LE QUATTRO FORZE DI “GOMORRA”

 

Avendo capito subito che Roberto Saviano ci aveva l’X Factor [a proposito, ADORO Mara Maionchi, n.d.r.] e avendone amato profondamente il libro molto prima che diventasse il best & long-seller che tutti sanno (si veda:

http://lucioangelini.splinder.com/post/8062198

http://lucioangelini.splinder.com/post/8142441/MESSAGGIO+SCRITTO+SULLA+CARNE

http://lucioangelini.splinder.com/post/8165158/COMANDARE+LE+PAROLE%2C+COMANDARE )

ero impaziente di assaggiarne la trasposizione cinematografica. Ebbene, ho trovato il film asciutto e rigoroso, sì, ma di livello non paragonabile a quello del libro. Le mie impressioni, in sostanza, concordano con quelle di Andrea Tarabbia che citerò nell’ultima parte del post. Mi preme dare la precedenza, infatti, alla bella analisi di Carla Benedetti da poco apparsa nel blog Il Primo Amore.  La Benedetti evidenzia le QUATTRO FORZE che rendono il libro un unicum [a mio avviso a sua volta NON PARAGONABILE e NON CONFONDIBILE con gli altri testi citati nel saggio di WM1 sul fantomatico New Italian Epic]:

«L’atto di parola che compie l’autore di Gomorra somma in sé quattro forze. Provo a descriverle per mezzo di quattro enunciati, ognuno lanciato implicitamente da chi parla, nel momento stesso in cui racconta quelle cose.
Ecco il primo: "Ciò che io Roberto Saviano ti sto raccontando non è solo il frutto di un’inchiesta, ma anche quello che ho vissuto e di cui porto tracce profonde dentro di me, essendo nato e cresciuto in questo ambiente". Chiamiamolo l’enunciato dell’intimità con il territorio. Buona parte della forza del libro discende da questa posizione di intimità. Quando ad esempio ci vengono descritte le ragazze dei giovani gangster, i miti e i sogni dei ragazzini dei clan e altri dettagli simili, avvertiamo un senso di partecipazione, di conoscenza intima delle forze che agiscono dentro al mondo descritto, e di cui l’autore stesso subisce la fascinazione. Questa immedesimazione è appunto ciò che rende Gomorra qualcosa di più di un reportage, andando a toccare tasti che è più facile vedere attivati nella cosiddetta letteratura che non nel giornalismo d’inchiesta. 
Secondo enunciato implicito: "Per il fatto stesso di intraprendere questo racconto chi scrive si è sottratto alle leggi di quell’ambiente. Il mio atto di parola è infatti per me rischioso, e potrei pagarne le conseguenze". È l’enunciato del raccontare come ribellione.
Terzo enunciato implicito: "Nonostante il rischio, ho scelto di raccontare invece di tacere, ho scelto la parola piuttosto che il silenzio, il vincolo della verità invece che quello dell’opportunità, perché ciò che racconto doveva  essere detto." È l’enunciato della necessità del dire. La forza del libro di Saviano discende anche dalla percezione che il lettore ha di questa necessità di dire che presiede al racconto, non solo dall’abilità narrativa di chi scrive.
Infine, per poter spiegare fino in fondo il funzionamento di questo atto di parola, dobbiamo tener presente una quarta caratteristica del libro. Nel periodo in cui Gomorra è stato scritto il noir era il genere di maggior successo in Italia. Già alla fine degli anni ’90 il "noir italiano" era diventato un fenomeno notevole, riconosciuto anche dalla critica. Non più ritenuto un genere di serie B, ormai pienamente "nobilitato", e anzi persino considerato da molti il genere narrativo più adatto a raccontare l’Italia di oggi, con le mafie, la criminalità piccola e grande, e addirittura anche il più "impegnato" da un punto di vista controinformativo, e tale da consentire, persino meglio del giornalismo d’inchiesta, una denuncia forte dei mali che devastano la nostra società . .. [cut]… n
on si può entrare nel merito di un libro come Gomorra e del suo incredibile successo di pubblico, senza toccare un problema misconosciuto dalle ideologie tardomoderne: quello dell’avere o non avere forza, più che dell’essere o no finzione. Si tratta appunto della forza agente della letteratura: forza di verità, forza eversiva, forza rigenerante della parola. Qualità "chimiche" che non si possono ricondurre né a una questione di genere, né di abilità narrativa, né di tema ma ad altre cose di cui non si parla più, e che quasi non si sa più nominare: ispirazione, coraggio, libertà, grandezza, invenzione

