LO SCRITTORE PER RAGAZZI (5). ATAVICHE PAURE

 
Da "IL FANTOMATICO PIACERE DELLA LETTURA" (Dialogo tra un Appassionato di Libri e un Giovane Alitterato) in "Quel bruttocattivo di papà Cacciari!", di Lucio Angelini, © Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia.
[CUT]
"Anche se ormai non leggo quasi più, ricordo che, quand’ero piccolo, mi piacevano un sacco le fiabe. Ne avevo un’intera collezione, incisa su cassette. La mamma me le faceva ascoltare la sera, prima di venire a darmi la buonanotte."
"Le fiabe sono qualcosa di meraviglioso: offrono un grosso aiuto ai bambini."
"Che tipo di aiuto?"
"I motivi e i personaggi delle fiabe simboleggiano i problemi del bambino nei diversi momenti della sua crescita: l’insicurezza dei primi anni (pensa a Pollicino abbandonato nel bosco!); i conflitti con i genitori e la ricerca di una propria identità, espressi nel motivo dell’andarsene per il mondo, presente in molte fiabe; le rivalità con i fratelli (il più piccolo di tanti fratelli, spesso, è l’eroe-protagonista); il timore delle scelte sbagliate nelle amicizie (gli orchi, le streghe); la fiducia nella felicità dell’età adulta (il povero che sposa la principessa) e così via. Se la paura di essere divorati assume la forma di una strega di cui è possibile sbarazzarsi gettandola nel forno, il gioco è fatto: lo scontento originario dell’ansia si trasforma nel piacere dell’ansia affrontata con successo."
"Così il bambino si sente più sollevato… "
"Esattamente. Le fiabe lo aiutano a sperare di poter vivere felice e contento, dopo aver superato peripezie e ostacoli."
"Ma perché i bambini hanno tanta paura del buio?"
"Ci sono diverse spiegazioni. Una delle teorie più bizzarre è quella di un certo Alfred Alvarez, secondo il quale i bambini nascono già con tracce del terrore che la notte incuteva all’uomo primitivo, e degli orrori che essa gli riservava… La verità, naturalmente, è che la notte contiene qualunque cosa ci si prenda la briga di metterci, e poiché quando è notte non si vede nulla, o ci si vede in ogni caso molto poco, essa dà all’immaginazione spazio illimitato per dispiegarsi."
"Mi risulta che il genere preferito da molti miei amici sia l’horror."
"Lo so bene. E ti sei mai chiesto perché l”horror’ abbia tanto successo?"
"Me lo dica lei."
"Perché per un ragazzo le ansie astratte e informi sono le più difficili da sopportare: meglio dare un volto e una forma precisi, per quanto raccapriccianti, alle paure senza nome che ciascuno di noi si porta dentro; si ha bisogno, insomma, di esternarle e concretizzarle, per poterle affrontare o controllare adeguatamente, e istituire un rapporto con esse. Così, attraverso dei processi di equivalenza simbolica, i nostri più feroci nemici interiori possono diventare, a seconda delle età, il lupo cattivo, l’orco, il fantasma, il vampiro, il mostro, lo zombie e così via."
"Anche a me i mostri piacciono da pazzi. Ma al cinema."
"Il meccanismo dei film è lo stesso. A proposito, credo di essermi segnato sull’agenda una poesia che la dice lunga sull’ horror. Aspetta un attimo. Ah, eccola qua. Ascolta:
 
Datemi tanti viscidi
squamosi trucidi
verdastri orribili
(ma riconoscibili!
ma affrontabili!)
bavosi mostriciattoli
perché io possa
attribuire volti
e assestare colpi
ai fantasmi informi
che mi porto dentro.
 
I mostri, insomma, aiutano a dare forma all’informe, alle nostre paure ataviche."
" ‘Ataviche’, ha detto? E che significa?"
" ‘Atavico’ viene dal latino atavus, parola che indica il genitore del trisavolo, ovvero il bisarcavolo."
"Non ho capito bene."
"Hai presente il padre?"
"Sì."
"Hai presente il padre del padre?"
"Certo, il nonno."
"E come si chiama il padre del nonno?"
"Bisnonno, credo."
"Infatti. Bisnonno o bisavolo."
"E allora?"
"Allora, retrocedendo ancora, il padre del bisavolo si chiama trisnonno o trisavolo o arcavolo… "
"Arcavolo? Che nome buffo. Mi fa pensare ai cavoli. Forse per questo si dice che i bambini nascono sotto i cavoli… "
"Sciocco. Proseguiamo: il padre del trisnonno, a sua volta, si chiama quadrisnonno o bisarcavolo o, in latino, ATAVUS. Hai capito, adesso, chi è l’atavo?"
"Il padre dell’arcavolo."
"Esattamente. Ma ricordati che, quando si parla di paure ataviche, non ci si vuole riferire alle particolari paure del bisarcavolo. Si vuole semplicemente dire che la loro origine si perde in un passato molto lontano."
[CONTINUA]
[Immagine da http://www.sergiobonellieditore.it/dylan/servizi/mostri4.jpg ]
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7 Risposte to “LO SCRITTORE PER RAGAZZI (5). ATAVICHE PAURE”

  1. utente anonimo Says:

    impregnato di umanita’ e grande sensibilita’ il tuo libro, adatto per motivare alla lettura i ragazzi e non solo. Riguardo Angelini, sia come uomo che scrittore, non avevo alcun dubbio bye

  2. utente anonimo Says:

    Solo la tirata sul bisarcavolo vale l’intero libro. Complimenti!

    Blackjack.

  3. utente anonimo Says:

    Blackjack a quanto vedo sei in sintonia perfetta con Angelini. Certo non e’ da tutti saper leggere tra le righe bye

  4. TheBlackjack Says:

    Qui non si tratta di essere in sintonia, è che queste ‘cose’ scritte così, mi piacciono, non sono banali e riescono a essere anche divertenti.

    Blackjack.

  5. kinglear Says:

    Le tue insinuazioni mi fanno tanto tanto male. – Papà Cacciari ad Angelini 🙂

  6. utente anonimo Says:

    si è tutto vero però dobbiamo stare attenti a non far confondere ai nostri figli l’illusione con la “dura” realta

  7. I MOSTRI SONO TRA NOI « CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] a un mio vecchio post: “LO SCRITTORE PER RAGAZZI (5). ATAVICHE PAURE”. Qui:   https://lucioangelini.wordpress.com/2007/09/07/lo-scrittore-per-ragazzi-5-ataviche-paure/   Like this:LikeBe the first to like this […]

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