Archive for marzo 2008

TIBET – SUPPORT THE DALAI LAMA

31 marzo 2008

Difendi il Tibet –

Sostieni il Dalai Lama

Dopo decenni di repressioni, i tibetani chiedono al mondo un cambiamento reale.In questo momento i leader cinesi stanno decidendo se intensificare la violenza o tentare il dialogo.

Tutti noi possiamo influenzare questa decisione critica, che potrebbe determinare il futuro del Tibet e della Cina. La Cina ha a cuore la sua reputazione internazionale, ma è necessario mobilitare il maggior numero di persone in tutto il mondo per ottenere l’attenzione del governo. Il Dalai Lama, leader spirituale tibetano, ha fatto appello alla moderazione e al dialogo: ha bisogno del nostro sostegno.Compila i campi qui sotto per firmare la petizione e spargere la voce.

Continua a leggere »

http://www.avaaz.org/it/tibet_end_the_violence/

«Grazie per aver aggiunto la tua voce alla nostra richiesta alla Cina di cessare le violenze in Tibet. La faremo arrivare direttamente ai rappresentanti Cinesi, ma abbiamo bisogno di una adesione massiccia per poterla sostenere–piu’ persone la firmeranno e piu’ forte sara’ il messaggio. Quindi per favore gira la mail qui sotto a tutti i tuoi amici e familiari.

Grazie ancora per il tuo aiuto,

Ricken, Paul, Pascal, Iain, Graziela, Galit ed il team di Avaaz

———————–

Cari Amici,

Dopo decenni di repressione i Tibetani stanno gridando al mondo la loro richiesta di cambiamento. I riflettori dei Giochi Olimpici sono adesso in Cina, ed il leader Tibetano Dalai Lama ha chiesto di far cessare le rivolte con la moderazione ed il dialogo.

In Cina i sostenitori della linea dura attaccano pubblicamente il Dalai Lama–ma molti leader Cinesi ritengono il dialogo la migliore opzione per la stabilita’ del Tibet. Il Governo in questo momento e’ davanti alla alternativa cruciale fra repressione e dialogo, che potrebbe determinare il futuro del Tibet–e della Cina.

Possiamo influenzare questa scelta storica-–la reputazione globale della Cina e’ molto importante per il Presidente Hu, e questi deve sentire da noi che il marchio ‘Made in China’ e le Olimpiadi di Pechino che si avvicinano avranno successo solo se sceglie il dialogo e non la repressione dei falchi. Una valanga fatta con il potere delle genti del mondo si sta muovendo per ottenere la sua attenzione. In una sola settimana oltre 1 milione di persone hanno firmato la nostra petizione, che verra’ consegnata nel corso di marce verso le ambasciate Cinesi Lunedi’–sotto per aggiungerti anche tu al grido globale, e poi gira subito questa mail ad amici e familiari:

http://www.avaaz.org/it/tibet_end_the_violence/97.php/?cl_tf_sign=1

L’economia Cinese dipende dalle esportazioni “Made in China” che compriamo tutti, ed il Governo punta a fare delle Olimpiadi di Pechino di questa estate la celebrazione di una Cina nuova e rispettata. La Cina e’ anche un paese particolare, in espansione, con un passato tormentato e con ragioni per essere preoccupata della propria stabilita’ — alcuni dimostranti Tibetani hanno ucciso degli innocenti. Ma il Presidente Hu deve comprendere che il pericolo maggiore per la stabilita’ e lo sviluppo Cinesi viene dai falchi che vorrebbero piu’ repressione, non da quei Tibetani che chiedono dialogo e riforme.

Il popolo Tibetano ha sofferto in silenzio per decenni. E’ venuto il loro momento di parlare–dobbiamo aiutarli ad essere ascoltati.

Con speranza e rispetto,

Ricken, Pascal, Graziela, Iain, Paul, Galit, Milena, Ben e tutto il team Avaaz

Qui trovi alcuni link con maggiori informazioni sulla protesta Tibetana e la reazione Cinese:

http://rampini.blogautore.repubblica.it/
http://lanostracina.corriere.it/
http://www.agi.it/world/news/200803191258-pol-ren0032-art.html

CHI SIAMO

Avaaz.org è un’organizzazione non-profit indipendente, che lavora con campagne di sensibilizzazione in modo che le opinioni e i valori dei popoli del mondo abbiano un impatto sulle decisioni globali. (Avaaz significa "voce" in molte lingue.) Avaaz non riceve fondi da governi o aziende ed è composta da un team internazionale di persone sparse tra Londra, Rio de Janeiro, New York, Parigi, Washington e Ginevra.

Vai a vedere le nostre pagine su Facebook e Myspace

[Immagine: Per gentile concessione della BBC news ]

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UN TROMBONE SI AGGIRA PER LA RETE

29 marzo 2008

f01-8.JPG 

[Franz Krauspenhaar ]

C’erano una volta i BLOGDISCOUNT che assegnavano i BlogAworse annuali. Esempio:

Premio Peggior commentatore da lit-blog:

 

Wu Ming 1
perché ha sempre la ragione in tasca, c’ha gli scagnozzi che scendono dalla
montagna in caso di flame e sputa commenti ex cathedra lunghi anche tre schermate.