[CARLA BENEDETTI qui: http://www.ilprimoamore.com/testo_922.html ]

Vediamo, adesso, le impressioni di Andrea Tarabbia sul film tratto da Gomorra:trailer Gomorra

Il Trailer
Ritratto della camorra e della criminalità contemporanea nella città di Napoli. »

«… Non si parla di un’opera partendo da quello che non c’è, lo so. Però non ci sono nemmeno i boss, in questo film. Non dico le loro ville hollywoodiane, le scene degli arresti, dei funerali. Semplicemente loro. Ce ne sono un paio, ma non sono molto diversi da quelli di un film medio anni Settanta – e questo francamente non mi basta, non mi dà la cifra reale della tragedia pacchiana di questo Stato. Non ci sono i corpi dei cinesi che piovono dai container nel porto di Napoli, non c’è don Peppino, non ci sono i visitors, non c’è quasi niente di quello che rende Gomorra un’opera che scava dentro il Sistema, dandone dei particolari anche comici che altrove non avremmo trovato. Non c’è – se posso – lo stesso grado di verità e di vita che ci sono nello sguardo di Roberto. Qui tutto è nudo, e procede per sottrazione; il film è comunque bello, dominato da un senso dell’ineluttabile che lo attraversa dall’inizio alla fine. Ma tutto quello che rendeva il libro realmente tragico, disumano e insieme "normale" è stato tolto, evidentemente per una scelta precisa che però non arrivo a capire fino in fondo.»

[ANDREA TARABBIA qui: http://www.ilprimoamore.com/testo_921.html ]

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19 Risposte to “LE QUATTRO FORZE DI “GOMORRA””

  1. kinglear Says:

    Io aspetto di leggere il prossimo lavoro di Saviano, se mai ci sarà. Ma non ci sarà, o sarà un Gomorra II, come per Lara Cardella che denunciò la condizione femminile in Sicilia per finire dimenticata. Il libro è solo stato molto fortunato, perché Saviano non dice nulla di nuovo, ma prende da altri, purtroppo non pubblicati da Mondadori e quindi invisibili. E’ un bestseller per il solo fatto che vende ora, oggi, non per la qualità delle affermazioni che già si conoscevano.
    Non vedrò comunque il film. Sono d’accordo con Pino Daniele che un film così porta un’immagine univoca e sbagliata di Napoli. Saviano parla della sua Napoli, ce la descrive come se fosse di proprietà dei camorristi e basta. Io che sangue campano ce l’ho sono pure incazzato con Saviano, che ha offerto di Napoli una immagine distorta. La camorra va combattuta, ci vuole informazione e tanta, ma non in maniera così spettacolarizzata e vuota: perché di fatto Saviano non ha denunciato nulla che già non si sapesse. Come se io scrivessi un libro su Torino, riprendendo da altri autori locali che parlano della massoneria, e facessi passare Torino per una città di soli massoni. Un libro così avrebbe successo, sull’onda dell’emozione di oggi, ma se pubblicato da Mondadori o da altro editore grande. Altrimenti il giochetto non funzionerebbe.

