Archive for maggio 2008

IL SORRISO DELLA SI’ NETTA

31 maggio 2008

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(Da sinistra a destra: gli orfanelli Lucio, Mauro e Franca Angelini)

Ieri mattina nel cimitero di Fano sono stati estumulati i resti di una delle figure centrali della mia infanzia: la si’ Netta. Vi spiego. Quando mio padre morì (giovanissimo) in Perù, precipitando con l’aereo da lui stesso pilotato, mia madre dovette cercarsi un lavoro per mantenere noi tre piccolini che, di giorno, in casa restavamo quasi tutto il tempo con la nonna Celerina e sua sorella Annetta, detta "Netta", cieca da un occhio. [Praticamente un’infanzia alla Truman Capote:-), nd.r.]. Mia nonna era rimasta vedova due volte. Il secondo marito era stato un carabiniere. Anche la zia Annetta, o si’ Netta –  era rimasta vedova: di un calzolaio che l’aveva lasciata in miseria. Benché la nostra situazione economica non fosse per niente rosea, Celerina l’aveva comunque accolta in famiglia. E fu così che io, mio fratello e mia sorella, trascorremmo la fanciullezza all’ombra di tre vedove: mia madre, mia nonna Celerina (una delle mistiche minori del Novecento, soggetta a visioni) e la pazientissima Netta, a cui facevamo bambineschi dispetti, perfettamente consapevoli della sua infinita capacità di perdono. Quando le chiedevamo come avesse perso l’occhio (quello ridotto a una sorta di pallina biancastra e orribile a vedersi), la si’ Netta ci raccontava che una volta, da piccola, si era addormentata in un prato e al risveglio l’aveva trovato così: "Mi avrà punto un insetto", ipotizzava.

Ieri mattina, dicevo, alle 10.00 c’è stata la riesumazione delle sue spoglie. A quarant’anni dalla morte, infatti, il comune voleva indietro il loculo in cui era giaciuta fin allora. Sono andate ad assistere all’operazione mia madre (oggi quasi 86enne) e mia sorella. Ebbene, mi hanno riferito che all’apertura della cassa la cosa che le ha colpite di più è stata la vista di un’enorme dentiera splendente tra i resti. "Ti ricordi quando le rimanevano attaccati dei pezzi di insalata tra i denti?", mi ha domandato al telefono mia sorella.

Ma io non ho risposto, troppo commosso all’idea di quell’ultimo segnale: prima di traslocare definitivamente nella fossa comune, la si’ Netta aveva voluto lasciarci il suo sorriso.

«… Alla scadenza della concessione, il Comune rientra nella disponibilità dell’ara e provvede alla liberazione dei resti mortali e al loro collocamento in ossario comune o a richiesta in ossarietto.» (Dal Regolamento comunale di Polizia Mortuaria, Comune di Fano, art.33, Sepolture private e inumazione.)

CHI LEGGE IL FUTURO AI VEGGENTI?

30 maggio 2008

«Quando mi chiedono di leggere il futuro, mi trovo in imbarazzo. Non mi piace sentirmi un fenomeno perché so che non ho meriti: è qualcosa che mi piove dall’esterno, passa da me e ritorna in qualche luogo imprecisato. Il procedimento è semplice: mi metto davanti a una Madonna, e prego. Raggiungo un’intensità fuori della norma e sopraggiunge la risposta… »

«… si sa che il destino del veggente è leggere la vita di tutti tranne che la propria. Così quel giorno, sulla strada per Ancona, non avrei mai immaginato che una BMW scura serie sette mi sarebbe corsa incontro come il più nero dei futuri, senza che potessi averne il minimo sentore, né mi piovesse nulla dall’esterno, senza madonne per pregare, né estasi da accogliere o ceri da accendere. Non ricordo nulla dello schianto. So solo che, in questo angolo di eterno, c’è qualcosa di molto più arduo della lettura del domani ed è la riconquista del passato, delle mie radici, di tutto ciò che ha bisogno di tempi eterni per essere guarito.»

Niente male, vero?

Sono rispettivamente l’incipit e l’explicit del racconto "Dialoghi tra la terra e il cielo", tratto dalla raccolta "GUIDA PRATICA ALL’ETERNITÀ", Effatà Editrice, 9 euro.

L’autore?

Don Fabrizio Centofanti, sacerdote diocesano a Roma dal 1996.

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Lo conosce bene chi frequenta LA POESIA E LO SPIRITO

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/

uno dei tanti blog da cui sono stato cacciato:- )

http://lucioangelini.splinder.com/post/16524299/UN+TROMBONE+SI+AGGIRA+PER+LA+R

[La foto di don Fabrizio è tratta da LPELS]

UN PEZZO CHE NON USCIRÀ SU CARMILLA

28 maggio 2008

(Valerio Evangelisti)

