GIUSEPPE GENNA: “HITLER” (3)

GIUSEPPE GENNA: "HITLER", terza puntata.
 
Gli editor italiani si dividono in due categorie: quelli che credono che proferire si possa scrivere anche profferire e quelli che credono che si tratti di due verbi distinti, ovvero che profferire significhi offrire (cfr., per es. "profferte amorose") e proferire, invece, "pronunciare/esprimere". Ebbene, la Marilena Rossi ringraziata a pag. 626 per la cura redazionale del romanzo  (col frego rigorosamente tirato sopra, ovviamente, come piace all’autore) dovrebbe appartenere, a occhio e croce, al primo gruppo. Dopo la "testa decapitata" segnalata nella prima puntata, leggiamo infatti a pag. 152 che Hermann Göring “profferisce minacce”:-). Ma forse la doppia effe è dovuta semplicemente al fatto che Göring si fa le pere con la morfina, per esempio a pag. 153, dove è punito con l’allucinazione del lupo Fenrir che digrigna e sbava dalle fauci. 
Ma andiamo con ordine. Tre mesi prima di morire, Tiziano Terzani chiamò il figlio Folco a Orsigna, nella loro casa di montagna, per raccontargli la sua vita. Ne nacque il libro “La fine è il mio inizio”, Longanesi, 2006. Il titolo dovette colpire profodanemente l’immaginario di Giuseppe Genna, che in "Hitler" ne propone continue rielaborazioni e varianti, per esempio a pag. 147: “il suo inizio è la sua fine”. Qualche pagina dopo, invece, ci imbattiamo in un momento tatangelico: l’omosessuale Ernst Röhm dice a Hitler: “Io ti voglio bene”, ma il perfido algidone, al pari del lupo Fenrir, digrigna i denti “sgradevolmente gialli” e miasma: “Io non voglio bene a nessuno. Nessuno mi vuole bene. La questione non è volere bene, idiota!" (p. 157). È, in compenso, attratto dalla nipote Geli, cui impone stressanti sedute di pissing (è lei a irrorare lui). A pag. 192 un doveroso disclaimer : “L’urina non giustifica nulla. Nulla giustifica Hitler”.
Dal capitolo trentaduesimo apprendiamo della gavetta letteraria di Goebbels, “piccola scimmia anoressica”: laureatosi in letteratura, ha scritto un romanzo autobiografico sotto il nome del protagonista Michael Voormann, enunciatore di un "vuoto principio a cui solo Hitler sa dare un contenuto altrettanto vuoto:
          
             ‘È indifferente in cosa si crede – l’importante è credere’."
 
Osserva il Narratore Onnisciente: "È tutto il programma nazionalsocialista, in una riga”.
Arriva la Grande Depressione del 1929. La folla sconvolta si strappa i capelli non metaforicamente, ma, come tiene a precisare l’autore, letteralmente [= il corsivo è nel testo]. In poche settimane il paese si trasforma in una "landa di derelitti", e chi mal comincia è alla fine dell’opera. La fine (della Germania), infatti, è sì l’inizio (di Adolf Hitler), ma un inizio che "ha in sé la fine". La fame spinge i giorni verso il buco nero – topos tipicamente giugenniano, come evidenziato nella puntata precedente – del tempo, e "il lupo a uscire dal bosco". Dal 1929 al 1932 la Germania precipita in una crisi che pare inarrestabile. A chi meglio attribuire la colpa di tutto ciò, se non al giudeo?
. 
“La finanza è ebraica: ha voluto questo crollo, è pronta a bolscevizzare la Germania! Il marxismo internazionale è la mira di questi vampiri, che corrompono e succhiano il sangue delle genti! Estirperemo il bacillo ebraico dalla nazione! Noi siamo la risoluzione al problema dell’infezione giudaica…”
Questo, in sintesi, il programma elettorale di Hitler, che adesso macina chilometri  in treno,  quando non si sposta in Mercedes “rutilantemente rosse” [rutilante = rosso vivo, n.d.r.]per andare ad arringare le folle in ogni dove. È il marzo del 1931 e Goebbels, da par suo, gigioneggia a Berlino:
.
“Come il lupo Fenrir, generato nella foresta di ferro Járnviðr, riuscirà a spezzare la catena che lo lega ai massi dell’isola Lyngvi e a liberarsi, dopodiché scatenerà Ragnarök, la suprema battaglia finale in cui divorerà Odino; così il nostro Führer ha spezzato ogni indugio e ogni resistenza, e si appresta a trascinarci al suo Ragnarök, la suprema battaglia in cui divorerà il Reichstag!”
.
E inscena un primo tentativo di pogrom localizzato: uomini delle SA infrangono le vetrine dei negozi gestiti da ebrei, i passanti ebrei sono malmenati. (Per una più generale e meglio organizzata notte dei cristalli occorrerà aspettare il 1938).
Da un lato la Germania impara a ululare “Heil!”, dall’altro uno dei nomi di Fenrir  resta pur sempre Thjóvitnir, che significa “il lupo nemico del popolo” (pag. 197). Lo spettro del lupo Fenric spicca "da ogni uomo, da ogni donna, da ogni giovane di Germania", e non serve a nulla che proprio negli anni ’30 la Disney tenti di banalizzarlo nel personaggio di Ezechiele Lupo.
Nell’occasione anche un lieve, sommesso omaggio a Giacomo Leopardi, il più autorevole segnalatore  del distacco e della noncuranza della luna nei confronti delle vicende umane, nella frase: "Fenrir pianta le zampe nel territorio della Germania e spalanca le fauci immense al disco indifferente della luna".
 
