IL COMPITO DELLO SCRITTORE PER RAGAZZI (4)

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Da "IL FANTOMATICO PIACERE DELLA ETTURA" (Dialogo tra un Appassionato di Libri e un Giovane Alitterato (1) in "Quel bruttocattivo di papà Cacciari!", di Lucio Angelini, © Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia.
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[CUT]
"Ma che bisogno c’è di scrivere?"
"Tutto quello che l’uomo inventa gli serve per potenziare qualcuna delle proprie capacità naturali. Quando inventò il cannocchiale, per esempio, l’uomo moltiplicò le possibilità del cosiddetto occhio nudo; quando inventò l’aereo, moltiplicò la propria capacità di spostarsi velocemente da un luogo a un altro; quando ideò la scrittura, invece, moltiplicò… lo chiedo a te: che cosa moltiplicò?"
"I propri fastidi."
"Ma no. Moltiplicò la propria memoria, sciocco!"
"In che senso?"
"Nel senso che moltiplicò la propria capacità di conservare e utilizzare informazioni, cioè di ricordare. Tu, per esempio, potresti mai ricordare tutti i numeri telefonici degli abbonati della tua città, o dell’intera Italia?"
"No."
"Be’, con la scrittura ci riesci. L’elenco telefonico, che è un deposito di informazioni scritte, moltiplica la nostra capacità di conservare e recuperare le combinazioni numeriche con cui ci mettiamo in contatto con gli altri abbonati."
"E gli scrittori di romanzi che cosa moltiplicano?"
"La nostra possibilità di viaggiare con la mente. Ci portano in mondi nuovi e sconosciuti, oppure ci permettono di conoscere meglio quelli vecchi; ci presentano dei personaggi e delle vicende che possono divertirci, arricchirci, farci sognare, farci riflettere, migliorarci… "
"Anche peggiorarci?"
"Certo, nei casi… peggiori. Ti assicuro, però, che, nei casi migliori, i libri ci regalano quel famoso ‘piacere della lettura’ che non è affatto una chimera, ma esiste veramente. Qualcuno l’ha definito, scherzosamente, libridine."
"Io non l’ho mai provato. È proprio sicuro che esista?"
"Certo che esiste. Il compito dello scrittore per ragazzi, in particolare, dovrebbe essere proprio questo, anche se difficilissimo da affrontare: proporre delle storie che sappiano ‘acchiappare’ (per usare una parola del vostro gergo) il giovane lettore e abituarlo ad associare all’idea della lettura di libri quella di divertimento, di liberazione da tensioni interiori e via discorrendo. Il lettore adulto non si improvvisa: va coltivato da piccolo. ‘Per l’uomo’, dice Pennac, ‘la lettura è una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire’."
"E chi è questo Pennac?"
"Uno scrittore francese."
"Per quanto mi riguarda, l’idea di leggere un libro mi suscita solo visioni di bocche che sbadigliano e di nasi che si arricciano. Lo so che ad alcuni la lettura piace moltissimo e la considerano un hobby eccellente, ma che ci posso fare se in me non produce nessun effetto?"
"Semplicemente ti sei arreso troppo presto. Non hai capito che non tutti i libri sono fatti per piacere a tutti. Quando si dice che la lettura è un piacere, non si intende dire che ogni libro darà necessariamente e automaticamente piacere a chiunque: ognuno di noi deve avere la pazienza di individuare i propri particolari libri, di formarsi i propri particolari gusti. Anche andare al cinema è considerato un piacere. Non per questo ogni film è in grado di accontentare i gusti di chiunque. Se si esplora con pazienza il pianeta libri, prima o poi ci si imbatte in quelli ‘che stavano aspettando proprio noi’, come dice il mio amico Petrosino, e allora, finalmente, si riesce ad assaporare questo benedetto piacere della lettura sulla cui esistenza circola tanto scetticismo."
"E che effetto si prova?"
"Be’, ci si sente come sollevati in aria di colpo… se posso usare un’immagine, e trasportati… Hai presente lo slogan: ‘Libriamoci con i libri’?"
"No."
"Non importa. L’effetto, più o meno, è quello lì. Se leggere, come ti dicevo, significa ‘raccogliere con gli occhi’, capirai che con gli occhi si possono raccogliere sia cose che piacciono, sia cose che dispiacciono."
"E allora come ci si deve regolare?"
"Si assaggia questo e quello fino a quando non si incontra il libro giusto."