L’ormai storico post in cui gettavo uno SGUARDO OBLIQUO sulla beffa del NIE:
http://lucioangelini.splinder.com/post/16883086/SMASCHERATA+LA+NUOVA+BEFFA+DEI

seguito da quello con la scomposta reazione, a sorpresa e in simultanea, della Sacra Trimurti Genna-WM1-Lipperini:

http://lucioangelini.splinder.com/post/17037784/NEO-EPICHE+REAZIONI+AL+POST+DI
ha compromesso la pubblicazione in www.carmillaonline.com
di un pezzo intitolato:
«BACKSTAGE: MINIDIALOGO TRA LUCIO ANGELINI E CARLO CANNELLA»
Anche Evangelisti, infatti – in nome del buon nome del NIE, evidentemente – ha preferito rinunciare alla mia collaborazione, benché in un’altra circostanza si fosse dimostrato più coraggioso. Pazienza. Tanti auguri al Movimento dei Neo-Pomposi. A me, però, Wu Ming 1 ricorda sempre più da vicino un personaggio de "Il monello", popolarissimo fumetto della mia infanzia: SUPERBONE, lo spaccone cicciottello con una poderosa zia armata di scopa come unica parente visibile e un gruppetto di amici "monellini" come cornice alle sue prodezze. Lo disegnava Erio Nicolò.
superbone.
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Non mi resta, dunque, che proporre il minidialogo con Cannella qui:
LUCIO
«Ciao Carlo. Ho provato a mandare a Carmilla la mia rece del tuo libro, ma Valerio ha detto che non va bene perché è già apparsa in Vibrisse e anche qui:
http://lucioangelini.splinder.com/post/16677867
Loro chiedono materiale originale, o almeno sottoposto a nuovo trattamento (con introduzioni e annotazioni diverse, ecc.). Cosa potremmo architettare? Un’intervista? Tu prepara una decina di  risposte su quello che vuoi tu, ché poi io ricostruisco le domande:-) »
CARLO
«Ciao Lucio. Allora ecco qua quello che sono riuscito a buttar giù per l’eventuale intervista su Carmilla. Come vedi ho spezzato il discorso in 4 parti (primi approcci alla scrittura, breve biografia fino a "Tutto deve crollare", prime reazioni al testo, un’analisi di chiusura). Ho pensato che 4 cose fatte bene, abbastanza articolate, fossero meglio di 10 raffazzonate. Anche così l’intervista verrebbe abbastanza corposa e articolata. Al limite si potrebbe riaccorpare il tutto, sul modello della cosa per lpels e farlo uscire come una specie di sfogo a mano libera. Comunque fammi sapere. Al limite scrivo altro e aggiungo. Grazie e a presto. Carlo.»
CARLO CANNELLA RACCONTA
«Da piccolo ero un bimbetto malinconico, gracile e malaticcio. Ero ossessionato dalle ombre e da oscuri presentimenti. Avevo già dentro il senso tragico, scrivevo favole nere. Ce n’era una che raccontava di un bambino cieco. Come un selvaggio identificavo dio con il sole, così nella favola il sole puniva la malvagità degli uomini e spegneva la sua luce. L’umanità si barcamenava nell’oscurità come meglio poteva, ma non è che le cose andassero molto bene. Il bambino cieco pensava all’infelicità degli altri bambini, che pur avendo il dono della vista non potevano gioirne. Un giorno era volato fino al sole per chiedergli di avere pietà e far tornare la luce, ma il sole non aveva raccolto la sua preghiera. Il bambino cieco era morto di crepacuore. Allora il sole aveva pianto di commozione ed era tornato a splendere. 
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Intorno ai 15 anni cominciai a sognare di essere diventato un essere mostruoso con la pancia enorme e l’alito puzzolente, che s’appiccicava alle cosce delle donne per succhiarne l’anima. Mi presi una pausa di riflessione per vedere quello che sarebbe successo. Quando i sogni svanirono ero già diventato un tipo marcio di cui non ci si poteva fidare. Punk, si diceva. Niente a che spartire con i tatuaggi o la parrucchieria, più che altro viaggiavo sui treni di notte per vedermi i concerti dei Dead Kennedys, dei Black Flag e dei Millions of Dead Cops. Più tardi formai dei gruppi, suonai nelle case occupate, registrai dei dischi, fondai un’etichetta. Per Goddam Church Records incisero il loro primo pezzo su vinile i Marlene Kuntz, in una compilazione intitolata “Attitudine Mentale Positiva vol. 2”, e anche una band americana chiamata Corrupted Morals, dal cui scioglimento sarebbero poi nati i Green Day. Con gli Affluente registrai 5 dischi, l’ultimo dei quali, “Libera fame”, nel 2006. Punk a 43 anni, una tragedia anche questa. Dopo di ciò mi presi un’altra pausa. Lasciai tutto e andai a vivere in Olanda. Mi chiesi cosa volessi fare. Mi dissi: scrivi. Per prima cosa tirai fuori un romanzo di stampo autobiografico e rigorosamente autoprodotto, dal titolo “La città è quieta… ombre parlano”. Quando alcuni cominciarono a dirmi che non scrivevo poi così male, iniziai a buttar giù le prime pagine di “Tutto deve crollare”. Le rilessi, ebbi mal di stomaco, vomitai. Mi dissi: cosa stai facendo, ti prenderanno per pazzo. Andai in bagno, mi lavai la faccia, mi rimisi al computer e continuai a scrivere.
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La pubblicazione on line per Vibrisselibri ha colpito nel segno, ha aperto una discussione. Gli aggettivi più usati per parlarne vanno dall’intollerabile, all’indecente, al disgustoso. Nel migliore dei casi ci si è trattenuti dicendo che è un romanzo trasgressivo e dirompente, una fucilata al comune senso di crudeltà. Chi lo ha letto non ha potuto reprimere il senso di nausea, oppure lo ha divorato in una notte con entusiasmo. Bene così. Quando non si rimane indifferenti, quando in un modo o nell’altro i personaggi restano in mente, quando la storia la mastichi in bocca per giorni, allora hai raggiunto lo scopo. Detto questo non credo che “Tutto deve crollare” sia violento in maniera gratuita, non c’è fra le sue pagine una fascinazione perversa per l’estetica della morte. Certo non è un libro romantico, il sentimento della pietà e la commiserazione per l’osceno non gli appartengono. Piuttosto cerca di entrare nei corpi, di violentare il lettore, di scuoterne la coscienza.
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Quello che un po’ m’infastidisce è che questo discorso sulla violenza lasci in secondo piano tutto il resto. Cos’è “Tutto deve crollare?”, solo ed esclusivamente un compendio di efferatezze? Non credo. È una riflessione sulla forza corrosiva del tempo, sulle persone che cambiano, sull’azione propulsiva e insieme disgregante del profitto. È un avvitarsi inesorabile verso il male radicale. Uno sguardo sul futuro prossimo, per niente rassicurante. Poi c’è di mezzo una storia. Com’è questa storia? Ecco, mi piacerebbe si parlasse anche di questo.»

