Il resto qui: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=175139

"Caro Antonio, voglio essere sincera così come lo sei stato tu ieri, scusandoti pubblicamente di fronte alla «grave mancanza» che incombe sulla prima edizione della tua officina letteraria… A titolo di parziale rimedio, infatti, ci informi che l’edizione dell’anno prossimo sarà «eventualmente» dedicata «al secondo e terzo sesso». La notizia non mi consola. Nemmeno mi intriga. Per me, l’altra metà del cielo siete voi. Tutto è relativo, ma sino a un certo punto: il secondo sesso non fa per me. Parliamoci chiaro: o è nato prima l’uovo o è nata prima la gallina. A metterla in termini agonistici (e siamo in tema, mi pare) sono entrambi farina del sacco nostro… e a proposito di sesso. Ho anche io una specie di presentimento. E cioè che oltre il secondo e oltre il terzo, cioè oltre il transgender, stia acquattato un quarto sesso. Quello degli uomini che la pensano un po’ come noi donne. Che si sentono più a loro agio in un pollaio che in un’arena per galli da combattimento. Per loro, come per noi, la letteratura non è competizione, ma passione. Elena Loewenthal"

La lettera integrale qui: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=175389 

Si veda anche Manuela Perrone qui:

http://blogodot.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1469781

"… Tra gli illustrissimi autori incaricati di scuotere la grigia gabbia invecchiata della cultura nostrana non c’è neppure una donna. Allora, già affranti ma non vinti, cerchiamo disperatamente nell’articolo sul Corriere uno straccio di scrittrice, un nome, soltanto un nome, anche del passato, pure straniero, una citazione a mezza penna, un’evocazione mitica. Niente di niente. Tranne la giornalista, autrice del pezzo. Che parte dai maschi protagonisti dell’Officina Italia per individuare i tre  gruppi maschi del potere letterario emergente: quello milanese (Scurati docet), quello romano (la scuola di Nuovi Argomenti) e quello "cannibale", a suo dire emarginato (Ammaniti, Scarpa&Co). Ci chiediamo se non sia lo specchio di un Paese intero. Questa è la cultura? Questa è l’avanguardia di cui siamo capaci?"

[Le ho ricordato nei commenti: "Be’, a Vibrisselibri.net, se ti può consolare, abbiamo Gaja Cenciarelli a capo della redazione, Stefania Nardini a capo dell’Ufficio Stampa, con Manuela Perrone come braccio destro… più un sacco di lettrici nel comitato di lettura:- ) ]

Ha dichiarato Giuseppe Genna qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/05/002223.html#002223 

"… quello che càpita a Milano, nel giro di pochi anni càpita a tutta Italia…"

Be’, – e mi picco di parlare a nome del quarto sesso – speriamo di no:- )

(Immagine da http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=175389 )

TENETE D’OCCHIO VIBRISSELIBRI

5 maggio 2007

Silent, please 

Pare che, tra diversi giorni, in Vibrisselibri ne esploderà una davvero fragorosa.

Al momento, un crescendo di inquietanti crepitii premonitori…

Tenete d’occhio il sito:

www.vibrisselibri.net

Silent, please

IL BLOG COME OSSESSIONE

4 maggio 2007

……………….

Sono le quattro e mezza del mattino. Un quarto d’ora fa mi sono svegliato con in bocca la parola serendipity, residuato di chissà quale sogno, ma anche con l’improvvisa amnesia del suo significato. Allora mi sono alzato, ho acceso il pc e consultato la fida (ehm, a volte anche infida) wikipedia, che ha chiarito:

"Serendipità è un neologismo ancora poco usato nella lingua italiana mentre è assai più diffuso nel mondo anglosassone. Proviene infatti dal vocabolo inglese serendipity, parola coniata nel 1754 dal letterato Horace Walpole il quale, rimanendo colpito dal racconto dei "Tre principi di Serendippo" di Cristoforo Armeno, ne estrasse un personalissimo principio.

Serendipità è dunque – filosoficamente – lo scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra. Ma il termine non indica solo fortuna: per cogliere l’indizio che porterà alla scoperta occorre essere aperti alla ricerca e attenti a riconoscere il valore di esperienze che non corrispondono alle originarie aspettative.

Oltre ad essere spesso indicata come elemento essenziale nell’avanzamento della ricerca scientifica (spesso scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro), la serendipità può essere vista anche come atteggiamento, e – come tale – viene praticata consapevolmente più spesso di quanto non si creda. Ad esempio tutte le volte che si smette di arrovellarsi nel ricordare un nome, nella speranza che l’informazione emerga da sé dalla memoria, in realtà ci si sta affidando alla serendipità.

Una famosa frase per descrivere la serendipità è del ricercatore biomedico americano Julius H. Comroe: «la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino»."

"Forse mi stavo solo arrovellando in sogno alla ricerca inconscia di un nuovo spunto per il blog", mi sono detto. "E così, in maniera perfettamente serendipica, ovvero con tecnica di creatività accidentale, nel sogno stesso devo essermi risposto: ‘Serendipity’."

Elementare, Watson!

Soddisfatto, adesso me ne torno a letto.

[Si confronti: "La notte dei blogger viventi"]

[Immagine da www.intelligence-creative.com ]