Archive for giugno 2007

EMILY BRONTË E IL LIVELLO 2

4 giugno 2007
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Ho sempre trovato stroaordinaria l’analisi di “Cime Tempestose” operata da David Cecil e ripresa da Mario Praz nella sua “Storia della letteratura inglese” (Sansoni Editore, 1968), splendido manuale su cui a suo (mooolto suo🙂 ) tempo preparai alcuni esami. L’ho recuperata per voi. Eccola:
 
“La filosofia, se così vuol chiamarsi, che s’incarna in Wuthering Heights è che tutto il creato, animato o inanimato, fisico e psichico, è espressione di certi vivi princìpi spirituali: da un lato quel che può definirsi il PRINCIPIO DELLA TEMPESTA – l’aspro, lo spietato, il selvaggio, il dinamico – dall’altro il PRINCIPIO DELLA CALMA – il dolce, il clemente, il passivo, il mansueto. I due principi sono in contrasto, e insieme compongono un’armonia. Così osserva David Cecil (Early Vctorian Novelists, Londra, 1934), e può aggiungersi che a questo modo la concezione della vita di Emily Brontë appare straordinariamente vicina a quella di William Blake, l’unico artista inglese, anch’egli un isolato, a cui la Brontë, che forse non ne seppe neanche il nome, rassomiglia. La tigre – l’agnello: quel contrasto che è il motivo centrale del Blake lo è pure della Brontë. Ancora: la vita degli uomini e quella della natura sono per lei sullo stesso piano; un uomo irato e un cielo irato non sono simili metaforicamente, ma essenzialmente, manifestazioni di un’unica realtà spirituale. Ai personaggi della Brontë non è applicabile l’ordinaria antitesi tra bene e male. Essi non cercano di por freno alle loro passioni devastatrici, non si pentono dei loro atti di distruzione; ma siccome quegli atti e quelle passioni non sgorgano da impulsi di natura distruttiva, bensì da impulsi che son distruttivi solo perché stornati dal loro corso naturale, essi non sono ‘cattivi’. Inoltre la loro ferocia e la loro spietatezza hanno, nel loro ambito naturale, una parte da rappresentare nel disegno del cosmo, e come tali devono accettarsi. Il punto di vista di Emily Brontë non è immorale, ma premorale. Sicché il conflitto cui assistiamo nel suo libro non è quello consueto dei romanzi vittoriani, tra bene e male; è piuttosto un contrasto tra simile e dissimile. Se non si tien presente questo sostrato filosofico della Brontë, se invece di pensare all’ ‘enantiotropia’ di un Eraclito, pensiamo all’imperativo categorico di Kant, l’amore di Catherine, tra l’altro, diventa incomprensibile, ché, a giudicarlo coi canoni ordinari, il lettore non intende che cosa la donna trovi d’attraente in Heathcliff, né perché il marito di lei non dovrebbe prendere offesa della sua passione per costui. In verità, il sesso ha poco a che fare coi personaggi della Brontë: l’amore di Catherine è esente da sensualità come la forza che attrae la marea alla luna, il ferro alla calamita, e non ha più tenerezza che se fosse odio. A quell’amore par si addica il nome di ‘ira’ che i nostri antichi davano all’ardore dell’appetito: ‘destandos’ira la qual manda fuoco’ (Guido Cavalcanti, canzone ‘Donna mi prega’). Ira e umiltà, tigre e agnello: ecco i termini del cosmo della Brontë. Da un lato Wuthering Heights, la terra della tempesta, su nell’arida brughiera, nuda all’assalto degli elementi, naturale dimora della famiglia Earnshaw, indomiti figli della tempesta. Dall’altro, protetta dalla frondosa valle sottostante, Thrushcross Grange, l’appropriata dimora dei figli della calma, i gentili, i passivi, timidi Linton (il paesaggio, piuttosto che direttamente descritto, è costantemente presente nelle parole, nelle allusioni dei personaggi; così la Brontë ha compiuto il miracolo del massimo effetto di scenario col minimo dei mezzi). Ciascuno di quei due gruppi, seguendo la natura nella sua sfera, cospira a comporre un’armonia cosmica. È la distruzione (a opera di Heathcliff) e la restaurazione di quest’armonia che, secono l’analisi del Cecil che abbiamo seguita, forma il tema del racconto. Che è molto complesso: c’è infatti una seconda generazione in cui la netta distinzione tra i figli della tempesta e i figli della calma s’è smussata; essi partecipano d’entrambe le nature; ma con questa differenza, che Hareton (figlio di Hindley Earnshaw) e Catherine (cioè la seconda Catherine, o Cathy, la figlia di Catherine Earnshaw e di Edgar Linton ) sono figli dell’amore, e così combinano le qualità positive dei loro genitori, la gentilezza e la costanza della calma, la forza e il coraggio della tempesta; Linton, invece (il figlio di Isabella e di Heathcliff) è figlio dell’odio, e combina le qualità negative dei propri genitori: la viltà e la debolezza della calma, la crudeltà e la spietatezza della tempesta. Tale lo schema del romanzo, logico come il profilo d’una fuga musicale, per adoperare la felice similitudine di Cecil: schema da poema epico e da tragedia più che da romanzo.”
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[Immagine in alto da www.lowryjames.com/lowry/images/items/1664.jpg ]
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A “Cime tempestose” – divenuto più volte sceneggiato televisivo e film -qualche anno fa si ispirò anche la cantante KATE BUSH per il suo  hit “Wuthering Heights“, così adempiendo anzitempo alle profezie dei Wu Ming sul LIVELLO 2, “il luogo dove i contenuti di un romanzo vengono amplificati, estesi, messi in risonanza”:- )