tdc1.jpg Scarica gratuitamente il libro (pdf da 821 kb)

Scarica gratuitamente la copertina (pdf da 1,59 Mb)

 
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[Immagine di Evangelisti da http://www.horrormagazine.it/imgbank/NEWS/evangelisti.nb.jpg ]

ALLE ORIGINI DEL NEW ITALIAN EPIC: WHAT IF CAMILLO BENSO…

27 maggio 2008

Nel saggio New Italian Epic Wu Ming 1 segnala vari esempi di mockbiopic, cioè biografie deviate e alternative rispetto ai fatti storici. Curiosamente, non fa il minimo cenno al racconto – in tal senso FONDANTE (ma anche, volendo, SFONDANTE) – dello scrittore TRIPELEFF

    «UN’AVVENTURA GALANTE DEL CONTE DI CAVOUR»

edito da STAMPA ALTERNATIVA nel 1992 (collana MILLELIRE).

Questo il WHAT IF del volumetto:

«Può uno scrittore amare un celebre personaggio storico del nostro Risorgimento al punto di immaginarsi un congiungimento carnale con lui, anzi un vero atto d’amore caldo e raffinatissimo? In fondo è quanto è successo all’autore di questo piccolo capolavoro d’erotismo sentimentale, che osa trasmetterci il corpo d’amore addirittura di Camillo Benso conte di Cavour, padre della Patria. Sì, perché ha un bel da fare il narratore a spingere nel calore dell’alcova il giovane Brusati, in realtà il vero amante del nostro conte nazionale è lui. Questo scrittore sottile conosce tutti i meandri intellettuali della letteratura erotica e si rivela appassionato cultore di un genere che, quando è felice come in questo caso, può farci provare le sensazioni fisiche della più pura carnalità, quelle che sono il vero senso – purtroppo quanto rimosso! – del vivere.»

Ed ecco alcuni passaggi:

