Archive for settembre 2007

V GIORNATE DELLA TRADUZIONE LETTERARIA

27 settembre 2007

(Urbino, il Palazzo Ducale)

Sono in partenza per Urbino, dove dal 28 al 30 settembre si terrà la quinta edizione delle "Giornate della Traduzione Letteraria" a cura di Stefano Arduini e Ilide Carmignani, con tanta gente dell’editoria, compresa Margherita Forestan, ex direttrice editoriale di Mondadori Ragazzi da me trasformata – anni fa – in personaggio fantastico nell’opera "L’incredibile storia della Fata Fatuccia e della Strega Forestana":-)

Questo il programma della prima giornata:

VENERDI’ 28

ore 10.30 Accoglienza partecipanti

ore 15.00 Saluto del Rettore e delle Autorità Accademiche

Giovanni Bogliolo

Saluto del MInistero per i Beni e le Attività Culturali

Vitaliana Vitale, Umberto D’Angelo

Saluto Reference Mondadori

Margherita Forestan, Elena Dal Pra

Apertura Giornate

Stefano Arduini, Ilide Carmignani

ore 15.30 Conferenza inaugurale

Peeter Torop

ore 16.30 Consegna del Premio per la Traduzione

ore 17.30 Seminari

Susanna Basso, Traduzione e creatività

Alessandra Bazardi (Harmony), La traduzione del romanzo rosa

Massimo Bocchiola, Tradurre lo slang (inglese)

Mariarosa Bricchi (BUR), La scheda di lettura come microgenere letterario

Marisa Caramella (Mondadori), Come affrontare una prova di traduzione per un editore

Roberto Danese, Vortere italice. La traduzione dei classici greci e latini nell’editoria odierna

Umberto D’Angelo, Tradurre da lingue altre: aspetti culturali e forme di sostegno istituzionali

Lorenzo Enriques, La Zanichelli e i traduttori

Enrico Ganni, L’edizione delle opere di Walter Benjamin (tedesco)

Giuseppe Grilli, Interpretare e tradurre: il caso Cervantes

Elena Liverani, Fraseologia e dizionari (spagnolo)

Ena Marchi (Adelphi), Editing e traduzione

Yasmina Melaouah, Il mondo fuori dal dizionario (francese)

Bruno Osimo, Conseguenze delle scelte traduttive con esempi basati sulla traduzione della Bibbia

Alberto Rollo (Feltrinelli), Prima dei libri, intorno ai libri

Giovanna Scocchera, Le deviazioni dallo standard linguistico (inglese)

E qui il programma integrale:

http://www.centroeditoria.it/index.php?option=com_content&task=view&id=38&Itemid=0

Propongo, adesso, uno spunto di riflessione:

come tradurre dall’italiano all’inglese la struggente poesia "IL DRAMMA ECOLOGICO"?

Questo il testo:

"Il mare

era

così sporco

che invece

della risacca

c’era

la ricacca"

               (Lucio Angelini)

Difficile trovare una soluzione traduttoria che riproduca in inglese il gioco italiano tra ‘risacca’ e ‘ricacca’… In genere si ricorre a soluzioni più o meno vagamente imparentate con gli anafonismi originali. Ecco il tentativo di un amico di madrelingua inglese:

"The sea

was

so dirty

that

instead of the

usual UNDERTOW

there was only

a huge pile  

of NUMBER TWO"

Peccato solo che, partendo da questa traduzione inglese, un altro amico abbia ritradotto in italiano:

"Il mare era cosi inquinato
che non c’era risucchio
ma solo tanta merda"

Non è chi non colga l’impoverimento avvenuto nel passaggio da una traduzione all’altra:- )

—-

Altro esempio. Come tradurre in inglese il seguente gioco di parole:

"Sapete perché il maialetto è un nottambulo?"
"No, perché?"
"Perché non va mai-a-letto." ?

Eccetera.

