CONTRO PAOLO NORI

Attacco frontale, qualche giorno fa, nel blog "La poesia e lo spirito", all’ultimo libro di Paolo Nori. Riproduco post e dibattito da Google che, purtroppo, non dà più gli interventi segnalati qui: http://www.societe.splinder.com/post/13654747

Ad minchiam # 6

Posted by giovannichoukhadarian on August 29th, 2007

paolo-nori.jpg

[scappare] Un treno che passa in stazione a tutta velocità tutte le volte per me è una cosa che mi vien da scappare.
[cominciato] Ho cominciato La coscienza di Zeno non mi ricordavo, che fosse così bello. Che era bello me lo ricordavo, ma così bello non mi ricordavo.
[passato] C’è stata un’estate, a Basilicanova, che abbiamo iniziato a prendere le mosche con le mani.

P. Nori, La vergogna delle scarpe nuove, Milano, Bompiani, 2007, è 254 pagine scritte così. 7 anni fa, parlando di Le cose non sono le cose, Andrea Cortellessa (l’ottimo Cortellessa, onore a Cortellessa) diceva che questa scrittura rimanda alle “pratiche disumanizzanti del lavoro ‘flessibile’ in epoca postindustriale”. Qua di disumano c’è, sempre con il dovuto rispetto, solo la pazienza richiesta a chi legge questa sbòbba. Anche per ragioni simili non si discute il fatto che Antonio Silva è grande.

Posted in Divagazioni22 Comments »

  1. antonio Says:

    [ricordarsi] d’afferrare un’affilata cortellessa e con gesto pavloviano far vendetta
    [fuggire]a Calatrava, cantare in viaggio canzoni popolari. Belle, ma così belle che non me le ricordo nemmeno a fischiarle
    [confessione]l’accoppai all’ente nazionale della cinematografia popolare, aveva parlato male delle mie scarpe nuove. Vergogna!

  2. Laura Says:

    Io, scapperei da questo libro dopo aver letto le prime sei righe. Comprendo le ragioni che hanno portato Andrea Cortellessa a definire il lavoro di Nori in quel modo. Posso anche capire l’operazione di ricerca fatta dal Nori per rendere al massimo questo “essere in trappola” dell’individuo odierno. Il punto è, a mio modestissimo avviso, che dovendo già vivere emotivamente ogni giorno molte situazioni deprimenti, una lettura del genere non ti conquista, non ti prende, non ti inchioda. Questi pensieri, sono già i nostri. Stesso assillo, stesso peso, stessi tarli, stesse… “mancanze”.
    Magari, chissà, a epoca superata, dopo aver digerito e assimilato il boccone amaro. Chissà.
    Succede anche di fronte a certe opere d’arte. La critica ne illumina la lettura, eppure sembra non bastare. La si guarda un minuto, poi via, a cercare qualcosa che ci emozioni nel profondo.
    Parere mio, assolutamente soggettivo.
    laura

  3. giovannichoukhadarian Says:

    Laura, la spiéga di Cortellessa non mi è chiara per niente. Visto che condividi, ti va di parlarne? Vedi mai che qui si facesse un po’ di critica estemporanea? Grazie di farlo, veh

  4. Ipazia Says:

    Forse il buon Cortellessa voleva dire che “le pratiche disumanizzanti del lavoro flessibile in epoca postindustriale” provocano sui soggetti più sensibili un decadimento rapidissimo dei processi cognitivi. Oppure forse ai critici succede quel che succede a noi comuni mortali parlanti quando ci concentriamo su una parola e la ripetiamo più e più volte. Alla fine si svuota di ogni significato e diventa impronunciabile. Così concentrati sull’opera, troppo concentrati, non capendo più dave sta il sopra e il sotto, se sia giorno o notte, pensano di aver trovato la chiave di lettura pure per le scritte sul cartone del latte. Di certo c’è che Antonio Silva è grande, vero. Ma anche Obdulio. Ed è grande l’Atahualpa che ci guarda sempre con gli occhi socchiusi vedendo meglio di qualsiasi altro.