«… La passione segreta, anzi segretissima, del conte Camillo erano gli uomini. Gli piacevano molto, sin da quando, ancora ragazzo, era entrato all’Accademia Militare del Regno. Qui, tutto un mondo di nuove, sorprendenti, entusiasmanti esperienze gli si era improvvisamente dischiuso. Così intensamente soddisfacenti erano state per lui queste sue prime esperienze che da allora il giovane Cavour vi si era buttato con passione. A quell’età Camillo Benso era un gran bel ragazzo, un po’ piccolo forse, ma ben fatto, piuttosto atletico e con una tonda faccia simpatica… [cut]… Com’è inevitabile in tali casi, le sue prestazioni private si erano sempre più diradate, e in un certo modo, impoverite. Ormai i suoi unici momenti di “piacere” si erano ridotti allo stanzino da bagno nel suo palazzo di Torino. Quivi il suo domestico privato, Tommaso Caudano, un vero servitore d’antico stampo, rispettoso, fedele e austero, poco più che trentenne, uomo di poche parole e d’aspetto ammodo, aveva frequentemente notato come il conte Camillo si lasciasse insaponare volentieri in quelle parti. Con molta discrezione e delicatezza il solerte Tommaso aveva cominciato ad insaponare ogni volta sempre più a fondo, sempre più a lungo, così che aveva finito col rispettosamente masturbare il signor conte ogni volta che questi prendeva un bagno. Non v’era mai stato alcun commento e il tutto finiva nel silenzio più assoluto, come se non accadesse proprio nulla. Qualche rara volta era pur capitato che il conte Camillo approfittasse dell’evidente turgore che si poteva osservare sul fedele Tommaso mentre questi debitamente lo insaponava in partibus illis, e aveva allungato la mano con una certa nonchalance. Il domestico aveva discretamente sempre lasciato fare. Non si era mai andati più in là… [cut]…  Il contino Giovanni era ben fatto, con un membro diritto e fermo, abbastanza lungo, coronato da un glande grazioso dall’orlo pronunciato, a forma quasi di fungo prataiolo. Il colorito era roseo e sapeva di giovinezza. Il conte Camillo ne fu soddisfatto e mostrò la sua soddisfazione con un cortese movimento della mano chiusa, su e giù per quel gambo già un po’ vibrante, mentre con l’altra mano esplorava quietamente i testicoli del ragazzo. Sempre in silenzio, il contino si accodò al movimento e cominciò a dimenare un poco i fianchi avanti e indietro, all’unisono col moto di quella mano che stava manipolando il suo onor di maschio. Tuttavia poco dopo il conte Camillo si fermò e gli disse sottovoce in francese: "Viens, mon gar, on va dans ma chambre. On y sera plus confortables, tous les deux"… [cut]… Non gli rimaneva ora che spogliarsi lui stesso, ciò che fece rapidamente davanti al caminetto acceso. Quando per ultimi si tolse gli occhiali da miope, la bonomia del volto scomparve, per lasciar posto ad un’espressione più risoluta e virile, quasi più giovane. Aveva il corpo tutto peloso ma ancor vigoroso, dominato però da un addome rotondo e da due seni pesantemente pieni, i cui grossi capezzoli stavano ora eretti e ben tesi dalla concupiscenza. Il sottobosco denso e scuro che si spargeva per tutto il torso villoso e giù per le pieghe dell’addome continuava anche sulle spalle e dietro le larghe cosce. Dove il bosco sembrava ancor più denso e scuro, si poteva veder alzato, anche se leggermente ad arco, un membro sodo, piuttosto grosso, ma non eccessivo. Il glande era tutto tondo e pieno, senz’alcun orlo, di color roseo anch’esso, e i riflessi rosseggianti del caminetto lo facevano stranamente splendere… [cut]… Il ragazzo e l’uomo si guardarono un momento in silenzio, poi il conte si avvicinò al letto e cominciò a baciare il giovane corpo del contino leggermente, sistematicamente, sul viso, sul collo, sul petto. Lavorò i capezzoli con le labbra e con la punta dei denti, facendo fremere Giovanni. Poi si concentrò sull’ombelico rosa, per scendere sempre più giù, finché si dedicò interamente al pezzo forte del suo repertorio, mostrando tutta la sua bravura nel far provare al ragazzo le esperienze più diverse e inaspettate. Le reazioni pressoché estatiche del contino, che gli affondava le dita tra i capelli o le spalle pelose, spesso succhiandosi il respiro e gorgheggiando rocamente nei momenti di maggior piacere, eccitavano sempre più il conte. Si lanciò in un lungo e furioso massaggio di tutto ciò a cui poteva arrivare con dita, labbra, lingua, faccia, denti, finché sentì il ragazzo che con voce strozzata gli diceva che stava venendo… [cut]… Nel cuor della notte, Giovanni fu svegliato dal ventre del conte Camillo che premeva con insistenza contro il fondo della sua schiena. Senza bisogno di parole, capì immediatamente cosa il conte avesse in mente. Girandosi verso di lui il contino bisbigliò:

"Non l’ho mai fatto. Mi dispiace, ma non so neppure come si fa. Fa male?". 

"Non ti preoccupare. No, non fa male. E poi, starò attento io a non farti alcun male. Vòltati."

Ubbidiente, il contino si voltò. Il conte prese a umettarlo ben bene con la saliva e si preparò ben bene anche lui. Delicatamente poi penetrò nel ragazzo, che all’inizio fece una smorfia di dolore, finché si accorse che di dolore non ne sentiva granché. Il conte prese ad ansimare sistematicamente premendo sul dorso del ragazzo con tutto il peso del suo addome. Temendo poi di schiacciarlo troppo, si fermò, lo rivoltò, gli sollevò le gambe, se le mise sulle spalle, una di qua e l’altra di là, e lo ripenetrò con maggior sicurezza e con maggior piacere dal davanti, appoggiandosi con le sue grosse braccia pelose al petto glabro del giovane aristocratico novarese… [cut]… Questa volta l’orgasmo finale fu degno di uno spettacolo pirotecnico. Col sudore che brillava colando tra il suo vello selvaggio, dimenandosi e muggendo come un toro ferito, rosso in volto e con gli occhi quasi fuor dell’orbita, il conte Camillo accelerò sempre di più, arrivando ad un parossismo furioso, tanto che il ragazzo quasi temette un colpo apoplettico. Invece, con un improvviso irrigidimento di tutti i muscoli e con uno schianto fragoroso, il conte si abbatté pesantemente, incapace di muoversi. Giovanni si sentì tutto posseduto e non osò spostarsi per lungo tempo. Solo quando il grosso corpo peloso che lo schiacciava riprese il respiro normale e cominciò a russare leggermente, Giovanni scivolò fuori con delicatezza e, prima di addormentarsi a sua volta, rifletté quasi divertito su come era stato facile perdere la sua verginità…»

Il racconto di TRIPELEFF si conclude con un Post Scriptum:

«P.S. Non v’è alcuna documentazione attendibile sulle preferenze sentimentali del conte di Cavour. Le fonti contemporanee tendono a tacere al riguardo. Moderni quasi-studiosi hanno ora preteso di scovare carteggi amorosi o relazioni extraconiugali per il nostro grande statista, ma l’esame dei documenti portati a comprova di ciò rivela queste scappatelle essere ben poca cosa, inconcludenti e artefatte perlopiù. Danno proprio la sensazione d’essere uno schermo, astuto, sottile, efficiente. Chi sia stato in verità il conte di Cavour non lo possiamo proprio dire. Tuttavia… Tuttavia mio nonno, a Novara, usava raccontarmi come il suo vecchio nonno Giovanni, ancora in vita all’inizio di questo secolo sebbene ormai decrepito non solo per gli anni ma anche per un’arteriosclerosi galoppante, borbottasse qualche volta delle cose un po’ strane a questo proposito. Ma poca gente lo stava ad ascoltare e di quei pochi nessuno gli credette. Peccato.»