    Gomorra è solo una lettura, piacevole, ma non altro. Troppo rumore per una piuma. Ma il gran baccano ha la qualità in sé che una volta cessato non riemerge più.

    ciao

  2. Lioa Says:

    Come sai, DISSENTO totalmente dal tuo giudizio. Roberto Saviano è un grandissimo, come scrittore e come persona. Nulla a che vedere con il meteoropatico Wu Ming 1:-)
    Ciao

  3. utente anonimo Says:

    Mahh. Lentamente mi sto convincendo che Gomorra è stato più un danno che altro.

    Non è possibile discutere in questo modo di camorra. Non è possible una discussione così vacua su n fenomeno simile. Veramente doloroso.

    Andrea D’Onofrio

    lucis999@gmil.com

  4. Lioa Says:

    Scusa, Andrea, con chi ce l’hai? Con me, con la Benedetti, con Iannozzi o col mondo intero?

  5. kinglear Says:

    Lo so che dissenti.
    Rispetto la tua opinione, ma come ben sai la mia idea è sempre stata quella che qui ho sinteticamente detto. Non c’entra niente qui Wu Ming. Parlo di Gomorra, che è diverso: un libro, una lettura piacevole ma niente di più. Come è stato detto – e da tanti altri con me e prima di me – Gomorra ripete quanto già si sapeva e che era stato denunciato da altri scrittori e saggisti, però non così fortunati da finire nelle mani di Mondadori. Il successo di Saviano è di avere attinto a piene mani dal materiale che già c’era: l’ha raccolto in un libro-romanzo-saggio, qualcuno ha poi rivisto il costrutto narrativo, ed è stato pubblicato da Mondadori. La formula è semplice: parli di Camorra, ripetendo quello che già si sa, gli dai – o gli fai dare da chi se ne intende veramente di scrittura – una forma estetica piacevole, e il gioco è fatto. O meglio: al resto ci pensa il nome Mondadori, perché un libro pubblicato da Mondadori non passa mai inosservato, anche se è una cavolata pazzesca. A ben guardare il merito delle vendite è di Mondadori e basta. Saviano ha nessun merito, o comunque un merito ridicolo. Mondadori ha investito per quello che ragionevolmente ha subito intuito essere un libro-prodotto di facile smercio. Gli poteva dire male, ma non è stato così: se Mondadori investe su di un autore è perché ha visto prima di tutto il potenziale prodotto di facile smercio. In “Gomorra” non c’è nulla che non si sapesse già. Saviano ha solo preso da altri autori, in maniera furbesca, come un gattino egoista per natura. Ha fatto molta scena per le strade di Napoli, fino a che la camorra si è scassata la minchia – e vorrei ben vedere – e l’ha minacciato di morte. Così l’hanno messo sotto scorta a Saviano: e Gomorra è decollato alla grande. Quale migliore pubblicità per uno scrittore se non quella di essere minacciato di morte, dalla Camorra per giunta?
    La Napoli ritratta da Saviano è di sola camorra, la qual cosa farebbe inalberare più d’un santo in terra: è una immagine distorta, solipsista, e quindi dannosa a Napoli, ma anche alla stessa lotta alla camorra. Con Saviano, che è cambiato? Niente. No, qualcosa è cambiato: abbiamo un altro uomo sotto scorta, ma questa scorta non è gratis, non c’è niente di gratis nella realtà: e la realtà è che sono gli italiani a pagare la scorta di Saviano, mentre lui fa passerelle e viaggietti a New York.
    Saviano è un personaggio costruito e messo su dai mass-media: e tutto chiacchiere e nessuna verità, nessuna reale denuncia.
    Comunque il baccano che oggi c’è intorno a Saviano si stempererà, come è ovvio aspettarsi. E prevedo che un secondo libro non ci sarà; e se sì, sarà un flop in partenza. Posso sbagliarmi, ma non credo.

  6. utente anonimo Says:

    Sentir dire che Gomorra è solo una lettura piacevole è un affronto alla decenza. Che poi il libro non dica cose nuove che importanza ha? L’importante è che Saviano sia riuscito a catturare l’attenzione della gente, là dove altri scrittori hanno invece fallito, a distoglierla dal torpore che generalmente l’attanaglia, e soprattutto a metterla in relazione con la propria coscienza e la propria dignità. Quando si fa letteratura di questo tipo non si producono mai danni. Avercene.
    Carlo.

