QUALCHE DETTAGLIO IN PIÙ SULLE GIORNATE DI URBINO

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.(Lucio a Urbino)

Intanto Urbino, dove molti anni fa conseguii le mie prime due lauree (una in lettere, l’altra in lingue e letterature straniere) è magnifica e vale comunque un viaggio. Poi avevo con me l’amico inglese Francis Loney che si era dichiarato subito entusiasta alla proposta di seguirmi nella città di Raffaello e così, dopo le soste di rito lungo la Romea (= abbazia di Pomposa, San Vitale a Ravenna, Sant’Apollinare in Classe) abbiamo raggiunto in auto l’economicissimo "I canonici" reperito in rete. A dire il vero il suddetto B & B si è rivelato un po’ perso nelle campagne, ma in compenso accogliente e pulito. A Francis è piaciuta molto la ruralità della location.

La prima delle Tre Giornate, venerdì 28, è iniziata con la cosiddetta "Accoglienza" dei partecipanti, che si sono ritrovati ammassati in un budello di corridoio al piano E nel sottosuolo di Magistero Nuovo, con la preoccupazione di doversi iscrivere a ben 6 seminari diversi a testa, al ritmo di un partecipante ogni quarto d’ora. Per fortuna è stato l’unico momento di caos. La sorpresa maggiore, per me, è stata sentirmi chiedere, al momento in cui ho dovuto dichiarare il mio nome: "Un omonimo del blogger di Cazzeggi Letterari?"

Come non arrossire di piacere?

"No, il blogger in carne e ossa!" ho risposto con fierezza, mentre tra me e me mi dicevo: "Era dal lontano anno in cui fui intervistato da Tele Alpi Apuane che non mi sentivo così famoso!" (Ero stato mandato a Pontremoli da Orietta Fatucci di Einaudi Ragazzi a ritirare il premio Bancarellino per conto della vincitrice Sheila Gordon, impossibilitata a farlo di persona. Ero il traduttore del suo "Aspettando la pioggia".)

Alle 14.30, comunque, traduttori, editori, editors, studenti di lingue eccetera sono affluiti nell’aula magna del piano E ad ascoltare l’introduzione dell’attivissima Ilide Carmignani e il saluto del rettore dell’università, l’insigne francesista Giovanni Bogliolo, che ha ricordato come fin dalla giovinezza tenga per proprio divertimento uno stupidario in cui annota i più esilaranti strafalcioni commessi dai traduttori. Ha ammesso, tuttavia, di trovare sempre meno materiale da aggiungere alla propria collezione man mano che gli anni passano, segno evidente di una tendenza all’innalzamento del livello di qualità delle traduzioni:- /

L’altro dei due organizzatori, Stefano Arduini, ha poi evidenziato quanto pesantemente l’italiano dei traduttori influenzi – nel bene e nel male – la lingua italiana di oggi, considerando che due libri su tre sono opere tradotte.

Alle 15 e 30 c’è stata la conferenza in lingua estone di Peeter Torop, interrotta ogni tre parole dalla traduzione simultanea di un mestissimo Bruno Osimo. Pare che ‘sto Torop sia un’eminenza internazionale nel campo della traduttologia, ma devo confessare di non avere mai letto i suoi saggi. Grande spreco di termini quali "interlinguistico", "intralinguistico", "intersemiotico", in ogni caso.

È seguita la premiazione di Yasmina Melaouah, traduttrice di Pennac, cui non è parso vero di poter leggere un interminabile pistolotto sui tormenti e sulle estasi dei traduttori, paragonati di volta in volta a velieri, piloti, esploratori e via discorrendo. Comunque molto tenera e molto applaudita.

Sicuramente più caustica di lei si è rivelata, effondendosi sullo stesso mestiere, Marisa Caramella. A quanti volevano sapere come si diventi "traduttori" ha risposto che nel suo caso, guardacaso, aveva fatto tutto il Caso. Sempre per caso si era poi ritrovata promossa dall’umile ruolo iniziale di traduttrice a quello di redattrice e infine di potente editor della Mondadori, incaricata di acquistare i libri da assegnare in traduzione. Eccheccaso! Il suo seminario si intitolava, appunto, "Come affrontare una prova di traduzione per un editore". Tra i suoi consigli, innanzitutto, quello di inviare curricula brevi e di facile lettura, ma anche stuzzicanti e concreti. Il candidato traduttore, se invitato ad affrontare una prova di traduzione, deve evitare come la peste i cosiddetti "false friends" (= non deve tradurre "ape" come "ape", anziché come "scimmia", "ostrich" come "ostrica", anziché come "struzzo", "actually" come "attualmente" e così via) in modo da non dare l’impressione di essere talmente pigro da non controllare nemmeno il significato delle varie parole sul dizionario. In caso di contestazioni da parte della redazione, inoltre, non deve mai mettersi in posizione di eccessiva difesa, e ancora meno di offesa. Un errore fatto, ha mormorato la Caramella sulla falsariga della Gertrude Stein di "Una rosa è una rosa è una rosa", è un errore un errore un errore, inutile menare il can per l’aia. Il bravo traduttore, infine, deve evitare per quanto possibile di cadere nel cosiddetto "traduttorese": nessun giovane d’oggi "si reca" in discoteca, semplicemente ci "va". Tradurre, secondo la Caramella, è un "prendere decisioni" (di natura traduttoria, ovviamente), lasciandosi un po’ guidare dalla primordiale incoscienza di quando si è ancora digiuni di teorie della traduzione:- )