  5. Obdulio Says:

    Cara Ipazia, noi, forse, saremo grandi, ma Atahualpa è immenso. Anzi, irragiungibile.
    obdulio

  6. vbinaghi Says:

    Al mio paese dicono:
    c’è gente che può pisciare a letto e dire che era sudore

    Aggiungo titoli e non autori:
    Boccalone, Jack Frusciante, Woobinda, Bassotuba
    Esattamente uno ogni dieci anni
    Rivendono agli adolescenti lo stereotipo sinistrese della scrittura giovane e svirgolata. Rimangono scrittori giovani anche a cinquant’anni.
    La scrittura del quotidiano post-industriale, dice il critico.
    Come se la scrittura fosse la bava che uno si lascia dietro, anzichè una freccia scoccata altrove.

  7. Ipazia Says:

    Vero, caro Obdulio. Come è vero. Grazie per averlo ricordato.

  8. Laura Says:

    Salve Giovanni.
    Non potrei farlo meglio di Ipazia che ringrazio perché inoltre, ha aggiunto quello che avevo in mente. Io guardo i critici, tutti, quasi di traverso. Non mi fido mai molto di loro perché non sai quanto essi credano in quel che scrivono o se siano solo mossi da contratto economico. Solitamente, le cose che mi emozionano me le vado a cercare da sola. fatico un po’ e per quelle mi muovo, altrimenti nisba. Il critico tende sempre un po’ a “confezionare il prodotto”. Dargli retta o meno dipende dal fruitore. Per quanto riguarda la grandezza di cui parlate, mi sento di aggiungere che chiunque riesca ancora a ragionare con la propria testa sia, nel proprio piccolo, un grande.
    laura

  9. Laura Says:

    Vbinaghi, quant’è bello quel detto del tuo paese!
    E quant’è vero!
    Mi prendo una licenza e aggiungo: ma perché se si tratta di piscio tocca per forza venderlo come sudore? Non sarebbe più nobile riconoscerlo come tale ed accettarne tranquillamente la formula chimica?

    D’accordo pure sul quel tuo stereotipo.

    Non posso aggiungere nulla per quel che dici dei titoli citati. Non li ho mai letti, quindi non saprei.
    laura

  10. giovannichoukhadarian Says:

    Laura, il critico non esiste. Esiste una comunità di lettori che instaura una relazioe critica, come il famoso e mai abbastanza letto saggio di Jean Starobinski. La cosa che ho scritto su Nori viene dopo altre di Cortellessa, Arcangeli, Barilli, Guglielmi e anche mie, sì. Il critico racconta che c’è in un libro e, se gli riesce, spiega perché val la pena di perderci del tempo. I contratti economici di cui parli mi sono ignoti – e su qualche giornalino scrivo pur’io, per cui (e, in ogni caso, non c’è professione italiana in cui non esistano prostituti/e con relativi lenoni/e).
    Ipazia, la tua glossa alla spiéga di Cortellessa fa onore a lui, che non la leggerà, ma mi convince come anche no. E anche questo è il motivo per cui Obdulio Pepe Coggiola e Antonio Silva sono grandi, no?

  11. merisi Says:

    ola giovanni,
    uso e abuso di questo pubblico spazio non per postare del tema – di cui non so una beneamata – ma per avverirti che se non rispondi alle mail all’indirizzo privato, le cose che ti ho da dire le posto qui. e non è bello tutto ciò, no no no no.
    e non è un avvertimento, ciò va detto a pubblica… cosa… cosa lì… come si dice…
    vabbè, ti saluto, con il fiasco e con l’imbuto.

  12. giovannichoukhadarian Says:

    Meri’, ho risposto.

  13. merisi Says:

    e io ho risposto.
    e poi dice che le minacce…

  14. Ipazia Says:

    Caro caro Giovanni, la mia glossa che ti convince come anche no mi dici, se puoi, come anche no? perché se dicevi così, come anche no, così per dire va bene, che mi fido di te.
    I critici, i critici. Quante cose abbiamo visto coi loro occhi, che altrimenti avremmo ignorato? Dài spezziamo una penna stilografica e inondiamoci di inchiostro a favore dei poveri critici.
    Ma c’è una razza di critici che detesto, a pensarci bene. E’ una razza che incontri al cinema, quella delle persone che mangiano quintalate di pop corn e te le alitano nell’orecchio per tutta la durata del film, con quell’odore rancido e acre di olio di sansa andato a male, quelle che commentano ogni passaggio, che ridono nel momento più tragico, quelle che praticano petting selvaggio costringendoti a muoverti come un pendolo a seconda che la testa di lei vada verso lui o viceversa. Quelle stesse persone , all’uscita, proprio quelle lì, sono proprio quelle che si sentono immediatamente di dare un giudizio sul film. Allora viene fuori che Kubrick è una ciofeca, che Lynch non vale una cicca, che Ermanno Olmi che palle.
    Allora, vorrei vedere se farebbero altrettanto davanti a un Picasso dopo aver becciato con la fidanzata due ore sulla poltroncina del museo. Lo farebbero, lo farebbero. Di sicuro mio nonno buonanima contadino non l’avrebbe fatto, perché prima di parlare pensava e parlava solo di ciò che conosceva. Oggi no. Si può parlare di tutto, anche se non si sa una ci…,scusate, anche se non si sa di che cosa si sta parlando. Che bello, che bello. Che bella la libertà di parola, forse troppo spesso confusa con la libertà di dire ciò che si vuole.

    A lei Merisi, grazie per aver pronunciato una delle mie parole preferite: imbuto. ma meglio ancora sarebbe stato: ‘MBUTO uno due più ‘MBUTI ‘MMBUTI ‘MMMBBUTI
    Stasera la vostra Ipazia è un po’ agitata, scusatela

  15. merisi Says:

    ipazia,
    profferisco tale parola – ‘mbuto – solo sul blog di rieduchescionalchannel.
    ossecqui… ossecui… osseqi… ehm
    saluti

  16. giovannichoukhadarian Says:

    Ipazia, la stilettata contro certi e taluni precisi critici mi trova concorde. Su un singolo sintagma verbale incontro però qualche difficoltà. Come si vòlge, in lingua franca, l’infinito presente da te usato “becciare”? Ha a che vedere con il becchime dei volatili (meglio uccelli) o altro?
    Grazie delle ulteriori spiegazioni, di che peraltro anche il Nori sovrannominato trarrebbe diletto.

  17. Ipazia Says:

    Giovanni caro, alle elementari e medie non erano i maschietti soliti, dove andavi a scuola tu, tirare fuori questo termine a ogni pié sospinto a causa dei primi subbugli ormonali? E’ un termine fra il puerile e il becero, e mai l’ho utilizzato, l’ho riesumato stasera qui proprio in onore di tutti quei beccioni che mi hanno dato fastidio al cinema o a teatro(e persino al tenco, da non credere) nella mia vita di spettatrice. Vedo che sul vocabolario non c’è, e questo un po’ mi spiace e un po’ no. Esclusi dal vocabolario forse i beccioni disturbatori del mondo un giorno scompariranno e noi potremmo goderci lo spettacolo in santa pace. L’unico dubbio che mi resta è che io abbia senza volerlo storpiato un termine esistente. Se è così illuminami, non lasciarmi brontolare nel buio. (Ve l’avevo detto che stasera Ipazia è un po’ così, chiedo venia).

  18. c&c Says:

    beccioni?

    bacioni!

    ma.. ipaz… è così bello baciarsi al cinema… è un classico a suo modo. Non ci faccia la vecchia zitella vittoriana che non le si addice al nick. Anche ridere fuori tempo è mitico. L’unica osa che scoccia nelle multisala e che non puoi stare a vedere il film due o tre volte. Che essendosi baciati è assai utile.

    (Su quasi tutti i blog e forum c’è un’Ipazia è sempre lei?)

  19. merisi Says:

    becciare o beciare: limonare di brutto ovunque capiti/ storia violenta e solo di lingua che dura non più di un pomeriggio.
    es.

    – bella quella lì, la conosci?
    – no, però l’ho beciata in discoteca un pomeriggio.

    credo che sia un modo di dire prettamente ligure: nella mia zona di levante, sul confine bastardo e in piena terra di lunigiana, si dice senza la doppia come tante altre parole, aumentando la grezzaggine del termine che, all’atto pratico, ho portato a termine molte con vero godimento.