Out on the wiley, windy moors
We’d roll and fall in green.
You had a temper like my jealousy:
Too hot, too greedy.
How could you leave me,
When I needed to possess you?
I hated you. I loved you, too.
Bad dreams in the night
You told me I was going to lose the fight,
Leave behind my wuthering, wuthering
Wuthering Heights.

Heathcliff, it’s me, your Cathy, I’ve come home. I´m so cold,
let me in-a-your window

Heathcliff, it’s me, your Cathy, I’ve come home. I´m so cold,
let me in-a-your window.

Ooh, it gets dark! It gets lonely,
On the other side from you.
I pine a lot. I find the lot
Falls through without you.
I’m coming back, love,
Cruel Heathcliff, my one dream,
My only master.

Too long I roamed in the night.
I’m coming back to his side, to put it right.
I’m coming home to wuthering, wuthering,
Wuthering Heights,

Heathcliff, it’s me, your Cathy, I’ve come home. I’m so cold,
let me in-a-your window.

Heathcliff, it’s me, your Cathy, I’ve come home. I’m so cold,
let me in-a-your window.

Ooh! Let me have it.
Let me grab your soul away.
Ooh! Let me have it.
Let me grab your soul away.
You know it’s me–Cathy!

Heathcliff, it’s me, your Cathy, I’ve come home. I´m so cold,
let me in-a-your window
Heathcliff, it’s me, Cathy, I’ve come home. I´m so cold,
let me in-a-your window.

Heathcliff, it’s me, your Cathy, I’ve come home. I’m so cold.

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CARLA FORCOLIN SU CHIESA E PEDOFILIA