Nominati dalla giuria:
Giuseppe Iannozzi
perché ci ficca sempre le sue preferenze in materia di letteratura e di sesso (e ne azzeccasse una che fosse una)
Georgia Mada
Perché gEorgia con la E

Premio Peggior commentatore di Blogdiscount:

 

(da http://www.blogdiscount.org/?p=362 )

Poi c’era GIANLUCA NERI che assegnava i Macchianera Blog Awards eccetera.

Non originalissimo, quindi, il Carlo SCELSIT – presto identificato come Franz Krauspenhaar -, che di recente ha assegnato i TROLL 2007. Copio-incollo da: 

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/03/25/mister-troll-2007-prima-edizione/#more-4496

«L’Associazione Culturale Franco Trantafilo, in collaborazione con la Franco Scelsit Bulloni & Trafilati di Travagliato (BS) ha indetto un premio per il miglior “troll” che ha imperversato nei litblog italiani durante l’anno passato.

Il premio di Mister Troll 2007 è andato a Giuseppe Iannozzi, di Torino.
Al secondo posto è andato Lucio Angelini, di Venezia.
Al terzo, Dario Borso, di Milano.

Le motivazioni sono state lette dal Dottor Scelsit durante la cerimonia di premiazione avvenuta nella sala riunioni della Franco Scelsit Bulloni & Trafilati S.p.a. di Travagliato, alla presenza di numerose maestranze. Sono stati donati ai tre vincitori una confezione ciascuno di Amaro Averna Gran Riserva.

Ecco le motivazioni:

Giuseppe Iannozzi: aspirante critico, aspirante scrittore, aspirante poeta, bricoleur e do it yourselfer della letteratura, nominato più volte dai suoi ammiratori “l’Ed Wood dei litblog”, ha dimostrato di poter mettere insieme letteratura su vasta scala e softporno, Novella 2000 e Bustine di Minerva, chat per sedicenni al brufolo inguinale e grandi classici della recente letteratura come La macinatrice di Massimiliano Parente. Come commentatore, Iannozzi ha saputo essere feroce critico con tutti meno che con Fabrizio De Andrè, Salgari, (deceduti) e Umberto Eco (vivente).
Un esempio di equilibrio e di conoscenza.

Lucio Angelini: uomo mite, di grande equilibrio, ha fatto del rancore per alcune editor per ragazzi (covato per circa venticinque anni) il motivo di una fama che non conosce flessioni, perlomeno nel suo visitatissimo blog-park, dove il vincitore Iannozzi gli fa spesso da spalla d’occasione.

Dario Borso: una testa di filosofo mancata all’apicoltura. Scoperto da Domenico Pinto e Gianni Biondillo, redattori di Nazione Indiana, Borso è famoso per il celeberrimo Premio Baghetta e per i ventisettemila eteronimi tutti però facilmente riconducibili a lui. Ha nel citazionismo ossessivo il suo tratto-pen distintivo. Una assoluta mancanza di fantasia corredano il profilo, per questo terzo posto assolutamente meritato.

Fuori concorso per le quote rosa:

Georgia, tenutaria di un famoso blog letterario linkato addirittura da quegli snobboni de Il primo amore, pasionaria della sinistrina che pensa e scrive, toscana, dal cognome e dalle vere faccende ignote, bravissima nel riempire di emotikon assolutamente inutili i suoi chilometrici interventi. Ha trovato nell’ischitano Giorgio Di Costanzo (professione lettore e amico di numerosi letterati italiani deceduti da anni) un partner webbico di assoluto rilievo.

Molti auguri dalla redazione di La poesia e lo spirito al dottor Scelsit e alla sua meritoria iniziativa che speriamo abbia seguito anche l’anno prossimo.»

Lì per lì ho commentato:

"Bella trollata, indubbiamente. Ah, da che pulpito:- )"

Poi, come sempre quando non gli si dice che è grande! grande! grande!, Franz Crespicapelli l’ha buttata in flame e a un certo punto ha urlato:

"Angelini, non ti vergogni mai? Sei una nullità, lo sai? ma sì, lo sai. E ora sparisci."

Ho provato a rispondere:

"Sì, io lo so
tutta la vita sempre solo non sarò
un giorno troverò
un po’ d’amore anche per me
per me che sono ***nullità***
nell’immensitààààà.

Vergognati e sparisci tu, vecchio trollone impenitente!"

