LO SCRITTORE PER RAGAZZI (6)

cordatadiscrittori.
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Da "IL FANTOMATICO PIACERE DELLA LETTURA" (Dialogo tra un Appassionato di Libri e un Giovane Alitterato) di Lucio Angelini.
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"Lo scrittore, come ogni artista, non imita o fotografa il mondo: lo reinventa e lo interpreta in maniera originale. Ne dà una propria versione. Il solo fatto che scelga di narrare certe vicende scartando tutte le possibili altre, implica un’astrazione."
"Non capisco bene."
"Il mondo, voglio dire, è grande. Nel mondo, per giunta, ognuno si ritaglia un proprio e più piccolo ‘mondo’, dall’interno del quale giudica il mondo più grande in cui si trova a vivere: gli artisti sentono in modo particolarmente assillante l’esigenza di esprimere (alcuni la chiamano ‘urgenza espressiva’) tale propria raggiunta visione del mondo e non trovano pace finché non l’hanno trasfusa in una o più opere: benché sia solo la loro ‘particolare’ visione del mondo, in realtà la ritengono significativa o valida anche per altri, degna di essere sottoposta all’attenzione dei propri simili, ‘comunicata’ loro."
"E come procedono?"
"Attraverso una serie di scelte e di rinunce progressive che, di volta in volta, escludono tutte le possibili altre."
"Non capisco."
"Il mondo, ripeto, è grande. Siamo in tanti. Nel mondo ognuno di noi, e ogni artista in particolare, si costruisce un proprio osservatorio in cui si sente di vedetta e in cui elabora le informazioni e i dati che raccoglie dal mondo e sul mondo. Dall’alto di tale osservatorio l’artista rilancia la verità o il pezzetto di verità che gli è parso di captare o intuire sul mondo. Lo fa attraverso le proprie opere e in un linguaggio che non è razionale, ma basato su immagini simboliche: immagini, cioè, che non stanno per se stesse, ma per dare forma all’informe verità che sente di avere colto."
"Mi faccia un esempio."
"Prendiamo il caso di un pittore: non appena comincia a sentirsi ‘agito’ dalla suddetta urgenza espressiva, per prima cosa sceglie uno spazio e lo circoscrive, rinunciando a tutto il rimanente. Ritagliato o delimitato lo spazio (di solito un rettangolo di dimensioni ragionevoli), lo incornicia (se vuole) e ci mette dentro delle cose."
"Quali?"
"Lì viene il bello. La scelta è infinita: nella realtà esterna ci sono miliardi e miliardi di soggetti e stimoli, e altrettanti nella nostra realtà interiore, per non parlare di quelli fattici balenare dalla nostra fantasia (l’artista ha capacità creativo-combinatorie particolarmente accentuate). Quali scegliere? A quali altri rinunciare?"
"Già, a quali?"
"L’artista restringe progressivamente e drasticamente il campo per concentrarsi su una sparuta manciata di elementi, da inserire nella tela ad esclusione di tutti gli altri. Ma proprio in quanto selezionati fra i miliardi e miliardi di altri che ribollono nel magma indistinto della realtà esteriore o interiore, e in quanto inseriti nello spazio privilegiato e ben delimitato del quadro, gli elementi rappresentati assumono una fortissima valenza simbolica. Si incaricano di esprimere, cioè, non solo se stessi, alla lettera, ma l’intero mondo interiore dell’artista, insieme alla sua particolare visione della vita: una visione che può essere ottimistica, pessimistica, perplessa, inorridita e chi più ne ha più ne metta."
"Insomma un quadro avrebbe due significati: uno più superficiale e immediato, l’altro più profondo e complesso."
"Esattamente. La vera opera d’arte è caratterizzata, anzi, proprio dal suo essere polisensa, cioè dotata di molti significati; sa comunicare messaggi diversi a persone diverse, o addirittura messaggi diversi anche allo stesso destinatario, in momenti diversi del tempo. Parla simultaneamente alla mente, al cuore, all’intelletto. Il suo significato è aperto. Cambia nel tempo e da persona a persona. Può essere captato facilmente o con difficoltà… "
"E come si fa a essere sicuri di aver interpretato un quadro in modo corretto?"
"Be’, la sicurezza completa non c’è mai. E questo vale non solo per i quadri, ma anche per i libri o qualunque altro tipo di opera d’arte. Il loro valore, anzi, sta proprio nella capacità di parlare a livelli diversi a persone diverse e a seconda dei tempi."
"Sono un po’ spaventato. Dev’essere molto complicato giudicare un’opera d’arte."
"Eh, sì. Sensibilizzarsi all’arte e al bello non è mai qualcosa di gratuito: occorre affinare con lo studio i propri strumenti di valutazione, inquadrare le varie opere nel tempo storico in cui sono state prodotte eccetera eccetera. La competenza, insomma, (ma questo vale in tutti i campi) non si improvvisa, richiede preparazione e fatica."
"Io, in genere, mi lascio guidare dall’istinto. Un quadro o mi piace o non mi piace. È una sensazione immediata."
"Non sei il solo. La maggior parte delle persone si accontenta di rilasciare giudizi estemporanei, legati alle reazioni istintive del momento. Ma se si vuole arrivare a una valutazione più seria, occorre avere l’umiltà di accostarsi a un’opera d’arte con la necessaria preparazione. È vero, comunque, che il successo e la fortuna di un’opera o di un artista sono legati a fattori complicati e spesso imprevedibili. L’arte ha a che vedere sì con il bello, ma un particolare tipo di bello che, a sua volta, ha a che vedere con la verità. E la verità, purtroppo, è un diamante dalle molte facce e dai molti splendori. Un artista può piacere poco o molto nel suo tempo, oppure solo dopo morto, e così via. Inoltre, nel campo dell’arte ci sono più santi che nicchie: tantissimi artisti dotati di grande talento restano sconosciuti e solo un ristretto drappello di essi (non sempre i migliori) ottiene il giusto riconoscimento o la giusta remunerazione. Ma tutto questo vale anche per i libri. Ci sono libri che spariscono senza lasciare traccia, altri che restano nel tempo come pietre miliari… La vera opera d’arte, in ogni caso, riesce sempre a trasmettere qualche barbaglio di verità."
"E se questo pezzetto di verità coincide con quello già espresso da altri artisti?"
"Può succedere. Non c’è nulla di male. L’importante è che non coincida il modo in cui è stato espresso, la storia o il quadro o la scultura o la musica o il film a cui è stato affidato. Considero ogni vero scrittore, per esempio, un anomalo teso a dissomigliare dagli altri, a cercare una propria strada espressiva, a costruire un proprio universo originale fin dall’Incipit… uno sperimentatore, insomma."
[CONTINUA]
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