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FRANCIS LONEY A VENEZIA

26 settembre 2007

Sono amico del fotografo inglese Francis Loney dai tempi dei Beatles e di Carnaby Street. In questi giorni è mio ospite a Venezia. Il suo sito professionale è qui:

www.francisloney.co.uk

Ieri abbiamo visitato insieme la mostra "VENEZIA E L’ISLAM" a Palazzo Ducale. Oggi lo porto a guazzare nelle piscine calde delle Terme Euganee, visto che piove:-)

(Immagine dal sito di Francis).

BEPPE GRILLO SUL PONTE DI CALATRAVA

25 settembre 2007

(Il ponte di Calatrava)

Da "La NUOVA VENEZIA" di ieri:

IL CICLONE GRILLO A JESOLO

"Quel ponte di Calatrava ditemi a cosa serve"

«[cut]… questo Calatrava, sapete come lo chiamano all’estero? Dalìalà, perché non si capisce a cosa servano i ponti che fa. Utilissimo, quello di Venezia, costato milioni di euro, unisce il parcheggio alla stazione, la stazione al parcheggio, così chi arriva in auto va a vedere chi scende dal treno. Bisogna fermarla, questa gente qui… »

Immagine da http://www.invenicetoday.com/tour/ponti/4ponte.htm

IL GRIDO DI GIUSEPPE GENNA

24 settembre 2007

demetriopaolin.jpg.

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(Demetrio Paolin)

«Sto leggendo un manoscritto, un romanzo inedito: si intitola Il mio nome è legione, il suo autore è Demetrio Paolin, autore tra l’altro di Una tragedia negata, un saggio sui Settanta in uscita per il Maestrale, dopo essere passato per la fionda di vibrisselibri. [cut]… Non voglio dire nulla della storia, voglio soltanto asserire che Paolin fa crescere, con una pressione interna che schianta, un personaggio universale, ai limiti del teologico (no: oltre i limiti del teologico), una stazione dopo l’altra, in una via sacra affrontata da una santità ambigua e inconsapevole, al di là della morale e alla ricerca dell’appiglio morale. Il suo protagonista è l’uomo dostoevskijano oggi: il residuo coriaceo che rimane, il dubbio e lo schianto nel mondo di oggi e nella memoria di ogni ieri."»

A entusiasmarsi così è Giuseppe Genna, un recensore tutt’altro che facile a lasciarsi schiantare dalla pressione interna di un libro o dalla rappresentazione dello schianto nel mondo oggi e nella memoria di ogni ieri. Il titolo del pezzo è: "PUBBLICATE IL MIO NOME È LEGIONE!", un grido apertamente rivolto agli editori.

Il resto dell’articolo è qui:

http://www.giugenna.com/interventi/pubblicate_il_mio_nome_e_legio.html#040499

Complimenti, dunque, al vibrisselibraio Demetrio Paolin e complimenti anche a Giuseppe Genna per essersi complimentato con lui. Se la fionda di Vibrisselibri ha lanciato Paolin come saggista, quella di Genna tenta di farlo come romanziere. Speriamo che, lancia oggi, lancia domani, il buon Demetrio finisca per schiantarsi davvero sul mercato (editoriale) sottostante:- ).

LO SCRITTORE PER RAGAZZI. 8° E ULTIMA PUNTATA

20 settembre 2007
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Da "IL FANTOMATICO PIACERE DELLA LETTURA" (Dialogo tra un Appassionato di Libri e un Giovane Alitterato) di Lucio Angelini.

[CUT]

"Per tornare alle fiabe, desidero leggerti una lettera che ho trovato nella rubrica della posta del quotidiano ‘La Repubblica’ proprio qualche giorno fa. L’ ho ritagliata e incollata qui sull’agenda. Si intitola ‘RICOMINCIAMO DALLE FIABE’. Ascolta:
 
‘Cara Barbara Palombelli’"
 
"Chi è Barbara Palombelli?"
 
