UN GIORNO SULL’ALTOPIANO

(Lucio Angelini sull’altopiano di Asiago, alle falde del Monte Fior).

cittadiroccia

Domenica scorsa la sezione veneziana di Trekking Italia , per la serie "Itinerari letterari", aveva in programma un’escursione  sull’Altopiano dei Sette Comuni.

«Si ripercorrono alcuni luoghi citati in "Un anno sull’Altopiano" di Emilio Lussu: dalla Val Miela ai pascoli di Malga Slapeur e alla cima di Monte Castelgomberto (m. 1771), segnato da numerose testimonianze della Prima Guerra Mondiale. Successiva salita al Monte Fior (m. 1824), quindi ritorno attraverso la suggestiva "città di roccia".»

Mentre escursionavo, mi è tornato in mente un vecchio post del mitico P. Bianchi intitolato, appunto, "Lussu, un anno sull’altopiano". Apparve in it.cultura.libri, mia prima palestra di cazzeggio & confronto letterario in rete, l’ 8 gennaio 2001. Grazie a Google Groups l’ho recuperato facilmente.

Di P. Bianchi (che a quei tempi, prefigurando Carlo Lucarelli, chiamavo Pamela dell’Amba Alagi) forse parlerò anche domani, ma intanto eccovi il suo post lussiano:  

«Grande libro, che storie, che uomini. 200 pagine in un’ora e mezza, neve e cognac. Emilio Lussu, sardo, liberlasocialista, universitario, interventista, volontario a 24 anni, quattro anni di fanteria nella brigata Sassari, sempre in prima linea, sul Carso, sull’altipiano d’Asiago, sulla Bainsizza. Combattente, reduce, fondatore del PSd’A, deputato, aventiniano, antifascista, confinato, evaso, esule, Giellista, resistente, senatore, scrittore, morto 25 anni fa.  Giù il cappello. E non lo voleva scrivere, l’ha scritto nel 36 per passare il tempo in sanatorio, praticamente obbligato da Salvemini. "il lettore non troverà in questo libro né il romanzo né la storia… non alla fantasia ho fatto appello, ma alla memoria. Io mi sono spogliato anche della mia esperienza successiva e ho rievocato la guerra… con le idee e i sentimenti di allora".

Si sorride e si freme, si ha paura e ci si indigna, generali imbecilli e capitani eroici. Oggi vivi, domani morti. Il tenente colonnello ubriacone che fa l’analisi all’altipiano, "indicava le posizioni con la bottiglia. Frequentemente avvicinava la bottiglia al  bicchierino, come volesse riempirla, ma ogni volta arrestava a tempo la bottiglia, e il bicchierino restava sempre vuoto. – Sul monte Fior, posizione chiave, per non perderlo i comandi hanno ammassato una ventina di battaglioni, mentre qui, che è la porta, tutti compresi siamo quattro gatti. L’idea è sbagliata di sana pianta. Ma è scritto nei testi che chi tiene la vetta impedisce al nemico di passare per la vallata sottostante. E dunque, tutti in cima. Senza un cannone. Ma dalla cima a qua, che è lo sbocco della valle verso la pianura, ci sono 4 o 5 km in linea d’aria. Se gli austriaci forzano lo sbocco, "la porta", vi possono infilare tutta un’armata, senza avere un ferito, mentre "la chiave" resta  appesa al muro. Lei non beve, eh? lei non beve!".  

Nell’ottobre del 1917 i tedeschi sfonderanno a Caporetto dilagando per i fondovalli. Ma intanto: "A me pare che se abbiamo venti battaglioni, gli austriaci di qui non possono passare". "E come lo impediscono i nostri venti battaglioni da lassù? Non hanno un solo cannone e non potranno averlo perché mancano le carrozzabili. Con le mitragliatrici e i fucili? Armi inutili a quella distanza. E allora? E allora niente, perché se noi siamo degli imbecilli, non è detto che di fronte a noi vi siano comandi più intelligenti. L’arte della guerra è la stessa per tutti. Vedrà che gli austriaci attaccheranno monte Fior con 40 battaglioni, e inutilmente. E siamo pari. Questa è l’arte militare".

Monte Fior attaccato dagli austriaci. Monte Fior difeso. Monte Fior evacuato per paura. Il generale comandante rimosso per viltà. Il nuovo generale Leone. Il generale Leone che si sporge dalla trincea. Il generale Leone incolume. Soldato sapresti imitare il tuo generale. Il soldato sparato in gola. E lei tenente non è mai stato ferito. Strano, molto strano. Sarebbe ella un timido? Il generale Leone che cade dal mulo e strapiomba. Il soldato che lo salva. Il soldato picchiato a sangue dai commilitoni. Le corazze Farina, 14 corazze, 14 morti. I reticolati, le pinze  che non tagliano. Il tenente richiesto di offrirsi volontario che dice signornò. Il tenente ordinato di uscire che dice signorsì. Il tenente che si slaccia dal cinturone un pugnale viennese dal corno di cervo, trofeo di guerra e dice tienilo per mio ricordo. Il tenente pallido che estrae la pistola, scavalca  la trincea, avanza 50 metri. Il tenente che viene ammazzato. La feritoria 14. Il cecchino della feritoria 14. Il cecchino che colpisce una moneta attraverso la feritoia 14. Il capitano di cavalleria che guarda dalla feritoria. Il capitano che viene ammazzato. Il generale Leone che guarda dalla feritoria. Il cecchino che non spara. Il generale Leone promosso. Il nuovo generale teorico della scuola di guerra che non dà ordini ma tiene lezioni e chiede definizioni. I nostri cannoni che sparano sulle nostre truppe. Le truppe che scappano dal rifugio. Il maggiore che ordina le decimazioni. Il plotone che spara alto. Il maggiore che allora estrae la pistola e ne ammazza due. Il plotone che ammazza il maggiore. I pazzi, gli impazziti, gli ubriachi. I migliori che se ne vanno. Un anno sull’altipiano, un anno di cognac, fango, cognac, neve, follie, cognac, mine, cognac, contromine, cognac. Vita, morte, alcol per non pensare, un libro per ricordare.

Lo fanno leggere a scuola, che errore, che errore, a scuola è troppo presto. Ciao P. Bianchi»

[Foto di A. Bianchi]

[ALTRE FOTO QUI: http://www.magicoveneto.it/Altipian/MFior/Foto01.htm ]

 

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3 Risposte to “UN GIORNO SULL’ALTOPIANO”

  1. kinglear Says:

    EPICO! 😀

  2. utente anonimo Says:

    bevi meno cognac

  3. BOCL N.6 (OMAGGIO A P. BIANCHI) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] UN GIORNO SULL’ALTOPIANO […]

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