Il giorno dopo è stata la volta di Susanna Basso, traduttrice di Ian Mc Ewan, K. Ishiguro, Angela Carter, Tobias Wolfe, Jane Austin, Wilson Harris, Dominic Cooper, Alice Munro. Per essere concreta la Basso, che si era ornata il polso destro di un finto garofano (l’ho appurato andandolo a toccare alla fine della lecture), ha distribuito fotocopie con passi di opere di Donal McLaughlin, Ian McEwan (da "Saturday", per l’esattezza) e altri. Ci ha narrato le angosce di quando si trovò a dover tradurre due tonalità di verde in un contesto di abbigliamento degli anni ’50: il "lime green" (verde limetta, improponibile alla lettera: nessun italiano avrebbe mai parlato di un abito color verde limetta, a quei tempi) e l’ "avocado green" (altrettanto improponibile se tradotto alla lettera: nessun italiano avrebbe mai parlato di un abito verde avocado, per il quale nell’originale si intende – peraltro – non già il colore della scorza, bensì quello della polpa). Alla fine, nella sua traduzione, il verde limetta diventò "verde pistacchio" ("Non suona un po’ pacchiano?" ho obiettato io) e il verde avocado "verde Chartreuse", su suggerimento di sua sorella. Pistacchio o non pistacchio, comunque, Susanna Basso mi è parsa estremamente colta, profonda e raffinata. Una traduttrice con i fiocchi.

Ena Marchi di Adelphi (nulla a che vedere con Vanna Marchi, a parte la pettinatura, tengo a precisare) ha parlato soprattutto di "revisione di una traduzione". Questi i suggerimenti essenziali per una buona revisione:

1) Restaurare l’integrità dell’originale. Anche al miglior traduttore accade di saltare non solo delle parole, ma persino intere frasi.

2) Restaurare, nella misura del possibile (e nel caso in cui il traduttore l’abbia arbitrariamente anziché giudiziosamente alterata) la punteggiatura dell’originale e la scansione dei paragrafi; tenendo conto, tuttavia, che ogni lingua ha regole peculiari di punteggiatura che non sempre vanno riprodotte.

3) Verificare che il traduttore non abbia indebitamente sinonimizzato le ripetizioni laddove queste rappresentino una consapevole scelta stilistica dell’autore.

4) Snidare implacabilmente i calchi della lingua di partenza, i faux-amis e le espressioni idiomatiche che il traduttore non abbia riconosciuto come tali.

5) Verificare le scelte sintattiche del traduttore. La struttura sintattica di una lingua è idiomatica e non va riprodotta nella lingua d’arrivo, la quale ne ha una sua propria.

6) Verificare costantemente la tenuta del registro linguistico del testo di arrivo.

7) Eliminare allitterazioni, omoteleuti e cacofonie sfuggiti alla rilettura del traduttore.

8) Controllare scrpolosamente citazioni, nomi di personaggi, di luoghi, di opere, date, unità di misura, insomma tutti quei dettagli che spesso il traduttore non ha il tempo o la possibilità di controllare.

La Marchi mi è parsa vivace, decisa, temperamentosa, ma mi sono dimenticato di chiederle chi le abbia messo quello strano nome (Ena):- )

Alessandra Bazardi ha illustrato in modo piacevolissimo e spigliato i requisiti del traduttore delle collane Harmony, di cui è responsabile. Innanzitutto, ha detto, è bene che si liberi dei pregiudizi e provi un fondamentale rispetto per il genere. Dal 1981 in poi il romanzo rosa si è arricchito di produzioni sempre più articolate: Jolly, Destiny, Temptation, Top Historical, Extreme Noir eccetera, spaziando dal romantico al passionale, dal lievemente piccante al ricco di suspence e così via, per un totale di 650 nuovi titoli l’anno, quasi tutti importati dall’America e dal Canada e parallelamente tradotti in ogni parte del mondo. Il venduto mensile in Italia è di circa 130.000 copie, per una media di 12.000 a titolo. Il settore maggiormente in crescita è quello dei grandi romanzi storici, soprattutto di quelli ambientati nel periodo Regency. Il romanzo rosa o d’amore deve essere facile, intrigante, veloce da leggere (in due ore circa), rassicurante (LUI e LEI, alla fine, dovranno stare insieme), capace di far immedesimare e sognare la lettrice. Il canovaccio è fisso: incontro (o reicontro), innamoramento, passione, ostacolo (di varia natura: sociale, economico, legato a una differenza d’età eccetera), superamento, lieto fine. Al traduttore si chiede di essere un po’ anche redattore, capace di "adattare" gli originali alle esigenze e alle aspettative delle lettrici italiane, tagliando o semplificando o sintetizzando dove occorre eccetera.  

