MORESCO: E LE STELLE STANNO A GUARDARE

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(Antonio Moresco a Venezia)

"Firmamento", ha raccontato Antonio Moresco alla Mondadori di Venezia nel tardo pomeriggio di mercoledì scorso, "è il mio primo scritto teatrale in assoluto". Questa l’occasione ispiratrice: una sera lo scrittore camminava per strada, quando incrociò una coppia proprio nel momento in cui la donna stava dicendo all’uomo: "Sarei disposta a farmi tagliare un braccio perché non fosse successo". La frase gli si impresse con forza nella mente e continuò a produrre associazioni di pensieri, tra cui quello di farne il perno di un testo in cui fosse portata alle estreme conseguenze. Il risultato fu, appunto, "Firmamento", che apre la raccolta "Merda e luce", edito da Effigie. Protagonisti un uomo e una donna nudi, al buio, in una notte d’estate davanti a una portafinestra.

Prima indicazione di regia:

"Il firmamento in primo piano, come una grande macchina scenica: enorme, pulsante e vivo… nei momenti di silenzio, quando lui e lei smettono di parlare, il firmamento si percepisce acusticamente in tutta la sua inconcepibile estensione, come un enorme organismo che respira. Quando appaiono le stelle cadenti, i corpi nudi dei due sbalzano per qualche istante più forte, come rischiarati da un’insegna pubblicitaria intermittente".

A un certo punto l’uomo propone alla donna di tagliarle un braccio con uno spaccaossa da costate, ma lei è perplessa:

LEI: E poi come farò ad abbracciarti?

LUI: Mi abbraccerai con l’altro.

LEI: Non ci sono abituata!

LUI: Ti ci abituerai.

LEI: E come farò a prendertelo in mano?

LUI: Me lo prenderai in mano con l’altra.

Più avanti una nuova indicazione di regia:

"Si sentono, all’improvviso, tre violentissimi colpi dello spaccaossa, in successione, e il rumore dell’osso del braccio che si spezza. Ancora due colpi dello spaccaossa sopra il tagliere, poi, un po’ staccato, un altro colpo per tagliare gli ultimi lembi di carne e di pelle. Silenzio. Rumore di spazio. Un urlo improvviso. Lui butta via il braccio, con orrore, sul pavimento."

Nel finale:

LUI: Basta, basta! Sono stanco di questo orrore!

LEI: Mi hai tagliata!

Didascalia scenica conclusiva:

"Lei è immobile in un lago di sangue. Si continua a vedere e a sentire ancora per un po’ nel cielo ora leggermente più chiaro che precede l’alba la dilagante macchina acustica del firmamento."

[Moresco, insomma, fa abbastanza rima con Ionesco, ma il vero antecedente illustre è, ovviamente, "Ciaula scopre la luna" di Pirandello:

“Egli veniva su, su, su dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione, del buio della notte a cui tra poco si sarebbe affacciato. Non vedeva ancora la buca d’ingresso, che lassú si apriva come un occhio d’una deliziosa chiarità d’argento… Restò, appena sbucato all’aperto, sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprí le mani nere in quella chiarità d’argento. Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna. Sí, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna? Ora, ora soltanto, cosí sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. Estatico, cadde a sedere sul suo carico, innanzi alla buca. Eccola, eccola là, eccola la Luna… C’era la Luna! la Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, del gran conforto, della grande dolcezza che sentiva nell’averla scoperta, mentr’ella saliva pel cielo, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva piú paura, né si sentiva piú stanco, nella notte ora piena del suo stupore.”]

Sempre a proposito di "Firmamento", Moresco ha aggiunto il seguente sfizioso aneddoto. Per la prima messa in scena del testo il regista aveva scelto una coppia di attori che erano anche compagni nella vita. Lui non aveva problemi a recitare completamente nudo, lei, invece, parecchi, anzi non ne voleva affatto sapere. Solo quando il regista decise di sostituirla con un’altra attrice, lei disse al compagno: "Eh, no! Tu con quella lì non reciti tutto nudo!". Per tagliare la testa (e non il braccio) al toro, il regista decise a quel punto di far recitare la coppia non già nuda, ma rivestita di peluche nelle forme di due enormi panda.