"La redattrice che cura la rubrica, e che aveva già ricevuto e pubblicato molte lettere sullo sbandamento e il disagio di vivere di molti giovani. Ascolta: ‘… a proposito di anoressia, bulimia, suicidi giovanili e altre forme di resa alle difficoltà della vita, variamente avvertita come insostenibile, vorrei rivolgere un tempestivo consiglio non tanto alle persone già coinvolte in tali vicende, quanto ai nuovi genitori, per aiutarli a strutturare meglio la personalità dei propri ‘cuccioli’; forte della mia piccola competenza settoriale, vorrei ricordare loro la fondamentale importanza di una bella scorpacciata, negli anni giusti, di… fiabe! Ci sono, nelle fiabe, due ingredienti assolutamente salutari e determinanti: 1) le peripezie (o prove che l’eroe deve superare); 2) il lieto fine (vittoria dell’eroe). I bambini hanno assolutamente bisogno di consolidare la propria capacità di speranza, di fortificare un automatismo che li spinga a considerare ogni batosta solo momentanea, accessoria, assolutamente non pregiudizievole del successo finale, una sorta di inevitabile scotto da pagare, semmai, per averlo. A questo servono le cosiddette peripezie delle fiabe. Identificandosi nell’eroe di una fiaba, il bambino si allena da un lato a incassare (insieme a quello) tutta una serie di scacchi, dall’altro a considerarli irrilevanti ai fini del successo complessivo. Nelle fiabe nessuno si arrende al proprio destino e i brutti anatroccoli diventano regolarmente degli splendidi cigni. I personaggi delle fiabe vivono una vita intessuta di desideri che si realizzano ad onta di qualunque ostacolo di partenza o incidente di percorso (una famiglia poverissima, un padre che li porta a perdere nel bosco, delle prove da superare… ). Finché si è piccoli, poco strutturati, si ha assolutamente bisogno di fare un bel pieno di fiducia. Poi, quando si è preso coraggio, si abbandonano le fiabe e si fa il gran salto nella realtà, ma, e qui sta il punto, ARMATI DI SPERANZA. Ecco, dunque, in sintesi, il mio consiglio: RICOMINCIARE DALLE FIABE.’"
"Be’, credo di aver capito che cosa intendesse dire quel lettore con la propria lettera. Ma il problema vero, secondo me, non è quello di far amare le fiabe. Non ci vuole molto. Figuriamoci, piacevano anche a me!… forse perché, in fondo, dovevo solo ascoltarle. Il problema vero è far amare ai ragazzi la lettura di libri quando sono un po’ più grandi. Per quanto mi riguarda, la sola idea di prendere un libro in mano mi fa star male."
"È proprio di questo che abbiamo parlato fin adesso. La soluzione, come ho cercato di farti capire, è combattere i pregiudizi con cui in genere si guarda alla lettura libera. Leggere libri è una cosa bella, capace di regalare enormi e impensate emozioni. Solo che bisogna avere la pazienza di individuare gli autori giusti e i libri giusti, che non sono gli stessi per ognuno. Non tutti i libri, ti ripeto (e vorrei che te lo ficcassi bene in testa), sono fatti per piacere a chiunque. Il piacere della lettura va conquistato attraverso una faticosa esplorazione personale. È un po’ come per L’isola del tesoro. Bisogna prima cercarla, per poterci mettere piede. Se poi si ha anche una mappa, tanto meglio."
"Ma se un ragazzo non ne vuole proprio sapere e si rifiuta di aprire un libro?"
"Be’, in quel caso conviene lasciarlo in pace, come dice Pennac, ad evitare che l’idea della lettura gli si abbini per sempre, nella mente, a quella di tortura. Meglio più tardi, magari, che mai."

PERCHÉ SCRIVERE?

18 settembre 2007

 

(Milena Agus)

Ogni tanto faccio una capatina nel deterioratissimo niusgruppo it.cultura.libri , tanto per vedere che aria tira.