  20. Ipazia Says:

    C&C No. Io sono solo qui, mai frequentato alcun blog, è la prima volta.

    Ho capito, lei fa parte del gruppo. Guardi, niente da dire sui baci, solo che io al cinema e a teatro ci vado per godermelo. Altro che zitella vittoriana, anche lo spettacolo è godimento, è una forma di godimento appunto, come l’eros. Solo che se ci sono due che mi si agitano davanti, niente, me lo rovinano in modo inesorabile. Credo ciò dipenda da come si intenda quel momento lì, quello in cui ci troviamo nella sala buia, protetti dal mondo esterno e catapultati in un modo nuovo, magico, dove le leggi del tempo e dello spazio vengono sovvertite. Veda, ho la fortuna, almeno ritengo per me che sia una fortuna, di pormi in quel modo lì, che è lo stesso medesimo che avevo da bambina. Poi lo spettacolo può essere più o meno riuscito, posso satncarmi e uscire dalla magia ma, la condizione di partenza è sempre la stessa, ed è qualcosa che mi dà molta soddisfazione. Capirà ora il perché della mia invettiva contro i critici disturbatori.

    Un saluto

  21. Ipazia Says:

    oh grazie merisi per il suo contributo. Al suono di queste frasi che esemplificano alla perfezione mi pare di risentirli i miei compagni adolescenti. E che definizione, si vede che lei ha vissuto una bella adolescenza, bella sana. Dico sul serio eh?! Senza la minima ironia.

  22. c&c Says:

    essù che scherzavo…

    io di solito sto dall’altra parte della quarta parete. E penso che se il pubblico è intemperante la colpa stà un po’ anche lì.

    Certo che lei perora (voce del verbo perorare) a raffica…

Annunci

11 Risposte to “CONTRO PAOLO NORI”

  1. utente anonimo Says:

    Avevo scritto un commento per il blog di Mario Bianco ma non mi appare.
    Lo copio qui, premettendo che rispondevo a un post di Bianco in cui definiva i libri di Paolo Nori, ‘prodotti di intrattenimento’.

    La parola ‘prodotto’ usata per un libro è il punto di vista economico. Sicuramente i libri sono anche ‘prodotti’. Mi piacerebbe che chi usa queste categorie economiche e di marketing, pensasse che la qualità è una caratteristica dei prodotti, invece per i libri il discorso sulla qualità viene sempre accantonato con discrezione.
    Poi ovviamente il libro è anche ‘opera’, ‘lavoro’, ‘ricerca’, ‘verità’ ‘pensiero’: tutti punti di vista sulla cosa diversi da quello economico e sicuramente necessari.

    Per ‘intrattenimento’ basta leggere la parola sui dizionari.

    DEVOTO OLI
    Serie di motivi gradevoli offerti come passatempo • part Per influsso dell’ingl. entertainment, genere di spettacolo (spec. televisivo) caratterizzato dalla varietà dei temi e dalla ‘leggerezza’ con cui vengono trattati.

    SABATINI COLLETTI
    Il fatto di passare il tempo piacevolmente

    DE MAURO
    divertimento, passatempo: musica, letteratura d’i.: che svaga, che non affronta temi di particolare impegno e profondità

    TRECCANI
    intrattenere piacevolmente; passatempo, divertimento; ‘arti che servono all’intrattenimento e alla giocondità della vita inutile’ (Leopardi)

    DIZIONARIO ETIMOLOGICO
    intrattenere: propr. ‘tenere intra’, indi fare indugiare, ritardare; tenere a bada; ritenere presso di sé