Non l’avessi mai fatto! La mia replica è stata subito censurata e rimossa dal blog "La poesia e lo spirito (di patate di FK)". Non ancora contento, Krauspenhaar ha bloccato il mio Ip impedendomi qualsiasi ulteriore commento a qualsiasi post del blog, suo o di altri. È sparito, per esempio, un altro mio innocente commento a un post di Stefania Nardini su Bonura…

Insomma Lpels sarà anche un blog COLLETTIVO, ma Krauspenhaar se ne considera signore e padrone assoluto. Nel corso della giornata, a sorpresa, un ulteriore coup de théâtre: il rissoso trollone ha dato le dimissioni da Lpels, non senza aver prima ribadito in

http://www.markelo.net/2008/03/27/in-c/#comments

"Ti informo, anche, che l’interdizione continuerà
nonostante la mia uscita da Lpels, risalente a oggi.
Ho buoni uffici, là. E ora sparisci."

Comment by krauspenhaar — March 28, 2008 @ 5:36 pm

Che abbia le caldane da andropausa?

[Immagine da http://www.markelo.net/fk-photogallery-roba-di-lusso/ ]  

“LONTANO DA OGNI COSA”, di MATTIA SIGNORINI (3)

28 marzo 2008

Away from It All

 

PARTE TERZA
 
Stefano e Saverio Fucqa lavorano alla sceneggiatura con un accanimento “non frenabile”. Il titolo a cui hanno pensato è Buongiorno Margherite, ma Fucqa, nonostante “quella sua solita energia”, appare sempre più stanco. Il produttore Gualtiero Brighi li va a trovare “con QUESTA Bentley” e l’io narrante puntualizza: “Portava al polso un vistoso orologio, ma tuttora non saprei dire di che marca fosse” [tranquillo, Signorini, della marca del vistoso orologio non frega nulla a nessuno, n.d.r.]. Quelli della Polipo [un’allusione alla Medusa Film?, n.d.r.] non accettano che la vicenda sia ambientata a Padova, a cui preferiscono senz’altro la Grecia. Ed è così che il produttore Gualtiero Brighi e lo sceneggiatore Stefano Bersani sono costretti a fare le valigie e a trasferirsi a Mykonos. Purtroppo hanno idee diverse. Stefano dice: “Dovremmo raccontare quello che vediamo. Questa energia continua e imperfetta. Mostrare come, dopo qualche giorno in questo posto, qualsiasi forma di eternità [???, n.d.r.] e incapacità di fermarsi cominci a trasformarsi in una specie di routine”. Ma Gualtiero Brighi è teso a “voler mischiare pochi tratti di situazioni che succedevano a quintali di altri che scivolavano addosso a liceali del tutto normali; contesti in cui poco o niente era fuori posto” (p. 220). Gualtiero, inoltre, trova incredibile “l’energia che scatena questo posto”, mentre Stefano presto non ne può più di “tutta quella gente inesausta”, senza contare che ormai considera Gualtiero Brighi “incapace di distinguere la luce di una stella cadente da quella di un Boeing” (p. 222). Rientrano in Italia, dove Saverio Fucqa peggiora a vista d’occhio. Le gambe di Chiara Valentini, al contrario, risplendono in bella mostra su cartelloni pubblicitari affissi per tutta Roma. La fanciulla convive adesso con il prestigioso scrittore-attore Liberio Carli, di trentacinque anni più vecchio di lei, ma la cui partecipazione al film potrebbe sbaragliare le perplessità di molti sponsor. Chiara si offre di cercare di convincere Liberio a recitare nel film e ci riesce. Quando Stefano rivede Chiara, le dice pieno di gratitudine: “Energia, Chiara”.
Alberto Lari, intanto, si è spostato a Londra, dove convive con una certa Giulia e un gatto di nome Faith. Ha smesso di dipingere e ripreso a fotografare con la stessa Pentax con cui una volta faceva scatti agli alberi. L’unica differenza è che adesso lo interessa “raccontare il mondo di fuori da come lo vedeva lui dentro”, mentre in passato… pure.
Iniziano le riprese del film, sotto il coordinamento di Elena Fiori che “aveva QUESTO modo involontario e distaccato di percepire il mondo e di dare alle cose la giusta importanza ed era quello che ci voleva” (p. 243). La ragazza ha una peculiarità: ad ogni parola che sente pronunciare, vede mentalmente il numero delle sue lettere costitutive: se, per esempio, le si dice “TRE”, le si accende in testa il numero “3”. A metà delle riprese una lettera di Alberto Lari ne preannuncia l’arrivo su una Citroën scassata. Quando, un mattino, Chiara Valentini si presenta sul set con un occhio pesto, Alberto Lari va a cercare il colpevole (Liberio Carli) e gliele suona di santa ragione, così compromettendo la partecipazione al film dell’importante attore. Gli sponsor se la danno a gambe e anche Alberto torna a Londra, dove, probabilmente a corto di energia naturale, si infila in vena una poltiglia di pastiglie per l’ansia. Se ne vanno, ovviamente, anche Chiara e Liberio.
Il set si sposta a Padova per gli esterni [che la figura di Saverio Fucqa sia ispirata al regista Carlo Mazzacurati?, n.d.r.], ma in dirittura d’arrivo, ovvero appena prima che sia finito il montaggio, il regista muore. Sulla sua tomba Stefano e Gualtiero faranno scrivere: “Credere nell’invisibile, nell’erba, nella poesia”, convinti che adesso Saverio Fucqa vaghi “nel flusso della Grande Energia[Bastaaaaaaaaa!!!!!, n.d.r.], anche se il mondo ha un poeta in meno. Quando il film è pronto, nessuno pare volerlo distribuire. Stefano, sconfortato, trova lavoro come commesso in un negozio di CD "per una paga da schifo". Di Alberto Lari non sa più nulla. “Non avrei mai pensato – si lagna di nuovo – di ritrovarmi ad avere un lavoro regolare e di finire a letto ogni sera prima di mezzanotte. Pensavo spesso a cosa avrebbe detto il me di qualche anno prima”. Per non restare con le mani in mano, mette mano a una seconda sceneggiatura. Un bel giorno Gualtiero Brighi si rifà vivo per annunciargli che ha finalmente trovato un distributore. Il loro film è entrato nel circuito delle rassegne d’autore e ne hanno parlato persino il Venerdì di Repubblica e Panorama. Stefano lo raggiunge a Roma. Il film, nel frattempo, ha cambiato titolo: non più “Buongiorno Margherite”, ma “Lontano da ogni cosa”, calco italiano dell’ inglese "Away from it all", di John Cleese. Il circolo si chiude con l’incipit del romanzo che, dopo orge di parole in corsivo e di passati prossimi usati anche per eventi molto lontani nel tempo, diventa l’explicit dello stesso.
 