Proprio ieri ho beccato questa perla di thread, avviato da tale Moor il 16/09/07:

"PERCHÉ SCRIVO – MILENA AGUS"

«Ciao, se non sbaglio è appena uscito ‘perchè scrivo’ di Milena Agus. Qualcuno di voi lo ha letto? Cosa ne pensate? Le recensioni sembrano entusiaste… Saluti. Moor»

Ha risposto tale Laura:

«Il titolo esatto è "Perché scrivere". Avendo letto "Mal di pietre", penso sia giusto che Milena Agus si ponga l’angoscioso quesito. Anzi, potesse arrivare alla conclusione che non c’è nessuna ragione perché lei scriva, ne sarei entusiasta anch’io.»

E tale "w":

«ROTFL!

(se tu ci recensissi "Mal di pietre", potrebbe essere un buon contravveleno).»

Di "Mal di pietre", però, finalista allo Strega, Giovanna Zucconi ha scritto:

tuttolibri -la stampa del 31/03/2007
Parigi scopre un bijou sardo di giovanna zucconi
Libro: Mal di pietre

«"Ce livre est un bijou". In classifica, sia pure al sedicesimo posto, c’è questo romanzo-gioiello, la storia di una donna dai lunghi capelli neri che trova prima marito e poi l’amore, durante una cura termale. Chissà se, per rimbalzo esterofilo, anche gli italiani lo leggeranno in massa e con altrettanto entusiasmo. Non occorre neanche aspettare che sia tradotto, il bijou. Mal de pierre altro non è che Mal di pietre della scrittrice sarda Milena Agus, pubblicato da nottetempo. Merita.»

E F.G. su L’ESPRESSO del 19/04/07:

Milena chi? di F. G.
Libro: Mal di pietre

«Le vie del successo sono misteriose. Quasi sconosciuta in Italia, [ma ormai famosa in Francia] dove i suoi romanzi hanno venduto migliaia di copie, Milena Agus è stata una degli autori più corteggiati all’ultimo Salone del Libro di Parigi. Recensioni superlative, interviste, file di lettori in attesa. Tradotto dalla piccola casa editrice Liana Levi, il suo romanzo "Mal di pietre", grazie all’appoggio entusiastico della critica e al passaparola dei lettori, ha già bruciato 60 mila copie, conquistando i piani alti delle classifiche. Adesso l’editore italiano, nottetempo, spera che il successo d’oltralpe risvegli l’attenzione dei lettori nostrani.»

[Immagine da http://www.edizioninottetempo.it/ ]

TEMA: COME HO PASSATO IL WEEKEND

17 settembre 2007

(Ferrata Stella Alpina)

Bisogna sapere che alla mia collezione di ferrate difficilissime mancava solo la "Stella Alpina" sul Monte Agner, nelle Pale di San Lucano. Ebbene, proprio sabato mattina, in compagnia dei bolognesi Paolo e Matteo, e del mestrino Stefano, ho finalmente chiuso la serie (ma sì, che dite? certo che avevo già fatto la Costantini, la Piazzetta, la Tomaselli, la Pisetta e la Mori!!!). Raggiunto con la seggiovia da Frassené (a pochi chilometri da Agordo) il rifugio Scarpa, ci siamo incamminati trepidanti verso l’attacco, a una quarantina di minuti circa più in alto. Per i dettagli della ferrata vi rimando all’accurata descrizione e alle foto presenti nel sito:

http://www.vieferrate.it/ferratastella.htm

Direi che l’aspetto da tenere maggiormente in considerazione è la lunghezza del percorso completo. Arrivati al bivacco Biasin, sotto la cima dell’Agner, abbiamo trovato un piccolo branco di camosci bighelloni che poi ci hanno accompagnati anche per un tratto del sentiero di ritorno (cfr. l’esclamazione: "Non ci sono più i timidi camosci di una volta!").

stellalpina2.