[IL RACCONTO COMPLETO QUI  ]

P.S. Ho appena scoperto che TRIPELEFF ha anche un raffinato sito ricco di altri oggetti narrativi perfettamente identificabili, al pari di quelli citati nel saggio di WM1:

http://www.tripeleff.org/

[Immagine da http://www.giustiniani.info/cavour.jpg ]

LIVIO BORRIELLO. MICA ME.

26 maggio 2008

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Raccontava l’altro giorno il mio amico Alberto G.:

«Poi Wu Ming 1 ha detto che il postmoderno è finito da un pezzo perché è finita la postmodernità, intendendo con ciò che sarebbe il caso di passare tutti quanti al neo-epico seguendo la pista così intelligentemente aperta da lui stesso e dai suoi amici. Ho ribattuto che l’importante era che in ogni epoca, COMPRESA QUESTA, ognuno restasse libero di scrivere COME voleva e CIÒ che voleva (anziché allinearsi  alle sue direttive). Mi pareva di aver espresso un’opinione rispettabilissima, ma la Lipperini, purtroppo, deve averla trovata di nuovo idiota e così l’ha censurata senza pietà.»

http://lucioangelini.splinder.com/post/17209512/LOREDANA+LIPPERINI%3A+STRANGOLAR

Ebbene, Livio Borriello, per dirne una, ha scelto di scrivere un libro di AFORISMI e ANNOTAZIONI DIARISTICHE. Poco neo-epico? E chissenefrega?

Spiega l’autore: «Il titolo MICA ME allude al tentativo dell’io scrivente di compiere un percorso dal sé al non sé, partendo dalle schegge psicologiche delle prime due sezioni, per arrivare attraverso l’eros de La sciamana, e il movimento eccentrico che esso produce, alla scrittura fenomenologica delle ultime due, dove i pensieri diventano Sovrappensieri, discorsi impersonali da cui si lascia attraversare un io allentato.»

Vediamo qualche perla:

«AL MAFIOSO

tu mi vuoi uccidere?

ma se muoio chi saprà mai che la seconda parte di e penso a te (quella che fa ba ba ba ba ba) non mi piaceva?»

[è evidente l’influsso di Roberto Saviano:- ), n.d.r. ]

«26.5

come capita nei romanzi russi dell’ottocento e in quelli edificanti per la gioventù di tutti i tempi, stasera ho incontrato dei ragazzi che avevano tramortito un topo e lo tormentavano: tentavano di dargli fuoco coll’accendino, addirittura lo prendevano a calci come un pallone. il topo era vivo, e un po’ arrancava, un po’ quasi mi sembrava esprimere una specie di dubbio sul senso della vita dei topi, non so se soffriva, ma sì, soffriva, non so in che modo. ebbene, nessuno dei presenti, me compreso, s’è mosso in sua difesa, tutti aspettavano un’iniziativa dell’altro, o forse del topo. ma la cosa che getta la luce più cruda sull’episodio è che, se esso mi ha inquietato o forse anche angosciato al punto che ho dovuto raccontarlo, non è stato a causa delle sorti e le sofferenze del topo, di cui, in fondo, non m’interessa un’acca, e comunque non al punto che fra due giorni non me ne sarò dimenticato, ma delle mie nel mondo, incapace come sono di difendere un topo»

«fino al cristianesimo il rango sociale è stato assegnato in base alla Forza, nell’età borghese in base al Danaro, nell’attuale società mediatica viene attribuito in base al Successo. Il nuovo Signore – ritenendo rischiosa e poco remunerativa l’eliminazione fisica del concorrente, disponendo di quantità di denaro che eccedono tutte le sue necessità – ha bisogno di una forma di appagamento più profonda e radicale: egli deve colonizzare la psiche altrui, occupare col suo nome e il suo volto lo spazio delle altrui esistenze, propagarsi nelle infinite retine, trombe di eustachio e neuroni del mondo»

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Livio Borriello presenta "MICA ME" proprio oggi 26 maggio a Benevento – Sala Conferenze – Piazza Arechi II – Primo piano – Dipartimento Pemeis – alle ore 18.00 . Università degli Studi del Sannio.

GRANDI NAVI A VENEZIA: HAPPENING DI PROTESTA

25 maggio 2008

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(Lucio Angelini alla mostra "VENEZIA CREPA", isola di San Servolo, Venezia, dal 24 maggio al 7 giugno 2008, tutti i giorni dalle ore 10 alle 19)

Guardate che razza di bestioni transitano ogni giorno davanti a San Marco!

«Queste mega navi da crociera sono incompatibili per dimensioni con la laguna e la città antica. Producono

– inquinamento atmosferico (polveri sottili PM10 e PM2,5, CO2, anidride solforosa);

distruzione dei fondali, delle rive e delle fondamente;

– lesioni alle strutture murarie e ai monumenti;

– inquinamento elettromagnetico (radar) nelle aree urbane prossime al porto.

