Archive for aprile 2008

IL KORA DEL KAILASH

21 aprile 2008

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(Il monte Kailash)

Mercoledì 23 aprile alle ore 21.00 all’hotel Amadeus in Lista di Spagna qui a VENEZIA, la prof.sa FRANCA ANGELINI (veterana di "Avventure nel mondo") proietterà una serie di diapositive commentate sul TIBET OCCIDENTALE (la parte più selvaggia), sul KORA (periplo) del sacro monte KAILASH (6714 m.) e sull’Asia centrale. (La serata è a cura della sezione veneziana della "Giovane Montagna").

Il Monte Kailash, sacro a quattro religioni, si innalza al di là dell’Himalaya sull’altopiano tibetano ed è considerato "il centro del mondo" da milioni di fedeli. Per gli induisti è il trono di Shiva, per i jainisti di Tirthankara, per i bön quello di Tonpa Shenrab e per i buddisti tibetani della forma buddica di Chakrasamvara, espressione della chiara luce della mente onnisciente. La tradizioni afferma che se una persona riuscisse ad eseguire in una vita 108 kora in modo corretto conseguirebbe la completa purificazione di tutte le negatività accumulate nel corso del proprio incommensurable ciclo di trasmigrazione. Il villaggio di Darchan (grande barriera di preghiera) nella piana di Bharka, a 4620 m di quota, è il punto di appoggio da cui inizia il pellegrinaggio attorno al Kailash: una dozzina di case e una tendpoli. Centinaia di pellegrini convengono continuamente da tutta l’immensa regione di Ngari (il Tibet occidentale) per intraprendere il Kora: indossano cappelli dalle più strane fogge e sopra la chuba, grande palandrana scura, portano fasce coloratissime. Il punto più elevato del circuito è il Dolpa La a 5600 metri.
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Kailash Kora.
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[Immagine in alto da http://www.good-will.ch/pd/images/sc_kailash1.jpg
Immagine in basso da http://www.marcovasta.net/viaggi/images/Attorno_al_Kailash.jpg ]

LA SINISTRA COME PIPPA BACCA

18 aprile 2008

 

Non vorrei sembrare irriverente, ma la sconfitta della sinistra mi ha ricordato da vicino quella di Pippa Bacca, la performer milanese che voleva attraversare territori pericolosi armata semplicemente di un abito da sposa, di un sorriso e di fiducia nel prossimo. Nobilissimi ideali, squisita forma d’arte, peccato solo che, a volte, l’arte resti pura arte, e la realtà, appunto, realtà.

Quando l’arte di governare, per esempio, si riduce a una mera enunciazione di princìpi da sogno, senza fattivamente contribuire al miglioramento della realtà, alla lunga la gente si disamora… "Artistico" e non concreto deve essere parso a molti elettori, in qualche modo, l’atteggiamento della sinistra riguardo ai gravi e non lunari problemi del paese (il bisogno di sicurezza, lo sfascio della giustizia, la mancanza di case-lavoro-prospettive per i giovani, l’euro passato dal valore iniziale di 2000 lire a quello di 200 lire [con un euro oggi ci si va a pisciare in un gabinetto pubblico, n.d.r.], le porte del paese spalancate a chiunque, benintenzionati e malintenzionati… e via discorrendo). Il boom del voto alla lega, a mio avviso, va letto proprio come espressione di questo tipo di esasperazione. Ha scritto Giacomo Brunoro, ieri, nei commenti al post sulla Lippa:

"Ci risiamo: il lupo perde il pelo ma non il vizio. I commenti della Lipperini e il testo di Berardi sono l’ennesima dimostrazoine che questa sinistra è incapace di prendere coscienza della realtà. Inutile, neanche ‘sta volta hanno capito: lo scenario più verosimile è quello di restare all’opposizione per altri 200 anni (e già sono buono, visto che per ora neanche all’opposizione sono…). Eppure questa volta era tutto chiaro, palese, cristallino. Ma loro niente, dritti per la loro strada. Evidentemente non gli basta toccare il fondo, hanno voglia di iniziare a scavare…"

Nel suo blog  http://zonasansiro.blogspot.com/  Giacomo ha riportato il commento di MURMUR al pezzo di Filippo Facci apparso su Macchianera: "Perché non mi voti, razzista di merda?":

http://www.macchianera.net/2008/04/16/perche_non_mi_voti_razzista_di.html#comment-827660.