  7. Lioa Says:

    Giuseppe, trovo addirittura imbarazzante quello che hai scritto. Non censuro nulla (come fa la Lipperini con me quando attacco la banda del NIE) ma credi, interventi come questo ti si ritorcono contro.

  8. kinglear Says:

    In quanto uomo libero, di libere opinioni, non ho nulla da temere: ho espresso solamente la mia opinione, per quanto a te e ad altri possa sembrare imbarazzante. E l’ho motivata anche.

    Hai ragione che la mia libera libertà di opinione mi si potrebber rivolgere contro: censure varie ad opera di. E ci siamo capiti. Ma non è un problema questo, non per me.

    Il film non lo vedrò, perché non sono animato nemmeno dalla curiosità. Il libro, solo una lettura piacevole, lo ripeto. Ma niente di più.

    Rendo onore a Paolo Borsellino, a Falcone, a tutti quegli uomini che hanno combattuto sul serio i mali dell’Italia, pagando con la vita, perché volevano fare il bene dell’Italia in maniera concreta e non con le chiacchiere. Saviano è per me – e non solo – un ragazzo, furbo. E non mi sembra che dirlo “furbo” possa costituire motivo di imbarazzo per te o per chiunque altro.

    Ciò detto, se vuoi cancellare i miei commenti, fa’ pure. Nemmeno questo è un problema.

    Ciao.

  9. Lioa Says:

    Se non hai imparato nemmeno che un successo delle proporzioni di quello riscosso da “Gomorra” NON è programmabile con nessuna furberia (non a caso la griffe Mondadori-Einaudi non ha funzionato per “Manituana”, fermo alle 50.000 copie) che posso dirti? Beati della tua ingenuità.

  10. Lioa Says:

    Béati (da bearsi).

  11. kinglear Says:

    Non posso dire di Manituana. Ce l’ho perché me l’ha regalato la mia ragazza, ma non l’ho letto né mai lo farò.

    So che le vendite sono bassine, molto: 50.000 copie sono niente. 5 cervelli per 50.000 copie. Mah!!!
    Non ne ho comunque sentito parlare bene di Manituana, anche da quanti amano i Wu Ming in maniera sfegatata. Fine qui.

    Un conto è un romanzo che ha solo lo scopo di essere un romanzo.
    Gomorra ha l’ambizione, solo l’ambizione, di essere un libro-denuncia. Aggiungici Saviano che grida in mezzo alle strade di Napoli che lui sfida la camorra… vuoi che la camorra non s’incazzi? Sai che ti dico – e se vuoi tagliarmi fallo pure -, Saviano si è fatto una pubblicità della madonna con il suo comportamento da ragazzo testa calda. E in maniera trasversale, minacciandolo di morte, la camorra l’ha aiutato nel publiccizzare Gomorra. Non era ovviamente nelle intenzione della camorra far pubblicità a Saviano: un effetto indesiderato a tutto vantaggio di Saviano, un effetto che non avevano previsto. Non dico che Saviano abbia programmato la “furberia”, ma dico che i mass-media hanno fatto moltissimo – anche in maniera involontaria – per far di un ragazzo un gigante. Fossi io nei panni della camorra, a Saviano lo lascerei proprio perdere, me ne dimenticherei, non fosse altro per non fargli ulteriore pubblicità su cui poi giornalisti e giornali possano marciare senza spendere una lira. Già, lo lascerei perdere per fargli capire quanto è piccolo in realtà. Purtroppo per Saviano non accadrà che a questo punto la camorra gli lasci vivere in santa pace la sua vita di ragazzo testa calda. Però io mi auguro che lo lascino in pace, un po’ tutti, per il suo bene, per la sua dignità, per la sua libertà; e mi auguro anche che si ridimensioni il personaggio Saviano conducendolo per mano alla realtà.

