NELLE AZZURRE LONTANANZE

MontanaiaVia.

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(Il Campanile di Val Montanaia)

Quando – molti anni fa – Ada Tondolo, oggi ottantacinquenne, decise di ritirarsi dall’arrampicata, scelse la guglia del Campanile di Val Montanaia come salita di commiato. I compagni di cordata che erano con lei la lasciarono per qualche minuto sola lassù, a far rintoccare a morto la campanella che corona la vetta…

Alla celebre via di roccia sono legati anche alcuni suoi malinconici ricordi sentimentali di gioventù, e insomma è stato con grande emozione che ieri mattina, insieme al gruppo veneziano di Trekking Italia, Ada si è portata al doppio spettacolare Belvedere sul Campanile. L’abbiamo raggiunto con il ripido sentiero352 che dai pressi del rifugio Pordenone, in fondo alla val Cimoliana, si inerpica per un bosco di faggi e betulle.

conadacampanile

Sulla via del rientro a Venezia, ci siamo fermati in un bar di Cimolais, dove abbiamo visto esposto (e acquistato per lei) il libro: "Addio al campanile", di Spiro Dalla Porta Xydias, Luca Visentini Editore. Scrive Mauro Corona nella presentazione: "Addio è parola triste. Addio non lascia scampo, significa mai più, per l’eternità. Anche se pronunciata in un contesto allegro o a mo’ di battuta spiritosa, è un suono che non concede speranza, né ritorno. C’è questa parola nel quarto libro di Spiro – Addio al Campanile si intitola – dedicato alla sua amata guglia, all’urlo pietrificato del Montanaia. Significa che il grande vecchio dell’alpinismo non tornerà più al suo amato Campanile. Gli ha detto addio. Del resto Spiro non si fa illusioni, soprattutto sa contare. Il numero dei suoi anni non gli è favorevole per tornare lassù, sulla vetta del Montanaia. Allora lo saluta a modo suo, per l’ultima volta… Pochi alpinisti hanno rispettato la montagna come il vecchio Spiro… È un uomo intelligente, creativo, sensibile, non poteva non innamorarsi di una guglia come il Campanile di Val Montanaia. Lo ha amato per tutta la vita e oggi, alla soglia dei novant’anni, lo ama ancora di più perché il missile di pietra è decollato, è andato lontano. L’età allontana le cose, ce le rende distanti, le disperde – come scriveva Herman Hesse – nelle azzurre lontananze. Questo è il libro più forte di Spiro, quello più autentico."

E Spiro stesso, nell’explicit:

"Non credo di avere detto tutto: è stato troppo luminoso per me. Mi ha dato il concetto della bellezza nella montagna. Ha rappresentato l’ideale, non solo alpino. Mi ha insegnato che la terra tutta – e noi con essa – tende al cielo. Nella sua magica e drammatica solitudine ho specchiato la mia incomunicabilità. Nel suo slancio verso l’alto, ha chiarito l’insostenibile necessità dell’etica e della fede. Con la sua irripetibile bellezza ha significato l’idea platonica del Bello. Mi ha concesso, toccando la sua vetta, la somma felicità di chi raggiunge il sogno. Ha espresso per me tutto il senso più elevato dell’alpinismo. Mi ha rivelato la sublime verità di Dio."

Naturalmente, nella dedica ad Ada, abbiamo scritto: "Non addio, ma arrivederci alla prossima escursione":-)

[Foto in alto da www.abcdolomiti.com/…/MontanaiaVia.jpg
Foto di Ada e Lucio di A. Bianchi]

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