L’opera è dedicata a “tutti quelli che hanno puntato la loro strada, dritta in faccia. E hanno svoltato”. In terza di copertina l’angelico viso dell’angelico Mattia Signorini.
Qui il sito dell’autore:
www.mattiasignorini.com 
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P.S.
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Ciao, Mattia. Non incazzarti per i miei bonari cazzeggi, ma continua imperterrito a svoltare:- )

“LONTANO DA OGNI COSA”, di MATTIA SIGNORINI (2)

27 marzo 2008

[Mattia Signorini, dalle belle guance:-)]

PARTE SECONDA
 
Passa un anno. Stefano si laurea “con QUESTA sensazione di inutilità e idiozia” (p.117) e l’impressione schifata che “l’università con tutto il suo fagotto [fagotto???, n.d.r.] di professori e studenti rinsecchiti fosse diventata una specie di contenitore vuoto con parentesi rade di divertimento e fasci di energia pulita”. Per consolarsi, va a vivere con Marta Ferro in un alloggetto dietro la stazione. Non ha nessuna intenzione di finire in una fabbrica o in un ufficio o in un qualsiasi posto con un orario stabilito e le sue ricerche di qualcosa di più gratificante lo conducono alla grande officina creativa Armadillo, dove nel dipartimento di fotografia tale Cesare Borromeo ha da poco sostituito l’iperfamoso Fiorenzo Carciofi [si noti l’inventiva di Signorini nell’ideare cognomi, n.d.r.] (p.120). Nell’ambiente razzolano anche due stagiste, Giorgia Paoli e Lavinia Manca. Il Borromeo, purtroppo, si rivela un paraculo & figlio di puttana che fa lavorare gli altri per poi attribuire a se stesso ogni merito dei vari progetti, così Stefano abbandona lo studio e si mette alla ricerca di una nuova opportunità di lavoro: è preso in simpatia da tale Letizia Marechiaro, che lo fa assumere come maschera strappa-biglietti in un cinema della catena Multiflex. Marta, nel frattempo, è diventata barista e ha introdotto surrettiziamente nel loro menage la detestabile gatta Misa. Stefano non tarda a scoprire che “strappare i biglietti e restare fermo ore nella stessa posizione distrugge le cellule del suo cervello”, spegnendole “una dietro l’altra a velocità pazzesca” (p.136), così, guardando “i suoi ventisette anni”, torna a domandarsi “cosa penserebbe di tutto questo il me di qualche anno fa”. Si chiede, inoltre, "dove cazzo" sia finito Alberto Lari. A quest’ultima curiosità risponde Chiara Valentini, che, materializzatasi all’improvviso, lo trascina a Milano con “addosso un misto di emozioni elettriche[elettricità ed energia sono, come ognuno avrà ormai intuito, un po’ i chiodi fissi di Signorini, n.d.r.]: sono stati entrambi invitati, infatti, alla vernice di una mostra di Alberto Lari presso la galleria Ljegerbach. Nel corso dell’evento Alberto Lari risponde con menefreghismo e fastidio ai numerosi giornalisti e fotografi intervenuti. È come se “la sua stessa energia pura e violenta fosse stata rispedita a tutti gli sconosciuti presenti con le stesse velocità e vibrazioni scoperte” (p.151). I suoi quadri hanno raggiunto una perfezione di cui Stefano non l’aveva quasi ritenuto capace: “Non c’è una sola pennellata fuori posto”, è costretto ad ammettere, ma si rifà pensando che “a guardarli bene mancava qualcosa… gli spazi bianchi senza-colore e la difformità di altri spazi troppo pieni”. Alberto, Stefano e Chiara vanno a cena “in QUESTO ristorante con i camerieri in livrea”, ma subito dopo si fiondano a casa di Alberto, impazienti di baloccarsi con due bustine di una sostanza psicotropa chiamata “Mondi paralleli”. Tra le conseguenze, un lungo bacio tra Alberto e Stefano. Durante il viaggio di ritorno in treno, Stefano e Chiara fanno all’amore in uno scompartimento. "Due o tre volte la porta scorrevole viene aperta e richiusa subito dopo". Stupefacente il loro commento: “Chissà cosa credono stiamo facendo!” (p. 161). Il successo di Alberto mette addosso una compulsiva urgenza di esprimersi anche a Stefano, il quale, tuttavia, per differenziarsi dall’amico, decide di cimentarsi nel campo della sceneggiatura. Tra una trombata e l’altra con Chiara Valentini, il ragazzo si chiede se “le storie sognate, le storie che iniziano con un’energia [aridajjje!, n.d.r.] violenta e un insieme di sensazioni forti e incontrollabili durino per sempre”. [È evidente che non ha letto l’Ecclesiaste, n.d.r.]