A pagina 107, invece, una strizzatina d’occhio a Pirandello. Quando la povera Geli – undinista malgré soi –, viene ritrovata cadavere, Hitler è definito "uno, molti, nessuno". “Egli, di fatto, non è. Appare, ma non è." [Cfr. anche Samantha De Grenet: "Essere o apparire?", n.d.r.]. Sulla stessa unda, ehm, onda: "Il mondo non è. Nemmeno la Germania è. Niente è, e lui naviga, bolla oscura nel non essere”. Il fatto di "non essere" non impedisce a Hitler quantomeno di "avere" [Cfr., stavolta, Erich Fromm, "Avere o essere?", n.d.r.]. Nel gennaio 1933, infatti, si accaparra la carica di Cancelliere della Germania. “Questo – commenta il Narratore Onnisciente – è il momento tanto a lungo atteso. Il riscatto dal pane sporco, dai baffi asburgici del padre, dalle sue api vorticanti in ronzio mentre defecano miele nei favi schifosi [???, n.d.r.], dal volto anchilosato del cadavere di Geli, dalla lesione tumorale e dagli zigomi sporgenti nel rantolo della madre, dalle rivolte politiche intestine, dagli sforzi umilianti, dalla cecità dell’isteria e dell’iprite a fine guerra, dal carcere e dal disdegno dieci anni prima a Monaco. Qui, ora, lui esorbita”.
.
La sera del 27 febbraio 1933 il Reichstag è in fiamme. È "il più grave attentato mai attuato in Germania". Ne viene incolpato, naturalmente, un comunista: Marinus van der Lubbe, di origini olandesi. Le SS si mettono in azione. Le SA si mettono in azione. L’incendio spinge la nazione ad autorizzare qualunque misura…  E Adolf Hitler, che alle elezioni non ha ottenuto la maggioranza assoluta, ritto sulle rovine del Reichstag, "innalzato il volto cereo verso il cielo bianco [quindi diligentemente ton sur ton, grazie al pittore che si nascondeva in lui, n.d.r.], pianta nella palta [regionale per fango, melma, n.d.r.] il nuovo vessillo nazionale: la bandiera rossa, il cerchio bianco, all’interno la svastica nera" (pgg. 245-46).
.
Il capitolo 48° è una sorta di “racconto nel racconto” dedicato alla figura di Erik Hanussen, a sua volta una sorta di Mago Otelma dell’epoca. Erik Hanussen, nel Palazzo dell’Occulto, presentisce (così a p. 252) che Hitler diventerà il condottiero supremo della Germania, ma anche che il paese perderà la guerra. L’incauta anticipazione gli costa la vita.
Nel cap. 50° anche un’altra sensitiva, la contadina Therese Neumann, ha atroci visioni di massacri. La donna non si nutre e non beve, ingurgita a stento un’ostia consacrata al giorno, pur continuando a vivere [è umana o non umana?, n.d.r.]. “Attenti a lui!”, raccomanda angosciata. “È un uomo e non è umano”. ["Senti da che pulpito!" si immagina che avrebbe ironizzato Hitler, se solo gliel’avessero raccontato, n.d.r.].
Si avvicina la sera del 10 maggio 1933 e Genna innalza uno squillante pistolotto antiwuminghiano a favore dell’autorialità: “Lo scrittore smuove l’asse terrestre, diffonde una lebbra che non dà scampo, intercetta verità aeree e nascoste, nasconde tra le parole le chiavi dello spirito…”, ma il momento è bruciante: a Babelplaz vengono ammassati e dati alle fiamme, infatti, 20.000 volumi: "Brucia Gorki. Si incenerisce Proust. Incarbonito Dos Passos. Combusto Hemingway. Evapora Einstein. Ridotto a brace Freud. Incendiato Gide. Avvampa London. Arde Schnitzler. Si ustiona Mann. È corroso Zola… " (p. 259). Poi, visto che “ogni rivoluzione divora i suoi figli” (pag. 277), la notte dei lunghi coltelli pone fine all’esistenza delle SA e sancisce l’ascesa delle SS. Il 2 agosto 1934 muore il Presidente Hindenburg e il Cancelliere Hitler ne approfitta per avocare a sé anche la carica di Presidente.
.
Nel 56° capitolo un tenero omaggio al cinema. Hitler chiede di poter visionare il massimo successo di botteghino inglese “Un Lupo Mannaro a Londra”. Da un lato se ne dichiara annoiato, dall’altro ne è indotto a stringere, il 19 aprile 1935, un patto segretissimo con l’Inghilterra, che gli consenta di riarmarsi e ripristinare la flotta. Chiarisce il Narratore Onnisciente: “Hitler non è il lupo mannaro. Nessun lupo lo ha morso. È lui che morde. È lui che contamina. Il lupo mannaro è il suo esito, non la sua origine”.
I giudei, frattanto, proliferano come topi e come topi è diventato improcrastinabile, a quel punto, avvelenarli. Sono i cospiratori dell’universo. Se non si corre al più presto ai ripari, la loro supremazia convertirà il pianeta in una landa desolata in cui non ci sarà più scampo per l’uomo bianco, come ribadisce a ogni missiva l’amico americano Henry Ford. È il 15 settembre 1935. E se “l’ebreo non è un uomo” (pag. 312) tanto vale emanare le leggi di Norimberga.  
“Infamia: tu ti condensi qui, tu prendi corpo qui… Infamia, insetto vorace, inizia il tuo pasto. Nutri il tuo feto oscuro, dàgli il nome che attende: Orrore”, inveisce il Narratore Onnisciente alle pagine 313-314.
.
[CONTINUA]
[Immagine da http://www.cartantica.it/content/caricature2/caricatura51.jpg ]
Annunci

Una Risposta to “GIUSEPPE GENNA: “HITLER” (3)”

  1. kinglear Says:

    Bravo. 😀

    Continua, continua, continuaaa… 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...