    Quando leggiamo un libro sicuramente il tempo scorre, ma non possiamo concludere che ogni libro è di ‘intrattenimento’, infatti il tempo passa anche lavorando alla catena di montaggio che sicuramente non è ‘intrattenimento’ per un operaio.
    Invece il significato di ‘intrattenimento’ come viene restituito dai dizionari si caratterizza per il riempire il tempo senza fare niente, facendosi trasportare per vincere la noia.
    Non credo proprio che questo si possa dire del lavoro di Paolo Nori (e nemmeno di Vivaldi, come suggerisce Mario Bianco), perché il suo scopo è dire qualche parola di verità, non vincere la noia di una persona che non ha problemi che lo infastidiscono o addirittura rendono impossibile la vita. Anzi, la sua letteratura con un registro comico-assurdo affronta proprio i problemi dell’esistenza (a volte anche fatti storici come il massacro di stato a Reggio Emilia nel ’60). Non si rivolge a persone annoiate, magari col corollario di benessere, scolarizzazione, privilegio sociale che spesso accompagna la noia. Per queste persone ci sono ‘prodotti’ dedicati dall’industria editoriale, dei veri libri di intrattenimento, che funzionano molto meglio allo scopo. E se poi questi ‘annoiati’ si ostinano a leggere i libri di Nori, non ci si può far niente, i libri a volte finiscono nelle mani sbagliate, e comunque è sempre meglio che ci finiscano dei libri.

    andrea barbieri

  2. utente anonimo Says:

    http://www.feltrinelli.it/foreign_rights/SchedaTesti?id_testo=1759&id_int=1565

    è il link a un’intervista di Choukhadarianin, di dua anni fa circa, per un libro scritto con la stessa lingua della Vergogna delle scarpe nuove:
    “Da qualche tempo, sostiene Nori con la sua lingua solo in apparenza svagata è […]”

    e ancora:

    “Che lavoro c’è dietro il tuo apparente stile semplice e quali autori italiani del Novecento senti affini? O stranieri, s’intende.”

    andrea barbieri

  3. Lioa Says:

    Titonko, evidentemente Ciucca Darìan segue il comandamento: “Non avere altre idee che quelle provvisorie”:- /

  4. utente anonimo Says:

    Minimum fax pubblica la sorella di Raimo, Veronica. E lui quando gli hanno fatto notare (su NIversione2.0) che era una cosa un po’, non dico nepotistica perché non è la nipote, ma diciamo parentale, Raimo ha risposto “a parte l’affetto, non ho molti legami con mia sorella.”
    Dico, nemmeno a Berlusca gli verrebbe una risposta così geniale! 🙂

    andrea barbieri

  5. kinglear Says:

    Post confusionario.
    Ma perché fai un così stretto ed inutile copia&incolla, che peraltro è contrario a qualsiasi netiquette?

    Comunque, non mi piace Nori. Mai piaciuto. Questione di gusti.

    g.

  6. Lioa Says:

    kinglear. Perché non mi è piaciuto il fatto che sia stata troncata sul più bello e senza preavviso una discussione a cui i commentatori avevano partecipato in buona fede. Quella, sì, secondo me, mancanza di rispetto per chi commenta.

  7. kinglear Says:

    Be’, avranno pensato “il blog è nostro e ce lo gestiamo noi”. 🙂

    Così hai recuperato dalla cache di google. ^___^ E bravo Lucio, alle volte riesci a stupirmi: hai degli attacchi di spirito “piratesco”. 😉

    Non è che di cognome fai Zorro, vero? 😉

  8. kinglear Says:

    Secondo me Nori (o qualcuno in Bompiani) si è inalberato, ha scritto a quelli de la poesiaelospirito, e così hanno chiusi i commenti e la discussione. 🙂 Potrò sbagliarmi, ma secondo me è andata proprio così.

    Lucio, sei un Pirata. E quando diventi Pirata mi stai simpatico. 😉

    Di Nori avevo letto “Bassotuba non c’è” e poi “Gli scarti”: dopo questi due, mi son detto, “basta!” Non sono un masochista.

  9. Lioa Says:

    Ehi, ti sei dimenticato di rispondere a Giulio Mozzi…

  10. kinglear Says:

    Oh, sapessi di quante risposte è in debito Mozzi con me. Così tante, da così tanti anni e anni. Io sto ancora aspettando. La pazienza è la virtù dei forti. Posso ancora aspettare che Mozzi si decida a rispondere in pubblico alle mie tante domande senza risposta. Io sempre attendo… prima o poi forse Mozzi si ricorderà di rispondermi… 🙂

  11. cf05103025 Says:

    grazie Angelini,
    di aver segnalato quela che un po’ è la continuazione della conversazione su LPELS su “prodotti” e “intrattenimento”,
    ma mi sa che la cosa si è orami intampata è interessi tre gatti e un cane.

    Mario Bianco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...