GIUSEPPE GENNA: “HITLER” (2)

 

GIUSEPPE GENNA: "HITLER", seconda puntata.
«Il giovane Adolf lascia la scuola e tenta di promozionarsi come artista. Non se lo fila nessuno e si ritrova a vivere “in una sfera vuota e trasparente, in una bolla di sé, priva di contenuto”. Per spiccare un salto economico di qualità, acquista un biglietto della lotteria, ma anche stavolta il sogno si infrange (il giorno dell’estrazione, naturalmente). Decide, allora, di spostarsi a Vienna, perché “l’anonimato non è il suo destino, lo teme come l’apocalisse”. “Devo fuggire da questa maschera vuota", si ripete irrequieto. "Sono un artista!” 
Vienna è "una perla che sta perdendo luminosità”: in meno di cinquant’anni l’opacizzante popolazione ebraica è salita dal 2 % all’8,5% e nel distretto di Leopoldstadt è riuscita a costituire addirittura un terzo del totale. Sono “gente mite, dalle tendenze egualitarie, spesso moderniste", il che non può che far dilagare la paura e sollevare la classica “nube purpurea [si veda il post del 28 febbraio scorso, n.d.r.]fatta di sospetti e sguardi in tralice, e parole dette alle spalle e gesti trattenuti”. La pupilla azzurra metallica del giovane Hitler misura l’occhio immobile di questo ciclone, “punto zero dove niente è e tutto finisce” [Non si dimentichi che il tema del buco contrassegna pressoché tutta la produzione giugenniana, n.d.r.]. A un certo punto una lettera lo avvisa che sua madre sta morendo. Il giovane Adolf sente che il suo posto è accanto a lei e torna immediatamente a casa. (“La madre farebbe la differenza”, petula inesausto il Narratore Onnisciente, aggiungendo: “La non-persona non ammette differenze”. (Non è chi non ne convenga.)
 
È un medico ebreo, il dottor Eduard Bloch, a occuparsi delle metastasi conclusive di sua madre: settantasette visite domiciliari, quarantasette somministrazioni di medicinale in cambio di appena trecentocinquantanove corone, quando potrebbe pretenderne almeno il triplo. Adolf Hitler se ne ricorderà nel lontano 1938, quando aiuterà il dottor Bloch a fuoriuscire dal Reich. Bloch o non Bloch, la donna comunque perisce, fornendo al Narratore Onnisciente una nuova occasione per litaniare: “La madre non ha fatto la differenza. La madre non spiega niente”. E se lo dice lui, che per convenzione sa tutto ("ne sa come Dio"), c’è da crederci…
Intanto il giovane Adolf frequenta con crescente soddisfazione i circoli antisemiti presso i quali spera di trovare valide opportunità di auto-evidenziazione. Abbandonati pastelli e carboncini, si è adesso rifugiato nelle parole, “queste blatte che erodono la ragione, dopo averla condotta al suo culmine… queste verminazioni che si agitano sui cadaveri cartacei delle pagine” (sta probabilmente accumulando appunti per il futuro blockbuster & long-seller Mein Kampf, il piccolo catechismo della futura gioventù hitleriana). La musica di Richard Wagner lo aiuta a capire che “tutto deve crollare” [OT: "Tutto deve crollare” è – peraltro – il titolo del prossimo romanzo in uscita per Vibrisselibri; l’autore è Carlo Cannella, n.d.r.]
Nell’agosto del 1913 l’agente di polizia Zauner gli dà la caccia come renitente alla leva. Scopre che Hitler è riparato a Monaco, prima a casa di un omosessuale, Josef Greiner, poi a pensione in un alloggio del sarto Popp…
 
“E il lupo Fenrir dov’è finito?”, si chiederanno preoccupati i miei venticinque lettori. Tranquilli, è sempre in agguato dietro le quinte, pronto a ululare non appena il copione lo richieda. Ulula, per esempio, a pagina 82, e lo fa così forte, lassù nell’alto dei cieli, da convincere la commissione di leva incaricata di esaminare il caso Hitler a dichiararlo “inabile al servizio attivo e ausiliario, perché di costituzione troppo gracile”. Fuori di sé dalla gioia per essere stato riformato, il giovane Adolf torna a Monaco in treno, mentre il lupo Fenrir, con la sua “sirena a ultrasuoni” avverte il mondo che il baratro è vicino e sta per inghiottire il continente. Da questo istante è tutta “un’accelerazione”. La Germania dichiara guerra alla Russia e il costituzionalmente gracile Adolf – pur non essendo tedesco – invia un’istanza a Ludovico III, re di Baviera, affinché lo ingaggi come volontario per un reggimento dell’esercito del Kaiser. La non-persona spera in tal modo di cominciare a personalizzarsi un po’, ma a pagina 98, tre anni dopo, lo troviamo ridotto a mal partito: ex-caporale, neo-mendicante e per giunta mezzo ciecato. Visto che a Monaco si è da poco insediato un fastidioso regime bolscevico, gli viene allora in mente di farsi assumere come delatore dalle milizie controrivoluzionarie. È il 1923. La disperazione collettiva è in continua crescita e … perché non tentare di cavalcarla? Il giovane Adolf ce la mette tutta a promettere un mondo migliore e senza ebrei. Sorgono i primi comitati per le dispari opportunità, i primi hitler-fan-club. Il mondo che conta pare finalmente accorgersi di lui, forse sta davvero iniziando a ingranare, anche se non manca qualche nuovo momento di sconforto. A pagina 117, per esempio, lo vediamo paragonato a una “bambola svuotata e priva di energie, l’uniforme azzurra afflosciata, lo sguardo fisso nel cristallo del bicchiere vuoto, assorbito dalla trasparenza, privo di pensieri”. La notte dei cristalli, in effetti, è ancora lontana, ma bisogna che pensi positivo, che guardi al futuro con fiducia. Solo la voce chioccia del Narratore Onnisciente, a intervalli ciclici, rompe là da ponente alla montagna ripetendo il suo verso: “È l’uomo che non è, è l’uomo che non è, è l’uomo che non è… » Glielo farà vedere lui, al Narratore Onnisciente, se è l’uomo che non è o invece l’uomo che è, e se c’è davvero o ci fa soltanto:- /
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(CONTINUA)
(Immagine da hodgeandbraddock.com/caricature.jpg )
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2 Risposte to “GIUSEPPE GENNA: “HITLER” (2)”

  1. kinglear Says:

    Ohhh…

    Racconta, racconta ancora, fino alla fine la Fine, Lucio. 😀

  2. kinglear Says:

    Che fai, non racconti più?
    Guarda che piango! 😀

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