Lo riproduco anch’io per il suo valore di sfogo, benché lo condivida solo in parte:

«Questa sinistra non ha perso perchè Berlusconi ha berlusconizzato gli italiani.
Questa sinistra non ha perso perchè tutti vogliono fare i tronisti e le veline.
Questa sinistra non ha perso per Vespa, Mentana, Mimun e tutti gli altri.
Questa sinistra non ha perso perchè gli Italiani son tutti evasori.
Questa sinistra non ha perso per i Calearo, i Colaninno e i Del Vecchio.

Questa sinistra ha perso perchè per pensare agli ultimi si è dimenticata di penultimi e terzultimi.
Questa sinistra ha perso perchè il diritto di un barbone di stendersi sul marciapiede non deve valere di più del diritto di una non vedente a non inciamparci su.
Questa sinistra ha perso perchè se io antiberlusconiano ho il quartiere pieno di zingari, o se il mio paese sembra Tirana, e tu mi dai del razzista, io ho tutte le ragioni per incazzarmi di brutto e votare Borghezio.
Questa sinistra ha perso perchè più ricchezza per pochi e magari disonesti, è meglio che più miseria per tutti.
Questa sinistra ha perso perchè la contessina Borromeo si sente abbastanza tranquilla la sera tardi alla stazione di Milano.
Questa sinistra ha perso perchè, checchè se ne dica, Berlusconi dice che gli italiani son coglioni senza pensarlo, ma da quell’altra parte lo si pensa senza dirlo.
Questa sinistra ha perso perchè La Russa e Bondi non si possono sentire, ma Luxuria e Caruso non si possono neanche vedere.
Questa sinistra ha perso perchè a nessuno frega di TAV, VAT e della base di Vicenza.
Questa sinistra ha perso perchè le leggi ad personam fanno schifo, ma la spazzatura in strada fa molto più schifo.
Questa sinistra ha perso perchè se un italiano stupra o uccide qualcuno è altrettanto grave che se lo faccia un rom, ma in quest’ultimo caso il culo mi rode inevitabilmente di più.
Questa sinistra ha perso perchè Berlusconi ha il sorriso fisso e dall’altra parte, da Veltroni a Diliberto, sembra che abbiano tutti delle emorroidi perenni.
Questa sinistra ha perso perchè fa continua autocritica senza mai fare vera autocritica.
Questa sinistra ha perso perchè tutti loro, a partire dai marcotravaglio, dalle sabinaguzzanti, dai michelesantoro, dai danieleluttazzi, dalle biancaberlinguer, vivono sulla luna e fanno discorsi iperuranici.
Questa sinistra ha perso perchè stìca Jovanotti, stìca Totti, stìca Clooney, stìca Virzì.
Questa sinistra ha perso perchè "loro sono la meglio Italia e gli altri nun sono un cazzo".
Questa sinistra ha perso perchè cinque anni di stronzi sono meglio di due anni di teste di cazzo.»

LIPPERINI CATTIVA MAESTRA

17 aprile 2008

LIPPERIN.

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Caro diario, ieri la maestra Loredana mi ha sgridato senza motivo e io ci sono rimasto male, ma forse aveva solo le paturnie. Si sa che le maestre sono imprevedibili. Ti racconto come sono andate le cose… Dunque, lei aveva chiesto alla classe di commentare un testo di Franco Bifo Berardi sulle elezioni, e l’aveva intitolato "ORIZZONTE":

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/16/lorizzonte/

Io l’ho letto e mi è sembrato un po’ troppo catastrofista. Per esempio iniziava così: 