2 giugno 2007
Ieri pomeriggio sono andato a vedere il film Breakfast on Pluto [titolo che si è avuto cura di non tradurre in italiano: "Colazione su Plutone" suona un po’ burino, n.d.r.]. Sala vuota. Io unico spettatore. Ho trovato irritante il doppiaggio (soprattutto la voce in falsetto del trans ‘Gattina’, figlio occulto di un prete e della sua giovane perpetua); belle le canzoni; abbastanza improbabile – anche se a suo modo capace di intrattenere – il mix di bombe (nell’Irlanda degli anni’70)/ ricerca e ritrovamento della mamma inghiottita dalla grande metropoli/ peripezie di Patrick finito in un corpo sbagliato.
Tornato a casa, ho trovato una mail di Carla Forcolin (l’autrice di "Mamma non mamma", Marsilio, e presidente della fondazione La Gabbianella), sul servizio passato l’altra sera in tivù da Santoro. Faccio notare che il conduttore si è più volte premurato di ribadire: "STIAMO PARLANDO DI SINGOLI EPISODI, NON VOGLIAMO FARE GENERALIZZAZIONI SU CASI A SÉ NEL MONDO ECCLESIASTICO"…
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Ecco la lettera di Carla:
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"Ieri sera ho visto quasi per caso il programma di Santoro e il filmato sui preti pedofili. Ho sentito le testimonianze di persone che sono state abusate per anni (una donna dai 10 ai 25 anni!) senza riuscire a ribellarsi per l’insieme di pressioni psicologiche, di vergogna, di abuso di potere, di connivenze, esercitato su di loro. Ho sentito cose orrende: bambine costrette a rapporti orali spacciati per cose simili all’eucarestia, bambini additati dai coetanei come ‘spose’ del prete, trasferimenti continui dei preti pedofili da parte delle autorità ecclesiastiche, anziché loro immediata sospensione e denuncia ai tribunali ordinari. Non posso fare a meno di pensare che l’Italia, dove il potere della Chiesa è più grande di quello di qualsiasi partito, subisce in continuazione la volontà sessuofoba della chiesa in tutte le questioni di coscienza e di cura dell’infanzia: siamo l’unico paese, tra quelli europei che hanno un osservatorio sull’infanzia, a non permettere l’adozione ai single, costringiamo le coppie sterili ad andare all’estero per farsi aiutare nel concepimento, le coppie divorziate non possono avvicinarsi all’eucarestia, le comunità religiose continuano ad ospitare i bambini senza famiglia, ricevendo laute rette, senza che ci si impegni veramente nel riformare la legge sull’adozione e a varare l’affidamento famigliare, l’insegnamento della religione cattolica è d’obbligo nelle scuole e la materia alternativa è sempre stata una cenerentola, eccetera. Tutto ciò non per colpa della chiesa, ma perché i politici di tutti gli schieramenti vogliono i voti cattolici. Io non ho mai visto un prete buono e sano essere sessuofobo, ma la chiesa lo è ed è causa di sessuofobia nel paese. Pochi giorni fa, sentendo che la sottoscritta, come single, aveva preso due volte in affidamento dei bambini, un giornalista mi ha chiesto: “Ma lei è eterosessuale?”. Come se essere non sposata significasse essere omosessuale, come se il matrimonio fosse l’attestato della ‘normalità’. Purtroppo equazioni che nascono da menti malate si fanno in continuazione ed allora, come ‘single’ potrebbe essere sinonimo di omosessuale, l’omosessualità viene scambiata con la pedofilia. Solo menti malate possono pensare questo, mi sono sempre detta: ora è chiaro che certi diktat che fanno a pugni con il sentire comune vengono proprio dalla stessa chiesa che copre i preti pedofili. Da quella chiesa (non marginale) che preferisce mantenere intatto il proprio potere piuttosto che consegnare i pedofili esistenti al proprio interno alla giustizia. Spero che i politici se ne ricordino alla prossima occasione in cui ci si troverà a dover combattere con il cosiddetto ‘partito trasversale’ fedele alla rigida morale cattolica, che tutti predicano quando si deve votare e pochi rispettano, a partire da chi la predica." 
(Carla Forcolin)
Segnalo anche l’articolo: "L’immunità sull’altare del peccato", di Slavoj Zizek, su www.carmillaonline.com e le riflessioni di Luca Tassinari ("Dei delitti e delle pene ecclesiastiche") su www.letturalenta.net (post del 1° giugno).