. Marta Ferro, capìto l’andazzo, gli dà il benservito e si dilegua con un altro a bordo di un furgoncino. Verso la fine di settembre Alberto Lari riappare nell’appartamento padovano di Stefano, ma “il suo baricentro energetico sembrava come imploso nel centro dello stomaco”: insomma ha litigato con Ljeberbach. I due amici riprendono a convivere, Stefano tutto compreso nella propria scrittura, Alberto nella propria pittura. A una festa universitaria Stefano dice a una certa Emma Bini (con “addosso QUESTO cappellino rosso”): “Tu ci credi, nell’energia?” E lei: “Quale energia?”. Stefano: “Non si può spiegare. O la senti o non la senti”. [Si confronti il Quélo di Corrado Guzzanti: "La risposta è dentro di te, solo che è sbajjata!", n.d.r.] Segue un nuovo episodio di amore a tre.
A un certo punto nel cinema Multiplex viene programmato un ghiotto evento: la presentazione dell’ultimo film del mitico Saverio Fucqa [ma per piacere!, n.d.r.], di cui Stefano conosce a memoria ogni pellicola precedente. Il nuovo capolavoro si intitola “Poche luci a cielo aperto” [forse qualcuna di più a cielo chiuso?, ci si domanda, n.d.r.]. Stefano, purtroppo, ne rimane deluso e lo dice senza tanti peli sulla lingua al regista intervenuto alla serata, aggiungendo che vorrebbe fargli leggere la propria sceneggiatura. Fucqa accetta di esaminarla e – tu guarda la vita! -, la trova “maledettamente fresca”, così anche per Stefano paiono spalancarsi le porte del successo artistico. Per aiutare il destino, il ragazzo lascia non solo il lavoro, ma anche la sonnolenta città di Padova per muovere alla conquista di Roma. “Non sapevo cosa mi preparava il futuro, ma adesso sapevo almeno che ogni spirale in cui ci sentiamo costretti ha sempre una via d’uscita” (p.198). Ce la farà il nostro eroe a entrare nel magico mondo del cinema? Lo sapremo alla prossima puntata…
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[CONTINUA]

(Foto di Maurizio Sabbadin)

“LONTANO DA OGNI COSA”, di MATTIA SIGNORINI (1)

26 marzo 2008

(Mattia Signorini)

Il 5 marzo 2002 alle 23.03 aprii in it.cultura.libri un thread intitolato "IL DEBUTTO DI MATTIA SIGNORINI". Chi vuole, può controllare qui:

Il debutto di Mattia Signorini

Il post terminava con le parole "In bocca al lupo, Mattia. Sei partito benissimo. Sento che andrai lontano". Non intendevo "lontano da ogni cosa", a dire il vero… Comunque, visto che ormai Mattia è approdato alla SALANI, penso di potermi permettere di prenderlo un po’ in giro raccontando a modo mio le tre parti del suo libro:-)

PARTE PRIMA (1)

All’inizio del romanzo siamo a Padova e l’energia che Alberto Lari, il compagno d’università e di appartamento dell’io narrante Stefano Bersani, “sprigiona nell’aria” è tale che “se ne accorgevano le signore che ci passavano accanto e i professionisti con le ventiquattore e gli studenti che ci incrociavano nel giro di qualche metro”, tutti inesorabilmente colpiti dalla sua “presenza scenica”. Alberto Lari  ha, inoltre, “occhi elettrici e spiritati” che a pag. 15 bloccano e schiacciano una commessa di libreria, e a pag. 17 “mandano in proiezione veloce segnali chiari dal cervello”. Anche durante la lezione di marketing lo sguardo di Alberto Lari è “pieno di energia”, mentre la profe, da par suo, cerca di spingere in avanti “l’energia barcollante”. Apprendiamo presto, tuttavia, che Alberto è soggetto a “variazioni d’umore e istintive e del tutto irrazionali passioni” (p.25), e tende a cadere preda di "un’insoddisfazione elettrica” che evidentemente non giova alla conservazione delle suddette risorse energetiche. A un certo punto, infatti, il suo amico Stefano è costretto a chiedersi dove sia nascosta “questa sua energia”, o peggio, a pag.  40, addirittura a dichiarare che “l’energia che aveva in ogni situazione e lo rendeva così magnetico e irresistibile” è ormai “quasi assente”.
 
