I NEO-EPICI

 

A scrivere un libro sono buoni tutti. C’è riuscita persino Simona Ventura ("Crederci sempre, arrendersi mai", Mondadori). Molto più complicato è  farsi includere da Wu Ming 1 tra i neo-epici italiani (ha in cantiere un saggio sull’argomento). Lui non è il tipo da darla a tutti (la patente di neo-epico), ma solo a quelli colti in flagrante possesso di OTTO ben precisi requisiti. Se si vuole appartenere di diritto alla New Italian Epic, infatti, bisogna avere: 

1) una diversa tonalità emotiva rispetto al postmoderno;

2) uno spiccato senso dell’equilibrio tra complessità narrativa e fruibilità;

3) una manifesta capacità di esplorazione di punti di vista "obliqui" e inconsueti (dal "sovraccarico" dell’io narrante alla "media algebrica" del punto di vista di moltitudini fino alla trasformazione del "discorso libero indiretto" nella simulazione dello "sguardo" di luoghi, oggetti inanimati e addirittura flussi immateriali);

4) una manifesta voglia di "ucronia potenziale" (= di interrogarsi su cosa sarebbe successo se [anche se la storia, a detta di alcuni, non si fa "con i se e con i ma", n.d.r.]; NOTA BENE: il "what if" può anche essere non esplicito;

5) una manifesta disponibilità a parlare non soltanto di Italia [Chisto è ‘o paese do sole, n.d.r.], di italiani [pizza-mafia-spaghetti-mandolino, n.d.r.] e della storia nazionale ["Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba" eccetera, n.d.r.], ma ad ambientare le proprie storie ovunque [Es.: "C’era una volta in un lontano paese", n.d.r.];

6) una congrua fregola di sperimentazione, non importa se dissimulata come "cucitura invisibile" nel linguaggio e nello stile;

7) un’atletica tendenza al superamento dell’ormai banale "contaminazione dei generi", per costruire oggetti narrativi non-identificati [o NUFO, narrative unidentified flying obiects, n.d.r.] 

8) una vallanzaschesca capacità di evasione dalla forma-libro con narrazioni che diventano partecipate e/o "transmediali", nel senso che proseguono su diverse piattaforme, con diversi linguaggi, con l’apporto di più persone [qui Wu Ming 1 non allude a meri "adattamenti" da un medium all’altro, come il film tratto dal romanzo, ma a pezzi di storie che vengono narrati altrove e in altro modo e spesso da altre persone, n.d.r.];

Il bando per l’inclusione nel suo saggio è consultabile qui:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/11/a-proposito/#comments

a partire da un mio scherzoso commento al post della Lippa  "A PROPOSITO DI ITALIAN EPIC":

"Posso dirlo? Nessuno si incazza? Ebbene, finiamola con ’sta storia dell’epica applicata a tutto. Fra un po’ è Italian Epic anche il racconto dell’operazione alla prostata subita dal bisnonno di Bruno Vespa. L’epica, secondo me, è “Cantami o diva del pelide Achille [pelide e peloso, mica come il divo Costantino dal petto glabro della De Filippi!] & quella roba lì. Punto e basta."

P.S.

I più volonterosi possono anche prestare orecchio a:

http://www.wumingfoundation.com/suoni/audiotheque.htm#allegorithms

dove Bob Bui si esibisce in elegante anglo-bononiano:-)

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21 Risposte to “I NEO-EPICI”

  1. FunnyValentine1 Says:

    Interessante… E come darti torto? Queste setticlavio di norme epiche è davvero illeggibile! (E se già sono illeggibili le norme, figurati l’applicazione delle stesse…)
    V

  2. Lioa Says:

    OTTO requisiti, Funny. (Avevo ripetuto due volte il n. 4.)

  3. FunnyValentine1 Says:

    Ops… mi sembrava non tornassero i conti… Abbandonato il setticlavio, cosa procede per otto??
    V

  4. Lioa Says:

    L’ottovolante?

  5. rferrazzi Says:

    Mi dispiace che le cose siano arrivate a questo punto. Sono anni che predico la necessità di rifondare la letteratura a partire dall’epica. Il guaio è che il mio concetto di epica ha poco da spartire con quello dei Wu Ming. Io sono rimasto a Omero.