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(Apro la porta del bivacco Biasin. Foto di Paolo Venturi)

Nel libro di vetta, peraltro, dentro il bivacco, abbiamo letto le righe scritte dall’escursionista bolognese Andrea Guglielmi che un paio di settimane fa è morto scendendo dalla parte sbagliata. Aveva scritto: "L’ho trovata particolarmente difficile, e sì che ne ho fatte un centinaio. Ora scendo verso Col di Prà". Qualcuno aveva aggiunto in calce: "perito nel Vallòn delle Scandole". Povero ragazzo…

http://www.montagna.tv/?q=node/5832

Noi, per scendere, abbiamo optato per la via normale, purtroppo interminabile, e così alle nove di sera eravamo ancora in mezzo al bosco. Sono tornato al Lido di Venezia che era l’una di notte e ho messo la sveglia per le 6. Per ieri, domenica, infatti, mi ero iscritto a un ampio giro in barca con Trekking Italia nella laguna sud (la parte dietro la Giudecca verso Chioggia, per intenderci). Per fortuna è stata una splendida giornata di sole e così ho potuto rilassarmi spaparanzato per ore e ore sulla prua del barcone in costume da bagno. Abbiamo vagato per canali, canaletti, barene, canneti, piante di salicornia, eriche di palude fino allo stucchevole casone di valle Zappa

http://sbmp.provincia.venezia.it/mir/itinera/archeo/zappa0.htm

con tappe a terra nell’isola di Pellestrina, a Malamocco eccetera. Il rientro, per accontentare i milanesi, è avvenuto lungo il Canal Grande. Insomma, un bellissimo week end, anche se ancora risento della sfacchinata della Stella Alpina. Ma credetemi, provo la stessa soddisfazione di un bambino che abbia completato il suo primo album di figurine Panini:- )

Buona settimana a tutti.

[Immagine in alto tratta dal sito www.vieferrate.it]

LO SCRITTORE PER RAGAZZI (7° puntata)

14 settembre 2007
(Gianni Rodari)

Da "IL FANTOMATICO PIACERE DELLA LETTURA" (Dialogo tra un Appassionato di Libri e un Giovane Alitterato) di Lucio Angelini.

[CUT]
"Secondo lei sono più importanti gli scrittori per adulti o gli scrittori per ragazzi?"
"Vuoi sapere se lo scrittore per ragazzi è uno scrittore di serie B, uno scrittorino, come pretendono molti, o se ha la stessa dignità dello scrittore per adulti?"
"Sì."
"Be’, proprio ultimamente vi è stata una polemica sui giornali riguardo alla figura dello scrittore per ragazzi: tutto è iniziato con un articolo di Nico Orengo, direttore dell’inserto libri del quotidiano La Stampa, che si è domandato: ‘L’isola del tesoro’ è un libro per ragazzi o per adulti? E ‘La fattoria degli animali’? E la trilogia di Calvino sugli ‘Antenati’?"
"Trilogia, ha detto?"
"Sì, non spaventarti. Vuol dire solo ‘discorso in tre libri’. Nel caso di Calvino Il Barone rampante, Il Cavaliere inesistente, Il Visconte dimezzato."
"Ma lo scrittore per ragazzi si distingue o no da quello per adulti?"
"La risposta di Nico Orengo è che uno scrittore non ha etichette: o è scrittore o non lo è."
"E dunque?"
"A Nico Orengo, qualche giorno dopo, ha risposto un altro scrittore chiamato Roberto Denti, che è anche critico."
"E che cosa ha detto?"
"Che da un lato Orengo ha ragione: o si è scrittori o non li si è; che il confine tra il libro destinato ai ragazzi e quello destinato agli adulti è molto labile; ma che esiste comunque una specificità, che non può venire dimenticata: la letteratura per ragazzi, secondo lui, è una letteratura basata sull’avventura e sulla capacità dello scrittore di far viaggiare i propri lettori con la fantasia, e di catturarne l’attenzione con forti stimoli."
"Secondo me, se uno scrittore vuole essere sicuro di poter piacere ai ragazzi, è sufficiente che infili nei suoi romanzi una buona dose di mostri e di cose disgustose."
"La mia amica Margherita Forestan[1] sostiene che uno scrittore per ragazzi non deve solo addentrarsi nei nuovi stereotipi che si vanno formando (un filo di crudeltà, tante schifezze che piacciono ai più giovani, zanne e orchi a volontà), ma costruire una storia che sia intrigante, che tenga desta l’attenzione, che accenda l’interesse e spinga il lettore a continuare la lettura per vedere come una situazione si evolve o va a finire. Purtroppo i ragazzi, abituati dalla televisione a stimoli di ogni genere, sono diventati molto esigenti: non è poi così semplice accontentarli."
"Soprattutto se assomigliano a me. Le ho già detto che non sono per niente attratto dalla lettura."
"Vuoi, comunque, che ti dica quali sono i requisiti più gettonati dai ragazzi, secondo un’indagine commissionata di recente dagli editori? Me li sono appuntati qua sull’agenda… aspetta un attimo. Ah, eccoli qua."
"I requisiti di un libro per ragazzi?"
"Sì. Per prima cosa un libro per ragazzi deve avere una trama appassionante; per seconda cosa, le vicende devono essere movimentate e avvincenti, con quel tipo di ‘suspence’ che non permette quasi di chiudere il libro e di fare qualcos’altro. Per terza cosa, il finale non deve deludere."
"E gli argomenti?"
"Gli argomenti prediletti da voi ragazzi? Be’, si va dalla rabbia impotente del più debole nei confronti del più forte al senso eroico dell’amicizia; dalla paura della malvagità senza forma ai racconti che, esplicitandola, la esorcizzano; dal tema dei genitori che non capiscono, all’umorismo che smonta la boria dei prepotenti; dagli animali schiavi dell’uomo (come il bambino lo è degli adulti!) agli incontri con alieni provenienti da altri mondi… "
[CONTINUA]


