LA COMETA DI HALE-BOPP

Cometa Hale-Bopp, la Grande Cometa del 1997 .
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La lettura de "IL FIRMAMENTO" di Antonio Moresco (vedi il post "E le stelle stanno a guardare" dell’8 febbraio scorso) mi ha fatto tornare in mente che anche tra le mie vecchie scartoffie c’è un racconto dedicato alle stelle. È del 1997, l’anno della Grande Cometa. Nulla di paragonabile al "Canto notturno di un pastore errante dell’Asia", naturalmente:-).
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      ("Dimmi, o luna: a che vale
      al pastor la sua vita,
      la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
      questo vagar mio breve,
      il tuo corso immortale?")

Ma giacché sto svuotando i cassetti di tutte le carabattole accumulate in tanti anni di disonorata carriera, ve lo propino:
 
 
LA COMETA DI HALE-BOPP
 
Una sera, alzando gli occhi al cielo, il giovane Ildebrando ebbe l’impressione che le stelle fossero decisamente più numerose e brillanti del solito. Più fissava la volta stellata, più gli pareva di rimpicciolire e di perdere significato. Alla fine la sensazione fu nettissima: si era ridotto a un puntolino squallido e ridicolo.
Guardandolo, com’era ovvio, dall’alto al basso, le stelle lo irrisero coi loro milioni di ghigni intermittenti.
«Forza», incalzarono, «continua così! Continua a rattrappirti, a sentirti sempre più misero e insignificante. Abbi soggezione del Creato. Che importanza puoi avere tu, minuscolo vermiciattolo della terra, di fronte all’immensità dell’universo?»
E tanto fecero, tanto insistettero, che gli misero addosso un terribile senso di soggezione.
Il povero Ildebrando era stremato dall’angoscia, ma non ancora del tutto vinto e rassegnato. No, non poteva finire così. Non poteva annegare miseramente in quello sgradevolissimo mare di insignificanza. Reagendo con tutta la stizza di cui fu capace, sparò verso l’alto una micidiale domanda d’assaggio:
«Che cos’è l’universo? Forza, rispondete, è una sfida!».
E senza aspettare reazioni proseguì mitragliando all’impazzata:
«Com’è nato l’universo? Com’è fatto? Quali sono i suoi confini? Ha avuto un principio o è immutabile ed eterno? Noi uomini siamo soli nell’universo o esistono altri esseri intelligenti in qualcuno dei miliardi di oggetti che popolano il creato? Esistono anche altri universi oltre quello a cui apparteniamo noi? È vero che all’inizio ci fu una colossale esplosione detta Big Bang? È vero che da allora sono passati circa 15/20 miliardi di anni? È vero che all’inizio un cucchiaio di materia aveva la massa di un intero pianeta? È vero che l’universo continuerà ad espandersi finché tutte le sue stelle non avranno esaurito il loro fuoco? È vero che l’espansione, a un certo punto, rallenterà e si fermerà, che ci sarà una sorta di inversione di rotta? È vero che da allora in poi inizierà un processo opposto, ovvero di progressivo restringimento o contrazione o schiacciamento o Big Crunch del cosmo? È vero che alla fine l’universo collasserà in un punto di densità infinita? È vero che la stessa materia decadrà in una sottile nebbia di particelle e che tutto ciò che esiste svanirà nel nulla… il nulla che ci attende nella notte dei tempi? E, già che ci siete, rispondete anche a questo: il tempo è come una freccia dal moto uniforme e dalla velocità costante o come un fiume che accelera e rallenta a seconda dei tratti? È possibile invertire la direzione del tempo? È vero che il tempo è come un cerchio, i cui estremi si toccano? Quante altre dimensioni esistono oltre quelle da noi conosciute? È vero che anche lo spazio è curvo e ricorda nella forma un imbuto? È vero che dall’altra parte dell’imbuto si passa in un altro universo?»
 
Le stelle, ovviamente, non risposero. Solo qualcuna parve bisbigliare:
«Piccolo querulo insopportabile ficcanaso!».
Ildebrando aveva ormai recuperato tutto il suo coraggio e a quel punto lanciò nell’etere la sua condiscendente vendetta:
«E va bene, ho capito, non sapete un tubo. Ve la dico io la verità… ve lo dico io che cosa succederà».
Porse inutilmente l’orecchio per captare eventuali reazioni, poi sbottò con tutta l’energia mentale di cui fu capace:
«Lo sapete che cosa ha detto oggi il premio Nobel Carlo Rubbia alla TV dei Ragazzi? Ha detto che anche voi stelle nascete, crescete e morite né più né meno che noi umani. Che nella nostra galassia nasce all’incirca una stella al mese. E che, quando una stella esplode e muore, la sua parte centrale o nocciolo collassa su se stessa e si fa piccola piccola, assumendo una gravità fortissima e trasformandosi così in un buco nero, cioè in una specie di cadavere di stella, all’interno del quale la densità è talmente elevata da non consentire nemmeno più alla luce di uscire. Splendete, splendete, dunque, brutte vanitose, finché vi resta un filo di luce, tanto arriverà anche per voi, prima o poi, il momento della resa dei conti. Sì, il momento in cui diventerete degli orribili buchi neri, delle squallidissime pattumiere da cui non potrà più far capolino nemmeno il fantasma di uno di questi vostri stupidi ghigni di adesso. E allora non potrete più sbeffeggiare noi abitanti di questo piccolo angolo dello spazio e del tempo. E sapete che cosa vi dico? Che non mi piacerebbe affatto abitare su una di voi: non sono mica il Piccolo Principe, io! Anzi, sto benissimo qui dove sono, in questo delizioso pianeta chiamato Terra. Non ho più soggezione di voi. E non me ne importa un fico secco nemmeno dell’universo. Che si espanda e si contragga finché vuole, questo stupido motore a scoppio, questa oscena pompa che non si ferma mai. Io vado a leggermi uno splendido racconto di Angelini.»
Ma non era finita lì.
Quando, prima di allontanarsi, rivolse un’ultima occhiata al cielo, d’improvviso la vide… nitida, sfolgorante, vittoriosa, lassù in alto, dalle parti della costellazione di Andromeda. Era la più grande del secolo, la più misteriosa, la più irresistibile di tutte: la cometa di Hale-Bopp.
E provò un brivido di felicità.
(Immagine da http://it.wikipedia.org/wiki/Cometa_Hale-Bopp )
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