  6. Lioa Says:

    E con l’epica del Guzzanti di “Fascisti su Marte”?

  7. wm1 Says:

    Riccardo, ma prima di identificare un presunto “punto” a cui saremmo “arrivati” (quale, di grazia?), perché non aspetti di leggere il testo che sto scrivendo, su molti si sentono in diritto di emettere sentenze preventivamente? Forse, leggendolo, scoprirai che tra la tua idea di epica e la nostra ci sono più consonanze che differenze. Ad esempio, il riferimento a Omero è da molti anni una costante del nostro lavoro e dei nostri tentativi di analisi.

    Al di là della parodia di Lucio, gli 8 punti di cui sopra, come ho spiegato più volte, non sono una tavola dei comandamenti da rispettare per scrivere narrazioni che siano “epiche”. Sono caratteristiche che ho trovato, in varie combinazioni, in molti libri scritti in Italia negli ultimi 10-15 anni, che a volte appaiono molto diversi l’uno dall’altro ma rivelano analogie profonde se si va a indagare come usano l’allegoria.

    Ciascuna di queste caratteristiche è spiegata con molti esempi concreti. Mi si potrà contestare come li ho scelti, si potrà dire che in questo o quel caso la mia lettura è forzata, ma se si vuole discuterne si dovrà partire da lì, dal concreto, non dall’astratto delle diverse “idee di letteratura” (o di epica).

    Nessuno dei libri di cui mi sto occupando contiene tutte e otto le caratteristiche, ma ogni opera condivide con le altre la prima (etica del narrare e rifiuto dell’ironia a tutti i costi che porta a non prendersi responsabilità per le proprie scelte di tema, di lingua, di materiali etc.) e almeno altre tre.

    Insomma, questa produzione esiste già e ha determinate caratteristiche che desidero analizzare perché penso sia un lavoro utile, che sia giusto e serio portarlo avanti. E’ una prosecuzione naturale di discorsi che facciamo da tempo (da “La storia delle storie” alla “Lezione su 300”).

    I vari scrittori, critici e storici della letteratura con cui ho discusso a fondo man mano che definivo il problema mi hanno dato riscontri interessanti. All’estero non pare affatto strano stabilire collegamenti tra libri italiani che qui in Italia, per via dell’assenza di distacco e prospettiva, sembrano molto distanti. Per loro sono tutti libri che vengono dall’Italia; questo già li mette nello stesso insieme, e facilita letture comparate che possono dare risultati sorprendenti.

  8. laPetruzzelli Says:

    Non sarò mai una neo Epic…Sigh!
    :((

  9. kinglear Says:

    Oramai i Wu Ming non li capisco più e e le rarissime volte che tento di leggerli mi viene l’emicrania. 😦 Mi sento come una vergine deflorata da un amante epico, cioè vecchio. 😦

  10. kinglear Says:

    Dimenticavo di aggiungere che la Ventura mi fa lo stesso effetto dei Wu Ming. 😦 Sarà anche lei epica? Sarà anche lei una come a Casarini? In fondo entrambi hanno pubblicato per Berlusconi, quindi la differenza qual è fra i due?

    Per fortuna che stanno girando il nuovo film sugli X-Files dove ci viene promesso tanto tanto sesso.

    GRANDI MULDER ED SCULLY.

  11. laPetruzzelli Says:

    Che forza i Wu-ming! Anni fa ho provato a scrivere un romanzo a più mani. A momenti finiva “a mazzate”!
    🙂