Flash Back. Tempi del Liceo. Alberto Lari ha idee molto precise su Leopardi e non si perita di manifestarle a un’imbarazzata insegnante di letteratura: “Se Silvia gliela dava non avrebbe scritto quelle cose, allora meglio vivere e restare senza scrivere una sola parola”.
 
Attualmente Alberto Lari fotografa alberi con una Pentax, sviluppa i negativi in bagno e ne trae spunto per quadri che però si guarda bene dal completare. Sostiene di non credere negli artisti, ma se appena appena Stefano si permette di criticare le sue opere incompiute subito obietta: “Senti caro mio, chi è dei due l’artista?” (p.33). Un bel giorno, miracolosamente, un quadro viene portato pressoché a termine. Dopo aver commentato: “Questo albero sembra una persona”, Stefano si mette allora alla ricerca di un gallerista che possa valorizzare il talento del suo amico. Gira a lungo e sta quasi ormai per rinunciare all’impresa quando si imbatte in Giovanni Lando, che “aveva QUESTO suo modo di camminare non stabile…” e secondo il quale l’arte non è una definizione, ma una sensazione (p. 51). Il Lando si dichiara interessato alla pittura del Lari e a quel punto, per festeggiare, Chiara Valentini, Stefano Bersani e Alberto Lari si arrotolano una canna sul letto e fanno l’amore a tre su sottofondo musicale di Morissey. A guastare la festa, purtroppo, interviene una triste novità: il nonno di Stefano viene portato all’ospedale (“L’ospedale era QUESTA struttura a somma di parallelepipedi…”, p. 63). La nonna ripete meccanica “Perché proprio a lui?” e a completare il tutto Stefano sente che Alberto Lari è “distante come sta diventando distante tutto il resto delle cose” (p.67). A pag. 69 il nonno di Stefano tira le cuoia e allora Stefano torna in famiglia per i funerali. Una volta lì agguanta una videocamera e riprende scene dalla mesta cerimonia, alle quali nei giorni seguenti aggiunge immagini di “stralci di alberi” catturate in strade di campagna. Il materiale girato viene riversato in una videocassetta intitolata “Natale ’98” e per il momento accantonato lì. Il 31 dicembre Stefano lascia la cupa atmosfera domestica e si porta di nuovo alla stazione. Al bigliettaio che gli chiede dove voglia andare risponde: “A casa” (p.75). Non sa che Chiara e Alberto, nel frattempo, se la sono svignata ad Amsterdam e al povero Stefano non resta che trascorrere la notte di capodanno a casa di Mario Granata, un tizio con cui un tempo aveva seguito un esame di estetica. Anche Mario Granata denota un “entusiasmo elettrico”, ma “diverso e di intensità molto inferiore a quello che aveva Alberto Lari quando era convinto di dover fare una cosa”. Alla fine Stefano si stende sul futon di Mario e si concede una nuova canna, pensando che “se manca un amore allora manca tutto”. La sua elucubrazione è casualmente interrotta dall’ingresso in scena, anzi nella stanza, di Marta Ferro, “ragazza strapiena di visioni positive e non problematiche sul mondo” (p. 84) e Stefano ne approfitta per farci all’amore. Qualche giorno dopo Alberto rientra dall’Olanda, ma è “disattento e lontano” ["da ogni cosa?", si domanda il lettore]. A detta di Chiara Valentini “ha QUESTO modo odioso di allontanare tutti e di farli sentire completamente sostituibili” (p. 88). Il gallerista Giovanni Lando non ha perso fiducia nel ragazzo e un bel giorno gli annuncia che lo metterà in esposizione alla Fiera dell’Arte, costituita da tre capannoni giganteschi. Alberto, ringalluzzito, si mette a dipingere quadri “sempre più pieni di elettricità”. L’ultimo giorno della Fiera l’importante Giovanni Ruggero Ljegerbach compra tutti e tre i quadri di Alberto e gliene commissiona almeno un’altra decina. Le cose, insomma, paiono volgere al meglio, ma i travagli dell’arte impediscono ad Alberto di essere completamente felice. I suoi  nuovi alberi sono  “esseri vivi in grado di trasformarti, di farti del male” (p.104). Stefano, comunque, ha la vaga sensazione che “l’energia di quei primi lavori così dispersivi e del tutto incompleti rispetto a questi stesse via via sbiadendo” (p.104). Anche il talento di Chiara Valentini riceve un incoraggiamento: dovrà posare per dei cartelloni pubblicitari a Roma e al povero Stefano non resta che osservare: “Tutti che fanno grandi cose eh?”. Forse rosica un po’ per il successo dei suoi amici e nemmeno lui riesce “ad essere completamente felice per Alberto Lari", anche se il suo "grado di felicità è enorme” (p. 110) [non si capisce l’orgia di corsivi distribuiti per tutto il testo, se posso permettermi l’annotazione, n.d.r.]. Questa volta i tre amici festeggiano con prosecco di Valdobbiadene. Alberto, ormai lanciatissimo, sospende temporaneamente “quell’alternanza insopportabile di umori prima al massimo, e subito dopo completamente a terra” e si trasferisce a Milano, incurante dell’università. Qui finisce la I parte.
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[CONTINUA].
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[La foto di Mattia è di Maurizio Sabbadin]