GRANDI NAVI DA CROCIERA A VENEZIA, MA FUORI DALLA LAGUNA!

DOMENICA 25 MAGGIO

ORE 17.00 ALLE ZATTERE

HAPPENING DI PROTESTA»

(Dal volantino del Coordinamento cittadino contro le grandi navi, Associazione Ambientevenezia)

[Foto di A. Bianchi]

LOREDANA LIPPERINI: STRANGOLARE PROTEO

23 maggio 2008

Lipperini.

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Ieri sera, di ritorno dalla Fiera Campionaria di Padova, ho trovato la seguente mail dell’amico Alberto G.:

«Ciao, Lucio. Ho da poco avuto anch’io un imbarazzante scambio con Loredana Lipperini a proposito del post "Diary" in cui citava Afferrare Proteo, di Girolamo De Michele. Nel commentarium la blogger si era così espressa:

"Da ormai dieci giorni la stessa persona continua a cambiare nick per postare gli stessi, riconoscibilissimi commenti. La stessa persona continua a sostenere, vergognosamente, che la sottoscritta mette in moderazione ogni voce dissenziente sul NIE. Ovviamente no. la sottoscritta mette in moderazione le battutine idiote, non le argomentazioni serie."

Postato Lunedì, 19 Maggio 2008 alle 10:46 am da lalipperini

Mi sono permesso di osservare, utilizzando il nick Milarepa:

"Lipperini, ma di chi parli? Sicura di quel che dici? Sicura che non faccia comodo a tanti agganciarsi allo stesso carro (trainante e vincente) di Roberto Saviano per poter brillare della sua luce riflessa? Lo scrivo per vedere se è vero che censuri i pareri sfavorevoli ai sedicenti Innovatori."

Postato Lunedì, 19 Maggio 2008 alle 3:26 pm da Milarepa

Lei ha tenuto il commento per un paio d’ore a bagno Maria Moderatrice, poi si è decisa a pubblicarlo, ma solo per dire:

"Come vedi, Milarepa, non sei moderato, anche se non concordo con quello che dici."

Postato Lunedì, 19 Maggio 2008 alle 4:02 pm da lalipperini

A quel punto ho aggiunto:

"Benissimo. Allora l’unico idiota che censuri sarà senz’altro il PROTEIFORME da cui ti dichiari bersagliata. Un bel compito davvero, afferrare e censurare Proteo."

Questa volta, anche se non ero moderato, il commento è stato censurato.

Dopo un po’ è intervenuto Wu Ming 1, che si è messo a wumingare come al solito. Ho scritto:

"Oh Madonna. Ma quando la finirà, ‘sto qua, di additare la via, la verità e la luce?"

Il commento è stato prontamente censurato. Evidentemente per la Lipperini, (come qualche tempo fa hai rilevato tu), Wu Ming 1 deve essere stato concepito senza macchia e senza peccato, tipo la vergine Maria.

Poi Wu Ming 1 ha detto che il postmoderno è finito da un pezzo perché è finita la postmodernità, intendendo con ciò che sarebbe il caso di passare tutti quanti al neo-epico seguendo la pista così intelligentemente aperta da lui stesso e dai suoi amici. Ho ribattuto che l’importante era che in ogni epoca, COMPRESA QUESTA, ognuno restasse libero di scrivere COME voleva e CIÒ che voleva (anziché allinearsi  alle sue direttive). Mi pareva di aver espresso un’opinione rispettabilissima, ma la Lipperini, purtroppo, deve averla trovata di nuovo idiota e così l’ha censurata senza pietà. Avrei voluto scriverle: "Lipperini, fai cadere le palle!", poi ho optato per un più blando: "Lipperini, vuoi smetterla di censurare, patetica?". E figuriamoci se il commento è apparso!

Dopo un altro po’, WM1 ha ironizzato cialtronescamente (ovvero ben sapendo che la Lipperini non avrebbe tollerato repliche alla sua affermazione):

"Ah, dimenticavo: su questo blog non è permessa la discussione, c’è una dittatura, vige la censura, è vietato il confronto. Ve ne siete accorti anche voi, vero?"

Postato Mercoledì, 21 Maggio 2008 alle 7:57 pm da da Wu Ming 1 

Firmandomi "TRASPARENZA E ONESTÀ" (devo pur proteizzarmi e cambiare nick ad ogni nuova censura, se non voglio restare bloccato) ho provato a rispondere:

@ WM1. Ovvio che la censora non censura te, spirito di patate.

Postato Mercoledì, 21 Maggio 2008 alle 9:47 pm da Trasparenza e onestà

L’osservazione, purtroppo, è stata filtrata lo stesso e – savasondìr – censurata. Eccetera. Ciao. Alberto.»