"E come si fa a capire di essersi imbattuti nel libro giusto?"
"La sensazione è nettissima."
"Quella di volare?"
"Sì, di librarsi."
"Può succedere anche subito, con il primo libro che si assaggia?"
"Se si è fortunati, sì. Ma il più delle volte, almeno all’inizio, bisogna avere pazienza, perseverare nella ricerca lasciandosi guidare dai titoli, dalle copertine, dagli incipit… "
"Che cos’è l’incipit?"
"Le prime parole di un libro, l’ ‘attacco’, per intenderci. Ma si può dare un’occhiatina anche all’explicit."
"Che cos’è l’explicit?"
"Le ultime parole di un libro, o ‘finale’. L’importante, quando si va a caccia di libri, è non lasciarsi condizionare da nessuno."
"Non si fa prima a chiedere agli esperti?"
"Solo in parte. La cosa più saggia è frequentare da soli le librerie, soprattutto quelle specializzate in titoli per ragazzi; prendere in mano e sfogliare in assoluta libertà quanti più volumi possibile, leggiucchiare qualche paragrafo qua e là. Certo, il successo di alcuni libri può anche nascere da una sorta di tam tam, di ‘voce che si sparge’ tra i lettori a partire dalle buone impressioni di qualcuno. Ma c’è più soddisfazione a formarsi i propri gusti da soli, credimi. Senza contare che, quando si parla di libri per ragazzi, in realtà si fa di ogni erba un fascio: non esiste un libro che vada bene per ‘tutti’ i ragazzi, come se l’età dai cinque ai tredici anni fosse un blocco unico."
"È vero. Noi ragazzi delle medie non abbiamo niente a che vedere con i piccoletti delle elementari."
"Proprio per questo, al giorno d’oggi, gli editori hanno preso l’abitudine di ripartire i titoli per fasce di età: dai 3 ai 5 anni; dai 6 agli 8; dagli 8 agli 11; dagli 11 ai 14. L’ultima nata è la fascia dei cosiddetti young adults, o giovani adulti, dai 14 ai 16. Naturalmente le divisioni non sono così nette."
"E se un libro non piace?"
"È bene riconoscere anche ai più giovani, come ha scritto Pennac, gli stessi diritti che i lettori adulti riservano a se stessi: il diritto di mollare un libro in qualunque punto, se non interessa; di spizzicare qua e là; di saltare le pagine; di leggere qualsiasi cosa o anche… di non leggere niente."
"Fantastico. Quest’ultimo diritto mi piace più di tutti."
"Riguarda i casi di pigrizia estrema. Credo che Pennac si riferisse alla lettura libera, non a quella a cui si è inevitabilmente sottoposti a scuola."
"Sarebbe bello se gli stessi diritti si potessero applicare anche al fatto stesso dell’andare a scuola."
"Che cosa vuoi dire?"
"Che dovrebbero essere i ragazzi stessi a decidere se andarci tutti i giorni, capitarci solo qualche volta, o non andarci per niente."
"Ti piacerebbe, eh? Per tua sfortuna, invece… anzi, per tua fortuna!, elementari e medie sono chiamate scuola dell’OBBLIGO. Bisogna frequentarle per forza."
"So di certi ragazzi che disertano la scuola senza che a loro succeda niente."
"I genitori ne sono al corrente?"
"Certo, ma non gliene importa nulla. Li lasciano fare."
"Begli irresponsabili! Comunque è vero, quello dell’evasione scolastica è un grosso problema. Non sempre si riesce a intervenire nel modo più vantaggioso per i ragazzi."
[CONTINUA]


[1]  Calco sul neologismo inglese aliterate (persona poco abituata a leggere o a cui non piace leggere), a sua volta coniato su illiterate, che indica colui che non sa leggere, che è analfabeta.
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5 Risposte to “IL COMPITO DELLO SCRITTORE PER RAGAZZI (4)”

  1. utente anonimo Says:

    A me questi articoli piacciono un sacco.

    Blackjack.

  2. Lioa Says:

    Grazie mille. Vedi che te ne intendi?:- )

  3. cf05103025 Says:

    Angelini egregio,
    questo dialogo è godibilissimo perché chiaro, fluido, scorre ch’è un piacere e le parole sono quelle giuste: alla fin fine, m’è parso ‘na sorta di parabola.
    bravo!

    MarioB.

  4. Lioa Says:

    Grazie Mario B. Visto che la quarta puntata della miniserie ti è piaciuta, puoi infliggerti anche le tre puntate precedenti, se vuoi:- )

  5. cf05103025 Says:

    Vado ad infliggermi in abituzzo di pelle nera aderente
    e borchie aguzze adeguate
    🙂

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