    E se ti chiedi perché poi mi inalbero quando mi censurano, ti rispondo: lo faccio con il solo scopo di far vedere, per quanto possibile, com’è facile parlare bene e poi razzolare male. Più mi censurano, più denuncio che vengo censurato per le mie idee. Guardacaso poi sono sempre degli anonimi che cercano indarno di gettare fango sulla mia onestà intellettuale. Sempre anonimi. Io da tutto questo, se mi capisci e lo so che mi capisci, ho solo tutto da guadagnarci. Che facciano pure: che mi censurino, che cerchino pure di buttarmi fango addosso, che cerchino pure di tapparmi la bocca dimostrandomi indifferenza o schernendomi… in ogni caso per me è tutto grasso che cola, per dirla in maniera grossolana. Ecco, così ho messo puntini belli grossi sulle “i”, che eventualmente frullavano per la testa a qualcuno. 🙂

    Ciao

  12. utente anonimo Says:

    Certo, Saviano è una testa calda, sfida la camorra nelle strade e si fa pubblicità.
    Altri invece, onesti intellettuali che campano con i corsi di scrittura e i raccontini sul mare e le magiche atmosfere di Napoli, gridano allo scandalo. E’ giusto.
    I giornalisti del “Mattino”, a cui spetterebbe raccontare di quello che sanno tutti e tirar fuori i nomi che tutti conoscono, si tengono al riparo da certe tentazioni, sbevazzando felicemente i loro aperitivi e crescendo i propri figli al sicuro.
    Che Saviano si consoli, però. Andare in giro con la scorta è dopo tutto una goduria indescrivibile ( fa tanto divo dello spettacolo e poi vuoi mettere, ogni sussurro un altro migliaio di copie).
    Alla gente perbene basta magari pulirsi la coscienza augurandogli lunga vita. Che la camorra lo lasci stare, questo furbacchione, facendogli capire quanto è piccolo in realtà.
    Ma sì, grande, immenso Saviano. Ecco qua.
    Carlo.

  13. utente anonimo Says:

    Fra i giornalisti non fa testo naturalmente Rosaria Capacchione. Una pecorella nera, si sa, la trovi un po’ ovunque.
    Carlo.

  14. Lioa Says:

    Giuseppe, mi auguro tu abbia conosciuto Saviano da vicino, per poterne sparlare con tanta sicurezza. Certo, se si parte dal presupposto che anche la libertà di infangare un giusto è libertà, il tuo ragionamento non fa una grinza. Ma l’onestà è un’altra cosa, secondo me. Mi fermo qui.

  15. utente anonimo Says:

    Scusa Lucio hai ragione. Mi riferivo alla Benedetti.

    Andrea

  16. kinglear Says:

    Sì, d’accordo: Saviano è intoccabile. Uno che se non ne dici bene automaticamente passi dalla parte del cattivo. Solita vecchia storia: ci sono degli scrittori e dei nomi che non si possono toccare se non per tirare fuori la lingua a mo’ di tappetino rosso incensandoli e battendosi in pectore. Però è uscito l’audiolibro di Gomorra: accattativillo!!! Il libro di Saviano difatti è così tanto importante che non in Mondadori non te lo fanno uscire in economica, ne fanno invece un audiolibro per il modico prezzo di 23 €, mentre Napoli muore sommersa dall’immondizia. 7 audiocd: minchia signor tenente.

  17. kinglear Says:

    Tutti anonimi da te, Lucio!

    Quasi quasi mi vien voglia di firmarmi anch’io.

    Camilla

  18. utente anonimo Says:

    Mi ripeto perchè l’ho già scritto su un altro sito. C’è qualcosa che non va in Italia: gli scrittori girano con la scorta e i magistrati fanno gli scrittori.
    Felice Muolo

  19. utente anonimo Says:

    Un video di Lady Iannozza!

    http://tinyurl.com/5gjywf

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