UN POMERIGGIO STIMOLANTE: ANDASZ, BEATLES E MILVA.

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(L’inviato del blog Cazzeggi Letterari all’interno della grande piazza-hall del Nuovo Ospedale di  Mestre)

Aggregato a un drappello di ingegneri, ieri pomeriggio alle 14.30 ho iniziato la visita al mirabolante (architettonicamente) Nuovo Ospedale di Mestre, che diventerà operativo all’inizio del 2008.

http://www.nuovospedalemestre.it/Home.php

Ha un volume cinque volte superiore a quello del Palazzo Ducale di Venezia e distribuisce ogni giorno un’energia pari a quella che alimenta un comune di 10.000 abitanti. Una suggestiva e ormai famosa vela vetrata (7 mila metri quadrati sorretti da 22 puntoni e costituita da 1100 tasselli di vetro, ognuno diverso dall’altro per rispettare la curvatura della facciata convergente) protegge la piazza-giardino sul lato anteriore. L’ambiente fa l’effetto di una gigantesca serra, arricchito com’è di palme e altra lussureggiante vegetazione. Nell’ospedale i trasporti interni sono interamente automatizzati: 13 carrelli-robot spostano cibi, attrezzature sanitarie, biancheria per pesi fino a 400 chilogrammi, mentre un sistema di valigie su monorotaia elettrificata permette di muovere pesi più leggeri – provette, farmaci, cartelle cliniche… – lungo un percorso di 1500 metri su 9 piani con 28 stazioni di ricevimento e di spedizione. Le finestre delle stanze della degenza sono state realizzate con vetrate ventilate attive ("intelligenti") che garantiscono la temperatura e la luminosità desiderate. Eccetera.

Accanto all’ospedale vero e proprio sorge la sede della Fondazione Banca degli Occhi, con i laboratori per le cellule staminale corneali. Si tratta di un edificio triangolare che racchiude la filosofia architettonica dell’architetto argentino Emilio Ambasz: il VERDE sopra il GRIGIO. Vi si accede attraverso due grandi pareti inclinate – anch’esse ricoperte di piante – che si incontrano ad angolo scoprendo un ingresso che idealmente accompagna il visitatore all’interno di un occhio. L’edificio, sviluppato su cinque livelli, contiene anche un asilo nido aziendale e un auditorium da 400 posti. In futuro verrà realizzato il Centro protonico per la cura dei tumori con terapie d’avanguardia.

Sempre a Mestre, ma per le 21.00, avevo prenotato un posto al teatro Toniolo per assistere allo spettacolo "La variante di Luneborg"con MILVA. Come occupare le quattro ore che mi separavano dall’evento senza tornare a Venezia, stante anche lo sciopero dei mezzi pubblici? 

L’occhio mi cade sulla locandina del film "ACROSS THE UNIVERSE", il musical ricavato dalle più note canzoni dei Beatles (da Hey Jude a All you need is love, da Lucy in the sky with diamonds a I’m the Walrus e via discorrendo). Perfetto! Ecco subito riempite due ore e mezzo con momenti di festa per gli occhi alla Jodorovskij e altri di piacevole ascolto musicale. La regista del film è Julie Taymor (autrice di «Frida» e del musical «Il re leone»). I giovani innamorati Jude e Lucy sono prima divisi da forze fuori dal loro controllo, poi inesorabilmente destinati a ritrovarsi al grido di: "She loves you ye ye ye!!!"

Nel film anche un cameo di Bono degli U2, che vi interpreta il «Dr. Robert». «È un musical non una ricostruzione degli anni ’60 – riferì la Taymor in conferenza stampa dopo la proiezione del film alla Festa del Cinema di Roma – volevo fare un film che indagasse gli anni sessanta solo attraverso le canzoni dei Beatles».

Intervallo per spuntino, vagabondaggi al Feltrinelli Store all’ultimo piano del centro commerciale Le Barche, ed eccomi pronto per l’amatissima Milva. Come è noto "La variante di Luneborg", caso letterario del 1993, racconta gli orrori della Shoah attraverso la metafora del gioco degli scacchi.

La versione teatrale ha coinvolto lo stesso Maurensig in una riscrittura del testo e nell’approntamento di una serie di suggestive canzoni affidate, appunto, all’interpretazione di Milva. La voce recitante era quella di Walter Mramor. Sul palco anche la soprano solista Franca Drioli e il Coro ArsAtelier, oltre all’orchestra. Lunghi e calorosi applausi finali, ma, se proprio devo essere sincero, ho trovato la povera Milva ormai abbastanza sfiatata, malgrado il temperamento ancora agguerrito. Ahimè, tutto passa, purtroppo, e, anche le voci più robuste conoscono l’usura del tempo…

Sono uscito dal teatro comunque contento e finalmente, a notte fonda, ho potuto concedermi il meritato riposo al Lido di Venezia, dopo un pomeriggio di ‘sì estenuanti fatiche:- )

[Foto in alto di A. Bianchi, le altre due tratte dalla rete]

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