"Non c’è di che rallegrarsi. Il Novecento fu un secolo tremendo di violenza e di guerra, ma aveva per lo meno un orizzonte al quale guardare, una speranza da coltivare. Oggi non vi è più nessun orizzonte, solo paura dell’altro e disprezzo di sé…"

e allora mi sono permesso di commentare (in assoluto candore, lo giuro):

"Per carità, delusissimo anch’io, ma col catastrofismo ci si fa poco…"

Un altro ragazzo, Torgul, ha subito osservato:

"Lucio, lungi da me contraddirti, che sappiamo tutti come reagisci, ma a me sembrava che il catastrofismo non c’entrasse un cazzo, qui, anzi, sembrava ben più una chiamata all’azione, ma evidentemente sono io che sono vecchio…"

E la maestra Loredana, di rincalzo:

"Torqul mi precede di un istante… ad interpellare Lucio, con il quale mi sembra che il commentarium dimostri una pazienza infinita, che non sempre viene ricambiata."

Ho provato a reagire:

"1) Lippa, fammi un esempio di pazienza ***infinita*** (???) dimostrata dal commentarium nei miei confronti. Mi pare che chi ha voluto attaccarmi, ha sempre potuto farlo senza problemi e senza tante cerimonie.
2) Semplicemente, davanti a frasi del tipo “Il Novecento fu un secolo tremendo di violenza e di guerra, ma aveva ***per lo meno*** un orizzonte al quale guardare, una ***speranza*** da coltivare. Oggi non vi è più nessun orizzonte, solo paura dell’altro e disprezzo di sé”, resto basito. O devo pensare per forza che ogni speranza è morta?"

E la maestra Loredana:

"Lucio, potrei fartene tremila. Penso a tutte le volte che posti solo per invitare a guardare il tuo blog: sei l’unica persona che lo fa, e l’unico a non essere stato mandato a quel paese per questo [non è vero da almeno moltissimi mesi; l’avviso solo in pvt se ho qualche post che potrebbe interessarle, n.d.r.]. Ma la chiudo qui, e non intendo proseguire su questo punto. E sono seria. Per quanto riguarda Bifo: le frasi con cui conclude il suo intervento sono le frasi chiave. Il territorio della ricostruzione culturale e della dissoluzione delle illusioni di questi anni è quello in cui occorre muoversi. È difficile quanto indispensabile: e non vedo traccia di catastrofismo su questo punto."

Io:

"1) Sono molti di più i casi in cui dal mio blog dirotto i miei lettori qui da te, ***se c’è vicinanza di argomenti***. Anche tu dirotti quasi quotidianamente i tuoi lettori ad altri blog. E allora?
2) Tra le frasi da te indicate come chiave, mi inquieta: “Non possiamo combattere quella guerra sul piano della violenza, ***per la semplice ragione che la perderemmo***. Gli altri generici inviti finali contraddicono l’inequivocabile (mi astengo dall’usare l’aggettivo “neo-epico”) catastrofismo della prima parte."

Poi Torgul mi ha invitato pubblicamente a visitare il suo blog (senza che la maestra gli dicesse niente) e io gli ho risposto:

"@Torgul. Sfido le ire della Lippa (che la mena con ’sta vecchia storia della pubblicità parassitaria SOLO quando la contraddico) e vengo a visitarti. Però qui non siamo ancora alla feroce dittatura birmana, se permetti… qualche spazietto per rifarci di una fastidiosa batosta elettorale dovremmo ancora trovarlo, con un po’ di pazienza, senza gridare “Pietà l’è morta” o rimpiangere il secolo delle due guerre mondiali."

A quel punto è intervenuto Nautilus, un altro ragazzo pettegolo:

"Ha ragione la Lipperini, personalmente ho una pazienza infinita con Lucio: è spesso acuto e sempre simpatico, perchè non dovremmo averla?"

Io:

"Per me la pazienza puoi anche finirla. Poco mi cambia."