ESSERE, APPARIRE, RISORGERE…

20 marzo 2008
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Un po’ per pigrizia, un po’ perché sto partendo per Fano, un po’ perché mi piace davvero tanto, riprendo anche per le vacanze pasquali di quest’anno un pasqualissimo, anche se lievemente dissacratorio, brano di Antonio Moresco, già postato in questo blog il 15 aprile del 2006. Chiarisco, però, che se se il mistero della Croce e della Resurrezione "ci assicura che L’ODIO, LA VIOLENZA, IL SANGUE, LA MORTE non hanno l’ultima parola nelle vicende umane" (Giovanni Paolo II), mi unisco volentieri a tale nobilissima speranza. 
 
«COME ASCENDERE
 
"Sono passati già quaranta giorni…", constatò Gesù. "Mi tocca ascendere." 
Il sentiero cominciava a salire, non si poteva guardare dalla parte di Betania…
Uno degli apostoli gli si era accostato, gli stava dicendo qualcosa, sottovoce.
"Sapevo da sempre che questa battuta sarebbe stata pronunciata…", mormorò Gesù passandosi una mano sulla fronte…
… [cut]…
Erano ormai arrivati quasi in cima.
"Come posso tenerle, le mani?", si ricordò di chiedersi Gesù. "Non tutte e due incrociate sul petto come un bambolotto, ma neppure stecchite lungo i fianchi… A tenerle tutte aperte e allargate ai lati della testa assumerei un aspetto insopportabilmente pretenzioso durante l’ascensione… Ecco… potrei forse tenerle dietro la schiena, con le dita intrecciate, la testa leggermente inclinata da una parte, le spalle un po’ strette… Potrei grattarmi d’un tratto un angolo della bocca, o di un occhio, volendo, per minimizzare un po’ la cosa…"
Non sentiva già più il terreno sotto i piedi, gli apostoli dovevano già arrovesciare la testa per vederlo, sulla cima del colle che oscillava.
"Forse non ci sarà più nessuno ad aspettarmi…", si disse ancora Gesù, "troverò tutto vuoto e deserto, abbandonato, le luci spente, cartacce che volano, sedie rovesciate…"»

(Antonio Moresco, "Gli esordi", Feltrinelli)

(Immagine da http://www.juancarlosgarciaweb.com/ascension.jpg )

BULLISMO

19 marzo 2008

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BULLISMO

 

Pare che

la Cina

stia

per occupare

San Marino

Quando la storia

bussa

alle porte

di un piccolo paese

regolarmente

non si tratta

che di guai

Zia Rudi

sostiene

che questi

fenomeni

di bullismo

ci siano sempre

stati

anche se oggi

hanno

l’aggravante

di presentarsi

con etichette

politiche

               (Lucio Angelini)

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Tibet: Cry of the Snow Lion

[Immagine di San Marino da www.hotelfree.it/…/img/san_marino.gif ;

Immagine al centro da http://static.flickr.com/31/47673272_477a66ca84.jpg ;

Immagine in basso da static.flickr.com/31/47673272_477a66ca84.jpg ]

CANTO DELL’ANTILOPE TIBETANA

18 marzo 2008

«L’occupazione cinese presenta tutte le caratteristiche del dominio coloniale:

– Oltre 1.000.000 Tibetani sono morti a causa dell’occupazione.
– Il 90% del patrimonio artistico e architettonico tibetano, inclusi circa seimila monumenti tra templi, monasteri e stupa, è stato distrutto.
– La Cina ha depredato il Tibet delle sue enormi ricchezze naturali. Lo scarico dei rifiuti nucleari e la massiccia deforestazione hanno danneggiato in modo irreversibile l’ambiente e il fragile ecosistema del paese.
– In Tibet sono di stanza 500.000 soldati della Repubblica Popolare.
– Il massiccio afflusso di immigrati cinesi sta minacciando la sopravvivenza dell’identità tibetana e ha ridotto la popolazione autoctona a una minoranza all’interno del proprio paese. Mentre prosegue la pratica della sterilizzazione e degli aborti forzati delle donne tibetane, la sistematica politica di discriminazione attuata dalle autorità cinesi ha emarginato la popolazione tibetana in tutti i settori, da quello scolastico a quello religioso e lavorativo.
– Lo sviluppo economico in atto in Tibet arreca benefici quasi esclusivamente ai coloni cinesi e non ai Tibetani.»