Gli ho risposto:

«Caro Alberto, dal giorno in cui ho ardito dubitare della serietà dei parametri indicati da Wu Ming 1 nel recente saggio su se stesso e i suoi amici (baggianate fumose del tipo "sguardo obliquo", "ucronia" e via discorrendo) la Lipperini, come direbbe Ariosto, "venne in furore e matta, da donna che sì saggia era stimata prima". Pensa che, con melodrammatico cipiglio, dapprima mi ha inibito l’accesso al commentarium del suo blog, poi, non ancora contenta, si è presentata in mail box scortata dai pizzardoni Genna e Bui per invitarmi a uscire dalla sua vita. Puoi immaginare, dunque, lo stato di prostrazione in cui verso e la mia scarsa voglia di ingerirmi anche nella TUA personale polemica con lei. Se Loredana ti ha censurato degli interventi, pazienza. Lasciala perdere. Non è la prima volta che qualcuno si professa democratico solo a parole. In più Loredana ha ogni diritto di selezionare i commentatori in base a quello che le suggerisce l’estro del momento e soprattutto al grado di acquiescenza al verbo genna-wuminghiano che di volta in volta riesce a ipotizzare nell’interlocutore. In fondo, come disse Gertrude Stein a suo tempo, "Un lit-blog è solo un lit-blog solo un lit-blog solo un lit-blog… ". Lascia che se la cantino e se la suonino tra di loro, quindi. E se ti fa tristezza saperla così WM1-dipendente – malgrado il suo recente libro contro la dipendenza del femminile dal maschile -, fattene una ragione, pensa a qualcos’altro, cerca di distrarti. Per esempio è appena uscito il nuovo libro di LIVIO BORRIELLO "Micame", edizioni OXP, Napoli… Un abbraccio. Lucio»

P.S. Anche Tiziano Scarpa ha accusato i sedicenti guerriglieri del NIE di aver scoperto l’acqua calda: http://www.ilprimoamore.com/testo_920.html

Immagine da http://www.flickr.com/photos/68561240@N00/1861482198/sizes/s/ ]

TRISTI MONTAGNE FUMANTI

22 maggio 2008
corno grandedent d'herens
bocchetta paùplische
oszolymonte san franco
col de moikamen dial
forti di genovagiovo
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Molti mi hanno chiesto come sia finita la MERAVIGLIOSA INIZIATIVA DELL’EDITORE PERUFFO di cui qui:
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http://lucioangelini.splinder.com/post/17048992/MERAVIGLIOSA+INIZIATIVA+DELL%27E 
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Be’, guardatevi i video indicati nel sito:
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http://www.antersass.it:80/sadsmokymountains/ 

LE QUATTRO FORZE DI “GOMORRA”

21 maggio 2008

 

Avendo capito subito che Roberto Saviano ci aveva l’X Factor [a proposito, ADORO Mara Maionchi, n.d.r.] e avendone amato profondamente il libro molto prima che diventasse il best & long-seller che tutti sanno (si veda:

http://lucioangelini.splinder.com/post/8062198

http://lucioangelini.splinder.com/post/8142441/MESSAGGIO+SCRITTO+SULLA+CARNE

http://lucioangelini.splinder.com/post/8165158/COMANDARE+LE+PAROLE%2C+COMANDARE )

ero impaziente di assaggiarne la trasposizione cinematografica. Ebbene, ho trovato il film asciutto e rigoroso, sì, ma di livello non paragonabile a quello del libro. Le mie impressioni, in sostanza, concordano con quelle di Andrea Tarabbia che citerò nell’ultima parte del post. Mi preme dare la precedenza, infatti, alla bella analisi di Carla Benedetti da poco apparsa nel blog Il Primo Amore.  La Benedetti evidenzia le QUATTRO FORZE che rendono il libro un unicum [a mio avviso a sua volta NON PARAGONABILE e NON CONFONDIBILE con gli altri testi citati nel saggio di WM1 sul fantomatico New Italian Epic]:

«L’atto di parola che compie l’autore di Gomorra somma in sé quattro forze. Provo a descriverle per mezzo di quattro enunciati, ognuno lanciato implicitamente da chi parla, nel momento stesso in cui racconta quelle cose.
Ecco il primo: "Ciò che io Roberto Saviano ti sto raccontando non è solo il frutto di un’inchiesta, ma anche quello che ho vissuto e di cui porto tracce profonde dentro di me, essendo nato e cresciuto in questo ambiente". Chiamiamolo l’enunciato dell’intimità con il territorio. Buona parte della forza del libro discende da questa posizione di intimità. Quando ad esempio ci vengono descritte le ragazze dei giovani gangster, i miti e i sogni dei ragazzini dei clan e altri dettagli simili, avvertiamo un senso di partecipazione, di conoscenza intima delle forze che agiscono dentro al mondo descritto, e di cui l’autore stesso subisce la fascinazione. Questa immedesimazione è appunto ciò che rende Gomorra qualcosa di più di un reportage, andando a toccare tasti che è più facile vedere attivati nella cosiddetta letteratura che non nel giornalismo d’inchiesta. 
Secondo enunciato implicito: "Per il fatto stesso di intraprendere questo racconto chi scrive si è sottratto alle leggi di quell’ambiente. Il mio atto di parola è infatti per me rischioso, e potrei pagarne le conseguenze". È l’enunciato del raccontare come ribellione.
Terzo enunciato implicito: "Nonostante il rischio, ho scelto di raccontare invece di tacere, ho scelto la parola piuttosto che il silenzio, il vincolo della verità invece che quello dell’opportunità, perché ciò che racconto doveva  essere detto." È l’enunciato della necessità del dire. La forza del libro di Saviano discende anche dalla percezione che il lettore ha di questa necessità di dire che presiede al racconto, non solo dall’abilità narrativa di chi scrive.
Infine, per poter spiegare fino in fondo il funzionamento di questo atto di parola, dobbiamo tener presente una quarta caratteristica del libro. Nel periodo in cui Gomorra è stato scritto il noir era il genere di maggior successo in Italia. Già alla fine degli anni ’90 il "noir italiano" era diventato un fenomeno notevole, riconosciuto anche dalla critica. Non più ritenuto un genere di serie B, ormai pienamente "nobilitato", e anzi persino considerato da molti il genere narrativo più adatto a raccontare l’Italia di oggi, con le mafie, la criminalità piccola e grande, e addirittura anche il più "impegnato" da un punto di vista controinformativo, e tale da consentire, persino meglio del giornalismo d’inchiesta, una denuncia forte dei mali che devastano la nostra società . .. [cut]… n
on si può entrare nel merito di un libro come Gomorra e del suo incredibile successo di pubblico, senza toccare un problema misconosciuto dalle ideologie tardomoderne: quello dell’avere o non avere forza, più che dell’essere o no finzione. Si tratta appunto della forza agente della letteratura: forza di verità, forza eversiva, forza rigenerante della parola. Qualità "chimiche" che non si possono ricondurre né a una questione di genere, né di abilità narrativa, né di tema ma ad altre cose di cui non si parla più, e che quasi non si sa più nominare: ispirazione, coraggio, libertà, grandezza, invenzione