Nautilus:

"Cazzo, aveva ragione la Lipperini ! E io ci ho ironizzato su… e invece… se non li conosce lei i suoi polli… "

Io:

"Nautilus, hai la condiscendenza di Calderoli quando parla degli zingari. Va’ a cagare." [COMMENTO CANCELLATO]

Lipperini:

"Ho cancellato un commento perchè, come mi pare di aver precisato più volte, non ammetto gli insulti personali. E mi pareva anche di aver detto che le questioni personali erano da considerarsi inadatte a questa discussione. Grazie."

Mio replay:

"Nautilus. Hai la condiscendenza di Calderoli quando parla degli zingari. Va’ dove ti porta il cuore (versione edulcorata della precedente, rimossa)."

Un certo Luca:

"Non si possono dipingere questi scenari e poi meravigliarsi se i ragazzi muoiono perchè si fanno qualsiasi cosa passi sotto il loro naso, o si rincoglioniscono su myspace/facebook, o se si vendono via webcam, o se si schiantano in macchina al sabato sera. Mi sembra che il risultato di queste elezioni abbia autorizzato tutti a fare proclami catastrofici, a dipingere scenari apocalittici, a dire che l’Italia è fottuta, che finiremo tutti in mezzo a una strada, che fra un po’ si useranno gli zingari e gli albanesi come bersagli al poligono di tiro, che saremo governati dalla mafia… L’intervento di Bifo Belardi sembra preso da 1984… "

(Come dire che ANCHE LUI ci vedeva del catastrofismo, ma la Lippa non lo ha sgridato. Lei sgrida solo me. Non è giusto, non è giusto. Lei ce l’ha solo con me. Ih ih ih ih ih ih. Cattiva maestra! Cattiva maestra!)

[Immagine presa dalla rete]

COME CAPITARE PER CASO A PANTELLERIA

16 aprile 2008

«Ci eravamo capitati per caso a Pantelleria. In quattro: Momo, Franz, Wallas e io, dopo un "lavoro" a un supermercato. Con diecimila euro in saccoccia, ci pareva il minimo passare un’estate da ricconi. Alla fine saltò fuori un dammuso per quattro persone, tremila euro per quindici giorni. Altri quattrocento a testa di aereo e la vacanza era prenotata. Non conoscevo quell’isola, più Tunisia che Italia per la distanza. Nessuno di noi la conosceva. Sapevamo solo che doveva essere un gran bel posto, specialmente per quattro di Marghera che da troppo tempo vedevano solo il Lido, a quaranta minuti da casa. Alex, purtroppo per lui, sfacchinava in un cantiere quell’estate. Anita e tutto il giro dell’Associazione difesa migranti presidiavano la città, che si sarebbe svuotata di residenti e riempita di viaggiatori senza permesso di soggiorno, come ogni estate. Alla fine eravamo rimasti noi quattro. Prima di partire per Pantelleria consegnammo a Maia, un’inquilina delle case occupate, una busta con un bel po’ di soldi. "Ci avanzano, mettili nella cassa del collettivo". Partire così, più leggeri di soldi ma contenti, non era male. D’altronde il colpo era andato liscio come l’olio e la fortuna andava sempre ringraziata…»

(Luca Casarini, La parte della fortuna, Mondadori Strade Blu, pp. 35-36)

GESÙ PIANGE

15 aprile 2008

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Aveva scritto Luca Tassinari l’11 aprile scorso qui:

http://letturalenta.net/2008/04/al-voto-al-voto/

«Il succo delle campagne antiastensioniste in corso è più o meno questo: “Se ti astieni e Berlusconi vince sarai tu il colpevole del disastro della nazione”. Questa frase è molto, troppo simile a quest’altra: “Se ti masturbi fai piangere Gesù”.»

Avevo commentato:

«Dici: “Se ti astieni e Berlusconi vince ***sarai tu*** il colpevole del disastro della nazione”. Manca un “anche”: “Sarai ANCHE tu” (tra i portatori d’acqua alle destre). E Gesù, che è di sinistra, non potrà che piangerne.»

Ieri pomeriggio, appena si è delineata la vittoria del Cavaliere, il commentatore Nautilus ha fatto osservare a Wu Ming 1 nei commenti al post sulla Neo-epica:

"Non litighiamo caro Wu, avremmo perso comunque, questo è un paese di dx, non c’è Zapatero dietro l’angolo, c’è sempre il fascio, ora televisivo."