L’ANGELO DELLA TEMPESTA

1 giugno 2007
The moors
The dark moors around Haworth feature in much of the Brontë’s work
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Mi riattacco al post di ieri per aggiungere che quando, da adolescente, lessi per la prima volta il romanzo "Villette" di Charlotte Brontë (doppio volumetto B.U.R., primi anni Sessanta, nella traduzione di Marcella Pavolini Hannau), mi trovavo in collegio e di conseguenza adoravo i romanzi di ambiente collegiale. In quella prima traduzione italiana il romanzo si intitolava, guarda caso, Collegio Femminile. Già allora l’angelo della tempestaangel of tempest – del capitolo conclusivo mi lasciò una suggestione tutta particolare: annullava la melassa di "Fauborg Clotilde" (con la sua casina piccina picciò, in cui tutto era lindo e carino), dava un’eccitante frastornata al lettore, restituiva la protagonista Lucy Snowe alla truce visione del mondo che le competeva (non si cresce invano a ridosso di un cimitero tra le brughiere dello Yorkshire, sotto un cielo perennemente corrusco e in un susseguirsi di malattie e funerali!) e soprattutto – ci si augurava – alla sua sana battaglia contro gli stereotipi in cui più d’un uomo, per tacere della società nel suo complesso, avevano preteso di irrigidirla (si dice che con Lucy Snowe, eroina che "si emancipa", entri nel Romanzo nientemeno che la donna moderna, pronta a girare al mittente – maschile – gli schemi di comportamento allora ritenuti appropriati per un’esponente del suo sesso, per giunta nelle sue condizioni). Non immaginavo, allora, che molti anni dopo Aldo Busi, direttore della collana Classici Classici della Frassinelli, mi avrebbe affidato una nuova traduzione dell’opera, quella che uscì nel 1997 con il titolo: "L’ANGELO DELLA TEMPESTA". Curai anche una postfazione e una nota biografica in cui scrissi: «… Le ragazze Brontë tentarono di guadagnarsi da vivere dedicandosi all’insegnamento. Charlotte fu la prima a cercare d’uscire dalla ristretta cerchia familiare. Nel 1835 andò come istitutrice alla Roe Head School (della quale era stata a suo tempo allieva), poi pensò di aprire con Emily una scuola per proprio conto, a cui non si iscrisse nessuna allieva. Nel 1842 le due sorelle si recarono a Bruxelles per otto mesi al Pensionnat Héger, la scuola di Monsieur Constantin Héger (il collerico ma mentalmente possente ispiratore della figura di Paul Emanuel in Villette), allo scopo di completare la conoscenza delle lingue. Le richiamò a casa la morte della zia materna, Mrs Branwell, che le aveva allevate. La vita familiare a Haworth procedette sotto l’incubo della degradazione fisica e morale di Patrick Branwell, che morì alcoolizzato. Nel 1845 Charlotte scoprì le poesie di Emily e la persuase a pubblicarle insieme alle proprie e a quelle di Anne (Poems by Currer, Ellis e Acton Bell). Se ne vendettero solo due copie. Il primo romanzo di Charlotte, The Professor, del 1846, venne respinto dagli editori. Nel 1847 Charlotte ci riprovò con Jane Eyre, e questa volta con maggior successo. Nello stesso anno Emily pubblicò Wuthering Heights e Anne Agnes Grey. Nel 1848 Emily si spense. Pochi mesi dopo, a Scarborough, trapassò anche Anne, che fu sepolta là. Charlotte compose altri due romanzi: Shirley (1849) e Villette (1853), quest’ultimo suggerito dall’esperienza belga (a Bruxelles Charlotte, straniera e anti-cattolica, aveva conosciuto sia un nuovo tipo di sfida, sia un nuovo senso di straniamento). Nel 1854 Charlotte sposò l’aiutante del padre reverendo A.B. Nicholls, ma morì l’anno dopo all’età di 39 anni, senza aver dato alla luce il figlio che aspettava. Solo nel 1857 The Professor, il suo primo romanzo così tenacemente rifiutato dagli editori, uscì postumo con una prefazione del marito. Nello stesso anno fu pubblicata anche la biografia di Elizabeth Gaskell The Life of Charlotte Brontë
 
Avrei potuto intitolare il post di ieri "Breve la vita infelice delle sorelle Brontë". Molto più lunga e felice, in compenso, sarà sicuramente quella delle loro opere.