[CARLA BENEDETTI qui: http://www.ilprimoamore.com/testo_922.html ]

Vediamo, adesso, le impressioni di Andrea Tarabbia sul film tratto da Gomorra:trailer Gomorra

Il Trailer
Ritratto della camorra e della criminalità contemporanea nella città di Napoli. »

«… Non si parla di un’opera partendo da quello che non c’è, lo so. Però non ci sono nemmeno i boss, in questo film. Non dico le loro ville hollywoodiane, le scene degli arresti, dei funerali. Semplicemente loro. Ce ne sono un paio, ma non sono molto diversi da quelli di un film medio anni Settanta – e questo francamente non mi basta, non mi dà la cifra reale della tragedia pacchiana di questo Stato. Non ci sono i corpi dei cinesi che piovono dai container nel porto di Napoli, non c’è don Peppino, non ci sono i visitors, non c’è quasi niente di quello che rende Gomorra un’opera che scava dentro il Sistema, dandone dei particolari anche comici che altrove non avremmo trovato. Non c’è – se posso – lo stesso grado di verità e di vita che ci sono nello sguardo di Roberto. Qui tutto è nudo, e procede per sottrazione; il film è comunque bello, dominato da un senso dell’ineluttabile che lo attraversa dall’inizio alla fine. Ma tutto quello che rendeva il libro realmente tragico, disumano e insieme "normale" è stato tolto, evidentemente per una scelta precisa che però non arrivo a capire fino in fondo.»

[ANDREA TARABBIA qui: http://www.ilprimoamore.com/testo_921.html ]

COME COSTRUIRE L’INFERNO IN TERRA

20 maggio 2008

..

«… Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità, ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto, quando il nemico non ci sta, occorre costruirlo. Si veda la generosa flessibilità con cui i naziskin di Verona eleggevano a nemico chiunque non appartenesse al loro gruppo, pur di riconoscersi come gruppo… Un diverso per eccellenza è lo straniero. Già nei bassorilievi romani i barbari appaiono come barbuti e camusi, e lo stesso denominativo di barbari come è noto allude a un difetto di linguaggio e quindi di pensiero. Tuttavia sin dall’inizio vengono costruiti come nemici non tanto i diversi che ci minacciano direttamente (come sarebbe il caso dei barbari), bensì coloro che qualcuno ha interesse a rappresentare come minacciosi anche se non ci minacciano direttamente, così che non tanto la loro minacciosità ne faccia risaltare la diversità, ma la loro diversità diventi segno di minacciosità… Allargando a una intera etnia le caratteristiche di alcuni suoi membri che vivono in una situazione di marginalizzazione, si sta oggi costruendo in Italia l’immagine del nemico rumeno, capro espiatorio ideale per una società che, travolta in un processo di trasformazione anche etnica, non riesce più a riconoscersi. La visione più pessimistica in proposito è quella di Sartre in Huis clos. Da un lato possiamo riconoscere noi stessi solo in presenza di un Altro, e su questo si reggono le regole di convivenza e mansuetudine. Ma più volentieri troviamo quest’ Altro insopportabile perché in qualche misura non è noi. Così che riducendolo a nemico ci costruiamo il nostro inferno in terra.» (Umberto Eco, L’arte di denigrare l’avversario, La Repubblica del 16 maggio 2008)

«È di 22 morti e 250 arresti il bilancio di un’ondata di attacchi xenofobi che sta infiammando la periferia di Johannesburg, in Sudafrica. Bersaglio delle violenze gli immigrati di Zimbabwe, Mozambico e altri Paesi africani, accusati di sottrarre posti di lavoro e di portare criminalità. Decine di immigrati sono stati cosparsi di benzina e dati alle fiamme o costretti a fuggire dalle loro baracche incendiate dagli aggressori.» (http://www.agi.it/estero/notizie/200805191239-est-rt11061-art.html )

(Immagine da http://www.writespirit.net/authors/desmond_tutu/mandela_tutu )