Wu Ming 1, che, come si diceva, in questo periodo riflette molto sull’UCRONIA e sul WHAT IF ("Se mia nonna avesse le ruote, sarebbe una carriola"), ha risposto, tradendo un certo nervosismo: "Stai zitto, che cazzo vuoi?"

Comunque quel che è fatto è fatto. Inutile piangere sul latte versato, come disse la mucca appena munta. Le elezioni le ha vinte Berlusconi, le ruote la nonna proprio non le ha, per giunta il tempo è grigio e piove. Ma la speranza è l’ultima a morire. Nel programma elettorale di Berlusconi c’era un PIANO CASA per i giovani. Io ho giust’appunto due figli giovani a cui non potrò MAI regalare un appartamento. Voglio proprio vedere se, adesso, ci pensa LUI…

P.S. Il nuovo post di Luca Tassinari si intitola 

"Scoop! Hanno vinto i comunisti!"

[Illustrazione di Sandra Moldi ]

I NEO-EPICI

14 aprile 2008

 

A scrivere un libro sono buoni tutti. C’è riuscita persino Simona Ventura ("Crederci sempre, arrendersi mai", Mondadori). Molto più complicato è  farsi includere da Wu Ming 1 tra i neo-epici italiani (ha in cantiere un saggio sull’argomento). Lui non è il tipo da darla a tutti (la patente di neo-epico), ma solo a quelli colti in flagrante possesso di OTTO ben precisi requisiti. Se si vuole appartenere di diritto alla New Italian Epic, infatti, bisogna avere: 

1) una diversa tonalità emotiva rispetto al postmoderno;

2) uno spiccato senso dell’equilibrio tra complessità narrativa e fruibilità;

3) una manifesta capacità di esplorazione di punti di vista "obliqui" e inconsueti (dal "sovraccarico" dell’io narrante alla "media algebrica" del punto di vista di moltitudini fino alla trasformazione del "discorso libero indiretto" nella simulazione dello "sguardo" di luoghi, oggetti inanimati e addirittura flussi immateriali);

4) una manifesta voglia di "ucronia potenziale" (= di interrogarsi su cosa sarebbe successo se [anche se la storia, a detta di alcuni, non si fa "con i se e con i ma", n.d.r.]; NOTA BENE: il "what if" può anche essere non esplicito;

5) una manifesta disponibilità a parlare non soltanto di Italia [Chisto è ‘o paese do sole, n.d.r.], di italiani [pizza-mafia-spaghetti-mandolino, n.d.r.] e della storia nazionale ["Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba" eccetera, n.d.r.], ma ad ambientare le proprie storie ovunque [Es.: "C’era una volta in un lontano paese", n.d.r.];

6) una congrua fregola di sperimentazione, non importa se dissimulata come "cucitura invisibile" nel linguaggio e nello stile;

7) un’atletica tendenza al superamento dell’ormai banale "contaminazione dei generi", per costruire oggetti narrativi non-identificati [o NUFO, narrative unidentified flying obiects, n.d.r.] 

8) una vallanzaschesca capacità di evasione dalla forma-libro con narrazioni che diventano partecipate e/o "transmediali", nel senso che proseguono su diverse piattaforme, con diversi linguaggi, con l’apporto di più persone [qui Wu Ming 1 non allude a meri "adattamenti" da un medium all’altro, come il film tratto dal romanzo, ma a pezzi di storie che vengono narrati altrove e in altro modo e spesso da altre persone, n.d.r.];

Il bando per l’inclusione nel suo saggio è consultabile qui:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/11/a-proposito/#comments

a partire da un mio scherzoso commento al post della Lippa  "A PROPOSITO DI ITALIAN EPIC":

"Posso dirlo? Nessuno si incazza? Ebbene, finiamola con ’sta storia dell’epica applicata a tutto. Fra un po’ è Italian Epic anche il racconto dell’operazione alla prostata subita dal bisnonno di Bruno Vespa. L’epica, secondo me, è “Cantami o diva del pelide Achille [pelide e peloso, mica come il divo Costantino dal petto glabro della De Filippi!] & quella roba lì. Punto e basta."