[Da  http://www.italiatibet.org/history/tibethistory.htm ]

 “Sotto questi cieli azzuri / Sotto le nuvole bianche / Vivono le più belle creature dell’universo / All’improvviso siete arrivati voi / Con le vostre armi e la vostra avidità / State uccidendo l’ultima antilope / Ci state divorando / Lasciateci vivere / Lasciateci vivere”. 

(Da "Canto dell’Antilope Tibetana", del gruppo hard rock Vajara)

[Immagine da bhima.stumbleupon.com ]

¡QUE VIVA TIBET!

17 marzo 2008

Bandiera del Tibet prima del 1950. Questa versione è stata introdotta da Thubten Gyatso nel 1912. È utilizzata dal Governo tibetano in esilio e, per questo, vietata dalle autorità cinesi in quanto simbolo di separatismo.

(Bandiera del Tibet prima del 1950)

Il disegno è costituito da[1]:

  • Una montagna innevata che rappresenta il Tibet, anche conosciuto come "paese delle nevi".
  • Sei raggi rossi attraverso il cielo blu, simbolo delle sei tribù (Se, Mu, Dong, Tong, Dru e Ra) che secondo le leggende diedero origine al popolo del Tibet.
  • Un sole splendente che rappresenta la libertà, la felicità materiale e spirituale e la prosperità per tutti gli esseri viventi in terra tibetana.
  • Due leoni di montagna per simboleggiare l’unione tra la vita secolare e la vita spirituale.
  • I "tre Gioielli" del buddhismo: il Buddha, il Dharma ed il Sangha.
  • L’altro emblema fra i leoni rappresenta la pratica delle dieci virtù e dei sedici modi di condotta umani.
  • Il bordo giallo, presente su tre lati, simboleggia gli insegnamenti del Buddha.

[1]^ (EN) Dal sito del Governo tibetano in esilio

P.S. Altro possibile riferimento cinematografico, dopo quello a M. Ejzenstejn di ¡Que Viva Mexico! (1931): "La gatta (cinese) sul tetto (del mondo) che scotta", di Richard Brooks:- (((

[Da http://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera_del_Tibet ]

METTO IN RELAZIONE DUE FATTI…

15 marzo 2008

1) La stampa di ieri ha evidenziato un caso che ha dell’incredibile. Edi Pinatto, attualmente Pubblico Ministero a Milano, in quasi otto anni non è riuscito a scrivere e depositare le motivazioni di una sentenza da lui stesso emessa nel 2000 allorché era giudice presso il Tribunale di Gela. Tale mancato deposito ha comportato la scarcerazione di soggetti che, in primo grado, erano stati condannati a pene rilevanti per delitti di criminalità organizzata.

[Si veda: http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/mafia-3/boss-liberi/boss-liberi.html ]

2) Roma, 14 mar. (Adnkronos/Ign) – La camorra non si ferma e torna a minacciare giornalisti e magistrati. Lo ha fatto durante l’udienza del processo ‘Spartacus’ contro il clan dei Casalesi in corso a Napoli. Secondo quanto riportato questa mattina da ‘Il Mattino’, l’avvocato dei boss Francesco Bidognetti e Antonio Iovine ha letto in aula un documento nel quale si chiede che il processo venga trasferito in un altro distretto giudiziario per ‘legittima suspicione’. Nell’istanza si sostiene che l’autore di ‘Gomorra’, Roberto Saviano, con il suo libro "avrebbe tentato di condizionare l’attività dei giudici", mentre con le sue inchieste giornalistiche una cronista de ‘Il Mattino’, Rosaria Capacchione, avrebbe favorito la Procura di Napoli. Accuse anche all’ex pm della Dda Raffaele Cantone… 

[Da http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Campania.php?id=1.0.1975638139 ]

"… Non mancano riferimenti a Roberto Saviano, autore del best seller sulle pagine più nere scritte dalla camorra campana. Quella pronunciata ieri dall’avvocato Santonastaso è il primo caso di richiesta di sospensione di un processo a causa di un romanzo. Nelle sessanta pagine lette ieri in aula viene citato uno dei brani di «Gomorra», tanto che i due boss chiedono «al buon Saviano» di conoscere la fonte di un episodio raccontato nel corso del fortunato romanzo. Anche questo – si legge – «è un tentativo di condizionare l’attività dei giudici», tanto che l’autore viene esortato a «fare bene il proprio lavoro». "

[Da Il Mattino del 14 marzo 2008, ripreso in www.robertosaviano.it]

Torna in mente la macabra battuta: "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno giustiziati" :-(((((

[Immagine da http://video.libero.it/static/video03/2/d/a/2da7e46ff25da016a868cfb8ad726dde_0.jpg ]