[1] Ex direttrice editoriale di Mondadori Ragazzi.

LO SCRITTORE PER RAGAZZI (6)

13 settembre 2007
cordatadiscrittori.
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Da "IL FANTOMATICO PIACERE DELLA LETTURA" (Dialogo tra un Appassionato di Libri e un Giovane Alitterato) di Lucio Angelini.
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[cut]
"Lo scrittore, come ogni artista, non imita o fotografa il mondo: lo reinventa e lo interpreta in maniera originale. Ne dà una propria versione. Il solo fatto che scelga di narrare certe vicende scartando tutte le possibili altre, implica un’astrazione."
"Non capisco bene."
"Il mondo, voglio dire, è grande. Nel mondo, per giunta, ognuno si ritaglia un proprio e più piccolo ‘mondo’, dall’interno del quale giudica il mondo più grande in cui si trova a vivere: gli artisti sentono in modo particolarmente assillante l’esigenza di esprimere (alcuni la chiamano ‘urgenza espressiva’) tale propria raggiunta visione del mondo e non trovano pace finché non l’hanno trasfusa in una o più opere: benché sia solo la loro ‘particolare’ visione del mondo, in realtà la ritengono significativa o valida anche per altri, degna di essere sottoposta all’attenzione dei propri simili, ‘comunicata’ loro."
"E come procedono?"
"Attraverso una serie di scelte e di rinunce progressive che, di volta in volta, escludono tutte le possibili altre."
"Non capisco."
"Il mondo, ripeto, è grande. Siamo in tanti. Nel mondo ognuno di noi, e ogni artista in particolare, si costruisce un proprio osservatorio in cui si sente di vedetta e in cui elabora le informazioni e i dati che raccoglie dal mondo e sul mondo. Dall’alto di tale osservatorio l’artista rilancia la verità o il pezzetto di verità che gli è parso di captare o intuire sul mondo. Lo fa attraverso le proprie opere e in un linguaggio che non è razionale, ma basato su immagini simboliche: immagini, cioè, che non stanno per se stesse, ma per dare forma all’informe verità che sente di avere colto."
"Mi faccia un esempio."
"Prendiamo il caso di un pittore: non appena comincia a sentirsi ‘agito’ dalla suddetta urgenza espressiva, per prima cosa sceglie uno spazio e lo circoscrive, rinunciando a tutto il rimanente. Ritagliato o delimitato lo spazio (di solito un rettangolo di dimensioni ragionevoli), lo incornicia (se vuole) e ci mette dentro delle cose."
"Quali?"
"Lì viene il bello. La scelta è infinita: nella realtà esterna ci sono miliardi e miliardi di soggetti e stimoli, e altrettanti nella nostra realtà interiore, per non parlare di quelli fattici balenare dalla nostra fantasia (l’artista ha capacità creativo-combinatorie particolarmente accentuate). Quali scegliere? A quali altri rinunciare?"
"Già, a quali?"
"L’artista restringe progressivamente e drasticamente il campo per concentrarsi su una sparuta manciata di elementi, da inserire nella tela ad esclusione di tutti gli altri. Ma proprio in quanto selezionati fra i miliardi e miliardi di altri che ribollono nel magma indistinto della realtà esteriore o interiore, e in quanto inseriti nello spazio privilegiato e ben delimitato del quadro, gli elementi rappresentati assumono una fortissima valenza simbolica. Si incaricano di esprimere, cioè, non solo se stessi, alla lettera, ma l’intero mondo interiore dell’artista, insieme alla sua particolare visione della vita: una visione che può essere ottimistica, pessimistica, perplessa, inorridita e chi più ne ha più ne metta."
