GIUSEPPE GENNA: “HITLER” (1)

Giuseppe Genna, “HITLER” (1)
 
All’inizio del romanzo siamo a Lambach (Austria), nel marzo 1897. L’autore ci sorprende subito con un singolare interrogativo, in parte ispirato a Primo Levi: “Vi sembra un uomo uno che si scatena nei cieli, digrigna i denti giallastri e illumina le notti future con occhi di brace?”. “No”, risponde tra sé e sé, vagamente allarmato, il lettore medio. E Genna, condiscendente: “Non è un uomo, infatti, ma il Lupo della Fine, il Fenrir”. “Ah, volevo ben dire!”, gorgoglia sollevato il lettore medio. E si lascia docilmente trasportare sulle ali del mitico animale che, a narici dilatate, ispeziona ogni angolo dei cieli e delle terre europei alla ricerca della Non Persona. Quando, finalmente, l’avvista, si fionda giù decisissimo a legarsi a lui “perché entrambi sono niente”. Questo, per lo meno, il pretesto dichiarato.
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(Stacchetto)
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Entrano in scena Caino e Abele. Caino ha otto anni e dice ad Abele “Andiamo ai campi” [Quasimodo, adesso, – "Uomo del mio tempo" – dopo il Primo Levi di "Se questo è un uomo", n.d.r.], anzi no: “Andiamo nei boschi”.
Una volta imboscati gli propone un gioco: “Tu fai il negro, io il cacciatore bianco e ti sparo”. Abele non ci sta (buono sì, ma non coglione) e se la dà a gambe. Caino vorrebbe inseguirlo, ma una mirabile visione (una sorta di variante fantasy della scena dei tre pastorelli a Lourdes) lo raggela: quella del lupo Fenrir, che scandisce: “Tu sei ciò che sei. Imparerò da te, perché io sono niente”.
Il bimbo, stralunato, torna a casa e racconta la storia del prodigio al padre che non la beve, anzi estrae la cinghia e urla: “Adolf Hitler, hai passato ogni misura!”. (Qui il pensiero corre al Mickey Rooney/Mr. Yunioshi di Colazione da Tiffany, quando rimprovera Audrey Hepburn/Holly Golightly per avergli suonato il campanello in piena notte).  Il giovane patito del gioco del Black & White -veniamo così a sapere – era proprio lui: quell’Adolf lì.
 
Altri due flash back. Prima si retrocede al momento in cui lo “stridio da cavalla” [Cfr. "Mia madre alzò nel gran silenzio un dito/… sonò alto un nitrito" in Pascoli, "La cavalla storna", n.d.r.] della mamma di Adolf, Klara, prelude alla nascita della Non Persona (aka Bambino Vuoto), poi a una scena ancora più lontana: quella in cui tira le cuoia la genitrice di Alois, il papà di Hitler. Alois supplica invano la moribonda di non lasciargli appiccicata addosso l’etichetta di figlio illegittimo, ovvero di rivelargli il nome di suo padre. La donna non si commuove e porta il segreto con sé nella tomba. Lì per lì Alois si dà per vinto, ma ventinove anni dopo ci ripensa e si procura dei finti testimoni analfabeti, disposti a giurare che un padre l’ha avuto anche lui: Georg Hitler. Da quel momento in poi potrà dismettere per sempre il fasullo cognome precedente: Schicklgruber.
 
Ci spostiamo al 3 gennaio 1903. Babbo Alois è decisamente scontento del giovane Adolf perché è stato bocciato e ha una testa da anarchico. Nessuno gli ha spiegato – come a noi Daniel Pennac in questi giorni – che un cattivo profitto scolastico non necessariamente impedisce di farsi un nome:-). Quel cretino, tra l’altro, da un lato si lascia picchiare senza batter ciglio, dall’altro si vendica incendiandogli gli alveari…  (“Si cresce così, opponendosi”, spiega il Narratore Onnisciente).
 
Ulteriore flash forward: sul sentiero che scende a Leonding, stavolta il lupo Fenrir cerca di impressionare direttamente Alois (così impara a non credere alle Apparizioni Magiche!). Alois, per lo sgomento, crolla a terra. Qualcuno lo trascina all’osteria, dove poco dopo esala l’ultimo respiro. Sopraggiunge il giovane Adolf che, lì per lì, si mette a piangere, poi, sul bancone dell’osteria, scorge il lupo Fenrir: per risultare inquietante al massimo, l’animale stringe adesso tra le zanne la testa decapitata [sic, p. 23 (forse la testa senza testa del padre della persona non persona, n.d.r.)] di Alois…
"Il padre non fa la differenza", osserva il Narratore Onnisciente. E aggiunge:
"Il padre non spiega nulla".
(Continua)
(Immagine da www.webalice.it/…/BAMBINO%20HITLER.jpg )
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Una Risposta to “GIUSEPPE GENNA: “HITLER” (1)”

  1. kinglear Says:

    Dài, raccontami come va a finire ‘sta storiella. Dài, o mi metto a piangere. 😀

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