A quel punto è intervenuto Tiziano Scarpa, che ha osservato: "Capirei se si fosse trattato dell’ennesima messa in scena dell’Otello, con la variante di tutti gli attori neri e la novità di un Otello questa volta unico bianco, tanto la gente sa perfettamente come stanno le cose nell’originale, ma trattandosi della prima messa in scena di un testo di cui non si sapeva nulla, ci vedo una notevole forzatura da parte del regista. Nell’idea dei panda lo spettatore potrebbe cogliere un’intenzionalità del tutto assente nell’originale di Moresco". ("Ha ragione da vendere", mi sono detto tra me. "I panda, peraltro, fanno pensare al wwf, alla difesa dell’ambiente…").

Ulteriore aneddoto riferito da Moresco. Quando, a spettacolo finito, la coppia fece ritorno a Roma con i due testoni di panda sistemati nei sedili posteriori dell’auto, alcuni amici mattacchioni li chiamarono al cell spacciandosi per agenti della polizia: "Ci risulta che state trasportando due panda, ma si tratta di una specie protetta, state commettendo un reato…"

Ed ecco il contenuto degli altri quattro pezzi della raccolta.

In "Duetto" Maria Callas dialoga con la propria tenia ("Lo spunto", ha riferito Moresco, "venne dalla leggenda metropolitana secondo la quale la soprano si era messa in corpo una tenia per dimagrire". Nel testo anche la spiegazione medica: "Se la carne coi cisticerchi viene ingerita dall’uomo, lo scolice si libera, si fissa nella mucosa dell’intestino tenue, dove si forma un solo esemplare. Per questo viene comunemente  chiamato ‘verme solitario’)".

A quel punto la parola è passata all’attore-regista Maurizio Lupinelli, che ha abbandonato il Teatro delle Albe proprio per dedicarsi alla messa in scena delle opere di Moresco. Gli è stato chiesto di effondersi sulla voce dell’attore. "Ogni attore ha tante voci dentro", ha asserito Lupinelli, "tra le quali deve sforzarsi di individuare quella più adatta a restituire i varchi e le altezze di un testo. Paradossalmente, un attore può anche tradire un autore, se questo serve a meglio evidenziare la propria affinità con lui… "

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In "Merda e luce" un siparista muove un sipario stellato, lo fa palpitare eccetera, finché "si ficca una mano profondamente in gola, ne tira fuori un’enorme resca di pesce, intera, con la testa e la coda ancora attaccate, di gomma, bagnata, la scaglia verso il pubblico prima di chiudere fulmineamente e definitivamente il sipario grande". Ma a quel punto, dietro il sipario, irrompe una fragorosissima motocicletta. Tra i personaggi anche un cazzo.

In Magnificat una donna sta a gambe spalancate nella posizione del parto. Dalla sua enorme vagina aperta filtra un lancinante taglio di luce. La voce del feto con cui la donna si mette a dialogare è quella di un uomo adulto. A un certo punto rumore di colpi, grida disarticolate del feto, clangori metallici e il feto che domanda: "Mamma, sei morta?… Io non voglio nascere, se tu sei morta!" Il canto cosmico dell’Amen che chiude il Magnificat di Monteverdi chiude anche la scena, ormai "tutta di sangue".

Quinto e ultimo pezzo della raccolta: "Fuoco nero", che in serata è poi stato effettivamente rappresentato al teatro delle Fondamente Nove (si badi bene: Fondamente, NON fondamenta! Fondamenta è una parola veneziana che designa una strada lungo un rio o canale, e non ha nulla a che vedere con le fondamenta dell’italiano).

Il monologo era recitato dallo stesso Lupinelli, che dava voce a tutti i personaggi del testo: la supernova, la galassia densa, la meteora, la luna, il sole, la materia oscura… in una parola, il firmamento:- ), ma con l’aggiunta di Lady Diana, Eva Braun, Dodi Al Fayed, Adolf Hitler, il millestronzi eccetera.

Ah, dimenticavo. Quando Scarpa mi ha presentato Moresco, al termine dell’incontro pomeridiano, ho chiesto all’autore dei Canti del caos di autografarmi una copia di Merda e luce. E sapete che cosa mi ha scritto nella dedica quel gran burlone che in fondo è Antonio?

Mi ha scritto:

"A LUCIO, VISTO DAVANTI, DURANTE LA NOSTRA VITA."

Divertente presa per i fondelli, no? 

[Foto di A. Bianchi]

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