"Insomma un quadro avrebbe due significati: uno più superficiale e immediato, l’altro più profondo e complesso."
"Esattamente. La vera opera d’arte è caratterizzata, anzi, proprio dal suo essere polisensa, cioè dotata di molti significati; sa comunicare messaggi diversi a persone diverse, o addirittura messaggi diversi anche allo stesso destinatario, in momenti diversi del tempo. Parla simultaneamente alla mente, al cuore, all’intelletto. Il suo significato è aperto. Cambia nel tempo e da persona a persona. Può essere captato facilmente o con difficoltà… "
"E come si fa a essere sicuri di aver interpretato un quadro in modo corretto?"
"Be’, la sicurezza completa non c’è mai. E questo vale non solo per i quadri, ma anche per i libri o qualunque altro tipo di opera d’arte. Il loro valore, anzi, sta proprio nella capacità di parlare a livelli diversi a persone diverse e a seconda dei tempi."
"Sono un po’ spaventato. Dev’essere molto complicato giudicare un’opera d’arte."
"Eh, sì. Sensibilizzarsi all’arte e al bello non è mai qualcosa di gratuito: occorre affinare con lo studio i propri strumenti di valutazione, inquadrare le varie opere nel tempo storico in cui sono state prodotte eccetera eccetera. La competenza, insomma, (ma questo vale in tutti i campi) non si improvvisa, richiede preparazione e fatica."
"Io, in genere, mi lascio guidare dall’istinto. Un quadro o mi piace o non mi piace. È una sensazione immediata."
"Non sei il solo. La maggior parte delle persone si accontenta di rilasciare giudizi estemporanei, legati alle reazioni istintive del momento. Ma se si vuole arrivare a una valutazione più seria, occorre avere l’umiltà di accostarsi a un’opera d’arte con la necessaria preparazione. È vero, comunque, che il successo e la fortuna di un’opera o di un artista sono legati a fattori complicati e spesso imprevedibili. L’arte ha a che vedere sì con il bello, ma un particolare tipo di bello che, a sua volta, ha a che vedere con la verità. E la verità, purtroppo, è un diamante dalle molte facce e dai molti splendori. Un artista può piacere poco o molto nel suo tempo, oppure solo dopo morto, e così via. Inoltre, nel campo dell’arte ci sono più santi che nicchie: tantissimi artisti dotati di grande talento restano sconosciuti e solo un ristretto drappello di essi (non sempre i migliori) ottiene il giusto riconoscimento o la giusta remunerazione. Ma tutto questo vale anche per i libri. Ci sono libri che spariscono senza lasciare traccia, altri che restano nel tempo come pietre miliari… La vera opera d’arte, in ogni caso, riesce sempre a trasmettere qualche barbaglio di verità."
"E se questo pezzetto di verità coincide con quello già espresso da altri artisti?"
"Può succedere. Non c’è nulla di male. L’importante è che non coincida il modo in cui è stato espresso, la storia o il quadro o la scultura o la musica o il film a cui è stato affidato. Considero ogni vero scrittore, per esempio, un anomalo teso a dissomigliare dagli altri, a cercare una propria strada espressiva, a costruire un proprio universo originale fin dall’Incipit… uno sperimentatore, insomma."
[CONTINUA]

