LO SCRITTORE PER RAGAZZI. 8° E ULTIMA PUNTATA

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Da "IL FANTOMATICO PIACERE DELLA LETTURA" (Dialogo tra un Appassionato di Libri e un Giovane Alitterato) di Lucio Angelini.

[CUT]

"Per tornare alle fiabe, desidero leggerti una lettera che ho trovato nella rubrica della posta del quotidiano ‘La Repubblica’ proprio qualche giorno fa. L’ ho ritagliata e incollata qui sull’agenda. Si intitola ‘RICOMINCIAMO DALLE FIABE’. Ascolta:
 
‘Cara Barbara Palombelli’"
 
"Chi è Barbara Palombelli?"
 
"La redattrice che cura la rubrica, e che aveva già ricevuto e pubblicato molte lettere sullo sbandamento e il disagio di vivere di molti giovani. Ascolta: ‘… a proposito di anoressia, bulimia, suicidi giovanili e altre forme di resa alle difficoltà della vita, variamente avvertita come insostenibile, vorrei rivolgere un tempestivo consiglio non tanto alle persone già coinvolte in tali vicende, quanto ai nuovi genitori, per aiutarli a strutturare meglio la personalità dei propri ‘cuccioli’; forte della mia piccola competenza settoriale, vorrei ricordare loro la fondamentale importanza di una bella scorpacciata, negli anni giusti, di… fiabe! Ci sono, nelle fiabe, due ingredienti assolutamente salutari e determinanti: 1) le peripezie (o prove che l’eroe deve superare); 2) il lieto fine (vittoria dell’eroe). I bambini hanno assolutamente bisogno di consolidare la propria capacità di speranza, di fortificare un automatismo che li spinga a considerare ogni batosta solo momentanea, accessoria, assolutamente non pregiudizievole del successo finale, una sorta di inevitabile scotto da pagare, semmai, per averlo. A questo servono le cosiddette peripezie delle fiabe. Identificandosi nell’eroe di una fiaba, il bambino si allena da un lato a incassare (insieme a quello) tutta una serie di scacchi, dall’altro a considerarli irrilevanti ai fini del successo complessivo. Nelle fiabe nessuno si arrende al proprio destino e i brutti anatroccoli diventano regolarmente degli splendidi cigni. I personaggi delle fiabe vivono una vita intessuta di desideri che si realizzano ad onta di qualunque ostacolo di partenza o incidente di percorso (una famiglia poverissima, un padre che li porta a perdere nel bosco, delle prove da superare… ). Finché si è piccoli, poco strutturati, si ha assolutamente bisogno di fare un bel pieno di fiducia. Poi, quando si è preso coraggio, si abbandonano le fiabe e si fa il gran salto nella realtà, ma, e qui sta il punto, ARMATI DI SPERANZA. Ecco, dunque, in sintesi, il mio consiglio: RICOMINCIARE DALLE FIABE.’"
"Be’, credo di aver capito che cosa intendesse dire quel lettore con la propria lettera. Ma il problema vero, secondo me, non è quello di far amare le fiabe. Non ci vuole molto. Figuriamoci, piacevano anche a me!… forse perché, in fondo, dovevo solo ascoltarle. Il problema vero è far amare ai ragazzi la lettura di libri quando sono un po’ più grandi. Per quanto mi riguarda, la sola idea di prendere un libro in mano mi fa star male."
"È proprio di questo che abbiamo parlato fin adesso. La soluzione, come ho cercato di farti capire, è combattere i pregiudizi con cui in genere si guarda alla lettura libera. Leggere libri è una cosa bella, capace di regalare enormi e impensate emozioni. Solo che bisogna avere la pazienza di individuare gli autori giusti e i libri giusti, che non sono gli stessi per ognuno. Non tutti i libri, ti ripeto (e vorrei che te lo ficcassi bene in testa), sono fatti per piacere a chiunque. Il piacere della lettura va conquistato attraverso una faticosa esplorazione personale. È un po’ come per L’isola del tesoro. Bisogna prima cercarla, per poterci mettere piede. Se poi si ha anche una mappa, tanto meglio."
"Ma se un ragazzo non ne vuole proprio sapere e si rifiuta di aprire un libro?"
"Be’, in quel caso conviene lasciarlo in pace, come dice Pennac, ad evitare che l’idea della lettura gli si abbini per sempre, nella mente, a quella di tortura. Meglio più tardi, magari, che mai."
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