P.S.

I più volonterosi possono anche prestare orecchio a:

http://www.wumingfoundation.com/suoni/audiotheque.htm#allegorithms

dove Bob Bui si esibisce in elegante anglo-bononiano:-)

COME FU CHE CARLO CANNELLA…

12 aprile 2008

«… poi la mia vita improvvisamente cambiò. Scoprii il punk, sia come attitudine che come genere musicale. Come per incanto mi sentii molto più a mio agio. Per dirla tutta non so cosa sarebbe stato di me se non fosse intervenuto il punk a salvarmi. Bands come Dead Kennedys, Crucifix, Million of Dead Cops avevano un suono aggressivo e vibrante e un tipo di prospettiva politica radicale. Mi piaceva, preferivo tutto ciò a un approccio puro della politica. Così lasciai perdere la scrittura e mi dedicai alla musica. Passai più di vent’anni su un furgone scalcinato camminando con la mia band per centinaia di chilometri al giorno, suonando ogni volta per il solo rimborso delle spese e anche meno, dormendo sui pavimenti delle case occupate e incidendo dischi sempre più rabbiosi. Quando mi sembrò di avere qualcosa da raccontare su quegli anni ritornai con la mente ai vecchi tempi dell’utopia anarchica e scrissi “La città è quieta… ombre parlano”, un romanzo- autobiografia sullo stile di “Costretti a sanguinare” di Marco Philopat e “I ragazzi del mucchio” di Silvio Bernelli. Qui (http://www.lovehate80.it/storie/cannella.html ) potete leggerne un breve estratto. Poi accadde un’altra cosa importante. Un giorno lasciai tutto e mi trasferii a Leiden, in Olanda. Era il 2005, avevo una storia in mente e volevo scriverla… »

IL RESTO QUI:

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/04/12/tutto-deve-crollare-vibrisselibri-di-carlo-cannella/

(Tra parentesi: volevo lasciare un commento al pezzo, ma, come sapete, il tromboncello Franz Krauspenhaar mi ha interdetto per omnia saecula saeculorum l’accesso al sito ) 

[Immagine da http://www.punk4free.it/images/reviews/affluente_-_tsol.jpg ]

TO VOTE OR NOT TO VOTE? THAT IS THE QUESTION…

11 aprile 2008

video

[Clicca sull’immagine per ascoltare "YMCA" dei VILLAGE PEOPLE. Ricordate? "It’s fun to stay at the y-m-c-a, It’s fun to stay at the y-m-c-a…" ]

[YMCA = Young Men’s Christian Association, http://www.ymca.net/ n.d.r.]

«… Se si pensa che per una manciata di voti il petroliere Bush Jr. ha prevalso sull’ecologista Al Gore, e ha fatto così la catastrofica guerra all’Irak allevando generazioni di terroristi islamici, il contributo individuale alle elezioni assume una responsabilità da brividi. Scrivo queste frasi il giorno in cui appaiono dichiarazioni sconvolgenti di Bossi, Berlusconi e del suo delfino Dell’Utri. Se vincono loro, dice quest’ultimo, cambieranno i libri di Storia delle scuole per cancellare la Resistenza antifascista (lui la dice con la erre minuscola, per disprezzo); e che il mafioso Mangano, già stalliere di Arcore, fu un eroe, perché è morto in galera senza aver fatto mai il nome di Berlusconi. Ecco, le elezioni possono verosimilmente mandare al governo queste persone. Cari astensionisti, se davvero vi sentite neutrali di fronte a questa concreta eventualità, allora avete già scelto, e il mio voto sarà anche contro di voi."»