A CIASCUNO IL SUO MESTIERE

12 settembre 2007

Ha scritto Roberto Pugliese sul Gazzettino, a proposito del Leone d’Oro ad Ang Lee:

“Il giudizio sulla qualità della 64° Mostra va diviso da quello sul verdetto strabico, e stavolta francamente indecente, di una GIURIA DI REGISTI. È un esercizio retorico ricorrente e futile, ma è anche la prova ulteriore, se mai ve ne fosse bisogno, che ***i cineasti devono fare film, non giudicare quelli altrui perché non è il loro mestiere***”. 

Piero Sorrentino – su Nazione Indiana – si è inventato addirittura il neologismo "scrittico" per bollare i critici con il vizietto segreto dell’autorialità anche narratoriale:

http://www.nazioneindiana.com/2007/09/10/gli-scrittici/#more-4411

"… Tu sei una figura ibrida, un essere bicefalo, stai a metà, un po’ qui un po’ là, un po’ scrittore, un po’ critico. Sei tutt’e due: sei uno scrìttico

Vuoi fare questo e quello?
Bene, benissimo. Fallo!
Lo si fa, lo si è sempre fatto.
Però, caro scrìttico, dillo.
Dichiaralo.
Affermalo.
Ammettilo.
Proclamalo…

Tu che scrivi narrativa.
Tu che mandi i tuoi manoscritti in giro per case editrici.
Tu che fingi di fare solo critica letteraria, e invece nel buio e nel silenzio della tua stanza butti giù romanzi, organizzi raccolte di racconti, conti gli endecasillabi dei tuoi versi.
E, soprattutto, tu che, dalle colonne dei giornali sui quali scrivi, dalle frequenze delle trasmissioni radio che conduci, dagli schermi delle emittenti televisive che ti ospitano, dai server della Rete che pubblicano il tuo sito, soprattutto tu, che sbavi e sbraiti contro quegli editori che rifiutano il tuo manoscritto; tu che sputi veleno contro il resto dei libri che quello stesso editore decide di pubblicare; tu che diffondi maldicenze e falsità; tu che stronchi in modo violento e immotivato chi non ti vuole; tu che fingi di avere a cuore le sorti della letteratura, e invece ti maceri e struggi solo per difendere la tua letteratura; mi rivolgo proprio a te, scrìttico, perché so che siamo ancora in tempo per salvarci, per salvarti."

E Tiziano Scarpa, già autore di un altro celebre neologismo (bee jay) di rincalzo:

"… Lo scrìttico oltre a leggere libri ama scriverli, è parte in causa. Si ripropone il paradosso kafkiano: ‘Solo la parte in causa può giudicare, ma in quanto parte in causa non può giudicare’…"

Che dire?

Ah, bei tempi quelli della servitù della gleba (1), quando ognuno era fissato senza scampo al suo posto:- )

(1) "Il feudatario non aveva diritto sulla vita del servo della gleba che però poteva essere venduto insieme alla terra, su cui aveva il diritto-dovere di restare" [da Wikipedia ]

[Immagine da http://www.24sette.it/myfiles/Image/sorrentino.jpg ]