COME COSTRUIRE L’INFERNO IN TERRA

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«… Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità, ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto, quando il nemico non ci sta, occorre costruirlo. Si veda la generosa flessibilità con cui i naziskin di Verona eleggevano a nemico chiunque non appartenesse al loro gruppo, pur di riconoscersi come gruppo… Un diverso per eccellenza è lo straniero. Già nei bassorilievi romani i barbari appaiono come barbuti e camusi, e lo stesso denominativo di barbari come è noto allude a un difetto di linguaggio e quindi di pensiero. Tuttavia sin dall’inizio vengono costruiti come nemici non tanto i diversi che ci minacciano direttamente (come sarebbe il caso dei barbari), bensì coloro che qualcuno ha interesse a rappresentare come minacciosi anche se non ci minacciano direttamente, così che non tanto la loro minacciosità ne faccia risaltare la diversità, ma la loro diversità diventi segno di minacciosità… Allargando a una intera etnia le caratteristiche di alcuni suoi membri che vivono in una situazione di marginalizzazione, si sta oggi costruendo in Italia l’immagine del nemico rumeno, capro espiatorio ideale per una società che, travolta in un processo di trasformazione anche etnica, non riesce più a riconoscersi. La visione più pessimistica in proposito è quella di Sartre in Huis clos. Da un lato possiamo riconoscere noi stessi solo in presenza di un Altro, e su questo si reggono le regole di convivenza e mansuetudine. Ma più volentieri troviamo quest’ Altro insopportabile perché in qualche misura non è noi. Così che riducendolo a nemico ci costruiamo il nostro inferno in terra.» (Umberto Eco, L’arte di denigrare l’avversario, La Repubblica del 16 maggio 2008)

«È di 22 morti e 250 arresti il bilancio di un’ondata di attacchi xenofobi che sta infiammando la periferia di Johannesburg, in Sudafrica. Bersaglio delle violenze gli immigrati di Zimbabwe, Mozambico e altri Paesi africani, accusati di sottrarre posti di lavoro e di portare criminalità. Decine di immigrati sono stati cosparsi di benzina e dati alle fiamme o costretti a fuggire dalle loro baracche incendiate dagli aggressori.» (http://www.agi.it/estero/notizie/200805191239-est-rt11061-art.html )

(Immagine da http://www.writespirit.net/authors/desmond_tutu/mandela_tutu )

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4 Risposte to “COME COSTRUIRE L’INFERNO IN TERRA”

  1. utente anonimo Says:

    Bella analisi. Peccato che il diverso per antonomasia sia il nero, e che l’ondata di razzismo riguardi zingari e romenì (tra lo parificati), arabi e musulmani (questi addirittura unificati), i neri NON sono colpiti da queste ondata di razzismo.

    Questa analisi di Eco fa il paio con quelle di Alberoni: apparentemente perfette a una attenta analisi ti accorgi che il prezzo di tanta logica è una eccessiva semplificazione.

    Ciao

    Andrea D’Onofrio

    Lucis999@gmail.com

  2. Lioa Says:

    Andrea, tieni presente che il testo di Eco non è integrale. Nel caso sudafricano, poi, abbiamo Neri contro Neri. Certo, sarebbe bello se Ebony and Ivory vivessero together in perfect harmony… Black & White, peraltro, danno un ottimo wisky… ma chissà quante altre generazioni dovranno passare…

  3. rferrazzi Says:

    Lucio, ci hai fatto caso? Quando i post segnalano che nella communis opinio c’è qualcosa che non va, i commenti si rarefanno. E’ come se la verità, oltre a dare fastidio, NON LA SI VOLESSE VEDERE.

  4. Lioa Says:

    Ehm, TRUTH ia a many-splendored thing…

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