EYMERICH NON AMA VENEZIA

«Que c’est triste Venise au temps des amours mortes
Que c’est triste Venise quand on ne s’aime plus»

cantava Aznavour qualche anno fa. Chissà se anche l’inquisitore Nicolas Eymerich aveva qualche amore morto nell’armadio, ma nemmeno a lui Venezia sembrava molto allegra:

"Vi piace Venezia, magister?" chiese Bagueny, forse già pregustando la risposta.

"E a chi mai potrebbe piacere una fogna a cielo aperto, con acque puzzolenti che scorrono ovunque?" Eymerich fece una smorfia. "Chi ha fondato questa città doveva avere sangue di ratto, per pensare di vivere su una cloaca."

E più giù:

"In effetti, dal mare e dai canali giungevano effluvi sgradevoli, e tuttavia il sole rendeva lo scenario di rara bellezza, per occhi che non fossero stati quelli dell’inquisitore… [cut]… Ora Eymerich, di fronte alla basilica di San Marco (ai suoi occhi di una bruttezza unica, tanto grondava fronzoli), attendeva di scoprire se la sua frode fosse andata a segno…"

Valerio Evangelisti colloca la scena (pag. 55 del recente "La luce di Orione") il 20 giugno 1366.

Qualche secolo più tardi sarebbe capitato in laguna anche il mio amatissimo Hans Christian Andersen, che così si sarebbe espresso nella sua autobiografia: 

"Già Goethe aveva descritto il senso funereo suscitato dalla gondola veneziana, velocissima cassa funebre natante, nera, con frange, nastri e tendine nere. Salii su una di esse presso Fusina e arrivai nella città silenziosa tra file continue di pali. L’impressione che mi fece fu quella di un cigno morto sull’acqua fangosa… [cut] Nei canali sporchi galleggiavano torsi di cavolo, foglie d’insalata e rifiuti d’ogni genere. Dalle crepe delle case uscivano i ratti d’acqua, e il sole ardeva tra i muri. Fui lieto di fuggire da quell’umida tomba. "

(Andersen, La fiaba della mia vita")

A proposito di crepe, è stata da poco allestita ai Magazzini del Sale (Punta della Dogana) la mostra "VENEZIA CREPA": 

«Venezia città intermittente, che si riempie di giorno di pendolari che portano il loro lavoro in città, di studenti e precari che vi vengono a studiare, a produrre e a vivere animando campi ed università. Venezia città intermittente, che si svuota di notte perché le case sono troppo care per abitarle e conviene di più trasformarle in Bed&Breakfast per il turista “mordi e fuggi” di una notte. Venezia in vendita per l’economia globalizzata e per il turismo poco compatibile, che crea profitti immediati per pochi, ma che rischia di non lasciare nulla ai posteri. Venezia che ancora resiste perché attira sogni, creatività materiale e immateriale di nuovi e antichi cittadini che si possono riappropriare della città e della sua laguna, della sua cultura materiale ed immateriale volta all’equilibrio tra acqua, terra, attività umane ed ambiente.»

[Da http://territorioveneto.it/venezia-crepa-le-mani-sulla-citta2019-e-sulla-laguna ]

E la Venezia del futuro?

«Non tanto una Disneyland per tutti, quanto un Club Med esclusivo, dove chi potrà permetterselo si comprerà il suo pezzo di Venezia. Gerardo Ortalli il futuro della città d’acqua lo vede così. Lo storico, professore di Ca’ Foscari, punto di riferimento di Italia Nostra in città, non si stanca di mettere in guardia da una deriva che sta uccidendo la città Venezia per trasformarla in qualcosa di diverso… C’è il problema delle grandi navi; quello dello scavo dei canali portuali che arriveranno a 12 metri, con la questione collegata dello smaltimento dei fanghi nocivi… Il problema della residenza, in particolare, sta uccidendo Venezia. Non c’è un solo progetto che non corra dietro alla deriva turistica, e questa gestione della città a pezzetti, che segue tutta una serie di interessi particolari, sta portando alla paralisi di una politica di salvaguardia. Una volta pensavo che il destino sarebbe stato Disneyland, ora penso piuttosto ad un Club Med di alto prestigio. Qui infatti non potranno mai essere accolti i tre milioni di cinesi vagheggiati a suo tempo. Non c’è lo spazio materiale. Invece, attraverso questo passaggio per Disneyland, avverrà un’ulteriore selezione verso una realtà in cui chi ha i soldi si comprerà il suo pezzetto di Venezia: chi la galleria d’arte, chi lo scenario per un flirt romantico, chi quello per le sue contemplazioni estetiche. Insomma avremo sempre il solito terziario turistico, ma meno di massa, più selezionato. I muri anche resteranno, ma la città sarà morta. Purtroppo salti del genere la cultura amministrativa non li riesce a fare. Qui non hanno ancora capito che il turismo è una risorsa, ma come tutte le risorse non può essere sfruttata oltre il compatibile».

(Da "Il Gazzettino" del 16 gennaio 2008)

[Immagine da http://www.fiorellagallery.com/gayjacket/Real/Doge.JPG ]

 

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7 Risposte to “EYMERICH NON AMA VENEZIA”

  1. kinglear Says:

    A Eymerich non piace Venezia, a me non è piaciuta l’avventura di Eymerich a Venezia né il seguito.

  2. Lioa Says:

    Lo so, lo so da ibs. Immagino che Valerio ne abbia sofferto e pianto a lungo:- )

  3. utente anonimo Says:

    Venezia muore, la mia valle e’ gia’ morta da un po’.

    (linkato, Lucio 🙂

    ciao

  4. kinglear Says:

    E tu gli avrai asciugate le lacrime. 🙂

    Però se leggi sul mio blog o su jujol.com trovi la recensione completa, che include inedeti e scabrosi dettagli che nella recensione di IBS non compaiono, in quanto i caratteri a disposizione sono pochi, troppo pochi.

    Guarda, sono bravo:

    Valerio Evangelisti e la sua pacchiana luce di Orione – clicca e leggi

    Ti basta cliccare e verrai rinderizzato alla recensione completa. Pensa che bello, piccolo Smithers. 😀

  5. Lioa Says:

    Grazie, Cat. Se continui a citarmi, ti presto Iannozzi per un weekend a Gardaland sulle montagne russe:- )

  6. utente anonimo Says:

    e’ una minaccia? 😛

    se smetti di scrivere cose interessanti ci posso pensare 😉

    CatW

  7. BOCL N. 47 (VENEZIA) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] EYMERICH NON AMA VENEZIA […]

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