L’ultimo seminario che ho seguito è stato quello di Delfina Vezzoli, traduttrice di DeLillo, Pirsig, Nin, Rhys, Ginsberg, Golding, Brodkey, Vonnegut, McGrath, Theroux, Ballard… sulla voce narrante. Mascolina, un po’ incazzosa, anche la Vezzoli come la Basso ha distribuito fotocopie con passi su cui discutere. Uno di questi si intitolava "I feel bad about my neck". "Come lo tradurreste?", ci ha domandato. Dopo aver dato un’occhiata al contesto, ho azzardato "Il complesso del collo". Non è parsa entusiasta. Un altro uditore ha proposto "Problemi di collo". Le è piaciuto abbastanza. Una terza "Tra-collo": l’entusiasmo di Delfina è salito alle stelle.

Quindi siamo passati al James Salter di "A sport and a pastime". Delfina ci ha chiesto di tradurre la frase: "It seems these luminous days will never end". Ho buttato là senza riflettere: "Questi giorni luminosi paiono non avere mai fine". Delfina è scattata in piedi come un pupazzo a molla e mi ha dato del pascoliano puro. "’Paiono’ è arcaico, non si usa più!", ha gridato. "A me PARE che il verbo parere si usi ancora", ho ribattuto. "Non certo alla terza persona plurale del presente indicativo", ha insistito lei. E si è talmente alterata che ho dovuto darle ragione. "Okay, mi arrendo", ho concluso. "Il verbo ‘sembrare’ è senz’altro più indicato". ("Ubi maior, il minore è un cesso", diciamo qui al Lido di Venezia nel tipico dialetto locale:-) ).

A proposito, come vi paiono questi miei appunti? Un po’ raffazzonati, vero? Be’, forse non avete tutti i torti…

P.S. Mi sono dimenticato di dire che, durante un intervallo, ho chiesto a Elena Dal Pra, bella ragazzona incaricata di rappresentare Mondadori Reference (= il settore dizionari), come mai non fosse venuta anche la pur annunciata Margherita Forestan. "Perché, la conosce?", mi ha domandato a sua volta. "Certo, è un mio personaggio!", le ho risposto. "Me la saluti. Anzi no. Potrebbe picchiarla… "

[Foto di Francis Loney]

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8 Risposte to “QUALCHE DETTAGLIO IN PIÙ SULLE GIORNATE DI URBINO”

  1. utente anonimo Says:

    Post molto interessante! In particolare la parte su “Harmony”: ignoravo che ci fosse una divisione in sotto-generi! Il macro-genere si è evoluto, bisogna approfondire! (ps In questo mio commento non c’è traccia di puzza-al-naso, io qualche libro Harmony l’ho pure letto, per cultura personale…)

  2. Lioa Says:

    Grazie. Resta il mistero del perché alla casalinga di Voghera piaccia, fra tanti, proprio il periodo Regency:- )

  3. utente anonimo Says:

    si chiamera’ Filomena, pora stella.
    Post interessante Lucio, peccato che evidentemente a Feltrinelli usino queste linee guida quando sono seduti sulla tazza. Sgrunt.
    CatW

  4. kinglear Says:

    La tua connessione fa sempre più cilecca. 😦

    Ma io sono un bravo ragazzo.

    Adesso la/mi vedi? 🙂

  5. Lioa Says:

    Adesso sì. Tu riesci a ingrandirmi e raddrizzarmi un cincinino la foto in alto? Se la ingrandisco io ne esce solo la parte alta…

  6. kinglear Says:

    La qualità della foto è molto bassa. 😦
    Non è che si possano fare miracoli.

    Questo è il meglio che si possa fare.

  7. Lioa Says:

    Già che hai la bocca aperta, dimmi anche come si fa a inserire una foto nei commenti…

  8. BOCL N. 13 (PREMIATA DITTA NULLO & BICE) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] POST: “QUALCHE DETTAGLIO IN PIÙ SULLE GIORNATE DI URBINO“   «…  Alessandra Bazardi ha illustrato in modo piacevolissimo e spigliato i […]

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