  12. Menzinger Says:

    Sta un po’ a vedere che ora mi tocca anche scoprire di essere neo-epico senza averlo mai saputo! Già è stato un mezzo choc scoprirmi ucronico…
    Dunque:
    1) una diversa tonalità emotiva i miei romanzi l’hanno di certo ma qual’è quella del post-moderno?
    2) del mio “Il Colombo divergente” ho sempre detto che pur essendo un romanzo complesso è leggibile a diversi livelli, dal semplice romanzo d’avventura, verso approfondimenti sempre maggiori.
    3) Certo. Il mio “Giovanna e l’angelo”, ad esempio, narra la storia di Giovanna D’Arco vista attraverso gli occhi di un angelo ateo (tanto per semplificare).
    4) chi è più ucronico del sottoscritto? Sono la bandiera nazionale dell’ucronia!!!!
    5) chi se ne frega dell’Italia contemporanea. Ho sempre scritto di altri tempi e altri luoghi!
    6) che dire della storia in versi “Cybernetic Love” che ho scritto con Simonetta Bumbi come una sorta di collage di classici “epici”, riscrivendoli in linguaggio informatico per descrivere un tragico triangolo d’amore nato in una chat.
    7) Cavolo! Faccio una fatica bestiale per trovare un’etichetta che descriva un mio romanzo in modo semplice. Sono sempre “transgenere”, anche quando sono ucronico o scrivo thriller.
    8) adoro la scrittura collettiva. Ho scritto più volte a più mani. Uso il web come posso. Vorrei usare altri media.

    Wow! Sono un neo epico italiano, allora?

  13. Lioa Says:

    Per cominciare, potresti scrivere “qual è” senza apostrofo:- )

  14. wm1 Says:

    La tonalità post-moderna è quella ironica a tutti i costi. L’autore postmoderno usa generi popolari e materiali di varia provenienza, ma lo fa dando di gomito e strizzando l’occhio al lettore, perché ci tiene a ribadire che anche se usa quella roba non fa mica sul serio, non è così ingenuo da credere che sia roba di valore, non ci crede davvero, e non osate scambiarlo per un sempliciotto perché anzi lui si impegna far sapere che è colto, coltissimo, nell’opera ci sono citazioni che fanno capire quanto ne sa, e precisi segnali per far capire al lettore che sta prendendo tutti per il culo, anche se stesso.

    Ma se poi gli dici: “Allora è tutto uno scherzo!”, eccolo che ci tiene a precisare che sì, ma il suo scherzo non è *solo* uno scherzo perché in realtà è una sottile operazione narratologica, un uso distaccato di materiali poco nobili, compresa la merda, per far vedere che, in fondo in fondo, a ben vedere, tutto quanto è merda.

    Ma se poi gli dici: “Insomma scrivi stronzate fini a se stesse!”, lui replica che no, non sono solo stronzate, è roba importante, perché lui scherza ma è serissimo, c’è un preciso intento dietro il suo esperimento etc. etc.

    “Ma insomma”, tu gli fai, “Stringi stringi, cos’è che vuoi dire?”
    Stringi stringi, vuole dire che non bisogna prendersi sul serio. Solo che per dirlo ha messo uno sull’altro tanti strati di dico-e-non-dico da far sembrare il suo discorso uno dei sandwich di Poldo nei cartoni di Braccio di Ferro.

    E tu: “Ma perché, secondo te io ti prendo sul serio? Se prima pensavo che eri un coglione, dopo questo dialogo ti ritengo un minus.”

    Ecco, credo di aver dato l’idea della tonalità del postmoderno.

  15. kinglear Says:

    Volevo intervenire nel dibattito con nuove parole, ma poi ho pensato fosse meglio riesumare un cult. 😀

  16. Lioa Says:

    Wu Ming1. Davero un duro attacco ai post-moderni. Per fortuna io sono solo post neo-epico*-°

  17. kinglear Says:

    Tu sei solo post. E basta. 😉

  18. gruppoSIC Says:

    Il fatto è che New Italian Epic fa pensare prima all’Epic Metal che alla narrativa. Però il saggio è interessante assai.

  19. utente anonimo Says:

    Wow, mi è piaciuto molto leggere la storia. Tutto il testo dà l'impressione che mi ha molto ben lavorato con professionalità e impegno. Davvero buona blog.http://buyonline-rx.com/http://buyonline-rx.com/sitemap.html

  20. Lioa Says:

    Senti, spammatore del cazzo. Vuoi piantarla di promozionare il Viagra on line sul mio blog? Grazie.

  21. BOCL N. 38 (LA BUFALA DEL NEW ITALIAN EPIC 1.) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] I NEO-EPICI […]

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