[Beppe Sebaste qui:

http://beppesebaste.blogspot.com/2008/04/contro-gli-astensionisti.html

e qui:

http://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/ ] 

«… Io penso così, lo dico sinceramente: davanti all’ennesima riemersione della strategia eversiva di una certa parte politica, che – di nuovo, non è una novità – mira a picconare le già traballanti istituzioni democratiche, rifiutarsi di andare a votare è un atto di pura imbecillità. So bene che la politica parlamentare con tutte le sue brutture, le sue chiusure e il suo vergognoso decadimento, costituisce solo una piccola porzione della politica. Quasi tutto si gioca altrove, alle spalle di quei politici (molte volte oggettivamente impresentabili) che oggi mass media e demagoghi d’accatto additano alla pubblica riprovazione con il preciso scopo di allontanare i nostri sguardi e la nostra indignazione dai "mandanti" reali. Eppure, un segmento della gestione della polis continua a passare anche per il parlamento: perciò, senza farmi illusioni e ben sapendo che il mio voto non avrà nulla di cui andare fieri, dico che oggi anche il voto è una necessità. Non mi aspetto  niente. Nello scegliere presterò certamente un’attenzione particolare ai temi dell’ambientalismo (quello vero, non quello che chiama sviluppo sostenibile il ritorno al nucleare, la TAV, gli inceneritori e la cementificazione del territorio), dell’antimilitarismo, della difesa della laicità, della lotta al precariato e per l’estensione dei diritti civili. Ma non mi aspetto niente…»

[Sergio Baratto qui:

http://www.ilprimoamore.com/testo_878.html ]

"Non ho mai votato e non ho intenzione di farlo adesso. Non vado a perdere il mio tempo così. Sono contro il sistema italiano, bisognerebbe risistemare la Costituzione. Io non faccio politica, ma arte, e non mi risulta che l’arte abbia mai influito sulla politica, mentre pare ultimamente che la politica stia influendo sull’arte."

[Patty Pravo, in occasione del suo sessantesimo compleanno, su "SORRISI E CANZONI TV" di lunedì 7 aprile 2008] [Dovrebbe farsi un giretto tra i lavoratori schiavi in Birmania, secondo me. N.d.r.]

ANCORA SULL’AUTORE PIÙ CATTIVO DELL’ANNO…

10 aprile 2008

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(Carlo Cannella)

Indubbiamente la citazione da "Tutto deve crollare" riportata nel mio post di ieri era pesantuccia da digerire, tanto che il postatore Vincenzoni di it.cultura.libri ha scritto:

"Lucio non ti riconosco più. Tu non eri così una volta."

Ho ribattuto:

"Il mio parere integrale è qui: http://www.vibrisselibri.net/?p=357

«Tutto deve crollare è una sorta di greve noir che fin dalla prima pagina prende il lettore per le budella, mettendolo davanti a un’atroce scena di stupro. La vittima è una povera bimba dell’Amazzonia, reificata con cattiveria da un personaggio che porta lo stesso nome e cognome dell’autore: Carlo Cannella, narratore in prima persona. E qui occorre aprire subito una digressione. In genere, da un autore che chiami un personaggio con il proprio stesso nome e cognome, ci si aspetta che lo tratteggi in modo da fargli conquistare la complicità o l’identificazione del lettore dotandolo – vecchio e collaudato espediente – di qualche invidiabile caratteristica o capacità d’iniziativa. Invece questa volta no: il Carlo Cannella personaggio viene dipinto a tinte così fosche che il Carlo Cannella autore non potrebbe renderlo più detestabile: cinico, perverso, demoniaco, superomista, nazisteggiante, pedofilo. Insomma il peggio del peggio. Per comodità d’esposizione chiamerò, dunque, di qui in poi, Cannella A l’autore del libro, Cannella P il suo ripugnante personaggio. Ebbene, nella prima parte del romanzo Cannella P – quel Cannella P che, ribadisco, è solo un’invenzione letteraria di Cannella A e non va assolutamente confuso con lui -, sbatte in faccia al lettore una filosofia di vita talmente rozza, animalesca e inaccettabile da rendere autoevidenti le reali intenzioni del romanzo: stomacare a tal punto il lettore, attraverso un continuo accumulo di orrori, da rendergli continuamente desiderabile, benché in absentia ovvero senza quasi mai materializzarglielo davanti, un contropersonaggio dalle caratteristiche opposte, una sorta di ghost-character o controcannella che rimetta al giusto posto le scale di valori così odiosamente irrise dal protagonista. Di qui la paradossale eticità del romanzo. La rappresentazione dell’orrore, della mancanza d’aria, della reificazione dell’essere umano ha sostanzialmente il compito – secondo me – di spingere il lettore a evocare-invocare continuamente, dentro di sé, gli ignorati valori della fratellanza e del rispetto della dignità di ognuno. L’unico personaggio improntato a tali positive caratteristiche è quello di Sergio Labruna, l’amico di gioventù e dei perduti ideali di Cannella P, se vogliamo il dottor Jekyll che il nostro novello Edward Hyde ha soffocato e represso dentro di sé. Ma a Sergio – e secondo me tutt’altro che a caso – Cannella A riserva uno spazio inversamente proporzionale a quello della sua grandezza morale. Lo incontriamo in due capitoli e poi mai più, proprio perché l’intento prevalente dell’autore, ripeto, è quello di condurre per mano il lettore non già nel Paese dei Balocchi, bensì alla Fiera degli Incubi e degli Orrori, fargliene fare una tale scorpacciata da rendergli detestabili per sempre i principi di vita in cui Cannella P si è illuso di trovare la propria pacificazione. Cannella A, dunque, immerge il lettore in una notte dello spirito così abominevole e plumbea, costantemente permeata di tanfo di orina, sudore e sperma, solo per ripetere il gioco utilizzato da Marco Ferreri nel film La grande abbuffata, in cui l’ingestione ossessiva di cibo diventa metafora per una critica feroce alla società del benessere e dei consumi. Anche lì "tutto deve crollare" e la società dei consumi finisce per distruggere se stessa. Nel film, infatti, uno dei personaggi muore nel tentativo di liberarsi dei gas intestinali, un altro in seguito alle contrazioni di una digestione impossibile, un terzo continuando a mangiare tra gli ululati dei cani e i camerieri della macelleria che portano ancora cibo. Da un lato la notte di Tutto deve crollare è abitata da ogni sorta di possibile mostro che il più deprecabile Sonno della Ragione possa generare, dall’altro, dall’incubo di una parabola così cupa il lettore per fortuna emerge solo con una rinnovata voglia d’aria pura."

Tale Phil Free, invece, ha commentato:

"Riporto dal sito www.vibrisselibri.net un estratto della presentazione:  

*[…] Con uno stile piano e curato, la cui pacatezza è in forte contrasto con la violenza del racconto […]* .

Mi scapperebbe un *Esticazzi*, ma mi trattengo…

NOTA BENE. Lo scrittore Carlo Cannella è, sì, il cantante del gruppo hardcore AFFLUENTE, ma non ha nulla a che vedere con l’omonimo presidente dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione del lancio AGI di ieri:

«Il presidente dell’Inran, Carlo Cannella ha chiarito che per raggiungere la soglia di diossina raccomandata dall’Oms "bisognerebbe mangiare in un giorno sette chilogrammi di mozzarella tutta assieme"; i consumatori possono quindi stare tranquilli perché il sistema di sicurezza – ha aggiunto Cannella – "ha funzionato egregiamente".» (AGI)

ESPLODE LA BOMBA CARLO CANNELLA. SI SALVI CHI PUÒ…

9 aprile 2008

tutto_deve_crollare.

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«… c’è nella profanazione un senso di sorprendente affermazione del potere umano, e quando dico umano dico anticristiano, dico il rifiuto della pietà, dico potere mio, una volontà di potenza che si concretizza nell’abuso del debole, nella certezza dell’impunità, nel riso beffardo e nell’orgia. C’è una filosofia feroce, diocane, nei miei venti centimetri di cazzo, e la spingo giù nel culo verminoso di questa bimbetta col moccio al naso. E vieni Cristo a proteggere gli schiavi, i derisi e gli umili; impiccami, se ci riesci. Ti rido in faccia, impotente!»

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