ALLE ORIGINI DEL NEW ITALIAN EPIC: WHAT IF CAMILLO BENSO…

Nel saggio New Italian Epic Wu Ming 1 segnala vari esempi di mockbiopic, cioè biografie deviate e alternative rispetto ai fatti storici. Curiosamente, non fa il minimo cenno al racconto – in tal senso FONDANTE (ma anche, volendo, SFONDANTE) – dello scrittore TRIPELEFF

    «UN’AVVENTURA GALANTE DEL CONTE DI CAVOUR»

edito da STAMPA ALTERNATIVA nel 1992 (collana MILLELIRE).

Questo il WHAT IF del volumetto:

«Può uno scrittore amare un celebre personaggio storico del nostro Risorgimento al punto di immaginarsi un congiungimento carnale con lui, anzi un vero atto d’amore caldo e raffinatissimo? In fondo è quanto è successo all’autore di questo piccolo capolavoro d’erotismo sentimentale, che osa trasmetterci il corpo d’amore addirittura di Camillo Benso conte di Cavour, padre della Patria. Sì, perché ha un bel da fare il narratore a spingere nel calore dell’alcova il giovane Brusati, in realtà il vero amante del nostro conte nazionale è lui. Questo scrittore sottile conosce tutti i meandri intellettuali della letteratura erotica e si rivela appassionato cultore di un genere che, quando è felice come in questo caso, può farci provare le sensazioni fisiche della più pura carnalità, quelle che sono il vero senso – purtroppo quanto rimosso! – del vivere.»

Ed ecco alcuni passaggi:

«… La passione segreta, anzi segretissima, del conte Camillo erano gli uomini. Gli piacevano molto, sin da quando, ancora ragazzo, era entrato all’Accademia Militare del Regno. Qui, tutto un mondo di nuove, sorprendenti, entusiasmanti esperienze gli si era improvvisamente dischiuso. Così intensamente soddisfacenti erano state per lui queste sue prime esperienze che da allora il giovane Cavour vi si era buttato con passione. A quell’età Camillo Benso era un gran bel ragazzo, un po’ piccolo forse, ma ben fatto, piuttosto atletico e con una tonda faccia simpatica… [cut]… Com’è inevitabile in tali casi, le sue prestazioni private si erano sempre più diradate, e in un certo modo, impoverite. Ormai i suoi unici momenti di “piacere” si erano ridotti allo stanzino da bagno nel suo palazzo di Torino. Quivi il suo domestico privato, Tommaso Caudano, un vero servitore d’antico stampo, rispettoso, fedele e austero, poco più che trentenne, uomo di poche parole e d’aspetto ammodo, aveva frequentemente notato come il conte Camillo si lasciasse insaponare volentieri in quelle parti. Con molta discrezione e delicatezza il solerte Tommaso aveva cominciato ad insaponare ogni volta sempre più a fondo, sempre più a lungo, così che aveva finito col rispettosamente masturbare il signor conte ogni volta che questi prendeva un bagno. Non v’era mai stato alcun commento e il tutto finiva nel silenzio più assoluto, come se non accadesse proprio nulla. Qualche rara volta era pur capitato che il conte Camillo approfittasse dell’evidente turgore che si poteva osservare sul fedele Tommaso mentre questi debitamente lo insaponava in partibus illis, e aveva allungato la mano con una certa nonchalance. Il domestico aveva discretamente sempre lasciato fare. Non si era mai andati più in là… [cut]…  Il contino Giovanni era ben fatto, con un membro diritto e fermo, abbastanza lungo, coronato da un glande grazioso dall’orlo pronunciato, a forma quasi di fungo prataiolo. Il colorito era roseo e sapeva di giovinezza. Il conte Camillo ne fu soddisfatto e mostrò la sua soddisfazione con un cortese movimento della mano chiusa, su e giù per quel gambo già un po’ vibrante, mentre con l’altra mano esplorava quietamente i testicoli del ragazzo. Sempre in silenzio, il contino si accodò al movimento e cominciò a dimenare un poco i fianchi avanti e indietro, all’unisono col moto di quella mano che stava manipolando il suo onor di maschio. Tuttavia poco dopo il conte Camillo si fermò e gli disse sottovoce in francese: "Viens, mon gar, on va dans ma chambre. On y sera plus confortables, tous les deux"… [cut]… Non gli rimaneva ora che spogliarsi lui stesso, ciò che fece rapidamente davanti al caminetto acceso. Quando per ultimi si tolse gli occhiali da miope, la bonomia del volto scomparve, per lasciar posto ad un’espressione più risoluta e virile, quasi più giovane. Aveva il corpo tutto peloso ma ancor vigoroso, dominato però da un addome rotondo e da due seni pesantemente pieni, i cui grossi capezzoli stavano ora eretti e ben tesi dalla concupiscenza. Il sottobosco denso e scuro che si spargeva per tutto il torso villoso e giù per le pieghe dell’addome continuava anche sulle spalle e dietro le larghe cosce. Dove il bosco sembrava ancor più denso e scuro, si poteva veder alzato, anche se leggermente ad arco, un membro sodo, piuttosto grosso, ma non eccessivo. Il glande era tutto tondo e pieno, senz’alcun orlo, di color roseo anch’esso, e i riflessi rosseggianti del caminetto lo facevano stranamente splendere… [cut]… Il ragazzo e l’uomo si guardarono un momento in silenzio, poi il conte si avvicinò al letto e cominciò a baciare il giovane corpo del contino leggermente, sistematicamente, sul viso, sul collo, sul petto. Lavorò i capezzoli con le labbra e con la punta dei denti, facendo fremere Giovanni. Poi si concentrò sull’ombelico rosa, per scendere sempre più giù, finché si dedicò interamente al pezzo forte del suo repertorio, mostrando tutta la sua bravura nel far provare al ragazzo le esperienze più diverse e inaspettate. Le reazioni pressoché estatiche del contino, che gli affondava le dita tra i capelli o le spalle pelose, spesso succhiandosi il respiro e gorgheggiando rocamente nei momenti di maggior piacere, eccitavano sempre più il conte. Si lanciò in un lungo e furioso massaggio di tutto ciò a cui poteva arrivare con dita, labbra, lingua, faccia, denti, finché sentì il ragazzo che con voce strozzata gli diceva che stava venendo… [cut]… Nel cuor della notte, Giovanni fu svegliato dal ventre del conte Camillo che premeva con insistenza contro il fondo della sua schiena. Senza bisogno di parole, capì immediatamente cosa il conte avesse in mente. Girandosi verso di lui il contino bisbigliò:

"Non l’ho mai fatto. Mi dispiace, ma non so neppure come si fa. Fa male?". 

"Non ti preoccupare. No, non fa male. E poi, starò attento io a non farti alcun male. Vòltati."

Ubbidiente, il contino si voltò. Il conte prese a umettarlo ben bene con la saliva e si preparò ben bene anche lui. Delicatamente poi penetrò nel ragazzo, che all’inizio fece una smorfia di dolore, finché si accorse che di dolore non ne sentiva granché. Il conte prese ad ansimare sistematicamente premendo sul dorso del ragazzo con tutto il peso del suo addome. Temendo poi di schiacciarlo troppo, si fermò, lo rivoltò, gli sollevò le gambe, se le mise sulle spalle, una di qua e l’altra di là, e lo ripenetrò con maggior sicurezza e con maggior piacere dal davanti, appoggiandosi con le sue grosse braccia pelose al petto glabro del giovane aristocratico novarese… [cut]… Questa volta l’orgasmo finale fu degno di uno spettacolo pirotecnico. Col sudore che brillava colando tra il suo vello selvaggio, dimenandosi e muggendo come un toro ferito, rosso in volto e con gli occhi quasi fuor dell’orbita, il conte Camillo accelerò sempre di più, arrivando ad un parossismo furioso, tanto che il ragazzo quasi temette un colpo apoplettico. Invece, con un improvviso irrigidimento di tutti i muscoli e con uno schianto fragoroso, il conte si abbatté pesantemente, incapace di muoversi. Giovanni si sentì tutto posseduto e non osò spostarsi per lungo tempo. Solo quando il grosso corpo peloso che lo schiacciava riprese il respiro normale e cominciò a russare leggermente, Giovanni scivolò fuori con delicatezza e, prima di addormentarsi a sua volta, rifletté quasi divertito su come era stato facile perdere la sua verginità…»

Il racconto di TRIPELEFF si conclude con un Post Scriptum:

«P.S. Non v’è alcuna documentazione attendibile sulle preferenze sentimentali del conte di Cavour. Le fonti contemporanee tendono a tacere al riguardo. Moderni quasi-studiosi hanno ora preteso di scovare carteggi amorosi o relazioni extraconiugali per il nostro grande statista, ma l’esame dei documenti portati a comprova di ciò rivela queste scappatelle essere ben poca cosa, inconcludenti e artefatte perlopiù. Danno proprio la sensazione d’essere uno schermo, astuto, sottile, efficiente. Chi sia stato in verità il conte di Cavour non lo possiamo proprio dire. Tuttavia… Tuttavia mio nonno, a Novara, usava raccontarmi come il suo vecchio nonno Giovanni, ancora in vita all’inizio di questo secolo sebbene ormai decrepito non solo per gli anni ma anche per un’arteriosclerosi galoppante, borbottasse qualche volta delle cose un po’ strane a questo proposito. Ma poca gente lo stava ad ascoltare e di quei pochi nessuno gli credette. Peccato.»

[IL RACCONTO COMPLETO QUI  ]

P.S. Ho appena scoperto che TRIPELEFF ha anche un raffinato sito ricco di altri oggetti narrativi perfettamente identificabili, al pari di quelli citati nel saggio di WM1:

http://www.tripeleff.org/

[Immagine da http://www.giustiniani.info/cavour.jpg ]

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4 Risposte to “ALLE ORIGINI DEL NEW ITALIAN EPIC: WHAT IF CAMILLO BENSO…”

  1. kinglear Says:

    Lucio, non ti far del male con l’improbabile New Italian Epic e la Sig.ra Lipperini, pulzella d’Italia. 😀
    Hai visto sul mio blog il fotomontaggio che le ho dedicato? ^____^ E’ o non è una gran figata? 🙂

    Beppe

  2. Lioa Says:

    Il tuo blog ha un difetto: ci mette un quarto d’ora a caricarsi (troppe immagini)… Cmq ti nomino mia Ninfa Eco ufficiale: il primo commento è sempre il tuo e c’è chi ormai ci trova pronti per Zelig: i Nuovi Crick e Crock:- )

  3. Lioa Says:

    Pardon, Cric e Croc (poi Stanlio e Ollio): cerca in You Tube “Cric e Croc” per la marcetta…

  4. utente anonimo Says:

    C’è posto per me? Sono Felix.
    Felice Muolo

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