IL GIOVANE HOLDEN SI LAUREA E PARTE PER L’ALASKA

Uffa. Dopo tutto quello che ho letto sui pericoli dell’immedesimazione, cui andrebbe senz’altro preferito un sano e sociologicamente più utile straniamento (= evitare che le proprie percezioni e sentimenti di spettatore si uniformino a quelle dei personaggi in scena; sollevarsi, invece, a una visione il più possibile critica delle situazioni drammatiche rappresentate, razionalizzando sentimenti e fenomeni sociali) vado a vedere "INTO THE WILD", l’ultima fatica di Sean Penn, e che mi capita? Che mi calo a poco a poco, anzi sprofondo di brutto e senza ombra di tentennamento nel personaggio di Christopher McCandless,  brucio con lui soldi e documenti e mi costruisco un’ identità nuova di zecca, quella di Alexander Supertramp. Non ancora contento, spazio con Alexander Supervagabondo dall’Arizona al Pacifico, affronto in kajak le rapide del Colorado e punto impavido verso l’Alaska… finché le luci in sala non si accendono e mi ritrovo con i lucciconi agli occhi come e peggio di una sartina, con buona pace dei formalisti russi, di Bertold Brecht e di tutti quegli altri fottuti anti-immedesimazionisti:-)

Scherzi a parte, il film mi ha emozionato profondamente e ve lo raccomando. Certo, come ha osservato Stefano Lo Verme, "il film di Penn può risultare a tratti magari un po’ programmatico (hippie simpatici, borghesi antipatici), e il messaggio proposto rischia forse di apparire quasi ingenuo nel suo assoluto radicalismo" (http://filmedvd.dvd.it/drammatico/into-the-wild/ )

ma, incalza ancora Lo Verme, "il regista rifiuta facili soluzioni e si dimostra abilissimo nel coinvolgere lo spettatore [ahi ahi, immedesimazionista pure lui!, n.d.r.] nelle vicende narrate, grazie anche alla colonna sonora composta da Eddie Vedder (in cui le canzoni contribuiscono a sottolineare gli stati d’animo del protagonista) e soprattutto all’intensa interpretazione del giovane Hirsch, spalleggiato da un cast di ottimi comprimari. I momenti commoventi non mancano di certo; e il finale, drammatico e devastante, è di quelli che lasciano il segno".

Pensavo, peraltro, di essere stato l’unico ad aver accostato mentalmente il giovane Supertramp del film (e del romanzo di Jon Krakauer Nelle terre estreme da cui è tratto) al giovane Holden di Salinger, ma, dopo una rapida ricerca in Google, ho scoperto che il 3 febbraio l’aveva già fatto un altro blogger qui:

http://tommypynchblog.splinder.com/post/15785060

tanto da intitolare il proprio post "THE CATCHER IN THE WILD" [= fusione di The catcher in the rye, titolo originale de ‘Il giovane Holden’, con Into the wild, n.d.r.].

Il giovane Holden, a dire il vero, progetta la fuga dopo essere stato espulso da Pencey per basso rendimento in tutte le materie, mentre l’eroe del film prima si laurea a pieni voti e solo dopo decide di intraprendere un iniziatico viaggio verso la natura selvaggia, dando un taglio a ipocrisie e convenzioni sociali. Tutti e due hanno un’importante sorellina (mitica quella di Holden Caulfield, la piccola Phoebe) e un rapporto conflittuale con gli adulti, ma Holden torna sui suoi passi e opta per la ripresa degli studi, mentre Alexander Supertramp fugge davvero e lascia per due interi anni i genitori senza notizie di sé.

Leggiamo in

http://it.movies.yahoo.com/i/into-the-wild/recensioni-175370.html 

"Nonostante il piacere iniziale e la gioia di una libertà senza limiti, una nota stonata, sfocata, non meglio definita, compare a ogni passo durante i quattro lunghi mesi di Chris in mezzo alle nevi; nota che si delinea via via nei flashback, ma senza didascalismi, con una leggerezza di tocco davvero sorprendente. È il lento riconoscimento di Chris dell’ impossibilità di darsi la felicità da solo, la tremenda consapevolezza che tutta la libertà di cui può godere nell’immensa solitudine dell’incontaminato non regge il confronto con la concreta verità di un rapporto umano. Sia esso il rapporto con la sorella, con un improvvisato datore di lavoro, con una coppia di antesignani hippy, o con un padre che ha sempre desiderato ma che non ha mai veramente avuto: ‘La felicità è reale solo quando condivisa’, arriverà a scrivere, quasi come un epitaffio, sul suo sgangherato furgone."

Similmente Tommy Pinch:

"Alexander Supertramp scrive, alla fine del suo diario, in punto di morte, quella che è la rivelazione più importante del suo viaggio spirituale nelle vene dell’America selvaggia: che la felicità è reale solo se condivisa."

E Mauro Gervasini su Carmilla:

(http://www.carmillaonline.com/archives/2008/02/002532.html )

"La parabola di Alex Supertramp assume dunque un valore in questa prospettiva: l’immersione nella natura e il raggiungimento dei propri limiti per una piena coscienza di sé, hanno senso solo se anche gli ‘altri’ fanno parte del contesto con il quale interagire. Altrimenti si rischia di restare schiacciati da una diversa forma di egoismo, non ‘migliore’ di quella dalla quale si scappa."

Parlavo, prima, di viaggio iniziatico. Come dimenticare, a questo proposito, le parole di Tiziano Scarpa riportate nel post di sabato 9 febbraio scorso?:

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5 Risposte to “IL GIOVANE HOLDEN SI LAUREA E PARTE PER L’ALASKA”

  1. utente anonimo Says:

    grazie della segnalazione
    ciao!
    kalle

  2. utente anonimo Says:

    grazie della segnalazione
    ciao!
    kalle

  3. Lioa Says:

    Grazie a te, Kalle, per la visita. Poi fammi sapere se il film ti è piaciuto…

  4. utente anonimo Says:

    Grande film!
    e soprattutto grande libro ” Vita nei boschi” di Thoreau.

    Sergio

  5. utente anonimo Says:

    Grande film!
    e soprattutto grande libro ” Vita nei boschi” di Thoreau.

    Sergio

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